Si potrebbe facilmente liquidare il post di Art Berman The End of Climate-Change Idealism: Facing Geopolitical and Economic Reality come ‘realismo irrealistico‘, in quanto sembra anteporre le ragioni geopolitiche ed economiche alle evidenze della scienza. In realtà, sarebbe ingeneroso sia perché in un contenuto successivo ha chiarito meglio la propria posizione, sia perché nella sostanza ha perfettamente ragione.
Il ‘paradigma del global warming’, come lo chiama Berman, ha indiscutibilmente fallito. Si è basato su di un approccio sostanzialmente riduzionista, che ha circoscritto il problema dell’eccessivo impatto umano alle emissioni di gas serra (esaminando così solo il tubo di scappamento della tecnosfera), lasciando intendere che la soluzione passasse per scorciatoie tecniche quali la transizione dai combustibili fossili alle rinnovabili o l’auto elettrica.
La sua strategia di azione verticistica, incentrata sulle grandi conferenze internazionali, è riuscita a partorire solo accordi al ribasso dove ognuna delle parti cerca di accollare le responsabilità ad altri, ammantando sordide contrattazioni con grandi petizioni di principio e impegni per lo più non vincolanti. In tale quadro il cittadino medio, a torto o ragione, si è sentito vittima di provvedimenti calati dall’alto dove il trend green veniva sfruttato allo scopo di ‘rilanciare la crescita’ (vedi rottamazione auto e simili).
Da qui il paradosso attuale, dove la conoscenza del clima diventa sempre più accurata, le rinnovabili ottengono record produttivi a ripetizione ma le emissioni continuano a crescere e, con l’avvento di Trump alla Casa Bianca e le conseguenti ricadute internazionali delle sue politiche, l’intera problematica del global warming rischia oramai di essere mandata definitivamente in soffitta.
Si parla spesso di “fallimento della scienza”, ma c’è poco da stupirsi. La scienza ci dice molto sul funzionamento della realtà, ma poco o nulla sul significato attribuito al nostro essere nel mondo; inoltre, Donella Meadows ci ha spiegato magistralmente che cambiamenti radicali sono più probabili mutando gli obiettivi del sistema e l’atteggiamento mentale dei suoi partecipanti, anziché affidandosi a regolamentazioni, incentivi, punizioni o alla semplice gestione dei flussi di informazione (guarda caso le strategie privilegiate da stati, corporation e organismi sovranazionali).
Forse, per trovare il bandolo della matassa e creare orizzonti costruttivi, bisognerebbe riscoprire lo spirito dell’ecologismo delle origini. Scrive André Gòrz in Ecologica:
Il movimento ecologista è nato molto prima che il deteriorarsi dell’ambiente e della qualità della vita ponesse una questione di sopravvivenza all’umanità. Esso è nato originariamente da una protesta spontanea contro la distruzione della cultura del quotidiano da parte degli apparati economici e amministrativi.
L’ecologia politica in questo modo fa di cambiamenti ecologicamente necessari nella maniera di produrre e consumare la leva per cambiamenti auspicabili nelle relazioni sociali. La difesa dell’ambiente vitale nel senso ecologico e la ricostituzione di un mondo vissuto si condizionano e si sostengono l’un l’altra.
Un ragionamento simile riecheggia nelle parole di da Alain Touraine:
Non è più la lotta del capitale e del lavoro in fabbrica a essere al centro, ma bensì quella contro gli apparati da parte degli utilizzatori, dei consumatori o degli abitanti, definiti non tanto dalle loro caratteristiche specifiche, quanto dalla loro resistenza alla dominazione di tali apparati.
Forse influenzato dalla stretta attualità, queste considerazioni mi rimandano alla mente il tema dell’intelligenza artificiale. Come ha rimarcato Wired (testata non certo tacciabile di luddismo e nostalgia del passato), il suo impatto ambientale è elevantissimo e sta già fomentando un pericoloso revival delle fossili nonché la corsa al chimerico ‘nucleare di nuova generazione’.
Ma c’è un altro aspetto più inquietante da denunciare, anche più dei casi in cui le AI iniziano a mostrare un comportamento simile a quello di Skynet dei film di Terminator o altre distopie fantascientifiche (rabbrividite leggendo di cosa sono capaci pur di vincere una partita a scacchi). L’obiettivo di questa tecnologia è abolire il lavoro creativo e intellettuale, per trasformare le persone in decerebrati buoni al massimo per fare consegne a domicilio e poco più. Qualcosa insomma di molto mortificante per l’umanità.
