Scrive Gaia Baracetti sul suo blog commentando il caso del gruppo Facebook Mia moglie, dove migliaia di uomini gettavano in pasto al pubblico foto intime delle proprie compagne:
L’idea che sia tutto semplicemente “patriarcato” non mi convince. Era una “patriarca” Ghislaine Maxwell, che adescava ragazzine da portare a Jeffrey Epstein con l’unica motivazione, sembrerebbe, di continuare ad essere importante per lui? Era un patriarca Dominique Pelicot, che aveva creato un mondo parallelo in cui dava sua moglie in pasto a degli estranei, ma senza che la sua famiglia lo sapesse e men che meno avesse accettato questa struttura di potere? È un patriarca Filippo Turetta, che ha ucciso Giulia Cecchettin per impedirle di essere libera, ma i cui genitori giurano di averlo cresciuto dandogli un buon esempio di rispetto per le donne?
Effettivamente, ‘patriarcato’ rimanda a un arcaico mondo contadino incompatibile con la modernità industriale, dando a credere che il maschilismo sia una sorta di retaggio che persiste abusivamente inquinando una società altrimenti esente da certe problematiche.
Questo sembra il messaggio espresso ad esempio dallo psicologo Umberto De Marco attraverso un post su Facebook dove riflette su Phica.net, portale on line in cui venivano pubblicati contenuti pornografici senza il consenso delle dirette interessate.
Secondo De Marco, questi squallori “non sono aberrazioni della modernità digitale”, fanno anzi riferimento “al nostro passato tribale” se non addirittura all’appartenenza ai primati superiori e “avevano senso in un contesto di scarsità di risorse e pericolo costante”, completamente diverso da quello attuale contrassegnato da comfort e consumismo.
Queste spiegazioni di tipo biologista, oltre che per il tono apodittico, si segnalano per due caratteristiche basilari:
- esentano da ogni responsabilità i cambiamenti culturali, sociali e tecnologici intervenuti dalle tribù primitive a oggi, per cui i comportamenti maschilisti sarebbero in ultima analisi patologie di persone incapaci di adattarsi a sviluppo e progresso;
- presentano il sessismo come qualcosa rimasto sostanzialmente immutato nel tempo, a parte i cambiamenti di facciata dovuti all’evoluzione tecnica (dalle caverne ai forum digitali).
Per quanto ne so, il primo a screditare l’idea del sessismo parassita del passato incistatosi nella modernità è stato Ivan Illich nella sua controversa opera Il genere e il sesso, dove punta il dito contro il capitalismo reo di aver instaurato il passaggio dal ‘genere vernacolare’ (cioè i ruoli di genere come un aspetto culturale radicato, locale, legato a tradizioni e usi specifici di una società) al ‘sesso’, inteso quale costruzione sociale utile per i processi capitalistici.
A suo giudizio, lo sviluppo economico su cui tanti confidano per l’emancipazione femminile altro non fa che rafforzare la discriminazione, contrastabile invece con una opportuna contrazione dell’economia e il recupero degli usi civici. Questa visione, profondamente avversata dai poli opposti dell’Accademia (sociobiologia da destra e femminismo marxista ortodosso da sinistra) non trovò proseliti, anche perché la dialettica di Illich, incentrata spesso più sui ragionamenti affabulatori che sul portare evidenze concrete, risulta facilmente contestabile.
Un tentativo più rigoroso e documentato di descrivere il passaggio epocale evocato da Illich è stato condotto da Silvia Federici nel libro Calibano e la strega. La studiosa spiega come il capitalismo, distaccandosi dal patriarcato agricolo premoderno, abbia introdotto una nuova concezione sessista utile soprattutto per declassare la posizione sociale delle donne e occultare la loro quota di lavoro non pagato.
Evidenzia altresì come la caccia alle streghe, fenomeno normalmente associato al medioevo e che invece raggiunse l’apice agli albori della modernità tra XVI e XVII secolo, sia stata perpetrata dai poteri statali nel tentativo di addomesticare la donna, riducendola alla mansione di angelo del focolare addetto a procreare, allevare la prole e servire la forza lavoro maschile.
