Ogni guerra ha la sua storia e le sue peculiarità. L’attuale fase delle lunga guerra fra Ucraina e Russia ne ha molte, fra cui l’arruolamento di tutti gli arruolabili, compresi vecchi di 60 e passa anni da parte di entrambi i contendenti, così come l’impiego al fronte di tutto quello che può sparare, dai prototipi fino alla ferraglia come i venerandi T62 ed i protostorici M113. Tutto ciò è è molto simbolico perché, in buona sostanza, questa guerra pone fine al XX secolo, analogamente a come la I GM pose fine al XIX.
Riassunto delle puntate precedenti.
I rapporti fra i vari popoli ucraini ed il governo russo hanno una lunga e complicata storia, oscillante fra collaborazione e conflitto, ma finora si era sviluppata più su basi etniche e nazionali che statali. Lo scontro diretto fra i due stati sovrani e reciprocamente riconosciuti è quindi una novità (fatta eccezione per il caotico periodo fra il 1918 ed il 1922) ed è cominciato nel 2014 con l’occupazione e l’annessione della Crimea da parte della Russia. L’occupazione non fece scalpore, mentre l’annessione sì per un’ottima ragione: significò né più né meno che dichiarare in modo ufficiale ed inequivocabile che la Russia ripristinava unilateralmente quel “diritto di conquista” che avrebbe dovuto essere definitivamente sepolto sotto le macerie della II Guerra Mondiale (con la molto marginale eccezione dell’annessione del Golan da parte di Israele, non riconosciuta da alcuno). La guerra è quindi proseguita, sempre nel 2014, con l’intervento russo in sostegno dei ribelli filorussi del Donbass, per poi cronicizzarsi per 8 anni lungo una linea del fronte, con saltuari scambi di cannonate e sparatorie fra pattuglie e cecchini.
In questo lungo periodo entrambi i contendenti hanno lavorato sodo per preparare la resa dei conti. L’Ucraina grazie agli istruttori ed alle informazioni fornitegli soprattutto dagli americani. La Russia attingendo ai suoi immensi arsenali, tessendo varie trame sinergiche nel cuore della UE e della NATO, ma soprattutto sfruttando a fondo un mercato occidentale sempre pronto a sacrificare qualunque cosa sull’altare del business.
Ci si aspettava dunque una nuova fiammata bellica, ma sia in casa NATO che nella stessa Ucraina tutti si aspettavano uno scontro limitato, come quelli avvenuti fino ad allora. Invece Putin ha colto quasi tutti di sorpresa decidendo che i tempi fossero maturi per marciare alla riconquista delle regioni perdute dell’Impero (lo ha detto lui stesso e le sue azioni sono del tutto coerenti con quest’idea). Come di sorpresa sono state colte le cancellerie europee quando Putin, annunciando l’invasione dell’intera Ucraina, ha profferito minacce terrificanti verso chiunque avesse aiutato quello che, secondo lui, non è un vero stato che non ha diritto di esistere (malgrado la Russia non solo lo abbia riconosciuto, ma ne sia anche garante dell’integrità territoriale per trattato).
Da quel momento però le sorprese peggiori sono state per il governo russo perché le truppe ucraine hanno reagito in modo molto più rapido, coordinato ed efficace di quanto Putin non si aspettasse, mentre il suo stesso esercito si dimostrava assai meno potente ed efficace di quanto non credesse. Dal canto loro, i governi europei, proprio perché spaventati, anziché girarsi dall’altra parte come avevano fatto fino ad allora, hanno reagito con un’insolita prontezza varando sanzioni economiche senza precedenti e fornendo aiuto economico e militare all’aggredito (cosa che non gli ha comunque impedito di insabbiarsi poi nelle solite diatribe). Fu così che la pianificata “speciale operazione militare” si è trasformata nel tritatutto che sta lentamente, ma inesorabilmente distruggendo entrambi i contendenti.
D’altronde, una brutta sorpresa c’è stata anche per noi. Le sanzioni hanno posto l’economia e la finanza russe in grave affanno, ma non le hanno portate al collasso e non sembra proprio che lo faranno, mentre le contro-sanzioni russe stanno aggravando da noi una crisi strutturale che viene da molto lontano, radicata nella struttura stessa del sistema capitalista. Insomma, come Mosca ha ampiamente sopravvalutato la propria forza militare, i nostri hanno di altrettanto sopravvalutato la propria forza finanziaria.
A che punto siamo sul campo?
Come stanno davvero le cose non è dato sapere, ma confrontando una vasta gamma di fonti diverse (bollettini di guerra, stampa di diversa nazionalità ed orientamento, siti di analisti militari professionisti) ci si può fare un quadro abbastanza coerente.
Nel nord del paese la sconfitta russa è stata totale, più per l’impreparazione russa che per la forza d’urto delle truppe ucraine. Nella dintorni di Kharkiv una controffensiva ucraina aveva respinto i russi fino quasi al confine, ma un contrattacco ha riportato le artiglierie moscovite a tiro della periferie nord della città a da allora il fronte è praticamente fermo.
Nel Donbass i russi hanno sfruttato a fondo la loro schiacciante superiorità numerica, soprattutto in materia di artiglieria, rieditando una tattica che ricorda da vicino la prima GM: bombardamento a tappeto con tutto quello che può sparare qualcosa e quindi assalto. Se l’assalto viene respinto, si ripete la procedura ancora ed ancora finché si riesce ad avanzare di qualche centinaio di metri. Quindi si ricomincia. Una carneficina che, in 5 mesi, ha permesso alla Russia di avanzare di 30-40 km lungo un fronte di circa 100 chilometri, conquistando le macerie di numerosi villaggi e delle due importanti città Severodonetsk e Lysychansk. A parte l’elevato costo in mezzi e vite, questo approccio ha infatti il principale difetto di distruggere completamente ciò che si conquista: case, fabbriche, strade e ponti, campi e foreste; mentre la gente scappa o muore.
Il lungo fronte approssimativamente compreso fra Donetsk e Kherson è praticamente fermo da Aprile perché nessuno dispone delle forze necessarie per spostarlo, mentre la zona ad ovest del Dnepr è da tempo oggetto di una lenta e molto prudente controffensiva ucraina, condotta però con una tattica completamente diversa da quella russa. Le poche artiglierie a lunga gittata disponibili vengono usate per colpire la logistica nemica, mentre pattuglie infiltrano le linee russe e colpiscono le retrovie. Ne risulta un fronte alquanto confuso, anche per la presenza attiva di partigiani.
