La propaganda ha un vantaggio: proprio per la sua essenza caricaturale, spesso evidenzia le situazioni meglio di tante analisi. Orbene, fino a poco tempo fa, la propaganda del Cremlino dipingeva un’America brutta e cattiva che cercava di soverchiare la Russia, bastione di civiltà. Vero o falso che fosse, è interessante che da un po’ di tempo la stessa propaganda mostri invece Putin e Trump che, da buoni amici, schiacciano un Europa brutta e cattiva, sentina di ogni vizio. 

Qualcuno è caduto dal pero, domandandosi se la “guerra per procura” degli USA contro la Russia (vera o falsa che fosse) non stia diventando una guerra per procura, sempre degli USA, ma stavolta contro di noi.

Insomma, siamo presi fra due fuochi?  Ahimè no, fra 4.  Vediamoli in ordine di pericolosità crescente.

Primo fuoco: la Russia.
Pochissime parole perché questa è un’evidenza. La Russia aveva delle solide ragioni politiche (ma non etiche e legali) per tentare il “colpaccio” nel 2022, ma gli è andata male ed il Cremlino non ha trovato di meglio che avvitarsi in una guerra di logoramento, sperando che il tempo e la politica interna di altri paesi le permettano una sia pur parziale vittoria che salvi il governo dalle sue responsabilità, anche a costo di devastare irreparabilmente Russia e Ucraina.

Potrebbe la Russia attaccare l’UE?  Dipende da noi. Se in pochi anni metteremo insieme un deterrente militare credibile partendo quasi da zero, no; altrimenti si. Non è detto, ma volendo potrebbe. Del resto, sul piano “ibrido” (sabotaggi, ingerenza politica, spionaggio, ecc.) sta già facendo danni.

Secondo fuoco: gli USA

Qui il discorso va preso più alla larga perché troppa gente, da noi, è talmente abituata a pensare che gli americani siano i guardiani della democrazia o, viceversa, il coacervo di ogni nequizia, da non rendersi conto di quali fossero le regole del gioco e quali siano adesso. O, per meglio dire, per capire che il gioco non ha più regole e chi  è incapace di difendersi sarà fatto fuori senza complimenti.

Dunque torniamo all’ormai remoto secondo dopoguerra, che molti identificano con la fine del terrore nazifascista, il piano Marshall, il boom economico e demografico, ecc.  Tutto vero, ma nello stesso periodo gli USA si sforzavano al massimo per picconare i già vacillanti imperi coloniali europei, non già in un soprassalto di “furor democratizzandi”, bensì per subentrare nel lucroso sfruttamento di quelle stesse colonie.

Di più: agli americani occorreva isolare ed indebolire i principali stati europei affinché fossero loro docili pedine. Era una priorità di livello talmente elevato che, in più di un’occasione, si preferì cedere qualche asset internazionale all’URSS, pur di sottrarlo a Gran Bretagna o Francia.  Il caso di Suez fu il più spettacolare, ma certo non l’unico.

Il processo di integrazione europea è nato e si è sviluppato completamente in Europa. Fu ed è il primo esperimento di integrazione fra stati tradizionalmente nemici non già tramite la guerra, bensì la diplomazia e le votazioni parlamentari. Ma sempre sotto l’occhiuta sorveglianza dello Zio Sam, accorto sfruttatore del “divide et impera” per assicurarsi che il gigante economico rimanesse anche un nano politico ed un lillipuziano militare, se non come fornitore di supporto alle armate USA. 

Insomma, la NATO ci ha protetti da una possibile invasione sovietica, è vero, ma al prezzo di renderci totalmente dipendenti dagli USA. Nessun rimpianto: si trattava di scegliere fra due padroni e a noi è andata molto meglio che ai nostri fratelli d’oltrecortina.
Ma la Guerra Fredda è finita come sappiamo e la NATO, anziché sciogliersi, è diventata lo strumento con cui gli USA hanno inteso pattugliare il mondo unipolare. 