In questa maniera il maschilismo trascese il contesto familiare e comunitario per essere istituzionalizzato e diventare un ingrediente fondamentale della biopolitica, per usare il lessico di Michael Foucault, ossia la forma di gestione del potere egemonica con l’avvento in Europa degli stati-nazione, basata sul controllo dei corpi e sulla gestione dei processi di nascita, morte, salute e longevità.
Anche la rivoluzione scientifica seicentesca, idealmente elemento imprescindibile di quella ‘evoluzione’ che a detta di tanti dovrebbe renderci più virtuosi dei cavernicoli, contribuì spesso e volentieri a corroborare l’oppressione verso le donne: emblematico il caso di Francis Bacon che, descrivendo il mondo naturale alla maniera di una macchina da sfruttare, lo paragona al corpo femminile utilizzando immagini che rimandano esplicitamente alla sottomissione fisica e allo stupro.
Si addensano molte nubi pure sui padri nobili dell’Illuminismo: tranne rare eccezioni, la grande maggioranza era radicalmente misogina e tutti condividevano l’idea che la politica fosse un campo prettamente maschile. Non a caso Olympe de Gouges, autrice della Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, venne ghigliottinata sotto il governo rivoluzionario di Robespierre.
Forse anche queste grandi personalità, al pari degli anonimi utenti di Mia moglie e Phica.net, hanno subito l’influenza nefasta dei progenitori cacciatori-raccoglitori e dell’essere compagni di specie dei gorilla? Non possiamo né dimostrarlo né negarlo con certezza; tuttavia, il rasoio di Occam ci suggerisce una spiegazione molto più semplice rispetto a indagare le relazioni ineffabili tra il comportamento dell’uomo e il suo materiale genetico.
Banalmente, la moderna prassi maschilista non solo legittimava la nuova divisione sessuale del lavoro nella società capitalistico-borghese, ma anche concetti apparentemente slegati dalla sottomissione femminile e che invece, come dimostra Federici, sono strettamente correlati, ossia riduzionismo scientifico, dominio sulla natura, colonialismo.
Non siamo di fronte a sopravvivenze del feudalesimo e meno che mai del paleolitico, bensì a una profonda reinvenzione della discriminazione tale da farle assumere forme inedite non più riducibili alle precedenti, alle quali corrispondono anche nuove patologie sociali contro le donne, oggigiorno si pensi ai femminicidi, all’oggettivazione del corpo femminile o al voyeurismo più perverso.
Tali fenomeni non si possono comprendere accampando spiegazioni che fanno riferimento a presunti geni malandrini, rozzi uomini delle caverne e capoccia spadroneggianti nelle case coloniche, trascurando le dinamiche della società attuale, in particolare i meccanismi di mercato e le ripercussioni di una tecnologia sempre più pervasiva.
Contrariamente a De Marco, che si chiede come mai capitino ancora certe cose nel 2025, forse dovremmo riflettere sul fatto che stiano accadendo proprio perché ci troviamo nel 2025, con tutto ciò che ne consegue. Ovviamente se il nostro scopo prioritario è difendere la dignità femminile e non fare l’apologia dell’ordine esistente.

Non voglio fare il difensore d’ufficio del capitalismo moderno (che ha moltissime colpe) ma ho l’impressione che, a volte, venga additato come capro espiatorio anche quando non se lo merita.
Io credo che la posizione delle donne sia notevolmente migliorata con l’avvento del capitalismo, che ha bisogno di loro sia come lavoratrici che come consumatrici.
E se guardiamo ai moderni diritti di cui la donna (giustamente) dispone, vediamo che sono quasi tutti una conseguenza del capitalismo moderno.
Io quindi, per spiegare i comportamenti maschilisti più beceri, ritengo ancora preferibile la tesi dell’eredità genetica.
Io non ho mai detto che la situazione delle donne sia peggiorata (forse lo pensa Illich), ma che le patologie sociali sessiste si debanno alla concezione sessista attuale e non a retaggi arcaici o addirittura primitivi. Una cosa come quella di Mia Moglie o Phica.net riesco a non immaginarla proprio prima dei social addirittura.
Un po’ strano che queste teorie genetiche tornino di moda nel momento in cui la scienza ha ribadito il ruolo fondamentale forse prevalente della epigenetica.
