Trattative! Trattative! Recentemente, si è fatto un gran parlare di trattative di pace che non ci sono mai state. E per solide ragioni, per entrambi i contendenti. Delle trattative vere ci saranno solo se e quando si saranno rassegnati al fatto che, per ora, non possono vincere. Le trattative sono infatti, per definizione, la ricerca di un possibile compromesso, presuppone quindi che tutte le parti in causa pensino, per infinite ragioni, che gli convenga trovare un accordo. Altrimenti è solo scena per menare per il naso la stampa, il pubblico, questo o quel leader ecc.
La “Guerra di Gaza”.
Le virgolette sono d’obbligo perché ciò che è in corso non è una guerra e neppure è limitato a Gaza, bensì riguarda anche la Cisgiordania, nonché il sud-ovest della Siria ed il sud del Libano. Dal 13 giugno scorso anche l’Iran, ma quella è una guerra in senso proprio e per adesso la lasciamo da parte, anche perché è assolutamente troppo presto per capire cosa stia succedendo e perché.
Qui cominceremo banalmente dal 7 ottobre 2023, senza rivangare la complicatissima storia di Israele, cominciata con l’“Affaire Dreyfus”, nel 1894, e con l’introduzione del catasto nell’Impero Ottomano, circa nelle stesso periodo. In estrema sintesi, circa 2.000 miliziani di Hamas sono evasi dalla più grande prigione della storia ammazzando, o peggio, tutti coloro che hanno potuto. Nel frattempo, i colleghi rimasti a Gaza sparavano migliaia di razzi contro le città del sud, qualcuno fino a Tel Aviv. Circa 1200 israeliani, fra civili e militari, sono stati uccisi, ma altri 100-200, secondo le fonti, sono dati per “dispersi”; altri 250 furono presi in ostaggio. Le forze armate e la polizia israeliana impiegarono circa una settimana per riprendere il completo controllo del territorio, uccidendo circa 1000 terroristi e catturandone 200.
A fronte di un tale disastro, frutto di plateale incapacità e totale sbracamento degli apparati di sicurezza, appena superata l’emergenza ci si sarebbe aspettata un’immediata caduta del governo ed una furiosa resa dei conti interna, prima che fosse pianificata una resa dei conti col nemico. Invece è accaduto il contrario: il già traballante governo Netanyahu, indubbiamente corresponsabile dell’accaduto, non foss’altro per immense omissioni e cialtroneria, ne è uscito più forte che mai e da allora guida il paese sempre più addentro ad una trappola da cui non si vede scampo, né per gli israeliani, né per i palestinesi.
Inizialmente, gli scopi ufficiali dell’occupazione israeliana della striscia di Gaza erano l’eliminazione di Hamas e la liberazione degli ostaggi.
Due intenti perfettamente legittimi, tuttavia quanto accaduto nell’anno e mezzo successivo non è risultato coerente con tali dichiarazioni, mentre anche da parte di fonti governative sono gradualmente stati dichiarati propositi ben diversi. In sintesi, si prospetta l’occupazione definitiva di tutti i territori palestinesi e la deportazione della popolazione in altri paesi da stabilire. E non solo a Gaza.
Infatti, mentre nella “striscia” si procedeva a demolire la maggior parte degli edifici, eliminare i servizi di emergenza, impedire gli aiuti internazionali in cibo, acqua e medicinali ecc., si attaccava anche la Cisgiordania, benché in modo molto meno spettacolare, ossia con i metodi classici del pogrom, che gli ebrei conoscono bene avendone subiti tanti. Qui sono infatti milizie civili che, con la copertura di esercito e polizia, incendiano, saccheggiano, stuprano ed persino uccidono gente a caso. E ciò malgrado in Cisgiordania Hamas sia fuorilegge e le autorità palestinesi abbiano sempre tenuto il profilo più basso possibile.
Inoltre, approfittando di qualche lancio di razzi da parte di Hezbollah, si è proceduto anche al bombardamento ed all’occupazione di parte del Libano (di nuovo) mentre, dopo la fuga di Assad ed il ritiro dei russi, anche la Siria è stata abbondantemente bombardata ed in piccola parte occupata. Fatto questo particolarmente importante per capire cosa bolle in pentola giacché l’attuale regime siriano è arcinemico dell’Iran ed ha agito contro Hezbollah più di quanto Israele non sia mai riuscita a fare. Come se non bastasse, malgrado l’aggressione, si è dichiarato interessato ad un buon vicinato. Certo, non è detto che sia sincero, ma di sicuro non è la Siria di oggi che può rappresentare una minaccia per Israele.
Quello che Netanyahu e soci stanno tentando è insomma un gigantesco pogrom, finalizzato alla definitiva costruzione di quell’Eretz Israel di cui i nazionalisti più accaniti e i religiosi più bigotti fantasticano da sempre. Oramai lo dicono esplicitamente anche membri del governo e si capisce perché. Da un lato il governo in carica, se decadesse, vedrebbe alcuni suoi membri probabilmente in galera, a cominciare dal Primo Ministro. Dall’altro, il contesto geopolitico non è mai stato così favorevole a questo piano che, da sempre, alleggia nei sogni di una parte degli israeliani (quanto grande non saprei).
Non solo gli USA e l’Europa (al netto di qualche dichiarazione di rito) sono infatti schierati con Israele in maniera ben più convinta e convincente di quanto non lo siano mai stati per l’Ucraina, ma nessun altro paese, men che meno islamico, ha mosso un dito o speso più di una parola vuota. Persino l’Iran, che si è sempre eretto a paladino dei palestinesi, si era almeno provvisoriamente chiamato fuori, salvo esservi poi stato risucchiato nuovamente (NB. A torto o a ragione non possiamo saperlo perché non sappiamo quali e quante minacce gli ayatollah stessero effettivamente mettendo in essere. “Siamo minacciati” è un pretesto usato spessissimo dagli aggressori netti, ma talvolta è vero; l’Iran non ha mai fatto mistero di voler distruggere Israele.)
