Nel post Social media oltre gli stereotipi ho commentato la prefazione di Laris Massari per Masse ribelli e protagonismo digitale, libro scritto da suo padre Roberto, liberamente disponibile sul blog Utopia Rossa. Non potendo scrivere commenti, ho inviato una mail al recapito indicato sul sito per segnalare il mio contributo, avendo così la fortuna di un breve quanto gradevole scambio digitale con Roberto Massari, che mi ha promesso di segnalarlo al figlio in quel momento in viaggio fuori dall’Italia. Laris mi ha effettivamente risposto invitandomi a pubblicare la sua replica, cosa che faccio ben volentieri in aggiunta ad alcune mie considerazioni finali.
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Replica di Laris Massari
Gentile Igor, innanzitutto la ringrazio per l’interesse mostrato nel mio lavoro, perché le critiche possono anche essere spunto per ulteriori riflessioni e approfondimenti. Perciò il suo testo mi ha fatto riflettere. Non mi faccio problemi nel riconoscere che in qualche punto la mia analisi possa risultare «finanche un po’ scontata» e che talvolta incorra «in generalizzazioni e giudizi troppo drastici». Dopodiché mi sono chiesto quanto fosse utile al mio scopo fare un lavoro più moderato come da lei consigliato e soprattutto a quale scopo io stessi puntando. Ebbene, come il fine non giustifica i mezzi, così nei mezzi impiegati dev’essere riflessa l’essenza del fine, ovvero nel mio caso il desiderio o la speranza di contribuire a salvare l’umanità.
Leggendo il suo testo, mi sembra inevitabilmente venir meno cotale sacrosanto fine, che invece io sposo nella mia analisi nonché come missione di vita. Non a caso sto intraprendendo il percorso di studi di medicina con l’idea di approfondire, in futuro, l’àmbito della psichiatria. Il suo tono mi pare a tratti giustificazionista, in contrasto col mio a tratti esagerato. Ma se devo pensare a cosa sia meglio per mettere in guardia una popolazione alla deriva, decreterei il tono un poco allarmista come migliore strumento di risveglio delle coscienze. Ovviamente non senza una ragione, ma la ragione di allarme me la danno le ricerche scientifiche che, quasi quotidianamente, dimostrano la gravità della situazione per l’umanità, in primis a livello psichico, poi fisico, quindi l’impatto sulla società ecc. E di fronte all’evidenza scientifica, io «me la bevo» eccome – non senza un minimo di sana coscienza critica si capisce. Quindi, di fatto, a me non serviva soffermarmi sui pochi e blandi aspetti positivi di un grande meccanismo così deleterio per la nostra specie.
Qui mi soffermo ancora e mi dispiace che abbia evitato di rispondere alla mia domanda, relegandola a banalità, su come tutto ciò possa essere di qualche giovamento per la specie umana. Per me qualunque argomento di dibattito non può prescindere da questo. Certo, si possono fare tanti piccoli o grandi esempi di come internet e i social media (con più esiguo contributo) ci migliorino effettivamente la vita – e quindi aiutino (forse) nel nostro processo evolutivo – ma sono sempre surclassati dagli aspetti ultranegativi. Quanto veramente conviene soffermarsi sui primi? Secondo me c’è il rischio che ci distraggano – letteralmente il disturbo dell’attenzione è in spaventoso aumento ovunque – dalle criticità spaventose.
Quanto è effettivamente utile per la salvaguardia dell’umanità? La domanda seguente potrebbe essere: quanto lo è invece soffermarsi principalmente sugli aspetti negativi? Al momento mi pare che la stragrande maggioranza della popolazione sia la risposta vivente alla domanda: ignorare il problema e credere di poter vivere liberamente nel mondo virtuale sta portando il mondo al collasso. Un tempo si sarebbe detto che è tutto un disegno del Capitalismo, delle forze del male, ma ormai mi sembra che la situazione sia sfuggita di mano a chiunque. E trovo anche giusta l’idea di imparare a usare gli «strumenti del Sistema» per ritorcerglieli contro: ma che cos’è oggi il Sistema? Non siamo forse in esso troppo implicati per poter pensare di batterlo? Sarebbe come combattere contro se stessi.
Come dico nella mia breve analisi, sono/siamo tutti follower e influencer allo stesso tempo, convinti di avere qualcosa di speciale da condividere – una qualche presunta qualità al servizio degli altri – ma alla fin fine siamo tutti vittime di manie di protagonismo: il cossiddetto «protagonismo digitale» teorizzato nel libro Masse ribelli e protagonismo digitale da cui viene la mia appendice. Protagonismo che può rendere cechi anche di fronte alla più palese delle evidenze contraria alle proprie convinzioni – quelli dell’«io non me la bevo», forti del loro gruppetto di seguaci. Bisogna anche vedere cosa si intende per qualità di un individuo; per me di certo «diventare webstar» non è considerabile tale. Poi, che i social media siano i più «pluralisti» all’interno del mondo dei mass media non v’è dubbio, come però non avrei dubbio che lo siano più nel male che nel bene, sempre per il suddetto motivo del bisogno di protagonismo che niente può soddisfare tanto come il social medium.
«Sicuramente i social media rincretiniscono milioni e milioni di persone, ma non fruirne non rende di per sé persone migliori». E chi l’ha detto? Vi è una ricerca scientifica a supporto? In tal caso sarei pronto a prenderla in considerazione. Ovviamente mi riferisco alla seconda parte dell’affermazione, con la prima siamo d’accordo e la Scienza è dalla nostra. Io invece sostengo – e spero di essermi spiegato a sufficienza – che chi non usa i social media ha più probabilità di essere una persona migliore; se non altro è meno rincretinita, il che possiamo concordare non esser poco. Sarebbe utile al mondo e alla sopravvivenza della nostra specie avere milioni e milioni (miliardi) di rincretiniti in meno. Intendiamoci, io mi ritrovo ancora a volte perso nei meandri del social medium, quindi le persone che considero migliori sono altre. Anche se non nascondo un accrescimento di autostima ogni volta che riesco a farne a meno – sempre di più fortunatamente – e ad allargare gli orizzonti della mente.
È possibile arrestare l’evoluzione tecnologica? No, sarebbe ridicolo e sbagliato pensarlo. Dai tempi dei tempi la tecnologia avanza e non senza semplificarci – nonché allungarci – di gran lunga la vita. Nemmeno lo sviluppo informatico è arrestabile, al massimo un giorno autoimploderà per sovraccarico di dati. Persino la tanto odiata (in certi ambienti) intelligenza artificiale gronda a mio avviso di fascino e utilità. Allora come si può evitare che i mezzi prendano il sopravvento sulla nostra esistenza rimpiazzando quel fine congenito di cui parlavo? È probabile che non avremo tempo per trovare una soluzione al problema, che le guerre d’aggressione e il cambiamento climatico ci faranno estinguere prima – per essere un po’ «apocalittici» come il suo blog suggerisce.
