L’entusiasmo per i dati di Ember
In molti hanno salutato con entusiasmo i dati del rapporto Global Electricity Mid-Year Insights 2025 di Ember, riferiti alla produzione elettrica nella prima metà del 2025. Emergono incontestabilmente aspetti positivi: le rinnovabili, in tutte le loro forme, rispetto al 2024 hanno segnato un aumento del 7,7% (+363 TWh) e per la prima volta sono riuscite a superare la produzione da carbone, nonostante la scarsa performance dell’idroelettrico (-2%, equivalente a -42 TWh) a causa di siccità diffuse in Europa, Cina, Russia, Turchia e Brasile.
La parte del leone l’ha fatta il solare (fotovoltaico e a concentrazione), il cui apporto ha permesso di coprire per l’83% l’aumento del fabbisogno elettrico globale (+2,6% rispetto al 2024, 306 TWh su 369 TWh totali). Il contributo maggiore del solare proviene dalla Cina (+55%), seguita da Stati Uniti (+14%), UE (+12%), India (+5,6%) e Brasile (+3,2%). La crescita dell’eolico è stata inferiore (+7,7%), ma non lontana dal solare (1365 TWh contro 1303 TWh).
Dietro ai numeri, nessuna transizione
Tuttavia, allargando la panoramica ai consumi totali, c’è molto meno da gioire: gli exploit sopra elencati hanno permesso di ridurre il consumo di carbone solo dello 0,6% e le emissioni totali di CO2 appena dello 0,2%. Le rinnovabili, di fatto, si sono aggiunte alle fossili: è come se un super obeso avesse deciso di aggiungere alla consueta mole di junk food delle portate da gourmet, aggravando così una salute già pessima.
Considerando i consumi globali di energia primaria e non solo la produzione di elettricità, le fossili ammontano ancora all’80%. Insomma, è ormai tempo di ammettere quello che figure molto più autorevoli del sottoscritto (vedi Art Berman) sostengono già da tempo: per quanto innegabile la crescita esponenziale di solare ed eolico dall’inizio del nuovo millennio ad oggi, attualmente non stiamo assistendo ad alcuna transizione energetica. Sarebbe una buona idea, per dirla con Gandhi.
Non è certo un atto di accusa verso le rinnovabili, a cui non imputo l’impossibilità di sovvertire gli effetti collaterali della ricerca della crescita continua, paradosso di Jevons in primis. Piuttosto, sposterei l’attenzione sugli ambientalisti che hanno sposato la strategia della ‘lobby rinnovabili’ (come Mauro Romanelli): se l’intento è promuovere il risanamento ecologico e non solo il mercato di aerogeneratori e pannelli fotovoltaici, allora questa linea sta palesemente fallendo.
Oltre la logica della eco-lobby
Ricalcando esattamente la propaganda a favore del nucleare, gli eco-lobbisti si concentrano contro i movimenti di opposizione ai parchi eolici e fotovoltaici, molti dei quali effettivamente brillano per disinformazione e agiscono per pura logica NIMBY (per altro difficile da biasimare, quando i cittadini sono vittime di scelte cadute dall’alto e vedono il territorio dove vivono considerato dalle istituzioni solo per ospitare opere impattanti e sgradite ai più).
Tuttavia, senza capire che la transizione energetica non è solo un problema tecnico ma anche una questione culturale che obbliga a ripensare i modelli di consumo e a ridefinire le priorità dell’economia, continueremo ad assistere impotenti alla vana rincorsa dell’Achille rinnovabile contro la tartaruga fossile, festeggiando i nuovi record produttivi del ‘green power’ a fronte del collasso inesorabile della biosfera.
Carne e AI: due nodi simbolici
Finché discuteremo delle rinnovabili senza ragionare sulla quantità di energia da produrre e sugli scopi per cui deve essere impiegata, ecologicamente parlando non caveremo un ragno dal buco. Per comprendere la forma mentis da adottare, prendiamo ad esempio due questioni particolarmente rilevanti che dovrebbero essere considerate prima di ragionare in astratto di decarbonizzazione e fonti energetiche alternative.