Comunque, dal punto di vista dei nazionalisti israeliani sembra che questo sia il classico momento “Ora o mai più”, analogamente a quando avvenne nel 1948. Non è quindi certo il momento per delle trattative e qui è scattata la trappola, perché nessun paese al mondo, meno che mai uno fra quelli arabi, si è detto disponibile ad accogliere anche un solo profugo. E dunque? Sterminati gli adepti di Hamas e dimostrato il pressoché totale disinteresse per la sorte degli ostaggi, il pogrom funziona solo se la gente può scappare da qualche altra parte. E se le è impedito? La risposta del governo Netanyahu finora è stata ammazzare sempre di più con bombe, fame e privazioni varie, finché qualcuno si rassegnerà a sobbarcarsi almeno una parte dei cinque milioni e passa di palestinesi.
La domanda dunque è se resisteranno di più gli israeliani nel loro intento o gli altri paesi nel loro rifiuto.
Nessun’altra possibilità sembra plausibile perché, se Israele si ritirasse permettendo il ritorno degli aiuti internazionali, Hamas (o qualcosa di addirittura peggiore) sorgerebbe in un baleno, decretando la sconfitta dello stato ebraico. Infatti, fino ad un anno e mezzo fa, molti, anche a Gaza, avversavano il terrorismo islamista (terrorista anche in patria, non solo all’estero), ma oramai ogni singola famiglia gazawi e moltissime anche della West Bank hanno almeno un morto da vendicare, per non parlare del fatto che, quando non hai più nulla da perdere, ammazzare qualcuno a caso può facilmente sembrare una buona idea.
Neppure l’attuale idea di ammassare i palestinesi in alcuni ghetti sarà risolutiva perché già la Striscia era di per sé un ghetto. E dunque? Netanyahu non può smettere, pena la perdita del potere, la probabile galera e, forse, la morte. Ma non può neppure continuare all’infinito. O davvero pensa di poter ammazzare tutti?
D’altro canto, è emerso che ai dirigenti di Hamas non importa minimamente quanti palestinesi saranno uccisi. Anche perché, ricordiamolo, i vertici dell’organizzazione sono ben protetti in Qatar. Dunque perché dovrebbero capitolare? Più gente soffre e muore, più Israele perde consensi internazionali e si ravviva il mai del tutto sopito antisemitismo. Un buon risultato dal loro punto di vista; su cosa dovrebbero vertere quindi delle ipotetiche trattative, se non a guadagnare tempo e visibilità sulla stampa internazionale?.
Ogni ebreo dovrebbe però sapere che la “soluzione finale” non solo non cancellò gli ebrei dall’Europa, ma fu la ragione fondamentale della nascita dello stato di Israele. Senza il trauma di scoprire i campi di sterminio, nessun governo al mondo lo avrebbe mai permesso; non gli americani, certo non gli inglesi e neppure i russi.
Ma il fattore principale, ancorché non immediato, di cui tenere conto è che Israele è un paese spaventosamente sovrappopolato ad altissimo input energetico, che vive in quanto perfettamente integrato in un sistema politico-economico globale particolarmente favorevole. Un contesto che, per un vasto insieme di ragioni, si sta sfaldando rapidamente. E quando il contesto che consente ad un piccolo paese di mantenere una delle più potenti forze armate del mondo sarà venuto meno in misura sufficiente, cosa accadrà?
Spero proprio di essere totalmente in errore, ma temo che la mattanza in corso non sia che una blanda anticipazione di quello che accadrà in un futuro forse lontano, ma forse no.
La guerra in Ucraina.
Questa, invece, è una guerra vera e propria fra due stati sovrani, ognuno con i suoi appoggi internazionali. Anche in questo caso sorvoleremo sull’origine del conflitto per concentrarci sul fatto che, per ora, nessuno dei due contendenti ha interesse ad una vera trattativa di pace. L’Ucraina potrebbe avere interesse ad una tregua, ma proprio per questo alla Russia non interessa.
Partiamo dunque dal grottesco tentativo di “trattative” di Trump che, come se nulla fosse, ha proposto a Putin la spartizione dell’Ucraina: alla Russia il controllo politico e agli USA quello economico. Senza neppure consultare né gli ucraini, né gli altri paesi coinvolti nella questione. Il tutto condito con esplicite minacce agli ucraini. Tuttavia, Ucraina e la Russia hanno entrambe rifiutato, mentre la maggior parte dei paesi europei ha dichiarato di voler proseguire l’appoggio all’alleato orientale.
Ricevuto un più o meno esplicito “NO” da tutte le parti in causa, Trump si è ritirato e si sta ora occupando di mettere sottosopra Los Angeles ed altre città americane, oltre che di litigare con l’ex “amico ciliegia” Elon Musk. Fin qui è cronaca, ma perché tutti hanno rifiutato e cosa ci possiamo aspettare dal prossimo futuro? Ovviamente non si conoscono i retroscena, ma si possono avanzare ragionevoli illazioni laddove le dichiarazioni risultino coerenti con le azioni.
Da parte Ucraina è facile: dal momento che la proposta americana significava la capitolazione non solo alla Russia, ma anche all’industria estrattiva a stelle e strisce, rispondere negativamente e cercare di guadagnare tempo era ed è l’unica opzione possibile. Forse alla fine gli ucraini dovranno comunque arrendersi, ma non sono ancora a quel punto e Putin dovrebbe sapere che è pericoloso confinare un topo nell’angolo.
Da parte europea, forse ciò che ha pesato di più è il fatto di essere stati trattati come colonie e non come alleati. Ma ancor di più penso che abbia pesato l’aperta ostilità dell’amministrazione americana nei nostri confronti, non solo a parole, ma anche nei fatti come ha dimostrato con la guerra commerciale in corso. Comunque sia, un certo numero di governi sembra essersi rassegnato al fatto che gli USA non sono più affidabili, forse neppure più un alleato, e che occorrerà quindi imparare a camminare da soli. Facile a dirsi, ma non a farsi, dopo 80 anni di placida dipendenza.
Da parte della Russia il rifiuto è più strano, visto che la proposta americana ne sposava di fatto i desiderata. L’unica spiegazione per me possibile è che Putin non abbia nessuna voglia di avere gli americani fra i piedi in Ucraina, neppure se suoi alleati. Si è già visto con quanta facilità certe alleanze possono essere ribaltate e nessuno più, nemmeno Putin, si fida dello “Zio Sam”. D’altronde, il voltafaccia americano ha aperto una fase politica estremamente favorevole alla Russia, perché non dovrebbe sfruttarla al massimo? Con gli USA fuori dal gioco o, forse in futuro al proprio fianco, Putin ha buoni motivi per essere molto ottimista, almeno per un anno ed anche più.
