La guerra in Ucraina è passata di moda, ma non per questo è finita. Perciò è forse un buon momento per fare un attimo il punto.
Per quanto riguarda la “linea del fronte”, non c’è nessuna linea, bensì una fascia di qualche chilometro di profondità in cui le posizioni dei due contendenti cambiano e si accavallano, fra attacchi e contrattacchi. L’offensiva ucraina ha ottenuto discreti successi in estate, specialmente nella zona di Bakmut oltre che a sud di Velyka Novosilka e Orikhiv, ma da un paio di mesi si è di fatto arenata tranne che per le due teste di ponte ad est del Dnipro di cui, però, si sa molto poco. Parimenti, l’offensiva russa fra Kupiansk e Zarichne non ha sortito un ragno dal buco e neppure l’estremo sforzo lanciato nelle ultime settimane verso Avdiivka ha per adesso cambiato gran che.
Viceversa, l’Ucraina ha ottenuto parecchie vittorie importanti nella guerra aerea e navale, infliggendo pesanti perdite e gravi danni ad alcune strutture. Paradossale per un paese che ha ben poca aviazione e zero marina, ma così è. Tuttavia, anche se indebolite, la flotta e l’aviazione russe continuano ad essere dominanti.
Da segnalare anche una maggiore attività di partigiani e sabotatori ben all’interno del territorio russo, soprattutto a danno delle ferrovie, che ostacola, ma non impedisce i rifornimenti al fronte.
Sul piano degli armamenti, una piccola parte degli equipaggiamenti ucraini sono più moderni ed efficienti di quelli russi, ma la maggior parte delle loro unità continuano ad essere armate con residuati sovietici ed anche fra le forniture occidentali non mancano i vecchiumi. I russi, dal canto loro, godono di una netta superiorità numerica, ma per mantenerla stanno sempre più attingendo dai depositi sovietici e, oramai, perfino dai residuati della seconda guerra mondiale. Ad oggi, il principale vantaggio per l’Ucraina è rappresentato dalle informazioni satellitari fornite da noi e dagli USA, che permettono di sapere molto bene cosa si muove e come dietro le linee nemiche; cosa che invece i russi ignorano largamente. Viceversa, il principale vantaggio per la Russia è la possibilità tecnica e politica di colpire ovunque sul territorio nemico; una cosa che, invece, gli ucraini possono fare solo in misura molto limitata, anche se crescente. Un ulteriore vantaggio per gli ucraini è che, complessivamente, i loro ufficiali, pur commettendo errori anche gravi, si sono dimostrati più flessibili ed innovativi dei colleghi russi, molto più conservatori.
Sul piano degli arruolamenti, in Ucraina sono stati licenziati in tronco tutti i capi-distretto, mentre in Russia è stata decuplicata la sanzione per i renitenti alla leva e si stanno richiamando riservisti fino all’età di settant’anni (70!). Non sembra che vada troppo bene per nessuno dei due.
Infine, sul piano politico chi si oppone all’Autocrate di tutte le Russie finisce presto in galera o al cimitero e non trapelano segni di cambiamento, mentre in Ucraina nessun oligarca o generale è sparito, ma parecchi sono stati licenziati in tronco e non sappiamo se perché effettivamente corrotti, o perché oppositori del governo. In Russia le elezioni presidenziali si terranno puntualmente ed il fatto che tutti i possibili candidati alternativi a Putin siano morti o i prigione non inficia, naturalmente, la democraticità dell’evento. In Ucraina, più onestamente, le elezioni non si terranno; una cosa peraltro comprensibile visto che parecchi milioni di elettori si trovano sotto occupazione o sono fuggiti all’estero.
Dunque, al di là dei dettagli, in questa fase nessuna delle due parti ha evidentemente la forza per soverchiare il nemico e siamo quindi alla famigerata “guerra di logoramento”. Un roba sanguinosa e lunga che, salvo sempre possibili sorprese, vince chi dispone dell’apparato industriale più potente. Se i due contendenti fossero soli, la partita dovrebbe quindi girare a favore della Russia, me nessuno dei due è solo e quindi la faccenda si complica.
La Russia riceve infatti armi e, soprattutto, munizioni sia dall’Iran che dalla Nord Korea, mentre diversi altri paesi fanno da ponte commerciale per farle arrivare almeno un po’ di componenti occidentali, indispensabili per molti dei prodotti dell’industria militare russa. Complici, ovviamente, un certo numero di oligarchi occidentali. Un discorso a parte va fatto per la Cina che, per ora, sta fornendo a Putin sostegno economico, finanziario e politico, ma non militare, se non forse in piccola misura.
L’Ucraina invece dipende largamente da ciò che gli forniscono USA, Europa ed altri paesi alleati, ma non del tutto. Per esempio diversi modelli di droni da combattimento sono fabbricati in loco, utilizzando anche componenti cinesi. “Business is now” per tutti, evidentemente. Dunque, malgrado tutti i nostri guai, il potenziale industriale alle spalle dell’Ucraina è potenzialmente molto superiore a quello di Russia & co. (Cina esclusa) che dovrebbe quindi essere sconfitta, ma non è detto che sarà così.
I motivi sono diversi. In primo luogo, la Russia ha da subito messo “sul piede di guerra” la propria industria, mentre gli europei hanno discusso per un anno e mezzo solo per decidere di aumentare di un tantino la produzione di proiettili da 155. Inoltre, mentre a Russia ha conservato il grosso degli arsenali dismessi negli anni ’90 e può quindi recuperarne una parte, i paesi europei hanno demolito o svenduto la maggior parte dei loro equipaggiamenti militari, riducendo le proprie forze armate a poco più di un pretesto per finanziare l’industria nazionale. Ma non già per armare le proprie truppe, bensì per far pagare al contribuente lo sviluppo di tecnologie avanzate che, quando saranno mature, andranno ad alimentare il mercato.
Nei nove anni di questa guerra (memento: è cominciata nel 2014 con l’occupazione della Crimea) europei ed americani hanno infatti sempre fornito agli ucraini quel tanto che bastava loro per non perdere, ma mai abbastanza per vincere. Neppure le smaglianti vittorie dell’anno scorso provano il contrario. La ritirata dall’Ucraina settentrionale fu infatti dovuta soprattutto all’inadeguatezza della logistica russa, oltre che all’attività dei partigiani in Ucraina e Bielorussia. La riconquista di tutto l’oblast di Kharkiv dipese invece da un errore tattico dei russi che gli ucraini seppero sfruttare molto bene, non a superiori forze. La riconquista di Kherson fu resa possibile in parte da pochi, anche se buoni missili NATO che hanno reso molto difficile per i russi attraversare il fiume, ma soprattutto ad un lavoro certosino di usura delle unità russe lungo tutto il fronte, operato infiltrando pattuglie fra le maglie della difesa russa. Laddove, invece, le forniture occidentali sono state determinanti è stato nella possibilità di attaccare con successo alcune delle principali piazzeforti russe, sia in Crimea che in Russia. Ma mentre Putin può contare che i suoi pochi alleati non lo molleranno, gli ucraini sanno benissimo che sia gli americani che gli europei possono piantarli in asso in qualunque momento.
Insomma, l’industria europea ed occidentale potrebbe facilmente subissare quella russa se volesse, ma nulla lascia pensare che lo voglia.
La domanda è dunque: perché USA & co. non fanno il collettivamente relativamente piccolo sforzo necessario per chiudere la partita? Non sarebbe conveniente farla finita e pensare ad altro?
Una spiegazione facile e probabilmente in parte vera è che le oligarchie occidentali facevano affari d’oro con quelle russe e vorrebbero ricominciare. Una sconfitta totale di Putin aprirebbe una fase di grave crisi e, probabilmente, di parziale dissolvimento di quanto resta dell’Impero Russo, che è esattamente il contrario di ciò che ci vuole per gli affari.
Ma io credo che ci sia anche dell’altro. Finora, la Cina si è mossa in modo da permettere che il suo “alleato” sia magari sconfitto, ma non troppo. Una Russia debole, che perde progressivamente il controllo dei satelliti asiatici e che a sua volta diventa sempre di più un satellite cinese fa molto comodo al sig. Xi. Ma una Russia travolta invece no e, se noi cominciassimo ad armare troppo gli ucraini, non è detto che i cinesi non farebbero altrettanto coi russi, spostando brutalmente la bilancia in una posizione che segnerebbe probabilmente l’inizio della prossima guerra mondiale. Un rischio che è molto ragionevole cercare di evitare.
