La menzogna e l’ipocrisia sono strumenti politici da quando esiste la politica e sono diventate progressivamente più dilaganti man mano che le società diventavano “di massa” e i meccanismi della propaganda più numerosi e sofisticati. Questo crescendo, che coinvolge tutte le parti in causa (ma non tutti i partigiani), porta talora a divertenti paradossi, tipo dipingere i propri beniamini come sprovveduti pur di mostrarli “senza macchia e senza paura”.
Prenderemo in considerazione tre esempi illustri. In questa prima puntata parleremo di Vladimir Putin, nella seconda di Joe Biden e nella terza Donald Trump. Tutti soggetti alquanto diversi tra loro, ma parimenti interessanti. Il primo è l’ultimo, in particolare, oggetto di amore incondizionato da parte delle rispettive tifoserie e molto attenti alla creazione di “universi paralleli” costruiti a tavolino per loro da personale altamente qualificato e lautamente pagato.
Iniziando da Vladimir Putin, si nota come, curiosamente, sia proprio la sua stessa propaganda, ripetuta allo sfinimento dai più accorati sostenitori, a dipingerlo come un babbeo vittima di nemici machiavellici, fra cui Biden e Trump. Mi spiego: fra le molte versioni della vulgata secondo cui l’invasione dell’Ucraina sarebbe colpa degli USA, la più accreditata è che la graduale ed infida penetrazione della NATO avrebbe infine costretto Putin a reagire con una guerra risultata in un disastro tanto per l’Ucraina che per la Russia.
Orbene, anche le pietre sanno che l’adesione alla NATO di un nuovo paese richiede l’approvazione unanime di tutti i membri. Eppure, fino alla primavera del 2022, Putin poteva contare non solo sul veto dell’Ungheria ma anche su quello di parecchi altri fra cui la Germania, all’epoca suo principale alleato nella pancia UE-NATO e all’apice dell’influenza sulle gerarchie di Bruxelles. Per non parlare dell’allora già quasi certa vittoria alle presidenziali 2024 di Trump, da sempre a dir poco amichevole verso il Cremlino.
Ma se anche non si fidava di quelli che, all’epoca, erano i suoi migliori amici, la parziale invasione del 2014 sarebbe stata ampiamente sufficiente, perché un paese già in guerra banalmente non può entrare nell’alleanza. Dunque perché rischiare tanto? Davvero dobbiamo concluderne che uno scacchista del calibro di Vladimir Putin si sia fatto mettere nel sacco da Biden?
Ricordiamoci che stiamo parlando di un tale che ha rincollato i cocci di una Russia in frantumi, ha piegato al proprio servizio la mafia e la Chiesa ortodossa, ha portato per il naso per venti anni una furbacchiona come Angela Merkel e parecchi altri con lei. Descriverlo come un sempliciotto nega quei meriti che pure i suoi fans gli tributano.
Partendo dal presupposto che, al contrario, Putin sia un politico capace e spregiudicato, bramoso di riportare il proprio paese alle antiche glorie, avanzo un’ipotesi alternativa. Potrebbe darsi che l’idea iniziale fosse sì correlata con l’espansionismo americano e il “downgrade” geopolitico della Russia post sovietica, ma con in mente un piano ben più ambizioso e strategico della stupidaggine pretesa dalla sua stessa propaganda.
L’Ucraina era infatti la più importante e la più ribelle fra le province perdute: riconquistarla con un abile colpo di mano, una “operazione militare speciale” che rieditasse su scala più ampia il pieno successo conseguito con la parziale invasione del 2014, avrebbe infatti riportato la Russia, d’un sol balzo, nell’empireo delle Grandi Potenze, con tutti i vantaggi che ne conseguono.
Concedendoci un pizzico di ucronia, immaginiamo dunque cosa sarebbe probabilmente accaduto se davvero tutto fosse andato secondo i piani: nel giro di pochi giorni le colonne corazzate russe sarebbero entrate bandiere al vento in tutte le maggiori città incontrando ben poca resistenza, con il governo Zelensky in fuga o prigioniero, l’esercito ucraino allo sbando, e Victor Janukovich che sarebbe stato reinsediato a capo di un governo fantoccio, mentre gli americani lanciavano “severe condanne” e gli europei discutevano per decidere cosa decidere.