Non ha funzionato e non è durato a lungo, ma l’importante qui è che il dazio politico da pagare agli USA è andato crescendo col tempo, senza che quasi nessuno dei nostri baldi politici neanche pensasse sul serio di inventarsi qualcosa di analogo alla NATO, ma sotto il controllo nostro anziché altrui. Ogni tanto se ne parlava, ma l’ignavia e l’ingerenza americana hanno sempre vinto; si pensi al caso emblematico della ex cancelliera Merkel che ha sistematicamente bloccato ogni tentativo in tal senso.

Fino al colpo di fulmine, anzi di cannone! L’amministrazione USA (che non è solo Trump) ci dice chiaro e tondo che intendono sbarazzarsi di noi. O gli europei si adeguano 100% ai loro capricci oppure ci “aiuteranno” come hanno sempre fatto in centro e sud-America, da Monroe in poi.

Si possono fare molte ipotesi sulle ragioni per cui gli USA abbiano deciso di ridicolizzare la NATO, che per quasi un secolo è stata uno dei suoi principali strumenti geopolitici, ma l’aspetto importante è che oggi USA e Russia sono apertamente concordi nel considerare l’Europa un nemico, quindi siamo ufficialmente sotto attacco sia da est che da ovest. E da ovest il pericolo è maggiore perché i russi da noi devono ancora arrivare, mentre gli americani ci sono di già.

Basta così?  No, c’è di peggio.

Fuoco 3: la “quinta colonna”.
A differenza che in Cina, Russia, Usa e moltissimi altri paesi, in quasi tutta la UE (fa eccezione l’Ungheria) le opinioni sono legittime. Ed è bene così, perché avere un’Europa autonoma serve ad avere una società un tantino meno ingiusta di altre; altrimenti non servirebbe a granché. Tuttavia, quando si spacciano opinioni per fatti e/o li si alterano o addirittura si inventano, la legittimità cessa. Se poi questo avviene a tutto vantaggio di potenze straniere ostili, la faccenda diventa molto scabrosa.

Ciò detto, ognuno ha le sue responsabilità e ragioni che ritiene valide e non staremo qui a discuterle. Comunque, sia a destra che a sinistra, la maggior parte delle persone è rosa da un odio viscerale contro le istituzioni e l’idea stessa di un’Europa che abbia una taglia politica e militare tale da poter trattare con USA e Cina anziché subirne i capricci.

A costoro si affianca anche una buona parte della plutocrazia europea che certo non odia la UE commerciale, in buona parte da lei controllata, ma vuole evitare che essa assuma un potere politico che, almeno teoricamente, potrebbe consentirle aumentare il controllo su grandi affari e super-redditi. Inoltre, i plutocrati nostrani, per decenni hanno fatto ottimi affari con i colleghi russi e sono molto ansiosi di riavviarli, anche a costo di sottomettere il proprio paese per la semplice ragione che questa gente è perlopiù apolide: vive nel denaro, non in questo o quel luogo.

Altro filone che confluisce nel fronte “arrendista” è quello di chi ha paura; così tanta da illudersi che la “make fint of nient procedure” valga ad evitare il peggio.  Magari senza molta  convinzione, ma ci spera e tanto gli basta.

Infine, c’è chi pensa che 70 anni di pace e benessere (per noi dell’ovest) siano un diritto acquisito che non ha bisogno di essere difeso, tanto meno che competa a loro di proteggerlo. Insomma, lo schieramento di chi desidera, o almeno è disposto a subire, una completa rinuncia alla sia pur parziale sovranità di cui ancora godiamo è variopinto, ma consistente e, tutto sommato, assai più pericoloso delle scalcagnate fanterie russe.

Anzi, il rischio principale connesso con una anche parziale vittoria russa in Ucraina è proprio che porterebbe molta acqua a questo mulino ed agli aspiranti ducetti che questo produce. La tendenza verso l’autoritarismo esiste anche da noi, ma ciò verso cui la “quinta colonna” ci sospinge è un modello in stile Orban, Erdogan, Netanyahu, Lukashenko e simili.