Lai AI è ovviamente la cima di un iceberg molto più grande. Ad esempio, una questione correlata alla difesa del ‘mondo vissuto’ è quella relativa all’autonomia esistenziale. Lo sviluppo tecnico-scientifico ha consentito indubbi vantaggi ma ci ha anche legato a doppio filo a potentati pubblici e privati, degradando talvolta le nostre vite in maniera non dissimile da quanto ha fatto con gli ecosistemi (penso alle persone ridotta a ‘risorse umane’, proprio come i beni della Terra sono diventati ‘risorse naturali’ e commodity).
Le conseguenze si fanno sentire soprattutto in ambito politico.Tra le svariate ragioni alla base della crisi della democrazia liberale, c’è sicuramente la creazione di una società troppo complicata e interconnessa che rende in qualche modo inevitabile l’emergere di potentati, burocrati e tecnocrati per la gestione di questa enorme megamacchina, riducendo il cittadino a mero consumatore/fruitore di servizi, castrandone le velleità di soggetto attivo.
Una strategia ecologista incentrata sulla difesa del mondo vissuto e dell’autonomia riuscirebbe a preservare l’ambiente meglio di quella tradizionale basata sul rilevamento di emissioni inquinanti, modelli climatici e simili? Difficile a dirsi ma, nello sfacelo generale, vale la pena provarle tutte e diversificare le tattiche. Sicuramente, così come è necessario superare l’antropocentrismo, è altrettanto importante restituire dignità a una vita umana ridotta al ruolo di ingranaggio di un meccanismo dagli scopi del tutto autoreferenziali.
Immagine in evidenza: opera d’arte di Winston Smith
Diversificare le tattiche
Il potere si è fatto impercettibile.
Si può solo sperare che il meccanismo si esaurisca da sé.
La narrazione ambientalista è una tra le tante. E purtroppo sembrano tutte coerenti e complete di logica interna.
Mettersi contro le altre narrazioni, diciamo gli altri mondi paralleli, non fa che rafforzarli.
Questo è il regno dei riflessi. Specchi che si riflettono in altri specchi
Come sovvertire la logica ipnocratica?
Coltivando la contraddizione.
Mentre il sistema cerca di ottimizzare e normalizzare l’esperienza attraverso la modulazione algoritmica , la sovranità percettiva coltiva attivamente l’esperienza del paradosso, dell’ambiguità, dell’inefficienza.
Eh, sembra facile, ma mica tutti se la sentono di scrivere delle scemenze come faccio io.
Modestamente,
Mondo Parallelo.
(Winston no. Lui è un ribelle esemplare.
Le sue contraddizioni sono insuperabili.
Non so come faccia il sistema a resistergli senza andare in corto circuito) 🙂
Visto che ho citato Touraine, condivido con lui l’idea che le gli spazi di libertà, per quanto limitati e angusti, siano sempre maggiori di quelli che vuol far credere il Potere.
Libertà
Purché non sia del tipo ottimizzabile e normalizzabile.
Altrimenti finisce dentro all’algoritmo e diventa una merce come tutto il resto che fagocita
Certo se scrivi su Facebook che il tuo più grande desiderio è vivere in una casa senza pavimento, questo non te lo digerisce.
Ma per “cortocircuitare” (che parola ho scritto?) l’algoritmo occorre una certa creativita, dice Xun
Io in questo “ipnocrazia” ci sento una certa filosofia orientale. Tipo Zen
Oppure lo spirito redivivo di Achille Campanile
Nella pratica succede che pure la ribellione e il dissenso vengono decontestualizzati e spezzettati
Poi siccome hanno un non so che
di attraente, vengono venduti all’ipnotizzato di turno
Quasi tutti oramai lo sono
Anche io, che ho comprato “ipnocrazia” su Amazon
Qualsiasi cosa sia vendibile viene venduta. Anche se è contro il Sistema che la vende
Ma sui social network e sul Web in generale si tratta di fare buon viso a cattivo gioco più che ‘cortocircuitare’ gli algoritimi.
https://www.giacomocellini.it/algoritmi-social-media/
Dunque, sono partito dalle critiche ai social media senza conoscerli veramente In effetti non sono iscritto a nessun social.
Qui c’è questo link che magari può interessare a qualcuno
Lo dovrò leggere pure io.