Perché uno o due anni? Molti paesi europei stanno aumentando e (forse) migliorando la propria spesa militare e i primi risultati dovrebbero essere visibili fra un anno al più presto, probabilmente due. Dal canto suo, la Russia ha invece già fatto tutto il possibile per aumentare e migliorare la propria industria bellica ed i risultati ci sono già da almeno un anno. Attualmente la produzione bellica russa supera largamente quella dell’Europa intera, ma il potenziale industriale europeo surclassa quello russo per almeno 20 ad 1. E’ dunque solo questione di volontà e di tempo perché Putin si trovi alle strette.
Lo sa benissimo, ma sa altrettanto bene che per almeno un anno, forse due, può invece contare di prevalere sul campo. Certo, al ritmo di avanzata degli ultimi 18 mesi, non si conquisterebbe granché. Dalla fine della fallimentare controffensiva ucraina del 2023 ad oggi, in direzione di Pokrovsk, i russi sono avanzati di una sessantina di chilometri; in tutti gli altri settori molto meno, anche niente e le perdite di uomini e materiali sono state ingenti.
Ma anche se, in rapporto al nemico, l’Ucraina ha recuperato molto in materia di artiglierie e mezzi corazzati, benché lievemente dominante quanto a droni, è tuttora molto inferiore in quanto ad aviazione e soprattutto fanterie. La famigerata “carne da cannone” che, gira e rigira, è sempre decisiva. Se il prezzo del petrolio risalisse abbastanza da mantenere l’attuale sforzo bellico russo (magari grazie alla guerra Iran-Israele) e gli americani continuassero come ora, è quindi probabile che Putin possa mantenere l’attuale livello di pressione sull’Ucraina ancora per molti mesi.
Ciò potrebbe bastare a provocare un collasso interno dell’Ucraina, costringendola a capitolare a condizioni ancora peggiori di quelle attualmente pretese. Non è sicuro che accada, ma Putin sa di avere una finestra favorevole perlomeno fino alle elezioni di mezzo termine in USA, quando Trump potrebbe essere messo in minoranza e la produzione militare europea potrebbe cominciare a surclassare quella russa.
Ovvio che voglia approfittarne, anche perché, a questo punto, non ha molte scelte. Avendo pompato l’opinione pubblica interna ed il suo “fan club” internazionale annunciando niente meno che una battaglia epocale contro le forze del male e che l’esistenza stessa della Russia è minacciata, non può accettare compromessi. E senza essere pronti a compromessi, non ci sono trattative.
D’altronde, troppa gente è morta, troppi danni sono stati sofferti, troppe parole roboanti sono state proferite. A questo punto, o Putin vince e passa alla storia come “pater patrie”, o perde. E se perde la guerra perde anche il potere e, probabilmente, la vita. Forse c’è stata una finestra di possibile compromesso nella primavera 2022, ma oramai Putin può solo continuare a qualunque costo, nel senso letterale del termine. E L’Ucraina, viste le condizioni richieste, può solo cercare di sfiancare i russi e stabilizzare il fronte. O, perlomeno, durare abbastanza a lungo affinché gli europei arrivino con il materiale necessario. Sempre che non cambino idea nel frattempo.
Comunque, nessuno dei due contendenti dispone di spazio di manovra. Neppure per un a tregua temporanea, che gioverebbe all’Ucraina e che, quindi, la Russia non concederà mai, a meno che non vi sia costretta. Ma ci sono solo due paesi che potrebbero obbligarla: la Cina e gli USA. Non lo faranno e tutto continuerà così. Per quanto tempo ancora non è dato sapere, c’è chi azzarda pronostici, ma io me ne astengo.
La “lectio magistralis” di tutto ciò è che, quando si pianifica un’azione importante, occorre sempre prevedere anche una scappatoia decente nel caso qualcosa andasse storto (come spesso accade). Giocarsi il tutto per tutto su di una sola strategia è estremamente rischioso, facilmente fatale.
N.d.A. L’aver espresso queste opinioni in pubblico mi è già valso l’epiteto di “nazista”. Prego dunque chi volesse ulteriormente insultarmi di fare uno sforzo e trovarne altri. In fondo, il turpiloquio è la sezione maggiormente creativa di qualunque lingua, specialmente dell’Italiano.
“N.d.A. L’aver espresso queste opinioni in pubblico mi è già valso l’epiteto di “nazista”. Prego dunque chi volesse ulteriormente insultarmi di fare uno sforzo e trovarne altri.”
Che ne dici di ‘globalista atlantista occidentalocentrico sorosiano’? 😀
Carino, ma preferisco i classici, tipo “Tangero” che il correttore segna rosso. Oppure qualcosa di creativo tipo “deficiente a rotopercussione”. Ma si può fare di meglio.
Io non ci penso proprio ad insultare Jacopo Simonetta, che conosco (via web) da molti anni ed apprezzo tantissimo.
Mi chiedo solo: perchè gli danno del nazista ‘? In che senso ?
Credo che oggi “nazista” e “fascista” siano usati per dire “sono in abissale disaccordo con te”. O qualcosa del genere. Ed è un peccato perché certe parole dovrebbero invece mantenere il loro preciso significato tecnico e molto pericoloso. Un poco come se chiamassimo “scorie nucleari” i rifiuti plastici.
Moda ideologica alquanto rozza.
Quando un “sinistroide” è a corto di argomenti, passa al fasista, nasista e altro.
La stupidaggine non ha limiti: mi riportarono di una danzatrice sinistrata che definì fascista la danza classica.
Uno degli effetti logici dello ugualismo:
rifiuti radioattivi = rifiuti plastici.
Egregio signor Simonetta, consideratela un’attribuzione di merito.
Parla quello che si è inventato ‘razzisti_altri’, ‘arcobalengo’ (no a dire il vero questa stronzata l’avevo già sentita prima di lei) e altri insulti! Al di là di lei, anche i destroidi usano la stessa tecnica (“radical chic”, “globalista”, “pdiota”, ecc.) è una cosa umana che prescinde dalla politica. Tra l’altro penso che del ‘nazista’ Jacopo se lo sia ricevuto da qualche destroide filo russo, per altro, è gente che lo detesta.