La guerra aerea è stata forse il maggiore insuccesso della Russia che, malgrado l’assoluta superiorità numerica e parzialmente anche tecnologica, non è ancora riuscita ad eliminare né l’aviazione, né la contraerea nemiche. Ne risulta che i piloti di entrambe le parti evitano accuratamente di sorvolare il territorio nemico.
Fallita anche l’offensiva strategica che avrebbe dovuto impedire i rifornimenti dall’Europa. Dopo aver di fatto esaurito gli insostituibili missili a lungo raggio moderni (sono assemblati usando componenti prodotte a Taiwan, USA e perfino Ucraina), sono stati lanciati migliaia di vecchi missili di produzione sovietica che hanno fatto danni ingenti alle città, ma trascurabili agli obbiettivi prefissati. Comunque, da circa un mese sembra che anche questo tipo di munizionamento scarseggi perché i bombardamenti si sono per ora molto rarefatti.
Al contrario, proprio in queste ultime settimane, l’Ucraina ha messo a segno numerosi colpi ben addentro alle linee nemiche, sia in Crimea che in Russia. Un fatto nuovo, ma che per ora non influenza l’andamento delle operazioni. Semmai è importante sotto il profilo politico perché rappresenta un inequivocabile “messaggio” che suona circa cosi: “Hey Vlad, non pensare che se ti annetti altri territori ucraini smetteremo di attaccarli, semmai il contrario”.
Da segnalare anche la morte improvvisa di alcuni importanti oligarchi su entrambi i fronti e quella di un ministro (nonché generale) russo. Poi ci sono stati diversi “incidenti”, alcuni dei quali gravi, ai danni di strutture industriali di interesse militare in varie parti della Russia, nonché il recentissimo attentato a Dugin. Come interessante è la fuga dei ricchi da entrambe i paesi in guerra (e dalla Cina). Anche questi fatti sono interessanti sotto il profilo politico, ma non sotto quello militare.
Anche la guerra navale sta andando male per la Russia che ha perso alcune navi importanti e non è riuscita a mantenere il controllo della famigerata “Isola dei serpenti”. Tuttavia il controllo del mare aperto rimane saldamente in mano alla flotta russa e le navi del grano possono quindi transitare solo alle condizioni che questa impone.
In sintesi, entrambi gli eserciti sono sfiniti ed a corto di tutto, ma la Russia non sembra intenzionata a sospendere l’offensiva, semmai il contrario. L’Ucraina, dal canto suo, ha tentato di trattare nei primi due mesi di offensiva, ma attualmente non pare disposta a rinunciare alla prospettiva, del tutto teorica, di una riconquista. Lo si vede bene dalle dichiarazioni diplomatiche: Putin si ostina a chiedere niente di meno che la capitolazione di quella che, per lui, è solo una provincia ribelle; mentre Zaleski esige la restituzione di tutti i territori occupati dal 2014 ed il pagamento dei danni di guerra. Ne consegue che questa storia è appena cominciata ed il proverbiale cerino è in mano agli Stati Uniti, ai principali stati europei ed alla Cina. La Russia potrebbe infatti vincere solo se gli occidentali si stancassero di sostenere l’Ucraina, mentre questa potrebbe prevalere se la Cina piantasse in asso Putin. Che gioco stanno dunque facendo i diversi protagonisti?
Strategie.
Buona parte della discussione su questa guerra è incentrata sui torti e le regioni dei contendenti. Un esercizio futile perché mai i risultati di una guerra sono dipesi dall’aver torto o ragione. Contano invece le intenzioni e le strategie.
La strategia russa è stata più volte enunciata da Putin in persona e ribadita dalla sua propaganda interna (molto diversa da quella destinata agli europei): tramontato il sogno di una conquista veloce e poco cruenta, si procederà alla distruzione sistematica del paese finquando questo non capitolerà, accettando la perdita di una parte consistente del proprio territorio, pesanti sanzioni ed un governo fantoccio analogo a quello bielorusso. La principale speranza di Putin risiede nella possibilità che americani ed europei si stufino e tornino a fare buoni affari con lui ed i suoi oligarchi, lasciando perdere tutto il resto. Potrebbe accadere, ma per adesso in questa avventura la Russia è sola; neppure i suoi alleati e satelliti hanno finora accettato di darle sostegno a parte la Bielorussia e la Cina, ma anch’esse solo in misura limitata.
La strategia ucraina è l’unica che gli è possibile: resistere, sperando che la Russia esaurisca le sue immense scorte di armi e munizioni prima che gli europei si stanchino di sostenerla. A questo proposito, merita una digressione la cosiddetta “guerra del gas”. Tutti i principali accordi fra Russia e paesi europei (in primis Italia e Germania) sono stati siglati dopo l’annessione della Crimea e, lo si poteva capire, facevano parte della preparazione all’attuale invasione. Porre due dei principali paesi UE alla propria mercé energetica fu infatti un colpo da maestri di cui i nostri politici ed oligarchi portano la totale responsabilità, solo che invece di essere sotto processo stanno facendo miliardi con la speculazione. Non è stato tuttavia sufficiente ed ora si sta svolgendo una strana battaglia in cui entrambi i contendenti perdono, ma per adesso noi più di loro; una situazione destinata però ad invertirsi se e quando i piani per affrancarsi da questa dipendenza saranno abbastanza avanzati. Di qui la fretta russa, anche sul campo, e gli incerti risultati negli anni a venire.
La strategia NATO è meno evidente. Al di là delle dichiarazioni, armi e munizioni vengono concesse col contagocce; giusto il minimo indispensabile per evitare il crollo del fronte, ma assolutamente troppo poco e troppo tardi per rovesciare le sorti del conflitto. Certamente il costo elevato delle armi moderne, le limitate disponibilità e la volontà di rafforzare in primis il proprio apparato militare sono certamente fattori che spingono in questo senso, ma la sistematicità dell’approccio lascia ipotizzare che ci sia un preciso disegno: evitare una plateale sconfitta russa che potrebbe destabilizzare l’intera Asia (ed i buoni affari che intanto i nostri oligarchi ci stanno facendo). Meglio erodere gradualmente il prestigio e la forza militare della Russia, costringendola infine ad accettare una linea del cessate il fuoco a tempo indeterminato (in stile Corea) ed una serie di trattati commerciali a tutto nostro vantaggio.
