Pubblichiamo un articolo di GMWatch (qui il testo originale) che riporta le principali conclusioni di uno studio sugli effetti delle sementi OGM in rapporto alle promesse riguardanti il loro impiego. Gli autori sottolineano come le colture transgeniche rappresentino l’appendice di una questione molto più spinosa, ossia i limiti sempre più evidenti del paradigma agro-industriale.
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Uno studio rivela che le colture geneticamente modificate alimentano l’aumento dell’uso di pesticidi, nonostante le promesse iniziali, Claire Robinson per GMWatch
Uno studio pubblicato nell’aprile del 2025 ha rilevato come le colture geneticamente modificate abbiano aumentato la dipendenza dell’agricoltura dai pesticidi anziché ridurla .
Basandosi sui dati relativi a quattro colture geneticamente modificate (cotone Bt, soia tollerante agli erbicidi (HT), mais HT e/o Bt e colza HT) i ricercatori – tra cui l’esperto di sviluppo agricolo Prof. Glenn Davis Stone della Washington and Lee University e l’esperto di cotone Bt KR Kranthi dell’International Cotton Advisory Committee – hanno ricostruito l’impennata nell’uso di prodotti chimici negli ultimi tre decenni.
Hanno scoperto un paradosso: mentre si supponeva che i semi geneticamente modificati avrebbero ridotto l’uso di pesticidi, la loro introduzione ha invece causato un’escalation di questi ultimi. I ricercatori spiegano questo risultato utilizzando il paradosso di Jevons, una teoria economica che risale al 1865.
L’economista britannico William Stanley Jevons sosteneva che l’efficienza nell’uso delle risorse spesso porta a un maggiore consumo, non a una riduzione. Lo studio applica questa idea alle colture geneticamente modificate, che si presumeva avrebbero ridotto l’uso di pesticidi, ma che in realtà lo hanno fatto schizzare alle stelle.
I ricercatori prendono in considerazione i due regimi tecnologici più diffusi per l’utilizzo di sementi geneticamente modificate e pesticidi: le colture Bt e le colture tolleranti agli erbicidi (HT). Entrambe le tipologie di sementi sono presentate come tecnologie efficienti: si ritiene che le colture HT facilitino un migliore controllo delle infestanti, mentre le colture Bt siano più efficaci nel controllo degli insetti nocivi.
Tuttavia, i ricercatori hanno scoperto che, “come altre efficienze tecnologiche… l’aumento dell’uso di colture geneticamente modificate negli ultimi 30 anni non ha contribuito alla riduzione degli input né al recupero dei terreni, bensì all’espansione dei terreni agricoli e a un maggior consumo degli stessi pesticidi che queste tecnologie dovrebbero limitare”.
Ciò è dovuto alla complessità dei sistemi agricoli: “L’efficienza delle colture OGM non solo riduce il costo complessivo dell’uso di pesticidi per i singoli agricoltori, ma li rende anche sempre più essenziali per l’economia politica dell’agricoltura, a causa delle monocolture ad alta intensità di input in cui sono inseriti.
Di fatto, l’aumento dell’uso di sostanze chimiche si verifica in tutti questi sistemi di colture OGM perché le sostituzioni tecnologiche come i semi OGM non possono essere separate dai loro impatti a cascata sul lavoro, sull’ecologia delle infestanti e dei parassiti o sui processi decisionali in agricoltura.”
Cotone Bt in India: gli agricoltori acquistano più insetticidi che mai
Gli autori prendono in esame l’esempio del cotone Bt geneticamente modificato in India. Il cotone Bt è stato introdotto con la promessa di ridurre l’uso di insetticidi. Inizialmente la tecnologia ha funzionato, gli agricoltori hanno utilizzato meno insetticidi e hanno sperimentato costi di produzione inferiori. Il governo ne ha sostenuto la diffusione, tanto che a metà degli anni 2000 il cotone Bt copriva la maggior parte delle aree di coltivazione del cotone.
Tuttavia, nel giro di pochi anni, la tendenza si è invertita. I parassiti hanno sviluppato resistenza e ne sono comparsi di nuovi. Di conseguenza, gli agricoltori hanno irrorato più insetticidi. Nel 2018, i coltivatori di cotone in India spendevano il 37% in più in insetticidi rispetto a prima dell’introduzione del cotone Bt.