E dunque come andrà a finire? Probabilmente, non finirà. Anche se in guerra l’imprevisto è sempre possibile, l’ipotesi più probabile è che occidentali e cinesi manovrino in modo da congelare il fronte da qualche parte in Ucraina in modo che entrambi possano pretendersi vincitori. Gli uni perché il loro paese ancora esiste ed ha riconquistato la maggior parte del territorio perduto, gli altri perché un pezzo se lo sono comunque tenuto. Una situazione evidentemente transitoria che non sarà mai avallata da nessuno stato e da nessuna istituzione sovra-nazionale, ma che servirà a tutte le parti in causa per riprendere fiato e prepararsi meglio per la puntata successiva. Ci sono diversi indizi in questo senso, ma ovviamente nessuna certezza, salvo che questa è una guerra che durerà ancora a lungo. Perlomeno fino a quando i cinesi non avranno deciso se invadere Taiwan o meno; o gli americani non avranno deciso se attaccare la Cina finché godono di una posizione di relativa maggiore forza militare, o se invece accettare il declino e accontentarsi di un paio di continenti, lasciando il resto ai cinesi. Comunque non per molto, perché l’oste con cui fare la resa dei conti finale è il collasso della biosfera e non ci sono armi, né industrie che ci possano difendere, né, noi, né altri. Semmai il contrario.
Vedere quello che succede in Ucraina mi ha fatto riformulare il mio decrescismo: decrescita per tutto, ma non della difesa. È molto avvilente, ma sei hai un paese gestito super sostenibilmente e non sei in grado di difenderlo, qualcun altro ne farà un sol boccone. Non sto dicendo che l’Ucraina fosse sostenibile, solo che in uno scenario ipotetico potrebbe essere così. Gli europei hanno travolto popolazioni molto più in equilibrio con il loro ambiente con la sola forza delle armi.
È davvero esasperante vedere gli Stati Uniti fare un sacco di storie per aiutare l’Ucraina, che sta combattendo in autodifesa, e non farsi scrupoli a sostenere Israele che è in gran parte in torto. Se per una volta i valori contassero più degli interessi….
Ma l’esercito richiede l’industria.
I carri armati, gli aerei ecc senza petrolio neanche fanno un metro.
E quindi, se tanto mi da tanto, si sfrutterà il petrolio finché sarà possibile. E niente decrescita.
Poi siccome più si ritarda la transizione, peggiori saranno le conseguenze, alla fine i guai arriveranno col moltiplicatore.
Ragionando al contrario:
Se invece ci si lasciasse allegramente invadere, calerebbero i consumi e si instaurerebbe uno stile di vita austero che lascerebbe tempo alla natura per riequilibrarsi.
Domanda provocatoria:
E se gli ucraini si fossero lasciati conquistare dalla Russia?
(Lo so che non è così che va il mondo).
ANSA scrive che 16 mila soldati ucraini hanno disertato, abbandonando la zona di conflitto del Donbass, molti dei quali con le armi. Le città ucraine, piene di mutilati e di invalidi, vedono molti uffici di arruolamento vuoti. E oggi, l’età media di chi combatte al fronte è di 43 anni, «un handicap per qualsiasi esercito moderno».
Fuzzy, cosa dimostrerebbe questo? Chi li ha fatti quegli invalidi? Che senso ha aver sacrificato il meglio del tuo paese per la libertà, per arrenderti adesso?
La propaganda russa è veramente odiosa.
P.S. Metti il link perché io la notizia originale non riesco a trovarla
https://www.remocontro.it/2023/11/14/la-guerra-di-cui-tutti-sono-stanchi-mancano-uomini-soldi-armi-e-soluzioni/
Ho “copincollato” da qui
Fuzzy, in una situazione in cui uno stato sostenibile si fa invadere da uno che ne vuole le risorse, succede quello che è sempre successo, che gli invasori fossero europei, cinesi o arabi: aumenta lo sfruttamento delle risorse e aumenta la popolazione. Nessuno si prende la briga di invadere un paese e occuparlo se ha intenzione di tenerlo in uno stato di sostenibilità e decrescita. Al massimo ne derubi le risorse e lasci che la gente faccia la fame, ma comunque causi danni ambientali – altrimenti te ne saresti restato a casa tua. Più spesso, tendi a rioccuparlo con la tua popolazione per ricompensarla dello sforzo bellico.
Se gli Indiani in America avessero cacciato da subito tutti i coloni europei e si fossero tenuti la terra, probabilmente l’America adesso non sarebbe uno dei paesi più ricchi e spreconi del mondo.
Per quanto riguarda la necessità dell’industria per avere armi potenti, purtroppo è così, ma è anche vero che ci sono molti casi in cui una guerriglia ben organizzata può tenere sotto scacco con armi relativamente leggere e rudimentali un esercito armato pesantemente. Un esempio è il Myanmar oggi. Gli manca solo la contraerea, che può essere anche portata a spalla, a differenza di un aereo militare.
Se invece ti invade la Russia, purtroppo se vuoi sopravvivere devi armarti fino ai denti. La realtà spesso annienta le nostre utopie…
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Invasione_della_Cecoslovacchia_da_parte_del_Patto_di_Varsavia
Io sono vecchiotto e ricordo bene l’invasione della Cecoslovacchia.
Si, un brutto episodio storico, ma i cecoslovacchi, come ne sono usciti, come gli ucraini?
Vado sempre per paradossi eh…
Cosa stai cercando di sostenere esattamente?
“Vedere quello che succede in Ucraina mi ha fatto riformulare il mio decrescismo: decrescita per tutto, ma non della difesa. È molto avvilente, ma sei hai un paese gestito super sostenibilmente e non sei in grado di difenderlo, qualcun altro ne farà un sol boccone.”
Non serve riformulare niente: sospetto che un paese “gestito super sostenibilmente” per essere tale avrebbe gia’ delle forti gerarchie dittatoriali con altrettanto robuste forze armate e di polizia e la totale mancanza di liberta’ se non quella di obbedire agli ordini, che e’ quello che auspicano del resto apertamente tutti gli ambientalisti-tipo del nostro giro di blog, ognuno col suo pallino particolare, li leggerai i commenti e gli articoli degli altri, e cos’altro ci trovi, senza bisogno di scavare neanche un po’ per capire quali che siano i moventi non detti al di la’ delle parole che servono ad ingannare? _Che bisogna imporre i piu’ drastici provvedimenti altrimenti e’ la fine del mondo_. Abbiamo gia’ ampie evidenze che non funziona se non nel peggiorare ancora la situazione sia materiale che esistenziale, salvo che per quelli che nella battaglia e nell’oppressione altrui si rinvigoriscono.
Le tribù dell’Amazzonia sono sostenibili e non mi sembra abbiano dittatori o poliziotti.
Io constato che ci sono leggi naturali inviolabili che determinano delle conseguenze inevitabili; tuttavia sono anche convinto che queste lascino degli spazi di manovra per le scelte umane. Maggiori o minori a seconda del contesto. Questo per dire che una terribile e lunghissima crisi economica sia oramai inevitabile e che ciò renderà estremamente probabili anche conflitti armati per i quali sarà bene prepararsi. Tuttavia, un governo fascistoide (cioè simile, ma non uguale al fascismo) credo che sia invece una calamità voluttuaria. Nel senso che non ci sono leggi fisiche che ce lo impongono, bensì deriva da nostre scelte, coscienti o meno che siano.
Ci sono stati nella storia un sacco di governi non fascistoidi in grado di difendere le proprie popolazioni.
Direi piuttosto che solo alcuni governi non fascistoidi sono stati capaci di difendere la propria gente. La maggior parte, se non tutti, i governi fascistoidi si sono distinti per fare il contrario, a cominciare da quello propriamente fascista che ha trascinato l’Italia nella più grave calamità della sua storia (per ora). Il che non impedisce ai fascisti di credersi dei grandi patrioti, ma la coerenza e la politica non sono mai state compagne.
“che ha trascinato l’Italia nella più grave calamità della sua storia”
Se churchill e gli inglesi non si fossero intestarditi nella resistenza ad ogni costo rifiutando anche una pace separata, e hitler non avesse attaccato a tradimento il suo finora alleato russo convinto che gli anglosassoni avrebbero ragionevolmente appoggiato piuttosto lui che non l’urss comunista, probabilmente la storia e la sua narrazione avrebbero preso una piega diversa, bisognerebbe onestamente prenderne atto, secondo me. E’ passato quasi un secolo, e la retorica dei vincitori puo’ essere moderata, in fin dei conti non e’ che all’epoca fossero tutti stupidi, e noi adesso tutti intelligenti, non credo. Fra l’altro la confusione di alleanze dell’epoca non era molto diversa di quella di oggi fra russia, ucraina, cina e “occidente” (occhio che dico confusione, non situazione). Il fatto che praticamente tutto il resto del mondo simpatizzi piu’ per la russia piuttosto che per l’ucraina aggredita solo in quanto appoggiata da un’occidente che sprizza decadenza da ogni poro visibile a tutti tranne che a se stesso, dovrebbe farci modestamente riflettere, credo.
