Le prime notizie rilevanti sulla carne coltivata le ho apprese leggendo il libro Restano solo sessanta raccolti di Philip Lymbery, dove viene descritta in maniera entusiastica come soluzione capace di conciliare ecologia, etica e richieste del mercato. Nella vita ho constatato tantissime volte che, se qualcosa è troppo bello per essere vera (specialmente nel campo della sostenibilità ambientale), molto probabilmente vera non è, per cui ho preferito espormi sull’argomento solo una volta in possesso di informazioni più solide.
Qualche giorno fa, mentre consultavo l’ottimo sito Web EnergySkeptic, ho trovato un articolo di Alice Friedemann sulla carne coltivata molto argomentato e documentato, che non propongo come risposta definitiva alla questione ma certamente convalida la fondatezza dei miei dubbi. Qui la versione originale in inglese.
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La carne coltivata in laboratorio richiede un elevato consumo energetico ed è fino a 25 volte più dannosa per il clima rispetto alla carne bovina. (Alice Friedemann)
Prefazione. La produzione di carne di origine animale richiede un’enorme quantità di energia per la produzione, la distribuzione e la refrigerazione. È necessario coltivare terreni che erodono il suolo e drenano le falde acquifere. Purtroppo, la carne coltivata in laboratorio richiede ancora più energia e necessita anch’essa di coltivazioni per estrarre i nutrienti necessari alla crescita della carne, oltre al calore e all’elettricità generati da combustibili fossili, ai prodotti petrolchimici derivati da combustibili fossili, agli edifici, all’illuminazione e altro ancora.
È difficile conoscere appieno l’impatto energetico, ambientale e materiale della carne coltivata in laboratorio, perché si tratta di una tecnologia talmente nuova e coperta da segreto industriale, quindi il suo intero ciclo di vita rimane un mistero.
Nel 1961 la produzione di carne era di 70,6 milioni di tonnellate, nel 2020 di 337,2 milioni di tonnellate, quasi cinque volte superiore. Il pollame rappresentava il 39%, il maiale il 32% e il manzo il 22%. E si prevede che la domanda raddoppierà entro il 2050, quindi è chiaro che la carne coltivata in laboratorio contribuirebbe a sfamare tutti i nuovi arrivati.
Si prevede tuttavia che la carne coltivata in laboratorio consumi più energia e produca più anidride carbonica rispetto al metano, un gas massicciamente emesso dagli animali da allevamento (Roy 2021).
Sono necessarie molte altre ricerche per ottimizzare la coltura cellulare e riprodurre l’ampia varietà di carni provenienti da diversi animali, i benefici e gli svantaggi per la salute, la composizione nutrizionale, capire se possono competere con alternative a base vegetale molto più economiche e altro ancora (Chriki 2020).
Risner (2023) ha tentato di affrontare la questione esaminando quello che probabilmente sarebbe il processo di coltura in laboratorio, ma non si tratta di un articolo conclusivo o sottoposto a revisione paritaria perché gran parte del processo è segreta. La sostituzione della carne con proteine di origine terrestre e fermentata è commercializzata da diversi decenni. La carne a base di cellule animali (ACBM) o “carne coltivata” è così recente che non sono ancora disponibili quantità commerciali.
L’entusiasmo intorno a questa tecnologia ha raccolto finora oltre 2 miliardi di dollari di investimenti, con ottimistiche previsioni di una sostituzione del 60-70% della carne animale entro il 2030-2040, ma ultimamente le stime sono più modeste, forse mezzo punto percentuale con l’ACBM entro il 2030.
L’ACBM è complessa perché è necessario rimuovere le endotossine, oltre a risolvere decine di altri problemi; chiaramente si tratta di una tecnologia che potrebbe non essere pronta entro il 2030, se mai lo sarà. Leggete l’articolo per rendervene conto. È complicata e gli autori esaminano solo una piccola parte del processo complessivo.
Un altro articolo che esamina le problematiche e le complessità è quello di Escobar (2021).