Strano che poi faccia l’esaltazione di gente comee Orban che vuole incentivare le famiglie a fare più di quattro figli (https://it.euronews.com/2019/02/11/le-7-misure-di-orban-per-spronare-gli-ungheresi-a-far-figli-e-proteggere-le-famiglie). Ma capisco che pretendere la coerenza da lei sia un tantino troppo.
Giussani, di tanto in tanto fate i giochini.
Orban bruttocattivocaccadiavolo può dire quel che vuole le donne magiare fanno 1.5 figli a testa.
3.44 in Palestina 2,89 in Israele.
Il mio cognome è plurale, ma io sono singolo (“fate i giochini”). Comunque, i ‘giochini’ (se si possono chiamare così) li fa solo lei che parla di ‘sovrappopolazione problema numero zero’ e poi esalta i politici come Orban che invece vorrebbero tornare alla ipernatalità. Comunque è solo l’ennesima conferma che lei (che è singolo conclamato – unmandibolatoreincammino – quindi non uso il ‘voi’) e la coerenza non siete neppure parenti alla lontana.
E meno male che non gli danno retta!
Molto banalmente Orban che vuole la ipernatalità. Ma vedo che ha una grande predilezione per la merda e che vuole sempre inserirla in qualsiasi contesto, de gustibus non disputandum est.
Considerati gli orribili personaggi alla Bonino, Gentiloni, Fratoianni, Renzi, etc., ovvio che Orban possa essere apprezzato.
E’ un politico, non un dio, non e’ me ed egli NON ha la mia visione politica (ovvio ma bisogna spiegarvelo).
Nel mondo e nella politica ci sono anche altre dimensioni, oltre a quella demografica.
In ogni caso, Giussani, siete afflitto da antagonismo e usate un vostro linguaggio scurrile, acrimonioso.
Il problema non sono le donne magiare che fanno 1.5 figli a testa in una nazione civile, MOLTO civile.
Il problema e’ il tumore degli islamici che piu’ sono degradati e in problemi enormi dovuti anche alla loro ipernatalita’, piu’ figliano.
Possiamo ridurci anche alla sola dimensione economicistica (cara ai marxisti) e ricordare che le guerre sono, quasi sempre, guerre per le risorse.
Tra Israele e Palestina per la prima risorsa, il territorio, tra Israele e Iran per le metarisorse predomino e sicurezza.
Continuate pure guardare,a fissarvi su Orban, bravo!
Tanto per cambiare, ecco la sovrappopolazione diventa il “problema numero zero” solo quando fa comodo a lei.
“In ogni caso, Giussani, siete afflitto da antagonismo e usate un vostro linguaggio scurrile, acrimonioso”
Eh no mi spiace ma lezioni di bon ton e netiquette da lei Camminatore che ha un blog dedicato al vomitare bile contro determinate categorie e augura la morte alla gente proprio no non le accetto… E’ l’ultima cosa su cui davvero può pontificare (ah no, l’ultima ultima è il coraggio a dire il vero). +
Una cosa è vera di me: quando, qualcuno, come nel caso lei, viene nel blog a fare volutamente lo sgradevole, a me (che non interessa nulla di fare il superiore) piace atteggiarmi in maniera ancora più sgradevole. Se lei dicesse le medesime cose con altri toni e altri atteggiamenti, sarei diverso anche io: sono molto ‘newtoniano’, ad azione faccio corrispondere reazione.
E comunque, gira e rigira, sempre la solita situazione: lei che ha tutto un blog basato sul vomitare livore e dove non lesina offese (suo diritto legittimo) si mette a fare la morale a me che mi limiti a restituirle la sua stessa medicina (facciaculismo non legittimo).
E’ il suo apprezzato-ma-non-dio Orban infatti che infatti vorrebbe trasformare le donne magiare in portatrici di tumori. E’ inutile che lei cerchi sempre di girare la frittata e di dare la colpa a me delle sue contraddizioni e incoerenze.
L’ha detto bene: il problema, per lei, è la sovrappoplazione QUANDO E’ ISLAMICA. Lei usa strumentalmente tutta la questione della sostenibilità ambientale solo per dare addosso ai negro-islamici. Quindi per questo ne fa il ‘problema numero zero’ e quindi prova tanto apprezzamento per politici occidentali che vogliono tornare a prolificare e presentano il problema ecologico come una truffa (quindi l’esatto contrario di qualsiasi parvenza di sostenibilità) ma sono anti-islamici.
Sono talmente fissato e ossessionato su Orban che, dando uno sguardo al motore di ricerca interno del blog, su quasi 130 post che ho pubblicato solo in due a quanto pare comparire la parola ‘Orban’, e il politico ungherese era citato en passant, mai scritto un pezzo dedicato a lui. Vogliamo fare la stessa prova sul suo blog e vedere quante volte appaiono i termini ‘sinistrati’, ‘arcobalenghi’ e simili? 😀 No, visto che si parlava di ossessioni… intendiamoci: a me delle sue ossessioni importa nulla, scriva quanto le pare e come le pare. Ma quando si tratta di ricevere lezioni da megaloceri che danno dei cornuti agli asini… mi importa molto!
> la sovrappopolazione diventa il “problema numero zero” solo quando fa comodo a lei.
La sovrappopolazione si manifesta in maniera piu’ chiaramente violenta con le migrazioni di massa.
Siete cosi’ arrabbiato che vi dimenticate che non siamo pieni di delinquenti clandestini ungheresi, ma di delinquenti clandestini nordafricani e/o islamici.
Nei treni e sugli autobu subisco teppa egiziana, tunisina, marocchina, non ungherese.
> quanto pare comparire la parola ‘Orban’,
Nei commenti, ogni due per tre, estraete dal cilindro il coniglio della Reduction ad Orbanorum.
Avete una fissazione fantasmatica per quello statista.
Anche in questa pagina, ad un certo punto lo avete estratto di nuovo, tutto da solo, senza alcuna mia azione/citazione cui voi abbiate potuto reagire.