L’Occidente sprizza decadenza ma neppure la Russia mi sembra tanto ’emergente’…
Al di la delle simpatie personali per l’uno o l’altro contendente, c’è un punto su cui nessun governo finora si è permesso di transigere: riconoscere il “diritto di conquista”. Dipoi della spartizione del mondo fra USA, URSS e UK, la mappa geopolitica del mondo è cambiata in continuazione, MA nessuno stato si è permesso di appropriarsi formalmente di territori altrui; al bisogno, si inventano “repubbliche delle banane” (ad es. Kossovo e Ossezia del sud), oppure si insediano governi fantoccio ecc. Queste cose le fanno tutti quelli che se lo possono permettere, ma l’annessione è un tabù che, a mio sapere, ha infranto solo Israele con l’annessione del Golan che nessuno, neanche gli USA, hanno mai riconosciuto. Ora la Russia pretende di mangiarsi il 20% circa (per ora) di un paese della cui integrità territoriale (fra l’altro) sarebbe lei stessa garante! Ovvio che i governi ostili agli USA sfruttano la situazione, ma nessuno di loro, nemmeno l’Iran, ha avvalorato la pretesa annessione per una ragione molto semplice: praticamente tutti i paesi del mondo hanno rivendicazioni territoriali più o meno importanti con i vicini (Italia compresa). Al momento, quasi tutto questo è silente perché non è pensabile che qualcuno si annetta pezzi di qualcun altro. Ma se si crea un precedente importante, saranno in molti a rispolverare vecchie mappe dai cassetti col risultato di gettare buona parte del mondo nel caos. Tranquillo, è vero che la popolarità dello Zio Sam è in ribasso e la nostra pure, ma al di furi di nicchie politiche particolari, in giro per il mondo non troverai gente che vuol bene allo Zio Vald, solo un sacco di gente che cerca di approfittare del catastrofico errore che ha commesso per portare avanti proprie agende politiche ed economiche. Il che, mi pare, sia anche perfettamente legittimo.
Jacopo e Gaia, vi interessera’ sicuramente questo articolo sul testo di Spolaore e Alesina “La dimensione delle nazioni” MIT Press 2003 , che miracolosamente e’ ancora in rete coi commenti
https://www.noisefromamerika.org/recensione/dimensione-nazioni/
Interessante punto di vista, ma mi pare che sia stato rapidamente superato dagli eventi: la deglobalizzazione sta avanzando rapidamente, imponendo una rapida riorganizzazione degli stati e chi sarà più lento ne buscherà di più.
Infatti: ma pur nelle mutate condizioni di ciclo rispetto a quando venne scritto il testo, parrebbe permanere il trade-off di proporzionalita’ inversa fra la sicurezza internazionale e dimensione delle nazioni, che oscillano a pendolo fra poli di massimo e minimo.
Come al solito, in piccolo (ma e’ frattale), la svizzera ha risolto il problema con la milizia comune ai 24 stati che compongono la confederazione (vedi “il formidabile esercito svizzero” di cui sai).
E’ una questione estremamente importante in questa fase di strutturazione della nuova europa: Superstato no grazie, ne abbiamo gia’ uno come Italia che non ha mai funzionato, e per tentare di legittimarsi e funzionare ha fomentato un paio di guerre mondiali! L’abolizione del principio di unanimita’ che aleggia e’ un pessimo campanello di allarme.
Credo anche io che fattori economici e politici influenzino le dimensioni degli stati, anche se non sono gli unici. E stiamo rapidamente entrando in una fase in cui la conflittualità aumenta, ci piaccia o meno. Un fatto che spingerà i piccoli ad aggerarsi ai medi, oppure ad essere mangiati dai grossi. Dove “piccoli” “medio” e “grosso” non ha molto a che fare con l’estensione territoriale. Proprio per questo faranno fuori (non so come) il principio di unanimità: non è ammissibile che una persona blocchi una decisione presa da 26 governi. Del resto, in Svizzera, se il governo federale decide di fare la guerra al Basutoland, non è che il Malcantone può dire di no.
Tutta la struttura UE è nata in funzione di tempi prosperi e pacifici e sta rapidamente diventando disfunzionale. Cambiare i trattati sarà, credo, impossibile perché ci sarà sempre almeno un Orban di turno a bloccare il processo. Ergo credo che si formerà un nocciolo di stati più piccolo e più coeso, sulla base di trattati integrativi che invece si possono fare.
Mi corre l’obbligo di informavi che le situazioni surriportate sono a dir poco di “seconda mano” , mentre la prima mano faceva disinformazione della più bell’acqua. Si leggano al proposito gli scritti del gen. (a riposo) Fabio Mini, ex comandante Kfor, fra gli altri anche su ilfattoquotidiano.it , su sinistrainrete,info, anche quelli provenienti dal lunghissimo fronte da Paolo Selmi; quelli da strategika.fr; quelli provenienti da analisidifesa.it dell’ottimo Andrea Gaiani (ex consulente ministero difesa …) o perfino dal washingtonpost o dal newyorktimes, Questi ultimi per citare i mandanti della strisciante guerra in Ukrajna sin dal 2014, a capo dell’alleanza OTAN-NATO che promise nel 1992 di non superare di un solo pollice la linea dell’Odra (fiume Oder). Se ne occupa anche frequentemente monde-diplomatique.fr. Tralascio la miriade di altri meglio informati.
Bisogna rivedere molti fatti e notizie per non cadere più nella trappola tesa contemporaneamente a Fed. Russa e Paesi europei (soprattutto aderenti UE) dagli SUd’A..
Buongiorno. Grazie per il commento ben informato, ma anche le fonti da lei citate sono di seconda o terza mano, come tutte le altre qui citate sia da me che da altri commentatori. Le uniche fonti di prima mano disponibili sono i messaggi ed i filmati dei soldati al fronte che girano in rete ed i comunicati ufficiali. Gli uni e gli altri evidentemente da prendere con molta prudenza. Ognuno tenta quindi di farsi l’idea più realistica possibile confrontando fonti diverse e valutandole sulla base della propria competenza generale sull’argomento (se ne ha). Quanto alla collaborazione ufficiale (perché strisciante?) della NATO con l’Ucraina dal 2014 non è un mistero dato che è appunto il 20 febbraio 2014 la data di inizio dell’invasione russa. E questo è un fatto, indipendente dalle nostre opinioni circa i motivi e la legittimità dell’intervento.
Il punto che si tende spesso a dimenticare che, al di là delle mire imperialistiche contrapposte di USA e Russia (entrambe ben documentate) nel 2014 l’Ucraina era un paese neutrale e sostanzialmente smilitarizzato, come dimostrato dal fatto che la Russia ha potuto occuparne due regioni importanti praticamente senza colpo ferire. Non è strano che, a seguito di ciò, il governo ucraino abbia chiesto il soccorso degli altri stati che, congiuntamente alla Russia stessa, erano garanti della integrità territoriale del paese. Soccorso peraltro concesso in misura minimalista, come dimostrato dalla facilità con cui la seconda fase dell’invasione ha potuto procedere nel febbraio 2022. E’ stato solo a seguito di questo secondo attacco, dichiaratamente volto all’occupazione integrale del paese, che USA, NATO, UE ecc. hanno deciso di aumentare il livello del sostegno, ma sempre e comunque in modo molto graduale (secondo il governo ucraino, ad oggi la maggior parte delle armi e munizioni promesse l’anni scorso non sono ancora state consegnate) e, soprattutto, con il vincolo di non usarle per colpire obbiettivi in territorio russo. Ad oggi sappiamo che l’Ucraina ha messo a segno alcuni spettacolari attacchi ad importanti basi militari e impianti industriali in Russia, per cui è legittimo dubitare della strettezza attuale di tale vincolo. Ci sono anche quasi quotidiane incursioni di droni sulla Russia, ma visto il livello molto modesto dei risultati ottenuti è probabile che si tratti di operazioni condotte con mezzi artigianali locali.
Anche la guerra in Siria c’è ancora, e Russia e Assad ne stanno approfittando per ammazzare ancora un po’ di gente: https://www.aljazeera.com/news/2023/11/14/russia-al-assad-step-up-syria-bombing-amid-world-focus-on-israel-gaza-war
Continua a stupirmi quanto entrambi l’abbiano fatta franca per il macello in Siria. Probabilmente perché nessuno aveva la coscienza abbastanza pulita da poterli criticare.
https://scenarieconomici.it/gli-usa-attaccano-per-la-terza-volta-in-siria-ma-ormai-non-fanno-piu-paura-ai-filo-iraniani/
Bravo chi ci capisce qualcosa della Siria. Io ci ho sempre capito poco, perché le versioni dei fatti sono tante e non si sa mai a chi credere
Comunque pare che il famoso conflitto regionale non lo voglia nessuno perché danneggerebbe tutto il complesso dell’economia mondiale. Mah
La Siria è un vero casino ma che Assad sia un dittatore sanguinario è fuori discussione.
I paesi medio orientali temono un allargamento del conflitto. Questa sarebbe una buona cosa, se non fosse che i palestinesi ne faranno le spese, come sempre. Se almeno si degnassero di rompere i rapporti con Israele e usare le esportazioni di petrolio come leva… niente guerra, ma una forte pressione. E invece niente. Sono regimi corrotti, impietosi in primis con i loro stessi cittadini.
