Questo contributo in otto tesi si propone come spunto di discussione per ragionare su tre visioni del Medio Oriente molto consolidate ma che, a mio parere, si discostano profondamente dalla realtà che è andata profilandosi da almeno 10-15 anni a questa parte.
La prima è esemplificata da un post di Gloria Germani su Decrescita Felice Social Network, dove l’autrice riprende alcune riflessioni sul fondamentalismo islamico e l’imperialismo statunitense espresse da Tiziano Terzani dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 ritenendole applicabili al contesto attuale, invece profondamente mutato.
La seconda riguarda la causa palestinese. Pur essendo rimasto immutato il mio sostegno all’autodeterminazione dei popoli dei territori occupati di Gaza e Cisgiordania, fatico a sopportare certe ricostruzioni edulcorate (vedi quelle di Francesca Albanese) le quali, in particolare, ignorano la svolta intrapresa da Hamas nel momento in cui ha sposato il progetto iraniano per imporsi nella regione.
La terza, invece, ben riassunta dalle recenti esternazioni di Erri De Luca, è rappresentata dalle motivazioni tradizionali a difesa del sionismo, apparentemente ignare rispetto alle conseguenze ingenerate dal crescente peso politico delle forze ultrareligiose, con tutti i rischi per la stabilità se non proprio per la sopravvivenza stessa di Israele.
Normalmente, chi aborre il fondamentalismo islamico tende a generalizzare il fenomeno, mentre chi sostiene le ragioni di Palestina o Israele tendenzialmente esalta il marcio delle parte con cui è in conflitto e preferisce ignorare le magagne della propria, nel timore di indebolirla.
Eppure sarebbe fondamentale fermarsi un attimo, astrarsi dalla logica di appartenenza e osservare la situazione nel suo complesso, anche perché tutti i soggetti coinvolti interagiscono nello stesso processo – vedi Tesi 8 – che abbraccia il mondo intero e non solo il Medio Oriente.
Tesi 1 – È spontaneo ma fuorviante accomunare le svariate operazioni militari condotte dagli USA in Medio Oriente dal 1991 con quelle attuali. Sotto Bush padre e figlio avvenivano in un contesto internazionale ancora destabilizzato dalla fine dei blocchi della guerra fredda, dove gli USA si trovavano già in fase declinante ma ancora saldamente dominanti.
Oggi, invece, la Cina è assurta a principale potenza economica e, tramite iniziative come i BRICS o la Nuova via della seta, ha creato una rete di alleanze che, fatto testimoniato dalle numerose esercitazioni congiunte con Russia e Iran (come le Maritime Security Bell, organizzate annualmente), si prefiggono anche finalità militari.
In questo quadro ricopre un ruolo importante anche il cosiddetto “asse della Resistenza“, ossia la coalizione informale guidata dalla repubblica islamica a cui aderiscono Hezbollah, ribelli Houthi, milizie sciite irachene, Hamas e di cui faceva parte pure la Siria fin quando è rimasto al potere il regime di Bashar al-Assad. Tale intesa, chiaramente avversa non solo a Israele ma pure ai paesi arabi filo-occidentali, ha consolidato l’Iran come potenza regionale.
Tesi 2 – L’Iran incarna perfettamente il concetto di modernizzazione senza modernità (Latouche), dove si vuole implementare lo sviluppo tecnologico occidentale in un contesto politico autoritario e di conservatorismo culturale. Dal quale, però, si deroga volentieri nel nome dello Sviluppo, vedi la situazione paradossale per cui il 97% delle donne iraniane è alfabetizzato, e di queste il 66% è laureato (il 70% in discipline STEM), pur essendo sottoposte a un regime fortemente discriminatorio.
Nessun desiderio quindi di creare una “alternativa all’Occidente” bensì di imitarne il tecno-capitalismo all’interno di una società dispotica, dove diritti civili e liberaldemocrazia sono le uniche caratteristiche occidentali rifiutate. In questo senso, il fondamentalismo religioso ricopre la stessa funzione assunta dalle ideologie fascisteggianti nel Cile di Pinochet o dal “socialismo con caratteristiche cinesi”.
Tesi 3 – Hamas, dopo aver vinto la competizione elettorale nella Striscia di Gaza nel 2006 e averne poi assunto il controllo esclusivo eliminando le fazioni rivali, ha stretto importanti intese con l’Iran. Malgrado il pubblico rifiuto della legittimità dello stato ebraico e la volontà di boicottare ogni processo di pace, Hamas ha goduto di una serie di agevolazioni da parte di Israele (in particolare durante il lungo e quasi ininterrotto periodo di governo di Netanyahu dal 2009 in poi), su tutte il ritiro completo degli insediamenti coloniali da Gaza e l’afflusso di consistenti finanziamenti attraverso il Qatar.
Questa manovra, volta a rafforzare un soggetto estremista ostile al dialogo e a incancrenire la divisione tra la Striscia e la Cisgiordania governata dall’ANP, aveva l’obiettivo dichiarato di contrastare radicalmente la nascita di uno stato palestinese.
Tesi 4 – Gli attacchi orchestrati da Hamas il 7 ottobre 2023, prendendo di mira installazioni militari, kibbutz e un festival musicale, che hanno comportato la morte di 1.200 persone e il rapimento di 251 ostaggi, sono da intendersi principalmente nel contesto della strategia iraniana in Medio Oriente ai danni di Israele e degli alleati più o meno dichiarati, non come atti di resistenza contro l’occupazione e in favore dell’indipendenza della Palestina.
L’abnorme quanto prevedibile sanguinosa rappresaglia del governo più reazionario ed estremista della storia israeliana non poteva certo giovare ai gazawi, al punto che la condotta del gruppo dirigente di Hamas è stata criticata anche da elementi di spicco del sodalizio islamista, come il membro del politburo e responsabile delle relazioni estere Moussa Abu Marzouk o l’ex consigliere politico Ahmed Yousef.
In compenso sono stati raggiunti altri scopi apprezzabili da Teheran, in particolare:
- indebolire il consenso internazionale intorno a Israele, mettendo soprattutto in forte imbarazzo gli stati mussulmani che avevano deciso di normalizzare le loro relazioni tramite gli Accordi di Abramo o erano in procinto di farlo;
- costringere l’Amministrazione Biden a dividersi tra il sostegno militare a Israele e quello all’Ucraina (l’Iran sostiene fattivamente la Russia nella “operazione militare speciale”, fornendo droni e munizioni per artiglieria e carri armati). La mattanza di Gaza è servita altresì a distrarre l’attenzione internazionale fino ad allora concentrata sulla crisi ucraina.
