Il video di Rick Dufer ‘La Verità sul Nucleare: Ambiente, Scienza ed Energia‘, pubblicato su YouTube il 6 novembre scorso e divenuto abbastanza virale (circa 95.000 visualizzazioni mentre sto scrivendo), si sarebbe potuto ragionevolmente intitolare ‘Quando clickbaiting, bias, ideologismo, cherrypicking, whishful thinking e tutte quelle brutte cose che rimproveriamo sempre agli altri le facciamo noi, allora diventano ottima e corretta informazione’.
Non si può definire altrimenti questa lunga intervista totalmente ‘sdraiata’ con Luca Romano (meglio noto sul Web come ‘L’avvocato dell’Atomo’), dove il liberal tecno-ottimista DuFer lascia campo libero al suo interlocutore senza il minimo contraddittorio per snocciolarci niente meno che la ‘Verità’, ossia un’ora e mezza di propaganda sapientemente ondeggiante tra enfasi delle (presunte) virtù del nucleare e demonizzazione delle rinnovabili.
La mia intenzione originaria era di ribattere colpo su colpo, tramite un articolo o un video reaction, ma le manipolazioni sono talmente tante che ogni tentativo si è rivelato un’impresa titanica. Dopo lunga (quasi due mesi) e sofferta riflessione sul da farsi, ho preferito rimandare alcune questioni a una fonte spesso accusata di essere ‘di parte’ ma che, per esaustività e ricchezza di informazioni, non ha eguali: mi riferisco al The World Nuclear Industry Status Report 2021 (WNISR2021). In particolare per quanto concerne i seguenti punti:
- costi e tempistiche del nucleare: nel video vengono spacciati per attuali quelli relativi al programma francese (completato in massima parte a fine anni Ottanta), totalmente anacronistici a causa dei maggiori livelli di sofisticazione tecnica e degli standard di sicurezza odierni. Del resto, le descrizioni rose e fiori dell’Avvocato cozzano decisamente con le pessime condizioni economiche in cui versa attualmente il colosso energetico transalpino EDF e con il fallimento in cui è incorsa AREVA (vedi qui), che spiegano invece perché il direttore tecnico di Rwe Power Nuclear definisca l’atomo “un business economicamente morto” ;
- obsolescenza del comparto nucleare mondiale: mentre nel video si enfatizzano l’avvio e la costruzione di nuovo reattori, si dimentica che il 18% della potenza atomica installata nel mondo ha raggiunto o superato i quarant’anni di vita operativa e un altro 27% lo farà nel 2035;
- “per l’incidente nucleare di Fukushima non è morto nessuno”: la sezione del rapporto dedicata al decennale della tragedia giapponese smentisce il tentativo di ridicolizzare la portata dell’incidente che ha coinvolto la centrale atomica nipponica;
- decommissioning: argomento tabù per i pro nuke, in quanto dismissione e smantellamento in sicurezza dei reattori pongono gravi problematiche di ordine tecnico, con conseguenti costi che talvolta finiscono per uguagliare quelli di costruzione.
La narrazione dell’Avvocato non ha molto di ‘scientifico’, in compenso è costruita ottimamente per sedurre il pubblico dei social media, tramite semplici sillogismi e proposizioni assiomatiche la cui efficacia si regge su mezze verità (in particolare per quanto concerne i limiti delle rinnovabili), utili per rendere credibile la mistificazione complessiva. Il ragionamento generale segue un filo logico così riassumibile:
Per la prosperità del genere umano, non è pensabile di ridurre i consumi energetici attuali, vanno anzi aumentati per portare lo sviluppo laddove regnano ancora povertà e miseria -> fatti come il fallimento del ‘villaggio solare’ indiano di Dharnai (qui per saperne di più rispetto alle parzialissime informazioni riportate dall’Avvocato e DuFer) e la situazione tedesca (vedi paragrafo successivo) testimoniano che l’obiettivo è impossibile da raggiungere con le rinnovabili, indi per cui il nucleare è l’unico modo per coniugare un maggior fabbisogno con la decarbonizzazione necessaria per contrastare il global warming -> i massicci programmi atomici della Francia ieri e della Cina oggi sono la dimostrazione concreta della fattibilità per tutti di imbarcarsi in iniziative analoghe-> non esistono ostacoli tecnici alla diffusione del nucleare, solo fobie e pregiudizi dovuto all’ignoranza che ne hanno tarpato la diffusione -> l’energia atomica permette in sostanza di conciliare sia la capra (il business as usual) che i cavoli (decarbonizzazione dell’economia e lotta al global warming).
Ora svisceriamo più dettagliatamente alcune della principali argomentazioni impiegate per sostenere quest’impalcatura concettuale.
Grandeur francese vs inettitudine tedesca
Per creare un clima di consenso facile intorno al nucleare, il video si sofferma inizialmente sul rincaro delle bollette dovuto all’aumento del prezzo del gas (che ci rende dipendenti da potenze straniere volubili quali la Russia), dopodiché l’Avvocato mostra gongolante electricityMap (mappa interattiva che informa in tempo reale sui consumi elettrici delle varie nazioni e sulle relative emissioni) la quale promuove la Francia, tinteggiata di un bel verde grazie al fabbisogno elettrico al 70% da nucleare, mentre boccia senza appello la ‘marrone’ Germania, rea di aver investito 680 miliardi nelle rinnovabili e di essere rimasta ancorata a gas e carbone per supplire al comportamento aleatorio di fotovoltaico ed eolico.
Tutto ciò, in realtà, più che glorificare le virtù nucleari, evidenzia i limiti delle rinnovabili se prive di adeguati sistemi di accumulo, come accade tutt’ora (per la Germania, il sito riporta solo 9,81 GW di pompaggi idroelettrici e appena 280 MW di batterie). La mistificazione degenera però in vera e propria disinformazione quando, intorno al minuto 26, DuFer lascia intendere che in Germania al progressivo abbandono del nucleare sia conseguito un maggior apporto nell’uso del carbone e, di conseguenza, rischi più gravi per la salute dei cittadini. Una menzogna colossale, in quanto al ritiro dall’atomo è invece seguita una parallela riduzione nell’uso del carbone, con l’intensità energetica della generazione di elettricità tedesca migliorata quasi del 45% rispetto al periodo di massimo impiego del nucleare, registrato nel 2001.
Fonte: IEA
Allora la produzione atomica toccò infatti la punta massima di 171 TWh, a quarant’anni esatti dall’allacciamento alla rete del primo reattore (il BWR situato nell’impianto di Vak Kahl). A titolo di paragone nel 2020, cioé ad appena un decennio dall’approvazione al Bundestag della nuova strategia energetica post atomica (Energiewende), eolico e solare sono stati già in grado di generare congiuntamente 180 TWh.
Immaginiamo ora che, nel 2011, la Germania avesse preferito avviare la decarbonizzazione puntando sul nucleare: innanzitutto, avrebbe dovuto investire per adeguare i reattori esistenti agli standard di sicurezza post Fukushima e allungarne la vita operativa, in quanto ben 8 su 18 avrebbero raggiunto la soglia critica dei quarant’anni di esercizio tra il 2014 e il 2019, mentre i rimanenti dieci tra il 2020 e il 2030. Questi 22 GW atomici avrebbero potuto, al massimo delle loro possibilità, garantire 175 TWh, quindi sarebbero serviti altri 65 TWh per arrivare all’attuale quota elettrica ‘low carbon’, cioé almeno 5 reattori da 1,6 GW di terza generazione come gli European Pressurised Reactor (EPR), che con ogni probabilità sarebbero stati adottati in quanto nella loro fabbricazione è coinvolta anche la tedesca Siemens AG.
Considerando i ritardi ultradecennali nella costruzione degli EPR di Flamanville e Olkiluoto (si rimanda al WNISR2021 per i dettagli), nella più ottimistica delle ipotesi oggi sarebbe operativa una sola di tali unità, quindi il ricorso alle fossili risulterebbe con ogni probabilità maggiore dell’attuale. Inoltre, dal 2011 in poi, il costo per MWh del nucleare è aumentato, mentre quello di rinnovabili e batterie è progressivamente calato (qui per maggiori dettagli); pertanto, uno stato che varasse oggi una politica simile all’Energiewende lo farebbe in condizioni economicamente molto più vantaggiose.
Levelized Cost of Energy (LCOE, Lazard)
Piani energetici di carta
Immaginiamo che le ‘dimostrazioni’ dell’Avvocato siano state sufficienti per trasformarci in convinti nuclearisti e improvvisiamo un piano energetico ad hoc per il nostro paese. Per farlo, ci baseremo sull’ipotesi del mix ’50-50′ nucleare e rinnovabili, perorato dal presidente francese Macron e da molti altri, non tanto perché la riteniamo fattibile o consono ai desiderata dell’Avvocato (siamo estremamente dubbiosi in entrambi i casi*), bensì per tenere l’apporto atomico il più basso possibile e non essere quindi accusati di gonfiarne i numeri a scopo polemico. Che cosa significherebbe concretamente per l’Italia?
Ipotizzando un fabbisogno elettrico ideale per il nostro paese simile all’attuale (cioé intorno ai 300 TWh) e reattori operanti a un fattore di carico intorno all’85-90%, occorrerebbero una ventina di GW nucleari, ossia l’equivalente di 10-11 EPR. Tuttavia, nell’ottica dell’elettrificazione totale, andrebbero aggiunte anche le quote di fossili oggi destinate a usi diversi dalla generazione di elettricità, come la produzione di calore ed energia meccanica; un problema non da poco, dal momento che si tratta di rimpiazzare la fonte egemone, ossia il petrolio.
I dati più aggiornati della IEA riferiscono di un consumo di energia primaria italiano pro capite di circa 26 MWh annui, di cui solo 5 elettrici. Immaginando che l’elettrificazione consenta aumenti di efficienza tali da abbattere questo valore del 70% a parità di prestazioni, il fabbisogno elettrico nazionale si attesterebbe in un range di 460-470 TWh e per ottemperare alla formula 50-50 a quel punto servirebbero almeno 28 GW nucleari. Per un’idea dello sforzo necessario, secondo il database PRIS della IAEA i progetti atomici attualmente in cantiere in tutta Europa (occidentale e orientale) ammontano a 17,3 GW.
Uscendo dagli angusti confini di casa nostra, il quadro si fa ancora più problematico e inverosimile. Il 50-50 rispetto agli odierni consumi elettrici della ex UE a 28 richiederebbe più della metà di tutta l’attuale energia atomica mondiale, la quale a sua volta dovrebbe almeno quadruplicarsi per sostenere il 50% dell’attuale elettricità globale (tutti reattori del pianeta producono appena il 54% dell’elettricità cinese da carbone). Insomma, se i sostenitori delle rinnovabili vengono derisi alla maniera di chi voglia svuotare il mondo servendosi di cucchiaini da caffé, i paladini dell’atomo si sentono tanto più furbi e intelligenti solo perché convinti di riuscirci armati di capienti secchi.
L’uranio, così scarsamente abbondante
L’Avvocato ammette che, per avviare oggi un programma nucleare, la tecnologia di riferimento sarebbero ancora i reattori a fissione ad acqua leggera alimentati ad uranio, essendo quelli autofertilizzanti troppo costosi e ancora lontani da uno standard commerciale (per non parlare di minireattori o reattori al torio, ancora lontani da una fase prototipica). Rassicura comunque (anche se in maniera alquanto vaga) sulle riserve di uranio disponibili, ritenendo fattibile eventualmente anche l’estrazione dal mare.
E’ proprio così? Le riserve ‘a buon mercato’ (cioé con costi inferiori a 260 $/kg) vengono stimate intorno alle 7 milioni di tonnellate: considerato che il consumo attuale (circa 59 milioni di tonnellate), in base alle mirabolanti ipotesi testé esposte, dovrebbe aumentare di almeno 4-5 volte, si tratterebbe di una disponibilità per 25-30 anni.
Come puntualizzano immancabilmente i nuclearisti, il costo del combustibile incide minimamente sul prezzo al kWh, tuttavia non si tratta solo di garantire l’apporto necessario o di risparmiare sulle bollette, ma di contenere le emissioni di gas serra e il danno ecologico in generale, in particolare per quanto concerne la fase di estrazione. La concentrazione dell’uranio naturale nei minerali è molto bassa, inoltre solo lo 0,7% è fissile, ragion per cui occorrono circa 7 tonnellate di uranio naturale per ottenerne una arricchita come combustibile dei reattori.
Fonte: World Nuclear Association
Per rifornire migliaia di reattori, occorerebbe sfruttare anche i giacimenti con risorse a bassa e bassissima concentrazione (“low-grade” e “very low grade”), tali per cui serve lavorare decine di tonnellate di minerale grezzo per ottenere qualche chilogrammo di uranio naturale. Superata una certa soglia (intorno alla 0,01-0,02% di gradazione), però, le emissioni complessive di gas serra della filiera atomica salgono raggiungendo livelli quasi analoghi a quelli delle centrali a gas a ciclo combinato (per approfondire rimando a uno studio di Jan Willem Storm van Leeuwen).
Quanto all’estrazione dall’acqua di mare, spesso presentata come soluzione definitiva per trasformare il nucleare in una vera e propria fonte rinnovabile (vista la smisurata quantità di uranio disciolta negli oceani), la concentrazione infinitesimale pone problemi praticamente insolubili anche immaginando ritrovati capaci di estrarre il 100% dell’elemento (per i dettagli, un articolo di Bardi del 2007 sempre attuale).
Scorie: problema grave ma non serio
Sulla questione scorie l’Avvocato ricorre alla nota tattica di distrarre l’attenzione dai problemi posti dell’emivita millenario di alcuni elementi radiotossici concentrandosi invece sul loro volume, relativamente esiguo. Ovviamente, il fatto che a oggi non esista alcun deposito definitivo delle scorie e che quello in progettazione in Francia abbia costi stimati tra i 25 e i 35 miliardi di euro, smentiscono i tentativi di ridimensionare il problema.
Oltre ai rifiuti a valle della filiera atomica, sarebbe però il caso di interessarsi anche di quelli a monte. I dati sull’estrazione forniti dall’azienda proprietaria della miniera di Rössing (Namibia) fanno molto riflettere: facendo la media del periodo 2016-20, si evince che occorre processare quasi 3850 tonnellate di roccia per ottenerne una di ossido di uranio (quindi quasi 27.000 per una di uranio arricchito). Non dimentichiamoci inoltre che gli scarti di lavorazione devono essere trattati e le miniere opportunamente bonificate, operazioni che la multinazionale francese Areva, ad esempio, ha condotto con estrema negligenza in Niger.
E’ tipico dei nuclearisti esaltare la possibilità di generare tanta energia sfruttando lo spazio relativamente ridotto dedicato alla centrale atomica (“quanti ettari di terreno bisognerebbe occuparne per produrne altrettanta tramite pannelli fotovoltaici o aerogeneratori?”) dimenticandosi completamente degli oneri derivanti dall’intero processo di filiera. Come si suole dire, lontano dagli occhi lontano dal cuore.
W il doppio pesismo
Nella parte finale del video, l’Avvocato pone un interrogativo, di per sé, del tutto pertinente (ne ha trattato anche Nicola Armaroli): sono realistici i piani energetici che prevedono un impiego smisurato di litio per realizzare svariati TW di batterie di accumulo per le rinnovabili? In sostegno alla sua tesi, DuFer riporta un link a un articolo di Enrico Mariutti de Il Sole 24 Ore (‘Transizione ecologica: è finito il tempo delle favole‘) sui pericoli legati a future scarsità di minerali per costruire pale eoliche e pannelli fotovoltaici.
La legittimità delle osservazioni dell’Avvocato è però profondamente inficiata dall’applicare metri di giudizio differenti per rinnovabili e nucleare. A parte il già trattato problema dell’uranio, che dire di cobalto, tantalio, titanio, zirconio, afnio, indio, argento indispensabili per l’industria atomica? La Commissione Europea definisce ‘materie prime critiche’ alcuni di tali elementi; inoltre, siamo certi che siano sufficienti per estrarli nelle adeguate condizioni di sostenibilità, come si è discusso riguardo all’uranio?
Il doppiopesismo è ancora più deplorevole in quanto da una parte presenta come realistica l’estrazione di uranio dall’acqua marina, ma dall’altra esclude tale possibilità relativamente al litio (in fase di sperimentazione), dove è presente negli oceani in quantità circa cinquemila volte superiori rispetto alla terraferma, per di più in concentrazione maggiore rispetto all’uranio (0,1-0,2 ppm contro 0,003 ppm).
Al di là di feticci e campanilismi
Così come non si potevano ignorare mistificazioni e faziosità dell’Avvocato dell’Atomo e DuFer, è altrettanto importante non impantanarsi in dibattiti stereotipati e fuorvianti. Ecco quindi una considerazione scomoda per tutte le fazioni in lotta: le fonti ‘low carbon’, di qualsivoglia genere, sono nate e si sono sviluppate all’interno di un regime energetico dominato dalle fossili; non è un caso che la Cina, il maggior inquinatore del pianeta, abbia varato i maggiori progetti riguardanti sia l’atomo che le rinnovabili.
In un contesto di graduale e inesorabile decarbonizzazione, possono questi provvedere a se stessi e prosperare fino a raggiungere i livelli stratosferici ipotizzati dai reciproci sostenitori? Si possono garantire i necessari livelli di attività estrattiva e lavorazione dei metalli (e la relativa rete logistica) senza le fossili? Sembrerebbe improbabile; tra tanti dubbi, però, resta un dato di fatto imprescindibile.
L’orizzonte temporale per intervenire prima che il riscaldamento globale assuma proporzioni oltre modo catastrofiche è brevissimo, il 2030 è già una data limite per intraprendere misure drastiche, pertanto qualsiasi strategia efficace deve essere incentrata sull”uovo oggi’ e non sulla ‘gallina domani’. Sarebbe una magra e grottesca consolazione vantare un poderoso sistema energetico low carbon una volta oltrepassati i turning point che rendono alcuni cambiamenti oramai irreversibili.
I riscontri empirici dimostrano che una decarbonizzazione grazie a una massiccia implementazione delle rinnovabili è molto più rapida di quella tramite nucleare, lo testimonia il caso della Cina che, in virtù dell’incredibile dinamismo economico degli ultimi vent’anni, è di fatto l’unica nazione al mondo a potersi permettere il lusso di cospicui investimenti in entrambe le tipologie di fonti. Per altro, i piani energetici cinesi prevedono per il 2060 la prevalenza delle rinnovabili sull’atomo, a prescindere dal ruolo che sarà ancora giocata dal carbone.