[A integrazione di quanto scritto, è opportuno ricordare che dal 2000 in India sono stati introdotti i neonicotinoidi, i quali riducono l’uso intensivo (massa per ettaro) del pesticida ma ne aumentano considerevolmente quello estensivo (ettari di terreno esposti a trattamento). Qui per chi volesse approfondire la questione – N.d.r.]
Quella che era nata come soluzione per ridurre i costi si è trasformata in un circolo vizioso di spese sempre più elevate e maggiore utilizzo di pesticidi. Gli autori commentano: “L’ironia sta nel fatto che l’ampia diffusione del cotone Bt, una tecnologia con lo scopo esplicito di ridurre l’uso di insetticidi, è di per sé una delle ragioni principali per cui gli agricoltori indiani ora ne utilizzano di più nei loro campi. Semplicemente, in India si coltiva molto più cotone, e viene piantato in monocolture che richiedono maggiori quantità di varie risorse”.
“Questa è l’elasticità agricola: grazie alle nuove tecnologie sociali e biologiche, come i semi di cotone Bt e i sussidi per i fertilizzanti, la coltivazione del cotone può espandersi e gli agricoltori possono intensificare i loro sforzi come produttori di cotone. Queste complesse interazioni emergono solo nel tempo, complicando l’iniziale efficienza tecnologica di ridurre l’uso di pesticidi, richiedendo maggiori risorse come fertilizzanti, terra e acqua”.
Colture geneticamente modificate e utilizzo di prodotti chimici
Lo studio dimostra che questo schema è stato riscontrato anche negli Stati Uniti con le colture geneticamente modificate tolleranti agli erbicidi. Inizialmente, hanno reso più efficiente la gestione delle infestanti, poiché gli agricoltori potevano risparmiare sui costi di manodopera, oltre a utilizzare solo glifosato ad ampio spettro, più economico di altri erbicidi. Soprattutto, potevano applicare questo erbicida sulla coltura in crescita senza il timore di distruggerla.
Il risultato è stato un drammatico aumento dell’uso del glifosato, in particolare nella coltivazione della soia. Tra gli agricoltori statunitensi, la superficie di soia trattata con glifosato è balzata da 9,2 milioni a 113 milioni di acri tra il 1994 (anno precedente all’introduzione delle sementi resistenti al glifosato) e il 2018. Nello stesso periodo, la superficie coltivata a soia in ettari è aumentata da 24,9 milioni a 36,1 milioni di ettari e la percentuale di superficie trattata con glifosato è passata dal 15% all’87%.*
[Qui per una visione più completa sulla problematica degli erbicidi negli USA – N.d.r.]
Monsanto (ora Bayer) promosse il glifosato come un diserbante con meccanismo d’azione complesso, in grado di ritardare lo sviluppo di resistenza nelle infestanti. Questa affermazione si rivelò però falsa, come sottolinea lo studio. Con la diffusione di infestanti resistenti al glifosato, gli agricoltori furono costretti a irrorare quantità maggiori del prodotto chimico.
Quando il glifosato da solo non riuscì a controllare le infestanti, i produttori crearono colture geneticamente modificate tolleranti a sostanze chimiche ancora più tossiche, come il dicamba e il 2,4-D. Gli agricoltori iniziarono quindi a utilizzare anche queste molecole, oltre al glifosato. Come evidenziano gli autori del nuovo studio, “Questi erbicidi comportano un ulteriore costo pubblico esternalizzato sotto forma di dispersione di erbicidi volatili”.
Analogamente, in Argentina, Brasile e Canada, le colture geneticamente modificate promettevano un controllo più semplice delle infestanti, ma hanno comportato un maggiore utilizzo di erbicidi. Nell’agricoltura moderna ad alta intensità chimica, gli agricoltori adottano colture geneticamente modificate; utilizzano più prodotti chimici; parassiti ed erbe infestanti si adattano; e le aziende sviluppano nuove caratteristiche geneticamente modificate e nuovi prodotti chimici, che gli agricoltori acquistano nuovamente.