> lei Camminatore che ha un blog
Il mio diario non ha alcuna rilevanza in questo contesto, se c’e’ qualcosa che non va bene in esso potete sottolinearlo in quelle pagine, come avete gia’ fatto, peraltro.
Ancora meno il fatto che in quelle pagine io abbia espresso chiaramento la mia speranza che certi caronti crepino il prima possibile. Lo detestate? E’ un vostro problema.
Non solo Orban lo avete tirato fuori voi, il vostro fantasma interiore, ma il polverone che avete sollevato e’ per una mia risposta a commenti del signor Simonetta.
Ora siete passati alle “donne magiare in portatrici di tumori” come se ci fosse uno conflitto di sovrappopolazione tra Iran e Ungheria o tra Ungheria e Israele.
Non c’entra ‘na mazza!
Polverone e fuori tema.
Bah.
Non sono arrabbiato per nulla (non direi la stesso cosa di lei, invece, a giudicare dal livore che emana quanto scrive). Lei mi ha fatto realmente arrabbiare solamente la volta del ‘povero Peccei’ (a cui stava attribuendo pensieri che non gli appartenevano per nulla) e poi vabbeh il colpo basso di farmi passare per suo correttore quando quello che voleva correggere era lei. Probabilmente lei si sente molto speciale, ma sappia che pensieri anti negri, anti islamici, anti sinistra, anti gay ecc sono all’ordine del giorno e per opera di persone che spesso non si nascondono neanche (il 90% di X/Twitter è tutto così). Dovessi veramente arrabbiarmi per questo genere di cose il mio fegato sarebbe spappolato da anni. Devo dire che spesso mi fa ridere per le sue arrampicate di specchi quando si fanno notare le sue incoerenze.
Si ricordi sempre che, se lei è qui a commentare e non è finito a fare compagnia con pubblicità russa del Cialis, è perché è funzionale agli interessi del blog, non certo per il nostro amore per la libertà di espressione. Un hater vale 10 fan nel Web e io me la tengo ben stretta, altro che arrabbiarmi!
Faccio riferimento a cose che lei ha scritto o nei commenti ad Apocalottimismo o sul suo blog, come la famosa ‘sovrappopolazione problema numero zero’ o apprezzamenti a questo o quell’altro politico. Lo so che assumersi la responsabilità delle propria azioni è cosa a lei sconosciuta, però se scrive delle cose in un contesto pubblico come il Web sappia che qualcuno potrà chiedergliene conto. Si accontenti del fatto che, agendo dietro a uno pseudonimo, nel caso dovesse farla fuori dal vaso potrà ricostruirsi una verginità intellettuale a piacimento.
Ma io non detesto affatto il suo blog, ci sono intervenuto solamente la volta in cui mi ha tirato in mezzo esplicitamente!!!! 😀 Lei può insultare, attaccare augurare la morte a chi le pare, cosa vuole che me ne importi? Quello che invece mi importa e sul quale intervengo è quando si permette di accusare me di comportamenti che lei adotta sistematicamente in forma mille volte peggiore. Si guardi al linguaggio che usa lei, alle sue di ossessioni, alle sue di caccadiavolo e io di certo non intervengo a farle la morale. Ma non è che mi arrabbio: mi diverto a percularla, sostanzialmente.
Ma quale ‘polverone’, lei si sopravvaluta in una maniera incredibile. Questo è il mio blog e intervengo come e quando vi pare, anche e soprattutto se si tratta di evidenziare incoerenza e ipocrisia di chi commenta. “Lo detestate? E’ un vostro problema”.
Giussani, quand’è che tornerete in tema, invece di divagare su cose irrilevanti?
Vogliamo esaminare qualche dato sui tumori islamici in vicino e medio oriente?
Vogliamo moltiplicare il deficit ecologico pro capite per il numero di mandibolatori islamici e quello per ciascun mandibolatore israeliano per il numero di israeliani? Vediamone po’ chi è il vincitore del gran premio “Debito ecologico per volpi del deserto”?
Oppure è troppo sgradevole?
Cosa ne dite di quei tentativi di epiteto come fascista/nazista/fascistoide che poveri sciocchi usano quando non hanno argomenti?
Siete capace di stare sul compitino in classe?
O mi rispondete che Orban ha vietato la curcuma nella cucina ungherese?
Il tema dell’articolo di Jacopo a dire il vero non era la sovrappopolazione. Quanto alle ‘cose irrilevanti’… lasciamo perdere che è meglio! 😀
Mi spiace ma al massimo posso farlo per nazione, ma non per la categoria ‘islamici’ (la quale comprende al suo interno gente con impronte ecologiche pro capite medie diversissime, da quelle miserevoli di stati come il Niger a quelle stellari del Qatar ed emirati vari. Comunque, per rimanere ai due contendenti attuali, stando al global footprint network un israeliano medio ha una impronta di 5 gha contro i 3,5 di un iraniano, robe che se generalizzate richiederebbero più di due pianeti Terra.
Camminatore, mentre lei nel tempo libero vomitava livore sul suo blog, prendeva lezioni di tango e si faceva i rasponi su siti porno a forte rischio di malware, io scrivevo con Jacopo un libro dove viene messo in evidenza il problema della sovrappopolazione evidenziando che si tratta del principale problema dei paesi dell’area africana e mediorientale.
Anche su questo blog, ad esempio, mi sono schierato contro chi nega che in Africa ci sia un problema di sovrappopolazione:
https://apocalottimismo.it/dove-friday-for-future-sbaglia-e-dove-no/
La differenza tra me e lei è che se ritengo un problema grave lo è sempre, non solo quando mi fa comodo per attaccare qualcuno. Non farò mai complimenti a chi nega il problema ecologico o incentiva la procreazione, non improta quali orientamenti abbia.
Evidenziare i problemi di islamici o di chicchessia non mi è affatto ‘sgradevole’. Trovo invece molto sgradevoli vigliacchi, strumentalizzatori e buoi che danno i cornuti agli asini (specialmente se i tre fenomeni si presentano contemporaneamente).