Fonte: WNISR2021
Insomma le rinnovabili, se non adoperate per inseguire vane chimere, rappresentano un tassello fondamentale per non farsi travolgere dalla crisi ecologica. La principale virtù del nucleare, invece, sembra proprio quella di illudere sulla possibilità di poter conciliare capra e cavoli, come nei desideri di DuFer e de L’Avvocato dell’Atomo.
*L’ipotesi spesso ripetuta dei nuclearisti di utilizzare l’energia atomica per il carico di base e le rinnovabili per supplire ai picchi di richiesta non sembra particolarmente sensata perché fotovoltaico ed eolico non si prestano particolarmente a tale impiego, a causa del loro carattere aleatorio. Di conseguenza, nucleare e rinnovabili entrerebbero in competizione per i sistemi di accumulo, ossia pompaggi idroelettrici e batterie.






Secondo me il dibattito parte già mal posto, principalmente per due motivi. Uno è che si fa finta che non esista nemmeno la possibilità di farsi bastare meno energia, obiettivo che, oltre ad essere desiderabile, sarà prima o poi inevitabile. Per cui tutti i dibattiti sono falsati in partenza. È come il discorso su cosa sfamerà dieci miliardi di persone. Niente, probabilmente, però potremmo fare di tutto per evitare di arrivare a dieci miliardi.
L’altro problema, secondo me la più convincente argomentazione contro il nucleare in assoluto, è che sarebbe meglio che gli esseri umani NON dispongano di fonti troppo abbondanti di energia, ammesso e non concesso che sia possibile averne. Questa energia la usiamo infatti principalmente per creare distruzione (a noi stessi e al pianeta con le sue forme di vita), per cui anche se risolvessimo il problema di superare le fonti fossili con altre fonti che ci danno altrettanta energia, così facendo aggraveremmo tutti gli altri problemi ambientali che sono tanto importanti quanto il cambiamento climatico.
Non si direbbe un problema del nucleare a fissione, essendo dopo più di 70 anni dalla sua nascita rimasto limitato a una manciata di punti percentuali sull’energia primaria globale.
Viene in mente la vecchia battuta “D: come si fa a capire quando un avvocato mente? R: muove le labbra” 🙂
Grazie per le info. Sempre più penso che non ci saranno alternative alla riduzione ragionata dei consumi di energia…
Peccato che il debito e la logica mainstream della crescita non possano concepirlo.
Premessa: fino a qualche anno fa anche io, come altri ambientalisti, ero contrario al nucleare. Poi ho cominciato a pormi e a porre delle domande. Più mi informavo e più le mie certezze si sgretolavano. Il colpo più forte l’hanno ricevuto anni fa da un ex-coinquilino dei tempi dell’università a Bologna. Subito dopo la laurea lavorò per qualche anno come ingegnere (dei materiali) presso una società francese che costruiva componenti per impianti nucleari. Poi si occupò di altro, ma gli rimase l’interesse per questo settore. A suo dire necessario e anche urgente per la cosiddetta “transizione ecologica”. Ora non ricordo molti particolari, ma leggendo questo articolo mi sono venute in mente alcune sue considerazioni interessanti. Innanzitutto sosteneva che contrariamente a quello che spesso si legge le riserve di di combustibile fissile sono abbondanti o almeno sufficienti per tutta la durata della transizione. Soprattutto nei depositi di fosfati. Inoltre a suo giudizio in futuro si opterà per il sistema torio-uranio invece che il tradizionale uranio-plutonio. Era la prima volta che ne sentivo parlare ed ora non ricordo tutti i vantaggi che comportava. Ricordo solo il vantaggio antimilitarista (il mio amico, come me a suo tempo optò per il Servizio Civile: lui in Italia, io all’estero): il sistema Torio evita che si costruiscano armi nucleari. A tal proposito è un errore paragonare sia per il passato che per il futuro due paesi come la Francia e Germania. La Francia sviluppò il settore nucleare “anche” in relazione alle sue velleità per la “force de frappe” militare. Mentre la Germania, oltre che impossibilitata al nucleare militare per costituzione, trascurò il settore soprattutto per non poter-voler abbandonare il suo enorme settore carbonifero ed ora lo fa per la forte opposizione ideologica dei Grunen. Credo che tra la scelta di continuare ad utilizzare il carbone oppure il nucleare, molti Grunen si ricrederanno. Come sta dimostrando l’attuale crisi, l’opzione del gas proveniente da Est è rischiosa fintanto che la chiave del rubinetto resta stabilmente in mano a Putin. Se costui per qualche ragione si incazza, mezza Europa oltre che senza elettricità resta anche al freddo. Indipendentemente dal prezzo del gas.
Il mio amico mi spiegò anche i motivi per cui il settore industriale francese del nucleare andò in crisi. Oltre a varie considerazioni finanziarie e di politica interna (che ora non ricordo) tra i motivi principali furono un lungo periodo con il petrolio e gas a prezzi bassi e il diffuso antinuclearismo (pseudo)ecologista, per cui nessuno più voleva costruire centrali nucleari in giro per il mondo. Mi sembra ovvio che se per molto tempo nessuno vuole quello che sai produrre, vai in crisi.
Il concetto più interessante riguardò comunque il confronto tra i costi, l’energia e le materie prime necessarie ad una riconversione ecologica dei due modelli: eolico+fotovoltaico Vs nucleare. Pur giudicando molto interessanti le prime, il mio amico (sottolineo che da quaranta anni si occupa di ingegneria dei materiali) faceva notare che il totale di materie prime e di energia necessaria ad creare un GW di energia elettrica continua (e non intermittente ed aleatoria come le rinnovabili) con il nucleare fosse di almeno 1 a 10 rispetto a quello necessario per le rinnovabili. Il confronto ovviamente va fatto con l’energia effettivamente disponibile-utilizzata e non con quella installata. Per spiegarsi meglio mi fece un semplice esempio: costruire un aereo o un satellite può costare la stessa cifra della costruzione di 100-200 o di 1000-2000 camion, ma non si possono certo paragonare le quantità di materiali ed energia impiegata. Lo stesso per quanto riguarda i costi: i soldi spesi nella ricerca e nella manodopera per realizzare attrezzature o impianti sofisticati alla fine restano in gran parte nel paese e quindi rappresentano una partita di giro. E quindi per quanto riguarda l’impatto sull’AGW, i costi sono il fattore meno importante. Mi fece anche notare che nei costi di un impianto eolico o fotovoltaico (generalmente impianti più piccoli e dispersi rispetto ad una centrale nucleare) non vengono conteggiate le spese per la distribuzione dell’energia, mentre questa voce incide moltissimo sui costi di un impianto nucleare ex-novo.
Fece anche molte considerazioni sullo stoccaggio delle scorie. Di questo ricordo solo due particolari: a suo giudizio questo era un problema secondario e di natura burocratico-politica e non tecnologico. E circa metà del materiale radioattivo da smaltire-riciclare-interrare, proviene da ospedali e impianti industriali.
Nonostante tutto restò comunque scettico sulla possibilità che si costruissero nuove centrali nucleari in Italia a causa della diffusa diffidenza dovuta a pregiudizi ideologici difficili da eradicare.
All’epoca non era ancora cominciata l’attuale pandemia per cui non fece il paragone con gli attuali No-vax. Lo fece con gli antiogiemmini italiani o tedeschi, pronti a condannare l’uso delle biotecnologie sul territorio nazionale, ma indifferenti al fatto che gran parte della loro alimentazione, salute e vestiario si basa sul continuo uso di questa innovazione.
Qualche dubbio mi resta ancora, ma dovendo scegliere su quale sia il male minore, opterei sicuramente sull’opzione nucleare come soluzione provvisoria per ridurre l’AGW. Continuare a rimandare la scelta, aggrava solo il problema e i tempi sono sempre più stretti.
Ps: ci risparmi la solita tirata puerile ed ipocrita sulla scarsa attendibilità-autorità di un’opinione personale e si attenga invece a considerare solo la sostanza e non la forma.
Contraccambio gli auguri di un felice anno nuovo
Se c’è un elemento che sembra in qualche maniera accomunare le varie narrazioni filonucleari, questo è il complottismo. Del resto se, come raccontano loro, l’energia atomica è la più potente, economica e meno impattante, se rischi sanitari e ambientali sono praticamente inesistenti, se non esistono problemi di disponibilità di materiali per costruire i reattori ecc. solo un complotto potrebbe spiegare il fatto che, dopo oramai 70 anni di esistenza, il nucleare rappresenti ancora una nicchia dell’energia primaria globale.
I principali mandati del complotto sarebbero:
– gli ecologisti: quelle stesse persone che non riescono a fare cose banali tipo vietare le reti a strascico o la caccia di qualche animale protetto, sarebbero però in grado di bloccare una lobby miliardaria come quella atomica. Persino in paesi autoritari come URSS-Russia, Cina, Corea del Nord, ecc.
– petrolieri e industriali delle fossili: cioé coloro che spesso sono anche membri dell’industria nucleare (vedi General Electric, Westinghouse e altri). Periodo d’oro del nucleare che, guarda caso, è coinciso con quello del petrolio e delle fossili a basso prezzo (come è vero anche delle altre fonti energetiche, per altro).
Ovviamente, se non esistessero tutti i problemi che vengono associati al nucleare (a partire dalla gestione delle scorie) e se fosse così semplice creare uno standard su reattori autofertilizzanti o al torio, sarebbe successo quello che si prevedeva 40 anni fa: che l’atomo sarebbe stato il nuo fuoco di Prometeo che avrebbe sostituito l’egemonia del petrolio e delle fossili (come pensava anche Hubbert, che poneva il picco del petrolio a cavallo del XXI secolo perché pensava che non ci sarebbe stato bisogno di sfruttare i petroli non convenzionali).
PS: se un vostro amico si presenta come esperto di nucleare e se ne esce con affermazioni del tipo “la Germania, oltre che impossibilitata al nucleare militare per costituzione, trascurò il settore”, probabilmente non è molto informato sull’argomento (per la cronaca, la Germania ha costruito 36 reattori per un totale di circa 28 GW, cosa che ne fatto la seconda nazione europea più nuclearizzata – e infatti l’atomo ha rappresentato una quota anche del 30% del fabbisogno tedesco).
Non mi considero certo un esperto del settore nucleare, (ed è appunto per questo che chiedo informazioni a persone competenti), ma almeno io cerco di ragionare.
Se si considerano i picchi di interesse (che ovviamente non coincidono con la messa in funzione dei vari impianti, ma li precedono di vari anni) su questo settore, è facile capire come coincidano-seguano le varie crisi energetiche relative ai combustibili fossili. Per crisi non intendo tanto l’aumento dei prezzi, quanto la sicurezza-certezza nella CONTINUITA’ dei rifornimenti. Per i paesi industrializzati è questo l’elemento decisamente più importante. Un prezzo elevato del petrolio o del gas non necessariamente è stato (ed è) sinonimo di preoccupazione perché “faceva girare” meglio l’economia su scala mondiale: quello che i paesi industrializzati-trasformatori perdono nell’acquisto della materia prima, viene largamente compensato dall’aumento del prezzo dei prodotti trasformati ed esportati. Quando le crisi, per vari motivi, si sono risolte o attenuate, l’interesse per il nucleare è crollato. E questo ha determinato la crisi delle aziende produttrici di impianti. Non c’è da tirare in ballo quindi nessun complottismo, ma un semplice calcolo economico.
La conferma viene proprio dalla enorme differenza di centrali e di percentuale di energia elettrica prodotta dal nucleare tra Francia e Germania. Quest’ultimo, con popolazione, capacità industriale e consumi nettamente maggiore rispetto al primo, non ha mai arrivato a produrne nemmeno la metà. E questo anche senza tirare in ballo altri due elementi: la mancanza di volontà e possibilità del secondo fine del nucleare per scopi bellici e l’elemento emozionale. Faccio notare che la catastrofe di Chernobyl del 1986, ha rilasciato molte più radiazioni in Germania (soprattutto nel sud) rispetto alla Francia e questo ha avuto un notevole impatto sull’opinione pubblica tedesca. E ancor di più in Italia, con un referendum di pochi mesi successivo. Non è questa una evidente dimostrazione che il settore è stato trascurato? E poi si permette di dare dell’incompetente al mio amico! Ennesima replica del bue che dà del cornuto all’asino.
Ps: la situazione italiana è stata diversa da tutti gli altri paesi. Ora non voglio e non posso tirarla per le lunghe e cito solo dei ricordi personali. Ai tempi dell’Università facevo parte del movimento ambientalista “Il sole che ride” e ricordo le discussioni accese con degli amici che studiavano fisica, chimica o ingegneria e che proprio in nome della difesa dell’ambiente erano decisamente a favore dell’opzione nucleare. Con il senno di poi (e con tutta la CO2 in più da combustibili fossili che abbiamo prodotto, chi aveva ragione? Ricordo anche una manifestazione contro il nucleare organizzata nel mantovano (e cioè a pochi chilometri da casa mia) a cui parteciparono anche dei ragazzi (non ricordo l’anno, ma ricordo molto bene due splendide ragazze) baschi. Parlando con loro mi resi conto che fossero non tanto contro il nucleare in sé, ma contro la costruzione di una centrale a casa loro e cioè in terra basca: la solita posizione NIMBY. Ricordo che mi guardai attorno e mi resi conto che la maggior parte dei presenti lo stava facendo per lo stesso motivo.
L’interesse per il nucleare è crollato prima di Chernobyl, quando ci si è accorti di aver sottovalutato le problematiche tecniche e di sicurezza. Anche perché la fissione doveva essere una breve parentesi, presto sostituita da reattori autofertilizzanti e fusione.
La Germana era allineata alla quota nucleare di USA, Giappone, URSS-Russia, cioé le principali nazioni oltre alla Francia ad aver fatto ricorso in maniera ingente all’atomo. La Francia è un’eccezione. Anche i progetti atomici cinesi, molto altisonanti in termini assoluti, sono pensati per costituire un 20% del fabbisogno o giù di lì.
Sono tutti ragionamenti per assurdo basati sull’idea che basta far schioccare le dita per far spuntare reattori come funghi. Se il mondo avesse seguito la via francese, il mondo saremmo corto di uranio e con montagne di scorie e scarti radioattive da gestire. La Francia ha potuto fare la Francia proprio perché non ha trovato imitatori. Se davvero il nucleare avesse potuto sostituire le fossili, lo avrebbe fatto come era nelle aspettative iniziali così come il petrolio storicamente ha preso il posto del carbone. Poi ognuno se crede può credere nei complotti degli euskadi o di chi gli pare.
Pensi che ho conisciuto tanti fan degli ogm trattarti bene con cibio biologico, prodotti slow food e roba simile!
I commenti sopra confermano che finché non si esce dalla logica “l’alternativa al nucleare sono i combustibili fossili” o “l’alternativa ai combustibili fossili sono le fonti rinnovabili”, e non si mette in seria discussione l’enorme, ENORME, quantità di energia che utilizziamo, spesso inutilmente o per fare solo danni, non ne usciremo mai.
Gli elementi in questione sono tre: i combustibili fossili, il nucleare e le rinnovabili. In ordine storico e di importanza, almeno per ora. Per semplificare, ometto il capitolo della fonte di gran lunga più importante delle rinnovabili: l’idroelettrico.
Spero che le sia almeno chiaro che la scelta nell’uso prevalente di carbone, petrolio o gas sia stata determinata dalla geologia. Paesi con abbondanti giacimenti di carbone, come UK, il Belgio, la Germania o la Polonia hanno puntato soprattutto su questo combustibile, salvo poi diversificare con la scoperta di nuovi giacimenti di petrolio: vedi UK e paesi scandinavi. Paesi con giacimenti propri di gas, come l’Olanda e l’Italia, hanno puntato invece soprattutto su questo combustibile. L’Italia ha ulteriormente incrementato questa scelta favorendo l’importazione dai vicini giacimenti del Nord Africa. Questo anche per ragioni economico-politiche. Si ricorda lo scambio di favori tra Gheddafi e la Fiat? Gheddafi finanziò la Fiat a corto di capitali in cambio di consistenti importazioni di gas.
Pur con alti e bassi dovuti alle varie tensioni geo-politiche, l’uso prevalente dei combustibili fossili è durato a lungo ed ha garantito il travolgente sviluppo economico attuale. Con l’increscioso effetto collaterale dell’AGW.
Nel frattempo vari stati hanno diversificato in maniera diversa nel nucleare, seguendo criteri dettati soprattutto dalla politica. Paesi come la Francia o anche la Spagna hanno puntato molto su questa opzione, perché carenti di proprie fonti energetiche fossili, oppure nel caso della Francia a scopi di superpotenza nucleare. In termini relativi, essendo un paese enormemente più piccolo (per popolazione e territorio) rispetto ad USA ed URSS, la percentuale del nucleare in Francia è risultata sproporzionata. Nell’UK l’opzione nucleare è rimasta minore, sia per i rapporti privilegiati con gli USA che fornivano loro volentieri armi nucleari, sia perché disponevano di abbondante ed economico petrolio del Mare del Nord. Gli USA hanno per qualche decennio perseguito la strada del nucleare sia per scopi militari, sia perché consapevoli del progressivo esaurimento delle loro riserve di petrolio “facile”. L’hanno decisamente trascurata sia per la “caduta del muro”, sia per l’adozione della sciagurata tecnologia del fracking che li resi nuovamente indipendenti per i combustibili fossili. Queste opzioni sono state recentemente messe in crisi, sia dalla constatazione ed urgenza dell’AGW, sia dallo sviluppo di più efficienti tecnologie che utilizzano l’energia eolica e solare che giustamente hanno visto un forte incremento. Purtroppo questo trend si sta attenuando, sia perché troppo intermittenti ed aleatorie, sia per la mancanza (almeno per ora) di un efficiente ed economico sistema di “storage” dell’energia prodotta.
Visto che per contraddirmi, mi rivolge la domanda sul perché l’energia nucleare stenti a prevalere, adotto il suo stesso e consueto sistema di rigirare la frittata e le chiedo: visto che le rinnovabili sarebbero le “più meglio” perché stentano ad imporsi in tutto il loro fulgore economico e ambientalista? E quando lo sono, gran parte del merito è dovuto a consistenti contributi-sovvenzioni pubbliche! Sull’argomento ne so qualche cosa direttamente. Ho appena calcolato che sommando tutti gli impianti fotovoltaici già in funzione da anni o che lo saranno fra poco, non appena saranno terminate alcune costruzioni appartenenti alla mia famiglia, arriviamo a 224 KW di potenza fotovoltaica installata. Con buona cognizione posso però testimoniare che quasi nessun impianto sarebbe stato costruito se non ci fossero stati generosi contributi pubblici diretti o indiretti.