In tale scenario, tutte le altre ex-provincie si sarebbero affrettate a tornare al 100% sotto il concone ex-sovietico onde evitare di peggio, la UE e la NATO avrebbero perso ogni credibilità e molti paesi, anche europei, si sarebbero affrettati a compiacere in molti modi il potente e minaccioso vicino. Anche la Cina avrebbe fatto altrettanto, e l’artefice di tutto ciò avrebbe avuto un posto di “Pater Patrie” assicurato nei libri di storia dei prossimi cent’anni e più. Uno scopo dunque abbastanza importante da giustificare sia i rischi dell’impresa, sia la lunga e certosina preparazione.
Amico o nemico che lo si consideri, non si può infatti fare a meno di ammirare la sagacia con cui, impercettibilmente, Putin ha legato a sé non solo l’oligarchia russa, ma anche quella euroamericana offrendo ottimi contratti e lauti guadagni ai businessmen nostrani i quali, sapeva bene, adorano un dio unico e… quattrino.
Contemporaneamente, ha finanziato e alimentato una vasta gamma di movimenti e partiti, tanto eredi della destra che della sinistra storica, accomunati però da una retorica apertamente anti-europeista, ancor più che anti-americana. Anche questa è stata una scelta azzeccata (dal suo punto di vista).
Ma i suoi legami politici non si sono limitati a queste frange. Al contrario, si è saputo magistralmente servire dell’intero “circo Merkel” (e di conseguenza di buona parte delle stesse istituzioni UE) facendo intravedere alla cancellierona la possibilità di un’ennesima riedizione di una “Grande Germania” egemone sull’Europa, in cambio di un’egemonia russa sul suo ex impero.
Infrastrutture strategiche, come i due gasdotti Nord-Stream, furono solo l’aspetto più palese di un accordo strutturale in cui la tedesca pensava di essere la grande burattinaia, mentre era la marionetta di qualcuno molto più furbo di lei, come si vedrà nel 2022. Contemporaneamente, ha fatto sparire ogni traccia di dissidenza interna: attivisti, politici, associazioni e perfino artisti o professori politicamente non allineati sono man mano spariti, chi in galera, chi in esilio e chi al cimitero. Specialmente quelli in qualche misura filo-europeisti.
Insomma, mentre la Russia rafforzava le sue “quinte colonne” in casa nostra e demoliva le nostre in casa sua, i “nostri” non rimanevano inerti e tuttora non fanno assolutamente niente, se non prodursi in una blanda e generica contropropaganda assai meno efficace e penetrante di quella del Cremlino. Non per niente, il fronte mediatico è l’unico in cui la Russia abbia riportato importanti successi nel corso degli ultimi 4 anni.
Perlomeno in Italia, il sostegno popolare alla causa ucraina è infatti diminuito parecchio. Conosco persone che nel 2022 manifestavano in piazza contro l’invasione e oggi postano roba che farebbe ridere lo stesso Lavrov. Sotto il profilo militare, che poi si è rivelato l’anello debole della catena, mentre devolveva una crescente quota del suo magro bilancio alla ricostruzione delle forze armate, Mosca usava i suoi canali politici in Europa per spingerla al disarmo quasi completo. E non ha trascurato neppure di reiterare annualmente minacciose grandi manovre ai confini della NATO, senza che poi accadesse nulla, così da convincere i nostri uomini dabbene che il suo era solo il ruggito di una tigre di carta.
Insomma, un piano ben più intelligente, patriottico ed ambizioso di quello che lo “International Putin Fan Club” strombazza in giro, senza che io ne capisca le ragioni. Forse perché è andata male? O forse perché, per essere popolare, devi far credere di essere vittima di un complotto? O magari, nell’era attuale, per un politico, passare per un ingenuo è mediaticamente più efficace che apparire sagace?
Certo, ci sono stati degli errori di valutazione: Zelensky non è fuggito, gli ucraini hanno resistito, europei ed americani, dopo qualche giorno di tentennamenti, hanno capito che i russi si sarebbero impantanati reagendo con molto più in fretta e decisione di quanto non fosse lecito aspettarsi (della defezione trumpista parleremo nel prossimo post).