I ricercatori definiscono questo fenomeno una “trappola” dell’efficienza agricola. Con le colture geneticamente modificate esaminate nello studio, inizialmente si osserva un’apparente maggiore efficienza e produttività. Col tempo, però, gli agricoltori rimangono intrappolati in sistemi che aumentano l’uso di pesticidi e incrementano i costi a lungo termine. Questi includono spese esterne come la deforestazione, il degrado del suolo, l’inquinamento idrico, i danni alle piante causati dalla deriva degli irroratori e lo sfruttamento della manodopera.
È necessario un approccio sistemico completo
I ricercatori scrivono che non è utile analizzare gli effetti delle colture geneticamente modificate a livello di singoli elementi come l’utilizzo delle risorse, l’impiego di prodotti chimici o l’uso del suolo. Al contrario, è meglio considerare l’efficienza agricola a livello di sistema, per tenere conto dei complessi fattori sociali, ecologici e politici in gioco che influenzano le diverse parti del sistema produttivo.
Oltre alla questione delle colture geneticamente modificate, un esempio citato dai ricercatori è quello delle tecnologie di irrigazione, che consentono un uso più efficiente delle risorse acquifere, permettendo all’agricoltura di espandersi e di utilizzare più acqua su un territorio più vasto e per colture di maggior valore e ad alta intensità idrica. Il risultato finale sarà un aumento della domanda e dell’utilizzo di acqua.
Un altro esempio è la conservazione del territorio. Potenti lobby promuovono quella che definiscono “intensificazione sostenibile” dell’agricoltura, ovvero l’idea che massimizzare la resa dei terreni agricoli esistenti aumentando l’uso di fertilizzanti e pesticidi possa teoricamente “risparmiare” terreno per la natura.
I ricercatori sottolineano che si tratta di un concetto screditato perché “l’aumento dell’efficienza generalmente induce un’espansione agricola. I modelli statistici che considerano le rese e la perdita di foreste nelle zone tropicali concludono che l’espansione è più comune della conservazione del territorio… soprattutto quando le condizioni politico-economiche incoraggiano l’accumulazione di terre private, creano nuove domande di prodotti o consentono lo sviluppo di nuove aree”.
I ricercatori concludono: “Le colture geneticamente modificate (OGM) sono semplicemente l’ultima di molte innovazioni tecnologiche che hanno permesso a una forma di agricoltura capitalista di persistere. Le colture HT ne sono un esempio lampante, con il loro chiaro collegamento all’aumento dell’uso di glifosato.
Gli agricoltori di tutto il mondo, soprattutto nel lungo periodo, hanno incrementato l’uso di quegli erbicidi con cui le colture OGM sono progettate per interagire. Le colture Bt offrono un esempio più sottile del paradosso di Jevons, in quanto la loro diffusione ha aumentato l’utilizzo del suolo, intensificato le monocolture e, paradossalmente, incrementato l’impiego di pesticidi in India.”
Raccomandano di perseguire sistemi alternativi che evitino la trappola del paradosso di Jevons, puntando a un cambiamento sistemico piuttosto che a “soluzioni tecniche incrementali per migliorare l’efficienza”. Affermano: “In sistemi viventi complessi come le aziende agricole, l’efficienza è un obiettivo troppo limitato. Al contrario, la strategia a lungo termine di stabilità attraverso la diversità si rivela una strategia evolutiva migliore”.
*Siccome il glifosato può essere somministrato più volte l’anno (soprattutto sulle piante HT), non è un controsenso il fatto che la superficie di soia trattata con glifosato sia maggiore dell’estensione effettiva delle coltivazioni.
” Tra gli agricoltori statunitensi, la superficie coltivata a soia con glifosato è balzata da 9,2 milioni a 113 milioni di acri tra il 1994 (anno precedente all’introduzione del glifosato) e il 2018. Nello stesso periodo, la superficie coltivata a soia in ettari è aumentata da 24,9 milioni a 36,1 milioni di ettari e la percentuale di superficie trattata con glifosato è passata dal 15% all’87%.”
