Qualche tempo addietro il professor Jeremy Sachs è stato invitato a tenere una conferenza al parlamento europeo dove ha parlato di come, secondo lui, ha avuto origine la guerra in Ucraina.  Argomento quanto mai interessante perché un vero processo di pace può essere imbastito solo se è chiaro quali siano stati i moventi del conflitto e chi, eventualmente, lo abbia vinto ed in quale misura. Processo di pace di cui finora non si è visto traccia alcuna, se non nella propaganda trumpista, ma che prima o poi forse ci sarà.
Si raccomanda dunque di ascoltare il professore che di certo la sa lunga, ma si raccomanda anche di mantenere il proprio senso critico all’erta, come sempre si dovrebbe.
Qui di seguito alcune considerazioni circa alcune curiose omissioni ed incongruenze nella sua trattazione che, trattandosi di un discorso importante e ben preparato, non sono di certo casuali. Ho provato a contattare il professore per chiedergli chiarimenti in merito, ma non ho ricevuto risposta, come generalmente accade quando si cerca di contattare un personaggio d’alto bordo.

Premessa.

Nell’insieme, mi trovo d’accordo con Sachs: essere rimasti del tutto attaccati al carretto americano dopo il 1990 è stato un tragico errore per l’Europa ed ora più che mai abbiamo urgente bisogno di una politica estera comune ed indipendente.  Trovo quindi strano che proprio lui, poi, stigmatizzi il primo tentativo FORSE serio di sganciarci parzialmente dallo Zio Sam, ma su questo tornerò in seguito.
Circa gli argomenti qui trattati, il sottoscritto vi dedica buona parte del suo parecchio tempo libero, confrontando fonti professionali diverse ed evitando la palese propaganda di entrambe le parti.  Ritengo dunque di essere abbastanza bene informato, per quanto possibile a chi può accedere esclusivamente a fonti di pubblico dominio. Certamente le mie lacune sono quindi ampie, ma mi conforta il fatto che quasi tutto ciò che Sachs dice lo sapevo già e che i pochi dettagli che mi giungono nuovi non mi sorprendono.

Principali omissioni:

1 – Il prof. Sachs si dilunga sulla promessa verbale di non espansione della NATO (ma di espansione dell’UE) verso est fatta da George Bush a Gorbachev. Personalmente, concordo con il professore che sarebbe stato molto meglio rispettarla, sia perché il rispetto delle promesse è di per sé importante, sia perché sarebbe stata l’occasione per creare un sistema di difesa tutto europeo che ci avrebbe risparmiato numerosi lutti e disastri nei decenni seguenti, fino ad oggi.  Ma, di fatto, non se ne parlò neppure sia per le costanti pressioni USA contro ogni ipotesi di integrazione politica e militare europea, sia per la pochezza della nostra classe dirigente.
Tuttavia, è sorprendente che Sachs non menzioni il Protocollo di Budapest (1994) che fu invece un trattato internazionale ufficiale e vincolante in base al quale l’Ucraina (su pressione americana) consegnò le sue armi nucleari alla Russia, avviando un processo di pressoché totale smilitarizzazione del paese culminato nel 2014. Avere fatto stracci di questo e dagli altri trattati siglati fra Russai ed Ucraina significa proclamare che i trattati non hanno più nessun valore, perlomeno per la Russia prima ed ora anche per gli USA.
Su quali basi, se non la fiducia nei trattati, si potrebbero costruire dei rapporti internazionali pacifici?  Quando non ti puoi più fidare dei tuoi vicini e neppure dei tuoi alleati, la corsa alle armi diventa un percorso obbligato.

2 – Il professore stigmatizza giustamente l’imperialismo americano e la sua costante intromissione nella politica degli altri paesi, anche mediante congiure e colpi di stato.  Tutto vero, epperò non accenna al fatto che è esattamente ciò che fanno tutte le altre potenze (come Russia e Cina fre le altre), ognuna secondo le proprie possibilità.
Ancor più sorprendente, per un apostolo della democrazia, appare però il fatto che sembra del tutto disinteressato a quello che i cittadini dei paesi in questione potrebbero volere e con quale maggioranza. Un atteggiamento decisamente colonialista.
Vale infatti la pena di ricordare che l’adesione alla NATO è sempre avvenuta su richiesta di governi democratici (entro i decrescenti limiti attuali) e ratificata dai parlamenti. E’ certo possibile che questi governi abbiano subito pressioni politiche per l’adesione, ma è certamente vero che la stragrande maggioranza dei cittadini dell’Europa orientale, negli anni ’90 e 2000, aveva buona memoria di come fosse la vita sotto l’Unione Sovietica e molto temeva, e teme, la Russia.
Per quanto riguarda specificatamente l’Ucraina,  l’ultima volta che fu chiesto ai suoi cittadini se volevano essere indipendenti o parte della Russia fu il referendum del 1° dicembre 1991 in cui l’indipendenza vinse con il 90,3 % dei favorevoli ed un’affluenza dell’84,18%.  Con una schiacciante maggioranza in tutte le regioni, tranne che in Crimea dove l’indipendenza passò invece per un soffio. Certo è possibile che ci siano stati brogli (la maggioranza “bulgara” è sempre sospetta), così come è possibilissimo che da allora le opinioni siano cambiate in un senso o nell’altro. Ma sta di fatto che in tutte le elezioni successive i filo-russi sono rimasti in minoranza, anche se non tanto quanto i banderisti (nazistoidi) che hanno meno del 5% e sono fuori dal governo