I pogrom del 7 ottobre hanno inoltre rinsaldato la popolazione israeliana attorno al governo e al suo premier quando la loro popolarità si trovava i minimi storici. Solo un involontario effetto collaterale? Al di là delle congetture, un fatto è sicuro: per giustificare il proprio operato, ognuna delle parti in causa – Netanyahu e i suoi alleati politici, gli ayatollah, Hamas – ha tutto l’interesse che la controparte sia governata dagli individui più inclini all’estremismo e alla brutalità. “Tanto peggio, tanto meglio”, in sostanza.
Tesi 5 – L’asservimento coloniale ai danni della Palestina è stato un comportamento ampiamente condiviso da tutte le forze politiche della Knesset e dagli esecutivi di ogni colore dal 1967 a oggi. Tuttavia, l’assedio di Gaza ha inaugurato una nuova fase, dove alla logica del colonialismo si è sostituita quello dello sterminio.
La cinica quanto oggettiva contabilità dei morti parla da sola: dall’inizio del nuovo millennio al 2022, UN OCHA (Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari nei Territori Occupati) ha stimato in circa 6.500-7.500 i decessi di palestinesi in tutti i territori occupati a seguito di azioni armate dell’IDF.
Un dato che rifletteva una condizione di colonialismo sui generis, dovuta alla peculiare origine dello stato ebraico e alla contiguità territoriale tra occupante e occupato. La catastrofe umanitaria di Gaza, che potrebbe rasentare le centomila vittime in soli tre anni di combattimenti, indica chiaramente una recrudescenza di oppressione e barbarie.
Una situazione simile si sta verificando sul fronte libanese: dal 2000 al 2023, i libanesi uccisi dalle forze IDF sono state circa 1.200; dal 2024 a oggi i morti sono già più di 5.000.
Tesi 6 – Storicamente la leadership politica israeliana, di qualsiasi orientamento, ha sempre compreso la necessità di preservare fondamenti quali la democrazia liberale e lo stato di diritto dalle storture derivanti da militarismo, sciovinismo e barbarie conseguenza del conflitto israelo-palestinese.
Nel clima all’insegna del “soli contri tutti”, sono fondamentali dei paletti morali che assicurino la coesione nazionale del popolo israeliano al di là delle divergenze politiche. E se tutti i passati leader dello stato ebraico, chi più chi meno, si sono macchiati le mani di sangue, bisogna riconoscere che non lo hanno mai fatto per difendere il proprio interesse personale.
Netanyahu, invece, ha sfruttato il ruolo di primo ministro per varare provvedimenti legislativi allo scopo di controllare la magistratura e salvarsi dalle accuse di corruzione, frode e abuso di potere. Dal 7 ottobre 2023, ha perseguito ogni possibilità di escalation militare per inscenare un clima di unità nazionale che lo preservasse dal rischio di perdere il potere, e le dichiarazioni riguardo alla volontà di trasformare Israele in una Super-Sparta, al di là della “autarchia difensiva”, tradiscono chiaramente la concezione di stato a cui aspira.
Un altro grave colpo inferto da “Bibi” alla stabilità istituzionale israeliana è la rilevanza politica attribuita ai partiti della destra religiosa, espressione degli ultra-ortodossi. Essi, oltre all’esenzione dalla leva militare, sono soliti vivere in comunità separate, con regole proprie e un sistema educativo separato da quello pubblico, isolandosi dalla società secolarizzata se non per riscuotere contributi statali. Trattasi quindi di un gruppo che vive in una condizione di rifiuto della politica, nel senso autentico del termine di confronto tra cittadini, totalmente incapace di rapportarsi con l’altro da sé.
Figure quali Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich si sono distinti per l’odio anti-arabo con cui hanno trasceso qualsiasi linea rossa della moralità, quando hanno parlato senza peli sulla lingua di deportazione dei gazawi o fatto approvare provvedimenti oscenamente discriminatori come la pena di morte per i soli palestinesi con tanto di brindisi e torte di compleanno con cappio decorativo. L’arroganza ostentata in mondovisione da Ben-Gvir nei confronti dei membri della Freedom Flotilla arrestati è solo la ciliegina sulla torta dell’intolleranza e del fanatismo.
Tuttavia, i deliri sulla “Grande Israele” allo stesso tempo gettano una pietra tombale sul progetto politico del sionismo che, è bene ricordarlo, si proponeva di creare un’identità ebraica laica indipendente da quella religiosa. Una svolta in senso teocratico non solo minerebbero la coesione del popolo israeliano, ma pure la solidarietà ebraica internazionale. Comprensibili quindi le dichiarazioni al vetriolo dell’ex premier Ehud Olmert contro Netanyahu e la sua cricca:
Credo che il governo di Israele sia ora il nemico interno. Ha dichiarato guerra allo Stato e ai suoi abitanti. Nessun nemico esterno contro cui abbiamo combattuto negli ultimi 77 anni ha causato danni maggiori a Israele di quelli che il governo guidato da Itamar Ben-Gvir, Netanyahu e Bezalel Smotrich ci ha inflitto. Nessun nemico esterno è riuscito a devastare la solidarietà sociale che era alla base della forza della società israeliana in tutte le prove esistenziali che ha dovuto affrontare dal 1948, come ha fatto e continua a fare il governo Netanyahu.
Anche il presidente della repubblica Herzog ha espresso pubblicamente le sue preoccupazioni sulle prepotenze dei coloni contro la popolazione palestinese e la violenza nelle carceri. Per tutta risposta, Ben Gvir ha chiesto le dimissioni di Herzog.
Tesi 7 – I paesi che nel 1947 votarono contro la risoluzione ONU che decretava la nascita di Israele contestualmente si opposero anche alla creazione di uno stato palestinese: non a caso, durante la guerra arabo-israeliana del 1948 la Transgiordania occupò la Cisgiordania e l’Egitto la Striscia di Gaza. I profughi palestinesi accolti dagli stati confinanti sono stati per lo più stipati in campi profughi e hanno sempre goduto di un livello di vita inferiore a quello della minoranza arabo-israeliana.
L’occupazione di Gaza e Cisgiordania dopo la guerra del 67 è stata utilizzata come potente strumento propagandistico anti-israeliano, ma nei fatti ha sortito poco o nulla. In tempi diversi, Egitto, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Marocco hanno riconosciuto lo stato ebraico o iniziato relazioni ufficiali, e lo stesso Iran, pur armando svariate milizie anti-sioniste nella regione, ha intrapreso azioni militari contro Israele solo quando è stata toccata direttamente dalla sua potenza di fuoco.
A livello internazionale la situazione non cambia, malgrado le dichiarazioni filo-palestinesi di tantissimi leader politici. Anche durante i momenti peggiori della crisi di Gaza, solo la Turchia ha interrotto l’import-export con Israele: Pechino sta cercando da anni di inglobarlo nella Nuova Via della Seta e rimane il suo principale partner commerciale, mentre Russia ed India continuano ad esportare beni fondamentali.