Finora, l’intervento degli stati arabi ha sempre contribuito a peggiorare la sorte dei palestinesi. La guerra del ’48 offrì agli israeliani l’occasione per dichiarare la nascita del loro stato ed allargare di molto l’area da loro controllata, espellendone molto brutalmente centinaia di migliaia di palestinesi. Nel frattempo, l’Egitto e la Giordania invasero rispettivamente la striscia di Gaza e la “West Bank” guardandosi bene dal permettere che vi si dichiarasse la nascita di uno stato palestinese. Nella guerra dei 6 giorni, Israele ampliò ulteriormente il suo controllo sulla Palestina, espellendo altri palestinesi parte dei quali invasero invece il Libano (fine della “svizzera del mediterraneo”). Infine, con la guerra del Kippur, Egitto e poi Giordania si accordarono con Israele, imbarattolando completamente i palestinesi.
Già. Infatti io mi riferivo a pressioni diplomatiche ed economiche, non militari.
Poveri palestinesi, nessuno li aiuta se non a chiacchere. L’opinione pubblica dei paesi arabi è dalla loro parte, ma anch’essi sono vittime dei propri governi.
Ci sono state molte polemiche sullo slogan “from the river to the sea, Palestine will be free”, ma io lo trovo molto bello, perché significa anche questo, libertà dall’oppressione israeliana, libertà rispetto a regimi arabi corrotti e repressivi, libertà per tutti quelli che vivono lì, perché anche se gli israeliani sono “liberi” non è bello vivere con la sensazione del nemico sempre alle porte.
Jacopo, il mio discorso era tutto un altro e non c’entrava con il governo. Parlavo del fatto che l’industria bellica è, anche giustamente, demonizzata, ancor di più in ambienti ambientalisti, ma che se non sei in grado di difenderti soccombi. Questo va incluso nelle discussioni su come prepararci e su che futuro vogliamo. Tutto qui.
“Parlavo del fatto che l’industria bellica è, anche giustamente, demonizzata, ancor di più in ambienti ambientalisti, ma che se non sei in grado di difenderti soccombi.”
A parte che trovatemi una quasiasi istituzione, industria, gruppo, societa’, corporazione, tribu’, stato, nazione, azienda, squadra, che come primo ufficio non abbia quello di preservare ed espandere se stessa, foss’anche nel tentativo di rispondere difensivamente alle pressioni esterne.
Accenna alla questione, comprendendo in essa l’analisi dello specialismo, un libretto di Lucio Russo che forse vi avro’ gia’ raccomandato: “La cultura componibile”. Esso va contro il luogo comune oggi ubiquitario che rivolgersi agli specialisti sia sempre assennato (vi fareste operare alla vescica dall’idraulico?), e mette in guardia circa la deriva della nostra cultura/societa’ verso il dominio dello specialismo il quale e’ tendenzialmente settario e unilaterale, e ignorante e ostile verso tutto cio’ che non riguarda se stesso. Vale anche per l’ambientalismo, naturalmente, e in generale per i vari gruppi autoreferenziali alla spasmodica ricerca di conferma delle proprie credenze, che i vari villaggi del web, tribali piu’ che globali, portano in evidenza.
Tratto’ il tema da un punto di vista diverso ma in parte accomunabile l’Ivan Illich delle “Professioni disabilitanti”, che trovate in rete.
Del resto e’ una deriva inevitabile per una societa’ sempre piu’ complessa che non puo’ non sfuggire alla comprensione del singolo o dell’assemblea per quanto colti e intelligenti, e questo e’ un problema. En passant e’ la ragione per cui i provvedimenti edittali dall’alto non funzionano piu’, ammesso che abbiano mai funzionato, vista la norma storica che e’ nell’eterogenesi dei fini.
ucragna, siria, ora gaza hanno sicuramente una ragione d’esistere, ma non ce la diranno mai. Forse il tono molto di parte dell’articolo ce lo fa intuire, almeno un poco., ma di sicuro c’è molto di più dietro. Il fatto poi che l’UE si sia inventata la rotazione delle colture, vietando le monoculture, adducendo motivi ambientalisti per proteggere questo o quello (vi ricordate Draghi? Se non vi vaccinate, morite o fate morire?) mi sa tanto di protezionismo dell’agricoltura ucraina, perchè col blocco navale, le produzioni agricole ucraine debbano venire solo in UE coi treni. Questo, oltre a sacrificare i produttori europei (che è nell’agenda del WEF) significa che quella guerra dovrà durare ancora molti molti anni. Poi probabilmente, molto probabilmente dal 2030 vedremo come ci avrà conditi l’agenda 2030: moneta digitale, controllo sociale, poveri, ma felici (mal comune, mezzo gaudio, come si diceva un tempo). Faremmo meglio ad attivarci per impedire la dittatura sanitaria dell’OMS, se vorremo rimanere un pò liberi, invece gli italioti preferiscono correre dietro a partiti e sindacati, come se questi fossero i paladini del popolo. Speriamo che ci salvino ancora una volta gli africani e gli altri popoli, che si sono opposti alla dittatura covid, sennò avremmo ancora il green pass.
A detta di altri commentatori, non pare che l’esercito ucraino abbia conseguito così magnifiche sorti e che i russi siano in difficoltà militare ancorché colpiti, tra l’altro, da “imponenti” sanzioni economiche che avrebbero dovuto strangolarne l’economia in pochi mesi.
La famosa controffensiva ucraina sarebbe stata un mezzo flop e i poveri ucraini (che tanto democratici non sono avendo regimi molto corrotti e oligarchici) sarebbero in procinto di essere abbandonati sull’altare delle elezioni SUA e per il vento di recessione in parte autoindotta in UE (in Olanda ha appena vinto l’esterna destra contraria all’invio di ulteriori armamenti, così come in Slovacchia).
E forse la guerra iniziata effettivamente nel 2014, non avrebbe avuto origine solo dall’occupazione della Crimea, ma anche da altre motivazioni: https://www.lastampa.it/blogs/2014/11/30/news/i-neo-nazi-imperversano-in-ucraina-ma-il-nazismo-non-e-piu-il-male-assoluto-per-l-occidente-br-1.37251621/
https://infosannio.com/2023/11/21/elezioni-usa-la-controffensiva-e-fallita-ma-ora-zelensky-fa-un-favore-a-biden/
https://infosannio.com/2023/11/23/perche-nessuno-parla-piu-dellucraina/
Se qualcuno dovesse mai attaccare l’Italia e noi chiedessimo aiuto per difenderci, spero che riceveremo questo aiuto così come l’ha ricevuto l’Ucraina e non che ci venga rifiutato come vorrebbe qualcuno adesso in nome di non si capisce bene cosa.
La controffensiva ucraina ha sicuramente sortito risultati inferiori alle aspettative di chi seguiva le dichiarazioni ufficiali, ma non di chi teneva conto degli aiuti effettivamente forniti (almeno ufficialmente). Non si attraversano linee fortificate della profondità di chilometri senza una superiorità numerica di 3-5 a uno e senza la supremazia nei cieli. E la superiorità numerica è sempre stata e rimane dalla parte dei russi. Quanto ai cieli, anche se l’Ucraina ha messo a segno alcuni risultati spettacolari, l’aviazione russa continua ad avere il predominio, anche se non il dominio dei cieli e questo è un fatto che gli ucraini pagano e pagheranno. Come ho critto, tutto lascia pensare che USA e UE abbiano finora fornito quanto ritenevano necessario per respingere i russi, ma non per sconfiggerli definitivamente, forse pensando che non gli conviene. Ipotesi. Concordo anche sul fatto , che ho anche io segnalato, che i pochi alleati della Russia sono più affidabili dei molti dell’Ucraina. Li pianteremo in asso? Molto possibile, ma non certo perché è vero che i partiti di destra più o meno decisa sono perlopiù filo-putiniani o, perlomeno, anti-europeisti, ma ci sono delle interessanti eccezioni. Ad esempio la Meloni, per sostenere la quale Lavrov in persona si era speso sulla TV italiana (precedente unico nella storia, credo), sta facendo invece un calcolo diverso: perché continuare a picconare l’UE, quando possiamo invece prendercela? Sarà meglio o peggio? Chi prevarrà? Ai prossimi mesi l’ardua sentenza.
Una cosa però sembra accertata: il piano originale di Putin (riportare l’Ucraina nell’Impero) è fallito a da questa “operazione speciale” la Russia esce più debole (ma non per questo vinta) di come ci era entrata.
Quanto alle sanzioni, mi pare che come Putin aveva sopravvalutato le proprie forze militari, i nostri avevano sopravvalutato le proprie forse finanziarie perché i russi sono stati respinti da buona parte dell’Ucraina, ma la loro economia non è collassata. Questo però non significa che le sanzioni non facciamo male ai russi, come le bombe fanno male agli ucraini. Altrimenti non avrebbero posto la rimozione di alcune di quelle come condizione per rinnovare l’accordo sul grano. Accordo, come sai, è saltato e le sanzioni rimaste. Solo che le banche russe rimangono attive (sia pure con difficoltà), mentre anche le esportazioni di grano proseguono (sia pure con difficoltà).