Ma ciò non significa che l’idea fosse stupida o sbagliata (sempre ragionando dall’ottica del Cremlino). Semmai, la preparazione lunga e certosina ha prodotto alla fine un errore irreparabile: non era previsto un “piano B” nel caso qualcosa fosse andato storto. Ancora oggi pare non esserci ed è questa la gravissima colpa di Putin, che lo ha privato di qualsiasi margine di manovra.
Un torto irreparabile che i russi pagheranno ancora per molto tempo, anche se nel frattempo l’Ucraina dovesse capitolare (e non è detto che avvenga). Non sempre la sconfitta di un contendente corrisponde alla vittoria dell’altro.
Personalmente non ho mai pensato che Putin fosse stupido, al limite mal consigliato (troppi lacchè che non gli hanno consentito di avere un quadro realistico della situazione) e accecato dalla sua prospettiva storica, v. ad es. il suo saggio pubblicato nel 2021:
https://en.wikipedia.org/wiki/On_the_Historical_Unity_of_Russians_and_Ukrainians
Con una ideologia del genere non si ragiona, ahimè.
In effetti credo che oramai si sia circondato solo di yesman, ossia la situazione ideale per perdere completamente di lucidità.
Ma in realtà non essere riuscito a impadronirsi dell’Ucraina nel giro di una settimana (né in quattro anni) credo gli abbia fatto aprire un po’ gli occhi.
Certo, come diceva Jacopo, il problema è non avere un Piano B.
Ma la defezione di Trump (impegnato nel suo sogno neocolonialista) potrebbe aiutarlo.
Anch’io sono certo che Putin sia tutt’altro che stupido e mi domando infatti p0erché il suo fan club lo dipinga come tale. Ripetendo la sua stessa propaganda. Insomma, abbiamo un astuto mestatore che si spaccia per ingenuo.
Quanto a Trump, non parlerei di defezione, bensì di aperto sostegno politico. Per ora.
“e mi domando infatti perché il suo fan club lo dipinga come tale”
Basta considerare i “fan club” per quello che sono, delle sette religiose: davanti alle questioni di fede la cui funzione primaria e’ fare da legante al gruppo tribale in distinzione identitaria dal resto del mondo, e’ il ragionamento razionale che si piega per servire allo scopo. Quando ci si e’ dentro, e si e’ sempre dentro in qualche misura a qualcuna di queste sette perche’ la nostra natura e’ tribale, non ci si rende conto, ed e’ necessario non rendersi conto, altrimenti il cemento si sgretola e si crolla. Se e’ vero che siamo esseri eusociali, preferiamo la morte “eroica”, l’autoimmolazione, che mollare il nostro gruppo, la propria setta, le proprie credenze, che spesso assumono la forma di millenarismi: o cosi’ o la morte (avete presente fra gli altri il reich, guardacaso *millenario*… altro esempio molto in grande di setta escatologica, con gran esposizione di sacrifici, propri e altrui – siamo fatti cosi’…).
E’ il “furbo” che forse sfugge a questa catalogazione, e che per questo viene disprezzato ed espulso dai gruppi tribali: e’ il traditore, l’evasore, il sovvertitore, il disertore. 😉
Basta aprire un giornale, anzi basta un’occhiata alla prima pagina, di quei manifesti tribali. Uno ha persino scelto di chiamarsi direttamente “il manifesto”.
Quindi non e’ detto che Putin sia il furbo.
Veramente i sostenitori di Putin lo dipingono sempre come un genio, che gioca a scacchi in quattro dimensioni, eccetera. Non stupido, né esplicitamente né implicitamente.
In tutto ciò, ricordiamoci dei costi materiali e soprattutto di vite umane di tutti questi calcoli, progetti e ragionamenti. Non è una partita di Risiko.
Precisiamo: lo dichiarano un genio, ma lo raccontano come uno sprovveduto. Come altro descriveresti uno che si sarebbe fatto mettere nel sacco da nientepopòdimenoché Biden in persona? perché questo e non altro significa la Frase “e’ stato costretto a fare la guerra”. Non UNA guerra, bensì QUESTA guerra! Così come è andata e sta andando.
Si chiama bipensiero. È un genio, ma fa una guerra che conviene solo ai suoi avversari. Perché è costretto a farla. Però è un genio.
Yep!
Penso ad un sostantivo: scaltrezza. Una persona scaltra è stupida o intelligente?
