AGGIORNAMENTO DEL 1 OTTOBRE 2025

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Quando si sbaglia bisogna ammetterlo, punto e stop. Ho avuto la brutta idea di prendere per vero un post di Lucio Caracciolo sull’Ucraina solo perché imperversava sui social ed era stato rilanciato da ‘organi di informazione’ per i quali una coppia sola di virgolette non sarebbe certo sufficiente per definirli (basti pensare che uno di questi, un sito Web politicamente schierato, non appena ho segnalato nei commenti che era un fake ha semplicemente ignorato quanto scritto mantenendo tutto come se fosse vero). 

Perché una persona come me, attiva sul Web da una quindicina di anni e che ha imparato da tempo l’importanza di pararsi le chiappe dopo essere incappato in alcune shitstorm iniziali, è caduto in una simile ingenuità? Per essersi fatto guidare da rabbia e delusione, quella che provo oramai da alcuni anni vedendo persone che ritenevo coerenti e intelligenti (e con le quali, in molti casi, ero in sinceri rapporti di amicizia) avvalorare bufale ed idee totalmente estranee ai loro ideali dichiarati. 

Non permetterò più a queste persone tossiche di approfittare, seppur solo indirettamente, delle mie debolezze per minare la mia credibilità. Mantengo il testo del debunking, ovviamente riveduto e corretto alla luce dei fatti, ma da adesso in poi svolto per davvero. 

***

IO NON CI STO – Persona che si finge Lucio Caracciolo, 18 settembre 2025

Ritengo di aver scritto in molti miei post che l’Ucraina non è uno Stato etnicamente unitario, oggi non lo è più nemmeno geograficamente data la situazione cogente. Il concetto sembra stia cominciando a passare anche in qualche scritto di analisti prestigiosi che finalmente si sono decisi a scrivere quello che era già noto da decenni a chi si occupava della questione ucraina già da molto tempo, fra i quali, consentitemi, il sottoscritto. Si parla di “Ucraine” quindi, al plurale, ammettendo che ne esiste più di una e non solo perché un pezzo dell’ex Ucraina è oggi occupata dai russi ma perché storicamente è così.

L’aspetto ridicolo di questa pericolosa considerazione, già avanzata da Agamben, che fa coincidere etnia e appartenenza nazionale, è che nello stato che ha invaso l’Ucraina si parlano più di 150 lingue (se ha ragione Gemini, la AI di Google), nessuna delle quali però oltre al russo gode di un riconoscimento a livello federale e pochissime a quello locale. Da ciò bisogna quindi dedurne il carattere fittizio e arbitrario della Federazione Russa, anch’essa da considerarsi mera entità geografica senza una reale consistenza politica?
A chi privo di pregiudizi affrontava il problema etnico e linguistico dell’Ucraina in anni non sospetti, era evidente il profondo scollamento fra la parte est e la parte ovest del Paese. Molti prevedevano che prima o poi i due tronconi si sarebbero separati. Certo si sperava che lo si facesse per via diplomatica e politica e non con una azione militare ma tant’è.
Vi do, se una prova, un indizio consistente. Una cartina prodotta da uno studio di un istituto europeo del 2003.
Come si vede chiaramente, la diffusione delle 3 lingue parlate in Ucraine (perché sono 3 e non 2 come ho ripetutamente scritto in molti post), evidenzia chiaramente la composizione linguistica e di conseguenza etnica del Paese. Ma la cosa importante sono le percentuali che riporta lo studio. Da valutare attentamente.

 

Le uniche percentuali che lo Pseudo Caracciolo non “valuta attentamente” (anzi, preferisce ignorarle del tutto al pari di tanti altri commentatori ovviamente “senza pregiudizi”, ci mancherebbe!) sono quelle del referendum del 1991, quando l’Ucraina votò per l’indipendenza

 