In sostanza le energie alternative per molti aspetti assomigliano al biologico: senza incentivi pubblici e senza una base stabile a cui appoggiarsi, gran parte non esisterebbero. Le rinnovabili (almeno fino ad ora) esistono perché hanno potuto “appoggiarsi” a delle fonti energetiche (da fossili, nucleare ed idroelettrico) decisamente più stabili. Allo stesso modo il Bio, apparentemente è visto come una alternativa, ma solo perché si limita a produrre soprattutto gli alimenti più facili e la base alimentare è garantita dall’agricoltura tradizionale.
A leggere certi dati della propaganda riguardo i vantaggi ed i presunti costi bassissimi dell’eolico e del fotovoltaico non si capisce perché non ci sia già una turbina e alcune decine di moduli su ogni tetto. Così come non si capisce perché i contadini Bio, dato che da una parte non spenderebbero niente in fitofarmaci e concimi, eviterebbero costose lavorazioni e dall’altra vendono i loro prodotti a prezzi molto più elevati, tuttora siano così pochi. Che si tratti di un “gomblotto” da parte di soliti “poteri forti”?
PS: ieri sera ho telefonato ad un amico geologo (decisamente ambientalista) per avere informazioni riguardo le riserve di uranio e torio. Di quest’ultimo ha ammesso di saperne molto poco, Sa solo che è un elemento più abbondante rispetto al primo. Dell’uranio mi ha detto che basta cercarlo. Anche lui mi ha citato che se ne trova molto nelle miniere di fosfati e che comunque i prezzi e l’EROEI del combustibili incidono poco sui costi finali del nucleare.
Stamattina ho fatto una breve ricerca ed ho trovato questi due link. https://pagellapolitica.it/dichiarazioni/8974/costa-di-piu-il-nucleare-o-le-rinnovabili-occhio-a-quali-dati-si-guardano
https://www.ilpost.it/filippozuliani/2011/05/20/quanto-costa-lenergia-davvero/
>Visto che per contraddirmi, mi rivolge la domanda sul perché >l’energia nucleare stenti a prevalere, adotto il suo stesso e >consueto sistema di rigirare la frittata e le chiedo:
Senta Burlini, per quanto il suo hating possa essere stato utile per gli algoritmi della Rete, uno dei miei buoni propositi per il 2022 è di liberarmi gradualmente dai dibattiti tossici. Ovviamente, perdere troppo tempo con qualcuno che finirà solo per dire che ‘scelgo ciliegie’, ‘uso propaganda decrescitaria’ o sfottermi è altamente tossico.
Lei, come suo solito, ha visto un mio articolo se n’è strafregato dei contenuti, dei dati e delle fonti esposte ed è venuto con le sue verità assiomatiche e i suoi amici. Riguardo alle disponibilità di uranio e alla sua estrazione in condizioni di sostenibilità mi sono espresso nell’articolo, portando dati e fonti: se è interessato se li legga, se preferisce credere sulla fiducia al suo amico geologo (che dice che sono ‘abbondanti’ senza specificare se per i consumi attuali o per quelli 4-5 volte superiori che ipotizzano alcuni) faccia pure.
Per il resto:
– il nucleare, tra civile e militare, è la probabilmente la fonte più sovvenzionata della storia e ha 70 anni di sviluppo alle spalle, mentre l’interesse per le rinnovabili è molto più recente, quindi sono paragoni assurdi. Nessun progetto nucleare del resto è competitivo sul mercato senza intervento statale;
– non ho mai negato i problemi con le rinnovabili, ma come ho esposto nell’articolo i riscontri empirici parlano di una decarbonizzazione da rinnovabili molto più rapida rispetto a quello che prevede il ricorso all’atomo;
– non esistono ancora reattori al torio, che per altro è elemento fertile ma non fissile, quindi occorrono reattori di tipo autofertilizzante (ci stanno dietro da 50 e si è ottenuto qualcosa più di niente in Russia e poco più, e con uranio altamente arricchito e plutonio, non con il torio)
– il fracking è un fenomeno legato al boom dei prezzi del greggio del 2008-08 e non ha influito minimamente sui progetti atomici statunintensi, già in fase calante dagli anni 80;
– sui prezzi del nucleare: ha preso un articolo di Zuliani del 2011 che fa riferimento a costi non più realistici perché quando va bene riferiti a impianti di 15-20 anni prima (come fa l’Avvocato nel video), nel frattempo eolico e fotovoltaico sono parecchio calati. Certo, vista la filiera lunghissima del nucleare, se calcolo diversamente il LCOE avrò valori più competitivi, ma questo è un gioco delle tre carte (articolo di pagella politica);
– ” Le rinnovabili (almeno fino ad ora) esistono perché hanno potuto “appoggiarsi” a delle fonti energetiche (da fossili, nucleare ed idroelettrico) decisamente più stabili”: nucleare e rinnovabili si sono sviluppati grazie alle fossili, è un dato di fatto. Così come è un dato di fatto che i principali paesi attuali nuclearisti (Russia, Cina e India) sono anche quelli che più hanno lottato alla COP26 per rimanere ancorati alle fossili, se vogliamo dirla tutta.
” Le rinnovabili (almeno fino ad ora) esistono perché hanno potuto “appoggiarsi” a delle fonti energetiche (da fossili, nucleare ed idroelettrico) decisamente più stabili”: nucleare e rinnovabili si sono sviluppati grazie alle fossili, è un dato di fatto.
Pensi chi il carbone all’inizio della rivoluzione industriale si è appoggiato al dorso dell’asino… decisamente più stabile.
Certo che questi nuclearisti a fantasia e razionalità difettano e di molto
Gaia: la tua è una giusta osservazione, C’è però “un però” grande come una casa: anche tu, leggendo questo blog ed inviando questo commento stai usando una tecnologia che ha potuto svilupparsi ed essere utilizzata solo grazie ad un uso di enormi quantità di risorse e di energia.
Ovvio. Magari fra qualche anno o decennio persino internet non sarà più sostenibile. Intanto, però, potremmo cominciare tagliando gli sprechi o riducendo il consumo di energia per produrre beni e servizi dannosi, inutili, voluttuari, o producibili in modo meno energivoro.
Io sono qui a scrivere su internet, ma ci sono un sacco di cose che la maggior parte della gente fa e che io non faccio, e quindi risparmio.
https://sistemielettorali.wordpress.com/2010/11/01/nucleare-e-consumo-dacqua/
Noi utilizzavamo oltre 60 metri cubi al secondo, ma le centrali previste sono di potenza doppia. Usando le torri di raffreddamento, poi gran parte dell’acqua non viene restituita al fiume, ma dispersa nell’atmosfera sotto forma di vapor d’acqua. Aggiungo che i nostri studi indicavano l’impossibilità d’emungere dalle falde: fare una centrale sul Po oggi significa dover decidere se funziona quella o se s’irrigano i campi
Che dire? Facciamo 50 centrali nucleari lungo il Po? Tanto per essere virtuosi come la Francia? Magari prima conviene rifletterci un attimo. Certo, con la fantasia si può fare tutto.
Senza contare che il Po è già spesso più o meno a secco e l’ecosistema è rovinato. Dovremmo rimettere acqua nei fiumi, non sottrarne altra!
Ad ogni risposta conferma quanto la fede impedisca di capire le cose più ovvie. E poi la smetta di prendersela, considerandomi un hater, solo perché non sono perfettamente d’accordo con quanto scrive. Avrei dunque diritto a partecipare a questo blog solo applaudendo alla sua intelligenza e perspicacia? Complimenti per il suo concetto di apertura mentale!
Ho semplicemente cercato di farle capire che sulle scelte energetiche non intervengono immaginari complotti, ma più banali considerazioni economiche (che variano a seconda delle situazioni) e che per “economia” più che prezzi o costi, vale soprattutto la garanzia nella CONTINUITA’ dell’erogazione dell’energia. Condizione che diventa vitale soprattutto in situazioni di emergenza.
Dato che continua a ripetere che non si vedono all’orizzonte nuove soluzioni-tecnologie nel nucleare (il che non è nemmeno tanto vero), le faccio notare che non si vedono nemmeno soluzioni pratiche ed “economiche” per conservare i picchi di energia prodotta dalle rinnovabili. Che me ne faccio di tutta l’ energia fotovoltaica ed eolica prodotta in queste fredde, ventose (e pertanto luminose) giornate d’inverno, quando però non posso conservarla per quando la Pianura Padana rimane per parecchi giorni avvolta da nebbia/foschia e non si muove foglia? O secondo le dobbiamo continuare con l’ipocrisia di dover importare energia prodotta da centrali nucleari poco oltre le Alpi? Delle ipocrisie voi decrescitari ve ne fregate, ma vi informo che siamo in molti a non sopportarle ulteriormente.
Per non parlare poi degli eventi eccezionali, che come sappiamo anche sempre più frequenti. Per esempio sono abbastanza vecchio da aver visto l’immane catastrofe conseguente alle forti nevicate e freddo intenso durante del Gennaio del 1985. All’epoca seguivo come veterinario molti allevamenti avicoli nelle provincie di Verona, Brescia e Bergamo. Nella sola provincia di Brescia crollarono sotto il peso della neve circa 700.000 mq di capannoni avicoli. Se va a vedere ora quasi tutti (almeno sulle falde ben esposte a sud-est) sono coperti di moduli fotovoltaici e molti allevatori guadagnano più vendendo energia elettrica (con i contributi che tutti pagano in bolletta) che allevando polli o tacchini. Immaginiamo che si verifichi nuovamente su quasi tutta l’Italia una simile nevicata e un simile freddo (per parecchie notti di fila il termometro scese sotto i – 15° C.) e che dipendessimo quasi esclusivamente da energie rinnovabili. Per parecchi giorni per il gelo e l’assenza di vento, tutto l’eolico sarebbe fermo e tutti i moduli fotovoltaici resterebbero coperti da uno spesso strato di neve e ghiaccio. Spero sia in grado di immaginarsi le conseguenze.
Citando la potenza installata degli impianti fotovoltaici da me e dal resto della mia famiglia speravo fosse in grado di capire che delle energie rinnovabili, oltre a crederci da tempo (sicuramente molto prima di lei), ne conosco ” de visu” anche i veri prezzi e le reali potenzialità produttive. Per esperienza diretta (a differenza sua, che le cose le conosce solo per averle lette) so benissimo che il prezzo di un KW installato ora è di circa un terzo inferiore al prezzo di 13-14-15 anni fa. Ma guarda caso, nonostante questo, continuo a pensare che per sostituire i combustibili fossili l’energia nucleare sia utile e necessaria. E continuo a sperare che se ne trovi un’altra migliore.
Ps: se telefono ad un amico per chiedergli delle informazioni, non posso e non voglio starci ore. Chiedo solo le cose essenziali. Ho omesso invece una sua considerazione importante. Alla mia domanda sul perché la propaganda citi dati di riserve di soli 40-50-60 anni (escludendo l’uranio ricavabile dai fosfati) con consumi attuali o anche raddoppiati, mi ha risposto che data la stasi del nucleare negli ultimi due-tre decenni dovuta a prezzi bassi dei combustibili fossili, nessuno ha avuto interesse a cercare o mettere in produzione nuovi giacimenti di uranio. La riprova è data dal forte aumento di richiesta di litio o terre rare negli ultimi anni, che invece ha indotto ad una moltiplicazione delle ricerche di alternative o di nuove fonti.. Stesso discorso per il torio. Perché investire in una alternativa all’uranio, quando per decenni si sono costruite poche nuove centrali? Dal fatto che venti o trenta anni fa praticamente nessuno pensava e/o investiva in ricerche sull’auto elettrica lei dunque ne avrebbe dedotto che tale soluzione non era utile? E le auto elettriche esistono da almeno 100 anni.
A me sembrano concetti semplici da capire. Ma tant’è!
Il suo diritto di partecipare al blog esiste esattamente come il mio di venire oggi a mangiare a casa sua: non esiste, sono entrambe concessioni dei padroni di casa. Io le ho sempre permesso di tutto in questo anno in cui ha cominciato a prendermi di mira sui miei blog, anche di denigrarmi e offendermi (“fanatico”, “vi leggo perché mi diverto a vedere quanto siete stupidi”, “persone con problemi da piccoli” ecc), anche perché penso che lei alzi continuamente il livello dello scontro e provochi di continuo perché farsi bannare rientri tra i suoi obiettivi. Quindi passo sopra alle sue mancanze di rispetto e soprattutto al fatto che utilizzi le nostre piattaforme commenti per continui out topic e come se fossero spazi Web personali, per i suoi show spesso totalmente decontestualizzati. L’unico vero ‘diritto di partecipazione’ lo avrebbe se io nei miei pezzi parlassi di lei, allora ci sarebbe un giusto diritto di replica.
Ah, “non ci sopportate più?” E questa non sopportazione fin dove si spinge? Per la cronaca, lei per caso ha anche degli amici pirati informatici? 🙂 Perché qualcuno il 1-2 gennaio ha pensato bene di decriptare la password per l’accesso alla mail del blog http://www.decrescita.com esibendo il fatto e facendo biechi ricatti, a cui è seguito un attacco bot dove strani nuovi ‘sottoscrittori’ hanno provato a loggarsi e a pubblicare contenuti (per fortuna la piattaforma Web ha maggiore protezione). [ sto scherzando, non credo che ci sia dietro lei ma sicuramente che qualcuno che non sopporta più, questo sì]
E in una situazione del genere anche i fiumi che raffreddanno le centrali termoelettriche non sono nelle condizioni di poterlo fare… Si cerchi un po’ di cronaca sui problemi francesi quando arrivano inverni rigidi. Ho comunque paura che con il GW il rischio sia soprattutto aridità e siccità, altra condizione poco consona per il termoelettrico. E costruirlo in riva al mare, con i più che probabili aumenti del livello delle acque, non mi pare una grande idea.
Andate a verificare lo sviluppo dei sistemi di accumulo degli ultimi anni per vedere se Burlini abbia ragione o meno. Tra l’altro, sarebbe interessante quanti GW nucleari immagini per mettere in pratica la sua idea, perché o ne immagina quote superiori a quelle ipotizzate nell’articolo (e qualche suo amico ci rassicurerà sul fatto che l’Italia potrebbe senza problemi on 10 anni attivare reattori per una potenza installata anche doppia rispetto a tutti i progetti europei attualmente in cantiere) oppure i famigerati sistemi di accumulo servono anche al nucleare.
Se lei pensa che grazie alle informazioni del suo amico e ai suoi viaggi in Mauritania ci sia uranio per l’eternità faccia pure, non so cosa dirle.
“Ps: se telefono ad un amico per chiedergli delle informazioni, non posso e non voglio starci ore. Chiedo solo le cose essenziali”
Certo, la differenza di disponibilità di uranio per 2700 TWh (oggi) o 14.000 TWh (ipotesi strampalate di qualcuno) è del tutto secondaria…
“Alla mia domanda sul perché la propaganda citi dati di riserve di soli 40-50-60 anni (escludendo l’uranio ricavabile dai fosfati)”
La ‘propaganda’ che ho citato era la World Nuclear Association e la IAEA (ma del resto qualunque cosa cito io è sempre propaganda, anche l’industria nucleare, così come ogni suo sconosciuto amico è Dio sceso in Terra). Di fosfati c’è già rischio di penuria in agricoltura, per cui non mi pare una grande idea dedicarli alla produzione di combustibile nucleare.
“Stesso discorso per il torio. Perché investire in una alternativa all’uranio, quando per decenni si sono costruite poche nuove centrali? Dal fatto che venti o trenta anni fa praticamente nessuno pensava e/o investiva in ricerche sull’auto elettrica lei dunque ne avrebbe dedotto che tale soluzione non era utile? E le auto elettriche esistono da almeno 100 anni.”
La Panda elettrica della FIAT è roba di primi anni Novanta e, come ha giustamente detto, il motore elettrico esiste da 100 anni. E sui reattori autofertilizzanti a sali fusi, contrariamente a quello che pensa lei, si investe e si lavora da 50-60 anni, si guardi anche solo Wikipedia. Potrei anche io mettermi a ragionare come lei e dire che i pannelli fotovoltaici attivi di notte (esiste già qualche sorta di propototipo, anche di pannelli anti-solari https://www.wired.it/scienza/energia/2020/02/04/pannelli-anti-solari-notte/) diventeranno presto uno standard commerciale perché finora sono stati ostacolati dai combustibili fossili e non c’era interesse ecc. Ma siccome non sono fazioso come lei, non lo faccio, perché conosco bene la diffenza che intercorre tra un progetto di ricerca e uno standard commerciale.
E io potrei continuare a ripetere che l’estrazione deve avvenire in condizioni di sostenibilità (come ho scritto nell’articolo specificando il grado di concentrazione di uranio necessario per non spallare a livello delle fossili) ma trattasi evidentemente di considerazione ‘secondaria’ anche questa…
Ma mi faccia capire: l’Avvocato dell’Atomo, quando invoca l’argomento mancanza di litio per sostenere il nucleare contro le rinnovabili, ha ragione oppure questo argomento scarsità è valido solo a seconda delle posizioni pro o contro atomo?
Non mi riferisco ovviamente al vecchio nucleare, sia chiaro: prima, seconda e terza generazione in questo momento non le considero tecnologia nuove. Ma credo che, per il futuro dei nostri figli e nipoti, gli small modular reactors e soprattutto la fusione non possano essere fuori da un piano di visione, perché noi stiamo pensando a un futuro energetico molto più avanti che al 2030
Questo dichiara il ministro della Transizione. Quindi pare che l’idea di riprendere il nucleare di prima, seconda e terza generazione non sia nemmeno presa in considerazione.
Small modular reactors e fusione arriveranno, se arriveranno, in un tempo non ben precisato, forse mitologico. Troppo tardi per influire sul clima.
Arriveranno incentivi di ogni tipo per sostenere il fotovoltaico, e qui bisognerà stare molto attenti perché pare siano già scattati gli accaparramenti di terreni agricoli.
Tutto il resto è roba vecchia. Vecchie inutili polemiche sul nulla.
http://www.ilnuovoagricoltore.it/fotovoltaico-il-governo-blocca-lo-shopping-di-terreni-agricoli/
(Cito spesso il solito sito, perché mi sembra che in questo momento abbia il polso della situazione).
