Pubblichiamo molto volentieri un nuovo contributo di Marco Bruciati (qui il precedente), questa volta dedicato alle renne introdotte nelle isola di Saint Matthew, un esempio su piccola scala che ci permette di trarre insegnamenti validi a livello molto più generale sui limiti alla crescita.
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Carrying Capacity, Surplus Temporaneo e Overshoot: La Lezione Scientifica dell’Isola di Saint Matthew, Marco Bruciati
La dinamica tra popolazioni e risorse non è arbitraria, segue leggi ecologiche molto precise. Uno dei casi più emblematici e studiati di queste leggi è quello dell’Isola di Saint Matthew, in Alaska, spesso citato come esempio di overshoot ecologico. La storia delle renne introdotte sull’isola è un caso reale che permette di comprendere tre concetti fondamentali:
1. Carrying Capacity (capacità portante)
2. Surplus temporaneo delle risorse
3. Overshoot e collasso
Analizzarli con rigore aiuta a capire non solo cosa accadde su quell’isola, ma anche quali dinamiche regolano oggi la nostra civiltà.
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1. Carrying Capacity: definizione scientifica
In ecologia, la carrying capacity (K) è la dimensione massima di una popolazione che un ambiente può sostenere nel lungo periodo, con le sue risorse rinnovabili. Non è un valore fisso, ma dipende da:
- disponibilità di cibo
- disponibilità di acqua
- velocità di rigenerazione delle risorse
- presenza di predatori
- condizioni climatiche
- efficienza energetica della specie
La carrying capacity è, in sostanza, un equilibrio dinamico tra tasso di rigenerazione e tasso di consumo. Quando una popolazione cresce oltre questo equilibrio, entra nella zona critica: l’overshoot.
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2. Il caso dell’Isola di Saint Matthew
2.1. Il contesto
Nel 1944, durante la Seconda guerra mondiale, furono introdotte sull’isola:
- 29 renne femmine (Rangifer tarandus)
- nessun predatore
- nessun limite di espansione immediato
L’isola era ricoperta da enormi quantità di licheni, accumulati per secoli. I licheni sono organismi lentissimi da rigenerare: crescono da 0,1 a 1 mm l’anno. Quelle risorse costituivano un surplus temporaneo, non un flusso sostenibile.
2.2. La crescita esplosiva
Le renne passarono da 29 a 1.350 capi in poco più di 20 anni. Una crescita impossibile senza surplus iniziale. Il punto chiave è che la popolazione stava consumando stoccaggi (depositi di biomassa accumulati nel passato), non produzione annuale.
2.3. Il collasso
Quando il surplus finì, la carrying capacity reale emerse. Un inverno rigido (1963-64) accelerò il processo, ma il collasso era matematicamente inevitabile. La popolazione passò da 1.350 a 42 individui. Nel giro di pochi anni, quasi tutte le renne morirono.
L’evento non fu dovuto a predazione, malattie o fattori esterni: fu un classico overshoot ecologico, perfettamente coerente con i modelli di dinamica delle popolazioni (Lotka-Volterra, logistic model).
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3. Surplus temporaneo: il vero responsabile
L’elemento centrale del caso di Saint Matthew non è l’inverno rigido, ma il concetto di surplus temporaneo, spesso trascurato nei racconti divulgativi. Un surplus temporaneo è una risorsa accumulata in passato, non rinnovabile alla stessa velocità con cui viene consumata.
Nel caso dell’isola:
- i licheni crescevano molto lentamente
- l’accumulo era durato secoli
- la mandria li consumò in pochi anni
Quando il surplus terminò:
- il tasso di rigenerazione non era sufficiente
- la carrying capacity reale dell’isola era molto inferiore
- la popolazione dovette ridursi fino a tornare sotto la soglia sostenibile
Il surplus crea un’illusione di abbondanza, porta a una crescita eccessiva e rende inevitabile il collasso.