Tesi 8 – I limiti dello sviluppo riguardano tutta la società umana, ma in Medio Oriente certi fenomeni risultano più accentuati e c’è il rischio concreto che si rivelino un’anticipazione di qualcosa che accadrà a livello globale (qui per i dettagli completi).
Quello israelo-palestinese è un conflitto in cui il cerchiobottismo porta fuori strada. Dire “sì però anche Hamas ci mette del suo” significa non aver capito niente di questo conflitto e delle sue origini.
Sono decenni che i palestinesi provano a trattare (compresa Hamas), a fare e accettare offerte di pace (compresa Hamas), a riconoscere Israele od offrirsi di farlo, a cambiare tattica, a essere più o meno pacifici, ad armarsi e disarmarsi, ad allearsi con gli arabi, poi con l’Iran… Israele è sempre uguale. Non è una deriva questa del paese di oggi, è come Israele è sempre stata sin dall’inizio, solo che un sacco di gente non voleva vederlo.
Dire ai palestinesi di fare accordi con gli israeliani è utile come dire agli indiani di fare accordi con il governo americano. Quegli accordi non valgono praticamente niente nel momento in cui una parte è dichieratamente espansionista e venti volte più forte dell’altra. O sei in grado di fermare chi è venuto per prendere il tuo posto *con la forza*, o è meglio che lasci perdere.
Questo non significa che allora va bene fare stragi di civili. Così come non andava bene prendere gli scalpi dei nemici. Ma, nel grande schema di come si risolve questo conflitto, è irrilevante. O sopravvivi e mantieni la tua terra, o soccombi. Fare accordi con un nemico la cui UNICA RAGIONE DI ESSERE è prendersi la tua terra ha senso solo se sei in una posizione di forza in grado di imporre all’avversario di rispettarli, o pagare un prezzo.
Come stanno mostrando, tra parentesi, l’Europa e l’Iran a Trump. O l’Ucraina alla Russia.
“Cerchiobottismo” è l’atteggiamento da ignavo di chi dà ragione e torto un po’ all’uno e un po’ all’altro, mentre io ho apertamente dichiarato la mia parte e neanche per un secondo ho giustificato la rappresaglia di Gaza. Pertanto questa accusa la spedisco al mittente, e mi permetto di dire semmai che i riflessi pavloviani non sono particolarmente utili per capire che cosa è cambiato negli ultimi 15 anni. Fossilizzandoci sulle origini e volendo dipanare un seguito di fatti storici ‘fatali’, si sta perdendo di vista il presente.
Non hai mosso una considerazione di merito sull’articolo, hai solo voluto difendere quello che ti sembra essere l’onere leso di Hamas e della Palestina, come se io mi fossi messo a dissertare su cosa avrebbero dovuto fare o meno. Io ho detto un’altra cosa, che le azioni intraprese da Hamas dal 2006 a oggi hanno molto più senso nell’ottica dell’Asse della resistenza che in quello dell’autodeterminazione palestinese, dal momento che uno degli effetti della sua condotta è stata dividere forse in modo irrimediabile Striscia e Cisgiordania.
Dopo il 7 ottobre 2023 e l’assedio di Gaza, quanto è migliorato la “posizione di forza” dei Gazawi e di Hamas e quanto quella dell’Iran?
Igor, non prendertela, ma credo che tu non capisca la mia obiezione.
Non sto facendo la difesa d’ufficio di Hamas, né scusando i loro crimini né elogiando la loro strategia. Semplicemente non credo che la divisione in Palestina e la distruzione di Gaza siano attribuibili ad Hamas, e quindi la tua analisi in questo senso è fuori tema e irrilevante (non sul resto del Medio Oriente, ma sulle questioni legate a Israele).
Il caso palestinese è quasi scientifico, nel senso che abbiamo un gruppo di controllo. Abbiamo Gaza e la Cisgiordania. Tutte le cose che si rimprovera ad Hamas di non aver fatto (anche se alcune le ha fatte, tipo la resistenza pacifica e le ripetute offerte di pace e accordo a Israele, che tu evidentemente ignori), l’ANP le ha fatte. Accordi con Israele. Cessioni di parti del territorio. Addirittura repressione sanguinosa della resistenza palestinese in qualsiasi sua forma e polizia e sicurezza per conto di Israele. Risultato? La stessa cosa che succede a Gaza: stragi, perdita di territorio, arresti di massa, soffocamento economico… A Gaza è stato fatto più in fretta perché la concentrazione di persone è maggiore e quindi si faceva prima, mentre la Cisgiordania è molto più grande e ci vuole più tempo, e inoltre non si può bombardare a tappeto perché è piena di Israeliani, ma comunque la Cisgiordania sta facendo la stessa fine nonostante le strategie adottate siano state quelle opposte. Inoltre, almeno Hamas è riuscita a far uscire i coloni da Gaza, cosa che in Cisgiordania non è successa.
Quindi, secondo me, il fatto che tu continui a dire che Hamas ha invitato la rappresaglia e che ha diviso la Palestina e ha sbagliato strategia non c’entra niente con la realtà dei fatti, e questo perché Israele ha sempre voluto espandersi, non ha MAI voluto far rientrare i profughi palestinesi, è nata facendo in tutta la Palestina quello che sta facendo oggi, solo che si sapeva meno, e ha sempre usato i negoziati come pretesto per intanto continuare ad arraffare, per cui che uno voglia parlare e trattare con Israele o no è a conti fatti del tutto irrilevante.
L’unico modo per fermare Israele è togliendo il sostegno che riceve e usando la forza. Questo è quello che Hamas ha provato a fare, ma è chiaro che è un’impresa quasi impossibile. Resta il fatto che, avendo provato tutte le altre, è l’unica strategia che ha qualche speranza di funzionare. Così come lo era con la Germania nazista, e con i colonialisti europei, che si sono arrestati solo dove hanno incontrato resistenza, e il costo di sopraffare questa resistenza o era troppo alto, o non potevano più permetterselo.
Chiedere sostegno all’Iran è un modo per non essere proprio soli contro il resto del mondo; non credo che ad Hamas importi particolarmente, a parte questo, dell’Asse della Resistenza, così come ai partigiani non importava particolarmente dell’Inghilterra e forse neanche degli Stati Uniti.
Spero che la mia posizione sia chiara. Tu sei liberissimo di non essere d’accordo, a maggior ragione sul tuo blog, ma cerca di capire cosa sto dicendo.
Tu sei liberissima di pensarla come vuoi, è il cerchiobottista che non accetto.