Questa è senza dubbio una tecnologia troppo complessa e troppo energivora per resistere al declino della disponibilità di energia. Dipende dai combustibili fossili e dalla rete elettrica (a sua volta si basata in gran parte sui combustibili fossili, poiché solo una piccola quota dell’elettricità proviene da fonti eoliche e solari), così come dai microchip, dai trasporti alimentati a diesel e dai processi industriali necessari per produrre la carne coltivata, che ne costituiscono anche una parte significativa del ciclo di vita.
Aggiornamenti: Questo studio è estremamente critico sull’impatto della carne coltivata in laboratorio in termini di energia, cambiamenti climatici e ambiente.
Risner D et al (2024) Impatti ambientali della carne coltivata: una valutazione del ciclo di vita dalla culla al cancello. ACS Food Science & Technology.
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Klein A (2023) La carne coltivata in laboratorio potrebbe essere 25 volte peggiore per il clima rispetto alla carne bovina. Un’analisi rileva che l’impronta di carbonio della carne coltivata è probabilmente superiore a quella della carne bovina se i metodi di produzione attuali vengono ampliati, poiché sono ancora ad alta intensità energetica. NewScientist.com
La carne prodotta da cellule coltivate in laboratorio potrebbe essere 25 volte più dannosa per il clima rispetto alla carne bovina tradizionale, a meno che gli scienziati non trovino il modo di rivoluzionare le fasi di produzione ad alta intensità energetica.
La carne coltivata in laboratorio viene prodotta facendo crescere cellule staminali animali attorno a un supporto in un brodo ricco di nutrienti. È stata proposta come un’alternativa più etica ed ecologica alla carne tradizionale perché richiede meno terreno, mangimi, acqua e antibiotici rispetto all’allevamento intensivo ed elimina la necessità di allevare e macellare il bestiame, che rappresenta una delle principali fonti di gas serra.
Tuttavia, Derrick Risner dell’Università della California, Davis, e i suoi colleghi hanno scoperto che il potenziale di riscaldamento globale della carne coltivata, definito come l’equivalente di anidride carbonica emessa per ogni chilogrammo di carne prodotto, è da 4 a 25 volte superiore a quello della carne bovina tradizionale.
I ricercatori hanno condotto una valutazione del ciclo di vita della carne coltivata, stimando l’energia utilizzata in ogni fase dei metodi di produzione attuali. Prevedono che i risultati saranno simili indipendentemente dall’animale da cui provengono le cellule coltivate.
Hanno scoperto che il brodo nutritivo utilizzato per coltivare le cellule animali ha un’elevata impronta di carbonio perché contiene componenti come zuccheri, fattori di crescita, sali, amminoacidi e vitamine, ognuno dei quali comporta un costo energetico.
L’energia è necessaria per coltivare le piante da cui si ricavano gli zuccheri e per far funzionare i laboratori che estraggono i fattori di crescita dalle cellule. Ogni componente deve inoltre essere accuratamente purificato utilizzando tecniche ad alta intensità energetica come l’ultrafiltrazione e la cromatografia prima di poter essere miscelato nel brodo.
Questo livello di purificazione “di grado farmaceutico” è necessario affinché non vi siano contaminanti come batteri o le tossine ad essi associate nel brodo, afferma Risner. “Altrimenti le cellule animali non cresceranno, perché i batteri si moltiplicheranno molto più velocemente”, spiega.
Al momento, tutta la carne coltivata viene prodotta in brodi nutritivi di grado farmaceutico, ma il Good Food Institute ha dichiarato a New Scientist che “le aziende produttrici di carne coltivata si stanno orientando verso una filiera di approvvigionamento adatta alla produzione alimentare, piuttosto che a quella farmaceutica”, il che ridurrà i costi e il consumo energetico.
Risner si dice scettico sulla fattibilità di questa strategia, poiché anche minime tracce di contaminazione possono distruggere le colture di cellule animali. Tuttavia, afferma, in futuro potrebbe essere possibile ingegnerizzare cellule animali più resistenti ai contaminanti.
Secondo Risner, si tratta di questioni che devono essere affrontate con urgenza prima che la carne coltivata in laboratorio venga prodotta su scala industriale. “Sono già stati investiti 2 miliardi di dollari in questa tecnologia, ma non sappiamo ancora se sarà effettivamente migliore per l’ambiente”, afferma.