Oppure che queste stesse calamità si presenteranno paradossalmente come la soluzione al problema. Nel caso dovessimo sopravvivere un po’ più a lungo, sino a che punto si potrà spingere l’alienazione dei popoli? Restare in allerta e non farsi rincretinire è già un passo avanti. Riuscire a risvegliare le masse è un altro paio di maniche; se un tempo era plausibile oggi appare quasi impossibile – ma non per questo vale la pena di smettere di provarci. D’altronde la natura seguirà sempre il suo corso, e se nemmeno l’istinto di sopravvivenza sarà stato sufficiente per metterci in salvo, una qualche altra specie più adatta prenderà il sopravvento. O perché no, ricomincerà da capo.
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Commento di Igor Giussani
E’ opportuno ricordare che l’intera discussione non verte sull’opportunità di escludere o meno i social media dalla propria esistenza individuale, ma su di un loro uso in chiave politica. Precisato ciò, passo subito ad affrontare la questione che avrei eluso nel mio post, cioé se i social media possano essere “di qualche giovamento alla specie umana”. Tirare in ballo addirittura la specie mi sembra francamente pretenzioso, perché i ragionamenti al riguardo coprono archi temporali molto più vasti della stretta attualità: ricordiamoci che homo sapiens esiste da duecentomila anni, pertanto civilizzazione e industrializzazione per ora rappresentano solo minuscole frazioni della sua parabola sulla Terra.
Se le attuali crisi ecologico-politiche-militari degenerassero fino a compromettere le condizioni che rendono il nostro pianeta unico nel sistema solare e forse in gran parte del cosmo, sarebbe spontaneo condannare l’intero progresso tecnico-scientifico in ultima analisi come dannoso e controproducente; avrebbero quindi gioco facile quelle teorie oltranziste dell’ecologia profonda secondo cui la stessa intelligenza umana sarebbe intrinsecamente negativa e distruttiva, cosa che oggi respingo nettamente in quanto ritengo gli esiti ‘apocalopessimistici’ tutt’altro che inevitabili, almeno per quanto riguarda le prospettive peggiori.
Ancora lontani dalla resa dei conti finale, preferisco limitarmi a considerazioni più modeste (e soprattutto più alla mia portata) riguardanti l’utilità sociale, stando attento a non generalizzare l’esperienza personale facendone una sorta di regola universale, per quanto mi riesca obiettivamente difficile. Infatti, i social media non solo mi hanno permesso conoscenze umane ed esperienze significative ma, nella mia professione di insegnante, mi sono stati utili per creare con tanti ragazzi un ponte comunicativo altrimenti impossibile, rivelatosi fondamentale per affrontare problematiche talvolta molto gravi. Non voglio però nascondermi dietro a un dito e sono consapevole che, se questi strumenti favorissero mutazioni antropologiche negative su vasta scala, i miei trastulli personali e persino le esistenze dei miei alunni passerebbero decisamente in secondo piano.
Si conferma tuttavia un fatto che avevo rimarcato nel mio post, cioé il potenziale insito nell’utilizzare i social secondo modalità differenti da quelle previste dai loro ideatori; e qui entra in gioco una variabile che, diversamente dal mio vissuto, può giovare a una riflessione generale. E’ noto l’ostracismo che Facebook, Instagram e simili ricevono in Cina, Russia, Iran, Corea del Nord e altri regimi autoritari il cui contributo alla specie umana mi sembra francamente nullo o giù di lì. Il nemico del mio nemico non è necessariamente mio amico, però bisogna riconoscere a questi stati di saperla lunga in fatto di censura e repressione di potenziali fonti di libertà.
Il potere, insegna Manuel Castells, è una forma di comunicazione e, paradossalmente, l’integrazione nel sistema porta anche dei vantaggi, nonostante le aspettative del sociologo spagnolo sui margini di azione degli antagonisti nelle ‘network society’ si siano rivelate esagerate. Malgrado la clava del politicamente corretto e il puttaneggiamento dei proprietari delle piattaforme per blandire poteri forti e autocrati di tutto il mondo, rimane un potenziale largamente inespresso che sembra intimorire anche ai piani alti.
Il sostanziale insuccesso di Occupy Wall Street e dei movimenti legati alle cosiddette Primavere arabe, in cui Castells confidava molto, non si deve all’uso dei social media in sé, quanto (secondo me) a due fattori: essersi limitati a una critica al Sistema sacrosanta ma limitata alla facciata, trascurandone i meccanismi profondi di funzionamento, e non aver saputo superare nella maniera opportuna la dimensione digitale, trasformandola così da possibile detonatore di rivolta in una gabbia castrante. Il fatto di aver confidato troppo nei social media non significa che questi siano responsabili del fallimento.
L’ultimo aspetto su cui vorrei soffermarmi concerne il rincretinimento causato dai social media che, secondo Laris, sarebbe scientificamente dimostrato. L’antropologo Walter Ong, nella sua celebre opera Oralità e scrittura, sostiene che i media elettronici comportino una modalità conoscitiva di tipo percettivo, analogico e olistico, tipica della tradizione orale, mentre la lettura alfabetica avanza invece analiticamente secondo la linea stabilita dal testo con possibilità di soffermarsi e di ritornare indietro, necessitando quindi un impegno di rielaborazione simbolica più complesso. Cambia quindi il grado di focus mentale richiesto, poiché la lettura implica attenzione alta unitamente a un pensiero più razionale, analitico e penetrante, mentre il focus basso, che caratterizzerebbe l’oralità ‘di ritorno’ o ‘secondaria’ del digitale, si accompagna ad una maggiore rilassatezza e a un tipo di pensiero più diffuso e orientato all’associatività.
‘Focus basso’, di per sé, non è sinonimo di ‘rincretinimento’. Lo diventa nel momento in cui l’oralità secondaria viene egemonizzata da coloro interessati a diffondere solo determinati contenuti e comportamenti sociali, grazie a una posizione dominante all’interno delle piattaforme ma anche perché gli esponenti della cultura ‘libresca’ la rifiutano sdegnosi. Perché non provare allora a intercettare milioni di persone, soprattutto giovani, attraverso una forma di comunicazione a loro più congeniale? Politicamente parlando, non sarebbe forse un dovere da perseguire?
Proviamo a rispondere a questo interrogativo e, appena possibile, leggiamoci Masse e ribelli e protagonismo digitale, che potrebbe darci preziose indicazioni in tal senso.