Comunque, non è che hai cambiato il tuo atteggiamento: continui a vedere quello che ho scritto come pro o contro Hamas, mentre il punto è un altro, cioé non credere a narrazioni non più valide. Ossia
– pensare che ci troviamo ancora nel mondo “unipolare” di fine anni Novanta e inizio Duemila, e che il fondamentalismo sia un fenomeno in stile talebani di rifiuto in toto o quasi del modello occidentale
– pensare che la situaziona palestinese sia ancora rimasta ai tempi delle due intifada, quando è cambiata profondamente
– pensare, come te, che Israele sia stata un monolite immutabile è che l’escalation di orrore attuale sia semplicemente una normale evoluzione di condotte precedenti.
Detto questo, liberissima persino di credere che Hamas siano i più grandi geni del mondo se vuoi, i giudizi in tal senso sono soggettivi, ma quando vado a manifestazioni propal dove mi sembra di essere ai tempi delle superiori o devo sorbirmi certe palesi idiozie di Franesca Albanese, mi pare di essere fuori dal mondo. Così come per ragioni diverse ma complementari mi sembrano Gloria Germania ed Erri De Luca, che a loro volta possono aver le qualsivoglia simpatie per le parti coinvolte in questa vicenda.
La Striscia aveva ottenuta appunto la completa rimozione degli insediamenti coloniali, e vallo a dire a chi vive in Cisgiordania se questo è poco, così come ricevere i miliardi di dollari transitati dal Qatar. Ha istituito una propria amministrazione civile, forze di polizia e un apparato di sicurezza e di welfare interno, parallelamente all’ala militare. Tutte situazioni rimaste in essere anche quando Hamas tra il 2008 e il 2014 ha condotto alcune azioni di una certa entità che hanno portato alla reazione dell’Operazione Piombo fuso e successive. Quindi trattare non è stata affatto irrilevante, almeno nel loro caso: e se l’ANP ha avuto ben altro tipo di trattamento, non credo si possa imputare alla paura per qualche salva occasionale di razzi Qassam.
Tutto questo è avvenuto con Netanyahu che urbi et orbi dichiarava che il sostegno ad Hamas, ovviamente contestato in patria, era per affossare il progetto di uno stato palestinese.
Per quanto riguarda Israele, l’obiettivo condiviso a destra e sinistra è sempre stato il controllo delle risorse idriche di Cisgiordania e Golan, anche la bozza di piano di pace di Barak enfatizzava questo aspetto. “La Grande Israele” è una distopia vista con orrore da tanti settori della politica e della società israeliana, benché non per amore di arabi e palestinesi ma per puro realismo.
O erano convinti di avere le spalle coperte e ‘qualcuno’ li ha traditi oppure, se non erano del tutto idioti, non potevano immaginare esito diverso e sperare negli scrupoli morali di Nethanyahu, Ben-Gvir e la loro cricca. Strategia “sbagliata”? Cinicamente parlando dipende dai punti di vista. Ai gazawi non mi pare abbia portato particolari vantaggi, ma nell’ottica dell’Asse della resistenza (cioé di Teheran) può aver dato molto, in particolare aver esposto in mondovisione orrori e crudeltà che hanno toccato le punte peggiori dalla fine della seconda guerra mondiale e che hanno squalificato forse per sempre Israele agli occhi di gran parte dell’opinione pubblica internazionale, unitamente ai paesi arabi che non hanno mosso un dito. E questo riconduce a quanto dico nell’articolo.
La rappresaglia su Gaza non ha paragoni nella storia israeliana né altrove, per proporzione di morti e distruzione.
A conti fatti quelli del 7 ottobre sono stati attacchi dimostrativi abbastanza fini a se stessi, non hanno provocati nuova Intifada.
Se non importava allora perché sono andati avanti nonostante si fosse capito che l’Iran non avrebbe mosso un dito, proprio come si chiede l’ex dirigente di Hamas citato nel pezzo? La mia risposta è che oramai l’organizzazione è oramai diventata qualcosa di simile a Hezbollah, che risponde a logiche superiori a quelle della “semplice” lotta all’occupazione palestinese.
Vuoi davvero paragonare il sostegno dato dagli Alleati ai partigiani con quello dell’Iran ad Hamas? E’ una barzelletta che non fa ridere.
Il 7 ottobre (al netto dei crimini di guerra) è stato come l’insurrezione del ghetto di Varsavia. A un certo punto capisci che o ti fai soffocare e uccidere lentamente, che era il destino di chi viveva a Gaza, o combatti una battaglia che hai ottime probabilità di perdere, ma almeno fai qualcosa, ci provi.
Inoltre avevano capito che l’unica cosa di cui importa a Israele sono loro stessi, per cui prendere ostaggi, in cambio dei quali avevano ottenuto già concessioni in passato, era l’unica strategia possibile. Questo non per giustificare, per spiegare. Il fatto è che la società israeliana ormai è talmente genocidia che hanno preferito far morire alcuni dei loro che fermarsi.
Trattare non serve di per sè, lo devi fare da una posizione di forza. Israele si ritira solo quando il costo di restare diventa troppo alto (così aveva fatto come in Libano).
E certo che vogliono espandersi, mi sembra evidente, si stanno espandendo!
Per quanto mi riguarda, data la situazione così estrema, tutto il resto è irrilevante.
Quella della barzelletta non l’ho capita, comunque ognuno ha detto la sua, chiudiamola qui.
Liberissima di voler troncare la discussione, siccome non ci stiamo scambiando messaggini sul telefono ma siamo in un contesto pubblico, una cosa devo assolutamente dirla per non dare adito a equivoci di alcun tipo.
Il parallelismo Ghetto di Varsavia nella Polonia occupata/Gaza pre 7 ottobre 2023 è completamente fuorviante. A Varsavia il ghetto era militarizzato dai tedeschi e stipato all’inverosimile, solo nel 1941 morivano 2000 persone al mese di fame e malattie. Quando nell’aprile del 1943 la popolazione del ghetto si sollevò, l’anno prima erano già iniziate le deportazioni per il campo di sterminio di Treblinka. Insomma, non c’era oramai più nulla da perdere.
La Striscia di Gaza invece era diventata un’quasi-stato’ senza nessun israeliano al suo interno. Con grandissimi problemi: alta disoccupazione, servizi essenziali carenti, blocco economico e difficoltà ad uscire dal territorio (per difficoltà frapposte non solo da Israele ma anche dall’Egitto), rischi di bombardamenti israeliani. Però niente coloni e situazioni decisamente preferibile a vivere in un campo profughi di un paese arabo. Insomma, c’era da perdere e infatti l’hanno perso.
Israele ha ESATTAMENTE le stesse intenzioni e azioni di sterminio dei nazisti. Non c’è più nessuna differenza. Anche i nazisti non hanno cominciato subito con le camere a gas, ma con le leggi discriminatorie. Israele sta finendo di massacrare i palestinesi ma ha iniziato decenni fa. Non capisco come fai a non vedere questa traiettoria, tra l’altro apertamente dichiarata da loro stessi!