L’epigenetica è legata all’espressione dei geni, ma non ci dice che i geni non contano niente. Se io fossi nata in Africa non sarei stata nera.
Forse il problema è che non c’è una spiegazione unica, ma tutti ne vogliono una sola, perché la complessità è difficile da gestire, anche mentalmente.
Mi chiedo se la mentalità consumistica moderna non abbia contribuito al fenomeno dell’oggettificazione femminile. Tutto può diventare “prodotto”, “merce” esposta in vetrina o su uno scaffale, un’assuefazione ancora più facile in ambito virtuale.
Ma i prodotti sono anche facilmente sostituibili. Se ti si rompe un telefono non dai fuoco alla fabbrica: vai a comprarne un altro.
Curiosamente, in alcuni di questi fenomeni di violenza contro le donne – non in tutti – c’è invece semmai il contrario, un’ossessione da parte di un uomo nei confronti di una donna specifica, come se fosse l’unica al mondo. Tanti che non capiscono infatti commentano: ma non poteva dimenticarsi di quella e andare a cercarsene un’altra?
Magari è proprio il fatto che viviamo in una società in cui tutto è sostituibile che ci porta a cercare punti fermi, e siccome nelle altre relazioni interpersonali e nella comunità non li troviamo, restano solo le relazioni romantiche o familiari.
La cosa strana è semmai capire perché un’ossessione si trasforma in un omicidio – qui sì c’è l’idea del possesso: o mia o di nessun altro. Ma anche questo non c’entra con il consumismo di per sè.
Se invece stai parlando di corpo delle donne come prodotto, è vero, ma la prostituzione e la pornografia esistono da prima del consumismo moderno e si ricollegano a pulsioni sessuali variamente declinate ma anche universali.
Ciao Igor, grazie per la citazione.
Ho studiato approfonditamente, tempo fa, il fenomeno della caccia alle streghe, e l’idea di ridurlo a modo per mettere al loro posto le donne è fortemente riduttiva, se non proprio ignorante – anche perché una buona parte delle streghe vittime della persecuzione erano uomini, in alcune zone anche più di metà. Si tratta di un fenomeno enormemente complesso in cui poi tutti, come in tante altre cose, cercano di vedere quello che fa loro comodo.
Non è neanche vero che gli illuministi fossero particolarmente misogini rispetto alla società da cui provenivano – dove hai preso questa idea?
Alcuni dei peggiori abusi contro le donne avvengono in zone effettivamente “arretrate” rispetto alla modernità, quali il Pakistan, l’Afghanistan naturalmente, o i paesi dell’Africa in cui ancora si pratica la mutilazione genitale femminile, solitamente eseguita da altre donne. Colpa dell’illuminismo e della modernità anche lì?
E che dire degli antici greci, che trattavano le donne sostanzialmente come i talebani adesso, o dei romani?
Si tratta di un fenomeno estremamente complesso che sostanzialmente ha due componenti: quello sociale, per cui il controllo delle donne, della loro sessualità, riproduzione e lavoro è importante per mantenere un certo ordinamento, e quello individuale, per cui un uomo che si vede privato, o potenzialmente privato, di una donna in particolare, non riesce a farsene una ragione altrimenti e la uccide, oppure in cui un uomo usa la violenza per ottenere prestazioni sessuali che alle volte può, altre non può, ottenere altrimenti.
Ovviamente i due aspetti si intersecano.
Credo che un notevole progresso nella risoluzione di questo problema si avrebbe quando smetteremo di dare la colpa al nostro nemico preferito, e guarderemo un fenomeno dai mille volti che ci accompagna almeno da millenni – e che quindi è evidentemente legato, in qualche modo, anche alla nostra biologia, così come altre rogne di cui non riusciamo a sbarazzarci, come l’aggressività e la guerra.
Nessuno vuole ridurlo a quello, però l’aspetto sottolineato dalla Federici c’è stato.
Leggendoli. Comunque non faccio loro una colpa di essere figli del loro tempo, però su altre questioni (vedi la religione) riuscirono a distaccarsi in maniera radicale.