3 – Un altro fatto importante e taciuto è che la rottura fra USA e Putin avvenne nel 2002, su iniziativa degli americani. Inizialmente Putin infatti aveva sostenuto la disastrosa “guerra al terrorismo” degli USA in cambio del nostro sostegno alla sua guerra contro la Cecenia, allora in corso. L’accordo prevedeva che gli USA avrebbero costruito delle basi logistiche nelle ex-repubbliche sovietiche confinanti con l’Afghanistan, ma solo per il tempo strettamente necessario per l’invasione.  Invece, dopo il successo iniziale, gli USA tentarono di mantenere la loro presenza in Asia centrale comprandosi i dittatori locali.  Tentativo poi fallito, ma che ruppe definitivamente l’idillio Russia-USA, se mai c’era stato. Da allora, la Russia non solo ha fatto del riarmo una priorità assoluta, ma anche investito molto per infiltrare pesantemente la politica, i media, i social ecc. occidentali, fino ad ora e tuttora. Anche noi facevamo altrettanto in Russia e dintorni, ma mentre Putin chiudeva tutte le associazioni e carcerava tutti gli individui che facevano propaganda filo-occidentale, noi ancora tolleriamo organizzazioni pesantemente colluse con il Cremlino (come Forza Nuova o AFD, per esempio) e personaggi pubblici dichiaratamente filorussi (come Salvini, fra gli altri).  Certo, a noi questo pone un problema di libertà di opinione ed espressione che in altri paesi nessuno si pone, ma credo che questo aspetto debba essere quanto meno considerato.

4 – Credo senz’altro che la rivolta di Maidan abbia avuto il supporto organizzativo e finanziario occidentale, non meno di quanto l’elezione di Jankovic fosse stata aiutata dal Cremlino (perché è vero che la CIA si impiccia regolarmente dei governi esteri, ma anche il GRU).
Tuttavia il prof. Sachs non dice quattro cose importanti: – Che le manifestazioni avvennero in tutto il paese con numeri enormi di partecipanti; è dunque presumibile che avessero i loro motivi. – Che la scintilla fu il rimangiarsi da parte del governo di un accordo commerciale con l’UE, dopo che era già stato annunciato. Chi dette l’ordine? – Che rivolte e manifestazioni ci furono in tutta l’Ucraina, anche nelle regioni a maggioranza russofona, soprattutto perché esasperati da livelli di corruzione ed incapacità esorbitanti anche per gli standard locali. – Che i soldi saranno anche stati nostri, ma i morti furono ucraini e chi si fa ammazzare è di solito ben motivato. Nel bene e nel male.
Fu infatti il tributo di sangue pagato che portò l’estrema destra nel governo provvisorio ucraino, dove si rese corresponsabile della guerra da allora in corso.  Alle successive elezioni banderisti e simili furono sconfitti, ma i danni erano ormai fatti.

Altro passaggio importante e taciuto è che esattamente lo stesso può dirsi delle rivolte filo-russe del 2014, certo appoggiate a livello locale, ma anche finanziate ed organizzate dagli agenti russi.

5 – Infine, a proposito di Trump 2 “la vendetta”, Sachs non dice la cosa più importante ed evidente: Trump ed i suoi odiano e disprezzano tutto ciò che è europeo, vogliono castigarci del fatto che qui si vive meglio che in USA e cercano un’alleanza strategica con Mosca offrendogli l’Ucraina come dono di nozze.  Questo perfino la maggior parte dei dirigenti europei lo ha capito (il che è tutto dire) ed il panico che ne è seguito lo dimostra.  Se finalmente riusciremo a sganciarci dagli USA e ad elaborare una politica europea autonoma resta da vedere (sono scettico, ma possibilista). Tuttavia, proprio grazie a Trump, perlomeno se ne parla e qualcosa, anche se confusamente e lentamente, stiamo facendo ed è la prima volta dal 1945. Purtroppo non ci si sbarazza di 80 anni di dipendenza in pochi giorni e neppure in pochi anni. Necessariamente dovremo quindi continuare a giocare su più tavoli contemporaneamente e blandire il boss di Washington per guadagnare tempo, ma trovo molto strano che proprio questo tentativo (per ora tutto da definire) venga caldamente criticato proprio da uno che, contemporaneamente e giustamente, ci invita all’indipendenza.
Per motivi diversi, tanto Trump che Putin contano sul fatto che, col tempo e la fatica, finiremo per sottometterci per l’ennesima volta ai capricci di Washington.  Io spero che li deluderemo, anche se non ci conto.  L’abitudine, la pigrizia e la viltà hanno finora sempre vinto.

Incongruenze.