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4. Overshoot: una legge ecologica universale
L’overshoot è una condizione in cui una popolazione supera la capacità portante del proprio ambiente. È un fenomeno ben documentato:
- nei modelli di crescita logistica
- nelle dinamiche preda-risorsa
- nei regimi post-disturbo (incendi, alluvioni)
- negli ecosistemi isolati
L’overshoot porta quasi sempre a un riaggiustamento brusco, perché nelle fasi di crescita eccessiva vengono intaccate:
- le riserve
- la capacità di rigenerazione
- la resilienza dell’ecosistema
Quando la struttura ecologica è danneggiata, il ritorno all’equilibrio non è graduale ma violento.
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5. E gli esseri umani?
Il caso dell’isola di Saint Matthew è così studiato perché rappresenta un modello in scala ridotta delle dinamiche globali della civiltà umana. Anche il sistema industriale moderno si è sviluppato grazie a enormi surplus temporanei:
- combustibili fossili accumulati in milioni di anni
- suoli agricoli ricchissimi bruciati in poche generazioni
- falde acquifere più lente a rigenerarsi del tasso di prelievo
- pesci accumulati per secoli
- minerali ad alta concentrazione estratti fino all’esaurimento
Come le renne, anche noi stiamo vivendo affidandoci più al “magazzino” che al “flusso”. La carrying capacity della Terra, considerando consumi e tecnologia attuali, è molto probabilmente inferiore alla popolazione attuale, ed è oggetto di studi che convergono su valori dell’ordine di:
- 2–3 miliardi con consumi elevati
- 7–8 miliardi con consumi ridotti e stili di vita meno intensivi
La nostra attuale condizione globale mostra molti indicatori di overshoot:
- perdita accelerata di biodiversità
- riduzione dei suoli agricoli
- sovrasfruttamento delle falde
- crisi energetiche ricorrenti
- stress climatico e idrico
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6. Conclusione
La storia dell’Isola di Saint Matthew non è un’anomalia. È un caso da manuale, perfettamente allineato con le leggi dell’ecologia. Insegna tre principi fondamentali:
1. La carrying capacity è determinata dal tasso di rigenerazione, non dallo stoccaggio passato.
2. Il surplus temporaneo consente crescite rapide ma crea inevitabilmente overshoot.
3. L’overshoot porta quasi sempre a un collasso, non a un lento adattamento.
Comprendere questi meccanismi non serve a fare catastrofismo, bensì a leggere la realtà con rigore scientifico. La dinamica osservata a Saint Matthew è la stessa dinamica generale che governa tutte le popolazioni su un pianeta con risorse finite. La differenza è solo la scala.
Impeccabile, ma dubito che convinca i cornucopiani.
E i tecnottimisti.
Ah, solo un appunto: la carrying capacity della Terra mi sembra un po’ ottimistica, specie considerando la crisi climatica in atto.
E’ un calcolo del resto estremamente complesso.
Articolo tanto ineccepibile quanto invalso rispetto alle credenze dei più, basate su fede nei progressi della tecnica (tecnoteismo), sull’ignorare la matematica dell’esponenziale, sull’assecondare il breve o brevissimo termine a discapito di qualsiasi altro orizzonte temporale.
Abbiamo, purtroppo, una notevole numero di risorse finite, non rinnovabili (in tempi brevi) come
– territorio a capacita fotosintetica
– acqua dolce
– fertilizzanti e fertilità
– petrolio, legna da ardere, gas, …
– capacita di biodegradazione
etc.
che hanno la stessa importanza sistemica dei licheni per le renne.
Una sorta di giuliva preparazione di un collasso globale.
Mah.
La popolazione italiana ha ricominciato a crescere: https://demo.istat.it/app/?i=D7B&l=it&a=2025
Sembra che i governi di destra facciano immigrare più persone di quelli di sinistra…
Ed è sorprendente, visto come (non) funziona il Decreto flussi:
https://www.ilpost.it/2026/02/21/numeri-dati-decreto-flussi/
Forse l’Istat conta anche gli irregolari.
Una bella minestrina è di destra / il minestrone è sempre di sinistra
Destra?