Inoltre, Israele è obbligata a far ritornare i profughi, ma non lo fa. I palestinesi hanno organizzato la pacifica marcia del ritorno, e gli hanno sparato contro. A un certo punto dovevano provare qualcos’altro.
Tu stai guardando un momento statico: in quel momento, a Gaza si poteva sopravvivere, anche se male, quindi non conveniva insorgere. Ma colloca quel momento in decenni di condizioni sempre peggiori a fronte di un continuo allargamento israeliano, in cui i torti del passato non vengono riparati e ne vengono fatti di nuovi, e vedrai che non c’erano più alternative al giocarsi il tutto per tutto.
Quando Israele occupò Gaza e Cisgiordania nel 1967, i palestinesi erano complessivamente 1,1 milioni: oggi sono 5,6 milioni. C’è stato un colonialismo crudele con ripetuti atti di barbarie, ma se ci fosse stato un intento genocidiario “fin dall’inizio”, la popolazione sottomessa non aumentava di 5 volte.
Come ho detto nel pezzo, con la crisi di Gaza siamo passati dalla logica del colonialismo a quello dello sterminio, c’è proprio l’intento di causare più morte possibile, per cui parlare di intenti genocidi non è più campato per aria. Detto questo nel III Reich non c’erano rappresentanti degli ebrei così come ci sono invece degli arabo-israeliani in parlamento (nella Germania nazista non c’era proprio più un parlamento), non c’erano tribunali che in dispute con tedeschi davano talvolta ragione agli ebrei e soprattutto non c’era una società spaccata.
Perché, anche se nella società israeliana i sentimenti umanitari per i palestinesi sono in grande minoranza, la paura di una deriva teocratica e fascista a causa della dose sempre più elevata di orrore, fanatismo e militarismo è molto reale: Olmert e Haaretz non sono estremisti di sinistra.
Il 7 ottobre non l’hanno fatto ‘i palestinesi’ è stata un’azione specifica di Hamas. Non è stato una sollevazione popolare come le Intifada bensì un atto messo in pratica da commandos che avevano ricevuto un particolare addestramento, per un’operazione speciale basata su tunnel sotterranei costati probabilmente fino a 1 milardo di dollari (che incredibilmente sono sfuggiti agli occhi dell’efficientissimo Mossad, ma questa è un’altra storia).
La stragrande maggioranza della popolazione di Gaza non ne sapeva nulla e chi avrebbe dovuto preoccuparsi della sua incolumità non sembra averci pensato granché.
Le due intifada unirono popolazione di Gaza, Cisgiordania e arabo-israeliani, per fatti oggettivamente meno gravi della carneficina di Gaza, eppure questa non ha prodotto la medesima reazione fuori dalla Striscia. Un fatto su cui penso si debba riflettere, visto che si è parlato di divisione all’interno della causa palestinese.
Non ho detto questo, nei territori occupati c’erano migliaia di ragioni per solleversi: ho negato decisamente il parrallelismo con il ghetto di Varsavia. Lì non c’erano alternative a quello che hanno fatto, mentre gli attentati del 7 ottobre hanno richiesto anni di preparazione e addestramento, se devi tentare il tutto per tutto non hai questo tempo e possibilità di pianificare.
“mentre gli attentati del 7 ottobre hanno richiesto anni di preparazione e addestramento”
Ah, quindi se improvvisavano era meglio? Non ti seguo.
Stai usando le stesse argomentazioni dei sionisti! Per esempio quello dell’aumento della popolazione, che non è un parametro per stabilire se si tratti di genocidio o no. Il genocidio comunque è adesso, non dall’inizio; quello che volevo dire è che i sionisti hanno sin da subito dichiarato che gli arabi erano un problema e bisognava mandarli via, e così hanno cominciato a fare da subito, dalla Nabka e forse anche prima. Anche i nazisti non hanno subito cominciato con lo sterminio, ma con la propaganda, le leggi, la discriminazione… l’olocausto vero e proprio è stato l’apice, non la prima cosa in ordine temporale, e lo hanno implementato quando hanno visto che era il metodo più veloce per non avere più ebrei nei loro territori. Così come gli israeliani hanno provato a mandare i palestinesi da qualche altra parte; quando hanno visto che ne restavano comunque troppi, e che tanti proprio non vogliono abbandonare la loro terra e continuano a resistere, hanno iniziato ad ammazzarli. L’intento è sempre stato cacciarli, non ucciderli tutti. I genocidi sono in gran parte così, perché è molto faticoso uccidere in toto un intero popolo: se ne ammazzi abbastanza perché gli altri se ne vadano, missione compiuta. Se non se ne vanno, continui ad ammazzare finché comunque o sono completamente assoggettati e minoritari, o smettono di esistere.
Non è questione che sia “meglio” o “peggio” (ognuno libero di pensarla come crede), ma che è stata oggettivamente UN’ALTRA COSA rispetto alle intifada che furono un fenomeno di popolo che unì i palestinesi delle diverse fazioni, compresi gli arabo-israeliani.
Mettiti d’accordo con i sionisti, perché per le stesse posizioni che sto tenendo mi hanno sempre detto le peggiori cose. Comunque le cose non cambiano: se una potenza militare come Israele in 59 anni avesse voluto condurre “Sistematica distruzione di una popolazione, una stirpe, un’etnia o una comunità religiosa” (Treccani), i palestinesi non sarebbero diventati cinque volte tanto.
Sul fatto che questa parola ora non sia più inopportuna siamo d’accordo.
I nazisti ci misero solo due anni per fare le leggi di Norimberga e nove anni dopo erano pronti i piani per la Shoah. In 78 anni, i diritti degli arabo-israeliani sono aumentati considerevolmente, non diminuiti, e oggi costituiscono il 20% della popolazione israeliana (e l’arabo era lingua nazionale prima che arrivasse la masnada attuale al governo). Non una condizione troppo invidiabile la loro, a meno che non venga paragonata con quella dei discendenti della Nabka che vivono ancora confinati in orribili campi profughi di stati arabi che nessuno per questo ha mai paragonato al III Reich.
Siccome fai questi paragoni con la Germania nazista, dipingi ugualmente Israele come uno stato totalitario a partito unico dove vige un’unica comunità di intenti, ma non è così. I fautori della “Grande Israele” e della deportazione ci sono sempre stati, ma fino a tempi relativamente recenti erano oscenità dell’estremismo politico extraparlamentare. L’intento condiviso da destra a sinistra, quello sì, era mantenere un controllo sulle risorse idriche della Cisgiordania. Gli insediamenti a Gaza sono stati smantellati inizialmente sotto Sharon, non certo un amico dei palestinesi, ma uno che non sosteneva una espansione tumorale di Israele.