La strategia cinese è, come sempre, ancora più criptica, ma sembra che sia sostanzialmente analoga a quella americana. Di fatto Pechino sta sostenendo la finanza e l’economia russe quel tanto che basta per evitarne il collasso, ma stando ben attenta a non subirne contraccolpi nel bel mezzo della peggiore recessione della loro storia recente. In fondo, una Russia indebolita e totalmente dipendente dalla Cina può essere un “asset” importante nel vero “grande gioco” dei prossimi decenni: il controllo del Pacifico e dell’Asia meridionale.
La “Fine del mondo”
La fine della civiltà industriale, assieme a quella di alcuni miliardi di noi, è scritta da tempo nella struttura stessa del sistema capitalista che o cresce o muore, tertium non datur. Se ci saranno civiltà post industriali dipenderà interamente dalla resilienza della Biosfera. Se questa riuscirà a recuperare abbastanza da ripristinare condizioni chimico-fisiche accettabili in regioni abbastanza grandi del Pianeta ce ne saranno, altrimenti no. Da questo punto di vista non ci sono novità e nessuna delle crisi sinergiche in corso (economica, energetica, alimentare, climatica, ecc.) dipende da questa guerra se non, eventualmente, in misura limitata e temporanea. Tuttavia questa guerra è importante proprio perché, a differenza delle centinaia di altri conflitti in corso, colpisce al cuore proprio il sistema capitalista globale, già gravemente provato dalla pandemia. L’invasione russa ha infatti messo tutti i governi del mondo di fronte ad un’amara verità: più le tue filiere di approvvigionamento sono lunghe e complesse, più sono vulnerabili. Lo si era già capito, naturalmente, ma nel corso degli ultimi mesi sono sorte barriere al commercio internazionale che hanno tutta l’aria di essere irreversibili. La reazione dei governi e delle oligarchie globali è convulsa e, come al solito, di breve respiro, ma che la globalizzazione sia finita per sempre, credo che oramai lo abbiano capito quasi tutti.
Quali saranno le conseguenze? Nel dettaglio è impossibile saperlo, ma a livello molto generale ci dobbiamo aspettare una progressiva flessione sia della produzione agricola che di quella industriale, quindi anche demografica come, peraltro, già 50 anni fa si sapeva benissimo che sarebbe successo verso la metà di questo secolo. Alla fin fine, Putin non ha fatto altro che accelerare un poco i tempi.


Molte premesse errate, conclusioni quantomeno molto condivisibili. Qualche appunto, comincio con il primo: la Crimea.
Occupazione e Annessione non sono le uniche categorie da usare, a meno che non si vada nel solco, anzi trincea che altri han scavato anche per noi. “Autodeterminazione dei popoli” è una delle altre categorie da considerare, sebbene spesso confliggenti con altre di pari dignità (in primis “sacralità delle frontiere”; solo “pace” sarebbe categoria davvero superiore). Nel caso specifico, non si può dimenticare quel che vogliono i crimeani. Semmai, ci si può sbizzarrire dicendo che, in un territorio da secoli zeppo di forze armate russe, la volontà della minoranza affezionata all’Ucraina del dopo Maidan sarebbe almeno psicologicamente conculcata, anche senza brogli o minacce reali. Ma trattare da puro condimento quella maggioranza, che ha una storia di secoli… vabbè… e poi ci si lamenta che emergono nazionalismi osceni? Oppure si potrebbe dire che la Crimea è semplice pretesto. Ma, se tale idea non è ben supportata da motivazioni, è essa stessa pretesto per altri pregiudizi da parte nostra… Direi che trattasi di cul de sac, dal punto di vista che il nostro amato-odiato “Occidente” ha scelto.
Il Golan è ben altra cosa, se mi è permesso. O vogliamo riaprire pure il capitolo Siria, con la sua selva di disinformazione sempre nella medesima direzione (cui ovviamente la guerra ne ha fatto emergere un’altra eguale e contraria, ma di ben altra efficacia nelle nostre sedicenti Grandi Civiltà)?
“Occupazione” ed “annessione” sono termini tecnici che indicano esattamente quello che è accaduto, indipendentemente dai torti e dalle ragioni dei vari attori coinvolti. L'”autodeterminazione dei popoli”, in questo come in molti altri casi, non è mai stata presa minimamente in considerazione da nessuna delle parti in causa e non credo che lo sarà in futuro.
Ciò detto, penso anche io che la Russia avesse delle buone ragioni politiche per occupare la Crimea e magari farne l’ennesimo staterello fasullo. Annetterla è stato a mio avviso un errore irreparabile dal punto di vista russo, non dal nostro.
Ho visto recentemente, purtroppo non lo trovo, un video di qualche anno fa in cui lo stesso Putin diceva che la Crimea appartiene all’Ucraina e dire altrimenti è una “provocazione”. Tutti i putinisti occidentali ogni tanto sembrano più realisti del re.
A quanto ne so, storicamente la Crimea era tatara, ha votato per l’indipendenza dell’Ucraina dall’Unione Sovietica, e ha una consistente popolazione russa per lo stesso motivo per cui un sacco di posti in zona ex-sovietica o attualmente russa hanno popolazioni russe, cioè a seguito di invasioni e deportazioni delle popolazioni autoctone. Chiaramente non si torna facilmente indietro, ma almeno ricordiamoci la storia.
Inoltre, non dovremmo stare a spiegare che l’autodeterminazione si esercita con movimenti popolari che la chiedono e cercando di mettersi d’accordo con il paese da cui si vuole secedere, non all’improvviso a seguito di un’annessione che fa scappare tutti quelli che non sono d’accordo.
L’impasse.
Nel ragionamento di Jacopo, i progetti di “nuovo Afghanistan” da parte dei leoni NATO è taciuto, o tutt’al più messo in sottofondo. Anche in questo caso, trattato da puro condimento di una pietanza ritenuta già di per sè saporita. Eppure, sarebbe una chiave essenziale per leggere l’impasse. Sarebbe ancor più ineludibile, se solo non si tacessero alcuni passaggi cruciali della storia recente preguerra. Sono molti, mi limito qui a citare una circostanza che troppissimi han derubricato a comprensibile paura dell’orso russo: nell’inverno scorso il governo ucraino chiese il dispiegamento di testate nucleari NATO sul proprio territorio (richiesta ovviamente inevasa, in un chiaro gioco delle parti). Ce ne sarebbero altri, ce ne sono almeno altrettanti in piena fase bellica… cose che è indegno tacere perchè “ovvie conseguenze dell’aggressione”.
Si dirà: questo qua è putinano, tant’è che tace le nefandezze russe. Io dico: basta già quel che si sente, cosa dovrei aggiungere alle verità (vere o apodittiche), se non verità altre? Solo per combattere anch’io nella trincea da tastiera? Suggerisco: fate pure ricorso alla mai morta risorsa del relativismo. Quella che impone di “non avere la Verità in tasca”. Frase silenziante, che è sempre suggerito di frapporre tra la propria rigidità e l’altrui spirito critico.
