Il 13 marzo scorso ci ha lasciato Paul Ralph Ehrlich, biologo e autore del bestseller ecologista The population bomb (pubblicato nel 1968), spesso canzonato quale “profeta catastrofista delle previsioni sbagliate” dai tanti cantori di sviluppo & progresso. Innegabilmente, perse la famosa scommessa con l’economista Julian Simon sui prezzi delle materie prime, così come non si sono verificate le carestie di massa da lui paventate per la fine del XX secolo.
Il principale errore di Ehrlich fu di sottovalutare la capacità della tecnologia di riporre la polvere sotto il tappeto attraverso la “capacità di carico fantasma“, in grado di tamponare momentaneamente le conseguenze dell‘overshoot. Non escludo che, talvolta, abbia volutamente enfatizzato i rischi a breve termine per scuotere l’opinione pubblica e i decisori politici. Un atteggiamento da militante meno laico di quello ostentato dal team di ricercatori de I limiti dello sviluppo, le cui analisi infatti si sono rivelate molto più precise e accurate.
Ehrlich è vissuto abbastanza per vedere il pianeta Terra superare gli 8 miliardi di esseri umani e constatare personalmente che, rispetto alla realtà che si sta per delineare, gli scenari catastrofici di The population bomb appaiono persino ottimistici. Essi infatti immaginavano sconvolgimenti epocali che sicuramente avrebbero causato grandi conflitti tra nazioni e altri disastri, dopo i quali però l’umanità sarebbe rientrata nella capacità di carico potendo ripartire su nuove basi.
La bomba demografica, ben lungi dall’essere disinnescata da Rivoluzione Verde, globalizzazione dell’economia e prodigi vari della tecnoscienza, è cresciuta fino a raggiungere proporzioni spaventose, deflagrando in maniera assai diversa da quanto preconizzato dallo scienziato statunitense ma dai risvolti decisamente più inquietanti.
Un conto è infatti risollevarsi da carestie più o meno gravi (la storia delle civiltà è piena di esempi in proposito), ben altro è governare una società umana in preda a crisi climatica, estinzioni di massa e superamento dei principali limiti planetari. Dove, per giunta, la fame di energia e materie prime sta riducendo la politica internazionale a una giungla soggetta esclusivamente alla legge del più forte, mentre latitano le risorse intellettuali e morali minime per affrontare le ardue sfide che ci si pongono di fronte.
Tra le tante eredità di Ehrlich, la più rilevante è probabilmente la formula
I = PAT
(Impact = Population x Affluence x Technology, ossia Impatto = Popolazione x Consumi x Tecnologia).
Essa è stata criticata soprattutto per ragioni politiche, oltre che per un malinteso fondamentale: non si tratta infatti di una vera formula in quanto non risolvibile matematicamente, essendo le variabili non misurabili in termini fra loro comparabili; farlo sarebbe il proverbiale “moltiplicare mele per pere”.
Tale incongruenza, però, sparisce se si comprende appieno l’intento del suo creatore, ovvero schematizzare un concetto del tutto corretto: popolazione, consumi e tecnologia sono tre fattori largamente sinergici che contribuiscono, in varia misura, a determinare l’impatto umano sulla biosfera.
Pur non permettendo misurazioni empiriche, si rivela uno strumento preziosissimo per distinguere il vero ecologismo dalla fuffa pitturata di verde, intenta ad eludere una o più delle tre variabili. Mi riferisco, ad esempio, allo pseudo malthusianesimo dai toni fascistoidi che addossa la crisi ecologica unicamente alla prolificità dei popoli del sud del mondo, alle teorie della decrescita che rigettano per partito preso la questione demografica e allo sviluppo sostenibile all’insegna del motto “la tecnologia ci salverà”.
Si trattasse anche dell’unico contributo alla causa ambientalista, basta e avanza per fare di lui un pensatore imprescindibile dell’ecologismo.
“allo pseudo malthusianesimo dai toni fascistoidi che addossa la crisi ecologica unicamente alla prolificità dei popoli del sud del mondo” – questa cosa non esiste. È un’invenzione creata per mettere a tacere chi si preoccupa dell’alta natalità in certi paesi e dell’immigrazione di massa. Ma persone che sostengono veramente questo, che è *solo* colpa della prolificità dei popoli del sud del mondo, e che al tempo stesso i preoccupano per l’ambiente, io non ne ho mai viste.
Si vede che non frequenti abbastanza X/Twitter… Il fatto che persone che parlano di sovrappopolazione in modo del tutto ragionevole per essere ostracizzate vengano tacciate di pensieri infami non significa che questi non esistano.
Non considero (più) twitter uno specchio di quello che le persone pensano. Tanti sono bot, tanti IA, e tanti altri gente infelice che maltratta gli altri anziché migliorare la propria vita.
Twitter è semplicemente il regno del Male! 😀 Tutti i social network sono più o meno pieni di gente disturbata, ma quello li batte tutti. Comunque, terroristi come Brenton Tarrant, Patrick Crusius e Payton Gendron hanno scritto dei loro ‘manifesti’ con idee del genere che sono serviti da ispirazione per alcuni gruppuscoli che temo cresceranno di consenso con il tempo.
Ciò che succede in questi giorni, la guerra per due risorse, energie fossili e territorio (mire espansionistiche di Israele) confermano quanto previsto da Paul Ehrlich.
Il gioco a somma zero, signori.
Una vera bomba!
Poco da aggiungere all’ottimo articolo: forse solamente l’amara constatazione che chi non riesce a/non vuole guardare “al di là del proprio orticello” non soltanto dogmaticamente continua a ignorare/ridicolizzare ben fondate tesi neo-malthusiane come quelle espresse da Ehrlich a partire dagli Anni Sessanta del XX secolo ma addirittura costantemente sforna piagnucolose lamentazioni per il CALO del tasso di natalità in Italia/Europa…
Leggevo da qualche parte (forse Avvenire) sulla presunta ripresa demografica della Korea del sud… ma spesso sono più desideri di chi scrive che situazioni reali.
Anche Giappone e Corea del Sud adesso hanno più immigrati.
Ho trovato quel pezzo di Avvenire sulla Korea del sud
https://www.avvenire.it/mondo/in-corea-del-sud-e-baby-boom-ma-e-ancora-presto-per-festeggiare_105088
530 persone per chilometro quadrato. Più del doppio dell’Italia. Questi sono matti.
“E’ ancora presto per festeggiare”
FESTEGGIARE che cosa?
Questo sembra piuttosto ottuso materialismo procreazionista…
Come diceva il buon vecchio Pannella: occorre “concepire con amore anziché procreare in maniera bestiale”!