Riferimenti
Chriki S et al (2020) The myth of cultured meat: A review. Frontiers Nutrition & food science technology. https://doi.org/10.3389/fnut.2020.00007
Escobar MIR et al (2021) Analysis of the Cultured Meat Production System in Function of Its Environmental Footprint: Current Status, Gaps and Recommendations. Foods. https://doi.org/10.3390/foods10122941
Risner D et al (2023) Environmental impacts of cultured meat: A cradle-to-gate life cycle assessment. https://doi.org/10.1101/2023.04.21.537778
Roy B et al (2021) A review on lab-grown meat: Advantages and disadvantages. Quest International Journal of Medical and Health Sciences. https://doi.org/10.5281/zenodo.5201528
Non tutto si può ridurre a mero calcolo. Che mondo vogliamo creare? Un mondo coperto di laboratori al posto di pascoli e prati?
Mi permetto di linkare un mio contributo che avevo scritto tempo fa su questo tema: https://overpopulation-project.com/cultured-meat-and-the-lifeless-world/
Forse sarebbe meglio intervenire sull’altro fattore, la crescita della popolazione e dei consumi.
Il tuo articolo è di fatto un’integrazione su basi diciamo filosofiche alla mera constatazione dei numeri sulle problematiche intorno alla carne coltivata.
Quanto a ridurre al mero calcolo, spesso lo faccio perché il mio atteggiamento è orientato prevalentemente verso chi la pensa diversamente da me e i numeri sono un elemento di oggettività al di là dell’opinione. Fai caso anche nei commenti alla grande sproporzione di attenzione che attribuisco a chi mi dà contro rispetto a chi condivide quanto pubblico.
Non era una critica a te e sono d’accordo che servono anche i numeri, ma spesso in questi calcoli si perdono di vista cose fondamentali. Un po’ come nell’idea di addensamento urbano, poi tutti vogliono la seconda casa nella natura per non vivere come sardine.
Inoltre il problema della produttività agricola ignora sempre il fatto che un’agricoltura meno produttiva solitamente è più biodiversa (esiste la parola?) e ospita specie che altrimenti si estinguerebbero.
Se dovessi fare il bacchettone su neologismi ed idiolettismi qualcuno qui non potrebbe mai più scrivere! 😀
Adesso è un periodo un po’ particolare per via delle procedure di fine anno scolastico e maturità, ma prossimamente si parla ancora di agricoltura da queste parti, ho letto un libro interessante (e si parlerà di nucleare, dove invece ho letto IL Libro).
Nella mia esperienza, i calcoli sull’agricoltura in un modo o nell’altro sono sempre fatti male. Guarda per esempio qui: https://www.theguardian.com/environment/2026/jun/05/biofuel-alternatives-oil-price-rises-world-food-crisis
Dice: “solar panels covering just 3% of the land currently used for biofuel production would generate the same amount of energy” – ma non parla di quanta terra serve per estrarre e lavorare i materiali per i pannelli e i cavi, per non parlare dello smaltimento. Inoltre, coprire la terra con pannelli che assorbono l’energia solare invece di lasciarla filtrare alle piante ha sicuramente conseguenze nell’assorbimento di CO2.
Sono d’accordo anch’io che i biocarburanti sono una follia, ma non è che le alternative siano tanto meglio, quando si considera tutto. Ma non si vuole mai parlare di decrescita e riduzione dei consumi e della popolazione.
Come sappiamo, la decrescita della popolazione e’ gia’ in atto quasi dappertutto tranne che in africa, dove invece e’ previsto un quasi raddoppio nei prossimi vent’anni, qui un articolo relativo all’Italia visto che gia’ da tempo i barconi sono un problema.
https://scenarieconomici.it/in-africa-un-miliardo-di-persone-in-piu-entro-il-2050-siamo-pronti/
Si suppone che alla lunga con la popolazione decresceranno anche i consumi, specie se si trovera’ il modo di non continuare a doverli stimolare artificialmente come si fa gia’ da tempo per la sostenibilita’ del rapporto debito/pil (vedi l’interminabile elenco dei bonus, degli adeguamenti obbligatori, delle rottamazioni, delle opere pubbliche inutili)
Semmai, c’e’ da notare che della decrescita della popolazione si parla molto come problema… per la sostenibilita’ del debito!