Mi pare al contrario di aver dedicato un intero trafiletto al fatto che a mio avviso la strategia NATO è proprio quella di inchiodare la Russia in una guerra di posizione che ne sta esaurendo le forze. Non somiglia all’Afghanistan, ma se vogliamo possiamo anche chiamarla “afghanizzazione” nel senso di una guerra d’attrito di lungo periodo.
Antonino, se l’Ucraina avesse le armi nucleari la Russia non si sarebbe azzardata a toccarla.
Spiace dirlo ma è così.
Ti ricordo inoltre che l’Ucraina aveva rinunciato alle proprie armi nucleari in cambio del rispetto della propria sovranità, e guarda come ha funzionato bene.
Per essere più precisi, con il “protocollo di Budapest”, siglato nel 1994, L’Ucraina acce4ttò di consegnare le proprie 1900 testate nucleari alla Russia. In Cambio Russia; USA UK, Cina e Francia si fecero garanti della sua indipendenza ed integrità territoriale secondo i confini di allora. Teoricamente il trattato è tuttora in vigore, ergo il sostegno USA, inglese e francese è legalmente un atto dovuto, mentre la “non neutralità” cinese ne è una violazione quasi altrettanto grave dell’invasione russa. Ma non sembra che questo interessi a molti, tanto per tornare alla vexata questio se la legalità e la morale c’entrino qualcosa con la politica internazionale. PS – So benissimo che anche noi abbiamo puntualmente mancato ai trattati che non ci conveniva rispettare.
Putin.
Erano tutti scemi, i moltissimi politici (e non solo) che negli anni hanno elogiato la lungimiranza dello zar? Io dico di sì. Ovvero: è proprio la loro indegnità ad aver lasciato quel campo liberissimo. Da lui hanno sempre avuto molto da imparare, nell’arte di seguire e orientare la storia dei propri Paesi (chè non è solo questione di diritti conculcati…). Se invece non fossero stati indegni, oltre a non bearsi per decenni sulla sottoscrizione di contratti per il gas “a basso prezzo”, avrebbero costruito davvero un futuro degno di questo nome. Invece con la scusa del dibattito democratico hanno lambiccato su vacui slogan contrapposti. Salvo genuflettersi per il gas a Mosca, per tutto il resto a Washigton e nelle sue filiali europee. Nella loro pochezza, non era rimasto altro che un “green new deal”, da mettere ora in naftalina nei fatti e “a terra” nelle chiacchiere alla Cingolani. Che l’avessero intesa come strategia da tempi di vacche grasse, da rivedere nelle difficoltà, la dice lunga. Difatti, l’hanno rivista a suon di navi gasiere e rigassificatori. E chiacchere ulteriori di centrali nucleari (meno male che son solo chiacchere…).
In tutto ciò, Putin è stato messo e s’è messo nel cul de sac di un osceno nazionalismo guerresco. Ma ha capito che il gioco non sta tutto lì. Lo hanno capito molti altri, nel mondo, democratici o despoti. Da noi gli scemi non lo vogliono capire. O fingono di non capire, perchè genuflettersi paga ancora, anche se ora non lo si può più fare ovunque ci sia la manna. Per un po’…
Suggerisco di approfondire la questione dei circuiti finanziari e monetari. Lì ci sono chiavi del mondo che si apre (poco) e di quello che si chiude (molto).
“Putin.
Erano tutti scemi, i moltissimi politici (e non solo) che negli anni hanno elogiato la lungimiranza dello zar? ”
La logica ‘il nemico del mio nemico è mio amico’ ti porta a vedere traveggole di ogni sorta.
@Igor Giussani
L’affermazione, di per sè del tutto condivisibile proprio in quanto apodittica, “La logica ‘il nemico del mio nemico è mio amico’ ti porta a vedere traveggole di ogni sorta”… non vedo come c’entri con la mia frase che tu citi. Forse se la spieghi di più ci si capisce meglio. A meno che non si corra (come troppo spesso) dai pregiudizi direttamente alle conclusioni.
O forse sono io che non mi sono spiegato bene. Su cosa?
Poi, è pure comprensibile che tante volte si ceda a sbottare contrarietà, solo per il fatto di non capire dove l’altro voglia andare a parare. Ma così le traveggole si moltiplicano, al di là della rispettabilità di chi ne è conscio.
Le speculazioni finanziarie.
Finchè il mondo di sopra tenta una riprogettazione dei circuiti finanziari e monetari, c’è ancora il tempo per drenare risorse e consenso, dove si può e come taluni san bene. Un metodo vecchio ma ancora ben in auge è la speculazione finanziaria. Dopotutto, il mitico Libero Mercato è ancora l’imperatore, cui perfino lo zar ancora s’inchina (nella speranza di disfarsene in seguito, vana perchè l’impero non s’incarna mica tutto negli oligarchi poco inclini al nazionalismo).
Lo vediamo nella questione del gas. Al primo tentativo, ad ovest s’è creduto che contro la Russia bastasse una piccola accelerata locale alla riprogettazione dei circuiti (ossia spingendo la Russia fuori dallo SWIFT). S’è finito per accelerare un riorientamento multipolare dei circuiti stessi: i BRICS e i loro fratelli hanno ringraziato. Al secondo tentativo, si parla di “tetto al prezzo”. Gli ingenui leggono questo: facciamo un GAS (gruppo di acquisto solidale – mi vien da ridere) per imporre noi consumatori un prezzo del gas. Chi sa legge altro (e si apre allora un mondo di interpretazioni…). Che ci sia altro è ovvio, con prezzi fatti dalla speculazione più che da dinamiche geopolitiche e leggi domanda/offerta reale. E mettere un tetto alla speculazione lo si può fare solo nelle chiacchere dei politici, non nei fatti… a meno che non si metta in discussione l’ABC del Libero Mercato. E’ più facile perfino chiederci di stringere la cinghia, dare la colpa a chi (la Russia e la stessa Ucraina) non ci vuol rifornire quasi aggratis se non pagati con minacce o bombe per procura, dare ragione bestemmiando a chi da decenni parla di decrescita…
Taccio qui sulla questione del grano e dei fertilizzanti, che andrebbe letto con le medesime chiavi. Non certo con la riduzione di tutto alla “minaccia di bloccare il grano”, spiegazione che della speculazione se ne frega iniziando e finendo per scavare sempre nella stessa trincea.