A proposito di materie prime. Anni fa ero in Mauritania e quasi ogni volta che mi trovavo a passare da Nouadhibou, ero costretto ad aspettare che passasse il lungo (almeno un paio di km) treno merci carico di minerale e di passeggeri clandestini abbarbicati sui vagoni e tutti impolverati di rosso. Chiesi informazioni sulla provenienza e mi raccontarono che proveniva da una lontana ed enorme miniera di ferro: il più grande giacimento al mondo. Quello che più mi stupì fu il fatto di essere stata scoperto casualmente non da geologi, ma dallo scrittore-pilota Saint-Exupéry, (assieme ai colleghi piloti) che sorvolando l’area con gli aerei del servizio postale notarono come la bussola in quella zona desertica cambiasse direzione attratta da un campo magnetico sconosciuto. Nonostante fosse stata scoperto negli anni trenta, il giacimento entrò in produzione solo dopo l’indipendenza negli anni ‘60. Un giacimento analogo (tuttora non sfruttato) si trova più a sud all’interno del Senegal.
Secondo esempio, molto più recente. Fino agli anni ‘70 l’Australia, a parte l’oro importava tutti i minerali. Poi si misero a cercarli in casa ed in pochi decenni è diventato il più grande esportatore mondiale di minerali. Potrei continuare.
Dopo quello sul nucleare ci vorrà un articolo sulle magnifiche sorti del gas italico, a meno che non me lo sia perso:
https://www.ilsole24ore.com/art/caro-gas-ecco-piano-estrarre-8-miliardi-metri-cubi-piu-AEn2It6
E’ un peccato che mio cognato abbia concluso da poco l’acquisto di normali moduli fotovoltaici per una capacità complessiva di 48 Kw e, se arriverà un’autorizzazione, concordato anche per una ulteriore ventina. Avessi saputo prima di questo fotovoltaico “notturno”, l’avrei consigliato di aspettare.
Ognuno è libero di credere a quello che vuole. Salvo rendersi conto (e vergognarsene a suo tempo) che poi le conseguenze di queste illusioni le pagheremo tutti.
Gaia: un conto è la frugalità come scelta personale partendo da una “posizione elevata”. E cioè da una situazione in cui le cose essenziali (es: cibo e salute) sono assicurate. Diverso è pensare o voler imporre gli stessi criteri di frugalità a tutti.
I suoi reattori al torio sono sullo stesso livello dei pannelli notturno (ricerche in fase pre-prototipica) quindi sfotta pure, ma più di quello non riesce a fare. I lettori decidano poi autonomamente chi è l’illuso, tra chi si rende conto che esistono dei limiti o chi pensa che basta schioccare le dita e fare telefonate agli amici per avere una cornucopia energetica nucleare.
Paolo: certo è sempre “più meglio” e comodo andare a trivellare in casa d’altri. Salvo poi bombardarli quando chiudono il rubinetto e ci lasciano al freddo. Complimenti per l’etica!
Franco, si tratta di scegliere se “imporre” una riduzione dei consumi (sto parlando di sprechi e consumi molto alti, non di restare senza mangiare), o “imporre” le conseguenze di centrali nucleari, cambiamento climatico, inquinamento… In una società, e in un mondo fatto di limiti fisici, non si può vivere come ci pare e piace.
E non mi pare che Paolo abbia parlato di bombardare alcunché.
Segnalo anche questa riflessione sul nucleare, che aggiunge un’ipotesi in più sul rinnovato interesse politico:
https://www.climalteranti.it/2022/01/10/la-comoda-distrazione-dellenergia-nucleare/
Vi propongo un articolo del sito Climalteranti che approfondisce alcune delle questioni trattate nell’articolo, in particolare sulle tempistiche per intervenire efficacemente contro il global warming https://www.climalteranti.it/2022/01/10/la-comoda-distrazione-dellenergia-nucleare/?fbclid=IwAR1kZEX8IEKekzlr0m33Vld2nkXyhOfsp0zg34-HK2Rua8kiaTQJRmS07xI
È quello che avevo segnalato io, Igor. M’interessava la tua opinione.
Azz non me n’ero accorto che l’avevi già segnalato tu! Penso ci sia poco da dire, la redazione de i Climalteranti è composta da esperti di climatologia ed energie rinnovabili, sono una garazia di qualità. Io stesso spesso faccio divulgazione sulla base di loro contenuti.
Intanto oggi Draghi dichiara: “Occorre chiedere a chi ha fatto grandi profitti da questo aumento del prezzo del gas di condividerli con il resto della società”.
Concorda il ministro Patuanelli: “Condivido la proposta di Draghi sul caro-energia: chi ha fatto grandi guadagni per l’aumento senza precedenti delle bollette deve dare un contributo di solidarietà.
Le famiglie sono in ginocchio, le imprese rischiano di chiudere: è il momento di fare una scelta politica chiara, chiedendo uno sforzo ai grandi gruppi che hanno visto i loro profitti lievitare”.
Vedremo qualche azione concreta al di là delle chiacchiere?
Sono d’accordo, però anche la gente deve mettersi in testa che non si può avere infinita energia a buon mercato all’infinito, e che certe risorse vanno condivise (volenti o nolenti) con chi finora non le ha avute e adesso se le può permettere.
Questo giornalisti e politici sembrano incapaci di spiegarlo alla gente.
Gaia: in alcuni casi (come appunto il settore energetico) puoi anche ridurre, ma certi problemi restano. E’ comunque il metodo di scelta che conta. La storia dovrebbe aver insegnato che le scelte fatte ed imposte per il “bene di tutti”, in nome di “imperativi etici superiori” o di “afflati morali” e cioè sulla base di emozioni e non di razionalità e di attente analisi delle conseguenze a lungo termine, alla lunga si rivelano spesso sbagliate. Non solo in politica con i vari “ismi”, ma anche nei più banali settori dell’energia, dell’alimentazione o della salute. La comprensibile, ma irrazionale emotività di fronte alla paura delle radiazioni determinata da reali ma sporadici avvenimenti storici come Hiroshima, Chernobyl e Fukushima, ha portato una certa categoria di persone più emotive della media (e per questo anche più mediaticamente determinanti) a disprezzare l’unica fonte energetica non climaterante e stabile che abbiamo “ORA” a disposizione e a bearsi dei costi più bassi di altre fonti invece intermittenti. I costi dovrebbero essere calcolati non sulle produzioni, ma sulle “NON PRODUZIONI”, ma evidentemente questo concetto contro intuitivo è troppo difficile da capire (o da accettare) per chi non usa la razionalità. Faremo dunque funzionare i frigoriferi e le fabbriche ad intermittenza? Come ben sai la stessa categoria di emotivi sta beatificando l’agricoltura Bio come alternativa, potendo però sempre contare sul 97-96% del cibo consumato prodotto da agricoltori tradizionali. E per giunta si permette di criticarli e demonizzarli. Oppure sta glorificando le varie medicine “alternative”, salvo poi correre in ospedale per un by-pass, per farsi sistemate un qualche osso rotto (magari con fratture multiple ed esposte) o per i calcoli alla cistifellea, pretendendo guarda caso antibiotici e anestetici. E via discorrendo.
Sembra una perfetta raffigurazione della parabola della energia atomica! Andarsi a vedere chi si è subito le esternalità dell’energia atomica (in particolare le scorie) per un bene superiore.
Se si fosse in grado di guardare la realtà senza pregigiudizi, si scoprirebbe che è il nucleare che gradualmente sta abbandonano noi, non viceversa. Si veda anche il caso cinese o di altri paesi emergenti, che partono in pompa magna annunciando progetto atomici imponenti che vengono poi gradualmente ridimensionati. Ovviamente per un certo tipo di propaganda è meglio portare avanti l’idea del complotto dei pavidi e dei somari (evidentemente capaci di bloccare la potente lobby nucleare ma totalmente imbelle contro forze di gran lunga meno importanti, ma tant’è)
Se si dovesse utilizzare davvero questo bislacco parametro della ‘non produzione’, il nucleare sta inguaito a bestia, dal momento che 70 anni fa era stato presentato come la cornucopia energetica che avrebbe compiuto sul petrolio lo stesso balzo evolutivo di cui questo era stato capace sul carbone. A fronte di una delle tecniche più sovvenzionate della storia tra settore civile e militare, è corrisposto un contributo modestissimo sul fabbisogno globale di energia primaria. Persino nel paese più nuclearizzato del mondo, la Francia, l’atomo non ha mai insidiato la leadership del petrolio. Faccio notare che, se davvero il nucleare fosse quella fonte ultra-vantaggiosa descritta dai suoi sostenitori, allora sarebbe conveniente persino se disponessi di fonti fossili disponibili scavando con una paletta da giardino (infatti il gas naturale, finché sembrava possibile la rivoluzione nucleare, è stato per lo più trascurato).
Quanto al parallelismo nucleare-agricoltura industriale, trattasi di mistificazione totale. Si può e si deve criticare l’agroindustria per i suoi risvolti insostenibili, ma non si può negare che la Rivoluzione Verde le sue promesse produttive le abbia messe in pratica da subito. Le rinnovabili attualmente si appoggiano sulle fossili, non sul nucleare, il cui apporto è circa 20 volte inferiore (mentre fotovoltaico ed eolico sono arrivati a coprire già lo scorso anno più dei due terzi del contributo dell’atomo).
E qui mi fermo, perché sui ‘semplici ragionamenti’ costruiti sul nulla si potrebbe andare avanti per ore. ‘Ci vuole energia non intermittente, ci vuole il nuclare’: quanto nucleare occorrerebbe per una decarbonizzazione senza sistemi di accumulo? E’ facile avere ragione quando lasci immaginare che schiocchi le dita, costruisci qualche imprecisato numero di reattori e voilò, hai energia continua all’infinito! Purtroppo non funziona così.
Già, e tra l’altro l’affidabilissimo nucleare francese in questo momento è fermo e si prospetta il ricorso al carbone ben oltre i limiti prefissati.
https://www.resilience.org/stories/2022-01-10/the-energy-bulletin-weekly-10-january-2022/
France is considering allowing electricity producers to burn more coal after the nation’s grid operator warned of possible power shortages. The government may raise the annual cap on running coal-fired power stations, plugging a potential gap in supply as an unusually high number of nuclear reactors halt for maintenance just as the coldest months get underway. According to a draft decree on the Ecology Ministry’s website, the country’s three remaining coal units may be permitted to operate for about 1,000 hours over the first two months of 2022. That’s 300 hours more than the annual cap set in 2019 to help curb carbon emissions.
Sul nucleare ha già detto tutto Igor. Anche a me lascia perplesso che tra tutti i paesi del mondo, compresi quelli con regimi autoritari o interessi economici potentissimi, alla fine nessuno abbia fatto chissà che gran ricorso al nucleare (a meno di non volere l’atomica, e comunque anche lì con molti limiti, es. in Francia i gilet gialli non sono scesi in piazza perché aumentava l’elettricità, ma i combustibili…)
Riguardo all’agricoltura industriale, è proprio questo il punto: finché si continua a guardare al problema solo al lato dell’offerta, e mai da quello della domanda, si potrà solo scegliere a che albero impiccarsi. Lo stesso autore della Rivoluzione Verde ha detto che senza fermare la crescita demografica le sue scoperte non avrebbero risolto i problemi a lungo termine. Ora stiamo pagando tutte le conseguenze umane ed ambientali di quell’incremento di produttività, tra l’altro non ripetibile né sostenibile, e della fine della crescita della domanda ancora non c’è traccia…
Questa è proprio la riflessione che volevo leggere:
https://www.valigiablu.it/crisi-energetica-bollette-luce-gas/
Ma tanto, chi ascolta?
Un ultimo tentativo di induzione al ragionamento. Pur non essendo certo un esperto di energia, conosco le spiacevoli conseguenze (anche per le mille esperienze avute vivendo a lungo in paesi dove l’energia elettrica va e viene) che si hanno quando questa viene a mancare. Da sempre l’umanità ha dovuto lottare contro l’intermittenza ed ha reagito in vari modi. Quando eravamo pochi, se le risorse in un luogo si esaurivano, bastava spostarsi da un’altra parte. Poi ci siamo fermati e siamo diventati maggiormente dipendenti dall’aleatorietà delle stagioni e del clima. Una delle soluzioni è stata conservare parte del cibo nella prevedendo che nella stagione produttiva successiva qualche cosa vada storto. Una quantità sufficiente ad un solo anno di consumo spesso però non bastava: calamità naturali ripetute per due o anche tre stagioni successive. Per ovviare a tutto ciò si è adottato il concetto di ridondanza: e cioè coltivare una superficie molto più vasta di quella che basterebbe a produrre il cibo questa e la stagione successiva, ma molto di più. Nel caso auspicabile che il raccolto successivo sia abbondante, dovremo buttare via molto cibo, oppure utilizzarlo per alimentare degli animali, che vivendo per molte stagioni, sono in grado di “conservare” gran parte di quell’energia alimentare che invece andrebbe sprecata. Concetto questo che troppi ignoranti di questioni agricole ignorano o dimenticano.
Una produzione ridondante è necessaria anche per altre fonti energetiche (anche l’alimentazione in fondo è una semplice questione energetica!) intermittenti e non prevedibili come le rinnovabili. A parte ovviamente l’idroelettrico, geotermico e biomasse, che garantiscono una maggiore stabilità. Fintanto che usavamo combustibili fossili tale problema era trascurabile. Ricordo però un episodio significativo avvenuto nel 2003 ( se ben ricordo) quando un grosso abete cadde su una linea elettrica proveniente dalla Svizzera, interrompendola improvvisamente. I sistemi automatici di controllo del flusso di elettroni, per evitare conseguenze sull’intera linea scattarono e interruppero il flusso in entrata anche dalla Francia. La conseguenza fu un completo e lungo black out in gran parte dell’Italia. Il dato che più mi colpì all’epoca fu l’esiguità della variazione: se non ricordo male, meno del 10% del carico sulla linea. Da allora sono stati apportati molti miglioramenti sulle linee (smart grid), ma il pericolo di black out non è scomparso. Per chi ancora non l’avesse capito, volendo contare solo su fonti rinnovabili intermittenti (e non programmabili) come l’eolico ed il fotovoltaico, bisogna quindi rassegnarsi a prevedere una ridondanza pari ad una produzione almeno doppia o anche tripla rispetto ai consumi medi totali. L’Italia (molto lunga e con climi molto diversi tra nord e sud) a prima vista ha dei vantaggi, però largamente ridotti dallo svantaggio di avere la la produzione concentrata a sud (più dell’80% dell’eolico è installato nel sud e isole) ed i consumi a nord. Ora, sapendo che l’attuale consumo medio dell’eolico più fotovoltaico corrisponde a circa il 14-15-16%; sapendo che gran parte dei siti più favorevoli all’eolico sono già sfruttati; sapendo che da anni è proibito l’uso di terreno agricolo per impianti fotovoltaici a terra (dunque solo tetti: giustissimo) nello sciagurato caso che si volesse contare solo su queste due fonti rinnovabili, lascio immaginare e calcolare (tenendo conto che con un futuro parco circolante costituito da automobili elettriche) i consumi saranno molto più elevati) di quante volte bisognerebbe moltiplicare le attuali produzioni per avere un certo margine di sicurezza. Quando l’avrete calcolato, provate ad immaginare e calcolare quante materie prime e quanta energia servirà per ottenere tutto questo. Visto che evidentemente non ne avete alcuna idea, provate per una volta ad andare a vedere quanto spazio, lavoro, cemento e ferro è necessario per rendere ben fissata a terra una sola turbina eolica.
PS: leggendo gli articoli della propaganda, è facile (almeno per me) accorgersi della superficialità con cui vengono fatti certi calcoli e previsioni. La maggior parte, quando parla di rinnovabili, ci comprende subdolamente anche l’idroelettrico che da solo rappresenta quasi la metà, oppure si limita a moltiplicare l’attuale apporto da eolico e fotovoltaico per l’attuale consumo medio e pretende di convincere tutti che questo basti. Qualcuno giustamente accenna a futuri sistemi di accumulo: trasformazione dell’energia eccedente in idrogeno, batterie di vario tipo. Per ora non vedo però nessun sistema veramente economico e nel caso (auspicabile) si trovasse, resta da calcolare quante materie prime aggiuntive servirebbero. Con questo chiudo: non c’è peggior sordo di chi non vuole ascoltare!
Mi auguro decisamente che non lasci la discussione e che risponda in particolare al punto concernente l’ipotesi atomica per il nostro paese.
Guardi che quando avvenne il black out avevamo una ridodanza del parco elettrico mostruosa, con 130 GW di potenza installata (per lo più termoelettrica, quindi generazione continua) a fronte di un picco massimo mai raggiunto della storia italiana di 57 GW! Il black out fu dovuto a una serie di problemi di Rete che non riguardavano affatto la mancanza di potenza elettrica, dal momento che avevamo tutta la ridodanza del mondo (qui per chi volesse approfondire https://ilblogdellasci.wordpress.com/tag/chimica-ed-energia-elettrica )
Lei va avanti con i suoi ‘semplici ragionamenti’ totalmente astratti dalla realtà e anche abbastanza naturali ed evidenti (lo capisce anche un idiota che avere elettricità continua è meglio che averla aleatoria). Adesso però cerchi in qualche modo di concretizzare il suo ragionamento abbozzando una sorta piano energetico di massima per il nostro paesi come ho fatto io nell’articolo: ipotizzi un fabbisogno energetico ideale e la quota atomica che secondo lei occorrerebbe. Per quanto mi riguarda, posso solo dire che con il suo sistema della ‘ridondanza’ (“prevedere una ridondanza pari ad una produzione almeno doppia o anche tripla rispetto ai consumi medi totali”) rispetto alla mia (per altro favorevolissima ipotesi) la potenza installata nucleare dovrebbe passare da 28 a 56 GW, cioé un valore superiore a tutti i progetti nucleari attualmente in cantiere nel mondo (54 GW circa in base ai dati AIEA!). E tutto questo dovrebbe accadere in una quindicina d’anni circa per far fronte alla decarbonizzione, non dimentichiamolo.
Già, perché le centrali nucleari invece si costruiscono con un po’ di cemento e qualche quintale di ferro! Se noi facciamo certi tipi di ragionamenti e prendiamo certi tipi di posizione è perché sulla disponibilità di materie prime ci ragioniamo, a differenza di chi non lo fa o di chi come l’Avvocato o lei lo fanno solo strumentalmente quando gli fa comodo.