Uno dei problemi delle sanzioni è che non tutti i paesi del mondo le applicano (anzi, molti si stanno approfittando della situazione); un altro è che certe imprese industriali occidentali sembrano riuscire ad aggirarle alla grande. Magari perché i governi chiudono un occhio? Su Twitter c’è un certo Kamil Galeev che ne sa tanto di politica industriale e continua a parlare, dati alla mano, di industrie occidentali che forniscono macchinari alla Russia. Magari ti interessa dare un’occhiata. Alcuni casi erano piuttosto scandalosi. Ma io non ci capisco molto.
Più in generale, in questo dibattito, a me avvilisce vedere quante persone equiparano il “non ci si riesce” al “è stato sbagliato provarci”. Se l’Ucraina non vince questa guerra non significherà certo che provare a difendersi sia un errore.
Tra l’altro, molti di quelli che dicono che l’Ucraina dovrebbe arrendersi poi sostengono altre lotte di popolo altrove, anche se ancora più disperate di questa. La solita partigianeria amorale.
Sicuramente componenti occidentali vengono tuttora usate nella produzione dei missili russi, ma per quali vie ci arrivano lo sanno, forse, alla CIA. A questo proposito, mi ricordo di un intero treno di cotone siciliano che fu venduto e consegnato ad una ditta tedesca che lo usava per fabbricare munizioni d’artiglieria (con il famoso fulminicotone); correva l’anno 1917 o giù di li.
Quanto a “non ci si riesce”, piano. Senza il sostegno occidentale forse davvero la Russia sarebbe riuscita a conquistare l’Ucraina (ma forse non a controllarla v. i fallimenti americani in Iraq e altrove) o, perlomeno, la linea del fronte sarebbe ora molto più ad ovest. Dunque non è stato inutile, semmai insufficiente, sempre ammesso e non concesso che una completa vittoria ucraina sia nelle agende USA & co. cosa tutt’altro che certa. Personalmente, credo che USA e soci continuino a cercare un compromesso, ma è solo un’idea come un’altra.
https://www.theguardian.com/world/2023/nov/26/russia-wages-electronic-warfare-using-uk-made-tech-ukraine-dossier-claims
Mettiamo che i numeri ucraini sui morti russi siano propaganda e che quello reale sia meno della metà, ossia 150.000 decessi: è quasi tre volte il numero di caduti americani in Vietnam. Eppure sembra un tributo di sangue legittimo per una guerra di conquista, non sento mai parlare di ‘invasione all’ultimo russo’ e roba simile. Davvero strano.
Questo è uno dei vantaggi della democrazia: a un certo punto la gente dice basta, andiamo via da lì (Vietnam, ma anche Afghanistan). In altri paesi non hai voce in capitolo, a meno di non fare la famosa rivoluzione (altra mattanza).
Comunque non è strano per niente: i russi hanno sempre combattuto così, non è una novità. Masse al macello finché non la si spunta o davvero non ce la si fa più. Anche leggendo Tolstoj si capiscono delle cose che per noi sono incomprensibili.
La Russia è l’ultimo impero di terra rimasto. Stanno ben attenti a non mandare troppa gente, e soprattutto troppa gente di un certo tipo, da Mosca e San Pietroburgo, ma tutti gli altri – poveracci, minoranze, musulmani, immigrati – sono carne da cannone e basta. E la cosa incredibile è che molte minoranze vanno pure volentieri. D’altronde, anche in America gli Indiani sono tra quelli che si arruolano di più. Quando l’unico onore che ti rimane è essere guerriero…
Che in Russia passi sotto traccia non mi stupisce, io penso alla gente fuori dalla Russia e a quelli che ripetono sempre il mantra della ‘difesa all’ultimo ucraino’ e simili.
…o che se la prendono con l’America che arma l’Ucraina ma non l’Iran o la Corea del Nord che armano la Russia.
Ma quelle sono persone con cui è impossibile ragionare, per difendere la Russia in questo caso devi contorcerti mentalmente in una maniera che poi è difficile sbrogliare.
Jacopo, non volevo dire che l’Ucraina non abbia conseguito buoni risultati, anzi, ha fatto miracoli considerando che il suo nemico è circa cinque volte più grande e forte, e può utilizzare qualsiasi forma di repressione e immiserimento della popolazione pur di aumentare la sua potenza bellica, cosa che né all’Ucraina né ai suoi alleati è concessa.
Mi riferivo al fatto che per moltissime persone, purtroppo, qualsiasi insuccesso sembra essere la dimostrazione che non dovevano nemmeno provarci. Io questo lo trovo davvero meschino e insopportabile. È un’argomentazione particolarmente diffusa in Italia, e questo mi fa capire che il nostro è un paese dove la logica del più forte, e dell’opportunismo, prevale rispetto a quella del giusto e della dignità. Per fortuna gli ucraini sono di tutt’altra pasta.
Ma che sorpresa;
https://www.open.online/2023/11/26/terre-rare-importazioni-unione-europea-russia-sanzioni/
Le terre rare sono diventate la nuova cosa per cui l’Occidente vende l’anima al diavolo. Questa storia delle fonti di energia sempre nuove che fanno sempre più danni è come l’eroina che veniva usata per superare la dipendenza da morfina, poi il metadone per superare la dipendenza da eroina, poi qualcuno inventa il fentanyl… siamo drogati di energia.
Jacopo, tu non considereresti quella del Tibet da parte della Cina un’annessione?
Per il resto sono d’accordo con te, e ci manca solo che ci si rimetta a rivedere tutte le frontiere del mondo a suon di guerre! Persino i paesi post-coloniali, che nella maggior parte dei casi si trovano con frontiere insensate fatte a capocchia, si sono rassegnati a restare così come sono e questo in realtà a me dà molta speranza: dato che gli stati omogenei sono praticamente impossibili, tanto vale tenersi stati multi-qualcosa (multi-etnici, ma anche linguistici e religiosi) e cercare di andare d’accordo con chi c’è dentro con compromessi e democrazia decentrata.
È tra l’altro quello per cui si combatte in Myanmar, e penso e spero che i prossimi saranno Afghanistan e Israele e Palestina.
Anche perché le identità nazionali hanno sempre un qualcosa di arbitrario, persino nei casi in cui ci sono confini geografici ben definiti. Per cui un paese costruito con confini arbitrari dopo decenni di vicissitudini avrà comunque un’esperienza condivisa che lo separa dai suoi vicini. Le Coree sono un altro esempio, questo negativo…
Nei rari casi in cui c’è davvero un problema, si può pensare a una separazione, fusione o trasferimento pacifico, ma solo con processi democratici concordati che coinvolgano tutte le parti in causa.
Nei fatti si, il Tibet è stato annesso e pesantemente colonizzato dalla Cina, ma non formalmente. Per una complicata vicenda cominciata secoli addietro, il Tibet era di fatto indipendente, ma formalmente parte dell’Impero.
Per il resto, lo stato nazione è stata sostanzialmente un’invenzione di Napoleone che tutti gli altri governi europei (meno gli inglesi) hanno prima copiato e poi imposto al resto del mondo. Ed è stata causa prima di una serie infinita di tragedie fra cui, pro parte, anche il conflitto israelo-palestinese e l’invasione dell’Ucraina.
No, non Napoleone. Il nazionalismo era l’ideologia necessaria in quel momento per liberarsi degli imperi, e per un po’ ha fatto bene, è stata un’ideologia progressista e di libertà. Poi ha fatto anche un sacco di danni e ora va superato, ma dimmi un’idea buona in un momento che non faccia prima o poi la stessa fine…
“il nazionalismo era l’ideologia necessaria in quel momento per liberarsi degli imperi, e per un po’ ha fatto bene”
Sai che da un po’ nutro seri dubbi anche su quel “per un po'”.
Il periodo del nazionalismo, l’ottocento, e’ anche il periodo in cui comincia l’epoca dell’esplosione demografica, per cui e’ estremamente difficile scindere cosa sia stato causa e cosa effetto delle rivolte. E’ possibile che la rivolta contro le classi dominanti sia stata fomentata non tanto dalla loro insipienza e inadeguatezza, quanto dal fatto che le classi subalterne, moltiplicandosi di numero a dismisura, non avrebbero avuto comunque cibo e terra a sufficienza per la tecnologia dell’epoca. Da cui le rivolte. Oggi abbiamo un minimo di consapevolezza circa il fatto che esiste un numero massimo di persone che un dato territorio puo’ ospitare e sfamare decentemente, allora non credo, non a livello di classi dirigenti, perlomeno, che aspiravano ad aumentare la loro potenza e il loro prestigio avendo un popolo quanto piu’ numeroso possibile da governare (succede ancora in africa…).
La rivoluzione francese scoppia dopo una carestia, c’e’ un articolo su Le Roy Ladurie recentemente scomparso che ne parla sul sito di “scienze agrarie”. E’ noto nel campo della agrometeorologia.