Putin è responsabile dei danni che fa alla Russia; di quelli che fa a noi sono responsabili soprattutto i nostri. Specialmente nel caso del gas, visto che i contratti attualmente in essere sono stati firmati dopo l’annessione della Crimea e dunque già in un contesto di guerra aperta. A maggior ragione considerando che ridurre i consumi di gas e di fossili in generali si sarebbe potuto fare con infiniti vantaggi assortiti durante gli 8 anni di prezzi molto bassi, in cui erano dunque i consumatori ad avere il mercantile coltello dalla parte del manico.
Putin ha fatto molti ed irreparabili errori (verso la Russia), ma una cosa l’aveva capita benissimo: per un buon affare qui ed ora i nostri oligarchi non ci pensano due volte a devastare il loro paese. Magari qualcuno di loro potrebbe essere processato per tradimento?
Direi che Putin è anche responsabile dei danni che fa all’Ucraina. Aspetto di vedere come andrà a finire: spero di non ritrovarmi in un mondo in cui puoi radere al suolo un paese impunemente a patto che non sia il tuo.
Ma dopo l’intervento di Simonetta segue in automatico il ribattino della Baracetti?
io sono perplesso non tanto da Jacopo di cui avevo già letto alcune interpretazioni del tutto immaginifiche della guerra in Ucraina; ci sono fior di esperti che analizzano queste cose e consiglierei di leggere le opere della scuola realista primo fra tutti Mearsheimer per capirci ma anche Foreign affairs o altre posizioni realiste prima di scrivere senza cognizione di causa su questo blog oppure accettando le posizioni ideologiche atlantiste e filoamericane che oggi sono più che mai risibili; e tanto più lo sono quanto più la guerra atomica si fa vicina; adesso abbiamo per esempio che i russi bombarderebbero la centrale che occupano da 6 mesi; ma come si fa a credere a ste balle spaziali?
Quanto a balle, riesce difficile capire chi le spari più grosse. Quello che è certo è che siamo messi male.
“Buona parte della discussione su questa guerra è incentrata sui torti e le regioni dei contendenti. Un esercizio futile perché mai i risultati di una guerra sono dipesi dall’aver torto o ragione. ”
Innanzitutto, stabilire torti e ragioni di per sè non è un esercizio futile perché è così che si sviluppano una morale, delle leggi e dei principi che, anche se spesso disattesi, un minimo i rapporti anche internazionali li regolano. L’uomo non può vivere senza qualche tipo di morale, quindi nessun discorso morale è inutile. È molto cinico sostenere altrimenti.
Inoltre, non è neanche vero che le guerre si vincono solo con la forza. Certo, nella storia sono state vinte un sacco di guerre “ingiuste”, ma l’avere o meno ragione conta eccome. Soprattutto quando si tratta del sostegno ai belligeranti da parte di paesi terzi, e di opinioni pubbliche. Lo sa bene anche la Russia, che cerca con tutte le armi della sua propaganda di influenzare le opinioni dei paesi che sostengono l’Ucraina difendendo le proprie “ragioni”, dimostrando di sapere che i concetti di ragione e di torto hanno una loro importanza.
Tutte le guerre si ammantano di un qualche tipo di giustificazione, spesso, ma non sempre, pretestuosa. E più la giustificazione è autentica e sentita, più alto è il morale delle truppe e il sostegno popolare, e quindi più probabile, a parità di tutto il resto, la vittoria.
“Boh…”
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-guerra_in_ucraina_la_posizione_di_un_ex_ufficiale_dei_marines_ribalta_la_versione_occidentale/45289_47195/
Continuo a non capire la gente che tifa Russia. Stanno facendo un macello totale, commettendo dei crimini atroci tra torture e massacri, letteralmente distruggendo un paese che ci metterà decenni a riprendersi, e c’è gente che gongola a smascherare la “versione occidentale” di una possibile vittoria ucraina.
È come assistere a uno stupro inneggiando allo stupratore: “dai che ci sei quasi, dai che adesso te la deve dare per forza…”
Che schifo.
1) Articolo come al solito lucido, ad ampio raggio e in buona parte condivisibile: le poche perplessità riguardano in particolare le diagnosi sul Capitalismo (solitamente piuttosto plastico e resiliente…) e sulla Globalizzazione (certamente in crisi ma forse solo x come la si e’ conosciuta negli ultimi tempi…)
2) A Gaia B.: chi (purtroppo) continua a tifare Russia presumibilmente lo fa perché il Cremlino (non del tutto a
torto…) gli appare “il cavallo di Troia” u fondamentale per combattere/distruggere tutto ciò che (da prospettive differenti ma convergenti) gli sta particolarmente antipatico: la globalizzazione economico-finanziaria, culturale e tecnologica (peraltro non così globale…), la democrazia liberale occidentale, il pensiero scientifico, la moderna “family planning”, l’Unione Europea, gli Stati Uniti, ecc.
Claudio, si può essere contro il sistema attuale senza esaltarsi per un massacro. Si possono criticare gli Stati Uniti E la Russia. Dobbiamo uscire da una logica binaria che non ci porta da nessuna parte.
Si, certamente: senza pero’ mettere sullo stesso piano il ns. principale alleato economicoquello che in fin dei conti costituisce il ns. principale alleato economico-politico-militare e il Governo di un Paese che (per propria stessa ammissione) vuole distruggere la moderna Civiltà occidentale in quanto tale…
PS Sorry per l’evidente refuso…
Claudio, per me non è una questione di chi è nostro alleato e chi no. Un’ingiustizia è un’ingiustizia, chiunque la commetta.
Ma in qs caso e’ stata la Russia (non gli Stati Uniti!) ad avere calpestato il Diritto internazionale…
Sì ma tu hai detto che la Russia non va messa sullo stesso piano del “nostro alleato”, ma non è questo il punto, è irrilevante chi è alleato con chi.
Non trascurerei (come invece in qs drammatico frangente storico fanno in parecchi) il “fatterello” che in fin dei conti gli Stati Uniti d’America (“incidentalmente” ns. fondamentali alleati geopolitici…) sono una democrazia liberale e la Russia invece no… Saluti
Vero, ma mi chiedo: con la Libia, l’Iraq o l’Afghanistan, ad esempio, il diritto internazionale è stato rispettato?
Purtroppo due (o più) abusi non fanno una cosa giusta, né si elidono a vicenda.