Ha detto bene: sono poveri sciocchi (per inciso: sono insulti che ricevo regolarmente anche io, aumentati soprattutto dopo la guerra in Ucraina. Per il mio pezzo su Hamas, qualcuno sui social mi ha definito ‘islamofobo’ veda un po’ lei). Anche in questo caso, però, la vera questione è non ricorrere allo stesso metodo solo usando espressioni di segno opposto.
Guardi, ho fatto un ‘compitino’ ulteriore, sono andato a verificare il tasso di natalità di Israele in figli per donna secondo i dati aggoiornati della Banca Mondiale rispetto a quello dei paesi islamici della regione nordafrica-medio oriente e sono uscite cose davvero interessanti:
Israele: 2,89
Marocco: 2,30
Algeria: 2,83
Tunisia: 2,06
Libia: 2,40
Egitto: 2,88
Libano: 2,08
Siria: 2,70
Giordania: 2,79
Turchia: 1,88
Arabia Saudita: 2,39
Qatar: 1,78
EAU: 1,44
Oman: 2,57
Bahrain: 1,80
Yemen: 3,72
Iran: 1,68
Iraq: 3,44
Kuwait: 2,09
Quindi, non solo Israele ha il tasso di natalità maggiore di tutti i paesi islamici dell’area eccetto Iraq e Yemen, ma per giunta si è stabilizzato sul valore 2,8-3 figli a donna dagli anni Novanta, mentre per gli altri si assiste a una flessione esponenziale dagli ultimi 40 anni che li sta portando in prossimità del limite del tasso di sostituzione.
La cosa ancora più curiosa è che, applicando la teoria della transizione demografica secondo cui esiste una proporzionalità inversa tra aumento della ricchezza e natalità, Israele dovrebbe essere il secondo stato con minore prolificità, perché solo il Qatar vanta un pil pro capite maggiore. Il dato demografico israeliano è molto simile a quello egiziano, ma mentre Israele è il 26° paese al mondo per pil pro capite l’Egitto occupa il 137° posto (dati di Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Stati_per_PIL_(nominale)_pro_capite)
Quindi, ragionando secondo la sua ottica (che non è la mia) si direbbe proprio che, mentre l’Islam non rappresenta un ostacolo per la transizione demografica (si sta applicando persino in stati con regimi molto fondamentalisti), l’ebraismo invece lo è e parecchio. Per di più, siccome un cittadino medio israeliano ha un’impronta ecologica molto elevata, i 2,89 figli per donna israeliano impattano maggiormente dei 3,72 yemeniti e dei 3,44 iracheni.
Il caso Israele-Palestina è abnorme: un classico di una follia collettiva chiamata “guerra delle culle” i cui risultati stiamo cominciando a vedere. Comunque, ciò a parte, la “transizione demografica” non è una teoria, bensì una pia leggenda. Se le interessa, da qualche parte su questo blog se ne è parlato.
Come ‘transizione demografica’ vera e propria sì, ma la correlazione tra aumento del reddito e diminuzione della natalità empiricamente risulta, Israele è uno dei pochissimi casi al mondo estranei a questa tendenza.
Sì, guerra delle culle. La prolifici è correlata ad aggressività e violenza di una cultura. Vedere i noti studi di Gunnar Heinsohn.
In questo caso, localmente, Israele (società con molti fondamentalisti) primeggia.
Comunque, col “pro capite”, in ecologia, ci incartato lo scarto del pescato, quando ho finito di preparare il caciucco.
Un incendio di un bosco, non è meno grave se lo hanno appiccato venti incendiari.
Le conseguenze della diossina a Seveso, non sono state meno gravi poiché la Lombardia è una scatola di sardine.
Ragioniamo con la diossina pro capite!? Le falde sono meno inquinate se sopra ci sono più mandibolatori!?
Se noi moltiplichiamo il deficit ecologico pro capite in Israele per il numero di Israeliani, questo è ridicolo e rispetto alla sommatoria dei deficit ecologici pro capite per il numero di paesani e cittadini in Egitto, in Siria, in Libano, in Giordania, in Iraq, etc. .
Semplice aritmetica.
Se paragono a casaccio paesi completamente diversi per estensione e popolazione allora potrei uscirme con cazzate del tipo ‘il virtuoso Lussemburgo contro il cancro Russia’ semplicemente confrontando gli impatti totali. Comunque, il World Population Review ha fatto quel calcolo che dice lei (https://worldpopulationreview.com/country-rankings/ecological-footprint-by-country) e ne è venuto fuori che, se si paragona Israele con un paese islamico più o meno simile, allora ne esce fuori con le ossa abbastanza rotte da questo punto di vista; vedi gli stati citati da lei:
Paese Impronta ecologica complessiva (milioni di ha)
Israele 39,1
Giordania 16,3
Siria 26,3
Libano 18,6
Quindi, quando lei Camminatore ha detto che Israele ha un impatto ridicolo rispetto a questi paesi, ha sparato una cazzata tanta solenne quanto rivelatrice di lei.
Confermo poi quanto detto nel commento precedente (quello dove svolgevo il compitino che mi aveva attribuito, dal quale però ha sconigliato quando sono venute fuori cose poco congeniali alle sue teorie): tutti i paesi islamici, anche quelli a maggiore natalità da 40 anni a questa parte stanno seguendo la medesima traiettoria demografica dell’Occidente nell’ultima parte del Novecento, mentre la natalità israeliana si è stabilizzata sopra il tasso di sostituzione (2,8-3 figli per donna) da almeno 30 anni. Quindi, se ragionando secondo la sua ottica (che non è la mia), allora la vera religione ‘tumorale’ non è l’islam ma l’ebraismo.
> Paese Impronta ecologica complessiva (milioni di ha)
> Israele 39,1
> Giordania 16,3
> Siria 26,3
> Libano 18,6
Ecco, c’e’ un picco dettagliuzzo che manca:
Egitto 171Mha
Solo l’Egitto.
Questo non giustifica il deficit ecologico -1600% di Israele: semplicemente e’ un problema enorme e, in assoluto, peggiore, che lo affianca.
Ci fu una pagina di Ugo Bardi sulla catastrofe dell’Egitto.
Altro piccolo dettagliuzzo: l’Egitto è 45 volte più esteso di Israele, eppure impatta 4,3 volte di più (e infatti il suo deficit ecologico è più limitato, -410%). Anzi, in tutto il mondo, solo 4 soggetti hanno un debito ecologico peggiore di Israele, cioé Nauru, Singarore, Reunion Saint Kitts and Nevis (a parte Singapore gli altri mi erano del tutto sconosciuti).