Il nazionalismo in ogni caso sfocia nelle guerre mondiali, dalle quali nascono piu’ o meno direttamente il fascismo, il nazismo (che sono dei social-nazionalismi), il boscevismo (sociale, ma in reazione ai nazionalismi)…
Quindi puo’ anche darsi che il nazionalismo abbia fatto solo del male, che non abbia avuto alcun aspetto positivo. Gli imperi si sarebbero comunque evoluti in qualcos’altro, nulla e’ eterno. I piccoli paesi europei che sono ancora oggi delle monarchie, non sono meno democratici e civili di quelli, ora troppo grandi, nati dalla rivoluzione. A considerare tutto, col senno di poi, l’impero austro ungarico non e’ stato cosi’ peggiore di quel che ne e’ seguito. Nel nordest c’e’ gente che ancora lo rimpiange… piuttosto che i Savoia.
Fra l’altro con Napoleone e i nazionalismi comincia l’era della leva di massa, delle guerre di massa e di popolo, in cui tutto il popolo e’ coinvolto direttamente nello sforzo bellico. Prima la guerra se la facevano le classi dirigenti nobiliari combattendo in prima persona con qualche avanzo di galera, ed era cosi’ che si autolegittimavano. La guerra aveva piu’ della tenzone sportiva che del massacro di massa.
Regni e imperi sono due cose completamente diverse. Gli imperi non erano solo quello austro ungarico ma anche quello ottomano, francese, gli imperi coloniali europei… la Russia è tutt’ora un impero.
La gente rimpiange qualsiasi cosa quando è libera di immaginarsi la storia che più le comoda, senza fare i conti con la realtà.
“La gente rimpiange qualsiasi cosa quando è libera di immaginarsi la storia che più le comoda, senza fare i conti con la realtà.”
Quando la gente rimpiange il passato, vuol dire che oggi sta peggio di ieri.
I terribili disastri del XX secolo in europa, che hanno portato dalla primazia mondiale alla sua totale scomparsa geopolitica, ha ragione Jacopo, sono il frutto del martellante indottrinamento nazionalistico, che visti i risultati dev’essere stato quanto di piu’ lontano dalla realta’.
Ad esempio, pochi sanno, pur avendolo studiato a scuola, che dalla sua creazione al 1945 il nuovo stato nazionale italiano ha combattuto tutte, tante e sole guerre di aggressione e di conquista, guerre che abbiamo ripudiato con la ultima costituzione solo in virtu’ della formidabile batosta finale.
Con la fine dell’ancient regime e la secolarizzazione comincia l’epoca della religione dello Stato, coi suoi miti e riti, dentro alla quale viviamo tuttora. C’e’ un’ampia letteratura storica al riguardo.
Sono pienamente d’accordo con te. Infatti “il nazionalismo era l’ideologia necessaria in quel momento per liberarsi degli imperi, e per un po’ ha fatto bene” non lo ho scritto io. Già che ci siamo, aggiungo che il sionismo fu la risposta ebraica ai nazionalismi ed ai pogrom che ne seguirono, ma anche il rifiuto assoluto dei palestinesi di trattare negli anni ’20 e ’30 (quando erano loro i più forti) dipese in gran parte dal nascente nazionalismo arabo che in seguito portò poi alcuni paesi in guerra contro Israele, offrendo a quest’ultima l’occasione per i due grandi pogrom contro i palestinesi: nel 1948 e nel 1967.
Parimenti, l’invasione russa dell’Ucraina e la determinazione (per ora) di entrambi a non trattare hanno molte con-cause, ma il nazionalismo ci ha una parte importante da entrambe le parti. Così nei Balcani ecc. Guerre, massacri ecc. non li hanno inventati i nazionalisti, ma diciamo che ne hanno prodotte parecchie.
Winston e Jacopo, è buffo perché l’altro giorno stavo sostenendo la stessa conversazione ma con “religione” al posto di “nazionalismo”. I miei interlocutori sostenevano lo stesso: che la gente, compreso in Medio Oriente, combatte per religione, e che quindi è la religione il problema. Io facevo notare che si combatte e si uccide per qualsiasi cosa: religione, ateismo, nazionalismo, imperialismo, tribalismo, comunismo, razza, classe, fedeltà a un capo anziché all’altro capo, squadre di calcio… mi sembra ridicolo prendere una qualsiasi ideologia e trovare i casi in cui è servita come scusa per attaccare altri esseri umani, quando questo si può fare per QUALSIASI ideologia umana che abbia avuto un qualche minimo successo – e sì, si sono uccise, torturate e stuprate persone persino in nome della creazione di parchi naturali.
Al tempo stesso, si trovano esempi per quegli stessi movimenti che accusiamo di essere alla base delle guerre in cui invece sono serviti a dare forza alla gente, a creare solidarietà tra gruppi diversi, a motivare movimenti di liberazione, eccetera. Ci sono anche molti casi in cui gruppi divisi secondo le linee di cui sopra hanno convissuto a lungo e pacificamente senza badare a queste divisioni finchè non c’era un qualche tipo di crisi che scatenava il conflitto. Potrei farvi diversi esempi ma non credo sia il caso di lanciarsi in lezioni di storia qui, anche perché partite da un pregiudizio di fondo e quindi troverete poco convincente qualsiasi contro-esempio.
Semplicemente, come altri fanno per altre cose voi avete trovato un’ideologia che non vi piace e la trattate come la causa di tutto il male del mondo. Esperimenti psicologici di vario tipo hanno dimostrato che se prendi due gruppi di persone qualsiasi e le dividi a caso, per esempio dandogli magliette di colori diversi, queste persone dopo un po’ si identificano con il gruppo di appartenenza e diventano ostili e aggressive nei confronti dell’altro gruppo. Ma non è che le guerre e i massacri sono colpa del colore delle magliette. È che l’essere umano è fatto così. Anziché demonizzare un’idea che non ci piace, dovremmo fare i conti con questo fatto inevitabile e fermarci prima di arrivare allo scontro fisico.
C’è molto di vero in quel che dici, ma il caso del nazionalismo (e certo non solo di quello) è particolarmente vivo perché è stato causa principale o sussidiaria di quasi tutti gli orrori che si sono susseguiti in Europa negli ultimi due secoli e tuttora lo sono in parecchie dolorose questioni, qui ed altrove. Il tutto per una roba inventata a tavolino, ma che funziona magnificamente per menare la gente per il naso anche meglio di molte religioni che, perlomeno, sono anche veicolo di civiltà e tradizioni interessanti (non tutte, ovvio). Certo, non sono stati i nazionalisti ad inventare i massacri, ecc., ma diciamo che, recentemente e dalle nostre parti, ne hanno scatenati decisamente tanti. Ed il bello che ciò è avvenuto ed avviene anche contro l’interesse politico delle parti.
Es. La Russia tenta di annettersi l’Ucraina. Se fosse andata come avevano pianificato (una roba veloce e poco cruenta, compiuta prima che altri potessero reagire) dal punto di vista puramente politico non sarebbe stata una cattiva idea. Anzi, dal punto di vista della Russia, sarebbe stato fare tombola. Ma non è andata così e Putin avrebbe avuto tutto l’interesse a trovare un modo per tirarsene fuori già ad aprile 2022. Non sappiamo cosa pensi lui, ma sappiamo che la sua propaganda ha gonfiato per 10 anni l’opinione pubblica russa in modo da mettersi con le spalle al muro: se si ritira è finito. Dal canto suo anche Zel ha battuto per due anni quasi la gran cassa “riconquisteremo tutto”, che ora se tratta è finito pure lui. In questo gli ucraini sono messi meglio perché Zel potrebbe anche essere sostituito, Putin no. E’ uno dei difetti delle autocrazie: quando l’autocrate cade senza successore, lo stato si disintegra.
Jacopo, stai confondendo il nazionalismo con l’imperialismo. L’Italia fascista era più imperialista che nazionalista, e lo stesso la Russia di oggi. Il nazionalismo fa riferimento all’identità tra una nazione, un popolo, e un territorio; nel momento in cui esci da questi confini e sei pronto ad assimilare i popoli conquistati quello a cui punti è un impero, non uno stato nazione.
La retorica fascista infatti usava spesso il termine “impero”, mentre i partigiani avevano forti motivazioni di tipo nazionalista, anche se non tutti, e questo si riflette anche nei nomi scelti, come Garibaldi o (dalle mie parti) Osoppo, con chiari riferimenti risorgimentali. Ora ce lo siamo dimenticati, ma per i fascisti si trattava di conquistare l’Abissinia e spezzare le reni alla Grecia, mentre i partigiani parlavano di liberare la patria dall’invasore.
Per come lo vedo io, il nazionalismo serve principalmente a liberare un popolo da un qualche tipo di oppressione o di sovrastruttura indesiderata. Il problema del nazionalismo, semmai, è che non trova posto per le minoranze che inevitabilmente risiedono sul territorio che si vuole liberare. Per questo i movimenti di liberazione attuali, dai curdi ai birmani, e i movimenti per la democrazia dal Sudan all’Afghanistan, hanno un progetto federale e inclusivo o decentrato che secondo me si adatta molto meglio alla realtà rispetto a un progetto ottocentesco omogeneizzante e decentralizzato che ormai ha fatto il suo corso e mostrato i suoi limiti (guarda quanti problemi hanno in Spagna per il rifiuto di ammettere questo fatto).
Ti ricordo comunque che molti movimenti di liberazione delle minoranze o dei paesi colonizzati, anche in Europa come i baschi o gli scozzesi, sono “nazionalisti”.