Qui c’è un errore: non possono esserci più ettari coltivati a soia con glifosato del totale di ettari coltivati a soia (36,1 milioni di ettari sono un po’ più di settanta milioni di acri).
Premesso che gli autori dello studio potevano essere più chiari, credo che il ragionamento fili perché:
9,2 milioni a 113 milioni di acri è la soia TRATTATA A GLIFOSATO nel 1994 e nel 2018
da 24,9 milioni a 36,1 milioni di ettari è l’aumento della soia A PRESCINDERE DAL TRATTAMENTO
Qui gli autori però fanno un discorso riferito agli OGM, non all’intensificazione agricola in generale.
Igor, scusa ma la matematica non è un’opinione.
” la superficie coltivata a soia in ettari è aumentata da 24,9 milioni a 36,1 milioni di ettari” Dice DA, non DI, e 36,1 milioni di ettari sono poco meno di 90 milioni di acri, quindi ben al di sotto dei 113 milioni coltivati a glifosato.
Non può esserci più soia coltivata a glifosato che soia coltivata in generale!!
Risolto l’arcano Gaia (credo)… il glifosato viene applicato anche più volte l’anno, specialmente su piante HT. Per cui, mettiamo, se io ho 5 ettari di terreno e applico due volte il glifosato all’anno, la SUPERFICIE DI SOIA TRATTATA a glifosato è 10 ettari. Per questo leggi che la superficie di SOIA TRATTATA è maggiore dell’estenzione effettiva delle coltivazioni. Ho leggermente modificato il testo per renderlo più chiaro, forse ci metto una postilla per chiarire meglio.
Aaahhh… assurdo, però.
Comunque, almeno dalle mie parti, nel mangime per galline che vendono nei consorzi agrari, quindi soprattutt per la gente che ha un pollaietto in casa, c’è soia OGM. Chissà nei mangimi industriali. Qui è proibito, poi compriamo i prodotti.
Intendi assurda la tipologia di calcolo o la prassi di uso del glifosato?
La tipologia di calcolo, mi sembra una forzatura. Comunque non so come vengono calcolate queste cose di solito.
“c’è soia OGM. Chissà nei mangimi industriali”
Mi stupisce che non lo sappiate.
Che io sappia invece, e’ da sempre che nei mangimi animali italiani l’uso degli OGM e’ consentito. Ed e’ da sempre che gli agricoltori sostenitori degli OGM (pochi, mentre i grossi sindacati degli agricoltori sono sempre stati contrari, in nome della specificita’ nazionale in virtu’ della quale ricevono contributi) ne denunciano l’ipocrisia.
Search assist di duckduckgo dice:
“L’87% dei mangimi composti per animali in Italia è geneticamente modificato (GM). Questi mangimi non hanno ripercussioni negative su carni, latte e uova, risultando simili a quelli convenzionali.
da ilfattoalimentare.it”
https://duckduckgo.com/?q=OGM+nei+mangimi&t=ftsa&ia=web
Evidentemente proibirne l’uso non sarebbe sostenibile in quanto farebbe schizzare i prezzi dei prodotti animali non di fascia alta, che non tutti potrebbero permettersi specie le fasce meno abbienti della popolazione, per quel che puo’ importare a molti.
Trovare prodotti non ogm nelle commodities agricole del resto del mondo e’ difficile (sono tutti stupidi evidentemente), e non li farebbero apposta per noi se non in cambio di prezzi maggiorati, mentre dedicare una maggior quota del terreno agricolo nazionale per soddisfare le necessita’ della nostra peraltro rinomata industria agroalimentare sarebbe da un lato impossibile e dall’altro devastante.
In nome del pluralismo informativo (di gente che sa un po’ meglio di voi di cosa sta parlando, peraltro)
Futuragra: la prima trebbiatura di mais OGM in Italia raccontata da Silvano Dalla Libera
https://www.youtube.com/watch?v=3xMnpuAgxhw
Parla per Gaia semmai… è una cosa che mi hanno ripetuto fino alla nausea tutti i fan degli OGM nella mia quindicina di anni di blogger, insieme agli “OGM non sono sterili e simili”.