Il ministro dell’economia ebbe a dirlo esplicitamente non molto tempo fa: bisogna fare piu’ figli per la sostenibilita’ del debito… c’e’ scritto cosi’ quasi alla lettera sul sito del ministero stesso.
A proposito di debito, bisognerebbe anche cominciare a chiedersi come mai dopo aver pagato di soli interessi il doppio dell’ammontare del debito pubblico italiano, esso sia anche aumentato dal 120 del 1992 al 135 per cento di oggi. C’e’ qualcosa che non torna.
Firmato Winston, guarda che non è vero, la popolazione sta continuando a crescere quasi ovunque! Non so perché tutti dicono che cala… Guarda i dati!
È previsto che arriveremo a 10 miliardi, e questo solo se la natalità caleraà significativamente rispetto ad adesso, altrimenti saranno molti miliardi in più, e questa è matematica.
Hai ragione, ma e’ solo perche’ per le intemperanze demografiche del passato ci sono molti piu’ giovani che vecchi, per cui il saldo nascite/morti e’ ancora positivo nonostante la bassissima natalita’ quasi dappertutto.
Ma quello che conta sul lungo termine e’ il numero di nati per donna, che e’ quasi dappertutto “drammaticamente” sotto il tasso di sostituzione, piu’ vicino a 1 che a 2.
Basta avere pazienza, non si puo’ ottenere tutto e subito, a meno di non ammazzare la gente.
Se si portasse a zero la natalita’ fino a che non restasse piu’ alcuna donna fertile, la popolazione resterebbe ancora molto alta per una generazione, ma poi si estinguerebbe completamente nella successiva.
La situazione e’ tale per cui fra qualche decennio avremo quasi dappertutto un drastico calo della popolazione, tranne che in africa dove appunto la “transizione” se avverra’ avverra’ per ultima.
In Italia la popolazione in futuro dovrebbe calare di circa 6 milioni al decennio, pero’ al netto delle migrazioni.
“che e’ quasi dappertutto “drammaticamente” sotto il tasso di sostituzione, piu’ vicino a 1 che a 2.”
anche qua magari ho esagerato, ma insomma la tendenza e’ quella
il grosso problema migratorio per noi italiani e’ l’africa dirimpetta… che gia’ adesso non scherza
Il problema e’ come tu stessa hai piu’ volte saggiamente osservato in passato e’ gestire l’invecchiamento della popolazione rinunciando ai cosiddetti “diritti acquisiti” tipo la pensione a 50 anni, a cui io ho solo aggiunto la questione, collegata, del debito. Il debito presuppone una crescita continua futura che lo ripaghi… e io ho ormai l’impressione che venga artatamente creato alimentato e mantenuto proprio per costringere a una crescita futura che lo ripaghi…
Dal 1992 a oggi abbiamo pagato di soli interessi il doppio del valore del debito pubblico a valori attualizzati, ma il debito e’ lo stesso aumentato.
Forse la BCE non sta facendo gli interessi di tutti, ma solo dei percettori di interessi sul debito, di “rendite finanziarie”. “Forse”…
Qui il link al ministero dell’economia, non perdetevelo, e’ importante:
https://www.mef.gov.it/inevidenza/Giorgetti-denatalita-e-la-vera-sfida-per-la-politica/
Dice testualmente:
“Lo ha detto il ministro Giancarlo Giorgetti nel corso dell’audizione in Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali derivanti dalla transizione demografica. “La denatalità”, ha spiegato, “costituisce una delle principali problematiche strutturali del nostro Paese” con implicazioni di lungo periodo per la sostenibilità finanziaria. Comporta “sfide sia per la crescita economica sia per la finanza pubblica e la sostenibilità del debito pubblico”. L’impatto della transizione demografica è rilevante anche ai fini della valutazione sul rischio del debito sovrano aggiornato dalle società di rating “in considerazione – ha evidenziato il ministro – della sua rilevanza per le previsioni di crescita economica del paese e l’andamento dei conti pubblici”.”