Molte persone che arrivano a ruoli di potere rilevante sono scaltre, sono intelligenti nel valutate i pro e contro allo scopo di raggiungere i loro obiettivi. Maggiore il potere, maggiore la quantità di peggiori persone che cercano di approffittarsene e circondano il potente. Ecco la schiera di yesmen che le circonda.
Quindi il potente coll’ego lucidato parte per la tangente e inizia ad avere deliri di onnipotenza. Ecco che la persona intelligente nella scaltrezza diventa stupida.
I deliri di onnipotenza sono ciò che ha affossato i vari Pol Pot, Napoleone Stalin, Hitler, etc. .
L’anello del potere porta le persone a Mordor.
Quindi la metrica stupidità vs. intelligenza si dovrebbe misurare sulla scala temporale.
Mi viene in mente una curva come la gaussiana, asse delle ordinate, maggiore y, maggiore intelligenza.
Affossato anche metaforicamente, nell’abominio.
Concordo. Non a caso, in Toscano, “furbo” è un insulto. In politica, direi che sono i più disastrosi perché sono degli abilissimi tattici, con delle pessime strategie. Angela Merkel ne è stata un esempio clamososo e disastroso.
Abilissimi tattici con pessime strategie.
Ottima pillola, signor Simonetta!
Diciamo che…. il tempo è galantuomo e, quasi sempre, porta ad una sorta di contrappasso.
Il tempo è nemico dei furbi.
Quindi i furbi, su scala temporale medio-lunga sono stupidi.
Non ci scommetterei, dato che su lungo termine saremo tutti morti… comunque 🙂
Che poi dev’essere il vero motivo per il quale non capiamo intuitivamente le crescite esponenziali, ne’ nel bene ne’ nel male: perche’ quando ci sara’ il lungo termine non ci saremo noi, ne’ come presenze fisiche ne’ socioculturali, tutto scorre.
Suggerisco di considerare se molte delle istanze che riempiono le nostre “agende infallibili” non siano solo che degli epifenomeni della rimozione della ineluttabilita’ della morte dal nostro recente e transeunte orizzonte culturale. Osservate la mentalita’ che traspare dalle cronache, e la prescrittivita’ legistico-normativa che ci intride, negatrice del fato, della precarieta’, della casualita’. Eppure l’azzardo, il pensiero magico, sono anch’essi parte profonda del nostro essere. Pensateci.
Signor Winston, il Memento Morì! preso a motto dai cistercensi risale all’epoca latina, quando le liturgie della vittoria imponevano al vittorioso che un umile gli ricordasse la propria umanità.
La rimozione della caducità è affar vecchio, direi.
A proposito del tentativo di rimuovere la casualità: il tempo libero ormai è sempre più organizzato, una vera propria contraddizione in termini.
L’esponenziale, innaturale, va a braccetto colla frenesia, una sorta di incubo quotidiano, come descrive bene Claudio Risè, riportando quanto confessatogli da un paziente, lo svegliarsi per l’angoscia di andare a schiantarsi a grande velocità contro un muro.
A volte penso, ora, da aspirante reazionario, che pure la modernità e la liquidità basate sul il progresso-senza-se-esenza-ma siano, mediamente, parecchio stipide.
Ottime tattiche e strategie fallimentari. Perché non può che essere fallimentare l’approccio tumorale basato su crescite infinite un un pianeta finito.
Poi è la reazione della Russia profonda e del suo zar alla liquefazione propagata, dagli altri quelli degli uteri-in-affitto, come “valore”. Un po’ di intelligenza?
L’intelligenza di informarsi prima di dire certe cose Camminatore, altrimenti avrebbe saputo che in Russia l’utero in affitto non solo è legale ma prima della guerra c’era un vero e proprio mercimonio legalizzato con l’estero. Altro che “Russia profonda”, “liquidazione propagata” e tutto questo fumo negli occhi propagandistico.
Quando si arriva cosi’ in alto, specie in certi contesti sociali gia’ degradati o in via di degradazione, la prima cosa da valutare e’ che si tratti semplicemente di psicopatici, cioe’ di personalita’ manipolatrici, mosse da automatismi premio/punizione, senza scrupoli, senza morale, senza sentimenti, a cui interessa solo il risultato immediato.