Poi per carità, non mi interessa fare la difesa d’ufficio del “nazionalismo”, solo che mi dispiace vedere che è diventato una specie di sinonimo di fascismo, quando non lo è, e semmai il rischio è di vedere dissolta la sovranità popolare in mega istituzioni non democratiche sovranazionali che ci tolgono quel poco di autonomia e autodeterminazione che ci rimane.
Come mi pare dica Jacopo, il problema del nazionalismo e’ farlo fermare al punto giusto, i nazionalisti sono spesso degli esaltati (una volta sono capitato per caso in un teatro della mia citta’ dove c’era una grossa riunione di curdi… una roba da far paura sembrava di essere alla curva sud, poi ci sono i nazisti ucraini, e anche le nostre autonomie regionali tendono a tracimare in piccoli fascismi vedi la storia di Alex Langer nel suo sud tirolo**, eccetera).
Ci sono varie forme sia di nazionalismo che di imperialismo, e uno non esclude l’altro, gli imperi sono insiemi di nazionalita’, e di solito se ne rendono conto benissimo e le accettano e le rispettano. Fu cosi’ per l’urss di Lenin (che diede molta indipendenza all’ucraina) ma molto meno per quella di Stalin (che la stermino’ con l’holodomor). D’altra parte il nazionalismo fascista era diverso da quello nazista, perche’ basato sulla cittadinanza e non sulla razza, come in teoria dovrebbe essere quello francese attuale, ma non ci riesce: con l’arrivo di tanti immigrati da culture tanto diverse, che la Francia, col suo tipico atteggiamento sdi superiorita’ culturale, si era illusa di poter facilmente assimilare sovrastandole. L’imperialismo puo’ essere piu’ o meno “buono”, cioe’ lasciare piu’ o meno spazio di autonomia ai suoi satelliti, alle sue nazionalita’. Di certo l’imperialismo lascia piu’ spazio di autonomia del nazionalismo, anzi e’ il motivo per cui se ne differenzia. A sentire Raoul Pupo, ad esempio, l’autonomia di cui godeva Trieste ai tempi austroungarici era estremamente, impensabilmente maggiore di quella che ha avuto poi sotto i Savoia o l’italia repubblicana. E’ stato una forma di imperialismo anche il governo della serenissima sul nordest, perche’ lasciava ampi spazi di autogoverno ai comuni che facevano parte del mini-impero. L’imperialismo fascista italiano fu molto piu’ morbido e tollerante di quello nazista tedesco, data la natura diversa dei nazionalismi che ne erano a capo.
Io attualmente vedo come una forma di impero, ma di tardo impero romano della decadenza, l’attuale Italia, che nonostante gli sforzi (in particolare del fascismo) non e’ mai riuscita a diventare nazione se non con grande uso della forza e in una stentata forma: a mio avviso cercando di uniformarla abbiamo perso la sua ricchezza senza acquisire i vantaggi dell’uniformita’, lo provano i risultati: nel 1860 dovevamo copiare dalla Svizzera, cosi’ come la Svizzera nel 1848 copio’ dal confederalismo americano del 1776.
Purtroppo vedo che stiamo facendo gli stessi errori in sede di unificazione europea, e questo e’ gravissimo. Ci manca solo una guerra cruenta, fatta apposta per cementare l’unione, cosi’ come fu per l’italia con la prima guerra mondiale. Qualche segno, con l’ucraina, c’e’, e forse solo per questo l’intervento, al momento, e’ tentennante: perche’ qualcuno ha la memoria storica di come puo’ svilupparsi, e non e’ del tutto convinto che sia un bene. Il discorso di Draghi a sant’Ignazio di Loyola, in accompagnamento alla presentazione dell’ultimo libro di Cazzullo sull’impero romano, e’ istruttivo, anche per il contesto emblematico. L’ho sentito per caso alla radio, di notte.
** c’e’ un bel libro autobiografico di Messner che ne parla.
Winston, non esiste nessun imperialismo buono, l’imperialismo si crea con la violenza (nessun popolo si lascia sottomettere senza resistere), si mantiene con violenza e repressione, e si fonda sul saccheggio delle risorse delle periferie per convogliarle al centro. Questa è l’unica ragion d’essere dell’imperialismo: altrimenti, perché non dovresti lasciare che i popoli si governino da sè? Cosa ti frega di andare a conquistare l’Egitto, l’Ucraina, la Siberia, l’India, eccetera eccetera, se non il desiderio delle loro risorse? L’imperialismo è il contrario dell’autodeterminazione.
Chiaro che chi sta nel centro dell’impero è contento, come nell’antica Roma, come chi è ricco oggi a New York, come chi sta a Mosca bello pasciuto senza dover andare in guerra ed è entusiasta che le guerre imperiali le facciano i poveracci.
Trieste era il porto austroungarico sul Mediterraneo, mentre con l’Italia è diventata una città periferica e ha perso buona parte del suo multiculturalismo (che è un peccato), per quello si lamentano; questo non significa che l’imperialismo sia “buono” ma solo che a loro in quel caso conveniva. Come alle altre capitali summenzionate.
Adesso sono una città ricca in una regione autonoma, si prendono pure molte più risorse in proporzione del resto del Friuli (non farmi cominciare a parlare di questo), quindi hanno ben poco da lamentarsi. E molti sono nazionalisti italiani per disprezzo degli slavi, oltretutto. Mentre Trieste stava bene sotto gli austroungarici quelli che volevano stare con l’Italia venivano ammazzati e le città ribelli bruciate o assediate.
Ma si sa, agli italiani non va mai bene niente, per cui piuttosto che cercare di far funzionare la democrazia che abbiamo e di apprezzare la pace e la prosperità acquisite col sangue ci balocchiamo con nostalgie di tempi di cui sappiamo poco e continuiamo a sognare un invasore esterno che ci rimetta in riga, che da soli non siamo capaci.
E non diciamo stupidaggini su Lenin che i bolscevichi hanno combattuto contro l’Ucraina che cercava di essere indipendente e l’hanno sottomessa.
“E non diciamo stupidaggini su Lenin che i bolscevichi hanno combattuto contro l’Ucraina che cercava di essere indipendente e l’hanno sottomessa.”
Sei proprio sicura sicura che siano gli altri a dire stupidaggini?
L’Ucraina combatte per l’indipendenza da più di un secolo: https://en.wikipedia.org/wiki/Ukrainian_War_of_Independence
https://lesakerfrancophone.fr/la-guerre-en-ukraine-est-terminee
Forse è terminata.
Mi pare che, sostanzialmente, questo articolo dica lo stesso che ho scritto: la controffensiva ucraina sul fronte terrestre è sostanzialmente fallita per carenza di armi e munizioni. E questo è un tutto merito occidentale. Per attaccare linee ben fortificata occorrono la supremazia aerea ed una superiorità numerica di almeno 3, meglio 5, a 1. Ed entrambi i fattori sono invece sempre stati a favore della Russia. Giustappunto i tedeschi a Kursk attaccarono con forze che erano meno della metà di quelle sovietiche e gli andò molto peggio. In queste condizioni, bisogna dire che gli ucraini hanno fatto anche troppo. L’articolo trascura però i successi ottenuti sia sul fronte aereo che su quello navale che, ancorché non risolutivi, sono però stati sorprendenti. E neppure segnala che la contemporanea offensiva russa nel nord-est è parimenti fallita.
A parte gli errori commessi nella pianificazione dell’azione (principalmente porsi obbiettivi troppo importanti rispetto ai mezzi disponibili) ne è stato fatto uno puramente politico, ma grave: per mesi si è fatto credere che questa sarebbe stata l’offensiva risolutiva della guerra. Sbagliato alzare le aspettative perché quando poi si fanno i conti non si guarda al rapporto fra risultati e mezzi a disposizione, bensì a quello fra risultati e aspettative.
Mi sembra però stravagante sia il pensare che questo segni la vittoria della Russia, che ricordiamoci era partita per conquistare l’intero paese, sia che segni la fine della guerra. Semmai quello che possiamo dire è che attualmente nessuna delle due parti ha la forza per sconfiggere l’altra, cosicché ci sarà probabilmente una nuova fase sostanzialmente statica simile a quella fra il 2014 ed il 2022. Continueranno sparatorie e bombardamenti, ma su scala minore, mentre entrambe le parti si prepareranno per la prossima puntata perché questa guerra è appena cominciata. Come finirà e quando non si può sapere perché dipende da un’infinità di fattori, non ultimo il progressivo deterioramento dell’economia mondiale ed il rarefarsi delle risorse necessarie per costruire armi e munizioni.
Un’altra cosa: visto il Venezuela? Come c’era da aspettarsi, che prendersi regioni dai vicini più piccoli sia una buona idea sta facendo scuola. Nei prossimi anni guerre di questo tipo scoppieranno un poco dappertutto.
https://scenarieconomici.it/la-guyana-apre-canali-di-dialogo-mentre-il-venezuela-e-il-brasile-mobilitano-le-truppe/
È la maledizione del petrolio
Tra l’altro, come non pensare a un collegamento tra la guerra in Ucraina e il sabotaggio del gasdotto nord stream 2?