Il deficit/debito è un perverso giochetto demagogico, molto di moda, a sx, centro, dx, sopra, sotto, davanti e dietro, per cui politicanti e paesani e cittadini credono di aggirare i limiti, creando colossali furti intergenerazionali, preparando giulivamente lo svuotamento delle dispense, la distruzione in grande dell’unica parte di mondo generativa, creativa, le aree verdi, vegetate, a capacità fotosintetica clorofilliana, pur di mantenere, più alto possibile, lo stupido e anti edonistico, becero, consumismo attuale.
Basta vedere le sciocche esultanze sul PNRR, tutto a debito, Come diceva Nemo Nessuno – “segna, segna, che pagherà mio nipote”.
Africa e Asia (islamica, indiana) sono il tumore demografico in piena, tumultuosa crescita.
A sinistra, gli idioti, masosadici, si sforzano di portarne qui il più possibile nel minor tempo possibile (solo dei dementi possono voler conficcare altri pescioloni nella scatola di sardjne europea).
Come scrisse la egregia Baracetti, in un suo commento, siamo fottuti.
Firmato Winston, ti ripeto, non credere alla propaganda, non esiste questo “quasi dappertutto” di cui tu parli. Guarda i dati. Persino con un calo *molto significativo* della fertilità rispetto ad oggi, matematicamente la popolazione mondiale continuerà a crescere fino a fine secolo di svariati ulteriori miliardi. La popolazione italiana non cala, piuttosto oscilla, ma non cala. Questo tanto discusso calo demografico NON ESISTE. Ce lo dicono per spaventarci e farci accettare le loro politiche.
Tu dici “a parte l’Africa”. E ti pare poco? Centinaia di milioni di esseri umani in più in pochi decenni non contano nulla? E poi anche il Pakistan, il Bangladesh, l’India, l’Afghanistan… molti governi, compreso il nostro, incentivano l’immigrazione; anche quelli che non lo fanno non riusciranno a tenere a bada questi flussi a lungo, la pressione è troppo forte. Ormai in certe scuole i bambini “italiani” non esistono, sono tutti di origine straniera. Quindi pensare che noi in qualche modo resteremo fuori dallo spaventoso aumento demografico di altri paesi, solo perchè siamo qui e non lì e abbiamo dei “confini”, è sbagliato. Le proiezioni non tengono conto del fatto che i duecento milioni di nigeriani in più non resteranno in Nigeria, con le buone o le cattive verranno qui, perché in Nigeria non ci possono fisicamente stare, e anche se le donne nigeriane magicamente iniziassero a fare un figlio a testa da domani, comunque ci sarebbero centinaia di milioni di nigeriani da sistemare.
Ripeto: il calo demografico è propaganda pura, non esiste.