Solo nella parte ovest del Paese l’ucraino è fortemente prevalente con un 94,4% di madrelingua ucraini. E’ l’Ucraina storica, un pezzo di Polonia che nel 1918 voleva l’indipendenza ma che non l’ottenne perché i polacchi repressero il tentativo di separarsi di questo territorio con le armi. La Repubblica Popolare dell’Ucraina Occidentale durò solo 8 mesi prima di essere re-inglobata nella Polonia, d’altra parte la capitale di questo territorio, Leopoli (oggi L’viv), era abitata in maggioranza schiacciante da polacchi che separarsi dalla madre patria non volevano assolutamente. I tentativi di instaurare una repubblica indipendente provenivano dagli ambienti militari non da pressioni popolari dove la gente, appena uscita dalle stragi della Prima Guerra Mondiale prima, dall’invasione tedesca nel momento in cui i sovietici firmarono l’armistizio cedendo ampi territori Ucraina compresa, nessuna voglia aveva di cominciarne un’altra di guerra.
Ancora imitando Agamben, lo Pseudo Caracciolo si imbarca in oziose (e interessate) ricostruzioni storiche, mostrando una palese allergia per il principio dell’autodeterminazione dei popoli. In questo assomigli al vero Caracciolo, che ha liquidato come “retorica senza senso” la creazione di uno stato palestinese, con buona pace di quei Pro-pal che hanno spammato entusiasti il suo post e si dichiarano nemici giurati dell’espansionismo sionista (mentre paiono molto più pacati e tolleranti verso quello russo).
Anche nell’Ucraina centrale l’ucraino è prevalente, ma la percentuale è assai più bassa rispetto all’Ovest e anche il Surjik (la terza lingua) è abbastanza presente oltre ad una corposa percentuale di russofoni.
Ma già nella regione centro-occidentale i rapporti cambiano e i russofoni sono la maggioranza relativa della popolazione con il 46,4% ed anche il Surjik è molto usato come prima lingua.
Nelle regioni orientali e meridionali invece non c’è storia, il russo è parlato dalla stragrande maggioranza della popolazione come prima lingua con medie ben oltre l’80% ma che raggiungono punte di oltre il 90% nelle grandi città. L’ucraino è una lingua in queste regioni fortemente minoritaria. Persino il surjik è parlato più dell’ucraino.

 

Partendo dall’assunto che l’inglese è lingua ufficiale o co-ufficiale in oltre 50 paesi, provate questo semplice esperimento sociale: cercate degli irlandesi, canadesi, australiani, neozelandesi, nigeriani e, ragionando in perfetto stile Pseudo Caracciolo, additateli senza timore di smentita a sudditi di Sua Maestà Britannica: non parlano forse inglese e non sono stati per decenni o addirittura secoli sotto il dominio della Corona, dal quale in certi casi si sono liberati solo in tempi relativamente recenti? E che dire di scozzesi e abitanti dell’Ulster su cui grava ancora?

A quel punto, auguratevi di essere incappati in persone simpatiche dallo spiccato senso dell’umorismo, che vi mettano le mani addosso al massimo per darvi una compassionevole pacca sulla spalla. Ovviamente, non voglio negare la presenza di una consistente fetta di popolazione filorussa in Donbass, ma questa equiparazione idiota ‘parlante russo = sostenitore della Russia’ grida vendetta. Inoltre, per inquadrare meglio la questione etnica dell’Ucraina rispetto all’uso spregiudicato dei dati dello Pseudo Caracciolo, consiglio un articolo di Laura Canali che, essendo stato pubblicato proprio su Limes, sarà sicuramente “senza pregiudizi”. 

 

Non sarà sfuggito a nessuno che le regioni a stragrandissima maggioranza russofona nella cartina corrispondono quasi esattamente ai territori occupati dai russi oggi con l’eccezione della regione di Odessa e di una parte della regione di Kharkov. Ambedue e non a caso attualmente sotto attacco russo.

 

 

Grazie al cavolo Pseudo Lucio, trattasi delle regioni contigue al territorio della federazione russa! Stupisce semmai che il ‘secondo esercito mondiale’, dopo aver cercato di impadronirsi di Kiev, sia stato confinato tanto in là da uno stato di gran lunga meno potente sul piano militare nonostante gli aiuti a singhiozzo dei sedicenti alleati ottenuti in questi tre anni.

Tra l’altro, parte dell’oblast di Kharkov (ma perché Pseudo Caracciolo usa lo spelling russo per la città invece dell’ucraino e – molto più comunemente usato – Kharkiv?) è stato riconquistato nelle breve controffensiva di fine 2022. Pura ‘casualità’ senza risvolti identitari, in questo caso? 

 

 

E’ giusto che i russi occupino quelle zone? Secondo molti europei no, ed effettivamente i russi non li hanno mai pretesi prima del 2022.
Pretendevano invece una tutela delle popolazioni russe lì residenti. Quasi 10 milioni di persone. Lo hanno chiesto nel 2014 con gli accordi di Minsk 1. Lo hanno richiesto di nuovo con gli accordi di Minsk 2 nel 2015. Niente. Gli ucraini non hanno mai voluto ratificare quegli accordi ritenendoli “punitivi” nonostante non comportassero nessuna perdita territoriale ma solo la concessione di uno statuto speciale sul modello del Trentino in Italia, tanto che l’allora governo italiano sotto Renzi, si offrì di aiutare a costruire un modello simile. Il presidente ucraino (all’epoca Poroshenko) rifiutò sdegnosamente.