Basta questa frase a spiegare tutto:
“‘Focus basso’, di per sé, non è sinonimo di ‘rincretinimento”-
Certo, essere nani di perse non è sinonimo di non potere giocare a pallacanestro, capita solo quando lo sport è egemonizzato da persone alte due metri. In un mondo di analfabeti, uno che sa leggere diventa un genio.
C’è un film tragicomico sull’argomento, si intitola “Idiocracy” se ricordo bene. Racconta di un tizio un po’ scemotto che viene ibernato e si sveglia in un futuro dove l’umanità è cosi “focus basso” che lui diventa, appunto, l’uomo più intelligente del pianeta.
Proseguiamo con un altra ridicolaggine:
“Perché non provare allora a intercettare milioni di persone, soprattutto giovani, attraverso una forma di comunicazione a loro più congeniale? ”
Cosa significa “intercettare”? A quei milioni di scemi viene applicata la sorveglianza, che è lo scopo per cui sono progettati gli scemofoni e somministrato il condizionamento (previa profilazione) che serve a controllarne i comportamenti, segnatamente verso il consumo ma può essere qualsiasi altra cosa.
Non si tratterebbe di “intercettare” ma, dopo essersi rassegnati al fatto che di proposito gli tagliamo le gambe per farne dei nani, di somministrare un diverso condizionamento per controllare il comportamento in altre direzioni.
Io la smetterei di citare il Professor Pincopalla, con questi articoli dal vago sentore “ecce bombo” e invece mi fermerei a guardare le cose del mondo e a pensarci sopra. Ah già, la “finalità politica”.
Forse una persona che confonde ‘oralità’ con ‘analfabetismo’ non è il massimo dell’alfabetizzazione…
Parlò quello che pensava che basta darsi un nick e un email fittizia per non farsi rintracciare…
Il ‘Professor Pincopalla’, cioé Walter Ong, è stato uno dei più brillanti allievi di Walter Mcluhan e i suoi contributi sono tra le massime opere nel campo della massmediologia. Ma forse sì, dai, sarà un povero cretino rispetto agli anonimi geni del Web che si atteggiano a novelli Zaratustra.
Oh signore che fatica.
Esiste una ovvia differenza tra “orale” e “scritto”. Lo dicevano gli antichi, le parole volano via, le cose scritte sono permanenti. Non a caso si assume che la fase “orale” dell’Umanità fosse “Preistoria”, cioè prima della Storia” e che l’invenzione della scrittura introduca invece la Storia. Ancora, la ragione è evidente, tutto quello che sappiamo degli aspetti materiali del passato lo ricaviamo dagli oggetti ma quello che sappiamo delle idee ci viene trasmesso dagli scritti. Le civiltà di cui non sappiamo leggere gli scritti sono dimenticate, come se non fossero mai esistite.
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“Parlò quello che pensava che basta darsi un nick e un email fittizia per non farsi rintracciare…”
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Non c’entra una fava.
Per “rintracciare” qualcuno devi chiedere al provider che assegna l’IP address in un certo momento a chi si collega al servizio con un dispositivo registrato, per esempio un numero di telefono.
Senza entrare nel merito di chi la l’autorità per fare queste richieste, c’è solo un problemino, che si può nascondere l’IP address passando attraverso una serie di “nodi” che non inoltrino al “nodo” successivo l’IP da cui origina la connessione.
Indovina un po’ chi sta usando TOR, fenomeno…
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“Il ‘Professor Pincopalla’, cioé Walter Ong, è stato uno dei più brillanti allievi di Walter Mcluhan e i suoi contributi sono tra le massime opere nel campo della massmediologia. Ma forse sì, dai, sarà un povero cretino ”
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Dipende da cosa si intende per “cretino”.
Tale “Ong” è nato nel 1912 e “è stato un religioso, antropologo, filosofo, insegnante e storico delle culture e delle religioni statunitense”.
Morto nel 2003.
Ora, io non mi faccio spiegare come funziona Internet e soprattutto come funziona Internet nella versione a cui sono condizionati i ragazzi del 2024 da uno morto vent’anni fa e che viene dall’epoca in cui si usava la penna e il calamaio, nemmeno se fosse Enrico Fermi, figurarsi un insegnante di religione americano. Fenomeno, anche lui, per carità.
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Ripeto il concetto.
Gli scemofoni, ironicamente chiamati “telefoni intelligenti”, sono dispositivi progettati apposta per la sorveglianza, cioè per registrare e comunicare alla mamma quante più informazioni su chi li usa.
Gli scemofoni sono collegati ad Internet ma siccome l’utente è condizionato in modo da non sapere cosa sia Internet, vengono usati per accedere ai servizi Internet chiamati “social”, cioè dei servizi dove la gente si raccoglie per scambiare in massima parte i fatti propri e cretinate.
Questi servizi sorvegliano gli “utenti” e rivendono le informazioni a chi paga per delle campagne promozionali, che possono essere la banale pubblicità dei biscotti o propaganda di ogni genere.
La cosa più perniciosa di questo meccanismo è che il software (che adesso per gli scemi si chiama “Intelligenza Artificiale”) può definire un “profilo” di ognuno e sulla base di questo profilo, date certe regole (v. “algoritmo”), presentare una certa selezione di informazioni, di contenuti, di persone, qualsiasi cosa, in modo da chiudere ognuno in una “bolla” o chiudere dei gruppi dentro una “bolla” o escludere uno o molti da una “bolla”.
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Data la bella pensata de “focus basso”, i ragazzi del 2024 sono condizionati come automi.
Ora mi si dice che devono essere “intercettati” per finalità politiche.
Ah le risate.
A parte la moralità dell’idea di “intercettare”, arriviamo un attimo in ritardo.
Certo, non ci può essere “politica” nel senso proprio, ci possono essere delle “comunità” dove la gente si ripete certi ritornelli, le famose “echo chamber”.
…
Comunque ho sprecato del tempo, tanto sono cose che sono decise altrove.
LOL
Direi che invece è molto facile, dal momento che dai tuoi commenti si evince che tutto il mondo è fatto di cretini tranne te.
Bene, io sono il cretino.
Adesso possiamo controllare se le cose che ho scritto sono vere o false?
…
Aggiungo che negli anni in cui moriva Pincopalla circa 6 milioni di Italiani erano analfabeti e circa 20 milioni avevano la licenza elementare, quindi erano tecnicamente capaci di leggere e scrivere ma comunque illetterati, nel senso di incapaci di capire quello che leggevano.