Oggi sì, le cose sono profondamente cambiate. Ma mettere le cose in retrospettiva per far apparire una continuità di intento genocidiario dal 1948 a oggi non è corretto.
Certamente la logica colonialista, basata su di una discriminazione palese e dichiarata, può essere una tappa in direzione di un estremo che porta a una situazione tipo III Reich, ma come dimostra la storia delle potenze coloniali mica è un fatto automatico. E’ orribile, ingiusta e sanguinosa? Certo. Ma non è per forza come il nazismo
Detesto la contabilità della morte, però ammazzando in media 320 persone all’anno in tutta la Palestina era un po’ difficile farli smettere di esistere. Continui a dipingere la carneficina di Gaza, nella sua orribile entità, come un fatto normale prima del 2023, ma non era per nulla così. I numeri parlano da soli, non è questione di opinioni.
Igor, la nakba fu una pulizia etnica sanguinosissima, con uccisioni, stupri, armi pesanti, eccetera. Senza azioni come questa Israele non sarebbe nemmeno esistita, per cui gli israeliani “di sinistra” possono girarsi dall’altra parte finché vogliono, compiacersi di quelle briciole di diritti che danno ai palestinesi (sulla *loro* terra!) ma il paese di cui sono orgogliosi cittadini esiste solo grazie alla pulizia etnica.
Sul fatto che non ci fosse stato niente come a Gaza oggi sono d’accordo, ma per l’appunto la mia tesi è questa: tutto quello che è successo prima non poteva che portare a questa situazione, anche se non tutti gli israeliani, chiaramente, sarebbero voluti arrivare a tanto. Ma la traiettoria quella era.
Seguo un po’ (finché riesco a mandarlo giù) il dibattito interno israeliano, e le cose che dicono apertamente su cosa vogliono fare ai palestinesi, compresa l’opposizione, i media di massa, la gente normale, sono molto, molto più estreme di quanto ci immagineremmo. L’intero popolo israeliano con poche eccezioni è in preda a una febbre genocida, e questo non succede se non avevi il seme di quella cosa da tanto tempo, così come l’antisemitismo durava da secoli in Europa, prima di arrivare all’Olocausto. Questo non significa che tutti gli europei della storia volessero fare un genocidio, ma che certe cose se non le fermi vanno a finire così.
Guarda che io non sto facendo l’apologia di Israele (faccio solo notare che, purtroppo, fatti paragonabili alla Nakba ne sono successi in altre parti del mondo) sto solo contestando la tua equazione Israele=Germania nazista. Assurdo quanto vuoi, oggi la condizione migliore per un palestinese è quella di cittadino arabo-israeliano, mentre dal 1933 in poi la Germania non è mai stata il posto migliore per gli Ebrei (lo era prima, semmai).
Herzog si è scagliato pubblicamente contro le violenze dei coloni, Olmert e altri politici hanno parlato chiaramente di crimini di guerra a Gaza e ci sono tribunali che danno ai palestinesi, la pena di morte per i palestinesi è passata con 42 votri contrari su 110 della maggioranza… ripeto, tutto più per la paura della degenerazione che può colpire Israele che per preoccupazione dei palestinesi: ma la questione che pongo io non è che Israele sia campione dei diritti umani, ma che non sia il III Reich come dici tu.
“Il 7 ottobre (al netto dei crimini di guerra) è stato come l’insurrezione del ghetto di Varsavia. ”
Completamente diverso. Varsavia era in Polonia non in Germania. Sarebbe stato simile se ci fosse stata una regione abitata da Ebrei in Germania e questi fossero insorti. Il guaio fondamentale è proprio questo, ovvero che per gli Israeliani i Palestinesi sono una specie di infestazione da eradicare dentro le terre di Israele, cioè la Paestina non deve esistere, deve essere cancellata e tutto deve essere Israele. Vale lo stesso nella direzione opposta, ovvero per gli “Arabi” e a maggior ragione per quelli di Israele, Israele è una aberrazione creata dal nulla nel Novecento importando Ebrei da tutto il mondo e deve essere cancellato per ridare la terra (luoghi santi ecc) ai legittimi proprietari.
A parte un’altra ovvia considerazione, ovvero “cui prodest” che in Medio Oriente ci sia la guerra permanente, la cosa che trovo inammissibile è che quanto scritto sopra, ovvero che gli Israeliani vogliono eliminare la Palestina e i Palestinesi vogliono eliminare Israele, pur essendo evidente, noto a tutti, consegue nel discorsetto della “pace” tramite i “Due Stati”. Che è impossibile topologicamente perché non c’è spazio e ideologicamente perché tanto nelle premesse dell’esistenza di Israele che in quelle della Palestina c’è la cancellazione della parte avversa che è il male per il solo fatto di esistere, è una aberrazione.
Aggiungo che anche la faccenda del “mondo multipolare” è una fantasia. Cosi come le fantastiche capacità tecnologiche degli Iraniani o degli Houti eccetera. Tutto questo in realtà si dovrebbe leggere colla constatazione che nello “Occidente” nessuno ha voglia di essere incomodato per una qualsiasi ragione. Arancione è stato eletto Presidente promettendo proprio questo, cioè “vi prometto soldi e comodità”, cioè nessuna avventura imperial-militare che come minimo significa distrarre fondi, nessun impegno “geopolitico” per la stessa ragione. In Europa tutti i movimenti-partiti dei “Patrioti” promettono esattamente lo stesso, nessuna avventura, nessun impegno, ognuno si fa gli affari suoi pensando alle rate e alle vacanze.
Questa forza centripeta ovviamente fa si che agli Iraniani basti provocare un minimo disagio, anche solo potenziale, per avere un argomento di ricatto. Non gli serve nessuna “potenza”, perché sanno che basta stare li e tenere duro mentre salgono i lai sulle bollette, sui voli cancellati, eccetera.
Non mi pare, dal momento che i rapporti tra svariati paesi arabi e Israele sono rimasti ottimi anche durante i peggiori momenti della crisi di Gaza. Giordania e Arabia Saudita addirittura hanno contribuito alla difesa di Israele durante i raid missilistici iraniani.
Non è questione di “fantastiche capacità tecnologiche”, ma non sono molti gli stati al mondo capaci di produrre droni da combattimento o uranio altamente arricchiti.
I Paesi arabi sono costretti a tollerare l’esistenza di Israele se non vogliono tirarsi addosso gli USA. Contrariamente alla vulgata sul “mondo multipolare”, il collasso dell’URSS ha privato tutti questi (ed altri) Paesi del loro “sponsor” principale, nella logica delle “proxy war”.