 

Qui si regredisce a livelli da propaganda putiniana. Per la demolizione completa della mitologia sugli accordi di Minsk rimando a una lettura approfondita di un articolo di Michael Karadjis, che sintetizzo brevemente.

Minsk I, firmato il 5 settembre 2014 tra Ucraina, Russia e OSCE, includeva un cessate il fuoco, decentralizzazione del potere, monitoraggio del confine, rilascio di prigionieri, legge sulla legalità, ripristino del pieno controllo sul confine da parte del governo ucraino in tutta l’area del conflitto dopo elezioni locali da tenersi sotto la supervisione dell’OSCE, con relativo disarmo di tutti i gruppi illegali, ritiro di tutte le forze armate straniere, delle attrezzature militari e dei mercenari dal territorio dell’Ucraina.

L’Ucraina ha subito rispettato l’accordo adottando la legge per l’autogoverno nelle regioni di Donetsk e Luhansk il 16 settembre 2014, ma il Protocollo è stato violato dalla milizia separatista russa, che ha attaccato l’aeroporto di Donetsk (un’infrastruttura, quindi un’operazione del tutto estranea alla protezione della popolazione locale), avviando una battaglia di cinque mesi. Le milizie hanno pure tenuto elezioni illegali a novembre, senza rispettare i termini dell’accordo, causando numerose violazioni. L’Ucraina ha rispettato le richieste politiche, ma la milizia russa ha violato gli accordi militari.

Con il supporto delle forze russe, è stato poi imposto un nuovo trattato, Minsk II, firmato il 12 febbraio 2015. Tuttavia, anche questo è stato violato, con attacchi ripetuti nelle città sotto il controllo governativo di Mariupol, Kramatorsk e Debaltseve, quest’ultima caduta nelle mani dei miliziani il 18 febbraio, una settimana dopo la firma del memorandum.

Le condizioni principali includono un cessate il fuoco, il ritiro delle armi pesanti, elezioni locali, amnistie e il ripristino del controllo ucraino sul confine dopo le consultazioni. Inoltre, viene richiesta una nuova costituzione con la decentralizzazione come elemento chiave. Minsk II presenta confusione nella cronologia delle varie operazioni, che ha portato a ritardi su aspetti politici da parte dell’Ucraina, mentre la Russia ha procrastinato su questioni militari. 

Nonostante l’Ucraina avesse già accettato il concetto di uno status speciale in Minsk I, Minsk II richiede un cambiamento più ampio. Moltissimi ucraini si sono chiesti quale diritto si fosse arrogata la Russia, intervenuta militarmente senza alcun mandato internazionale, di imporre tali stravolgimenti. Se gli Stati Uniti avessero fatto lo stesso in Russia, ad esempio durante i tentativi di indipendenza della Cecenia, la reazione sarebbe stata decisamente diversa.

Il nuovo accordo stabilisce che l’Ucraina riprenderà il controllo delle sue frontiere dopo le elezioni locali, completando il processo solo dopo l’entrata in vigore della nuova costituzione imposta, un aspetto non presente in Minsk I. Per giunta, il ritiro delle forze straniere e il disarmo dei gruppi illegali non è mai avvenuto. 

Le segnalazioni dell’OSCE confermano la presenza continuativa di truppe e attrezzature russe in Ucraina, complicando le possibilità di autogoverno locale in un’area occupata da forze ostili. In sintesi, Minsk II impone condizioni che sollevano seri interrogativi sulla legittimità dell’ingerenza russa e sulla capacità dell’Ucraina di operare in modo autonomo in un contesto di conflitto e occupazione.

 

 E si arriva al 2022 e alla storia di oggi.
E’ una guerra giusta?
No. Non esistono le guerre giuste. Le guerre però si vincono o si perdono. Quelle vinte diventano giuste e quelle perse diventano guerre sbagliate. E’ sempre stato così, da millenni.
Altra retorica palesemente filo-russa, quella della guerra già persa da parte dell’Ucraina: sicuramente ha passato momenti migliori, ma la Russia sembra ben lontana dallo sfondamento decisivo qui dato per già fatto. Come ha ricordato Jacopo nel suo ultimo contributo, è da 60 settimane che si annuncia la caduta imminente di Pokrovsk e l’economia russa, dopo il boom iniziale dovuto ai massicci investimenti per la produzione bellica, ora rischia seriamente la recessione.
Si poteva evitare? Sì. Si poteva evitare. Chi non ha voluto trattare per avere un ragionevole piano di pace che garantisse la tutela dei russi delle regioni dell’est e del sud e fin dal 2014? Gli ucraini. E questo senza se e senza ma. Lo stesso Zelensky aveva promesso di applicare gli accordi di Minsk in campagna elettorale ottenendo il voto perfino dai filo-russi. Era il 2019. Nel 2022 ammassava divisioni corazzate nell’est per dare la spallata finale agli indipendentisti di Lugansk e di Donetsk. Senza aver concesso nemmeno uno spillo.