Ora, io sarò cretino ma mi sembra veramente paradossale aggiungere a questi dati devastanti il “focus basso” come conseguenza del “digitale” e poi “sdoganarlo”, come si dice, dicendo che si, tanto anche Socrate non ha scritto dei libri e le “civiltà orali”.
Ben, e adesso che gli italiani sono alfabetizzati e in gran parte diplomati o laureati ancora ti lamenti della loro ignoranza?
Non è questo il punto.
Bisogna vedere verso dove indirizzi l’istruzione.
A parte Ivan Ilich che scriveva che vanno bene la scuola e la sanità, ma che troppa scuola e troppa sanità finiscono col trasformare l’istruzione in merce e la sanità in accanimento terapeutico, io non trascurerei l’opinione di questo Mayr (insigne biologo genetista) che sosteneva che bisogna inculcare fin da piccoli al bambino il rispetto della natura, perché altrimenti i mass media gli avrebbero inculcato il consumismo.
Pare che quello che si impara nei primissimi anni di vita formi la personalità in modo indelebile. Una specie di imprinting.
https://www.amazon.it/modello-biologico-Ernst-Mayr/dp/8838637075/ref=mp_s_a_1_69?dib=eyJ2IjoiMSJ9.Xi13bMYBC9lG6Nqv1h9W6_s7LnG9IWwnlbL3qpDWT25yUCV9W_46xBsMwGPjUnziivKMGFLySpz7Ze6EIY0VsSH3O1x23cDSMzUm9GmlXm6qvDiLTbOkWr23h0qQA1s4xJ2RNKAQdatMScOiTiN7VmIg49RV_GAGjK-HeLANfNdjLvaHU9KpAyPnMlS6ZSN1youu2vqHfiH2roKR7mkh-g.dRTGneQoRdpUoIhHgu_2U1tK2t5yhQj7YfAsbW5I9Zs&dib_tag=se&keywords=ernst+mayr&qid=1729086851&sr=8-69
Bisognava inculcare
Tanto per non sembrare un analfabeta
🙂
Che poi io rispetto moltissimo anche certi analfabeti come i contadini del Medio Oriente si cui parla Salvatore Ceccarelli (altro genetista) nel suo libro “mescolate contadini mescolate”.
Tu Nemo, sai fare a selezionare le sementi? Scommetto di no.
Bene datti da fare ad imparare, perché sono queste le cose che contano veramente.
Dovrei imparare pure io.
Ci vuole “occhio”.
Poi arriva la multinazionale che ti prende il seme che hai faticosamente selezionato e lo brevetta. Bravi….si vede che loro hanno studiato.
Tom Murphy.
Uno che ragiona in modo radicale.
Ebbene sì, si può tornare ad essere primitivi.
https://dothemath.ucsd.edu/2024/10/life-expectations/
(È un po’ un articolo pesante, ma il finale ricompensa della fatica).
https://www.leafforlife.org/how/making-leaf-concentrate-at-home/
Nemo
Tu sai fare il concentrato di foglie?
Non credo, sono cose che girano tra i vegani
Permacoltura vegana
Male.
Sono queste le cose che si devono imparare, e anche in fretta
Eh, eh, come mi diverto….
Ragazzuoli, noi vegetariani quasi vegani siamo molto più avanti.
Fortuna che vi do dei suggerimenti, altrimenti voi carnivori non sopravvivereste.
(Dico così, tanto per dire. È scontato che il carnivoro non sopravviverà. Non si impegna).
😋
https://www.greenme.it/salute-e-alimentazione/mangiare-sostenibile/il-veganesimo-e-arrivato-a-scuola-si-studiera-insieme-alla-religione-la-svolta-inclusiva-del-regno-unito/
Un altro commento destinato a cadere nel vuoto
Pazienza.
Stento a crederci, in Inghilterra insegnano il veganesimo a scuola
Molti bambini preferiscono i cibi vegani.
Roba da matti.
Bene, comunque….
https://www.sololibri.net/Empedocle-vita-opere-morte-filosofo-greco.html
Chi conosce Empedocle?
Io non lo conoscevo
Poi la fotosintesi clorofilliana, base della vita sulla terra mi ha intrigato finché no ho realizzato che per la fotosintesi occorrono acqua, aria (co2) , terra (sali minerali) e fuoco (il sole) e quindi in un attimo sono arrivato a Empedocle
Che aggiunge amore e odio e così la sua filosofia è semplice e completa.
Da studiare a partire dalla terza elementare.
☝️🙂
Signor Fuzzy, i suoi commenti sono privi di senso.
Non ho voglia di perdermi in chiacchiere inutili perché qui ci vorrebbe della terapia, il fatto è che:
1. io posso facilmente diventare contadino cosi come posso meno facilmente diventare astronauta. Studiando. Se non faccio il contadino non è perché non posso ma perché non mi conviene. Viceversa, il contadino analfabeta non ha altra scelta che strappare la sopravvivenza alla terra nell’unico modo che ha ed essendo analfabeta non sarà mai niente altro.
2. il “carnivoro” non ha bisogno di farsi salvare dal “vegano” che gli indichi le foglie commestibili. Lo ammazza e se lo mangia, il vegano.
Ah non sfugga la “comunità” dei Cinquestelle all’interno della quale “uno vale uno” ma poi come nella Fattoria degli Animali, c’è “Uno” e “uno”.
La “democrazia diretta” prodotta tramite “la Rete”, che poi tanto “diretta” non è perché “la Rete” è di proprietà di qualcuno, è gestita da qualcuno, compreso il ridicolissimo “archivio degli iscritti”.
…
A riprova della cosa più importante che ho cercato di scrivere schivando i tanti Professor Pincopalla e cioè che la gente è INCONSAPEVOLE.
L’inconsapevolezza dell’automa.
Che si produce in un output previsto, dato un certo input.
…
Sono e siete stati tutti “intercettati” da lunga pezza e mi fa ridere che qui si straparli di “orale” e di “focus basso”.
https://www.thegreatsimplification.com/
Chiedo scusa se cito sempre le solite persone.
Hagens ha intitolato il proprio canale you tube “la grande semplificazione”
Semplificare non è abbassarsi al livello delle masse, ha un significato più profondo. Viviamo in un mondo troppo complesso. Principalmente, e con questo tiro in ballo pure Ivan Ilich, Il know how deve essere alla portata di tutti, e non una prerogativa esclusiva delle élite.
Altrimenti si ricade nella solita diseguaglianza che è la vera causa, a mio modesto parere, di tutti i guai che ci affliggono.
Alcune delle più importanti culture della storia umana avevano dimensione orale, anche se poi sono state magari successivamente riportate su testo scritto. Socrate non ha voluto appositamente scrivere alcun libro, per dirne una.