Gaia e UUIC, sono d’accordo con entrambi: non volevo spostare l’attenzione altrove, volevo solo portare in evidenza e al vostro giudizio e come al mio solito altri aspetti che secondo me, evidentemente, sono altrettanto importanti:
1) la tendenza e’ piu’ che al calo, al crollo della fertilita’ (su questo come fonte primaria mi baso sui video di Hans Rosling): l’unico continente dove questo tarda ad avvenire e’ l’africa, anche perche’ e’ l’ultimo continente che si e’ affacciato, volente o nolente, alla modernita’: se non sbaglio quasi tutto il futuro incremento di popolazione di qualche ulteriore miliardo, arrivera’ da la’, il che condivido con voi sara’ un enorme problema proprio per l’Italia di fronte al quale molti dei nostri politici mettono la testa, loro e nostra, sotto la sabbia, come da link di cui sopra;
2) il debito non c’e’ perche’ abbiamo speso piu’ di quanto potevamo, l’italia negli ultimi trent’anni e’ stata quasi sempre se non sempre in saldo attivo di bilancio _salvo che per gli interessi_, che a mio parere sono stati artatamente pilotati in modo da rendere impossibile il rietro: ho visto dei dati di qualcuno che ha fatto bene i conti che chissa’ perche’ non fa nessuno, da cui risulta che dal 1992 quando ci fu il famoso governo di emergenza amato/ciampi e il debito arrivo’ al 120 per cento, per chi se ne ricorda se non altro per il cumulo di nuove tasse che ne risulto’ (l’imu prima non c’era, e le tariffe locali erano bassissime), abbiamo pagato di interessi piu’ del doppio dell’ammontare del debito. Perche’ le istituzioni bancarie europeee non hanno fatto in modo, come sarebbe stato loro compito e loro potere, se non fossero li’ a salvaguardare solo gli interessi dei creditori, a far in modo che si potesse lentamente rientrare visti tali sforzi? Il problema e’ che in quel ormai lontano passato, si decise di lasciare la determinazione del tasso di interesse al mercato speculativo, mentre la BCE , che potenzialmente potrebbe fare tutto, puo’ solo stare a guardare. E nei momenti di emergenza se notate ci mettono al governo sempre rappresentanti degli interessi dei creditori, cioe’ delle banche e degli organismi sovranazionali di interessi finanziari! Monti, Draghi, Ciampi, Dini… sono tutti banchieri tranne Monti che pero’ ne aveva una folta rappresentanza fra i ministri.
Mi pare un argomento interessante, soprattutto perche’ a IMPORRE la crescita e’ il debito: lo sa qualsiasi ragioniere o economista, e ce lo ripetono in continuazione, il debito si puo’ ripagare solo se la crescita supera il tasso di interesse! E’ da qui che deriva la ossessiva ricerca della crescita soprattutto da parte delle istituzioni pubbliche, che poi trascinano dietro attraverso la continua crescita della tassazione tutto il resto.
In grave carenza di tempo disponibile, commento in sintesi le varie argomentazioni presentate (con buona pace della carne coltivata):
– i discorsi sul debito di Winston hanno senso, nel 1992 si consumò il divorzio tra Tesoro e Bankitalia, per cui quest’ultima era obbligata a comprare i BOT rimasti invenduti. Quando ero giovane enfatizzavo molto questo aspetto, poi mi sono reso conto che può avere una rilevanza ma che è tutto più strutturale, tutti i paesi a industrializzazione matura, anche extra UE, patiscono il problema del debito pubblico e privato in maggiore o minore misura. E’ vero che la situazione debitoria è una delle giustificazioni della ricerca della crescita, ma si aggiune alle altre istanze che fanno il sistema di per sé atto a crescere per crescere. Poi Winston da premesse giuste arriva a conclusioni sbagliate (penso ai commenti su altri post) ma questa è un’altra storia.
– non penso che arriveremo mai a 10 miliardi di abitanti, sono semplicemente proiezioni matematiche svincolate dalla realtà. Se si arriverà a 9 miliardi si ingenereranno condizioni ambientali, sociali e politiche talmente gravi che la mortalità aumenterà considerevolmente ovunque, anche se non in modo uniforme. A meno che in poco tempo venga implementata e diffusa la fusione nucleare, con tanto di colonie spaziali e roba simile… insomma, arrivare in 15 anni o giù di lì al mondo di Gundam.
– “Solo che gli effetti si vedono dopo MOLTI anni e dopo eventuale ulteriore aumento. Ma poi, quando escono dall’eta’ riproduttiva le donne che nascevano in grande quantita’ e arrivano quelle che nascevano in poche, il fenomeno si autoamplifica in negativo, come calo demografico cruento, che lascia posti liberi per le immigrazioni”. Come diceva Gaia, siamo parecchio lontani da questa situazione. Ma anche se fosse un orizzonte relativamente vicino, un conto è approsimarsi dentro i limiti di carico, in parziale overshoot o in grande overshoot.
“Ripeto: il calo demografico è propaganda pura, non esiste.”