Fuoco 4: Il vuoto.
Destra e sinistra sono dunque quasi unanimi nell’arrendersi, ma gli altri? Anche qui esiste un variopinto assortimento di soggetti che, per ragioni disparate, vuole invece resistere, ma fino a che punto? Ma soprattutto: con quali mezzi? I mezzi pratici sono un grosso problema, dopo 80 anni di sudditanza agli USA, più 30 anni di folle deindustrializzazione e sistematico smantellamento delle forze armate. Ma ancora peggio sono messi i mezzi politici, culturali e spirituali.

Non scordiamoci che abbiamo avuto a disposizione anni per fare con calma ciò che adesso dovremmo raffazzonare in qualche modo e la responsabilità è tutta della nostra élite, compresi coloro che adesso si pretendono paladini dell’Europa e dei suoi valori.

Ma ancora peggio è che la “grande narrativa” liberal-democratica si basava sulla promessa di un benessere crescente senza grossi sacrifici. Ora che quella promessa si è rivelata vana, cosa dovrebbe subentrare per fare da collante e base ad un contratto sociale in grado di fronteggiare una tempesta di tale violenza? Nulla, almeno per ora. 

Certo, troviamo ancora tracce consistenti di solidarietà e dignità in circolazione, ma da sole non possono bastare, è necessaria una Narrativa alternativa, potente e credibile che spieghi come siamo arrivati a tanto e come possiamo uscirne. Ma, per ora, non si vede ed il tempo stringe.

Questo, a mio avviso, è il pericolo maggiore perché siamo 450 milioni e, se ci incazziamo tutti insieme, possiamo ancora fare molto. Ma, se non saremo in grado di dare consistenza a quei “valori europei”a cui la nostra élite per prima non crede, possiamo solo buscarne da ogni direzione. 

Buone nuove.
La cattiva notizia è che molto probabilmente perderemo e saremmo mangiati dai pesci più grossi.  Probabilmente ci toccherà un periodo “sudamericano”, per la gioia di quanti lavorano a questo progetto. La buona notizia è che non durerà molto perché l’impatto con i limiti globali della crescita vale per tutti, non solo per noi. L’Impero Russo si è mezzo suicidato con la guerra in Ucraina perché, anche se gli USA riusciranno a dargli partita vinta, i danni subiti sono in gran parte irreparabili.

L’Impero americano è messo forse peggio, vista la classe dirigente che lo governa. Non solo l’amministrazione Trump si è giocata tutti i vassalli più fidati, ma sta anche fomentando apertamente uno scontro interno senza precedenti dai tempi della Guerra di Secessione. Al punto che una guerra civile non è più una prospettiva del tutto romanzesca, dal momento che il governo stesso si sta preparando all’eventualità.

La Cina sta sbattendo contro i propri limiti alla crescita e reagisce reiterando i nostri stessi errori: aumento esponenziale del debito, sovraproduzione, finanziarizzazione spregiudicata, falsificazione dei dati macroeconomici, controllo ossessivo, ecc.  Conditi con velleità imperialiste che potrebbero conseguire successi temporanei, ma al prezzo di accelerare ulteriormente il collasso globale della civiltà industriale.

Il collasso della Biosfera è invece già ben avviato e con esso un cambiamento del clima senza precedenti da almeno 66 milioni di anni, forse di più. Tutto il resto viene di conseguenza e questo è per l’appunto un “fuoco” al cui confronto i precedenti 4 sono pinzillacchere e per difenderci dal quale nessuno ha la più pallida idea di come agire.

Commiato.
Temo quindi che nei prossimi decenni l’Europa sarà devastata da potenze estere alla ricerca di un osso da spolpare e da autocrazie locali compiacenti con esse. Tuttavia ritengo che, in un lasso di tempo forse lungo una vita, ma fulmineo per la storia, tutto ciò che somiglia al modo odierno avrà cessato di esistere, compresi i soggetti che stanno cercando di spartirsi la nostra carcassa.

Che ne sarà degli europei?  Se riusciremo a superare la prova e fare in 5 – 10 anni ciò che non abbiamo voluto fare in 50, potremo forse essere fra quelli che se la caveranno meno peggio nel tenebroso mondo che stiamo intravedendo oltre il “picco di tutto”.  Altrimenti, saremo tra coloro che se la passeranno peggio. Garantito.

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