Ma a naso, mi sembra che il fenomeno vada ben oltre il semplice dover sopportare l’arroganza di altre opinioni.
Trump e Musk, mi dicono, si sono affermati come i campioni della Ipnocrazia.
Ah, no, dimenticavo
Sono iscritto ad alcuni canali you tube.
News feed?
Bisogna iscriversi.
Non sono iscritto e penso che non mi iscriverò.
Ma sento già puzza di ipnosi.
🙂
Anche you tube ha l’algoritmo, quindi
Word Press?, Questo su cui sto scrivendo, che tra l’altro sapevo utilizzare ma così a cuor leggero….boh.
Qui mi sa che ci vuole più che altro pazienza.
🙂
Word press
‘Mentre i profili sui social media sono di proprietà delle piattaforme stesse, il controllo del sito internet (word press) resta saldamente in mano nostra’
👍
Ci sono anche altri aspetti tecnici da considerare, cioè quelli relativi all’ottimizzazione, che ti permette di far capire all’algoritmo di YouTube di cosa parla il video e a quale target è indirizzato. Ti faccio subito alcuni esempi.
Ti ho parlato di Google Trends e dei suggerimenti di YouTube: ti consiglio di usare proprio le parole chiave suggerite per creare il titolo del tuo video. Ovviamente, devi anche renderlo accattivante: dopo aver inserito la parola chiave, perciò, usa delle parole che possano invogliare l’utente a cliccare sul contenuto. Stai attento, però: i titoli sensazionalistici non piacciono a Google e i contenuti potrebbero essere penalizzati.
Non posso che suggerirti di scrivere una buona descrizione del video. Come dovresti fare? Anzitutto, sfrutta le parole chiave che hai trovato, inserendole con naturalezza;
Ci sono anche altri aspetti tecnici da considerare, cioè quelli relativi all’ottimizzazione, che ti permette di far capire all’algoritmo di YouTube di cosa parla il video e a quale target è indirizzato. Ti faccio subito alcuni esempi.
Ti ho parlato di Google Trends e dei suggerimenti di YouTube: ti consiglio di usare proprio le parole chiave suggerite per creare il titolo del tuo video. Ovviamente, devi anche renderlo accattivante: dopo aver inserito la parola chiave, perciò, usa delle parole che possano invogliare l’utente a cliccare sul contenuto. Stai attento, però: i titoli sensazionalistici non piacciono a Google e i contenuti potrebbero essere penalizzati.
Non posso che suggerirti di scrivere una buona descrizione del video. Come dovresti fare? Anzitutto, sfrutta le parole chiave che hai trovato, inserendole con naturalezza;
https://www.aranzulla.it/come-guadagnare-con-youtube-26756.html
La famosa “ottimizzazione” (trasformare in merce ipnotica qualsiasi contenuto) e altro
Basta
È molto difficile resistere. Provate ad esempio a fare qualcosa di semplice come produrre il vostro cibo, e vedrete se non rimanete invischiati in norme infinite e stritolanti, tasse ed esborsi imposti a professionisti molto ben pagati che erodono il reddito o il risparmio economico dovuto all’autoproduzione, punizioni severissime per infrazioni non necessariamente gravi (ho appena scoperto che un animale che scappa adesso è un reato penale), e persone che cercano di usare la legge contro di voi, anche solo perché vi trovano antipatici.
Sono anni che cerco un sistema per scappare a questo sistema, e ancora non l’ho trovato.
Sistema
Compri un sacco di patate ogni tanto e dei fagioli piu raccogli erbe spontanee
Spesa estremamente modica
A spanne max 500 euro annuali
Metti 1000 euro per altre spese indispensabili
Cosi sei quasi fuori dal sistema
Alla Thoreau, circa Ma Thoreau aveva preso un terreno in affitto
Fuori completamente dal sistema non sarebbe possibile stare, Ad esempio qui dove abito io (mondo non parallelo), senza il controllo dei fiumi (computerizzato) in breve tempo si finirebbe tutti sotto a qualche metro di acqua stagnante. Zanzare. Malaria.
Io sono per la ristrutturazione low tech del sistema, ma lasciando l’hi tech dove
sia indispensabile o magari promettente.
Ma si fa così tanto per dire
Sotto qualche, senza a , credo, ma non ne sono sicuro.
La mia lingua parallela è il dialetto italianizzato
Se tutti si mettono a raccogliere erbe spontaee le erbe spariscono in un paio d’anni.