La ‘propaganda’ in questione era l’Agenzia Internazionale dell’Energia, ma per lei ovviamente è ‘propaganda decrescitaria’ qualsiasi fonte porti informazioni che non le aggradano (qui ha raggiunto l’apice etichettando così persino la World Nuclear Association!). Se conoscesse un pochino l’argomento di cui stiamo trattando, saprebbe che l’idroelettrico produce molto di più del nucleare, 4.300 TWh contro 2.700 TWh circa. Quindi, se davvero avessi incluso l’idroelettrico nelle rinnovabili, non avrei detto che questo producono già i due terzi di quanto genera l’atomo (cosa che effettivamente stanno già facendo) bensì che le rinnovabili più del doppio dell’Atomo.
Non sto a ripetere quanto ho già scritto nell’articolo riguardo all’abbattimento dei costi dei sistemi d’accumulo e delle rinnovabili opposti al costante aumento di prezzo del nucleare, aggiungo solo che nel 2021, mentre abbiamo avuto un incremento nell’implementazione di rinnovabili e accumuli, il nucleare nel bilancio tra nuova potenza installata e rimossa ha perso 1,4 GW.
Io è più di un anno che la bado pure troppo Burlini. Un anno per altro in cui tutte le volte in cui ho avanzato problematiche di disponibilità di risorse mi ha sempre riso in faccia, mentre adesso lei contro le rinnovabili diventa improvvisamente un campione dei limiti dello sviluppo. Direi che c’è poco da commentare.
La Ridondanza aveva il giusto significato, legato davvero ai Limiti del sistema naturale, quando l’Economia era davvero la “scienza” della Scarsità. Poi i furbi ne hanno approfittato, apportando solo cosmesi alla “scienza” (che difatti i tonti e i finti tonti continuano a riferire alla Scarsità) e nel frattempo pilotando la Ridondanza a fregarsene sempre più dei Limiti.
Qui siamo.
Poi c’è l’aggravante delle discussioni sul clima, laddove siamo un po’ tutti apparentemente costretti a mettere l’Energia come metro principale, quando in realtà non c’è solo quella. La stessa Natura, non funziona solo per scambi di energia. Ci sono anche vari altri tipi di processi: basti pensare all’autorganizzazione dei sistemi a prescindere dalle energie in gioco.
E’ per questo che non sono chiacchiere, quando qualcuno ci dice di non lambiccarci su ipotetici fabbisogni energetici crescenti… quando ci sarebbero larghi margini di riorganizzazione.
Viceversa, chi sbertuccia ogni invito alla riorganizzazione sostenibile come se essa non tenesse in debito conto la mitica Crescente Scarsità Energetica… in realtà ha a che fare col pensiero magico.
Buongiorno,
premesso che non sono per niente d’accordo con tutto quello che è scritto qui, non per il fatto che credo ciecamente all’avvocato, ma per il motivo che ci sono decine di istituzioni scientifiche mondiali che sostengono la tesi dell’avvocato, in primis il JRC che ha fatto una relazione scientifica di ben 400 pagine, tale relazione è stata commissionata dalla commissione EU che malgrado le vostre proteste sarà sicuramente approvata per includere il nucleare nella finanza della tassonomia sostenibile.
Detto questo sarei comunque curioso di vedere il Dottor Igor Giussani confrontarsi LIVE con il Dottor Luca Romano detto l’Avvocato dell’ Atomo. Penso che l’avvocato non si tirerà indietro e sarebbe bello vedere quanto avete da dirvi per farsi un idea migliore.
Grazie
Non ho letto quel rapporto e ne conosco solo per sommi capi i contenuti, dubito però che possa smentire i fatti che ho esposto nell’articolo (riguardo ai costi attuali del nucleare e del decommissioning, sull’impatto del carbone in Germania prima o dopo il phase out atomico, sull’importanza della concentrazione dell’uranio per determinarne la sostenibilità della filiera atomica, ecc.).
Se l’Avvocato dell’Atomo vuole legittimamente replicare può rispondermi qui sul blog, non c’è bisogno di scontri face to face stile film western. Anzi, affrontare tematiche complesse in stile confronto all’americana è solo un modo per fare spettacolo banalizzando tutto: occorre citare fonti, dati e documenti.
Concordo. In video son bravi tutti a buttarla in caciara. E di confusione su certi temi ce n’è già abbastanza.
Serghei, il fatto che a livello di UE certe decisioni vengano prese solo in base a relazioni scientifiche e non alla volontà dei popoli dell’Unione la dice lunga sulla democraticità della stessa.
La scienza deve dare pareri, ma alla fine dev’essere il popolo sovrano a decidere. Se per esempio ci fosse anche un rischio infinitesimale di incidente, ma il popolo non volesse correre quel rischio, nessuno scienziato può contestare questo.
E invece la volontà del popolo italiano, che si è già espresso contro il nucleare, è completamente ignorata.
Ma poi, anche ammesso che avesse senso parlare di nuove centrali, sarebbe opportuno che si completasse prima lo smantellamento delle vecchie (che paghiamo in bolletta da trent’anni) e si creasse il famoso deposito nazionale delle scorie. Altrimenti la credibilità dei proclami sul “nuovo nucleare” sarà sempre pari a ZERO.
Gaia, purtroppo a entrambi quei referendum ho votato nell’87 e nel 11. Sono stato portato a votare contro il nucleare per ideologia. Nell’87 avevamo appena vissuto la tragedia di Cernobyl per cui il risultato era scontato, vista la forte propaganda che c’è all’epoca. Nel 11 sostanzialmente si votava contro Berlusconi e il famigerato polo Alfano che includeva oltre al nucleare la privatizzazione dell’acqua. Sono stati sicuramente due referendum privi di informazioni e di verità, come dico puramente ideologici, sopra tutto quello del 11.
Oggi la situazione è cambiata, sono passati oltre 10 anni oramai e le cose sono molto diverse da allora. Allora si parlava poco di cambiamento climatico e gli effetti non erano ancora evidenti. In oltre nessuno ci ha informato riguardo i costi dell’energia e tutti problemi economici derivati.
Alla luce della situazione attuale le cose cambiano molto, la gente è stufa di pagare il doppio la corrente elettrica e del gas ogni 2 mesi, senza contare che il prezzo dei carburanti è sempre maggiore. Vedrete che nel giro di pochi anni gli Italiani cambieranno idea, il nucleare è l’unica possibilità che abbiamo di raggiungere gli obbiettivi di riduzione emissioni, se partiamo adesso siamo ancora in tempo per arrivare negli anni 30 pronti con le centrali.
Se invece continuiamo a credere che un miracolo si avvera, allora per usare un eufemismo dico chi vive sperando muore cagando, mi riferisco al fatto che oggi non esistono sistemi per l’accumulo di energia su larga scala (per alimentare una nazione) per accumulare l’energia dal giorno alla notte ne tantomeno da una stagione all’altra.
Vi suggerisco di guardare questo video: https://www.youtube.com/watch?v=dX0_FDxcNlA&t=2341sv dove il professore Giuseppe Zollino docente all’università di Padova vi fa vedere quali sono i vari scenari e cosa succede se si punta al 100% rinnovabile.
Concordo, quanto accaduto a Flamanville e Olkiluoto con un’analogo progetto basato sugli EPR ha dimostrato che tempistiche e costi previsti erano totalmente fuori dalla realtà.
Oggi come allora tra i principali sostenitori del nucleare ci sono la Lega, Forza Italia e altre formazioni di destra che hanno sempre flirtato con il negazionismo climatico.
Cioé un maxi piano atomico per trasformare l’Italia nella Francia in tempi record dove come per magia decine e decine di GW atomici compaioni alla maniera dei funghi a costo zero, nessun rincaro in bolletta per sostenere un simile sforzo titanico. Questo per la serie ‘credere a miracoli che si avverano’.
Con i soldi del recovery found possiamo farlo! Invece di spendere 220 miliardi solo di rinnovabili, penso dovremmo usare parte di quei soldi.
La situazione politica Italiana si trova in una fase di stallo dovuta alla presenza di Draghi. Senza di lui la politica Italiana sarebbe zero, solo litigi e ingovernabilità.
Allora perché non cogliere la palla al balzo e fare qualcosa che unisce la destra con la sinistra? Sarebbe un occasione, anche se la destra non mi piace, comunque un modo di portare avanti una cosa insieme, a maggior ragione un programma nucleare che ha bisogno solo di lunga stabilità negli organi di governo.
Quanti soldi vuole destinare e quanta potenza atomica installata pensa realisticamente di implementare? E in quanto tempo?
Contrordine: i soldi destinati da Draghi alle rinnovabili, idrogeno e mobilità sostenibile con il recoveri fund sono molto meno, circa 25 miliardi https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/04/30/recovery-plan-dai-fondi-per-le-comunita-energetiche-agli-obiettivi-poco-chiari-sulle-rinnovabili-cosa-ce-davvero-per-la-transizione-ecologica-i-dubbi-degli-ambientalisti/6181889/ Con quelli ci fai veramente poco a livello atomico.
Serghei, come ho già scritto sopra per me l’ “unica” possibilità che abbiamo è ridurre in primis gli sprechi, e poi gli enormi, enormi consumi energetici che ormai diamo per scontati. Nessuna tecnologia ci permetterà di mantenere i consumi attuali, per non parlare di allargarli a quei miliardi di persone che stanno iniziando a volerli anche loro e sono parte del motivo per cui le bollette aumentano. E anche se ci fosse una simile tecnologia, i suoi impatti ambientali, come si sta vedendo non solo con il nucleare, ma anche con le rinnovabili man mano che aumentano di scala, faranno impallidire persino i danni da combustibili fossili.
Gaia certo doveroso ridurre gli sprechi migliorare l’efficienza energetica in tutti i settori, per carità va benissimo. Ma l’impatto ambientale ci sarà sempre, la decrescita felice forse la possiamo praticare noi Europei, ma vallo a dire a quelli che invece desiderano raggiungere i nostri livelli di benessere, gli Indiani ad esempio. In oltre non credo che i giovani siano disposti a fare una vita in decrescita. I rischi ci sono sempre, non esiste nessuna attività umana priva di rischi è tutto una scommessa. Per questo credo che dobbiamo tentare, ne va in gioco il futuro dell’umanità, delle generazioni future.
Direi che questo commento conferma come il nucleare venga visto più che altro come strumento per proseguire con il business as usual evitando qualsiasi seria presa di coscienza del problema ecologico (di cui il global warming è il sintomo di una questione molto più vasta). Usiamo l’energia atomica (che per altro è sempre rimasta confinata a una quota marginalissima del fabbisogno di energia primaria globale) e abbiamo lo stesso mondo delle fossili ma più pulito. E poi quelli che credono nei miracoli sono gli altri…
Quanti soldi vuole destinare e quanta potenza atomica installata pensa realisticamente di implementare? E in quanto tempo?
Almeno 25 GW per iniziare potrebbe essere un primo obbiettivo concreto e misurabile, 5/6 centrali di terza generazione con 4/5 reattori cadauna, magari nei siti già presenti.
Altro passo importante creare il deposito nazionale per i rifiuti radioattivi. Successivamente impiego dei reattori SMR, sviluppo ricerca per la 4 generazione, Enrico Fermi sarebbe orgoglioso di noi Italiani. Siamo capaci abbiamo le competenze per farlo. Certo per arrivare a produrre la prima energia ci vorranno almeno 6/7 anni, ma non dobbiamo perdere tempo inutilmente, dobbiamo agire adesso!
Prima di iniziare qualsiasi cosa importantissimo informare il popolo, comunicare con trasparenza, in fin dei conti stiamo in un emergenza come con la pandemia, da ricordare che il cambiamento climatico e l’inquinamento dell’aria provoca ogni anno nel mondo 7 milioni di vittime, più del covid per l’esattezza….
In base al database IAEA-PRIS, tutti i progetti nucleari in cantiere in Europa Occidentale, Europa Orientale (quindi Russia compresa) e americhe ammontano a poco meno di 21 GW. Se poi parliamo di tempistiche ristrette per la decarbonizzazione (da qui al 2040), direi che parlare di sogni ad occhi aperti è un eufemismo.
Non so con quali soldi, dal momento che sarebbero già partiti alcuni centinaia di miliardi di euro. Nel frattempo, se davvero minireattori e fusione raggiungessero uno standard commerciale, noi ci saremmo spremuti come limoni per una tecnologia, il nucleare a fissione, oramai obsoleta.
Tendenzialmente persino in Cina per installare reattori da 1GW o più hanno avuto bisogno di una decina d’anni…
Serghei, una delle poche cose che so sul nucleare italiano è che non si è ancora trovato dove mettere le scorie di prima. In decenni di tempo che ci sono stati. Dove metteremo quelle future?
Questa è una non-argomentazione. Il deposito non ce l’abbiamo per colpa dell’ignoranza delle persone. Solitamente, l’ignoranza va combattuta, per questo motivo, non è un’argomentazione valida.
Ok, finora in tutto il mondo non è esistito un deposito permanente di stoccaggio di scorie e rifiuti di centrali nucleari per colpa dell’ignoranza della gente…
Si deve trovare una soluzione è necessario. Se tutti quanti dicono no da me no (NIMBY) non ne veniamo fuori mai, il deposito serve comunque e va fatto. Che decida lo stato, lo facciano bene e basta, non è possibile dare questa scelta alla gente. Dove verrà fatto sarà riconosciuto un indennizzo che andrà direttamente o indirettamente nelle tasche della gente.
Allora vediamo se riusciranno a fare questo famoso deposito, poi ne riparliamo.
Per legge entro il 31 dicembre di quest’anno verrà scelta la posizione definitiva del deposito definitivo, si metta il cuore in pace.
Se è così contro il deposito, per coerenza dovrebbe rifiutare qualsiasi terapia che prevede il nucleare: PET, radioterapie, etc. Visto che contribuiscono alla generazione del 40% dei rifiuti nucleari nazionali. Ci sta? 😀
Paragonare il plutonio agli ai rifiuti della radioterapia come se avessero la stessa radiotossicità e il medesimo emivita… poi gli ignoranti sono gli altri.
Un paese che in oltre trent’anni non è stato in grado di smantellare quattro (4) centrali fa venire molti dubbi sulla capacità di realizzare in tempi rapidi un deposito nazionale delle scorie, per non parlare di un nuovo piano sul nucleare. È legittimo il sospetto che si tratti di aria fritta, come al solito.
Comunque, oggi leggevo questo:
https://www.open.online/2022/01/13/nucleare-starace-enel-nuove-centrali/
Cito: “… in Slovacchia siamo azionisti di Slovenske Elektrarne che ha iniziato a costruire due nuove unità nel 2008: dovevano essere finite nel 2012 e lo saranno nel 2022, dovevano costare 3,3 miliardi e ne costeranno 6,2. Ed è un caso virtuoso: alla luce di altre esperienze in Europa dovremmo essere contenti di avere solo 10 anni di ritardo e un budget praticamente raddoppiato”, conclude Starace.
Promettente…
Il realtà il decommissioning completo di una centrale nucleare è operazione alquanto complicata e costosa (vedi documentazione indicata nell’articolo). Sono davvero pochi i reattori decomissionati fino a a fare ‘terre verde’, e per lo più erano piccole unità usate a scopi di ricerca.
Quanto al fatto slovacco, si tratta dei reattori 3 e 4 della centrale di Mochovce, due VVER russi (che sulla carta dovrebbero essere relativamente a buon mercato) che insieme fanno circa 0,9 GW di potenza; quindi stiamo parlando di una spesa di più di 6 miliardi a GW, che pure viene giudicata come favorevole. I circa 63 GW costituiti dalle attuali unità francesi in servizio+i due rattori di Fessenheim chiusi nel 2020 (tutta roba della II generazione costruita prima del nuovo millennio; è escluso dal conto il reattore autofertilizzante Superphenix che da solo è costato 12 miliardi)) all’epoca costarono l’equivalente di 96 miliardi di euro odierni (https://it.wikipedia.org/wiki/Energia_nucleare_in_Francia). Direi che ciò dimostra chiaramente quanto sia diventata più costo la tecnologia nucleare dopo la II generazione.
Prima di rispondere almeno legga bene quanto ho scritto. Una ridondanza di due o più volte superiore alla media è necessaria solo per quelle fonti rinnovabili che non sono non programmabili, come appunto l’eolico ed il fotovoltaico che hanno oscillazioni enormi di resa. Non lo dico io, ma gli esperti del settore, nonché la logica ed il buon senso. Decidendo di eliminare la produzione di energia elettrica derivante da combustibili fossili e potendo contare in pratica solo sulla stabilità dell’idroelettrico, cosa succederebbe durante una notte estiva con alta pressione su tutta l’Italia e quindi con quasi totale assenza di vento, e con un picco della domanda per far funzionare i condizionatori. La informo che a differenza di 20-30 anni fa quando il picco della domanda si aveva d’inverno, ora il picco si ha d’estate. Le fonti rinnovabili vanno sicuramente aumentate. Tra i partecipanti a questo blog credo di essere quello che ci ha creduto per primo e che sta producendo più energia elettrica da fotovoltaico. Proprio perché ne conosco le oscillazioni (sicuramente molto meglio di lei) sono convinto che se si vuole giustamente eliminare i combustibili fossili, bisogna abbinarle a fonti energetiche non inquinanti e stabili. O si raddoppia l’idroelettrico (cosa impossibile) o si ricorre al nucleare. I siti esistono già, (le cinque centrali dismesse) e si tratta solo di reimpiantare nuovi impianti più moderni e sicuri. Sarei contento se ci fossero altre soluzioni, ma non ne vedo. E a quanto ho letto, nemmeno lei le conosce e si guarda bene dal proporle. A parte il fotovoltaico lunare!
Il margine di sicurezza (che non si può certo definire ridondanza) delle fonti stabili: centrali a carbone, gas, nucleare, idroelettrico e geotermico, si limita ad un terzo, o al massimo al doppio del carico massimo previsto, in modo da far fronte a manutenzioni, riparazioni, guasti improvvisi o abnormi picchi della domanda. Se serve un terzo o il doppio per le fonti stabili e programmabili, lascio immaginare i margini necessari per quelle aleatorie.