 

Altre farneticazioni. Il parlamento di Kiev infatti aveva esteso per tutto il 2021 la legge speciale per l’autogoverno del Donbass ed era disponibile a tenere elezioni nei territori delle repubbliche secessioniste ma secondo gli standard OSCE, ossia senza truppe di occupazione straniere e milizie mercenarie (leggi Gruppo Wagner, che allora veniva spacciato senza vergogna come contractor autonomo e indipendente dal Cremlino).

I capi delle fazioni secessioniste del Donbass respinsero questa concessione adducendo come motivazione la cosiddetta ‘formula di Steinmeier’ (dal nome dell’ex ministro degli esteri e attuale presidente della repubblica federale tedesca Frank-Walter Steinmeier), a loro giudizio recepita dall’Ucraina e che avrebbe consentito di tenere le consultazioni elettorali anche in un regime di occupazione (qui per i dettagli).

Premesso tutto ciò, chiederei allo Pseudo Caracciolo: quanti stati, al posto dell’Ucraina, avrebbero sopportato senza colpo ferire una palese violazione della loro sovranità e integrità territoriale? Di certo non la Russia, ricordando quanto avvenuto in Cecenia con due sanguinosi conflitti, nel secondo dei quali Putin ricopriva il primo mandato di presidente della federazione.

 

Chi non ha voluto trattare con i russi per un piano di sicurezza europea chiesto a gran voce da Putin innumerevoli volte? Gli americani. “Un incontro su questi temi non è in agenda” risposero.
E c’è ancora qualcuno che parla di invasori ed invasi? Di imperialismo russo?
Ma fatemi il piacere…

 

Ci faccia il piacere lei, persona che si spaccia il direttore di Limes! Se anche la sua descrizione a dir poco traballante della crisi del Donbass corrispondesse a verità e Putin avesse avanzato pur legittime richieste rifiutate ingiustamente dall’Occidente, con quale coraggio si lava le mani sulla più grande annessione territoriale manu militari dell’ultimo mezzo secolo? E soprattutto, come si concilia tutto ciò con genuine preoccupazioni per la sicurezza europea, quando anche un bambino avrebbe capito le destabilizzazioni internazionali provocate da un simile colpo di mano?

 

Non sono filo-russo. Di Putin e dei suoi non mi interessa un fico secco alla fine della fiera.
Non sei neppure chi dici di essere, quindi difficile credere alla tua buona fede… 
Mi interessa invece, e molto, come sia stata gestita tutta questa vicenda dagli Occidentali, dagli americani in primis e dagli europei in seconda battuta ed oggi.
Una sequela di errori uno più grosso dell’altro e si sta continuando imperterriti a sbagliare anche dopo aver preso batoste, aver speso una montagna di soldi, e arrivando addirittura sull’orlo di una guerra aperta con la Russia. E contro il parere americano per giunta, dove gli USA è chiaro anche a cani e porci che vogliono sfilarsi e lasciare gli europei con il cerino
acceso in mano.

Mi chiedo quanto sarebbe rimasto di tale  ‘cerino’ restando con le mani in mano e permettendo alla Russia di attuare il proposito iniziale di occupare Kiev, rovesciare le istituzioni legittime e mettere al potere una giunta di collaborazionisti. Sono abbastanza sicuro che i palestinesi di Gaza e Cisgiordania avrebbero desiderato ardentemente che qualche nazione araba avesse ‘sbagliato a ripetizione’ intraprendendo azioni contro Israele che non si limitassero a vacue parole di condanna.  

E pretendete che io sia d’accordo con tutta questa porcheria che si è fatta? Con il sacrificio di un intero popolo agli interessi americani?
Com’è umano Pseudo Caracciolo, con questo sentimento di pietà verso i cattivi ucraini che poco prima aveva bollato quali unici responsabili della guerra! Da quanto ne deduco, l’esercito russo evidentemente combatte con androidi e truppe robotizzate, perché sono certo che, se per ipotesi i suoi soldati stessero cadendo a frotte per conquistare esigui chilometri quadrati di territorio nemico, una persona di tanto spiccata moralità non si farebbe scrupolo alcuno a condannare una condotta tanto crudele e meschina. 
Beh ragazzi, fate un po’ quello che vi pare e pensatela come vi pare, ma non in mio nome. Io non ci sto.
Non ci sto neppure io, Pseudo Lucio! Voglio  parlare finalmente di altro, quindi evita in futuro ulteriori sortite che mi facciano sentire in obbligo di replicare. Te ne prego caldamente. 
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