Camminatore, la verità è che i freddi numeri rivelano che è una fortuna che gli islamici siano islamici e non ebrei, perché il fatto di essere mussulmani non sta impedendo loro di imitare i trend demografici storici occidentali (anzi, alcuni hanno fatto molto meglio, persino regimi fondamentalisti), mentre se fossero ebrei, in considerazione dei loro livelli di reddito decisamente inferiori a quelli israeliani attuali, avrebbero tassi di natalità molto più elevati. Probabilmente non esiste popolo al mondo che, a fronte di redditi tanto elevati, figlia così tanto.
Ho scritto male
“Questo non giustifica il deficit ecologico -1600% di Israele: semplicemente e’ un problema enorme e, in assoluto, peggiore, che lo affianca.”
intendevo
Questo non giustifica il deficit ecologico (-1600%) di Israele: semplicemente e’ un problema enorme. Purtroppo esiste anche un altro problema, in assoluto ancora peggiore, che lo affianca.
L’insulto è come un pugno in una discussione, serve per buttare benzina sul fuoco eliminando qualsiasi tentativo di cercare un confronto reale, che per forza di cose deve fondarsi su di un qualche fondamento comune. In una discussione politica, poi, serve per decretare una presunta verità autoevidente: se sei nazista, globalista, populista, borghese, radical chic ecc. io ho vinto e tua hai perso a prescindere. Ci sono poi gli insulti camuffati da costrutti intellettuali, Fusaro ad esempio che ti accusa di sostenere il ‘pensiero unico dominante’ senza neanche la briga di spiegare cosa sia (a parte tutto ciò che non piaccia a lui).
Mi sembra che il tuo testo, al netto delle inevitabili semplificazioni necessarie in un articolo, restituisca con precisione chirurgica non tanto “chi ha torto” e “chi ha ragione”, quanto la totale assenza di margine di manovra per entrambe le parti nei due conflitti. E questa è una verità talmente scomoda che non stupisce se venga rispedita al mittente con l’insulto, l’etichetta, il discredito morale.
Il fatto è che la realtà odierna, quella vera, non regge più la narrazione binaria buoni vs cattivi, né in Medio Oriente né in Ucraina. Eppure, ogni opinione che si avvicina a questa zona grigia, dove le responsabilità sono condivise e le soluzioni non esistono, viene automaticamente bollata come “revisionismo”, “negazionismo” o, appunto, “nazismo”. Ma il tuo testo non legittima né Hamas né Putin né Netanyahu: li osserva per quello che sono, prigionieri della loro stessa retorica e della loro posizione di potere.
La vera provocazione, se mi è permesso, non è quella dei paragoni storici, ma quella di mostrare come nessuno oggi abbia un vero “piano B”. Nessuna exit strategy. E chi lo dice, come te, viene visto come un guastafeste, quando invece stai solo leggendo la mappa con onestà. La parte finale, sul futuro energetico e strutturale di Israele, mi sembra centrale. Il vero rischio per qualsiasi potenza non è la guerra in sé, ma l’illusione dell’onnipotenza in un contesto sistemico che sta collassando. E da lì non si esce con i missili, ma con intelligenza collettiva. Che però, al momento, non si vede.
In un’epoca in cui i talk show vendono la guerra come spettacolo e le diplomazie si affidano agli influencer, un testo come il tuo è già un gesto politico. Per questo non hai bisogno di difenderti da chi ti insulta: bastano le loro reazioni a confermare quanto sia necessaria la tua voce.
Grazie.
Raro leggere osservazioni sulla insostenibilità di Israele. Del resto, per dirla come la dicevamo al GAS, il più sano c’ha la rogna.
La notizia recente della pediatra palestinese (donna con qualche strumento culturale) con dieci (10!) figli dimostra la follia che il tumore rende normalità, uso comune, prassi. Solo una famiglia di decerebrati può mettere al mondo dieci figli in contesto del genere.
Siria, Egitto, Pachistan etc. è una gara a chi è più tumore degli altri.
Ovvio che i cari vicini odino Israele che sta surclassandoli su ciò che i vari ultraprolifici islamici hanno sempre fatto a danno delle comunità locali, “altre”, seppellite demograficamente.
Diciamo che l’Iran si distingue in meglio: purtroppo la teocrazia sciita mantiene il potere anche con il propellente ideologico dato dalla volontà di distruggere Israele espressa sempre chiaramente.
Questo però NON è la tradizione geopolitica che vedeva Tel Aviv e Teheran alleate prima della rivoluzione islamica.
Il dividi e impera usato da Israele, che sostenne Hamas contro la OLP e ora i vari fondamentakusti sunniti contro gli sciiti è una scelta che introduce inquinamento e caos, energia in un catino già esplosivo.
Scusate l’OT, ma pare che siamo sempre alle solite:
https://www.ilpost.it/2025/06/20/morte-satnam-singh-latina-un-anno-dopo/
Si’ ma nessuno che si chieda, magari davanti a uno specchio, perche’ in questo paese debba essere cosi’ difficile se non impossibile lavorare produttivamente se non di nascosto.
I mostri sono sempre gli altri.
L’amara verita’ 🙂 bisogna dare più figli al debito pubblico (la sua “sostenibilita'”, si intende, come da sito ufficiale del MEF):
https://www.mef.gov.it/inevidenza/Giorgetti-denatalita-e-la-vera-sfida-per-la-politica/
“Lo ha detto il ministro Giancarlo Giorgetti nel corso dell’audizione in Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali derivanti dalla transizione demografica. “La denatalità”, ha spiegato, “costituisce una delle principali problematiche strutturali del nostro Paese” con implicazioni di lungo periodo per la sostenibilità finanziaria Comporta “sfide sia per la crescita economica sia per la finanza pubblica e la sostenibilità del debito pubblico”. L’impatto della transizione demografica è rilevante anche ai fini della valutazione sul rischio del debito sovrano aggiornato dalle società di rating “in considerazione – ha evidenziato il ministro – della sua rilevanza per le previsioni di crescita economica del paese e l’andamento dei conti pubblici”.”