Ok pero’, ripeto, l’unica cosa che si puo’ fare in proposito a parte ammazzare la gente e’ agire sul tasso di fertilita’, che vedete da qua che a livello mondiale e’ gia’ piu’ o meno esattamente al tasso di sostituzione, 2.22 figli per donna, cioe’ di equilibrio a lungo termine una volta superato il picco dei nuovi bambini.
https://ourworldindata.org/grapher/children-born-per-woman
Se la popolazione continuera’ in media ad aumentare e’ perche’ essendoci MOLTI piu’ giovani che anziani a causa del tasso di incremento del passato (se in italia adesso di colpo le donne facessero dieci figli in dieci anni, come succedeva un tempo e come ancora succede in qualche posto altrove, fra dieci anni la popolazione aumenterebbe di quante sono le donne fertili moltiplicato per i loro figli cioe’ per dieci, cioe’ qualcosa come 200 milioni di persone, tutte pero’ di eta’ inferiore ai dieci anni, che comincerebbero a morire quindi fra 80 anni: ma fra quei duecento milioni di nuove persone ci sarebbero in prospettiva anche che ne so 70 milioni di nuove donne fertili che anche facessero un solo figlio aumenterebbero la popolazione di altri 70 milioni, per un totale di 280, mentre solo poche persone morirebbero perche’ pochi sarebbero i vecchi: la popolazione insomma continuerebbe ad aumentare anche facendo pochissimi figli – ma se non fai piu’ figli, all’inverso, giunte alla menopausa tutte le donne, la popolazione si estinguerebbe a zero in una sola generazione – e’ un ragionamento per estremi, ma che serve per capire come funziona la dinamica e perche’ i demografi allarmano nei posti dove si fa un solo figlio per donna ad esempio l’italia, la cina, il giappone, la corea del sud eccetera).
Attuamente se non sbaglio la popolazione comincia gia’ a calare (ovviamente al netto delle migrazioni!) in italia, in cina, in giappone… cioe’ nei paesi dove e’ gia da MOLTI anni che il numero di figli per donna e’ sotto il tasso di sostituzione).
Meglio di cosi’ non so come dirlo. Tu Gaia pero’ questo a suo tempo se non ricordo male lo dicevi anche tu, perlomeno rispetto al numero di figli per donna. Non c’e’ altro modo incruento di contenere la popolazione futura che agendo sul numero di figli per donna. Solo che gli effetti si vedono dopo MOLTI anni e dopo eventuale ulteriore aumento. Ma poi, quando escono dall’eta’ riproduttiva le donne che nascevano in grande quantita’ e arrivano quelle che nascevano in poche, il fenomeno si autoamplifica in negativo, come calo demografico cruento, che lascia posti liberi per le immigrazioni.
Esempio concreto da applicare al nostro paese, che ho gia’ fatto e ripeto: adesso nascono circa 300.000 bambini all’anno, negli anni ’60 ne nascevano un milione. Quando i baby boomers, raggiunta l’eta’ della dipartita, cominceranno a morire in media al tasso di un milione all’anno, il saldo negativo, AL NETTO DELLE MIGRAZIONI, sara’ di 700000 mila persone in meno all’anno. Sette milioni ogni sette anni! E ci sara’ poco da fare per modificarlo, perche’ essendo un trend di decrescita arriveranno sempre meno nuove donne all’eta’ riproduttiva: cioe’ succedera’, ovviamente, l’opposto di quel che succede adesso, che la popolazione diminuira’ molto piu’ in fretta di quanto cali il numero di figli per donna, perche’ calera’ anche il numero di donne.