Sul Web ci sono molti casi di self made man/woman, esponenzialmente di più rispetto alla televisione ad esempio.
“Il know how deve essere alla portata di tutti, e non una prerogativa esclusiva delle élite.
Altrimenti si ricade nella solita diseguaglianza che è la vera causa, a mio modesto parere, di tutti i guai che ci affliggono.”
…
Qui si manifesta una grossa confusione mentale.
Per prima cosa le civiltà esistono perché esiste la specializzazione. Quindi il know how si concentra nelle “corporazioni” degli specialisti, il fabbro forgia il ferro, il pellettiere cuce il cuoio, il falegname pialla le assi, eccetera. Leonardo giovinetto viene messo a bottega dal Verrocchio per imparare un mestiere. Il babbo paga per quella formazione specialistica. La “uguaglianza” dove tutti sanno le stesse cose ci porterebbe ad essere trogloditi in una società preistorica, tornando a bomba.
Seconda cosa, “alla portata di tutti” si potrebbe leggere come “accessibile”.
In passato c’erano due istituzioni che garantivano la “accessibilità” del sapere, la Scuola e le Biblioteche, rispettivamente una accessibilità forzata, orientata, filtrata dallo Stato e la accessibilità come facoltà individuale.
Oggi tutti, anche il pastore afgano o l’inuit in mezzo ai ghiacci, hanno accesso allo scibile umano tramite Internet. Se non allo scibile, ad una buona approssimazione.
Dicevo giusto ieri che quando andavo a scuola io per imparare l’inglese dovevo usare le registrazioni del “laboratorio di lingue”, oggi qualsiasi studente ha in mano lo scemofono con cui può ascoltare persone che parlano in qualsiasi lingua del mondo, può consultare qualsiasi dizionario, può anche tradurre istantaneamente qualsiasi testo.
Quando andavo a scuola dovevo studiare il libro di testo e qualche raro appunto che riuscivo a prendere durante le lezioni. Oggi lo studente può trovare “online” corsi di qualsiasi materia e a qualsiasi livello, guardarli e riguardarli con tutto comodo.
…
Secondo me i guai che ci affliggono non vengono dal fatto che non siamo “uguali” ma dal fatto che al contrario ci sono troppi ignoranti, troppi scemi e troppi pazzi, tutti in circolazione e convinti di essere fenomeni e magari anche incompresi e avversati dal mondo ingrato.
Confusione mentale….
Ho soltanto citato Hagens e Ilich.
Comunque se il problema è fare il sarto o il fabbro, penso che tutti in qualche modo lo possano fare, diversamente, non tutti possono progettare una centrale nucleare
Dove la tecnologia è molto sofisticata, questa tende a diventare elitaria, accentuando la diseguaglianza sociale.
Gli strumenti tecnologici a disposizione delle comunità, diceva Ilich, devono essere semplici, comprensibili e facilmente riparabili
Sui pazzi ho idea che ci sarebbe qualcosa da dire, ma sono le 3 di mattina. Magari con la luce del sole…
Oh, eccoci, ore sei e venti, ho davanti a me il libro di Fabrizio Maronta “Deglobalizzazione”
quindi se c’è da insultare si insulti lui.
A pag 166 parla del sogno americano
“La tecno-utopia di un Occidente nitido, pacificato e con impieghi ben remunerati ad alto valore aggiunto svela una realtà fatta di “cinture di ruggine” aumento delle diseguaglianze e dell’insicurezza sociale, conflittualità socio-economica, proliferazione di beni di consumo effimeri acquistati spesso a credito, epidemia di oppiacei sintetici, sovraesposizione militare, deterioramento delle istituzioni rappresentative”
Praticamenteun mondo di pazzi.
Questa è la condizione delle masse popolari in occidente.
Poi non so quanto siano sane di mente le classi “alte” dato che ci stanno conducendo verso il baratro
.
Ci stanno conducendo verso il baratro perché hanno il potere di farlo e perché insistono con questa assurda tecno-utopia.
Oh, intendiamoci, a parte i soliti difensori del conformismo di regime (si dice così? Mah), pare che oramai molta gente abbia capito
https://valori.it/osservatorio-stile-vita-sostenibile-lifegate/
Aggiungo.
Ha capito verso dove stiamo andando, ma non credo che siano sufficienti l’auto elettrica e l’agricoltura biologica o la finanza equa.
Cito un recente articolo di Turiel
https://crashoil.blogspot.com/2024/10/colapsismo-o-mas-de-lo-mismo.html?m=1
Basta
Attraverso i vari link di fuzzy sono arrivato a questo, ci capite qualcosa? Io no.
https://beamspot.substack.com/p/la-primera-cartilla
in un estratto dice, tradotto malamente da google:
“Tutti i proprietari di impianti fotovoltaici, compresi quelli che hanno piccoli impianti di autoconsumo, dovranno aggiornare il proprio impianto in modo da poter tagliare la produzione dal REE.
E dovranno pagarlo di tasca propria .
Il motivo?
L’instabilità elettrica che immettono nella rete, nonostante il loro consumo sia superiore alla loro produzione.
Questa spiegazione suona familiare a qualcuno?
Ora, c’è qualcosa che sicuramente sarà passato inosservato al lettore: lo slogan “sebbene il suo consumo sia maggiore della sua produzione”.
E anche in quel caso, la stabilità della rete elettrica domestica (o industriale) in cui è inserito il fotovoltaico continua ad essere assicurata dalla rete elettrica generale, poiché la variazione della produzione, che è ciò che genera instabilità, diventa una variazione di consumo, che rimane esattamente la stessa instabilità.
Pertanto, ciò che questa notizia ci dice è che ora TUTTI (presumibilmente qualcuno sfuggirà, ma lo vedremo in dettaglio nella prossima sezione) coloro che hanno autoconsumo, dovranno subordinare la propria produzione al coordinamento delle REE.
Cioè, il REE può decidere quando puoi produrre, autoconsumare e quando no.
In effetti, non solo può: lo farà.”
Mi par di capire vagamente che la questione tocca coloro i quali non solo producono per se’ ma immettono la loro elettricita’ in rete.
In italia il problema della fattibilita’ non dovrebbe porsi visto che i contatori sono gia’ tutti controllabili, staccabili e configurabili da remoto da un bel pezzo, dai tempi di Veltroni presidente dell’enel.
E’ vero che con una miriade di microproduttori, comunque, mantenere la frequenza costante e in modo che aggiunga potenza alla rete invece di toglierla, dev’essere un bel casino, cosa di cui mi pare che l’estensore dell’articolo sia del tutto disinteressato e ignaro. Gli inverter legali in italia NON possono funzionare autonomamente se scollegati dalla rete (cioe’ resti al buio anche se autoproduci).
https://www.chimica-online.it/download/sistema-termodinamico.htm
Innanzitutto il sistema termodinamico chiuso.