Il primo riguarda il consumo di carne. Il rapporto Roasting the Planet: Big Meat and Dairy’s Big Emissions (realizzato da Foodrise, Friends of the Earth U.S., Greenpeace Nordic e Institute for Agriculture and Trade Policy) sottolinea come le quarantacinque maggiori aziende produttrici di carne e latticini generino complessivamente più di un miliardo di tonnellate di emissioni di gas serra (in CO₂ equivalenti).
Per farsi un’idea, si tratta di una quota superiore a quella dell’Arabia Saudita. Non escludo che i compilatori, in stile Cowspiracy, abbiano trattato i dati in maniera un po’ ‘creativa’ per rigirare il coltello in una piaga comunque reale e ineludibile, dove le emissioni climalteranti rappresentano solo la punta dell’iceberg dell’insostenibilità.
Altra problematica da attenzionare seriamente riguarda l’ultimo grido della tecnologia, ovvero l’AI. Il consumo di elettricità dei data center AI attualmente supera i 500 TWh annui (un valore simile a quello della Germania) e, secondo le previsioni dello scenario base della IEA, nel 2035 raggiungerà i 1300 TWh.
Per contenere i danni, la IEA si augura di puntellare questo sforzo grazie a ulteriori progressi delle rinnovabili e all’avvento dei fantomatici reattori modulari di piccola scala (SMR); nel frattempo, in attesa di sviluppi avveniristici i colossi delle big tech intendono appoggiarsi alla vecchia generazione atomica (Microsoft intende infatti riattivare un reattore della centrale di Three Mile Island e Google il Duane Arnold Energy Center).
Chi conosce le proiezioni della IEA, sa bene quanto siano infarcite di wishful thinking; pertanto, la stima di 300 Mt di CO2 annue (poco meno di quelle della California) al 2030 potrebbe rivelarsi molto ottimistica.
Ragionando sul sovraconsumo di carne e la pervasività della AI, la discussione travalica la sostenibilità ambientale in senso stretto per aprirsi a riflessioni politiche ed etico-morali sui fini della società e il nostro rapporto con natura e tecnologia. Significa porsi preoccupazioni che, se interpretate correttamente, si traducono inevitabilmente in limiti energetici, di cui le rinnovabili necessitano disperatamente per non correre a vuoto come Achille nel paradosso di Zenone.
Forse, un discorso avviato non a partire dalle fonti energetiche bensì dal modello di società che vogliamo realizzare all’interno dei limiti del possibile potrebbe guadagnarsi le simpatie di tanti che oggi contestano la costruzione di parchi eolici e solari vedendoci soltanto l’ennesimo caso di consumo di suolo o distruzione dell’ambiente naturale senza un vero costrutto.
Di sicuro, esistono poche ragioni per insistere con la tattica del business verde, specialmente in un’epoca dove il Green New Deal ha perso di slancio e imperano Donald Trump e altri politicanti negatori del cambiamento climatico. Al massimo, tale sforzo può contribuire alla folle corsa di un Achille oramai stremato e sempre più disperato di raggiungere la tartaruga.
Fonte immagine in evidenza: rielaborazione da Cronache dal silenzio.


Per far diminuire il consumo di carne forse bisognerebbe farsi un giro negli allevamenti? Troppo spesso escono notizie del genere:
https://www.fanpage.it/milano/animali-morti-topi-e-sporcizia-cosa-e-emerso-dallindagine-di-greenpeace-in-un-allevamento-nel-mantovano/
Per far diminuire il consumo di carne e di utilizzatori di mediocrità artificiale la via più sensata è quella di diminuire il numero di persone che la consumano.