E per cucinare servono sale, grassi, farine, utensili, guanti… fai tutto da te? Ti vesti con vestiti tessuti da te con cotone raccolto e filato da te?
Sulla casa e la terra devi pagare le tasse, le bollette; se stai male devi pagare il medico. Se gli amici ti invitano a uscire devi pagarti da bere, o non ti invitano più.
Per non parlare del computer che usi per scrivere qui.
Non voglio mica essere Robinson Crosue.
Dicevo per uscire parzialmente dal sistema, dato che uscire completamente lo ritengo impossibile.
Oddio, si può anche inveire contro il sistema e continuare a farne parte al 100%.
Tutto si può fare a parole.
Comunque prima o poi il sistema
o la modernità, come mi sembra la chiami Murphy, si farà da parte da solo. Salvo miracoli.
Tu lavori o sei in pensione? Perché le persone hanno bisogno di un reddito e cercando di vivere la vita della decrescita è quasi impossibile guadagnare, per come è il sistema.
Non ho ben capito cosa intendi per vivere la vita della decrescita
Se la vivi vuol dire che spendi poco, E questo magari aiuta a viverla.
Io, come dicevo, la vivo in parte. Ma questo non mi pesa. Non lo ritengo un sacrificio.
Neanche a me pesa di per sè, ma tu come ti guadagni da vivere?
https://youtu.be/9MGJsv2cCv0?feature=shared
Se tu hai un po’ di terreno ti consiglio questo video che ricalca in pieno il metodo con cui per anni ho lavorato il mio orto. E spero di poter continuare, Eta permettendo
Nessuno ci ha mai creduto ma funziona. Esattamente in base ai principi esposti dal giovane orticoltore.
Dove dice materiale organico
intende soprattutto foglie e rametti sminuzzati ricavati dagli alberi
Io per evitare il complicato compostaggio li metto direttamente sulle aiuole in novembre circa. In primavera
sono già parte del terreno.
Per me questa è la base fondamentale della decrescita.
Ah. L’erba, dopo la lavorazione che precede la messa a dimora delle piantine, va lasciata ricrescere. La si taglia solo se toglie luce alle piantine.
Le radici dell’erba sostengono i microrganismi del suolo che a loro volta rappresentano la base della continua rigenerazione del suolo e della fertilità.
Questo nel mondo parallelo, naturalmente
Se possono e senz’obbligo
loro che sono particelle
e all’occorrenza essere sinuose
ondeggiando come sanno fare
all’unisono come in un’orchestra
dove a vicenda si esegue e si dirige
diffondere collimata luce immane
come quella di fragore primordiale
e che di sé hanno appena un necessario
per esistere e svanire nel tumulto materiale
che cosa noi ora potremmo fare a imitazione
adesso che siamo in bilico nel decidere
se proseguire adorando superbia e ignavia
sovraccarichi di conoscenza malriposta
coltivando ancora aridi imperiali appezzamenti
pur di tramandare gloria transitoria
se delle formiche tagliafoglie accettassimo
di applicare la saggezza molto ci gioverebbe
loro che silenti sono qui da ere sovrumane
apparentemente inermi disarmate
nel loro piccolo potenti come eserciti
forse mancanti di qualcosa d’essenziale
a noi fornito infine con incauto eccesso
lo sappiamo ed ignoriamo di proposito
che cosa sia e perciò vita altrui invidiamo.
Mondo Parallelo, fare l’orto non basta, dovresti saperlo. E anche per avere il terreno, se non erediti, servono soldi
L’orto più la rigenerazione del terreno
e con poca lavorazione.
Il metodo è ottimo per qualsiasi coltura, compresi i cereali.
Si parla di una ipotetica agricoltura parallela post petrolio
Sì, e non basta.
“Si è non basta”
vuol dir tutto e non vuol dir niente.
Spero che tu non intenda il sale, lo zucchero, l’olio, i cucchiai ecc.
https://chrissmaje.com/book/a-small-farm-future/
Tempo fa girava questo libro
Smaje secondo me è la persona più sensata che ci sia in giro.
Vedi tu.
Io non voglio convincere nessuno.
Non riesco a convincere nemmeno mio figlio. Il carnivoro. Figuriamoci.
Magari non riesci a convincere nessuno perché le cose che dici non hanno senso. La butto lì.
Infatti il mondo non parallelo
si caratterizza per questa straordinaria pienezza di senso.
Buona permanenza