La guerra dei quattro cantoni è l’attuale fase della guerra civile siriana, repentinamente tornata alla ribalta. La situazione è in ebollizione e cambia di ora in ora. Quando queste righe saranno lette, saranno quindi già superate, ma spero comunque che possano dare un minimo di orientamento il questo caos.
Per chi volesse seguire gli sviluppi in diretta o quasi, consiglio questo sito: https://syria.liveuamap.com/

Vediamo dunque gli attori principali.

1 – CMO: Un conglomerato di 14 milizie principali, più i resti di molte altre. Quando gli assadisti, col sostegno di Russia, Iran e indirettamente Turchia, ripresero il controllo di gran parte della Siria, migliaia di miliziani che smettevano di combattere vennero trasferiti con le famiglie nella provincia settentrionale di Idlib che fu loro lasciata in autogestione. Da questo “zuppone” di reduci di migliaia di formazioni diverse (nel periodo più intenso della guerra furono censite circa 2500 formazioni combattenti indipendenti), è nato col tempo l’attuale CMO.  Molte di queste milizie sono islamiste, compresa quella da cui proviene il comandante in capo (Abu Mohammad al-Julani) che era ufficialmente affiliato ad Al Qaida, da cui prese però formalmente le distanze nel 2013. Altre sono invece i resti della Free Sirian Army (laici) e milizie tribali assortite. Dunque l’etichetta di “jihadisti” affibbiatagli da molti media occidentali è, come al solito, parziale ed imprecisa.
Sono finanziati molto generosamente dal Qatar, ma non si sa quanto controllo poi l’Emiro abbia su questa gente. Il loro nemico giurato è Assad, mentre nei confronti dell’SNA, per ora, sono sostanzialmente neutrali, salvo scaramucce. Nei confronti dei curdi le notizie sono contrastanti (v. dopo). C’è anche da dire che il comando centralizzato coordina solo una parte delle milizie; molti fanno quel che gli pare.

2 – SNA. Altro conglomerato di milizie, alcune delle quali sono passate al CMO. Controllano, insieme alle truppe turche, una fascia di territorio siriano a sud del confine turco.  Sono armati e controllati dai turchi ed il loro nemico principale sono i curdi, mentre con gli assadisti, russi ed iraniani vige una sorta di patto di non aggressione.

3 – SDF. Altro conglomerato di milizie a base etnica curda, in parte certamente associati al PKK, organizzazione responsabile di numerosi attentati terroristici in Turchia. Sono comunisti ed atei, formalmente tolleranti verso le minoranze nel loro territorio, ma nei mesi scorsi ci sono state diverse rivolte in villaggi e cittadine arabe, prontamente represse. Dopo la battaglia di Kobane, vinta grazie al massiccio intervento americano, hanno preso il controllo di buona parte della Siria settentrionale. Sono sotto l’egida USA che li appoggia, ma non li controlla. Durante il suo precedente mandato Trump permise ai turchi di occupare una fascia del loro territorio, a ridosso del confine.  Il loro nemico principale è la Turchia, seguita dall’ISIL mentre, nei confronti degli assadisti, finora si sono alternate scaramucce ed accordi.

4 – Assadisti, iraniani e russi.  Sono le FFAA governative, massicciamente sostenute da milizie schiite armate, finanziate e controllate dall’Iran. L’aviazione russa ha avuto un ruolo determinante nella conquista (e parziale distruzione) delle città ribelli, ma attualmente Putin ha altro cui pensare. L’Iran ha colto l’occasione della guerra civile per assumere il controllo de facto della maggior parte della Siria, così da avere buone comunicazioni con Hezbollah e minacciare sia il Libano che Israele. Perdere la Sira sarebbe un colpo durissimo per gli ayatollah che, per ora non sembrano in grado di fare molto.

Altri. Ci sono altri soggetti in gioco. L’ISIL, che una volta ricacciato nel deserto è stato tollerato. Ha colto l’occasione per conquistare diversi villaggi da cui assadisti & co. erano scappati. Attualmente si stanno scontrando contro i curdi che avanzano verso sud.
Israele non pare abbia nessun contatto con le varie fazioni siriane, ma certamente sta approfittando del caos per continuare ad attaccare Hezbollah in Libano. Ci potrebbero essere ulteriori sviluppi poiché tutte le truppe siriane migliori, che erano schierate ai piedi del Golan, sono state ritirate e stanno fortificando Homs e Damasco. Ne hanno approfittato i siriani del sud che sono immediatamente insorti. Senza sostegno israeliano.
Turchia. Erdogan ha approfittato del caos in Siria e del vuoto di potere in USA per lanciare un’offensiva contro i curdi, che vedremo come si svilupperà.  In ogni caso, una vittoria dei ribelli sarebbe manna per la Turchia che potrebbe finalmente rispedire a casa gli 800.000 rifugiati siriani contro cui il malcontento interno monta. Altri 2 milioni circa di rifugiati interni sono ammassati nella già sovrappopolata provincia di Idlib. Molti stanno già tornando a casa e se potranno restarci sarà un sollievo sia per loro che per i locali.

Che succede?