Ma ora si sta parlando del conflitto russo-ucraino: procedendo su qs falsariga allora si potrebbe “retrocedere” sino agli antichi Egizi (e forse anche prima)…
Qualcuno ha visto https://www.youtube.com/watch?v=pucG92JtXxM?
Temo che gli Stati Uniti abbiano tutto l’interesse a far durare questa guerra a lungo, mantenendo una specie di stallo tra i due eserciti.
In questo modo ci possono vendere il loro gas a prezzi esorbitanti. Perciò se non cambia qualcosa l’Europa rischia di finire dentro a una tempesta economica e finanziaria perfetta. Il tutto mentre si interroga su vaghe e imprecisate questioni etiche.
https://scenarieconomici.it/la-dipendenza-dal-gas-dagli-usa-e-migliore-di-quella-dalla-russia-non-proprio/
Tra l’altro non è neppure garantito che il gas americano sarà sempre disponibile
Gli Stati Uniti stanno spendendo un’enormità per sostenere l’Ucraina. Che spendano miliardi su miliardi in armi e aiuti per vendere temporaneamente un po’ più gas mi sembra improbabile, ma c’è chi vuole vedere complotti ovunque… Tra l’altro, se questa situazione fosse così vantaggiosa per gli Stati Uniti, la Russia lo capirebbe e farebbe di tutto per continuare a venderci il suo gas.
La nostra dipendenza dal gas è sempre stata un’idea stupida, e ci stiamo comportando da drogati alla disperata ricerca di un pusher. Per questo io sono per la decrescita.
https://www.globalist.it/intelligence/2022/04/07/guerra-in-ucraina-chi-ci-perde-e-chi-ci-guadagna/
Beh, insomma, complotti. Si prova a fare qualche bilancio con i pochi dati che si hanno a disposizione. A me sembrava che per varie ragioni, in questa guerra ci stessero guadagnando di più gli americani. Di sicuro chi ne potrebbe venir fuori male è l’Europa. Lo stiamo già vedendo.
La decrescita ci sarà, temo. Magari un po’ troppo brusca.
Fuzzy, cosa vuol dire chi ci sta guadagnando, non siamo mica al mercato!
Se per gli americani questa guerra è così vantaggiosa, i loro arcinemici russi potrebbero interromperla subito nel proprio interesse. Ma non lo fanno. Quindi o sono molto stupidi, oppure questa analisi è un pochino semplicistica.
La Russia sta orientando il proprio commercio verso la Cina. Potrebbe diventare una Corea del Nord in grande.
Gli Stati Uniti e il Canada ci venderanno pure il grano.
Ma è chiaro che tutti questi sconvolgimenti produrranno effetti anche in America.
Tutti ci stanno perdendo, alcuni di più, altri di meno. L’Europa sta giocando una partita veramente rischiosa.
A volte le difficoltà stimolano i cambiamenti e anche i progressi.
Vedremo.
https://www.remocontro.it/2022/09/07/guerra-di-bugie-ad-esaurimento-di-vite-e-armamenti/
Secondo questo articolo la guerra sul campo sta perdendo vigore per esaurimento di vite e di armamenti.
La fonte da te linkata cita un documento falso: https://www.atlanticcouncil.org/blogs/new-atlanticist/russian-war-report-russian-missile-strike-targets-railway-station/
https://mythdetector.ge/en/the-document-allegedly-depicting-the-losses-of-ukraine-is-fabricated/
A me queste fonti pro-russe che tifano contro l’Ucraina fanno veramente schifo, sinceramente. Un conto è un’analisi onesta e sperare nell’interesse di tutti che la guerra duri il meno possibile, un conto è la robaccia che gira e a cui tanta gente crede.
Ho scritto un commento in attesa di moderazione, forse per i link. Comunque nell’articolo che hai linkato si cita un documento falso (quello sui soldati morti ucraini). Quindi non lo considerei molto credibile, a essere generosi.
Noto che in vero spirito guerriero tendi a delineare dei contorni molto netti tra chi ha torto e chi ha ragione.
Personalmente, e forse è questo su cui ho un po’ insistito, vedo molte zone grigie. Ora, quello che non si capisce è perché nonostante
un certo sfinimento da ambedue le parti dei contendenti non si attivino delle trattative serie per arrivare a un cessate il fuoco.
Qualcuno pensa ancora di risolvere il conflitto in tempi brevi?
A proposito di eserciti entrambi sfiniti, in effetti così sembrava fino a una settimana fa, ma quello che sta accadendo da una decina di giorni a questa parte costringe a cambiare radicalmente opinione: la controffensiva ucraina sta avendo un successo assolutamente sorprendente. Il che non significa, naturalmente, che necessariamente vinceranno, tantomeno che la guerra sarà ancora breve. Significa che la partita è ancora apertissima ed una trattativa seria molto lontana. Almeno ufficialmente, gli ucraini rivogliono tutto il territorio perduto ed i danni di guerra. Putin continia a dichiarare che schiaccerà l’Ucraina come un pulce.
Ricordo quando nei primi mesi di guerra la Gruber chiedeva a Caracciolo se fosse possibile che l’Ucraina riuscisse a riconquistare i territori perduti oppure se la Russia sarebbe stata in grado di mantenere il controllo su una gran parte dell’Ucraina.
In entrambi i casi la risposta era decisamente negativa.
Adesso viene l’inverno e i carri armati russi ricominceranno a correre, ma insomma, più che dalla guerra sul campo mi aspetto che i ribaltamenti arrivino dalle rispettive economie. Penso. Anzi, è più che altro un vago presentimento.
Siamo al mercato?
https://www.remocontro.it/2022/09/08/la-guerra-in-ucraina-lhanno-gia-vinta-le-aziende-americane-degli-armamenti/
Beh, il mercato delle armi. C’è anche quello.
Per caso sfogliando il mio sito di riferimento sulla guerra in Ucraina ho trovato questo ultimo articolo che fa i conti in tasca alle due industrie belliche
rivali.
Se poi tutto questo suona immorale sono d’accordo. Ma così va il mondo.
Sì, è immorale. Ma non sono le industrie degli armamenti che obbligano gli esseri umani a fare la guerra. La guerra ce la facciamo da quando avevamo arco e frecce, anzi da prima. Se qualcuno ti attacca, o ti vai a comprare le armi, o te le fai da solo se ci riesci, o muori.
Fuzzy, nessuno spirito guerriero, proprio nessuno, semplicemente esiste un aggressore e un aggredito e in questo caso la situazione è estremamente chiara. Se tu fossi stato presente quando quel tizio l’altro giorno ha massacrato di botte un ambulante africano, ti saresti messo a pontificare su “zone grigie”, “mettersi d’accordo”, “non ci sono buoni o cattivi”, o avresti cercato di fermarlo in tutti i modi?