In Europa la gran parte della popolazione è costituito da persone del gruppo sanguigno zero il cui regime alimentare ideale è basato su verdura e carne/pesce/uova; gli “zero” hanno problemi con carboidrati e latticini e pure, in parte, coi legumi => no veganesino, no vegetarianesimo.
Stessa cosa per il numero di persone che interrogano i sistemi esperti per sapere questo o quello.
Del tutto ovvio per OGNI aspetto dell’esistenza a tenore e qualità di vita decenti, caratterizzati dall’uso di energia.
La decrescita demografica è la prima e unica decrescita sensata. Purtroppo cozza con dogmi/precetti/divieti imposti da religioni e ideologie di moda.
Si arriva a questa assurdità che le rinnovabili hanno affiancato le fossili e il nucleare.
Grazie al cazzo! Dal 1970 siamo passati da 3 miliardi agli oltre 8 attuali e il tumore si avvia verso i 10
Per avere un consumo minore, a parità di condizioni, bisogna avere meno consumatori.
Sa camminatore, lei è l’opposto degli autori di Socialismo di Metà-Mondo: loro arrivano a conclusioni errate (come sottovalutare sovrappopolazione) però partendo da presupposti corretti, quindi se letti cum grano salis possono rivelarsi utili; lei invece può dire qua e là cose corrette (come il problema sovrappopolazione) ma all’interno di una cornice concettuale del tutto distorta per cui non reca alcun beneficio.
Non sono un esperto di queste cose, ma sapevo che la dieta dei gruppi sanguigni era una bufala. Ho fatto qualche verifica e in effetti non ha alcun fondamento scientifico.
“La prima e unica”. Se davvero è la prima e unica, allora a meno che lei conosca un modo ecologicamente efficamente valido (quindi no guerra nucleare, ad esempio) per far sparire nel giro di qualche anno 6-6,5 miliardi di persone direi che c’è qualche problemino, perché le dinamiche demografiche salvo cataclismi agiscono nel lungo periodo e noi di problemi ne abbiamo da risolvere a breve.
Quanto a dogmi/precetti/divieti, lei non mi pare poi così anticonformista come vorrebbe apparire: in realtà vuole solo disperamente salvare lo status quo appigliandosi al fattore demografico (e infatti ha tirato in ballo una teoria pseudo-scientifica riguardo alla carne).
E qui lo ammette candidamente. Nella situazione è un’assurdità logica, forse quel tipo di condizioni sussisteva 50-60 anni fa. E’ veramente strano che lei, che si presenta come un cultore dei I limiti di sviluppo, con queste affermazioni disconosca la conclusione finale di quello studio epocale, ossia che non basta la riduzione demografica ma occorre associarla a quello delle altre variabili di impatto, quindi anche consumi e tecnologia.
Beh, credere che la medicina sia ‘na roba scientifica a me_mi fa sorridere parecchio. Tant’è che ci sono rimedi validi per alcuni e inerti o dannosi per altri. L’alimentazione è un sistema talmente complesso che non si trova una teoria una che sia valida per tutti.
Basta pensare al fatto che il 30% ca. di vegani soffre di ipercolesterolemia quando la “medicina officiale” alla voce colesterolo parte con la nenia automatica “no insaccati, no formaggi, no uova, no carni rosse”.
Comunque, a parte questo, la realtà è che siamo onnivori e quindi le proteine animali fanno parte di una sana alimentazione.
Detto questo, non ho nessuna voglia di dover evidenziare l’arimetica da quinta elementare per cui i consumi (di energia, suolo, proteine animali, etc. e pure i rifiuti) hanno il numero di esseri umani come centro del problema.
Infine, c’è il principio di realtà per cui se le persone mangiano di tanto in tanto carne o pesce, da qualche parte ‘sta carne o pesce dovranno venire.
Poi dopo la mucca pazza, la onnivorizzazione degli erbivori, possiamo pure assecondare veganesimo e la erborivorizzazione degli onnivori e vi lascio pure ‘sta pazzia.