“a livello mondiale e’ gia’ piu’ o meno esattamente al tasso di sostituzione, 2.22 figli per donna”
e ovviamente, prima che me lo facciate notare giustamente voi, il problema nostro adesso non e’ la media mondiale, e’ l’enorme divario fra la nostra fecondita’ e quella dei vicini africani, e quanto una societa’ possa tollerare delle immigrazioni massicce e non assimilabili a causa del semplice loro numero soverchiante, specialmente nella sua parte come la nostra che auspicherebbe una decrescita, il che e’ gia’ palesemente evidente nelle nostre citta’ del nord (vedere la polemica sulla richiesta del voto bengalese da parte del PD alle recenti elezioni comunali di Venezia). A Venezia a fronte di circa 250000 residenti 40000 sono extracomunitari… che lavorano a sfornare le piu’ grandi navi da crociera nei cantieri navali oppure come personale di servizio allo tsunami turistico che giunge nel capoluogo dai quattro angoli del mondo per via aerea… tutta roba che “stimola la crescita” e che Gaia adora 😉
Tutto questo da sommare al fatto evidente che molti italiani, o meglio appartenenti a quella che di fatto e’ ancora una confederazione di popoli italiani, gia’ di suo si sentono stranieri a casa loro a causa del centralismo europeo-romanocentrico percepito come estraneo e assolutamente vessatorio sia nella legislazione che nella fiscalita’.
Detesto il catastrofismo e i profeti di sventura, pero’…
Il tasso di sostituzione è 2.1, non 2.2, quindi siamo ancora al di sopra. Non è solo l’inerzia demografica di cui parli tu quindi a far sì che la popolazione aumenti, ma anche la fertilità ancora alta.
Ribadisco solo una cosa: “al netto dell’immigrazione”, come continui a precisare tu, non ha nessun senso. Le persone sono persone e che uno sia nero o bianco può cambiare a livelli di apparenze, ma non come impatto ambientale, sul mercato del lavoro, di risorse, di affollamento. Non importa da dove provengono i genitori di questi bambini, di fatto sono italiani come me e te, almeno dal punto di vista che stiamo discutendo qui. Ti fanno credere che la popolazione cala “al netto dell’immigrazione” così non ti preoccupi che in realtà sta aumentando, ti preoccupi che cala, anche se non è vero.
E, ripeto, la previsione a 10 miliardi è GIÀ supponendo un grosso calo della fertilità in Africa, obiettivo da raggiungere sicuramente, ma che non basterà.
Spero di aver trovato il pulsante “Reply” giusto.
> gli interessi_, che a mio parere sono stati artatamente pilotati
All’ampio insieme di tabù della contemporaneità appartiene la rinuncia.
È sufficiente rinunciare e usurai, strozzini, tutto l’ambaradan che prolifera sulle tue dipendenze, crolla, sparisce.
Annientato dalla rinuncia.
Rinunci a prendere quelle risorse, quei capitali e tutti quelli crollano, non hanno più nulla di artatamente col quale parassitarti.
Invece siamo all’apotesi orgogliona del più debito per più tutti: ora c’è la sagra del PNRR.
Gongolano tutti, macchina nuova vacanze in Australia, giulivi col cappio al collo.
La storiella della cicala è della formica ha qualche annetto: non è cambiato nulla.
Forse una volta si diceva che una cosa marcia è marcia, ora, nel mondo al contrario,la cicala è fica!, si dice che è finemente trasformata, fermentazione speciale secondo il terzo periodo osamu nipponico,, prendersela e metterla in tasca è inklusivo, che le formiche sono fasciste (sentita colle mie orecchie al GAS!), etc .
Quindi, caro Esopo, sì, dopo 2600 riusciamo pure a fare peggio.
Una volta valeva il “Silenzio, assenso!”.
Personalmente non scrivo nulla quando sono d’accordo con quanto pubblicato.
Forse sbaglio ma… il tempo è sempre tiranno.
Ecco, qui potrei sottolineare che quando ci si allontana dalla strada maestra, ecologica, “della natura”, i problemi seguono, inevitabilmente.
Umani che si credono mucche, erbivorizzantisi, pseudo carni tecno-sintetiche, artificializzazioni da urbanismo, cibi da incubo, sessualità e identità patologiche spacciate orgoglionamente come non-plus-ultra, etc. .
Sempre la fede cieca nel progresso, il tecnoteismo.
È sufficiente aspettare un po’ e questa robaccia si dimostra, quasi sempre, che la soluzione è peggio del male.
Poi arriveranno, più avanti, le patologie dovute a questo pseudo cibo artificiale. Forse anche peggio della bistecca al petrolio di cui si vaneggiava una quarantina di anni fa. Patologie? solo questione di aspettare.
Progresso al peggio? No grazie!