Non volevo fare casino sul blog di Gaia, quindi lo faccio sul mio. Scrivi sul post che ha dedicato ai fondi europei per gli EAU: “Scusate la trollaggine (mi pare di aver capito che quando qualcuno non e’ d’accordo su qualcosa ma non si sa come rintuzzarlo sul merito, bisogna chiamarlo sprezzantemente troll, quando gli va bene 😉 )”. Tu riguardo al pezzo che ho condiviso non hai replicato a nulla nel merito, hai solo portato propaganda pro OGM che in nessun modo risponde alle argomentazioni espresse nel post sulle mancate promesse delle sementi transegeniche. Adesso ti giochi la carta pauperista (lo fai spesso quando ti fa dialetticamente comodo), allora noi replichiamo nel merito:
Partiamo dicendo che le sementi trasngeniche costano di più, non di meno delle convenzionali. E’ la ragione per cui svariati agricoltori negli USA, malgrado pressioni federali e aziendali, stanno tornando a usare le convenzionali. Il resto è una gigantesca “profezia che si autoavvera”: le aziende impegnate nella produzione di mangimi animali (Cargill, ADM e Bunge) sono legate a doppio filo a quelle delle sementi transgeniche (Bayer, Corteva, Syngenta e BASF), quindi hanno tutto interesse a far monopolizzare le sementi ogm nel campo dei mangimi animali perché devono rientrare dei loro investimenti.
Quanto ai mangimi animali, il loro scopo principale è per alimentare animali negli allevamenti intensivi: è una pratica che aiuta o distrugge gli allevatori “meno abbienti”? La soia e il mais provengono per lo più dal sudmamerica (su terre vergini sottratte alla foresta fluviale, ci credo bene che le prestazioni degli OGM siano all’inizio ottimali): la deforestazione e le maxicolture non mi pare che siano qualcosa che conviene ai “meno abbienti” di quelle parti.
Saperne più di noi è facile, il problema è saperne di più degli autori dello studio citato nel testo! 😀 E il video che hai linkato, dal punto di vista di una risposta a quanto contestato da loro, ha più meno la stessa validità di questo qua:
https://www.youtube.com/watch?v=RpUhGnoAqHg&t=26s
Per questa affermazione invece la risposta adatta è invece il seguente video, in asssoluto:
https://youtube.com/shorts/0kja30aeU80?si=wG_8MYcqwn4X2y_Y
Ah, un’altra cosa: il “pluralismo informativo” lo deve garantire lo stato non io. Questo vuol dire che Futuragra come chicchessia deve poter avere la massima libertà di espressione sui suoi canali, non che chiunque altro li debba accogliere. Altrimenti, abbiamo scoperto che i vari Bressanini, Salmone.org ecc sono dei censori autoritari, dal momento che mi hanno impedito di pubblicare alcuni contenuti sulle piattaforme di commenti dei loro blog. Ma per fare il verso a Totò, alcuni “sono libertari a prescindere” e altri sono “fanatici” indipendentemente dal loro comportamento, vero Winston?
Quello che è devastante è avere così tanti allevamenti intensivi stipati in un territorio piccolo e già antropizzato. Tutti i nutrienti extra che noi importiamo sottoforma di mangimi sono poi nitrati che finiscono nei corsi d’acqua e nel mare.
Qui quando spargono il letame di maiale l’aria puzza per giorni, se sei sottovento l’odore si appiccica a vestiti e capelli, e per giunta oltre che puzzolente quella roba è tossica, è come respirarsi smog.
Possiamo fare a meno di tutta questa carne prodotta in lager per animali, compresi quelli di vacche e polli. La pizza, per dire, è buona anche senza il prosciutto. Per esempio.
igor, sono due vecchi contadini che hanno vissuto l’era della miseria, della scarsita’ e dell’emigrazione e ti riportano le loro esperienze, mi sembra molto di cattivo gusto sbertucciarli dalla nostra posizione di nati e vissuti nella bambagia e che mai abbiamo saltato un pasto in vita nostra
Non sto “sbertucciando” nessuno Semplicemente, se eerano persone che veramente ne sapevano così tanto, allora erano anche ben consapevoli che mais transgenico è stato coltivato spesso e volentieri in Italia, altro che “prima trebbiatura”. Su questo blog e su quello vecchio di DFSN qualcuno che ben sai ha espressamente detto di conoscere personalmente persone che hanno seminato sementi transgeniche, solo per dirne una, e da prima del 2014.