Direi che ci sono abbastanza indizi per supporre che non solo ai vertici ma anche molto piu’ in giu’ nella scala gerarchica la maggior parte dei posti siano ormai occupati da “persone” cosi’, che se non lo erano in partenza lo sono diventate strada facendo, o sono state selezionate darwinianamente in quanto preadattate per quelle posizioni. Il primo responsabile in ordine di tempo e’ la scuola, e’ da li’ che comincia l’ossessivo ordinamento in scala numerica delle persone a seconda della loro acquiescenza al sistema di valutazione gerarchico-autoritario, che imparano a introiettare oppure a simulare se vogliono stare a galla: in sostanza e’ una scuola di psicopatia, come sempre accade negli ambienti chiusi e autoreferenziali, e nelle sette.
La nostra societa’ seleziona attivamente gli psicopatici per le posizioni apicali di comando, nel pubblico e nel privato, nel legale come nell’illegale, il che mette in moto una retroazione di autorinforzo sociale, fino alla catarsi e al potlach: non e’ solo un’ipotesi, e’ una realta’ abbastanza confermata dagli studi psichiatrici in teoria, e dalla storia in pratica.
Non ce ne accorgiamo molto perche’ ci viviamo dentro, la maggior parte cerca di adeguarsi, altri muoiono, alcuni dei piu’ “coscienziosi” vengono celebrati come eroi.
Vi invito a leggere l’ultimo articolo della Gaia sul suo blog, specie la parte finale dove parla delle peripezie burocratiche relative al possesso di un cavallo, asino, o mulo, a cui avrebbe dovuto adeguarsi per sopravvivere nel suo stare al mondo.
In sostanza avrebbe potuto sopravvivere solo autodistruggendosi, cioe’ piegandosi anch’essa a nutrire un ambiente sociale freddo e disumano che va contro i suoi valori, le sue credenze, il suo “stare al mondo”.
gaiabaracetti.wordpress.com/2026/01/24/e-neanche-la-cavalla/
Quindi di cosa stupirsi se stiamo cosi’?
Ma e’ su tutto che ormai stiamo cosi’, in un nodo gordiano di obblighi incrociati che ormai si puo’ solo recidere di brutto, non si puo’ “migliorare”, il “miglioramento” ormai sappiamo cosa significhi, non ci fregano piu’, non ci freghiamo piu’.
E’ anche chiaro come il sole che preoccuparsi per la disumanita’ dell’AI nel nostro contesto non ha senso: semmai, dovremmo preoccuparci del fatto che la AI simula l’umanita’ e l’empatia MOLTO meglio di quanto siamo piu’ in grado di fare noi, nei nostri introiettati automatismi comportamentali meccanicistici e spietati, che poi e’ il motivo per cui un sacco di gente ci perde la vita dietro: va in cerca di un po’ di ascolto, di comprensione e di umanita’, e la trova di piu’ in una macchina.
Le persone ormai sanno pensare solo “In galera!”
Guardate un altro esempio qua: ma come, a medici e a architetti viene elargito dal parlamento (ovvero dagli specialisti del parlamento che a loro volta sono medici e architetti) un lavoro ben pagato da passacarte parassitari per fare e disfare senza costrutto come sempre togliendo la vita alla gente, e a noi agro-forestali no? E che siamo i fessi?
E’ tutto cosi’ ormai.
https://www.agrariansciences.it/2026/01/la-fidaf-scrive-alla-commissione.html
Se vi capita di ascoltare le sedute del parlamento, io ogni tanto lo faccio accendendo la radio a caso, e’ l’inferno del male, il luogo dei favori e dei ricatti reciproci i cui oggetti servono solo da pretesti. E questo accade in pubblico, visto che le sedute dal 1976 sono trasmesse da quei matti dei radicali dell’epoca: figuratevi cosa succede dietro le quinte dove si scontrano direttamente i vari interessi economici e professionali. Non e’ servito a nulla.
Ottimo articolo, lo Zar è sicuramente molto più furbo e inquietante (e anche spietato) di gran parte dei suoi adoratori “deinde ac cadaver” (siano questi ultimi afferenti all’Estrema Dx, all’Estrema Sx o al nutrito e pugnace gruppo dei fondamentalisti religioso-confessionali di varia “casacca”)!
E.C.
“Perinde ac cadaver”
Pardon: la fretta…