Il 27 novembre il CMO ha lanciato un’offensiva verso Aleppo. Il momento era favorevole perché i bombardamenti israeliani (condotti con il consenso dei russi) avevano fortemente indebolito le principali basi dei filo-iraniani, mentre i russi hanno trasferito in Ucraina tutti i migliori mercenari siriani, alzando a 2.000 $ mensili lo stipendio di quelli disposti a combattere il Europa, mentre hanno dimezzato (a 200 $/mese) il salario di chi è rimasto in patria. Ovvio che questa gente non ha molta voglia di farsi ammazzare, tuttavia il panico generale che ha travolto le truppe governative, iraniane e russe ha sorpreso tutti.  Forse anche i ribelli. Sta di fatto che si sono date alla fuga quasi senza combattere, cosicché in pochi giorni i ribelli hanno conquistato due delle principali città dal paese con relative province. Attualmente sono nella periferia di Homs e, se la prenderanno, i due governatorati di Tartus e Lattakia  (dove sono le principali basi russe) saranno isolati dal resto del paese. Ma visto che i ribelli del sud (del tutto indipendenti dal comando del CMO anche se vi hanno formalmente aderito) sono oramai in periferia di Damasco. E visto che in alcuni quartieri della capitale stanno scoppiando rivolte armate contro il regime, è molto possibile che, invece, proprio la fascia costiera rimanga l’unica regione sotto controllo russo-iraniano.  E’ infatti ben protetta da erte ed alte montagne ed è anche l’unica parte della Siria dove gli Alauiti (sottogruppo degli sciiti) sono maggioranza.
La Russia non è in grado di fare altro che bombardare le città ribelli, mentre i suoi soldati scappano per primi, abbandonando tutto. L’Iran sta facendo affluire rinforzi Hezbollah dal Libano, ma questo fa il gioco di Israele che li bombarda lungo la strada anziché doverli stanare dai loro bunker. Altri rinforzi filo-iraniani sono stati mobilitati in Iraq e sono state viste caotiche autocolonne di miliziani precipitarsi verso ovest, ma non si sa se e quanti siano arrivati perché il governo Iraqeno si è chiamato fuori ed i curdi hanno preso il controllo del principale valico di frontiera, nonché di buona parte dell’autostrada che raggiunge Homs e, da li, Damasco.
Nella loro travolgente avanzata i ribelli del CMO hanno catturato intatti centinaia di mezzi corazzati, pezzi d’artiglieria, armi e munizioni di ogni genere in grandissime quantità, ivi compresi aerei da combattimento ed alcuni “gioielli tecnologici” delle truppe russe in fuga. Non sappiamo però se e quando riusciranno ad acquisire le competenze necessarie per utilizzare tutto ciò. Forse poco se riusciranno ad arruolare un buon numero di disertori assadisti. Oppure se potranno avere degli istruttori ucraini, magari ben contenti di insegnare ai siriani come bombardare i russi.
Nei territori conquistati la popolazione si divide, come al solito, fra chi festeggia e chi scappa. Il comando del CMO ha dato ordine di rispettare tutte le minoranze etniche e religiose, evitare saccheggi e vendette, ha promulgato un’amnistia totale per soldati e poliziotti e funzionari governativi che torneranno al loro lavoro e moltiplica gli appelli alla calma ed alla convivenza. Quanto siano rispettati questi ordini resta da vedere.
Nel frattempo, milizie ribelli e truppe turche hanno eliminato l’enclave curda a nord di Aleppo e stanno premendo verso Manbij, ma non è chiaro se si tratti del CMO o, più probabilmente, dell’SNA o, forse, di entrambi.  In compenso, nell’est del paese i curdi sono avanzati verso sud occupando alcune città a sud dell’Eufrate ed hanno conquistato tutte le residue enclave governative nel nord.

Rapporti con le altre guerre principali.

Ovviamente, tutto ciò cambia il quadro per quanto riguarda l’invasione israeliana del Libano meridionale in quanto Hezbollah si trova di colpo isolata e privata di buona parte dei suoi miliziani superstiti. Gli israeliani ne approfitteranno al massimo; resta da vedere cosa faranno le fazioni libanesi ostili all’Iran.
Con la guerra in Ucraina, la guerra siriana ha sempre avuto molto a che fare in quanto è stato in Siria che si è saldata l’alleanza strategica fra Mosca e Teheran. In questo martoriato paese sono anche maturati gli accordi fra Russia e Turchia (che da allora ha cominciato a fare il doppio gioco con la NATO) e con Israele che, in cambio del via libera per bombardare la Siria a proprio piacimento, si è rifiutata di aiutare l’Ucraina, malgrado le insistenze americane ed europee.  Di più: il massacro scatenato a Gaza ed il coinvolgimento dell’Iran (che in questa fase si stava tenendo fuori) hanno fatto sì che diversi importanti carichi di armi e munizioni destinate all’Ucraina siano invece approdati in Israele, contribuendo così all’avanzata russa nel Donbass durante il 2024.

Che accadrà?

Nessuno lo sa, siamo in una fase assolutamente caotica. Di sicuro è un brutto colpo sia per Khamenei che per Putin, ma quanto duro e quali ne saranno le conseguenze resta tutto da vedere.
Il CMO riuscirà a pacificare il paese o si impelagherà in un’ulteriore fase di guerra contro altre fazioni? Oppure, passata la sbornia, si tornerà a dividere in fazioni contrapposte e milizie locali? Inshallah, è il caso di dirlo.
Non dimentichiamoci che, se anche riuscissero ad eliminare del tutto Assad ed i suoi (il che non è assolutamente detto), tutte le altre concause che hanno portato alle rivolte del 2011 sono ancora lì, tali e quali, se non peggio: picco del petrolio, inaridimento e desertificazione, sovrappopolazione, inurbamento, per citare solo le principali.
Una cosa però quest’ennesima offensiva dimostra: le guerre sono come infezioni contagiose. Permettere che covino per anni e decenni dietro linee del cessate il fuoco non condivise è solo prodromo di nuovi conflitti. Speriamo che se ne rendano conto quelli che vogliono creare un simile bubbone anche in Europa.

 

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