Dopo aver esaminato Vladimir Putin, consideriamo il “buon vecchio Biden”, che tutti ritenevano una sorta di mentecatto. Poche parole perché, tanto, è acqua passata, ma riveste comunque interesse in ottica analitica, cercando cioè di osservare i politici dal loro punto di vista e dei rispettivi paesi. Due visioni non sempre coincidenti.

Nel 2022, proprio il vecchio rimbambito, o chi per lui, fece la scelta forse migliore dal punto di vista statunitense: sostenere l’Ucraina, ma solo quel tanto che bastava affinché resistesse, non da farla vincere. Un errore? Da parecchi punti di vista sì, ma non da quello degli USA. Al prezzo di un contributo federale all’industria bellica nazionale, Biden ha infatti ottenuto di rinnovare un poco i propri arsenali, quanto di rottamare buona parte di quelli russi. E senza muovere neppure un soldato americano!

Per sovrammercato, un po’ di paura dei russi aveva ulteriormente rafforzato la già enorme dipendenza politico-militare europea nei confronti degli USA ed attirato sotto il loro ombrello due pesi localmente importanti, tradizionalmente neutrali (Svezia e Finlandia).

Così facendo, si è trasformato il Mar Baltico in un “lago NATO”, posto sotto assedio potenziale San Pietroburgo e Kaliningrad, semi-accerchiato la Bielorussia, interdetto il Mar Nero a quel che resta della flotta russa, eliminato la concorrenza in Siria ed Armenia, aumentato la dipendenza UE dagli USA e via di questo passo. In pratica, fino all’anno scorso, il “vecchio rimbambito”, almeno su questo dossier, aveva fatto cappotto. Gli USA erano vincenti su tutta la linea e molto a buon mercato. Pare poco? Mica male per un “povero vecchio rimbecillito”, direi!

Certo, la scelta semi-interventista, imitata come al solito dagli europei, è costata cara agli ucraini ed anche ai russi, ma Biden era il presidente degli Stati Uniti ed era quindi tenuto a fare il meglio per loro, non per noi o per altri. Siamo quindi sicuri che sia stata una decisione sbagliata?

Certamente, l’ansia dei plutocrati occidentali di tornare a fare affari coi colleghi orientali ha giocato parecchio nella decisione, ma forse ci si preoccupò anche di evitare una balcanizzazione su scala continentale che, con tutta probabilità, sarebbe seguita (ed a maggior ragione seguirebbe) a una netta sconfitta russa.

Non dimentichiamoci che la Russia rimane comunque un importantissimo fornitore di materie prime sempre più scarse e che la sua capacità di esportarle dipende totalmente da un sistema estrattivo-industriale da sempre fortemente centralizzato. Una disgregazione del paese metterebbe fortemente a rischio la sua capacità di rifornire i mercati globali, compresi quelli occidentali in misura perfino maggiore dell’attuale contesto bellico che, comunque, si spera temporaneo (almeno dal punto di vista commerciale).

Senza considerare che la Cina fa con la Russia esattamente lo stesso gioco di Biden con l’Ucraina: sostegno sì, ma non troppo. Una possibile disfatta del suo satellite principale potrebbe quindi provocare un consistente intervento cinese, dalle conseguenze imprevedibili. La Cina ha assoluto bisogno di controllare la Russia non solo per le materie prime che le vende sottocosto, ma anche per l’accesso privilegiato allo sfruttamento dell’Oceano Artico (rotte, giacimenti, ecc.).

Tutto ciò nel 2022. Più recentemente, la stampa ufficiale cinese ha cominciato a rispolverare il fatto che buona parte dell’estremo oriente russo è stato l’estremo nord cinese finché non venne ceduto all’Impero Russo durante il famigerato “secolo delle umiliazioni”, sulla cui retorica si basa da sempre il nazionalismo di stato di Pechino. Certamente un segnale ma difficile per noi da interpretare, come tutte le cose cinesi del resto.

Comunque, credo che Putin farebbe bene a preoccuparsene: ad occidente non rischia di perdere neanche un metro di “sacro suolo russo”, mentre ad oriente i cinesi si stanno già insediando da padroni. Nel senso che, anziché invadere il territorio, se lo stanno comprando in saldo, insieme alle attività industriali e commerciali, grandi e piccine, che vi si trovano.

Un disastro per la Russia, ma anche questo, in buona misura, conseguente la gestione del “dossier Ucraina” da parte del governo Biden. Insomma, se guardiamo alle conseguenze ad oggi verificate delle rispettive decisioni, quello spietato e tremendamente efficace risulta essere Biden, non Putin che, semmai, fa la figura di chi si è fatto mettere nel sacco e non sa più come uscirne.

Poi è tornato Trump e gli USA, da vincitori netti, sono passati ad essere gli sconfitti principali.  Ma forse neanche l’attuale presidente USA è così stupido, in fin dei conti. Ne riparleremo.

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