Quello deriva dal patriarcato vero e proprio, preindustriale. E rispetto a quella roba lì molto meglio Mia Moglie e Phica.net tutta la vita.
Voglio farti notare una cosa, quando parlo di pervarsità della tecnologia: stai facendo tutta una serie di sovrainterpretazioni di quello che scrivo, del tipo
dico che c’è del sessismo prettamente moderno e non riducibile al passato -> allora stai dicendo che prima della modernità non c’era sessismo
dico che molti illuministi erano misogini -> allora stai dicendo che dove non ci sono stati gli illuministi non c’è misoginia
Sai perché stai ragionando così? Perche siamo in una discussione sul Web e stai adottanto la modalità di dialettica tipica di questo contesto cioé like/dislike, dove se dico che non mi piacciono i broccoli allora vuol dire che voglio abolire i broccoli e odio le persone che li mangiano. In una discussione dal vivo, sono sicuro al 100%, non ti metteresti a ragionare così.
Ed è anche la ragione per cui, solitamente, le discussioni sul Web finiscono in vacca.
Questo però vallo a dire a chi dà la colpa ai cro magnon e ai gorilla, io non ho mai detto che cose come femminicidi e voyeurismo perverso siano colpa della modernità capitalismo, bensì che questa ha introdotto una nuova concezione di sessismo e che per studiare le patologie sociali da esso derivanti è meglio concentrarsi lì che nel paleolitico. E ripeto ancora: se queste patologie passano dallo stupro e dalla mutilazione genitale alle foto on line senza consenso, non posso non constatare che sia una sorta di ‘progresso’. Ti consiglierei anche di stare molta attenta a non mettere in un calderone unico cose come l’aggressività (che abbiamo tutti e non di per sé negativa) e la violenza e meno che mai la guerra.
Altra sovrainterpretazione: mai detto che non contano nulla, ma che non possono spiegare in maniera efficace le patologie sociali tipo Mia moglie e Phica. Poi sì, constato che il biologismo determinista sta riprendendo piede nel momento in cui questo genere di argomentazione a livello scientifico è stato notevolmente ridimensionato.
Igor, non c’entra niente il fatto che è una discussione sul web, secondo me qui il problema è il discutere contemporaneamente di cose come la condivisione di immagini online – che OVVIAMENTE non poteva esistere prima che esistesse la tecnologia per farlo – e di forme di violenza nei confronti delle donne che esistono adesso e sono sempre esistite.
In altre parole, la tua analisi personalmente non mi convince e mi sembra faccia parte di una tendenza di moda a trovare i soliti colpevoli per ogni cosa – capitalismo, modernità, colonialismo, razzismo sessismo eccetera eccetera. Anche l’esempio degli illuministi, cosa c’entra? A meno che tu non voglia sostenere che fossero più sessisti del loro tempo, e non mi sembra proprio sia così, se lo erano tanto quanto, allora il loro ruolo è trascurabile. Tra l’altro alcuni di loro corrispondevano alla pari con donne intellettuali o di potere, ed erano interessati a nuove idee sulla sessualità più libere di prima, quindi non mi sembra proprio il caso di dare a loro la colpa delle cose di cui stiamo parlando qui.
In realtà, di cosa stiamo parlando *esattamente*? Di Phica, o di violenza degli uomini contro le donne? Come donna mi preoccupa più l’idea che un uomo mi uccida, piuttosto che condivida le mie foto, anche se anche questo è piuttosto preoccupante – la domanda è: si tratta dello stesso fenomeno, oppure no? È questo il senso del mio paragrafo che citi, per quel che vale: capire se è un mostro solo, o sono tanti diversi.
Riguardo all’aggressività, la violenza e la guerra, tu puoi anche dirmi di stare attenta ma io penso che siano cose collegate l’una all’altra e derivino dagli stessi bisogni e istinti. Poi uno può dire che c’è un’ “aggressività” buona e una cattiva, una guerra di difesa e una di attacco… ma questo è solo perché in un caso pensiamo di aver ragione, e in un altro che gli altri abbiano torto – le armi sono sempre quelle.