Ricordo di averne discusso con Burlini su decrescita.com e a un certo punto è saltata
fuori persino chat gpt.
Mi hanno identificato per un certo Minini, uno statistico e penso che se Minini lo sapesse si incazzerebbe anche.
È un sistema “prevalentemente” chiuso secondo la NASA, ma all’atto pratico è come se fosse chiuso.
L’articolo della NASA non so se saprei ritrovarlo
Il tale mastro beamspot che viene spesso citato da Turiel è un ingegnere con i controcoglioni che si esprime spesso in termini non accessibili per noi comuni mortali
Poi magari leggo l’articolo, ma dubito che sia alla mia portata.
E del resto immagino che tu avessi posto il quesito a qualche specialista magari bazzicante tra questi poco pretenziosi commenti.
sistema termodinamico chiuso – solo materia
sistema termodinamico isolato – materia ed energia
se la definizione e’ questa, la terra e’ senz’altro approssimabile ad un sistema chiuso (mi rifacevo ad antiche reminiscenze di fisica universitaria, dove non mi ricordo che si distinguesse fra scambio di materia e di energia, si dava per scontato che lo scambio di pertinenza termodinamica fosse quello di energia)
l’articolo dell'”ingegnere coi controcoglioni” probabilmente e’ a me incomprensibile anche a causa della traduzione di google, senno’ un minimo quelle cose le capirei anch’io
Ma purtroppo credo sia ormai acquisito da tutte le persone di buon senso che quando si parla di questi argomenti, per loro natura complessi, il bias ideologico-politico sommerge ogni possibile competenza, la discussione finisce presto e sempre per degenerare prima in rissa, e poi in ecolalia e bolla settaria “alla testimoni di geova”. I blog sono finiti tutti cosi’. Lo stadio dei social successivi me lo sono risparmiato.
Strano che fra le tue mille letture (nella bolla) non ci sia anche Daniel Quinn. Ho recentemente letto di Onfray il suo “Thoreau”, interessante soprattutto nel rimarcare il profondo fossato postmoderno che divide chi fa da chi dice. O meglio che divideva, dato che nell’era postmoderna la consapevolezza del dire ha completamente sopraffatto e sostituito quella del fare, che se ne vanno ognuno indifferente all’altro e per conto suo. Me ne rendo conto con fastidio ogni volta che gli altoparlanti persino del Lidl mi tempestano di promesse e assicurazioni di sostenibilita’.
https://www.fabioporrino.it/antifragile-cosa-significa-come-prosperare-nel-caos-secondo-nassim-nicholas-taleb/
Winston
Letture in bolla
Si, forse, ma la mia bolla è l’antifragilita’ perché viviamo In tempi e società fragili
Leggi il concetto di opzionalita
Invece di citare il Professor Pincopalla bisognerebbe avere capito, a forza di studiare, che davanti ad un problema bisogna capirne i termini.
…
Il problema del “fotovoltaico” è di due ordini.
Per prima cosa c’è il rendimento e la durata nel tempo dei pannelli rispetto al costo. I pannelli vanno fabbricati, installati e poi vanno smaltiti, come per altro le mostruose torri a pale.
In seconda battuta c’è la ovvia considerazione sulla variabilità della produzione di energia elettrica che a sua volta impone l’uso di accumulatori e qui si apre l’altro problema e cioè che non abbiamo una tecnologia adeguata per accumulare energia elettrica. Lo stesso problema delle auto “elettriche” che sono antieconomiche perché non sappiamo come accumulare l’energia.
…
Siamo off-topic ma in maniera significativa perché ancora, chi cita Prof. Pincopalla è “vegano” e si preoccupa di “fotovoltaico”. E’ tutto già visto, una commedia di stereotipi. Una volta invece dello “ambiente” ci sarebbe stata la Classe Operaia.
Un po’ di originalità prego
“Letture in bolla … l’antifragilita’ perché viviamo In tempi e società fragili …Leggi il concetto di opzionalita'”
‘Sta roba pero’ credo piaccia molto poco ai salvatori del pianeta / dell’umanita’ quando da movimento si trasformano in istituzione (uso di proposito il linguaggio pensato dagli storici per descrivere la parabola del fascismo, ma vale un po’ per tutte le ideologie, vegetarianismo incluso, suppongo): il suggerimento di Taleb non e’ altro che il principio guida di ogni investitore finanziario, non mettere mai tutte le uova nello stesso paniere, compensare i rischi. La finanza moderna del resto nasce proprio sotto forma di assicurazione allo scopo di smussare i picchi e le valli delle produzioni economiche (fra cui quelle agricole), picchi e valli dovuti tanto ad errori di previsione/programmazione umana quanto ad imprevisti naturali. Diversificare il rischio, insomma. Ma questo e’ consustanziale al capitalismo, checche’ ne pensino coloro i quali ne hanno una visione manichea e astratta. Ha trovato il modo di arricchirsi sfruttando persino l’ideologia della decrescita…(snaturandola).
Ovviamente, diversificare il rischio implica una certa dose di spreco.
In passato sicuramente abbiamo toccato l’argomento potlatch: gli uomini sprecano anche per autodimostrarsi che, succeda quel che succeda, potrebbero vivere con una frazione di quel che e’ disponibile al consumo adesso. Noi “ricchi” potremmo probabilmente vivere dignitosamente con una frazione dei consumi complessivi attuali, persino dal punto di vista alimentare tornando ai regimi con meno carne del passato, come tu stesso ci insegni. Quando invece hai gia’ ridotto i consumi al minimo, oppure quando hai perfettamente pianificato e ottimizzato tutto, non hai piu’ margine di manovra, basta un nulla per produrre la carestia o il crollo (che e’ quello che succede/va sistematicamente nei regimi comunisti “scientificamente” programmati e pianificati, tipo urss, cina, corea del nord)
Quelli che programmano tutto al millimetro e al centesimo, basta un imprevisto da nulla perche’ gli crolli tutto addosso.
Il tendenzialmente feroce dirigismo europeo (vedi la ridicolaggine dei tappi delle bottiglie, che e’ da questo punto di vista che va considerata, non da quello della convenienza specifica o meno), che sia ambientalista o no, visto sotto questa luce e’ suicida, e infatti si cominciano a vederne gli effetti in termini di decadenza sia economica che culturale. L’europa tanto piu’ soffre quanto piu’ si centralizza, che poi e’ la stessa cosa che succede / succedeva ai paesi che la compongono: in cima alle classifiche mondiali di ricchezza _e_ del benessere sono sempre i paesi piccoli, non e’ vero nulla, fattualmente, che i popoli dei paesi piu’ grandi siano quelli che stanno meglio.