C’è ora questa contrapposizione tra Occidente e i cosiddetti BRICS e il petrolio, i gasdotti, le catene di approvvigionamento, le più svariate risorse e le stesse vie di trasporto determinano le nuove guerre.
All’Europa non è stato concesso di essere in buoni rapporti con la Russia e ora si vede che pure il progetto della Via della Seta viene in qualche modo represso sul nascere.
https://www.money.it/addio-via-seta-conseguenze-rapporto-italia-cina
So che lo dico sempre, ma continuo a non capire come possa la gente essere contenta di una vittoria della Russia. Per me è desolante e incomprensibile. È come assistere a una rissa in piazza e tirare un sospiro di sollievo quando quello che l’ha cominciata ha ammazzato la sua vittima. Ma come siamo ridotti?
Il fatto che questo atteggiamento sia particolarmente diffuso in Italia io lo riconduco a un fascismo latente nella nostra cultura, un parteggiare sempre per il forte e mai per il debole. Così ci siamo barcamenati per un sacco di tempo, con rari episodi di eroismo, ma questa mentalità ci ha anche tenuti divisi a lungo e fatto partorire mostri, come ad esempio il fascismo.
Riguardo alle tue osservazioni,
1. le aspettative eccessive per la controffensiva secondo me sono frutto principalmente di questa frenesia mediatica occidentale per cui vogliamo risultati in tempi brevi e ci sembra tutto un film. E del continuo pontificare di esperti che facevano previsioni, commentavano ogni minima azione, per cui serviva sempre che succedesse qualcosa, ogni giorno. Per far contenti gli alleati e i sostenitori gli ucraini hanno dovuto comportarsi come se veramente fossero i soldati tosti di un film americano, altrimenti la gente si annoiava. Finché vinci, fantastico, ma se non vinci subito la gente fischia e vuole i suoi soldi indietro.
2. Se i paesi iniziano ad accaparrarsi pezzettini di paesi vicini è anche colpa di tutti quelli che non hanno aiutato l’Ucraina abbastanza, e che adesso, tra l’altro, non muovono un dito per i palestinesi (tipo tutti i paesi mediorientali). Lì mi è piaciuto Gabriel Boric, il presidente cileno, che a proposito dell’Ucraina ha detto in sostanza: lasciate perdere chi vi sta più simpatico e chi meno, e pensate: e se un giorno questo succedesse a noi?
È una buona regola in generale, anche nelle relazioni interpersonali, ma gli esseri umani sono incredibilmente restii ad adottarla.
Ho un commento bloccato.
Comunque, ribadisco che la narrativa del più forte contro il più debole a me francamente sembra una distorsione semplicistica della realtà
Gli ucraini sono stati mandati a morire in una guerra per procura che per fortuna ora sembra calare d’intensità.
Non lo dico io, lo dicono gli stessi
giornali americani.
https://www.remocontro.it/2023/12/07/la-guerra-americana-ducraina-svelata-dal-washington-post/
Fuzzy, puoi dirlo quante volte vuoi ma resta falso ed è anche offensivo della capacità di autodeterminazione degli ucraini, che hanno scelto loro di combattere e difendersi per difendere la propria indipendenza e libertà. Non sono pupazzi degli americani. Sono anzi loro a implorare gli americani di dare più armi per la difesa, cosa sempre più difficile da ottenere per vari motivi.
Tra l’altro è la Russia che ha attaccato, quindi non capisco come l’America possa obbligare la Russia, da lontano, col telecomando, ad attaccare l’Ucraina per fare un favore agli americani. Logica proprio a rovescio qui.
Mi dispiace constatare quanto difficile da capire sia questo semplice concetto per gli italiani: mi fa pensare che, dovessimo essere attaccati noi, mi troverei circondata da vigliacchi che preferirebbero perdere per sempre la libertà propria e dei propri figli piuttosto che fare la cosa giusta e difendere la propria terra.
Questo mi ricorda un tale che disse “Non fare ad altri quel che non vorresti fosse fatto a te.” Ma è già difficile a livello personale, a livello di stati figuriamoci!
Bisognerebbe intendersi sul concetto di libertà.
In più, trovo che la tua posizione da sostenitrice della decrescita e nello stesso tempo della difesa con le armi sofisticatissime e costosissime fornite dall’apparato industriale-militare degli Stati Uniti sia a dir poco contraddittoria.
Perché? Giustifica questa tua affermazione.
Io, anzi, direi che l’unico modo per proteggere una società della decrescita è avere buone armi, altrimenti fai la fine degli indiani, che erano sostenibili ma non in grado di difendersi dai coloni europei più numerosi e armati.
E se vuoi che l’Ucraina si difenda con armi più rudimentali ed economiche, vai a dirlo alla Russia che li ha attaccati che usi catapulte e bastoni, così anche gli ucraini potranno adattarsi a un livello più basso di tecnologia.
Riguardo alla libertà, comunque tu la definisca in Russia di sicuro adesso non ce n’è.
E cosa devo giustificare?
Mi sembra di stare a scuola.
Riguardo al sistema militare industriale si porta dietro tutta la società orientata alla crescita che conosciamo.
E a lungo andare si sa in quale tipo di libertà ci porti.
La Russia. Ma chi difende la Russia?
Io no.
Per me la libertà è una specie di aspirazione a cui ci si può avvicinare
fino a un certo punto.
Ma ci sono nazioni che sono o sono state prive di libertà che alla fine sono riuscite a vivacchiare meglio di altre.
L’accusarmi di essere incoerente, solo quello.
La motivazione è nel commento precedente delle 11:24
Non mi sembrava di essere stato particolarmente criptico.
Gli ucraini sono stanchi ma motivati a continuare a resistere: https://www.theguardian.com/commentisfree/2023/dec/15/ukrainian-soldiers-ukraine-volodymyr-zelenskiy
La solita Danieli.. https://kyivindependent.com/investigation-italian-company-makes-sure-russian-war-machine-has-the-steel-it-needs/
Ma quanti strateghi e titolati alle scuole di guerra hanno scritto, sono veramente stupefatto che con cotanti strateghi l’Ucraina non abbia ancora vinto… (questo giusto per dire che la realtà la conoscono solo quelli sul campo e i titolari delle informazioni reali, tutto il resto è un mare di propaganda, disinformazione, malinformazione e falsità).
Intanto con il solito doppio standard occidentale, con i bombardamenti indiscriminati sulla popolazione civile palestinesa da parte dell’unica democrazia del Medioriente, l’Occidente, sostenendo senza se e senza ma Netanyahu, ha mandato letteralmente al macero l’immagine di faro della giustizia mondiale, caposaldo dei diritti umani e civili. Ricordatevi che siamo nel 2023 e non negli anni ’70, oggi informazioni, immagini e video girano da un capo all’altro del mondo alla velocità della luce e sono diffusi in modo capillare, quindi lascio immaginare cosa penseranno dell’Occidente i tanti popoli che hanno subito il colonialismo e subiscono tuttora il neocolonialismo.
Quanto a come e quando finirà la guerra in Ucraina, dipende tutto dalle convenienze politiche e finanziarie dei nostri padroni (gli USA, in quanto l’UE fa da maggiordomo ad USA e GB, mentre l’Italia fa da zerbino ad USA, GB ed UE), quindi bisognerebbe chiederlo a loro.
https://youtu.be/hJh_jyPx-C8?feature=shared
“Perché una guerra finisca bisogna che una delle due parti in conflitto ammetta di aver perso”
“La Russia non ha la capacità di tenere sotto occupazione tutta l’Ucraina, ma ha sicuramente la capacità di distruggere tutta l’Ucraina ”
Questo ed altro nell’interessante intervista a Roberto Buffagni
Non necessariamente. Molte guerre finiscono perché entrambi pensano che non gli valga la pena continuare e che è meglio trovare un compromesso. Non credo però che accadrà in questo caso. Penso che si arriverà ad un cessate il fuoco lungo una linea del fronte non riconosciuta da nessuno in attesa di ricominciare quando ce ne sarà l’occasione. ho l’impressione che esattamente questo sia quello che gli europei principali e gli USA di Biden hanno voluto dall’inizio. Forse addirittura d’accordo con la Cina che al momento sembra il vero vincitore di questa guerra. Ma sono illazioni, vedremo quel che accadrà.
Oh, qui mi pare una buona nicchia.
Ricordavo una vecchia intervista sul canale you tube di Nata Hagens
E così oggi nella sono andata a cercare
Ma che è questo Chuck Watson ?
Un esperto in questioni militari o un indovino?
Le ha azzeccate tutte (sul mondo parallelo, naturalmente) anche prima che accadessero cambia qualche presidente, ma insomma, l’idea che gli Stati Uniti stavano per abbandonare l’Ucraina al proprio destino era già moneta corrente al tempo dell’intervista.
Dal min 30 al 36
🙃
https://youtu.be/0CeoLYQGUF0?feature=shared
Cavolo, dimenticavo l’intervista….