Sul perché non ci siano delle trattative, vedo che tu, come molti italiani, ancora non hai capito cosa significa vivere sotto occupazione russa e perché gli ucraini siano disposti a tutto pur di non fare quella fine. E non hai capito che la Russia vuole conquistare almeno parti dell’Ucraina e annettersela, distruggere il paese, negarne il diritto all’autodeterminazione e cancellarne la culture (LO DICONO LORO, NON IO!) quindi non vedo cosa ci sia da trattare con chi ti vuole annientare e lo sta pure facendo.
Non tutte le guerre sono così nette, ma questa è una di quelle che lo è. Tu puoi fare il saggio moderato e distaccato finché vuoi, ma questo non cambia la realtà. Magari questa realtà non la conosci, e allora invece di avanzare vaghi dubbi senza prove ti consiglio di guardarti i numerosi video sul genere di cose che in Russia si dicono pubblicamente – in televisione, sui social, nelle istituzioni – sugli ucraini, e capirai perché non si riesce a fare una trattativa per far finire questa guerra mettendosi d’accordo. Perché la Russia è arrivata ai livelli dell’Italia fascista, del Giappone imperiale o addirittura della Germania nazista (non del tutto per fortuna), e quando un popolo e un regime prendono quella strada solo una sonora batosta li ferma.
Oddio, sonora batosta, le guerre costano, e noi siamo oramai in braghe di tela.
Comunque siccome tu sei pro decrescita come lo sono io, questo potrebbe essere di stimolo per togliere il superfluo e riorganizzare la nostra economia in modo più sostenibile.
https://www.thegreatsimplification.com/episode/33-kris-de-decker
C’è la trascrizione in pdf.
Su questo siamo d’accordo!
Seguo Low Tech Magazine da anni e mi ha anche dato delle idee… grazie della segnalazione.
Jacopo:
“Porre due dei principali paesi UE alla propria mercé energetica fu infatti un colpo da maestri di cui i nostri politici ed oligarchi portano la totale responsabilità, solo che invece di essere sotto processo stanno facendo miliardi con la speculazione.”
Jacopo, se non lo si sa dalle parti degli ecologisti qual e’ stata la ragione della conversione a gas di tutto il convertibile, a copertura dell’insufficienza e della intermittenza delle rinnovabili (generatori ad accensione rapida a turboventola) e a contenimento del costo dei carbon credits messi a commercio apposta nel mercato finanziario speculativo, oltre che a rispetto delle normative antiinquinamento sempre piu’ stringenti (qualunque obiettivo si raggiunge, non basta mai, ti alzano sempre e comunque l’asticella, anno per anno, finche’ non ti spezzi le gambe), non resta veramente piu’ nulla da dire. Chiudiamo tutto e amen. Per decenza.
firmato winston
Winston
Da che mondo è mondo l’energia rinnovabile si è sempre aggiunta alle altre, non sostituita.
A chi tutto questo abbia giovato lo sai tu molto meglio di me, visto che spesso citi gli incentivi che ha ricevuto e che riceve.
Ora comunque la questione energetica si pone chiaramente.
Come dice de Decker c’è voluta una guerra perché si iniziasse a discutere di
risparmio energetico.
Pure Turiel scriveva delle cose interessanti sulla centralizzazione energetica e il potere delle élite.
Infatti non lo trovi più sui motori di ricerca. Ancora lo trovo tramite un indirizzo che avevo messo tra i preferiti, ma se digito quello stesso indirizzo nel motore di ricerca non mi viene fuori niente. Misteri.
Ciao e “stammi in gamba”.
Si. lo so, ma è stato comunque un’errore nell’errore. Uno sbaglio puntare su “quasi tutto gas” anziché su un graduale contenimento dei consumi ed una differenziazione delle fonti. All’interno di questa strategia sbagliata, si colloca la trovata di fare affare con potenze ostili. Un altro errore, imporsi traguardi che non siamo poi in grado di raggiungere e che, comunque, non cambiano poi le cose, visto che: “L’unica energia che non inquina è quella che non si usa” (Pallante).
Sacrosante parole Jacopo, ma a sentire il dibattito elettorale, sembra che nessuno abbia ancora capito…
Sanno solo raccontare bufale sul nucleare salvifico e sui mitici giacimenti di gas dell’Adriatico…
https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2022/09/20/ucraina-erdogan-ho-limpressione-che-putin-voglia-concludere-la-guerra-_95f75a77-c6b5-4442-8199-e5483b7815e5.html
Oh, dunque, se ho capito bene, si farà un referendum più o meno taroccato e alla fine i territori del Donbass occupati diventeranno Russia a tutti gli effetti.
Il rischio è che se i combattimenti non si interrompono, ci sia una mobilitazione totale delle forze armate russe, tra l’altro, questa volta, motivate da ragioni nazionalistiche, e la guerra si allarghi pericolosamente.
Speriamo prevalga la moderazione.
È veramente assurdo il loro modus operandi: invadono un paese, se ne annettono un pezzo, e siccome è annesso adesso è loro quindi sono loro ad essere stati attaccati. Come se io arrivassi a casa tua, ti buttassi fuori, e chiamassi la polizia dicendo che c’è un ladro quando tu cerchi di rientrare.
L’unica speranza è che non abbiano le risorse per questa messinscena.
E’ un rischio concreto, ma non è detto che gli funzioni perché nessuno dei paesi più o meno amici della Russia ha riconosciuto né le para-repubbliche, né l’annessione. la mobilitazione generale potrebbe portare molta gente al fronte, ma probabilmente molto male equipaggiata, armata e rifornita, viste le difficoltà che già i russi hanno. Io credo che il pericolo principale sarebbe che a fronte di un attacco a territori pretestuosamente russi, Putin potrebbe davvero minacciare l’uso di atomiche tattiche. Forse anche usarle? Non è solo lui a decidere, si può sperare che non tutti i suoi generali siano impazziti.
Già, ci sarà tra quelli che decidono qualcuno a cui piace vivere, spero… non resta che augurarsi che sia solo una minaccia.
Secondo il Guardian: “The DPR is recognised as a legitimate authority by only three UN member states: Russia, Syria and North Korea.” Per la serie: dimmi con chi vai…
In questa geopolitica qua siamo alla fiera dei peggiori sillogismi della prepotenza, quelli che solo la logica nonviolenta riuscirebbe a confutare se solo non si fosse legata mani e piedi all’irrazionalismo.