Invece riguardo le “capacità” dell’Iran, è un pensiero irrazionale, magico.
La ragione d’essere dei droni non è che siano particolarmente efficaci, non sono “wunderwaffen”, tutto il contrario, esistono perché sono molto più economici delle “armi convenzionali”. Ovvero, per fare un esempio, un drone di quelli usati nella guerra Russo-Ucraina costa una piccola frazione di un missile come i famosi “storm shadow”.
Il fatto che i droni siano economici significa automaticamente che siano facili da fabbricare, ergo praticamente chiunque se li può procurare.
Ancora, i droni sono economici, tutti se li possono procurare e quindi dove sta la fregatura? Sta nel fatto che non hanno una vera funzione militare, servono solo a dare fastidio. Dare fastidio è quello che, come scritto sopra, può fare l’Iran contro lo “Occidente” perché appena aumenta la bolletta o salta il volo per le vacanze, la popolazione insorge.
E’ più o meno la stessa ragione per cui dai territori circostanti Israele vengono lanciati continuamente tutti i tipi di aggeggio, dai palloncini con attaccato un petardo ai missili più o meno complicati. Non ha nessuno scopo militare, serve solo ad infastidire la popolazione. E’ una cosa che puoi fare quando NON TI IMPORTA DELLA RISPOSTA, per esempio al clero iraniano non importa se un domani gli USA mandassero uno stormo di B52 a radere al suolo la capitale, cosi come ai capoccia di Hamas o Hezbollah non importa se Israele bombarda o invade. Anzi, spesso e volentieri più gente viene fatta a pezzi, più forte la propaganda del regime.
La vera capacità, come per altro per la Russia, è quella di sacrificare migliaia o milioni di persone senza rispondere a nessuno.
Riguardo il “nucleare”, trattasi di tecnologia vecchia di cent’anni e disponibile su Internet. E’ solo questione di mettere insieme i pezzi spendendo abbastanz soldi. CHIUNQUE, coi soldi, può avere il suo bel reattore nucleare per fare la corrente e può anche mettere insieme una qualche bomba atomica. Non esiste nessuna vera barriera all’ingresso.
Non è vero, agli USA bastava sentire loro lanciare strali contro Israele solo a parole. Penso sia più banalmente adorazione del dio denaro.
Se i russi comprano gli Shaed qualche motivo ci sarà. E solo un ristretto numero di nazioni costruisce droni militari.
Ma tutto il discorso non è sostenere che l’Iran sia uno stato iper-tecnologico, ma che il progresso tecnico occidentale gli fa gola alla faccia del conservatorismo.
Se davvero fosse così l’Iran non avrebbe reagito alle peggiori offese iraniane con poco più che buffetti, e avrebbe appoggiato Hamas dopo il 7 ottobre. Col cacchio che l’hanno fatto.
Azz, allora vado subito su Amazon a comprarmi delle centrifughe per l’arricchimento dell’uranio!!!!
Eh meno male che è così!
“Se i russi comprano gli Shaed qualche motivo ci sarà.”
Non li comprano.
Li fabbricano in proprio, hanno copiato il progetto generale ma l’aggeggio attuale è abbastanza diverso, infatti adesso usano un qualche tipo di motore a reazione invece dell’elica originaria. Questo serve per aumentare le prestazioni, particolarmente in termini di quota e velocità, cosa che ostacola la contraerea ucraina.
Torno a dire, questo è “pensiero magico” che attribuisce un valore simbolico enormemente superiore al valore reale al cosidetto “drone”.
Che altro non è che un aeromodello con attaccato dell’esplosivo. Per capirci, se guardiamo i “flamingo” che sono una specie di missilone “da crociera” costruito dagli Ucraini, è praticamente IDENTICO alle V1 tedesche di cent’anni fa. Un razzo per il decollo dalla rampa, un motore a getto che in origine era uno “statoreattore” (forse anche oggi), un paio di alette davanti e dietro per stabilizzare il volo. All’epoca non avevano l’elettronica odierna e il posizionamento satellitare ma anche senza un giroscopio bastava per fare cadere le V1 su Londra.
Tutta la faccenda, torno a dire, ha senso perché i missili schierati dalla NATO (ad esempio) sono enormemente sofisticati e quindi costosi, tanto che di fatto sarebbero impossibili da produrre per una nazione in guerra. Viceversa, i “droni” sono a livello “amatoriale” o di piccola officina meccanica, si possono fabbricare con materiali poveri come il legno o la plastica e usano componenti facilmente reperibili sul mercato degli utensili o ancora della hobbistica.
Come provavo a spiegare in precedenza, i “droni” sono inutili dal punto di vista militare perché o non sono abbastanza precisi o non sono abbastanza distruttivi. Non è un caso che gli Ucraini stiano martellando raffinerie e depositi di carburante, sono obbiettivi estremamente vulnerabili. Un qualsiasi edificio protetto richiede tutta una serie di funzioni che il “drone” non può avere, oltre la guida autonoma, perché non puoi sempre contare su Starlink, per esempio la capacità di esplodere dopo avere penetrato il bersaglio, una quantità di esplosivo sufficiente, magari capacità di eseguire un approccio “evasivo”.
“E solo un ristretto numero di nazioni costruisce droni militari.”
Assolutamente falso.
Per due motivi. I “droni militari” di cui parli sono quelli originariamente progettati dagli USA per la sorveglianza e poi modificati per portare bombe e missili. Quelli, essendo stati progettati dagli USA, sono complicati come aerei con un pilota e hanno la difficolta di fabbricazione e il costo collegati.
I “droni militari” usati in Ucraina o in altri posti non sono “militari” se non per il fatto che portano dell’esplosivo. Per tutto il resto sono uguali ai “droni” usati dagli hobbisti. Sono fatti con materiali poveri, di solito in modo che siano assemblati immediatamente prima dell’impiego, usano piccole batterie e tutti componenti elettronici che compri su Amazon. (vedi sotto).
Veniamo quindi al secondo ovvio motivo, CHIUNQUE oggi può fabbricare ed impiegare “droni militari”.
Torno a dire, è questa la “pseudo-rivoluzione” dei “droni”, ovvero che una nazione con grandi mezzi viene ostacolata da una nazione con pochi mezzi, perché, come succede in Ucraina, per dare fuoco ad una raffineria non serve un missile che costa tot milioni di euro, basta un modellino che costa qualche centinaio o qualche migliaio di euro (cambia di fatto solo la distanza a cui vuoi arrivare, non la tecnologia di base).
“Ma tutto il discorso non è sostenere che l’Iran sia uno stato iper-tecnologico, ma che il progresso tecnico occidentale gli fa gola alla faccia del conservatorismo.”
