Francesco Pratesi, figlio di Fulco fondatore di WWF Italia nonché presidente di Italia Nostra Toscana, nemico giurato delle fonti rinnovabili per il loro impatto visivo sul paesaggio, ha fatto ultimamente parlare di sé condividendo sui suoi profili social uno sconcertante appello della presidente di Amici della Terra in favore del nucleare, pubblicato su Il Foglio:
A parte le polemiche insistite contro Legambiente, diverse affermazioni sono scollegate dalla realtà e dettate dall’ideologia, altrimenti non si parlerebbe di “moderati contributi energetici delle rinnovabili,” quando nel 2025 eolico e fotovoltaico congiuntamente hanno generato un quarto dell’elettricità italiana, mentre a livello globale ognuno di essi ha eguagliato i livelli produttivi della fonte prediletta da Pratesi e Amici della Terra, apprestandosi a superarla.
Senza contare la disonestà di presentare l’energia atomica come alternativa aut-aut a quella eolica, quando in tutti i maggiori paesi nuclearizzati (ad eccezione della Russia, dove le fossili sono ancora nettamente predominanti) le due fonti convivono. In Francia, la Mecca dell’Atomo, la potenza eolica installata è addirittura doppia rispetto a quella italiana. Non si può negare, però, che le battaglie contro la famigerate pale talvolta siano ampiamente condivise.
È il caso degli sforzi per bloccare il progetto Phobos (complimenti vivissimi per il nome!), parco eolico da 42 MW ideato nel 2021 che dovrebbe sorgere nei pressi del lago di Bolsena, dove oltre a Pratesi si sono mosse personalità del mondo della cultura e dello spettacolo e persino figure di spicco dell’ambientalismo, tra cui Mario Tozzi: malgrado il convinto sostegno alle rinnovabili, in quel contesto di straordinario valore storico e paesaggistico hanno ritenuto fuori luogo installare aerogeneratori di circa 200 metri, ossia quattro volte più alti del duomo di Orvieto, che disterebbe solo una decina di chilometri dal sito.
Chi ha poco in simpatia gli ecologisti li ha immediatamente accusati di incoerenza, ma anche Ugo Bardi, Vincenzo Balzani e altri soggetti non certo tacciabili di anti-ambientalismo hanno criticato aspramente gli oppositori, sottolineando l’importanza di anteporre le ragioni di salute, clima e sicurezza energetica alla preservazione del territorio (qui la petizione di Energia per l’Italia).
Tanto per cambiare, si è creata una situazione polarizzata dove troviamo da una parte i “guelfi” paladini del paesaggio contro i “ghibellini” alfieri della transizione energetica. Entrambi estremamente intransigenti, benché non intenda metterli sullo stesso piano: si possono accusare spesso e volentieri gli ultras delle rinnovabili di carbon tunnel vision, ma al loro interno fatico a trovare personaggi che tocchino le punte di irragionevolezza (se così si può chiamare) di Pratesi.
Commento su Facebook di Francesco Pratesi contro l’eolico segnalato da Mauro Romanelli
Precisato ciò, è abbastanza ipocrita insistere sulla necessità di una rapida decarbonizzazione contro la catastrofe climatica e poi, nei fatti, comportarsi come se non ci fosse tanta urgenza. Altrimenti, oltre alle filippiche contro i nemici dei parchi eolici, si direbbe qualcosa in merito agli otto progetti agrovoltaici che Amazon sta costruendo in Sicilia per alimentare i propri data center. Infatti, un conto è sacrificare parzialmente o totalmente terreni agricoli per sostenere la popolazione locale, un altro per arricchire ulteriormente Jeff Bezos; e trattasi solo della punta dell’iceberg.
Secondo l’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, entro il 2028 in Italia sono previste 83 infrastrutture digitali di questo tipo. Per ragioni di marketing, tutte le aziende coinvolte ambiscono a presentarsi quali rispettose della sostenibilità ambientale, per cui promuovono progetti di “energia verde” per i loro interessi oppure intendono sfruttare impianti già esistenti. È il caso ad esempio di Aruba, che ha recentemente acquistato tre centrali idroelettriche piemontesi, le quali si aggiungono alle otto già di sua proprietà presenti nel nostro paese.
Dirottare fonti rinnovabili per esigenze niente affatto prioritarie per il benessere sociale rischia di compromettere la transizione energetica molto più della mancata costruzione di Phobos, vanificando la decarbonizzazione sull’altare del paradosso di Jevons (con l’eterna rincorsa di Achille alla tartaruga fossile), ma anche e soprattutto in termini di credibilità pubblica. “La Terra sta bruciando”, “dobbiamo agire in fretta prima che sia troppo tardi”, però possiamo permetterci di sprecare risorse preziose?
In una visione realmente improntata all’ecologia, implementazione delle rinnovabili e preservazione del territorio sono variabili sinergiche da conciliare, mentre l’energia non viene considerata in modo autoreferenziale, bensì come mezzo per soddisfare determinati fini. Purtroppo, sta prevalendo un atteggiamento meramente lobbystico utile solo per sterili battaglie dialettiche all’insegna degli opposti estremismi, dove per altro si insinua comodamente chi sfrutta l’ambiente come cavallo di Troia per scopi assai differenti.
Mi auguro che le persone in buona fede, a prescindere dallo “schieramento”, se ne rendano presto conto, altrimenti a uscirne vincitori saranno il business as usual più retrivo, il greenwashing e i disonesti della peggior specie.


Questo è quello che succede quando non si prende sul serio l’idea di decrescita. Si finisce a barattare un disastro con un altro.
Scusa l’appunto, ma “affatto” vuol dire “del tutto”; avresti dovuto scrivere “niente affatto”.
😀 Guarda bene è scritto giusto 😀
Povera me, il mio cervello aveva cancellato il “niente”… a meno che tu non lo abbia aggiunto dopo 😉
Magari l’hai aggiunto tu con la potenza del tuo cervello! 😀