Voglio proprio sperare di sì, altrimenti significherebbe che per te è normale una dialettica fatta di illazioni basate su sovrainterpretazioni e retropensieri del tuo interlocutore (e non credo). Quando fai i tuoi appelli a favore dei palestinesi non penso che graidisci quando qualcuno si mette a dire “allora odi gli ebrei e vuoi la distruzione di Israele” o “e allora non pensi al Sahara Occidentale ecc).
E invece sì: forme di sessismo che accadono oggi e sono riducibili a epoche storiche del passato e altre che non lo sono. Ovviamente, dire che le persone senza Internet non potevano fare i reati di condivisione di immagini intime è tautologico; non però dire che, se le avessero avuto, ALLORA LO AVREBBERO FATTO.
Ovviamente più che legittimo, basta che però si stia discutendo di quello che penso e scrivo realmente e non di interpretazioni chiaramente forzate.
Se davvero fosse così avrei messo ‘capitalismo’ nel titolo per dare una bella sveglia agli algoritmi, invece di un decisamente molto meno clickbaiting “passato espiatorio”. Sto molto attento a queste cose.
Posso essermi ovviamente spiegato male, però secondo me tu con questa fissa della ‘colpa’ non vedi il mio ragionamento di fondo. Quando si dice in riferimento a certi problemi come il sessimo “questa è roba da cavernicali” oppure “è il patriacato”, si ammette implicitamente che si tratta di una incrostazione del passato in una modernità/contemporaneità di per sé senza aliena a questa cosa. E’ per certi fenomeni posso essere d’accordo, per altri no.
Quello che ho voluto mettere in luce è che anche la modernità nasce su presupposti sessisti, diversi da quelli del passato patriarcale feudale, ‘migliori’ sotto tantissimi punti di vista ma comunque peculiari della modernità. Che sessismi di natura differente unite a dinamiche sociali e tecnologiche capaci di produrre notevoli mutazioni antropologiche possono produrre patologie sociali inedite non mi pare troppo assurdo.
Qualsiasi persona sana di mente pensa che l’omicidio sia peggiore della condivisione non consenziente della propria privacy.
Secondo me la pornografia ‘normale’ può rientrare in un discorso di attrazione sessuale ‘da primitivi’ o ‘da gorilla’, le robe come Phica no, specialmente se come avviene oggigiorno potresti avere tutta la pedofilia ‘pulita’ di qualsiasi genere.
Non c’entra nulla, semplicemente mischi cose differenti impropriamente. Se gioco a scacchi aggressivamente vuol dire che per darti scacco matto non mi faccio scrupolo di avanzare tutti i miei pezzi a scapito anche di lasciare il mio re scoperto e subire un contrattacco, se gioco a scacchi violentemente significa che ti tiro i pezzi adosso o ti tiro i calci tra una mossa e l’altra. L’aggressività è un naturale desiderio di imporsi che abbiamo tutti in maniera maggiore o minore, la violenza è un desiderio di far male che a taluni è del tutto ignoto e che in certe occasioni possiamo ritenere legittimo. Sono contrario alle teorie pedagogiche che eliminano completamente competizione e agonisto proprio perché castrebbero una parte della natura umana, una società senza guerra invece mi sembra alquanto difficile ma non impossibile a priori.
https://www.fanpage.it/innovazione/tecnologia/vuoi-le-foto-di-mia-madre-nuda-sono-entrata-nei-gruppi-dove-le-donne-vengono-scambiate-come-figurine/
A proposito di quel che dicevo sull’oggettificazione delle donne…
“per te è normale una dialettica fatta di illazioni basate su sovrainterpretazioni e retropensieri del tuo interlocutore ” Continuo a non capire che illazioni avrei fatto. Semplicemente non condivido del tutto la tua analisi e l’idea che “femminicidi, oggettivazione del corpo femminile” e “voyeurismo perverso” siano fenomeni nuovi o tipici della nostra società, così come dici tu. Assumono *forme* diverse, ma non sono convinta dell’attribuzione di questi fenomeni agli sviluppi storici di cui parli tu, non del tutto per lo meno. Per cui facevo esempi di altre società con forme simili, spesso più gravi, di oppressione delle donne.
