Sabato e domenica scorsi si sono tenute le elezioni per il rinnovo del parlamento europeo. Ecco i risultati per quanto riguarda il nostro paese, messi a confronto con le Politiche del 2022:

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Salta subito all’occhio il netto balzo in avanti di Astensione: se alle consultazioni del 2022 aveva ottenuto la maggioranza relativa, adesso per un soffio sfiora quella assoluta. Tutte le formazioni politiche subiscono il colpo, a partire da quelle afferenti alla maggioranza parlamentare di centro-destra: a rimetterci di più è il partito della premier Giorgia Meloni, che perde il 2,3%. Per quanto riguarda gli alleati, sorpasso ‘in discesa’ di Forza Italia ai danni della Lega, evidentemente Bossi non è l’unico a non aver digerito la deriva intrapresa dal leader Salvini culminata con la candidatura del controverso generale Vannacci.

Siccome difficilmente le riforme costituzionali previste da Meloni e soci verranno approvate con i due terzi dei voti favorevoli di entrambi i rami del parlamento, è a forte rischio l’esito del referendum popolare confermativo: Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega rappresentano meno del 25% degli aventi diritti al voto, quindi la bocciatura sarebbe alquanto probabile se la metà o più dei seguaci dell’Astensione votasse compatta con gli elettori delle opposizioni.

Queste ultime, comunque, escono dalle Europee leccandosi le ferite, se non proprio con le ossa rotte: è il caso del Movimento Cinque Stelle, che dimezza praticamente i voti rispetto a due anni fa. Nel PD non si è verificato alcun ‘effetto Schlein’, dal momento che la nuova segreteria è riuscita più o meno a mantenere lo stesso numero di voti di Enrico Letta, facendo addirittura leggermente peggio. L’unico caso in controtendenza è quello di Alleanza Verdi e Sinistra, solo partito tra maggioranza e opposizione in grado guadagnare consensi (+1,2%), forse anche grazie alla mossa di candidare Ilaria Salis.

Disfatta totale per gli altri: Stati Uniti d’Europa di Renzi e Bonino e Azione di Calenda sprofondano sotto il 2%, mentre la lista Pace Terra e Dignità promossa dal giornalista Michele Santoro supera appena l’1%. In buona sostanza, l’Italia sembra essere in balia di narrazioni distorte che parlano di “trionfo della destra” o “recupero del PD”, quando mai come in queste elezioni è emersa la repulsione della maggioranza degli italiani per la sua classe dirigente, sia di governo che di opposizione. Ma se mal comune mezzo gaudio, se non altro si tratta di una situazione ampiamente condivisa nel resto d’Europa

Infatti, anche negli altri principali membri della UE Astensione ha riscosso un successo rilevante. In Francia ha sfiorato il 50%: al secondo posto il Rassemblement national di Jordan Barella e Marine Le Pen (16,1%), mentre la formazione Besoin d’Europe, legata al presidente Macron, si assesta al terzo posto ma con un misero 7,5%; i numeri della sinistra oramai si contano sulle dita di una mano o poco più. Come in Italia, pure in Spagna Astensione supera di poco il 50%, con i due grandi antagonisti, Popolari e socialisti del premier Sanchez, attestati rispettivamente al 16,8% e al 14,8%.

L’unica debacle Astensione l’ha riscontratata in Germania, dove ha ottenuto il dato peggiore dalla riunificazione a oggi, ma con il 35,3% riesce quasi a doppiare la CDU (19,4%). L’estrema destra di Alternative Für Deutschland avanza (10,3%) scavalcando socialdemocratici (9%) e verdi (7,7%); anche in Austria l’ultradestra del Partito della libertà grida alla vittoria, avendo ottenuto circa il 14%, un risultato secondo solo al 45,9% di Astensione.

Insomma, nei principali paesi europei (ma anche in quelli secondari) si conferma la tendenza italiana che vede premiare decisamente Astensione. Eppure, delle minoranze sono convinte di poter contare su masse smisurate al loro seguito che rappresenterebbero la grande maggioranza delle rispettive nazioni, con tutti i pericoli che ciò può comportare.  

 

 

 

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