Se leggete tutto l’articolo, e’ un’infilata delle bestialita’ linguistiche e concettuali cui ci ha condotto la prevalenza del pensiero quantitativo indotto dalla “scienza” economica, la religione del nostro tempo, con gli economisti suoi sacerdoti che stanno riducendo TUTTO a merce monetaria, per definizione scarsa, nei loro conti (ambiente compreso, anche l’ambiente e’ diventato una merce scarsa da contabilizzare, cosi’ hanno fatto contente le associazioni istituzionali di ambientalisti e greenwasher affamate di visibilita’, soldi e potere).
L’ultima guerra mondiale trovo’ la sua origine nei casini economici-finanziari creati dalla stessa masnada incapace di apprendisti stregoni di cui sopra.
Per fortuna, finora le politiche nataliste hanno sempre avuto un impatto zero o quasi. Comprese quelli di “lui caro lei”.
Cupe vampe, livide stanze
Occhio cecchino etnico assassino
Alto il sole: sete e sudore
Piena la luna: nessuna fortuna
Ci fotte la guerra che armi non ha
Ci fotte la pace che ammazza qua e là
Ci fottono i preti, i pope, i mullah
L’ONU, la NATO, la civiltà
Bella la vita dentro un catino bersaglio mobile d’ogni cecchino
Bella la vita a Sarajevo città
Questa è la favola della viltà
(“Cupe vampe”, CSI, 1996)
Bella, di chi è?
Consorzio Suonatori Indipendenti (CSI)
https://www.youtube.com/watch?v=yoL5keSkTAU
Personalmente però le mie preferite della band sono queste:
Unità di produzione
https://www.youtube.com/watch?v=9nT1BGDApuY
M’Importa ‘Nasega
https://www.youtube.com/watch?v=XDWNTvW6eXE
Forma e sostanza
https://www.youtube.com/watch?v=lIJgBNuG-3Q
La “Russia” non può accettare una cessazione delle ostilità che non segua la capitolazione dell’Ucraina perché la guerra, con tutta la propaganda che insiste sulla ripetizione infinita della Grande Guerra Patriottica come momento fondativo della “Russia” (saltando poi direttamente all’epoca dei Bizantini), è l’unica cosa che mantiene Putin al suo posto e la “Russia” integra nella sua forma attuale. E’ come lo squalo proverbiale che non può smettere di nuotare altrimenti affoga. Il guaio che dovrebbe essere evidente a tutti è che a partire da Dugin esiste tutto un racconto folle e demenziale sul “destino” che alla fine coincide con quello del Comunismo, cioè estendersi a tutta l’Umanità, da cui l’idea che la guerra della “Russia” si potrà forse interrompere con una tregua ma non può finire mai dato che l’obbiettivo è sottomettere e “civilizzare” prima l’Europa e poi il mondo. Quindi non si fermerà all’Ucraina, quella sarà eventualmente digerita dal macchinario bellico e poi utilizzata per produrre altre armi e altri soldati per le successive campagne. Il cui obbiettivo è dichiarato ogni giorni alla TV di Stato, in prima battuta ripristinare il controllo sulle aree dell’Europa che erano soggette all’URSS. Una volta li, vedremo. Comunque parliamo di arrivare almeno al confine della Germania inglobando i Baltici, Polonia, Romania, Cechia, Slovacchia, Ungheria eccetera. La preoccupazione dei Paesi dell’Est nella propaganda diventa “russofobia”, perché davvero non si capisce perché un polacco non voglia essere asservito alla “Russia” e mangiare pantegane.
Al di là dei sogni di gloria, sta il fatto che la Russia dipende ogni giorno di più dalla Cina e la classe dirigente cinese ha notoriamente buona memoria storica. Quella russa evidentemente no e non è una buona notizia per i russi dell’Asia.
Comunque, dal nostro punto di vista, tutto sta a vedere come la Cina intende usare la Russia nei prossimi 20 anni. Capire questo sarebbe strategico per fare dei piani efficaci. Di sicuro c’è chi ci studia, ma non trapela nulla. Almeno per il pochissimo che ne so io.
Non mi sembra che alla “Russia” serva la Cina.
Se l’Ucraina non avesse ricevuto il supporto dalla NATO , dagli USA e dalla UE, la guerra sarebbe finita molto presto, cosi come le rivolte in Ungheria e Cecoslovacchia furono sedate in pochi giorni per il fatto che allora non era fisicamente possibile che ricevessero aiuto da fuori. Per Putin questa non è una “guerra”, infatti si chiama Operazione Militare Speciale ed all’inizio era esattamente lo stesso della soppressione degli Ungheresi e dei Cecoslovacchi. Diventa “guerra” quando lo “Occidente Collettivo” si immischia in quella che dovrebbe essere una “questione interna” e allora si riprende il repertorio sui fascisti, il compagno Stalin, eccetera.
Quello che serve alla “Russia” è che facciamo come vorrebbero Travaglio o Feltri, cioè smettiamo di interferire e ci facciamo gli affari nostri, magari riprendendo a finanziare Putin comprando materie prime a tutto spiano.
Possiamo farci gli affari nostri qualsiasi cosa succeda fino a che la “Russia” non arrivasse ai passi alpini o alla “soglia di Gorizia”. A quel punto possiamo recuperare le antiche prassi di Franza o Spagna basta che se magna. I Travaglio e Feltri a quel punto si darebbero da fare per diventare funzionari coloniali e quindi dal loro punto di vista tutto bene. Alla TV di Stato “russa” insistono che dobbiamo cominciare a studiare la loro lingua.
Scusa per il ritardo. Il tuo ragionamento fila, tranne che per un passaggio chiave. E’ vero che senza Europa e USA l’Ucraina avrebbe perso la guerra da un pezzo, ma è altrettanto vero che senza Cina, Iran e N.Korea l’avrebbe già persa la Russia. Aggiungo che ho l’impressione (just e feeling) che la Cina stia facendo con la Russia lo stesso gioco che noi stiamo facendo con l’Ucraina: aiuti quanto basta a proseguire, ma non abbastanza da vincere. E non escludo che questo sia frutto di un accordo di sotto banco (pura ipotesi).