Mi guadagno da vivere facendo altro (dall’attività di blogger non ho alcun guadagno economico), quindi non sento la necessità più di tanto di snaturare quello che faccio per “trovare seguito”. Sì sono vecchio, finché ho la forza e la voglia di fare quello che faccio lo faccio. Non penso di fare nulla di male, ho un piccolo pubblico che apprezza, ho i miei hater (parlo dei social network) e a me va bene così. Se va bene a me può andare bene anche a te, no?
Questa invece è una questione interessante (anche se l’hai tirata fuori per sbaglio, avendo ancora una volta preferito evitare il discorso sul merito dell’articolo e anche sul merito della replica ai tuoi commenti). Se sì deve considerare impatto diretto, come emissioni di CO2 e consumo d’acqua, la carne suina vince a mani basse. L’allevamento dei maiali però comporta problemi enormi per la gestione dei liquami, quindi fa disastri a livello locale. Qui alzo le mani su cosa sia effettivamente peggiore.
anche grazie a loro, aggiungerei
“La pizza, per dire, è buona anche senza il prosciutto.”
Gaia, il “fattore di conversione” del cibo nel suino e’ migliore di quello che si ottiene dal bovino, anche per quel che riguarda il formaggio.
Quindi la pizza bisognerebbe a maggior ragione prenderla senza formaggio.
Se pensate, tu e igor, di guadagnare seguito in questo modo, be’ ci sono gia’ molte evidenze che il tempo in cui si poteva sperare che succedesse fa parte del passato.
Cominciate a diventare vecchi anche voi.
Cosa ti ha bloccato Bressanini? Sul mio blog puoi replicare, sulla questione della UAE e su quello che vuoi.
Riguardo alla pizza, il paragone non è prosciutto vs formaggio ma pizza con prosciutto o senza. Volevo dire che si consuma carne di maiale perché costa poco e ce n’è tanta a disposizione, anche dove non è strettamente necessaria, è solo un di più. Poi questo è anche un mio pallino, personalmente la pizza con la carne mi ha sempre dato fastidio, mi sembra veramente una cosa assurda.
Che il suino “vinca a man basse” mi sembra frutto di parametri piuttosto ristretti e truccati, visto che mangia alimenti che potremmo mangiare anche noi, mentre la vacca si ciba di erba, che non è un alimento umano e che è in grado di crescere spontaneamente (e di soia e mais anche lei, per fare più latte). Il problema è che adesso si prendono gli allevamenti intensivi a modello per fare questi confronti, ma non ha nessun senso. Basta vedere quanto sono comuni in natura i carnivori rispetto agli onnivori e rispetto agli erbivori.
Anni fa, si parlava di OGM e girai nei commenti uno studio simile a questo e sparì, ma non gliene faccio alcuna colpa. Però come lui ha tutto il diritto di decidere quali commenti tenere o meno senza passare per censore, allo stesso modo potrei decidere di togliere dal mio spot pro OGM o qualsivoglia altra cosa senza essere tacciato di autoritarismo, fanatismo ecc. Del resto, se lasci passare tutto, poi la gente tende anche ad approfittarsene. Il mio blog non deve certe garantire il “pluralismo dell’informazione”, semmai si può giudicare la mia apertura e disponibilità al confronto.
Come mia etica personale a casa di altri flammo eventualmente solo con il padrone di casa, non con gli altri invitati (a meno che la cosa non faccia piacere al padrone!)
Secondo me rende molto meglio l’idea rispetto ai calcoli basati sul peso. Quando si usavano gli organofosfati, pesticidi pericolosissimi, la quantità era elevata ma erano sparsi sul 40% circa dei terreni (rimando a uno dei link per la precisione, vado a memoria). I neonicotinoidi invece sul 100-120% (sempre per via dei più trattamenti all’anno). Quindi significa un uso più estensivo e maggior esposizione degli ecosistemi. Uguale con il glifosato: a parita di condizioni è meno pericoloso di Paraquat o 2,4D ma è lo stesso anche se lo applichi 4-5 volte l’anno?