Se l’irredentismo dei ribelli del Donbass fosse stato trattato secondo i veri princìpi (notare dov’è l’accento…) dell’ONU, non si sarebbe rimasti incagliati tra i veti nel consiglio di sicurezza e la difesa ad oltranza della sola intangibilità dei confini nazionali (ch’è spesso velo degli imperialismi, precedendone e accompagnandone in parte le guerre). C’è anche l’autodeterminazione dei popoli, che non è mica solo la Russia a trattare come le pare (di solito da schiava). La via per me sarebbe stata quella di indire referendum sotto controllo ONU nei territori irredenti (Crimea pure, ovvio) prima delle ostilità più irreversibili (almeno dal 2014). Invece si è preferito alimentare e soprattutto armare i peggiori opposti nazionalismi. Poi, siccome la Russia le “consultazioni popolari” se le è fatte da sola a suo modo al di fuori dei propri confini, si è ancor più calcato la mano sull’intangibilità dei confini ucraini (trascurando l’accertamento della VERA volontà popolare di quella gente, al punto che i referendum russi sono rimasti paradossalmente la verifica meno infedele). Ci si è armati e si sono alimentati i combattimenti da una parte e dall’altra. Potete dirmi che i Russi sono disumani e gli Ucraini si difendono (tagliando con l’accetta il palo di ferro), ma non potete dirmi che ciò basta a “noi” per alimentare la spirale. Anzi, se quello è l’unico argomento principe, la spirale non si fermerà di sicuro.
L’ONU in questi giorni sarebbe ancora in tempo, per dire: ok i referendum, ma lasciateceli fare a noi. Non sarebbe però più in tempo per evitare di farsi sbeffeggiare dalla Russia, che non crederebbe più alla volontà di pace altrui. Così, per non perdere la faccia, nessuno fermerà la spirale (magari i politici del mondo facessero così schifo come ci diciamo sempre: se fossero davvero consapevoli d’avere un’immagine insignificante, non si preoccuperebbero della loro faccia ma del vascello nella tempesta perfetta di cui parla Guterres).
E intanto il nazionalismo peggiore è diventato il Balletto della Bestia, malamente mascherato di glorioso e meritorio patriottismo di una Nazione (qualunque sia e comunque si definisca, a noi che stiamo qua “basta” che siano definiti i suoi confini preesistenti) che difende se stessa. Noi qua ci limitiamo a imprecare e aspettare che i più cattivi siano sconfitti da chi riteniamo incattivito dalla prepotenza altrui.
Antonino, quello dei separatisti è chiaramente un pretesto.
Un referendum c’era già stato, nel 1991, e tutte le regioni dell’Ucraina, compresa la Crimea, avevano votato in maggioranza per l’indipendenza dell’Ucraina.
E alla Russia importa così tanto dei cittadini del Donbass che appena arrivano nelle loro città fanno sparire gli oppositori e prendono gli uomini e li mandano al fronte a combattere senza armi né addestramento adeguato.
C’era sicuramente una parte di sentimento pro-russo prima (adesso non credo, visto quello che è successo), ma se è per quello in Italia abbiamo ancora nostalgici borboni o dell’Impero austroungarico, ma non credo che la prenderemmo bene se l’Austria lo usasse come pretesto per invaderci.
https://lesakerfrancophone.fr/la-russie-annonce-une-mobilisation-partielle
La fonte non è per niente imparziale, ma serve a far notare che la partita non è affatto chiusa, e che probabilmente se nessuno si muoverà per cercare una mediazione, ci sarà una impennata nelle dimensioni del conflitto.
Adesso, per carità, Putin sarà anche un barbaro, ma si deve andare avanti fino a rischiare una guerra nucleare solo per affermare un principio di giustizia?
Come se si scatenasse l’apocalisse per il Tirolo. Mi sembrerebbe un tantino un’esagerazione. Ma le diplomazie sono così impotenti da non riuscire a trovare neanche uno straccio di compromesso?
A meno che non sia in quella piccola regione il movente della guerra, ma nel tentativo di modificare l’intero assetto economico mondiale.
Ad esempio, per dirne una, si sa che se cede il dollaro crolla l’America sotto il peso dei suoi debiti.
Fuzzy, ma dove vivi? Ma che roba leggi? Non hai visto che sono anni che si cerca una mediazione e la Russia ancora non vuole fermarsi? Ma pensi che questa sia una guerra combattuta solo per ragioni di principio o per salvare il dollaro? Ma lo hai visto cosa fanno i russi dove arrivano, la distruzione, i morti, le torture, ma se arrivasse un esercito qui a fare quelle cose non vorresti che fosse fermato a tutti i costi?
Mi sa che noi italiani ci siamo bevuti il cervello a forza di benessere e complotti e non abbiamo imparato niente dalle lezioni della storia.
Vivo in questo unico mondo imperfetto
dove bisogna sempre provare la soluzione meno peggiore. Altrimenti ci saremmo già ammazzati tutti l’uno con l’altro da molto tempo. Per questo ritengo che sia nata la diplomazia.
Ma nel caso dell’Ucraina abbiamo a che fare con delle superpotenze che probabilmente si stanno giocando il tutto per tutto, e questo mi rende molto pessimista sul fatto che si possa trovare una soluzione alla crisi. E poi ci sono troppe armi nucleari in mano a dei fanatici.
In questo caso e arrivati a questo punto, come nella Seconda Guerra Mondiale,la soluzione meno peggiore è una sconfitta militare della Russia.
La soluzione peggiore è dare alla Russia quello che chiede, di modo che la sua aggressività sia premiata, e grazie alle nuove conquiste possa prepararsi ad attaccare di nuovo, che è quello che fa praticamente da secoli.
Nel 1944 lo avevano capito tutti che Hitler andava sconfitto, non era possibile mettersi d’accordo.
https://www.open.online/2022/09/18/guerra-ucraina-nyt-zelensky-richiesta-sistema-missilistico-atacms-vs-russia-biden-si-oppone/
Mi sembra significativo che Biden abbia negato a Zelensky armi più potenti, certo se Putin decide di usare le nucleari tattiche dovrà aspettarsi qualsiasi tipo di reazione.
Nell’attesa che la “soluzione meno peggiore” mi faccia cadere una bombetta tattica a una decina di km da casa, chissà che alle elezioni non vincano politici capaci di queste “grandi” scelte ecologiche: https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/09/23/california-lalternativa-pro-ambiente-alla-cremazione-i-defunti-diventano-concime/6814397/ (forse a dieci km i batteri non muoiono tutti?)