Riguardo il black out del 2003, ieri mattina pur andando a memoria (all’epoca mi informai bene su quanto era successo), ho citato correttamente che a far saltare tutto fu l’interruzione di meno del 10% del carico complessivo e cioè della quota di energia importata dalla Svizzera, che pochi secondi dopo si sommò ad un ulteriore calo di circa il 15% proveniente dalla Francia. In quel momento , nonostante tutta la “ridondanza” di cui accenna, stavamo importando un quarto dell’energia dall’estero e guarda caso, gran parte di questa era prodotta da centrali nucleari poste poco più in là delle Alpi. Ma a voi decrescitari queste ipocrisie vi fanno un baffo!
Nella speranza che possa capirli, le allego questi articoli. I primi due sono anche i primi che compaiono su Google.
https://energycue.it/28-9-2003-storia-blackout/9673/
https://www.ilpost.it/2013/09/28/il-blackout-del-2003-notte-bianca-roma/
https://www.ilgiorno.it/economia/blackout-totale-1.7116347
Gaia: la riduzione del consumo di risorse per unità di prodotto e la riduzione di emissione netta di CO2 (almeno nei paesi più avanzati) è già in atto da tempo. Sicuramente dobbiamo ridurla ulteriormente e per questo ci siamo giustamente impegnati a rinunciare quanto prima ai combustibili fossili. Per non creare sconvolgimenti sociali controproducenti (vedi gilet gialli) il processo deve essere graduale e coinvolgente. Inoltre l’evoluzione tecnologica in senso “green” sta dimostrando quanto l’elettricità stia diventando sempre più importante: vedi sostituzione dei trasporti da motori endotermici a motori elettrici.
Anche volendo e potendo far rimanere i consumi stabili (a mio modesto giudizio, evenienza impossibile) questa elettricità in qualche modo bisogna produrla. E non a singhiozzo e senza produrre ulteriore CO2.
Visto che (quasi) tutti gli altri aggirano bellamente la questione, ti rifaccio la domanda: come riusciresti a produrla in maniera stabile?
Per quanto concerne il black out, ho già risposto nel commento precedente che l’Italia aveva una potenza installata di termoelettrico davvero ‘ridodante’ e avrebbe potuto (e potrebbe ancora) fare
a meno di qualsiasi importazione elettrica, la convenienza è che te la tirano dietro a prezzo stracciato. La informo anche su di una cosa che lei sicuramente non sa, ossia la produzione media
annua delle centrali atomiche italiane (si ricava dal database AIEA PRIS):
Latina: 1,5 TWh
Caorso: 4,6 TWh
Garigliano: 1,75 TWh
Trino Vercellese: 1,43 TWh
Totale: 9,28 TWh
(Per la cronaca, tutti i reattori nucleari italiani complessivamente nella loro vita operativa – ultraventennale nel caso di Latina, Trino e Garigliano – hanno prodotto 90 TWh. Dal 2011 al 2020, he hanno generato rispettivamente 159 l’eolico e 213 il fotovoltaico)
Di queste centrali oggi solo Caorso forse sarebbe ancora attiva (ma oramai vicino a fine servizio, essendo entrata in funzione nel 1978), e i due BWR da 1,9 GW di Montalto di Castro (immaginando condizioni molto favorevoli) produrrebbero circa 14 Twh.
Il solo eolico in Italia, nonostante sia stato realizzato spesso malissimo e il suo fattore di carico sia del 25% quando offshore può raggiungere anche il 50%, nel 2020 ha prodotto 18,7 TWh. Pertanto, numeri alla mano, l’attuale Italia postnucleare è molto più produttiva di quella dell’era atomica e quindi meno a rischio di dipendenza.
E con quali soldi se bisogna realizzare maxi progetti atomici in tempi record come vorrebbe qualcuno?
Grazie ma lo sapevo già! Quello che evidentemente non sa lei è che le centrali termoelettriche, che si raffreddano attingendo acqua da corsi d’acqua, vanno facilmente in crisi durante nei relativi
periodi di secca dei fiumi.
Innanzitutto, le centrali sono ancora in fase di decommissioning e quindi sicuramente lì non le puoi mettere. Quella di Latina, tra l’altro, era dotata di un reattore Magnox moderato a grafite,
quindi con ogni probabilità il luogo non ha le caratteristiche per ospitare un reattore ad acqua leggera (leggasi corso d’acqua con portata adatta per il raffreddamento).
Ma ragioniamo per assurdo che i siti siano tutti ancora validi e che possano ospitare un paio di unità da 1.6 GW (tipo EPR per intenderci): sarebbe un programma atomico pari quasi all’intero
parco nucleare attualmente in cantiere in Europa (Russia ed est compresi), allora le chiedo:
– con quali soldi? Sicuramente si spallano i 100 miliardi (per l’EPR di Flamanville siamo giunti a 19,6 miliardi. Se fosse quello il valore massimo di riferimento, toccheremmo quasi quota 200
miliardi solo di reattori).
– con quali tempistiche? Per realizzare l’impianto di Taishan, che corrisponde a quelli qui prefigurati (2 EPR installati) i cinesi (quindi con la manodopera cinese e le capacità economiche cinesi) hanno avuto bisogno di 9 anni, nonostante gli standard di sicurezza cinesi molto meno pressanti (e infatti una delle unità ha avuto quasi subito un incidente di una certa gravità). All’EPR di Flamanville stanno lavorando dal 2007, quello di Olkiluoto forse viene allacciato alla rete quest’anno dopo 17 anni dall’inizio del cantiere. In tutto il XX secolo, un paese decisamente nuclearista come la Russia è riuscita a impiantare una decina di GW in vent’anni.
– con quali risultati? (qui ragiono in perfetta ottica ‘crescitaria’, ossia la sua): l’attuale fabbisogno elettrico italiano è di 300 TWh circa; immaginando un’operatività dei nostri fantomatici 16 GW atomici di 8.000 ore annue, disporremmo di circa 128 TWh, cioé meno della metà. E immginando un fabbisogno elettrico che aumenta ulteriormente con l’elettrificazione totale e immaginando un quadro ancora più ottimistico di quello dell’articolo, del tipo che basterebbe ‘solo’ un centinaio di TWh in più, sarebbe il 32%. Come andiamo a coprire il restante 41/73%? Ben poco con le rinnovabili, dal momento che non siamo la Cina e imbarcarci in un’avventura atomica titanica significa abbandonare qualsiasi velleità nel campo delle rinnovabili. Bisognerebbe ricorrere ai sistemi di accumulo da lei tanto aborriti, e soprattutto, alle fossili. E anche immginando che l’Italia improvvisamente adotti ritmi produttivi di tipo cinese, 16 GW nucleari in meno di 20 nemmeno nei sogni più rosei li riesce a creare: tutto un periodo in cui andremmo avanti a colpi di fossili, con buona pace degli impegni di decarbonizzazione al 2040.
I suoi ‘semplici ragionamenti’ basati su astrazioni ‘ci vuole produzione continua quindi ci vuole il nucleare’, totalmente decontestualizzati da costi, tempi e necessità ecologiche, basati
sull’idea che vuoi una cosa e questa si crea come per magia… sono fuffa più assoluta con la quale può dimostrare tutto e il contrario di tutto.
Vedo che lei sta strumentalizzando in modo del tutto cialtronesco una cosa che ho detto per farmi passare come uno crede alle favole. La frase in questione è la seguente: “E sui reattori
autofertilizzanti a sali fusi, contrariamente a quello che pensa lei, si investe e si lavora da 50-60 anni, si guardi anche solo Wikipedia. Potrei anche io mettermi a ragionare come lei e dire che i pannelli fotovoltaici attivi di notte (esiste già qualche sorta di propototipo, anche di pannelli anti-solari https://www.wired.it/scienza/energia/2020/02/04/pannelli-anti-solari-notte/)
diventeranno presto uno standard commerciale perché finora sono stati ostacolati dai combustibili fossili e non c’era interesse ecc. Ma siccome non sono fazioso come lei, non lo faccio, perché
conosco bene la diffenza che intercorre tra un progetto di ricerca e uno standard commerciale.” Io non considero mai tali possibilità a cui si sta studianto (pannelli funzionanti la notte) nelle mie ipotesi (anche perché ho non pochi dubbi), mentre lei parla del torio come se si potesse utilizzare nei reattori attuali al posto dell’uranio, invece non esistono ancora unità in grado di
poterla fare. Passi il suo hating e il suo disprezzo ma la diffido nel modo più assoluto di calunniarmi o attribuirmi pensieri non miei.
L’auto elettrica per tutti (compresi i cittadini dei paesi cosiddetti in via di sviluppo, che attualmente in gran parte l’auto non ce l’hanno ma la vogliono) è un’idea impossibile. Impossibile perché non ci sono abbastanza materie prime per costruire tutte quelle auto in tutti i loro componenti e tutti quei parcheggi e tutte quelle batterie e produrre e trasportare tutta quella energia; è anche indesiderabile, perché per quanto mi riguarda l’automobile privata ha rovinato il mondo e io la boicotto. Per cui il problema di come produrre quell’energia lì non me lo pongo.
Dopo aver non solo ridotto gli sprechi ma anche i consumi, fermato la crescita demografica mondiale con metodi non violenti, e fatto una seria redistribuzione delle risorse a partire dalle spaventose ricchezze che hanno accumulato alcuni, potremmo produrre l’energia che ci serve con una combinazione di rinnovabili, quello che ancora si decide di usare dei combustibili fossili (il meno possibile), forse biocarburanti e biomasse (non nel senso di abbattere foreste per fare elettricità ma nel senso di scaldare le case dove è possibile farlo, case meglio isolate e più piccole delle attuali, con la legna raccolta in loco).
Questo io propongo.
Parte delle critiche attorno all’idea di installare nuova potenza nucleare *oggi* di fatto danno ragione a chi diceva “forse è meglio far lavorare i reattori almeno fino a fine vita”, e non spegnerli tutti nel 1990, alcuni mai nemmeno accesi. Insomma in un’ottica di risparmio (di energia, di risorse, di tempo) è stata una follia spegnerli anzitempo. Per esempio la Svizzera sta uscendo dal nucleare (se non cambiano idea, conoscendoli), ma tiene comunque operativi i reattori fino al 2035.
Ho letto tra i commenti “la Francia ha potuto ottenere quei brillanti risultati perché nessuno l’ha imitata”. Mi pare una posizione molto debole, il nucleare ha vissuto decenni di ostracismo semplicemente perché Big Oil era più forte in tutto, niente complotti, ha vinto facile. Ed anche perché ce ne siamo fregati delle emissioni fino a un paio di decenni fa.
Se tutta l’Europa avesse seguito l’esempio francese, probabilmente avremmo un unico sito di stoccaggio scorie europeo, avremmo un know-how più diffuso (perché in Sud Corea o Cina impiegano 4-7 anni a fare una centrale e qui 10+? Perché non ne facciamo da un po’), avremmo anche una popolazione meno spaventata. Soprattutto, avremmo già raggiunto quegli obiettivi giudicati molto difficili del 2030, e quasi quelli del 2050.
Tutte le altre critiche (costa tanto, estrarre uranio ha un impatto ambientale, ci vuole tempo) sono legittime, ma sono figlie di una strategia energetica scriteriata da parte di tutti (Francia inclusa, perché doveva pensare prima che gli impianti vanno sostituiti, dopo 40/60 anni).
Se ci si concentra solo sul nucleare e i suoi problemi, vien da dire “ma ne vale la pena?”
Il punto è che l’alternativa (modello 100% rinnovabili con penetrazione nel mix di aleatorie di molto superiore al proprio capacity factor) non solo non è mai stato attuato nella storia umana, ma già sul piano teorico presenta enormi problemi, a cui spesso nei paper si risponde “un domani esisterà la tecnologia adatta” oppure “per semplicità abbiamo omesso i costi economici”.
Il mondo non funziona così, non è solo questione di “business as usual” – che concordo va ripensato – ma la posizione pro-ambiente è minoritaria, se vuoi renderla maggioritaria ti serve qualcosa che funzioni.
Sempre da un punto di vista pratico, oggi pannelli solari e batterie le fanno a 20000km da qui, ha senso legarci a questo sistema come unica via?
L’atomo non è il silver bullet della crisi climatica, la verità è che nemmeno installando potenza nucleare e rinnovabile come se non ci fosse un domani, ne usciremo. Demonizzare una potenziale e solida soluzione davvero aiuta?
Stefano: “Il punto è che l’alternativa (modello 100% rinnovabili con penetrazione nel mix di aleatorie di molto superiore al proprio capacity factor) non solo non è mai stato attuato nella storia umana” – e secondo te nel 99% della storia umana prima che si cominciassero a usare carbone e petrolio, come abbiamo fatto?
Igor: apprezzo i tuoi sforzi e ti dò ragione più o meno su tutto, ma ti starai rendendo conto anche tu che con certe persone sono inutili!
Ho riportato in un altro commento i dati relativi alle centrali atomiche italiane, che a volte vengono dipinte come fossero state moderni PWR da 1GW con fattori di capacità da 90%, mentre la realtà è abbastanza differente. Comunque il Garigliano era stata già chiusa nel 90, Mentre Trino e Latina risalivano rispettivamente al 1964 e al 1963.
Il nucleare vive il periodo di massimo fervore negli anni 60 quando il petrolio vale circa 20 dollari di oggi al barile, Hubbert il primo grande teorico del picco del petrolio che immaginava una società completamente nuclearizzata e lavorava per la Shell. Inoltre il petrolio si utilizza per lo più per combustibili liquidi per autoveicoli, navi e aerei, il suo impiego nella produzione elettrica è sempre stato molto ridotto. Quando con la crisi del 73 il petrolio nel settore elettrico viene del tutto marginalizzato, il virgulto nucleare non riesce a prenderne il posto e arriva l’espansione di carbone e gas. Complotti delle industrie di carbone e gas? Anche quando aziende quali General Electric e Westinghouse (o Eni per quanto concerne l’Italia) sono attivi anche nel settore atomico? Complotto delle corporation anche in URSS?
Per la prima parte del commento, basta immaginarsi quale sarebbe stato l’effetto del consumo di uranio sulle riserve se i consumi fossero stati 6 o 7 volte quelli attuali…
Se tutta l’Europa avesse seguito l’esempio francese probabilmente dovremmo fare a pezzi le alpi per estrarre uranio dal granito o roba simile. I ritardi nella costruzione degli EPR di Flamanville e Olkiluoto sono targati EDF-Areva, ossia quella che era e rimane una delle massime autorità in campo atomico. E le ragioni delle ‘lungaggini’ sono questioni di sicurezza che, si direbbe, in Cina e Corea, sono meno prese in considerazione. Anche la nuova centrale finlandese che dovrebbe sorgere con tecnologia russa ha subito ritardi di costruzione perché quel tipo di reattori non ottemperava ad alcuni requisti finnici.
Concordo sul fatto che non sia una buona tattica anche perché abbiamo proprio l’esempio storico del nucleare (andate a vedere che cosa si pensava negli anni 60 su reattori autofertilizzanti, torio, fusione, gestione scorie ecc)
Neanche dire a chi argomenta la propria posizione citando dati e fonti che sta facendo demonizzazione aiuta granché. Il problema grosso l’ho riportato alla fine: la tempistica con cui si deve intervenire sul riscaldamento globale e le possibilità economiche di paesi diversi dalla Cina, come quelli europei.
“dovremmo fare a pezzi le alpi per estrarre uranio dal granito o roba simile” – non dirlo neanche per scherzo, noi umani siamo capacissimi di distruggere i posti più belli del mondo perché dentro c’è qualcosa che ci torna utile…
Se come dice Stefano l’Europa avesse seguito l’esempio francese i consumi elettrici europei sarebbero pari di fatto all’intera produzione atomica attuale, quindi se non proprio a quel livello non ci saremmo tanto lontani…
Agli autori: avete mai pensato di scrivere qualcosa sull’idroelettrico? Da molti anni sono convinta che sia infinitamente peggiore di come viene descritto per gli impatti sull’ambiente, sugli ecosistemi e sulle comunità… paradossalmente, noi in Italia non abbiamo mai avuto un disastro nucleare (anche se ci è arrivato quello di Chernobyl), ma un disastro idroelettrico sì.
Adesso in America e, a quanto leggo, anche in Norvegia, stanno iniziando ad abbattere le dighe (es. https://www.theguardian.com/environment/2022/jan/14/norwegians-blow-up-hydro-dam-restore-river-fish-health-aoe)
Il disastro del Vajont è abbastanza particolare perché dovuto alle intenzioni criminali dell’azienda proprietaria dell’invaso di venderlo allo stato al maggior prezzo possibile. In Europa le prospettive per i grandi invasi sono finite da tempo, i mini-sbarramenti che in molti vorrebbero installare in ogni dove (quando già non sia stato fatto) sono roba che spesso produce meno energia di quella impiegata per costruirla.
In Africa e Asia è un’altra storia, la diga che vogliono realizzare gli etiopi sul Nilo Azzurro (con la collaborazione della nostra Salini-Impregilo), oltre a modificare la portata del fiume con conseguenze disastrose sui tanti popoli che attingono da quelle acque, provocherebbe un esodo di massa di qualche milione di persone e quasi sicuramente un conflitto nella regione. La maxi diga cinese sullo Yarlung Zangbo, in Tibet, produrrebbe disastri quasi analoghi.
Sul piano ecologico, in generale è difficile che le maxi-cose siano positive per la biosfera.
Avevo deciso di lasciar perdere, ma gli ultimi interventi sull’idroelettrico mi hanno costretto a ripensarci. Avendo lavorato per molti anni in vari PVS, so bene cosa comporti non avere l’elettricità. E’ comodo ed ipocrita da parte di chi è abituato da sempre al semplice gesto di toccare un interruttore ed avere la garanzia di energia elettrica per la luce, il frigo, la lavatrice, la tele, il cellulare, il computer, il trapano, il ferro da stiro, il rubinetto, ecc. ecc., e poi permettersi di pontificare sull’inutilità-dannosità delle dighe. Vorrei però vedere Gaia, se fossero ora costretti a farsi vari km per andare a prendere l’acqua da una qualche sorgente o pozza distante km e poi tornare a casa e usarla per lavare a mano. E ovviamente scaldando l’acqua bruciando solo sterco di vacca secco perché tutta la legna nel raggio di km è già stata tutta tagliata e bruciata. Igor no, lui è un uomo e come tale godrebbe dei privilegi che queste situazioni di miseria comportano, restando all’ombra a chiacchierare con altri uomini.
Certo, anche le dighe, come qualunque attività umana, (anche solo per il fatto di essere vivi ed in tanti) hanno un impatto sull’ambiente, ma bisogna anche decidere su quale soluzione sia la meno peggio.