Concordo, dipende tutto dai parametri di riferimento. Sicuramente i suini sono più disastrosi a livello locale.
Le discussioni tra lettori mi vanno benissimo sul mio blog, purché rispettose.
Riguardo a Bressanini, no, non è obbligato a far passare tutto, ma secondo me uno dovrebbe far passare il dissenso educatamente espresso. Poi per carità, anch’io censuravo propaganda pro-russa sul mio blog, ma è un po’ diverso credo.
Dialetticamente (e opportunisticamente) parlando può essere vero l’esatto opposto, ad esempio se vuoi far passare l’idea che chi è contro gli OGM è solo un rozzo ebete del Web “analfabeta funzionale”. Ho sempre accusato la faziosità del debunking quando decostruisce appositamente solo le cazzate.
Per il resto, come ti ho già detto altre volte, purtroppo è l’hating è il vero sintomo del successo in Rete, a tutti i livelli. Ma, se come penso, neanche il tuo scopo è “crearti in seguito” nel senso di ergerti a capo popolo o guru, va benissimo così.
Igor, non ho del tutto compreso il tuo commento, comunque intendevo “dovrebbe” in senso morale, non di convenienza. È chiaro che se uno ti fa un’obiezione ben documentata che insinua il dubbio nei tuoi lettori e ti costringe a fare la fatica di smentirla, meglio non passargli proprio il commento. Ma non è un bel modo di fare.
“Potenti lobby promuovono quella che definiscono “intensificazione sostenibile” dell’agricoltura” -in realtà io questo l’ho sentito propugnare da famosi ambientalisti quali George Monbiot e David Attenborough…
In generale, sono d’accordissimo che non funziona, però paradossalmente è quello che è successo in alcune zone d’Italia: se si vedono le vecchie foto in certe zone c’erano molti meno alberi ed era tutto coltivato, mentre ora si affiancano campi coltivati super intensivamente ad altri abbandonati. Ma, per l’appunto, solo nelle zone marginali, mentre in quelle più redditizie mi sembra che si sia semplicemente prodotto di più.
Mah, ho letto l’articolo e in parte concordo con la tesi che l sistema di produzione agricola attuale sia insostenibile, ma affermare che gran parte delle criticità siano dovute all’introduzione degli ogm è fondamentalmente sbagliato.
L’estensione delle monocolture industriali è un fenomeno indipendente dall’introduzione degli ogm, Deforestazione ed espansione agricola esiste anche per tante colture che non sono ogm.
E poi dare la colpa a Jevons perchè si usano piu pesticidi a causa degli ogm è come dare la colpa a Ghandi perchè esiste la guerra. Di fatto l’effetto jevons non centra nulla.
Il testo esordisce apposta con “Gli autori sottolineano come le colture transgeniche rappresentino l’appendice di una questione molto più spinosa, ossia i limiti sempre più evidenti del paradigma agro-industriale”.
Jevons poveraccio non ha avuto nessuna colpa se non osservare attentamente il mondo produttivo in cui viveva e registrarne con accuratezza le tendenze dominanti!
E poi non è questione di attribuire “colpe” ma di capire se una determinata tecnica, a 30 anni dalla sua implementazione pratica, ha mantenuto le promesse riguardo al loro impiego. E cosa è successo? Che la tecnologia pensata per migliorare l’efficienza nell’uso negli input ne ha aumentato il ricorso, anziché aumentarlo: proprio un perfetto effetto Jevons.
La “colpa” di tutto ciò è ricercare la crescita per la crescita (anche) in agricoltura e insistere con il modello monocolturale. Poi, è un dato di fatto, la promessa intorno agli OGM tra fine anni Novanta e inizio Duemila era che si sarebbe potuto conciliare la capra della agricoltura intensiva con i cavoli della sostenibilità. Posso “incolpare” gli OGM di non aver compiuto un miracolo? No. Però non si può neanche ignorare la realtà o ragionare in astratto.