Nel mondo al contrario pure gli schieramenti sono ribaltata. La sinistra? così genuinamente classista, antipopolare, colle sue ideologie diritto-all-immigrazione-senza-se-e-senza, il suo sdilinquirsi per il pancapitalismo cosmopolita, per i macelli-sociali-banlieue, per la scuola ugualizzata al peggio, unica cosa, ascensore sociale, che c’era di sinistra. Sinistra?
Osservare il delirante manifesto massmigrazionistico di cocomeri (ohps, scusate, verdognolastri) europei (ci fu una pagina dedicata da Agobit).
Ambientalisti al contrario, alla Soumahoro, che vanno in brodo di giuggiole all’idea che 100? 200? x100,? milioni di asiatici/africani (possibilmente (fascio)islamici grazie!) si trasferiscano il prossimo mese nella scatola di sardine europea, ventuplicando la loro impronta ecologica e disastrando ulteriormente il già terrificante deficit ecologico europeo.
Solo degli scemi completi, perfetti possono buttar fuori (sarebbe peristalsi ma poi vengo tacciato di usare il termine di merda per indicare la merda e funzioni di gestione dei rifiuti metabolici) queste demenze. Splo quelli che esiste il diritto delle renne a immigrare a Saint Matthew, possono credere di essere “ambientalisti”.
Mettiamo al volante i politici signora Albano, signor Bonelli, signora Rackete, etc. e vediamo cosa succede alla costipazione europea.
Peggiorare è SEMPRE molto facile.
Per la cronaca oggi Soumahoro, deputato del gruppo misto dopo l’allontanamento da AVS, è su posizioni antimigratorie https://www.ilgiornale.it/news/politica/lultima-conversione-soumahoro-ora-vuole-aiutare-i-migranti-2553088.html
Questa cosa se l’è tacciata da solo, io le ho solo fatto notare qualche volta che la merda (protagonista indiscussa dei suoi interventi) forse talvolta non le permette di vedere le cose chiaramente. Io come non ho nulla contro gay e trans non ho nulla nemmeno contro i coprofili, quindi non ho alcun intento discriminatorio verso di lei, usi il termine merda quanto le pare o se non altro non si inventi che io le vieterei di farlo.
Io ci aggiungerei anche quelli “l’unica decrescita da fare è quella della popolazione”, soprattutto poi se si mostrano incoerenti a raffica con questa loro asserzione.
Ottimo contributo in contro-tendenza rispetto al Verbo crescitista (non solo) trumpiano sfortunatamente attualmente dominante.
Sei un po’ fissato… sono TUTTI crescisti, mica solo Trump!
Il senso del NON SOLO (tra parentesi) voleva significare proprio questo: bastava leggerlo e comprenderlo!
Cmq i trumpiani (e loro affini) ne hanno fatto la loro “ratio princeps” puntando a smantellare OGNI limitazione in tale direzione e infischiandosene allegramente di tutto il resto: la conclamata e muscolare avversione trumpiana (benedetta da molti/e) a qualsivoglia istituzione trans-nazionale NON cambia qs semplice verità fattuale.
Su Il Giornale, oggi, altra “perla” di un pirla crescitista, dateci energia a basso prezzo e il paradiso-magia crescita ripartirà di botto.
Un coglione che si rallegra per la ripresa del tumore.
È di “destra” un seguace di Engels?
Demenza trasversale.
>>Le renne passarono da 29 a 1.350 capi in poco più di 20 anni.
Leggendo sia nella Wiki italiana che in quella inglese pare che passarono a 6000 capi (il che rende ancora più impressionante il crollo nel giro di un paio d’anni).
“Crollo” è un brutto termine, troppo neutro. Immagino che le povere bestie siano morte di fame.
Be’, su Wikipedia si parla di “population crash”. In alternativa mi veniva “collasso”.
Scusa, non mi riferivo a te, ma al fatto che questa storia viene raccontata in termini tecnici ma ha significato enormi sofferenze per questi animali, una lenta e atroce morte, per colpa degli umani.
Be’, per quanto mi riguarda usare termini tecnici non rende meno atroce quanto accaduto, specie pensando al nostro “branco” di 8 miliardi di persone che rischia la stessa fine (probabilmente con guerre e malattie ad accelerare il processo).