A queste vispe terese giova ricordare che quasi la metà dell’elettricità nostrana da fonti rinnovabili è fornita dall’idroelettrico e che fino ad ora la forma migliore per conservare energia è stato il sistema di ripompare l’acqua nell’invaso a monte della diga. Senza dighe, verrebbe dunque a mancare anche questa forma di “riciclaggio” energetico.
Visto che Igor l’ha tirato in ballo, avrei molto da dire anche sul mini e microidroelettrico. Tanti anni fa ho censito tutti i mulini ed i salti d’acqua della mia zona, caratterizzata da fiumi con flusso costante: es il Mincio, il Tione, Tartaro o le decine di corsi d’acqua risultanti dalle centinaia di risorgive scavate nel XVI, XVII e XVIII secolo nelle nostre campagne. Un ingegnere di Lodi, con un’azienda specializzata nel microidraulico (ha creato impianti anche lungo i salti d’acqua delle condotte che portano l’acqua potabile dalle sorgenti ai paesini di montagna) venne a saperlo e mi chiese informazioni. Sulla base di queste creò vari impianti anche ristrutturando le vecchie ruote in legno o in ferro, che invece di far muovere come un tempo le macine, ora fanno girare un generatore di corrente nascosto alla vista. In altri casi sono state ristrutturate vecchie piccole centrali idroelettriche abbandonate. Una visibilissima anche dalla strada si trova sulla riva destra del Mincio in località Torre, frazione di Goito. Il BEP (l’ammortamento) è di soli 3-4 anni, e cioè meno della metà rispetto all’eolico e fotovoltaico. Faccio notare che a differenza di queste due fonti aleatorie e non programmabili (1200-2000-2500 ore l’anno al massimo) , il mini e microidroelettrico producono elettricità per almeno 8000 ore l’anno e contribuiscono a garantire stabilità della rete.
A questo punto resta da chiedersi e chiedere ai decrescitari cosa propongono per il futuro: niente fossili, niente dighe, niente nucleare, ed eolico e fotovoltaico solo a casa di altri e prodotto in maniera autarchica senza utilizzo di materie prime. Meno male che il loro partito di riferimento è imploso sotto il peso di innumerevoli giravolte, ambiguità ed assurdità. Per dire, dopo aver predicato per anni contro tutto (TAV; TAP; proposto di sostituire l’acciaio di Taranto con le cozze, ecc) ed essersi rimangiato tutto, ora è proprio un loro esponente al governo a proporre il nucleare.
In effetti, se doveva strafregarsene delle osservazioni argomentate che le sono state mosse per uscirsene per lo più con contumelie (strategia per altro abbastanza tipica da parte sua) poteva anche lasciar perdere. Per inciso, in questo blog c’è Jacopo Simonetta che ha lavorato molti anni nei paesi in via di sviluppo, Manuel Castelletti che collabora per DFSN ci lavora ancora (e quando faceva reportage dal Congo usava uno pseudonimo per ragioni di sicurezza, cosa non insensata visto quello che è successo poi al nostro povero ambasciatore)… questo per quanto concerne le ‘vispe terese’.
La sua difesa delle maxidighe come quella sul Nilo Azzurro invece è abbastanza tragicomica, perché di fatto servono quasi solo a portare elettricità ai ‘cittadini’ dal lei tanto odiati, in compenso distruggono la vita degli agricoltori locali e ne decretano di fatto una vera e propria deportazione.
Igor ha tirato in ballo solo il mini-idrolettrico. Se lei fosse l’esperto di sostenibilità che dice di essere in certi libri, saprebbe che quel conta realmente è il bilancio energetico complessivo (cosa che inutilmente ho sempre cercato di farle presente anche quando si parla di agricoltura). I mini-sbarramenti alpini da questo punto di vista possono aver un qualche senso, anche se con il riscaldamento globale e la costante diminuzione dell’innevamento sulle cime ho più di qualche dubbio sulla loro efficienza, di certo non è sensato crearne ora basandosi sui dati delle precipitazioni del passato. Quelli che sono stati realizzati sugli appennini, invece, sono in gran parte opera di speculazione senza reale motivazione.
Lei è fissato con il voler collegare il movimento con la decrescita con il M5S quando il divorzio tra Grillo e Pallante è avvenuto 10 dieci anni fa, ma amen, tanto lei andrebbe avanti lo stesso con questa tiritera.
Immagino che se dicessi che la tecnologia nucleare civile può essere impiegata per creare ordigni bellici, lei mi risponderebbe che una tecnica non ha responsabilità ma questa ricade su chi la usa. Immagino che anche in questo caso il fenomeno che denuncia vada segnalato ma che ciò non possa di per sé rappresentare una condanna delle rinnovabili.
Non voglio certo sminuire l’importanza e gli innumerevoli vantaggi dell’eolico e fotovoltaico, ma dalle mie lunghe esperienze nei PVS, ne ho purtroppo constatato anche alcuni svantaggi sconosciuti ai più. Potendo usufruire di fonti energetiche proprie, in molte aree del mondo si sta verificando un’espansione di popolamento umano anche in aree che precedentemente erano rimaste “vergini” perché troppo distanti da strade ed elettricità. Per esempio comunità di cercatori d’oro, di pietre preziose, di predatori di legni esotici pregiati, ecc, avendo nuove comodità, si stanno espandendo e moltiplicando ovunque. Anche in paesi sviluppati, certe aree montane o costiere, prima inaccessibili e/o invivibili, sono ora invase da nuove abitazioni autonome da parte di superricchi. Con tutte le conseguenze del caso.
Purtroppo non ho ricette per contrastare questo fenomeno, se non farlo conoscere.
Igor, se mai ti capiterà di fare un giro in Friuli, ti invito a vedere come l’idroelettrico (e il prelievo per altri usi) ha ridotto la Carnia, il Tagliamento, il “re dei fiumi alpini”, e il lago di Cavazzo. In poche parole: corsi d’acqua, dai limpidi ruscelli ai fiumi maestosi, seccati, ecosistemi devastati, pesca e turismo scomparsi, montagne bucate, laghi infangati, mulini ed economie connesse scomparsi, villaggi sommersi, colate enormi di cemento, corso e fluire dei sedimenti alterato… e tutto questo per i profitti delle fabbriche di pianura e delle aziende private in gran parte di fuori regione.
L’idroelettrico è una gran brutta bestia, e non se ne parla per un misto di ignoranza, classismo e convenienza. Probabilmente non siamo pronti a farne a meno del tutto, ma non è meglio del petrolio.
Franco, non ci sono decrescitari al governo, purtroppo. Se vieni a vedere come vivo, ti renderai conto di quanta poca energia consumo. Purtroppo questo modo di vivere è fortemente disincentivato dalle politiche economiche, infrastrutturali e fiscali che premiano chi consuma molto (in infiniti modi che non elenco qui) e penalizzano chi utilizza forza umana, animale e risorse locali. Il poco idroelettrico prodotto in questa valle non ci è di nessuna utilità; per dirne una, quando dopo Vaia c’è stato un lunghissimo black out, per cui siamo rimasti isolati per molte settimane, l’energia idroelettrica ha continuato ad essere venduta in rete, e i paesi erano riforniti da generatori a gasolio (credo, cmq un combustibile) che ogni tanto si svuotavano o spegnevano.
Non dappertutto, ma in molti luoghi, l’idroelettrico è servito alle pianure e all’industria, non alle montagne e ai suoi abitanti, che anzi ne hanno fatto le spese. Per quanto riguarda il mini idroelettrico, questi piccoli mulini di cui parli non sono quasi mai la forma in cui si manifesta; si tratta invece di dighe dal fortissimo impatto ambientale e scarsissima e intermittente produzione energetica, rese convenienti solo dagli incentivi. Infatti, tolti gli incentivi, il progetto locale si è fermato, almeno per ora.
Potevo anche capire l’assurdità continuamente ripetuta dalla propaganda che la produzione di cibi di origine animale necessiti un “consumo” maggiore di acqua rispetto agli alimenti vegetali, ma non pensavo che anche l’acqua che entra ed esce da una turbina idroelettrica venisse “consumata”.
Mi piacerebbe sapere dove andrebbe (o è andata) a finire. Nei PVS africani, asiatici e sudamericani sono soprattutto le campagne che hanno bisogno di elettricità. Le città, più o meno ce l’hanno già. I contadini ne hanno bisogno per pompare l’acqua (una pompa elettrica oltre a costare meno di una a gasolio o benzina, è più efficiente (la puoi calare giù nel pozzo, per cui ha una prevalenza maggiore) e mi risulta essere anche meno inquinante. L’elettricità nelle campagne consente anche una migliore conservazione del cibo prodotto e riduce quindi di molto gli sprechi alimentari. Ma evidentemente queste cose interessano poco.
Mi rimane anche la curiosità di sapere quale sarebbe dunque la fonte energetica ideale per realizzare entro i prossimi 20 anni, la tanto ambita riconversione energetica, visto che idroelettrico, gas, carbone, petrolio e nucleare sono tabù. Vedendo i grafici degli ultimi 5-6 anni chiunque può rendersi conto che l’incremento dell’eolico e fotovoltaico, dopo l’impennata degli anni precedenti dovuta ai sostanziosi incentivi diretti, si è praticamente appiattito. Un minimo di aumento continua solo grazie a quegli incentivi indiretti per i vari bonus dell’edilizia: il superbonus 110% di cui usufruisce soprattutto la fascia più ricca della popolazione, oppure altri incentivi: se copri il tetto con moduli fotovoltaici, puoi aumentare la cubatura del 25 o 35%. E questo nonostante i costi di un impianto fotovoltaico si siano oramai ridotti a quasi un terzo rispetto a soli 10-12 anni fa. Lo stesso per l’eolico. Dopo l’incremento degli anni scorsi che ha visto piazzare generatori su tutti i siti più favorevoli (più dell’80% nelle regioni del sud ed isole e solo l’1% al Nord) ) e generato profitti enormi agli investitori (spesso di dubbia moralità), ora gli investimenti ristagnano. Per anni l’eolico è stato l’investimento più sicuro, perché gli incentivi per cui il kwh prodotto era pagato il doppio o il triplo del prezzo normale erano garantiti dallo Stato. Hai dunque voglia a sperare di decrescere (processo già in atto da anni) ulteriormente nei consumi.
Gaia: non so in che valle vivi, ma da quanto ne so nelle valli colpite da Vaia, l’elettricità è mancata a lungo perché oltre agli alberi sono state abbattute anche molte linee elettriche locali (spesso tranciate proprio dai tronchi scagliati dalla forza del vento a grande distanza) ed inoltre molti invasi sono stati ostruiti da una massa enorme di detriti e per non mettere a rischio le turbine, le condotte sono state chiuse. Fenomeni violenti come Vaia, a mio giudizio dovrebbero incentivare risposte rapide perché non si ripetano e non tergiversare sperando che siano solo i privati cittadini ad investire nelle rinnovabili oppure che tutti si rassegnino (o abbiano la stessa possibilità che hai tu) a calare drasticamente i consumi.
Sa com’è, la realizzazione di un maxi invaso altera profomndamente la portata di un fiume, per cui non serve fare sparire l’acqua per fare disastri. Soprattutto, apre la possibilità che nei periodi di secca gli etiopi possano tagliare i flussi d’acqua per mantenerlo pieno come riserva, con conseguenza devastanti per sudanesi ed egiziani. (qui una fonte tra tante riguardanti i dissi in corso tra le tre nazioni https://www.lindipendente.online/2021/04/07/una-nuova-enorme-diga-sul-nilo-mette-a-rischio-la-pace-in-africa-occidentale/ )
Peccato che le élite che cominciano a imitare stili di vita occidentali stiano in città e che contino decisamente più dei contadini…
Decisamente, ma non a me, bensì a chi commissiona questi progetti faraonici.
Pare che sia tabù anche sapere la sua replica alle mie constatazioni argomentate sul piano energetico da lei ipotizzato usando i vecchi cinque siti nucleari ecc. Non mi ha tirato fuori neppure un suo amico questa volta! Che poi è questa la differenza tra discussione costruttiva tra posizioni diverse e hating: invece di una risponsta di merito, ha preferito dirottare la sua attenzione sull’idroelettrico per le sue contumelie (“gente che dice no a tutto”, “vispe terese”, ecc”).
Lei va avanti a portare avanti la propaganda secondo cui le rinnovabili sono incentivate dallo stato mentre le altri fonti starebbero sul mercato con le loro gambe, cosa che, soprattutto per quanto concerne il nucleare, è davvero ridicola. Il fatto stesso che l’attuale presidente di EDF voglia scorporare l’azienda in ‘EDF verde’ quotata sul mercato con le rinnovabili ed ‘Edf bleu’ con il nucleare saldamente in mano statale parla da solo.
Tra l’altro, se davvero per lei fossero tanto fondamentali le serie storiche della potenza installata per esprimere giudizi di opportunità, il nucleare non lo citerebbe neanche di striscio, essendo il suo trend di crescita già andato in crisi 40 anni fa, prima di Chernobyl. Nonostante i numerosi progetti in cantiere nei paesi emergenti dall’inizio del nuovo millenio a oggi, nel 2021 il saldo tra potenza atomica installata e rimossa è stato di -1,5 GW. Certo, se uno fa come lei che analizza ‘realisticamente’ le rinnovabili mentre il nucleare lo tratta come se fosse a costo zero e spuntasse alla maniera dei funghi nel bosco…
Non c’è dubbio che un supporto dello stato sia necessario nella transizione energetica, quindi diverso dallo ‘spalma incentivi’ di Renzi e simili che l’hanno sicuramente danneggiata. Così come non c’è dubbio che le rinnovabili abbiano limiti intrinseci che prevedono di rivedere tutto il funzionamento della società, non si può quindi riproporre il business as usual.
Ma le rinnovabili rappresentano l’unica possibilità per una rapida decarbonizzazione, come testimonia l’esempio tedesco ma anche quello cinese. Ha senso per chi dispone di reattori nucleari farne finire il periodo di vita operativa previsto (e se gli investimenti non sono troppo onerosi anche per allungarlo in sicurezza, se possibile) ma costruirne ex novo significa rimanere vincolati alle fossili per decenni e non ottemperare alle esigenze per contrastare la crisi climatica. Al di là dell’Italia, i dati dell’IRENE nel mondo confermano una crescita costante delle rinnovabili di ogni tipologia (https://www.irena.org/publications/2021/March/Renewable-Capacity-Statistics-2021)
I sistemi di accumulo sono un tassello fondamentale per le rinnovabili, anche in questo caso sarebbe bene investire in ricerca per trovare alternative ai sistemi già esistenti quali pompaggi idroelettrici e batterie al litio, invece che disperdere risorse in chimere come la fusione (che però, se davvero diventasse un progetto industriale con tanto di standard commerciale, renderebbe immediatamente obsoleto tutti gli eventuali investimenti nel nucleare a fissione). Tra l’altro, come vanamente sto cercando di spiegarle da giorni, anche i suoi piani basati sul nucleare necessiterebbero di sistemi di accumulo per far fronte ai picchi di potenza non più supportati dalle fossili.
Franco, non ho detto che l’idroelettrico è tabù, solo che è molto peggio di come viene descritto. Tutte le fonti di energia fanno danni a livello ambientale, si tratta di trovare una combinazione con il minore impatto possibile *in un contesto di riduzione complessiva dei consumi*.
L’acqua utilizzata per l’idroelettrico sparisce in cose come tubi sotterranei o gallerie nelle montagne, qui almeno. Per quello poi gli alvei sono secchi dove prima scorrevano i fiumi. L’acqua in circolazione sul pianeta più o meno è quella, ma questo non significa che non ci siano problemi di acqua! Sottraendola agli ecosistemi, si danneggiano per l’appunto questi ecosistemi (e quindi anche la pesca ed eventualmente il turismo), si altera il microclima locale, e si cambia la qualità dell’acqua che diventa più fredda, ad esempio, più sporca, più ferma… quindi anche se l’acqua presa qui rispunta poi lì, a livello di flusso cambia tutto.
Riguardo alla riduzione dei consumi, per la maggior parte della gente non è un lusso ma il contrario, una necessità. Se il governo la smettesse di incentivare i consumi con infiniti bonus e soldi alle aziende, sarebbe anche meglio.
A me risulta che sia stato lei a tirare in ballo l’idroelettrico e poi avere la faccia tosta di scrivere che sia stato invece io a citarlo per sviare il discorso. Ma tant’è. Oramai ci sono abituato.
Vista la mancanza di fonti energetiche fossili proprie, nonché l’impossibilità dell’energia nucleare ed avendo a disposizione solo dei fiumi che scorrono tra alte e strette vallate, ci spieghi cosa avrebbe dovuto fare un paese povero come l’Etiopia per produrre energia elettrica? Ah, dimenticavo: noi che già abbiamo molto, possiamo-dobbiamo decrescere. Quelli che non hanno niente devono invece stare fermi e zitti per non importunarci! E, ça va sans dire, per il loro bene!
Del trend stabile o calante dell’installazione di nuovi impianti fotovoltaici me ne sono accorto da solo osservando i tetti delle case. Poi mi è stato confermato dal tecnico che sta installando un nuovo impianto sul tetto di una nostra casa in fase di ristrutturazione. Lo stesso che aveva installato altri nostri impianti una quindicina di anni fa. Per sicurezza poco fa ho scorso Internet e i primi link che ho trovato sono questi. https://download.terna.it/terna/Evoluzione_Rinnovabile_8d940b10dc3be39.pdf
https://www.qualenergia.it/articoli/domanda-elettrica-piu-bassa-da-20-anni-ma-rinnovabili-a-passo-lumaca/
Tale spiacevole trend, conferma che il primum movens dei privati più che l’ambiente è il guadagno. E dato che le strutture dell’eolico e fotovoltaico sono quasi tutti realizzate su tetti e/o terreni di privati cittadini, non credo ci voglia molta perspicacia per capire che sono appunto gli investitori privati da convincere. Lo Stato, in pratica delega la soluzione di un grosso ed impellente problema pubblico, alla buona volontà dei privati cittadini. Fino ad ora ha ottenuto dei risultati (discreti, ma evidentemente insufficienti) grazie ad un consistente travaso di denaro pubblico verso le tasche di speculatori italiani, sia verso la Cina, che ora detiene il monopolio dei moduli. Pur riconoscendo il merito di aver fatto abbassare di molto i costi, ha però fatto aumentare di molto le bollette, e non è detto che sarà tollerato anche in futuro. In ogni caso anche prevedendo una crescita doppia o tripla rispetto all’attuale, l’eolico e il fotovoltaico non riusciranno entro venti anni (tenendo conto della necessità della ridondanza) a centrare in tempo l’obiettivo di sostituire il grosso buco energetico lasciato dall’abbandono di fossili e nucleare.