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Puoi continuare a chiamarti Nemo.
Non è che cito per citare, cito per dare delle coordinate affinché si capisca la vera motivazione alla base dei miei commenti.
Se poi uno pensa che io pensi una cosa e invece ne penso un’altra è perché non ha seguito la mia indicazione.
Detto questo ci si può anche parlare addosso. Sfiata pure, non sei l’unico.
Comunque sono vegetariano e non vegano e il mio margine di tolleranza nei confronti dei carnivori è ragionevole.
Non so se la cosa vista dall’altra parte sia altrettanto conciliante
Winston
Hai letto la strategia del bilanciere
No-o…
Dovevi leggere il concetto di opzionalita’
Del tipo quando a Cuba si sono ritrovati alla fame durante il periodo especial è stata vietata la carne con istituzione di pena di morte per chi la mangiava.
E quindi sono passati al piano B.
L’opzione vegetariana, che per fortuna si può applicare rapidamente in caso di necessità.
Ci sono piani B altrimenti detti opzioni, che si possono implementare in un attimo ma richiedono comunque un poco di conoscenza e di saper fare.
Essere vegetariani necessita la conoscenza di qualche nozione di dietetica.
Coltivare un orto chi lo sa fare? Intendo senza andare a comprare il concime universale, senza usare il motocoltivatore e senza spruzzare veleno alla carlona.
Le opzioni per fortuna sono moltissime e potrebbero diventare molto utili quando il “Sistema” (che funziona a energia fossile più energia rinnovabile non dico farlocca ma che finirà per essere riservata alle classi più benestanti) inizierà a ridimensionarsi.
L’Europa che tu citi è proprio quella parte del mondo che non possiede risorse. E per di più pare si sia inimicata la Russia che gliele forniva e che adesso ha iniziato ad orientarsi sempre più verso l’Asia (e anche se stessa, perché poi buona parte di tutto questo gas che sembra avere lo utilizza per le proprie necessità).
Fuzzy, queste che per te sono delle scoperte di cui peraltro mi pare che, dalle osservazioni che fai, capisci solo in parte e in modo “orientato”, credo di conoscerle da un bel po’, tant’e’ che tento sempre di fartene vedere _anche_ altri aspetti su cui meno ti soffermi.
Riguardo Cuba, mi pare che qualche tempo fa dicevi essere un paradiso per vegetariani con tanto di pena di morte per chi mangia carne. Proprio un bel posticino! Evitiamo di infierire, ma…
E mi sa che di carne a Cuba ne mangiavano poca anche prima.
Il periodo relativamente ricco di Cuba risale agli anni dell’URSS, quando, in cambio dei mercenari che essa prestava all’urss per combattere per il comunismo in tutto il mondo (te ne ricorderai immagino), l’URSS la teneva in piedi con grandi iniezioni di risorse energetiche e alimentari.
La teneva in piedi anche in quanto vetrina del comunismo a due passi dagli Usa (un po’ come berlino ovest, a parti rovesciate, ai tempi delle due germanie). Infatti col crollo politico dell’Urss e col venir meno delle sovvenzioni russe, Cuba e’ crollata economicamente pur non subendo alcun contraccolpo istituzionale. Si dice che sia stata tenuta in piedi, all’epoca, dalle cubane che si vendevano ai turisti stranieri in cambio di valuta pregiata, che serviva a comprare cibo ed energia all’estero.
I posti di antico sviluppo come cina, india, europa, non e’ che siano e siano sempre stati privi di risorse: e’ che essendo di antico sviluppo hanno avuto il tempo e il modo di imparare a sfruttarle fino all’osso per moltiplicarsi demograficamente fino al massimo possibile: ragione per cui tendono ad arrivare all’osso, al venir meno delle opzioni di scelta e riserva se non inventandosi sempre nuove diavolerie tecnologiche.
Quando all’epoca i migranti europei, affamati ma ricchi di knowhow e tecnologie, arrivarono nelle americhe e in australia,vi trovarono il bengodi perche’ erano di ricchi di know-how e tecnologie.
In america del nord e in australia per arricchirsi bastava essere agricoltori, visto che gli abitanti originari erano ancora allo stadio pre-neolitico di caccia e raccolta. Dal punto di vista di un europeo, si trattava di continenti vuoti, disabitati, e completamente da sfruttare, per cui la storia e’ andata come sappiamo.
Quando la tecnologia dei paesi di antico sviluppo e quindi in grado di sfruttare al massimo le risorse arriva nei paesi arretrati che in quanto arretrati le hanno ancora abbondanti, ecco che li’ vi si ha un miracolo economico (e un’esplosione demografica). E’ andata cosi’ anche per l’italia quando nell’ultimo dopoguerra sono arrivate le moderne tecnologie in cui eravamo fra i piu’ arretrati in occidente: in vent’anni siamo passati dal medioevo alla modernita’, dal cesso in mezzo al campo alla lavatrice in bagno (sentivo che nel censimento del 1950 meta’ della popolazione italiana era contadina: ma va ricordato anche che fino a quegli anni l’Italia era terra povera di emigrazione, non era un bengodi (a cavallo del ‘900 emigrarono sostanzialmente per fame circa 10 milioni di italiani in dieci anni) mentre poi abbiamo imparato a fare cose che altri non facevano e a scambiarle con loro in cambio di risorse, che e’ quello che si fa a qualsiasi livello di economia, a partire dallo scambio di uova in cambio di farina). Il problema nasce quando tu hai bisogno delle loro risorse e loro non hanno piu’ bisogno delle tue.
Comunque a tutto un po’ ci si adatta, un po’ lo si adatta a se’. Tautologicamente. Chi non lo fa sparisce. Chi lo fa sparisce lo stesso, solo un po’ dopo.
Ah, non riprendiamo la discussione sull’agricoltura…lo sai benissimo che non si possono sfamare otto o più miliardi di persone a carne.
È ovvio. Io volevo dire, anzi, ho detto che per essere vegetariano devi anche un po’ imparare ad esserlo. E invece ogni volta sembra che si parli del diavolo, come se io volessi far diventare tutti vegetariani adesso.
Un orto senza saper fare l’orto non lo farai mai. Ti muore tutto. E così muori di fame pure tu, a meno che non ti aiuti con gli estratti fogliari ma non li sai fare, e quindi passi a miglior vita.