Poi questa storia della misoginia nata dall’Illuminismo ti giuro continuo a non capirla: potresti fare degli esempi in cui gli illuministi hanno creato una forma di misoginia moderna che prima non c’era? Perché a me non risulta proprio.
Quando scrivi “Alcuni dei peggiori abusi contro le donne avvengono in zone effettivamente “arretrate” rispetto alla modernità, quali il Pakistan, l’Afghanistan naturalmente, o i paesi dell’Africa in cui ancora si pratica la mutilazione genitale femminile, solitamente eseguita da altre donne. Colpa dell’illuminismo e della modernità anche lì?” mi attribuisci l’idea che la modernità abbia inventato il sessismo, stai chiaramente sovrainterpretando.
Non che l’hanno inventata, ma che mentre su diverse tematiche hanno mostrato un’apertura mentale enorme (vedi religione e contestazione dell’assolutismo divino), con il sessismo hanno fatto quello che spiego nel pezzo, lo hanno trasceso dalla dimensione familiare e comunitaria per istituzionalizzarlo. La ‘dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadini’, va presa alla lettera ‘uomo’ e ‘cittadino’ è il maschio adulto borghese (e maschio).
Ho capito, però non offenderti, non essere così permaloso! Magari non ho capito cosa intendevi, non mi sono spiegata bene, o quello che hai scritto si prestava a una certa interpretazione.
Comunque la Rivoluzione Francese, per quanto resa possibile e in un certo senso preparata dall’Illuminismo, non è la stessa cosa dell’Illuminismo e quando è arrivata i più famosi illuministi erano già morti.
Se vedi la vita personale e gli scritti di molti illuministi, mi sembra che avessero abbastanza apertura nei confronti dell’intelletto femminile e di una certa liberazione sessuale.
Non sono offeso, spiego le cose. Comunque dai, uno che pensasse veramente che robe tipo le infubulazioni fossero colpa di illuminismo/modernità sarebbe un cretino.
Sicuro trovi qualcuno che dà la colpa al colonialismo.
Riguardo ad aggressività e violenza, credo che semplicemente ne diamo definizioni diverse. Ci può pure essere una violenza non aggressiva. Comunque era un commento così, per contestualizzare quello che volevo dire.
https://www.ilpost.it/2025/09/12/processi-psicologici-sociali-condivisione-revenge-porn/
A mio avviso una buona analisi, non si ferma a una singola ragione ma ne rileva diverse.
Interessante. Io penso che la dinamica di potere sia una componente fondamentale: adesso si vedono anche donne che “oggettizzano” gli uomini, ma questo nella cultura occidentale – soprattutto quella anglosassone, che poi noi copiamo – spesso viene celebrato, non condannato. C’è un certo senso di rivincita, di “adesso tocca a noi”. Prova a pensare, ad esempio, a come reagirebbe la nostra cultura se i personaggi di Sex and the city fossero uomini, e gli uomini di cui parlano fossero donne. Verrebbero fatte prediche a non finire, oppure non andrebbe nemmeno in onda.
Un po’ come nel video di Checco Zalone “L’ultimo giorno di patriarcato”, in cui la situazione viene semplicemente ribaltata, e il risultato non è migliore.
Purtroppo capita che le donne finiscano per imitare i peggiori comportamenti maschili. Lo trovo molto triste. Evidentemente l’appartenenza al genere femminile non impedisce di mostrare scarsa sensibilità.
Gli esseri umani sono tutti umani allo stesso modo. La lezione del femminismo e dell’antirazzismo dovrebbe essere questa.
Vorrei aggiungere una precisazione zoologica ed un’opinione personale.
La precisazione è che i gorilla maschi sono sessualmente estremamente timidi e sono le femmine che hanno l’iniziativa e l’onere del corteggiamento. E neanche sempre riescono a sedurre il loro “amato bene”.
L’opinione del tutto personale è che il maschilismo rappresenti una degradazione del patriarcato (che può essere pessimo anch’esso, beninteso). Il vero “patriarca”, infatti, pretende ubbidienza e la può imporre con la violenza, ma si assume le responsabilità del comando. Il maschilista, invece, pretende gli stessi privilegi ma, essendo profondamente insicuro e vile, rifugge dalle responsabilità correlate.