Faccio notare che quest’ultimo sarebbe invece un investimento fatto direttamente e su proprietà dello Stato. E visto che da anni usufruiamo di energia nucleare sia da Est che da Ovest (da centrali situate a poche decine di km dal confine, le decisioni e il consistente investimento dovrebbe essere comunitario e non nazionale. La rete elettrica, oramai è sovranazionale. A spanne, dal solo risparmio per minori quantità di combustibili fossili acquistati, dovrebbero saltare fuori parecchie decine di miliardi da investire in questo settore.
Un altro aspetto che lei non considera è che la tecnologia della fissione nucleare è rimasta fortemente trascurata negli ultimi 30-40 anni, per cui tutti i nuovi impianti di terza generazione sono in pratica solo dei prototipi, con tutte le incertezze-sbagli-rifacimenti-ritardi e soprattutto maggiori costi del caso. Non ci vuole molto per capire come i prototipi di un nuovo modello di aereo, razzo, satellite, o altre attrezzature particolarmente complicate, abbiano dei costi ed imprevisti enormemente più elevati, rispetto ai modelli definitivi. Se si passasse alla successiva fase (con le esperienze accumulate) di regime, i costi ed i tempi di realizzazione sarebbero minori. L’amico ingegnere, che molti anni fa si occupò indirettamente di nucleare, mi disse che tutti i suoi colleghi italiani, formatisi negli anni ‘70 in questa specializzazione, hanno dovuto occuparsi d’altro, eccetto uno (oramai in pensione) che si è occupato dei due piccoli reattori (tuttora funzionanti) della Casaccia, vicino a Roma.
L’idroelettrico lo ha tirato in ballo Gaia, a lei ho fornito una lunga e dettagliata risposta sul perché la sua idea di piano energetico nucleare faceva acqua su tanti versanti. Comunque lei può anche non ‘abituarsi a nula’, a meno che non si sia stato il dottore o un giudice a imporle di seguire i miei blog.
Esistono solo i maxi sbarramenti? Eppure di micro e mini idrolettrico ha parlato lei! Le ho linkato un articolo dove si spiegano le ragioni per cui Egitto e Sudan contestano l’opera e adesso lei come al solito usa questo argomento solo per fare della polemica becera. Siccome neanche a me dottori o giduici hanno costretto di sorbirmi certi comportamenti cialtroneschi, comincerò seriamente a tenere conto dell’opportunità di replicare a certe scempiaggini.
Per l’Italia sono stato io stesso a segnalare il male procurato dal decreto ‘spalma incentivi’ e altri provvedimenti simili. E come si evince dal report Irena che ho linkato, si tratta di una tendenza in contrasto con la crescita delle rinnovabili nel resto del mondo. Il problema è che in Italia non è stata condotta una politica stile Energiewende tedesca, dove efficientamente e implementazione delle rinnovabili sono procedute di pari passo. In Italia è stato lasciato tutto molto più al caso e all’improvvisazione (e alla speculazione, qui concordo) e si è sottovalutato il potenziale dell’eolico off shore. E nonostante questo, abbiamo messo insieme una produzione da rinnovabili pari a quella di 3-4 reattori atomici in una decina d’anni. Non sorprende che i tedeschi facendo le cose per bene siano arrivati a 180 TWh dopo dieci anni, facendo meglio dei migliori picchi produttivi dell’atomo.
Tale spiacevole trend ITALIANO però sarebbe presentato come un successo incredibile se fosse applicato al nucleare. Nucleare che non ha passo di lumaca ma di gambero, visto che la potenza installata nel mondo è addirittura diminuita nel 2021.
I dati di Terna più recenti ( https://www.terna.it/it/sistema-elettrico/statistiche/pubblicazioni-statistiche ) dicono che le importazioni si sono ridotte del 10% e che l’Italia dispone ancora di una potenza installata del tutto smisurata rispetto alle proprie esigenze (119,1 GW contro un picco storico più elevato mai rilevato di 60 GW). Anche immaginando che i 32 TWh che importiamo (saldo tra import ed export) fossero tutti nucleari (cosa impossibile) si tratta di un’importazione di mera convenienza perché ce la tirano dietro pur di non dissiparla inutilmente, mentre l’equivalente prodotto da energia atomica richiederebbe un costo di 20 e più miliardi. Tra l’altro, anche se disponessimo di centrali nucleari, è molto probabile che questa energia la importeremmo ugualmente tanto è conveniente piuttosto che produrla a casa nostra con qualsiasi tipo di fonte: quindi cosa facciamo, spendiamo palate di miliardi solo per non ‘essere più ipocriti’, come dice lei? Tra l’altro, se davvero come dice lei bisogna intendere il sistema elettrico a livello sovranazionale invece che europeo, non è del tutto sensato che la Francia o altri esportino le loro eccedenze produttive invece di buttarle via?
Inoltre, un piano nucleare oggi avrebbe le stesse fattezze di quello del 2011: comprare licenze dall’estero con lo stato che garantisce alcune imprese private (penso ad Ansaldo in primis, come nel 2011), non sarebbe certo un progetto 100% statale stile Cina. In ogni caso, nulla escluderebbe anche all’Italia di avviare un progetto dove il ruolo dello stato sia più attivo, come avvenuto in Germania.
Moduli fotovoltaici sono costruiti in varie parti del mondo, il ‘monopolio’ cinese riguarda semplicemente il fatto che le principali attività manifatturiere sono state delocalizzate lì. In Italia abbiamo svariate aziende che producono moduli (mi vengono in mente Sunerg Solar, Solsonica, PS Istem, V-Energy). Sul nucleare dovremmo invece appoggiarci completamente all’estero.
Qualsiasi risparmio sui combustibili avverrebbe DOPO l’implementazione del progetto, non certo PRIMA. E come al solito lei ragione con le rinnovabili che si devono pagare mentro il nucleare cose fosse gratis: ovviamente non è così e una parte dei soldi sarebbe sicuramente prelevata dalla bollette, perché il denaro non è cresce sugli alberi.
La tecnologia a fissione è rimasta trascurata in Italia ma non certo nel resto del mondo, in particolare in Francia e Russia la ricerca è andata avanti con passi avanti obiettivamente significativu. I reattori di III generazione non sono certo prototipi (se lo dicesse chiunque altro sarebbe accusato di fare propagana antinuclearista!!!), sono anzi uno standard commerciale che ha rappresentato la quasi totalità dei nuovi investimenti nucleari degli ultimi 15 anni. Anche perché, concettualmente, a parte per il fatto di poter utilizzare alcune di queste il MOX come combustibile, non stiamo parlando di particolari innovazioni concettuali rispetto alla II generazione.
Gli alti costi si devono alla necessità di adeguarsi a standard di sicurezza sempre crescenti, causa problematiche sottovalutate in origine: a differenza delle altre fonti, l’atomo parla di costi crescenti dalla prima generazione di unità a oggi. A livello pratico, andare sotto i 9-10 anni a reattore di tempi di costruzioni della Cina mi sembra francamente impossibile. E trovo molto significativo che la Cina, partita con ambizioni nucleari addirittura maggiori delle pur notevoli realizzazioni, alla fine abbia deciso di optare per piani energetici dove siano preponderanti le rinnovabili non-idroelettriche rispetto all’atomo.
In ogni caso, la Cina con il dinamisco economico cinese, la manodopera cinese e l’autoritarismo cinese ha realizzato in 20 anni un po’ meno di 50 GW, CONSUMANDO QUANTITATIVI DI ENERGIA FOSSILE A PROFUSIONE, superiori a tutta l’energia nucleare del mondo (vedi qua https://www.iea.org/data-and-statistics/data-browser?country=CHINAREG&fuel=Electricity%20and%20heat&indicator=ElecGenByFuel). Va bene credere ai miracoli, ma pensare che l’Europa possa fare qualcosa di simile per di più in un contesto di crescente decarbonizzazione (altrimenti non serve a nulla contro la crisi climatica) è pura follia.
Ci sono poi due cul di sac dai quali secondo me non si esce proprio:
1) se avvenisse un rinascimento su scala globale del nucleare a fissione con questo che improvvisamente aumenta il suo appporto di 4 o 5 volte rispetto ad ora, disponiamo della quantità di uranio sufficiente per estrarlo IN CONDIZIONI DI SOSTENIBILITA’? (vedi paragrafo dedicato dell’articolo)
2) se invece, come lei ritiene probabile, la tecnologia nucleare facessi grandi progressi nel campo della quarta generazione e della fusione per cui tra 15-20 diventerebbero standard commerciali, che senso avrebbe vincolarsi mani e piedi a una tecnologia nucleare oramai obsoleta?
A proposito di Etiopia, contadini e maxi dighe, consiglio questo articolo https://frontierenews.it/2013/01/etiopia-il-massacro-dei-contadini-contro-la-diga-delle-multinazionali-italiane/ che tratta delle violenze subite dalle popolazioni contadine locali per la loro opposizione al progetto della diga Gibe III sul fiume Omo, un progetto in confronto meno impattante per ambiente e popolazione rispetto a quella sul Nilo.
In Etiopia il 95% della popolazione cittadina è allacciata alla rete elettrica, contro il 32 della rurale (https://www.usaid.gov/powerafrica/ethiopia) in compenso con gli i maxi sbarramenti, malgrado una parte consistente di popolazione senza corrente, il governo fa affari esportando elettricità ad altri paesi (https://ethiopianmonitor.com/2021/08/06/ethiopia-earns-over-90-5-million-from-power-export-to-neighboring-countries/).
Ovviamente, energie rinnovabili decentrate come fotovoltaico ed eolico aiuterebbero le comunità rurali: ebbene, stando ai dati IRENA (https://www.irena.org/-/media/Files/IRENA/Agency/Publication/2021/Apr/IRENA_RE_Capacity_Statistics_2021.pdf), lo sviluppo dell’eolico si è interrotto nel 2015, quando era quasi quadruplicato passando dal 81 a 324 MW in 5 anni; la potenza fotovoltaica installata si è fermata alla miseria di 20 MW, con paesi limitrofi non certo messi meglio dell’Etiopia quali Eritrea e addirittura Somalia capaci di fare meglio (rispettivamente 22 e 23 MW).
In Kenya, con 336 MW di eolico e 106 MW di fotovoltaico, guarda un po’ è il 65,7% della popolazione rurale ad avere accesso all’elettricità, cioé più del doppio rispetto al dato etiope (https://www.usaid.gov/powerafrica/kenya)! In Kenya, per la cronaca abbiamo secondo i dati Irena un contributo molto minore dell’idrolettrico (837 MW contro più di 4071 MW etiopi)
Visto che il sig Burlini è sempre stato molto sensibile alle contese ‘cittadini vs contadini’, direi che non c’è molto altro da dire riguardo agli interessi legati alle grandi dighe. Ca va sans dire, ci starebbe bene qualche cazzata polemica nel suo stile, ma lascerò decisamente perdere: i numeri parlano da soli e certe tattiche dialettiche servono solo per coprire la mancanza di argomenti.
Building on this idea, the place for intermittent renewables would seem to be off the electric grid. They would likely need to operate in very small networks, probably serving individual homes or businesses. For example, some homeowners might want to set up 12 volt direct current systems, operating a few LED lights and a few specially designed 12 volt direct current appliances. Businesses might want to do more. The problem, of course, comes in maintaining these systems, as batteries degrade and other parts need to be replaced. It would seem that this type of transition could be handled without huge subsidies from governments.
Queste le conclusioni in un articolo del 2016. Non si capisce cosa sia cambiato da allora. C’è in giro uno strano ottimismo.
https://ourfiniteworld.com/2016/12/21/eroei-calculations-for-solar-pv-are-misleading/
Gail Tverberg è sempre stata pessimista sulle rinnovabili, comunque non è che io sia ‘ottimista’. Ho sempre preso le distanze, ad esempio, da certa propaganda che vuole far passare l’idea che il business as usual si mantenga con le rinnovabili. E la transizione non è solo energetica, è più complessa e strutturata, altrimenti non è transizione ma gattopardismo.
Si tratta semmai di capire come si possa affrontare la gravissima crisi climatica con la tempistica urgente che impone e allo stesso modo cercare di preservare benessere. Le rinnovabili ti danno alcune chance, altre chimere decisamente no.
Rinuncio. Non si può continuare una discussione “normale” per le troppo grandi differenze di esperienze e più in generale di Weltanschauung. E’ un limite oggettivo e non ne faccio una colpa. Ho rilevato spesso che chi ha lavorato a lungo nei PVS ne ritorna con una opinione completamente diversa da quella con cui era partito. E soprattutto ben diversa da chi ci va come giornalista o cooperante volontario per brevi periodi di tempo. Il tempo e la somma delle esperienze lascia sedimentare le violente emozioni-sensazioni iniziali e fa vedere le cose con più lucidità/razionalità. C’è poi la differenza delle semplici conoscenze. Sostenere che sia “più meglio“ la soluzione del mini-idroelettrico al posto di una grande diga, significa non sapere e/o non tenere conto dei regimi fortemente torrentizi dei corsi d’acqua ai tropici ( esigui e quindi inservibili per gran parte dell’anno e che si trasformano in una immane fiumana distruttiva per poche settimane, che si porterebbe via, diga, generatori e tecnici. Situazione ben diversa rispetto ai nostri tranquilli fiumi e canali di pianura a regime pressoché costante) e dal fatto che in Africa non esiste una rete elettrica diffusa a cui allacciarsi con piccole potenze.
Più in generale è diversa la concezione di sviluppo e progresso. A molti (troppi a mio modesto giudizio) piace che sia mantenuto lo status quo (ovviamente solo dei popoli più “primitivi”, visto che noi siamo cambiati-sviluppati già da secoli e ne godiamo le conseguenze) di quell’agricoltura e zootecnia di sussistenza che mantiene intatta la miseria, o meglio la aggrava, perché l’arrivo di antibiotici e vaccini hanno già fatto decuplicare la popolazione in pochi decenni. Perché cambiare la situazione di questi popoli lontani tanto caratteristici nella loro diversità/esoticità e che vengono così bene nelle foto dei turisti o dei documentaristi?
Non lamentiamoci poi, che in mancanza di prospettive, coloro che in qualche modo hanno visto o anche direttamente assaporato che si può vivere meglio altrove, decida di venire da noi. E basta leggere i dati per sapere che chi lo fa, al 99% proviene dalle città e non dalle campagne.
https://timeforafrica.it/le-grandi-dighe-in-africa-fonte-di-instabilita/
Negli ultimi 10 anni , i governi e gli investitori privati in Africa hanno installato nuova potenza eolica maggiore di quella idroelettrica. Lo scorso anno l’energia solare ha raggiunto gli investimenti dedicati all’energia idroelettrica. La combinazione di solare ed eolico sono oggi più efficaci delle grandi dighe nel garantire la fornitura di energia elettrica alle popolazioni delle campagne nell’Africa sub-sahariana.
Progetti faraonici guidati da interessi della stessa BM che trova più facile spendere miliardi di dollari per mega progetti piuttosto che per sostenere piccoli progetti decentrati più utili ed efficaci ad espandere l’accesso all’energia nelle aree rurali.
Si è capito che a Franco piace il genere “Faraonico” E va be’. Se poi non funziona almeno avrà prodotto un grande effetto scenografico.
The show must go on.
Eviti di buttarla in filosofia perché non è proprio il caso. Se si vuole iniziare una discussione costruttiva e contestualizzata da punti di vista differenti lo si può fare benissimo e lo faccio con una marea di gente, nella vita reale e sul Web. Lei invece vuole solo fare polemica e farmi passare per cretino, che è un’altra cosa.
Anche in questo caso come tutti gli altri, se n’è bellamente strafregato dei contenuti dell’articolo usandolo solo strumentalmente l’argomento del nucleare per iniziare una qerelle con me.
CLassico suo: dopo che le vengono esposte argomentazioni documentate sulle maxi-dighe a cui lei non sa replicare, lei si attacca alla parolina puramente a scopo polemico per screditare il suo interlocutore.
E si attacca anche a sproposito, perché sono molti i progetti di mini e micro idroelettrico già realizzati (esempio tra tanti questa in Sudan https://en.wikipedia.org/wiki/Khashm_el-Girba_Dam oppure la maggior parte degli sbarramenti del Burundi https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_power_stations_in_Burundi), o in essere, se n’è interessata anche la UE https://ec.europa.eu/jrc/en/science-update/small-scale-hydropower-potential-powering-africa). Anche andando al di là della taglia ‘mini’, in AFrica centrale ci sono dighe meno elefantiache ma potenti (da qualche centinaio di MW) che fanno il loro lavoro senza causare gli stessi disastri sociali delle opere faraoniche. E tutte queste sopportano i problemi causati dalla irregolarità delle precipitazioni senza venire distrutte ogni anno nella stagione delle piogge, a quanto pare…
Tra l’altro, un conto è realizzare un maxi-invaso verso la foce (tipo Diga di Assuan), un altro è farlo in prossimità delle sorgenti. Una delle proteste egiziane riguardo alla GERD riguarda la possibilità che gli etiopi sfruttino l’invaso come gigantesco serbatoio per accaparrarsi l’acqua tutta per loro e ‘chiudere i rubinetti’ nella stagione secca, con conseguenze disastrose per sudanesi ed egiziani. Considerando le violenze che il governo etiope ha condotto sul suo stesso popolo per la costruzione della diga sull’Omo (che evidentemente saranno giustificati dalla sua weltanschaung, visto che non ha avuto nulla da ridire al riguardo) non mi pare un atteggiamento paranoide, anzi.
Perché rispondere nel merito alle osservazioni argomentate dei propri interlocutori quando attaccarli sul piano personale è così semplice e rapido?
Igor, tendenzialmente ti do ragione su tutto, però vai a vedere cosa sta facendo il mini idroelettrico sulle Alpi: distruzione ambientale (corsi d’acqua prosciugati, paesaggio rovinato, alterazione del microclima, cementificazione e cantieri, perdita di specie…) a fronte di poca produzione. È pura speculazione. Magari in Africa è diverso, ma noi siamo in Italia.
Con Burlini si parlava appunto di Africa.
grazie, ma i due purtroppo continuanao aimperversare!