A – Parlando di Trump, Sachs afferma che questi si vuole sbarazzare in qualche modo della guerra in Ucraina semplicemente perché è un costoso fiasco. Ma se fosse, come lui stesso afferma, che il piano USA era quello di usare l’Ucraina per macinare il potenziale militare russo, si sarebbe invece trattato del maggiore successo strategico degli USA negli ultimi 30 anni almeno. Sappiamo infatti che in questa “speciale operazione militare” la Russia ha perso circa la metà delle sue immense riserve di materiale e mezzi; poco più poco meno secondo le stime basate su diverse fonti dirette (foto satellitari) ed indirette (presenza di mezzi al fronte). Inoltre, Putin ha ottenuto di estendere la NATO e di avviare la ricostruzione delle forze armate in tutta Europa. Ha inoltre perso la supremazia nel Mar Nero, mentre il baltico è oramai un “lago UE-NATO” con Pietroburgo e Kaliningrad in uno stato di assedio potenziale che può diventare effettivo in qualsiasi momento.
Nel contempo, essendo totalmente impegnata in Ucraina, la Russia ha perso il controllo dell’Armenia, della Siria e perfino la Transnistria vacilla. E tutto questo senza un solo morto americano, anzi, con un salutare smaltimento di materiale superato e di rinnovamento delle scorte, a tutto vantaggio dell’industria americana.  Circa il 90% dei 180 miliardi di dollari stanziati per l’Ucraina sono infatti finiti all’industria USA per il ripascimento delle scorte. Semmai, sarebbe proprio il voltafaccia trumpiano a rappresentare una caporetto politica con pochi precedenti.

B – Il nostro si appella (molto giustamente) al diritto internazionale per quanto riguarda la Palestina, ma sostiene che di questo stesso diritto si debbano fare stracci a proposito dell’Ucraina.  Avrei gradito che perlomeno spiegasse la ratio di ciò.

C – L’incongruenza maggiore, mi pare tuttavia il fatto che, a conclusione di un lungo discorso in cui ha illustrato il tenace imperialismo USA ed ha esortato l’Europa a sganciarsene, dotandosi di una politica finalmente unitaria ed alternativa, Sachs concluda stigmatizzando il primo tentativo forse serio che la maggior parte dei Paesi europei sta facendo proprio in tal senso.
Accettare il ruolo di colonie, rinunciare ad un deterrente militare proprio ed abbandonare l’Ucraina alla spartizione fra USA e Russia è infatti esattamente quello che tanto Putin che Trump sperano che faremo. E’ sorprendente come tante persone, che per anni si sono dette contrarie all’imperialismo a stelle e strisce, adesso lo sostengano.

L’elefante nella stanza

A mio avviso, la vera “bomba nucleare” politica di tutta questa vicenda, di cui Sachs in tutto il suo discorso non fa neppure cenno, sono le dichiarazioni unilaterali di annessione.  L’unico precedente post 1945, che io sappia, è quello di Israele per il Golan, che neppure i più stretti alleati gli hanno mai riconosciuto perché sarebbe la fine di ogni traccia di normativa internazionale e la tomba di ogni ordine internazionale.  Ora Trump preme perché l’Europa accetti l’annessione di 5 grandi regioni ucraine da parte della Russia. E’ solo per fare un regalo a Putin? Oppure è perché vuole creare il precedente che servirà ad Israele per annettere la Cisgiordania, Gaza e magari pezzi di Siria e Libano, come a lui di annettere la Groenlandia e forse anche altro?  E’ solo un’ipotesi, ma visto che il professore dice di conoscere i retroscena, perché non ne parla?

Il diplodoco nella stanza.

Tutto questo gran parlare di geopolitica, di imperi e di guerre rimane comunque molto astratto se non si tiene conto del vero “diplodoco nella stanza”: l’impatto brutale che stiamo tutti vivendo contro i limiti globali allo sviluppo.  Senza qui tornare per l’ennesima volta su un argomento che, si spera, ai lettori di Apocalottimismo sia ben noto, vorremmo ricordare che il tanto paventato picco della produzione industriale ed agricola è probabilmente ora o nel prossimo futuro. Probabilmente fra una decina d’anni, seguirà il picco della popolazione umana, sempre a livello globale, beninteso. E su questo non c’è nulla che possiamo oramai fare, i 50 anni che avevamo a disposizione per evitarlo li abbiamo sprecati e non torneranno.
E dunque che fare? Non lo sappiamo e sembra che non lo sappiano neppure né Sachs, né alcun altro fra i tanti personaggi autorevoli in circolazione. Tuttavia, di una cosa possiamo tutti stare ben certi: il futuro sarà molto, ma molto diverso dal passato e tutti i paradigmi che abbiamo elaborato per spingere e gestire la crescita ci saranno inutili o dannosi negli anni e nei decenni a vanire.

Un’ultima osservazione: in Russia chi parla contro il governo va in galera o al cimitero; in Usa viene licenziato; in Europa viene invitato a parlare in televisione ed al parlamento.  Teniamocelo caro perché anche da noi questo raro privilegio vacilla.  Curiosamente non a proposito della politica estera, bensì in altri settori, come la tutela ambientale, che evidentemente i governi “occidentali” considerano più pericolosi dell’Impero Russo.

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