Meno male che Prodi c’è. Ci riferiamo a Franco, professore di fisica dell’atmosfera dell’università di Ferrara fratello del ben più famoso Romano, ex presidente del consiglio. In un’intervista al Messaggero del 29 giugno , rassicura sul fatto che l’attuale cambiamento climatico non sia da addebitare all’attività antropica:

Il clima è anomalo per sua natura, deve esserlo. Temperature così elevate le avevamo anche l’anno scorso, basta controllare i dati […] Se analizzassimo con accuratezza la storia climatica del nostro pianeta, scopriremmo che è composta da continui cambiamenti, anche quando non c’era l’industrializzazione.

Forse non è così rassicurante, vista la frase: “Temperature così elevate le avevamo anche l’anno scorso“; lo sarebbe stato di più se avesse fatto riferimento almeno a trenta o quarant’anni fa. Franco, accetta un consiglio: ritorna alle solite ciarle su Annibale e la Groenlandia, se non altro sono degli ever green e quindi a loro modo vere per definizione. Per chi invece non mette la testa sotto la sabbia, qualche piccola dritta anti-bufale sul clima.

(Per la cronaca, a meno di una settimana dalle esternazioni di Prodi è accaduta la tragedia della Marmolada, ma forse anche i crolli catastrofici dei ghiacciai sono ‘fenomeni ciclici’).

Rovelli e il ‘coro’. In un post su Facebook intitolato ‘Ipocrisia’, Carlo Rovelli (un altro fisico, sicuramente più autorevole nel suo campo di Franco Prodi), scrive in riferimento al conflitto in corso tra Russia e Ucraina:

Io sarei felice di unirmi al coro, se ogni volta che condanniamo il fatto —del tutto condannabile— che una potenza militare abbia attaccato con futili pretesti un paese sovrano, mi aggiungerei al coro se ogni volta l’Occidente aggiungesse “E io Occidente quindi mi impegno a non fare mai più nulla di simile in futuro, come ho fatto in Afghanistan, in Irak, in Libia, a Grenada, a Cuba, e in tantissimi altri paesi. Lo abbiamo fatto ma ora che lo fanno i Russi ci rendiamo conto di quanto sia doloroso, non lo faremo più.”
Sarei felice di unirmi al coro, se ogni volta che condanniamo il fatto —del tutto condannabile— che i confini delle nazioni non sono rispettati, e la Russia ha riconosciuto l’indipendenza del Donbas, mi aggiungerei al coro se l’Occidente aggiungesse “E io Occidente quindi mi impegno a non fare mai più nulla di simile in futuro, come ho fatto quando ho subito riconosciuto l’indipendenza della Slovenia e della Croazia, cambiando i confini dell’Europa, innescando una sanguinosissima guerra civile, e strappando terre alla Yugoslavia.

Personalmente, non credo sia un problema di ‘unirsi corso’, ma semplicemente di essere coerenti con se stessi. Al pari di Rovelli, nel 1999 ho condannato l’aggressione USA alla Serbia, l’uso dei cluster bomb e l’attacco deliberato di obiettivi civili. Non stavo a pensare ‘ah ma Milosevic è un crudele dittatore’, ‘ah ma i Serbi sono quelli di Srebrenica e altre atrocità’, ‘ah ma la Serbia utilizza i cetnici ecc’. E francamente non mi stavo a scervellare troppo sulle ragioni statunitensi per un simile comportamento, anche perché non mi bevevo certo la loro propaganda. Per gli stessi motivi oggi condanno il governo russo, non passo il mio tempo a discernere su Zelensky e il battaglione Azov e non credo nella ‘lotta al nazismo’ esattamente come rifuggivo dalla sedicente ‘esportazione della democrazia’.

Ritengo per il resto la visione di Rovelli della politica globale molto edulcorata, al pari di tutti quelli che presentano un quadro ‘Occidente vs resto del mondo’. Il quadro semmai è ‘Occidente vs Cina vs Russia vs Resto del mondo’. Ho la seria impressione, da episodi come questa guerra e la condotta di Cina e Russia in Africa, che il ‘mondo multipolare’ di cui si riempiono in tanti la bocca sia lo stesso prima con la differenza che le porcate prima prerogativa esclusiva degli USA ora sono estese a qualche altro pesce grosso. Non so gli altri, ma io non ho speso la mia vita facendomi una reputazione di ‘antiamericano’ e ‘antioccidentale’ per questo.

Calenda e il Rinascimento nucleare. Carlo Calenda, al pari dell’ex sodale Matteo Renzi, ha la grande virtù di assurgere a gigante della politica nazionale anche quando il partito che rappresenta raggiunge una manciata di punti percentuali alle elezioni. Il 30 giugno il leader di Azione ha presentato in Senato una mozione chiedendo al governo la reintroduzione del nucleare tra le fonti utilizzate dal nostro Paese per produrre energia. A suo giudizio, bisognerebbe costruire in Italia otto centrali nucleari, con tre o quattro reattori ciascuna, per una potenza complessiva di 40 GW.

In Rete si possono trovare disamine più o meno articolate volte a confutare i progetti ambiziosi di Calenda. Noi ci limitiamo a segnalare che, attualmente, tutti i cantieri nucleari attualmente attivi nel mondo prevedono la costruzione di meno di 60 GW (circa una quarantina escludendo la Cina). Non ci sembra di dover aggiungere altro se non che, mentre si delira nel nostro paese di ritorno in pompa magna al nucleare, in Francia Macron ha annunciato la nazionalizzazione al 100% EDF per evitare un disastroso crac dovuto ai debiti accollati dal comparto atomico. Che dire, il caldo spesso fa perdere la lucidità e fa dire sproloqui…

Bardi, Cassandra e Carneade. Dal suo blog Effetto Seneca (già Effetto Cassandra), Ugo Bardi si duole per le bufale diffuse da tale Sabino Paciolla riguardo allo studio epocale I limiti dello sviluppo. Sono stato curioso non tanto di leggere le prevedibili baggianate, quanto piuttosto di scoprire chi fosse questo fantomatico intellettuale/influencer che ha fatto perdere il sonno (o se non altro tempo alla tastiera) al professore.

Dopo una breve ricerca, mi sono convinto che il buon Bardi è stato probabilmente afflitto da un problema tipico dei blogger, ossia intestardirsi nel tenere aggiornato periodicamente il proprio spazio Web con nuovi contenuti rischiando, nel farlo, di concedere visibilità a fenomeni o soggetti che sono invece meritevoli dell’oblio più totale. Insomma, un po’ quello che ho fatto io in gran parte di questo articolo!

Durante l’estate è alquanto probabile che chi scrive su Apocalottimismo si prenda una meritata pausa per riprendere poi con rinnovato vigore in autunno. In ogni caso, la scarsa attività mia e di Jacopo Simonetta negli ultimi tempi non si deve a indolenza e, anzi, tra non molto avremo una sorpresa per i nostri pochi ma fedeli lettori! (e per molti altri, si spera).

Share This