Dopo decenni è inutile perorare ‘sto specie di pauperismo che non va e non funziona.
Modificare l’alimentazione non risolve i problemi della scala delle interrogazioni via guggol ciatbot et similari, anche qui, numero di interrogatori e di interrogazioni sono strettamente correlati.
La maggior parte delle persone vuole veicoli enormi, SUV verdognolastri a batteria, etc. . Ma esiste un limite: una persona può stare in una sola auto.
Quindi anche visto che ‘ste persone vogliono ‘sti baracconi a quattro ruote , un decimo di esse significherà un decimo di SUV in giro. La sovrappopolazione è SEMPRE al centro di ogni problema ecologico.
Fotovoltaico: ora dilaga ‘sta ciofeca dell’agrivoltaico che è solo ‘na nuova cazzata tinta di verde.
Abbiamo MILIONI di ettari non più verdi (edificati, cementificati, cappannonizzati, centrocommercializzati, svincolizzati, hubbizzati; …) dobbiamo andare a fotovoltaicare i campi!?
Uno apre a caso guggolmeps su una delle conurbazioni (ad esempio
qui oppure qui oppure …) e si vede che la percentuale di utilizzo fotovoltaico delle superfici morte è scandalosamente bassa).
Quindi campi fotovoltaico sui campi anche no, direi!
Limiti della crescita, Giussani, non dello sviluppo.
Peraltro conduco una vita veramente minimale, sobria e quindi, da disadattato sociale, non posso ancora proprio ascoltare la solita litania del “dobbiamo avere stili di vita più morigerati, poveri… ” che NON funziona con la maggior parte delle persone.
Quindi le persone vogliono consumare e sprecare e l’unico modo per risolvere il problema è che esse siano di meno.
Saremmo pure in ottima tendenza con la diminuzione esponenziale della popolazione, diminuzione che viene disintegrata dalla immigrazione di massa utile all’hybris cretinologica dei sinistra(n)ti, dei cattolici masochisti, dei riccastri che più hanno massa sotto più la parassitano.
Scritto un po’ di fretta, mi scuso per errori e refusi.
Giussani, io vi voglio bene, perché sono d’accordo con gran parte delle vostre osservazioni. Siete più giovane e quindi progressista.
Io preferisco, più vecchio, essere realista.
Questa è una tautologia che si è costruito lei, un po’ come quelli che dicono che la climatologia è una fandogna perché il clima è influenzato da troppe variabili che non possiamo considerare ecc per troncare sul nascere ogni discorso sul riscaldamento globale. Tautologia che poi diventa anche una contraddizione, perché poi lei supporta una teoria a suo modo ‘valida per tutti’ (quella dei gruppi sanguigni), benché le sue evidenze scientifiche siano pari a zero.
Non so da dove abbia preso questa statistica, però la ‘medicina ufficiale’ ci spiega che se la dieta vegana include troppi cibi ultra-processati, zuccheri o grassi saturi di origine vegetale, allora avere problemi di colesterolo non è affatto difficile. Non ho mai sostenuto che veganesimo sia sinonimo di salute
Purtroppo per fare certi calcoli ci vuole matematica raffinatissima, altro che quinta elementare! Siccome non avevo voglia di perdere tutta la domenica per risponderle, ammetto che ho barato e ho chiesto a Grok di calcolarmi se, stando gli attuali trend, in quanto tempo si ridurrebbe la popolazione mondiale della metà e poi fino a 3 miliardi se da domani tutte le donne della terra adottassero la politica del figlio: risposta, rispettivamente 90 e 125 anni.
Gli ho richiesto lo stesso calcolo ma con 0,5 figli a donna da domani e sono rispettiavmente 58 e 83 anni. Insomma, anche prendendo in considerazioni ipotesi assurdamente estreme, sono tempistiche del tutto incoerenti per evitare il collasso della biosfera.