Non gli fa gola, tutto il contrario. Ma SONO COSTRETTI. Sono costretti per due motivi, uno banalmente è sfamare le masse, l’altro è che se vogliono presentarsi come una “potenza” devono esibire i simboli che oggi si associano alla “potenza”.
“Se davvero fosse così l’Iran non avrebbe reagito alle peggiori offese iraniane con poco più che buffetti, e avrebbe appoggiato Hamas dopo il 7 ottobre. Col cacchio che l’hanno fatto.”
Non seguo il sillogismo. Non vedo che collegamento ci sia tra lo “appoggio ad Hamas” (che poi mi piacerebbe sapere in cosa si tradurrebbe in concreto) e il fatto evidente che gli USA non possono piegare l’Iran solo coi bombardamenti perché all’Iran non fa nessuna differenza se ammazzano mille, diecimila o centomila persone, mentre, come dicevo, all’Iran basta ammazzare una quindicina di soldati americani per mettere in difficoltà il Governo in carica.
“Azz, allora vado subito su Amazon a comprarmi delle centrifughe per l’arricchimento dell’uranio!!!!”
Non le vendono forse su Amazon perché è un prodotto fatto su misura o quasi. Però se chiami una azienda che le fabbrica, che non so quale sia, diciamo la Siemens e mandi un bonifico di qualche milione, stai sicuro che ti consegnano la tua bella centrifuga senza problemi. Alla fine è lo stesso di qualsiasi altra cosa, che ne so, gli pneumatici usati per i veicoli industriali come i trattori o per gli aerei. Ti servono le macchine per fabbricarli, chiami l’azienda che le fa, paghi e te le consegnano. Non c’è niente di “magico” nemmeno qui, i principi tecnici sono cose archiate da tempo. E’ solo che mentre il pane lo mangiano tutti quindi ci sarà un forno ogni tot persone, una centrifuga per arricchire l’uranio è poco richiesta quindi sono poche le aziende che la vendono.
“Per capire la prospettiva, solo per prendere un’isola del Pacifico su cui fare atterrare i bombardieri una volta gli Americani erano disposti a perdere 25 mila soldati. Adesso se ne perdono 15 già è una guerra persa
Eh meno male che è così!”
A me non interessa in questa sede esaminare il “male” e il “bene”, sto dicendo che se vuoi mettere sotto il Giappone devi fare arrivare i bombardieri sopra Tokio, quindi ti serve un’isola entro il raggio che il bombardiere può coprire e se per prendere l’isola devi sacrificare 25 mila soldati, lo fai.
Viceversa, se non puoi sopportare le perdite, non puoi mettere sotto l’Iran. L’Iran lo sa quindi alla fine “vince”.
Allora è “costretto” chiunque altro al mondo.
Se davvero in Iran non si fanno problemi ad essere massacrati perché non hanno iniziato pesanti attacchi a Israele al tempo dell’assedio di Gaza invece di limitarsi alle parole e a qualche piccolo gesto dimostrativo quando Israele ha fatto cose molto gravi come distruggere la loro ambasciata in Siria.
Scusa ma hai le idee un tantino confuse sull’argomento…
Ripeto, ancora, la “forza” dell’Iran è la stessa dei Talebani o del Vietnam del Nord. La capacità di sopportare i bombardamenti più a lungo di quanto gli USA possano sopportare di bombardare. Hanno ammazzato una quindicina di soldati americani, con vari aggeggi e questo già mette in difficoltà l’Arancione che si è fatto eleggere dicendo “no more wars”. Hanno sparacchiato sulle navi che passavano e questo mette in agitazione “i mercati” a livello planetario.
Per capire la prospettiva, solo per prendere un’isola del Pacifico su cui fare atterrare i bombardieri una volta gli Americani erano disposti a perdere 25 mila soldati. Adesso se ne perdono 15 già è una guerra persa.
Putin ha fatto ammazzare 500mila soldati solo per dare sostanza alla predicazione di Dugin su Mosca la Terza Roma.
Incidentalmente questo ci dice anche perché in certi posti, in certe situazioni culturali e politiche, si voglia figliare a più non posso. Costa di più un ragazzetto col fucile o un missile?
Sulla tesi n. 2.
La società iraniana è molto piu avanti di quanto ci si racconta in occidente. Se esiste una repressione religiosa è altresì vero che la voglia di emancipazione è altrettanto forte. Ammesso che i dati sull’istruzione femminile siano verosimili, la spinta verso la conquista di diritti elementari è inevitabile. Sarà una lotta sanguinosa ma una massa critica di donne così istruite non si puo fermare, vedi ad esempio la maratona del dicembre 2025 dove 2000 donne hanno corso senza velo!
L’America attaccando l’iran ha solo rafforzato il regime e ha bloccato per ora le spinte di emancipazione della popolazione.
Bastava aspettare.
Sì, l’attacco militare USA-Israele ha avuto proprio l’effetto che dici. Tempi ancora più cupi in arrivo per la società iraniana…
Aggiungo che una nazione che investe sull’istruzione come l’iran è per me preferibile a quei paesi arabi comele monarchie del golfo dove si investe sull’industria del lusso e sulla finanza, dove si attirano i capitali piu insanguinati del pianeta, dove si pratica la schiavitù ed i diritti umani sono riservati a chi se li puo’ pagare.
Sono due contesti che non si possono confrontare.
Nelle “monarchie del lusso” non c’è bisogno di investire se non per l’idea che prima o poi l’economia del petrolio potrebbe contrarsi. Altrimenti nessuno li avrebbe bisogno di lavorare o di studiare, chi lo fa, lo fa per riempire le giornate.
In Iran invece ci sono delle masse di poveretti da sfamare, oltre che da indottrinare.
Se il clero avesse un modo per sfamare le masse SENZA istruzione, sarebbe felicissimo di applicarlo. Purtroppo per loro la semplice coltivazione dei campi con sistemi arcaici consente di sfamare molta meno gente del necessario e quindi SONO COSTRETTI a “modernizzare” il Paese, col rischio che il macchinario gli sfugga di mano.
Poi c’è il solito problema, un ricco si toglie tutti gli sfizi, compresi quelli vietati, non ha particolari motivi di “rivoluzione”.
Un poveretto, quindi un Iraniano nel nostro esempio, non solo ha le necessità impellenti, ha anche la consapevolezza che altrove si possa vivere meglio. Quindi, ancora, se il clero potesse cancellare dalle menti di tutti l’idea che si possa vivere altrimenti, lo farebbe. Non potendo, deve sempre stare sul filo del rasoio consentendo dei “miglioramenti” che soddisfino le aspettative del popolo rischiando ancora che il macchinario gli sfugga di mano.
Sul fatto che si sottovaluti l’Iran, questione di punti di vista.
E’ un Paese dove è normale impiccare la gente con le gru nelle piazze.
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