Alcune testate giornalistiche italiane, tra cui Il Sole 24 ore, hanno segnalato uno studio pubblicato su Lancet secondo cui, in Italia e nella grande maggioranza dei paesi europei, l’aspettativa di vita avrebbe raggiunto il picco intorno al 2011, per poi stagnare o iniziare il declino;  la successiva pandemia da Covid 19 avrebbe accentuato il fenomeno, ma data la tempistica non sarebbe la causa scatenante. 

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La ragione principale sarebbe un rialzo sensibile dei decessi legati a disturbi cardiovascolari e insorgenza di tumori, due problematiche su cui in precedenza si era intervenuto con successo per abbassare la mortalità. 

 

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Molti fattori di rischio si possono prevenire attraverso stili di vita incentrati su di una dieta equilibrata e una buona forma fisica, contenendo pratiche dannose come sedentarietà, fumo, assunzione di alcolici. Tuttavia, basterebbero per riattivare il trend positivo della speranza di vita se venisse fortemente compromesso il fiore all’occhiello del benessere europeo dal secondo dopoguerra a oggi, ossia il welfare state?

Quasi ovunque, oltre a soffrire di quella ‘controproduttività’ ben descritta da Ivan Illich (tipica degli enti divenuti elefantiaci ed eccessivamente burocratizzati), si trova costantemente sotto la scure dei tagli di bilancio. Non a caso la spesa sanitaria di Belgio, Islanda, Danimarca, Norvegia e Svezia, paesi in controtendenza dove l’aspettativa di vita è aumentata, risulta relativamente maggiore rispetto alla media europea, di gran lunga superiore nel caso delle nazioni scandinave. 

 

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Inoltre, come rimarcato nello studio, un terzo delle morti globali si deve a fumo, alcolici, combustibili fossili e cibo ultraprocessato: almeno nei paesi più avanzanti, le campagne di sensibilizzazione hanno portato a risultati concreti contro Bacco&Tabacco, ma i danni causati da agenti inquinanti e industria alimentare si aggravano incessantemente. Ad esempio, in Europa la concentrazione di polveri sottili al di sopra dei valori consigliati dall’OMS provoca complessivamente circa 330.000 morti l’anno (Italia al secondo posto di questa macabra classifica), mentre 686.000 periscono per il diabete

Le analisi di Lancet non mi hanno stupito più di tanto, collimando infatti con lo Scenario Base de I limiti dello sviluppo, il quale delinea un rialzo del tasso di mortalità intorno al decennio 2025-35, in corrispondenza con il rallentamento della crescita economica. 

 

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Scenario Base de I limiti dello sviluppo

 

E’ stupefacente il grado di affidabilità di questa previsione malgrado eventi storici di portata mondiale impronosticabili quando venne elaborata nel 1972, come il crollo dell’URSS o l’ascesa economica della Cina. Nel loro tratto finale, le curve delle variabili dello scenario stanno forse preconizzando un altro fatto epocale, ossia la fine del ‘Leviatano‘ dell’economia globalizzata così come l’abbiamo conosciuta dal crollo del muro di Berlino ai giorni nostri. 

In virtù del suo carattere transazionale, l’industria farmaceutica, la famigerata Big Pharma il cui fatturato annuo si avvicina ai mille miliardi di dollari, potrebbe subire forti contraccolpi. Preoccupa la minaccia di Trump di dazi del 200% sui farmaci, ma il vero spauracchio è una grave crisi strutturale dovuta allo sfaldamento della globalizzazione: un conto è riadattare la filiera esistente assegnando la priorità a determinate produzioni a scapito di altre (come accaduto durante la pandemia con vaccini, anticorpi monoclonali, ecc), un altro è ristrutturarla completamente a causa della rilocalizzazione più o meno forzata. 

Sulla scorta de I limiti dello sviluppo, considero il calo dell’aspettativa di vita europeo un fenomeno che dal vecchio continente, culla dell’industrializzazione, si espanderà progressivamente al mondo intero, costringendo a rivedere proiezioni demografiche basate sull’assunto che le dinamiche attuali (meglio dire del recente passato, a questo punto), possano perpetuarsi indefinitamente, sovraffollando oltremodo il pianeta. 

In quest’ottica, un indubbio effetto collaterale positivo legato all’aumento della mortalità. Del resto, ho constatato personalmente più volte come una vita lunga di per sé non sia sempre auspicabile, soprattutto quando viene mortificata ogni parvenza di dignità. Campare meno e meglio sarebbe un buon proposito per i tempi cupi attuali. 

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