Passo dopo passo emerge che quello che ha i tabù infrangibili è piuttosto lei…
Per due domande a Grok devo avere già impattato come Godzilla quindi mi scusi se non provo a fare una simulazione di un mondo con un decimo di abitanti. Al di là di questo, lei sta ritenendo possibile un mondo futuro dove possano esistere cose come i SUV, ed è abbastanza emblematico…
Adesso lei mi tratta come una persona che nega il problema sovrappopolazione e, basta anche leggersi solo la mia recensione a Socialismo di Metà-Terra, palesemente non è vero. Comunque, se lei propone ritmi di riduzione dei consumi basati solo sulla riduzione della popolazione ‘a parità di condizioni’, allora un agrivoltaico invasivo è il minimo che deve aspettarsi, dal momento che le rinnovabili dovrebbero sostituirsi progressivamente alle fossili in un fabbisogno molto lento a contrarsi. La tartaruga si allontana ancora di più da Achille.
AHHHHHHHH! Beh, come dire, lei qui ha sganciato una discreta bomba atomica, dialetticamente parlando. Alla fine, ammette candidamente la sua vacca sacra intoccabile, ossia lo Sviluppo, spiegando così questa insistenza oltre la ragionevolezza sulla sovrapopolazione: sta cercando di conciliare capra e cavoli, e ciò non si può fare in termini ragionevoli. Sono sincero: l’avevo già capito da altre sue uscite, ma qui ora l’ha ammesso platealmente.
Per tornare ai bambini delle elementari, l’erba voglio cresce solo nel giardino del re. E’ incredibile che, appunto da cultore del Club di Roma, lei sia convinto che certi fenomeni e trend possano mantenersi solo grazie alla volontà delle persone.
Guardi che se il suo obiettivo è mantenere lo Sviluppo (per gli altri che lo desiderano, si intende!) ho seri dubbi che una popolazione di 40 milioni con età media sopra i 60 anni possa mantenersi ‘sviluppata’. Mi sa che qualche quota di immigrazione la dovrà concedere.
Io no ma, ci tengo a sottolinearlo e qui sono serio, non per le sue idee. Dicesse le stesse cose mettendoci la faccia (cioé si comportasse come i tre quarti degli utenti di X-Twitter, per capirci) non dico che mi piacerebbe ma la vedrei sicuramente in maniera diversa. Questa deresponsabilizzazione, fatta da una persona che ammette di aver passato da molto tempo i 12 anni e insiste spesso sulla necessità di rispettare dei doveri, la trovo francamente insopportabile.
Oramai sono prossimo ai 50 anni, l’età del progressismo l’ho passata da un pezzo! Il suo presunto ‘realismo’, però, come è emerso è del tutto irrealistico. Si basa sull’assunto per cui, siccome la ‘gente’ non vuole accettare determinate limitazioni, allora sarà possibile bypassarle senza conseguenze oppure, come fa lei, immaginando situazioni che di vagamente realistico non hanno proprio nulla.
Vedi anche qui https://www.lindipendente.online/2025/11/10/infezioni-e-carcasse-nellallevamento-del-gruppo-veronesi-limpero-dei-marchi-aia-e-negroni/
La transizione alle rinnovabili costa, costa molto, ma è un passaggio obbligato e doloroso.
Le nazioni che possiedono le fossili possono posticiparne il passaggio e finanziare e quindi legare a loro le nazioni che saranno costrette a muoversi per prime in questa direzione.
Gli USA vogliono essere gli ultimi e faranno di tutto per esserlo.
Son di gruppo zero e mi han sempre detto che dovrei essere un gran carnivoro ma io son quasi vegano. Chiaramente la correlazione fra gruppo sanguigno e dieta ottimale non ha alcun fondmento scientifico (fregnacce) ed anche se l’avesse non sposteree di una virgola le prospettive dell’umanità.
Ma ‘mi hanno detto’ chi? Ci sono medici del SSN che perorano la dieta dei gruppi sanguigni?