Apri bene le orecchie perché sennò mi armo di missile ipersonico e te lo tiro addosso
Sto dicendo che ci sono cose che si deve imparare a fare.
Anche a Cuba. Urge una rinascita (niente di nuovo ma neanche tutto come all’epoca della pietra) del saper fare a partire dalle cose che normalmente si danno per scontate per abitudine.
La penuria di Cuba (per quello che ne so è stata aggravata dal Covid e dalla improvvisa scomparsa del turista russo) è il preludio a quella che arriverà anche sulle nostri classi meno abbienti.
In parte è già arrivata.
Winston
Che poi parli con me che sono anche speranzoso. C’è chi parla di estinzione del genere umano. E il guaio è che potrebbe pure avere ragione.
“lo sai benissimo che non si possono sfamare otto o più miliardi di persone a carne.”
Non vedo poi perche’ dovrebbe essere desiderabile.
Se la carne scarseggia, diventa troppo costosa sia da produrre che da consumare e ci si adatta a qualcos’altro, non vedo il problema, chiunque quando va a fare la spesa guarda al portafogli, anche i fighetti che pero’, al contrario degli altri, comprano qualcosa solo se costa di piu’.
La pasta e fagioli e’ buonissima, mi ricordo anni fa una discussione sul blog di guidorzi a proposito della quinoa di moda presso i fighetti (che peraltro ho visto che costa molto anche nelle versioni piu’ economiche), quando c’e’ la piu’ pregevole e tradizionale pasta e fagioli alimento quasi completo dei nostri padri e nonni 😉
Leggevo decenni fa che il consumo di carne cresce velocemente nei posti dove si passa dalla miseria al benessere perche’ e’ uno status symbol.
A parte che da qualche altra parte ho letto anche che l’impronta ecologica dei latticini e’ poco diversa da quella della carne di manzo, e si vede dal prezzo, il formaggio costa! Mentre e’ inferiore per la carne di maiale, e ancora piu’ bassa per il pollo (animali piu’ efficienti e che mangiano tutto).
I poveri man mano che diventano meno poveri, desiderano emulare il comportamento dei ricchi, degli “influencer” come si chiamano adesso (avete presente Fedez, l’ex pezzente, che va a fare l’elemosina con la Lamborghini).
Nei paesi gia’ benestanti, il consumo di carne tende a calare o perlomeno a mantenersi stabile. Tu infatti che sei un cittadino privilegiato col bonifico mensile garantito di un paese molto benestante tendi al vegetarianismo. Ma pensa a una mamma che ha sempre fatto fatica a sfamare decentemente i propri figli, qualora ad un certo punto gli si offra l’opportunita’ di dargli un cibo proibito come la carne… un po’ di empatia e non solo per gli animali, suvvia.
Winston
https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/10/19/cuba-e-in-blackout-totale-da-piu-di-24-ore-il-sistema-elettrico-e-collassato-e-lavana-e-allagata-in-aumento-i-casi-dengue-sono-17mila/7736547/
Di più su Cuba.
C’è anche questa chicca
“Sono state prese in considerazione anche modifiche alle tariffe dell’elettricità per le piccole e medie aziende, che sono proliferate da quando sono state autorizzate per la prima volta dal governo comunista nel 2021, ha affermato Marrero”
Altro motivo dei blackout l’uso intensivo dei condizionatori.
No, no, qualcosa non torna nella narrazione su Cuba.
Adesso prendo l’aereo e vado a vedere di persona.
Ciao.
https://www.islavision.icrt.cu/como-marcha-la-politica-industrial-en-el-pais/
Winston.
No, non vado di persona, seguo le tivu cubane.
A prima vista sembrano tutti ben messi. Grassocci, direi. Niente che faccia pensare a qualcosa di veramente
drammatico.
Vedremo.
Oh, mi raccomando, Islavision. Meglio di Rai Uno.
Winston!
https://youtu.be/Y-jE8CJkL08?feature=shared
Guarda questi! Sono addirittura obesi!
🤣
Ma che cavolo ci raccontano su Cuba….mo anden, e io che sto anche
a credere alle miserande condizioni del popolo cubano
A dieta si devono mettere, altrimenti gli si intasano le coronarie.
Adesso basta veramente è l’ultimo commento. Mi tocca ridere fino a domani
Perche’ collassi la rete elettrica non occorre che si spengano tutte le centrali, basta che la domanda di elettricita’ oltrepassi l’offerta anche solo di poco e anche quando entrambe, domanda e offerta, sono piccolissime in valore assoluto.
Far ripartire la rete con tutte le utenze collegate che vanno in picco all’accensione dei trasformatori e dei motori poi e’ un casino, servono centrali con generatori da centinaia di tonnellate di inerzia meccanica.
In italia siamo all’avanguardia in questo senso, dai tempi di Veltroni presidente dell’enel abbiamo i contatori elettronici che permettono il distacco da remoto delle utenze dalla rete da parte del gestore stesso, per cui dovrebbe essere possibile sia prevenire il blackout completo che gestire il riavvio della rete in caso di caduta.
Di Cuba si parla molto poco perche’ il collasso di un paese-paradiso interessa poco ai collassisti, anche loro come tutti preferiscono non sapere nulla di cio’ che e’ in disaccordo coi rispettivi pregiudizi.
Per gli altri, erano gia’ settimane che si diceva che le centrali elettriche stavano per finire il combustibile, che probabilmente e’ carbone o olio pesante che Cuba deve importare.
Cuba e’ un paese, comunque la si metta, molto povero, di risorse e di tutto il resto: un paese povero e con orografia sfavorevole e’ gia’ tanto se l’elettricita’ puo’ permettersi di farla col metodo piu’ economico, il carbone, e non certo coi mezzi piu’ costosi che sono quelli rinnovabili non idroelettrici che stiamo cercando di usare noi. Se poi il paese e’ abbastanza povero o al collasso economico come Cuba, non riesce a farla neanche col carbone.
Il governo ultimamente ha perfino eccezionalmente concesso ai cubani di scapparsene via, cosa che hanno fatto in molti, anche se non e’ facile trovare dati ufficiali (negli adiacenti Usa c’era gia’ una numerosa comunita’ di esuli cubani dell’epoca).
A quel che ho capito, la rivoluzione cubana ha avuto un solo lato veramente positivo: ha concesso l’uguaglianza a tutti i cittadini a prescindere dal colore della pelle, pur nella poverta’ e nell’allineamento ideologico, quando negli Usa e in Cuba stessa era ancora in vigore un apartheid di fatto, di stampo sudafricano.
Ce ne dimentichiamo o facciamo finta di non saperlo, ma gli Usa sono passati in pochi decenni dall’apartheid all’affirmative action e al woke, cioe’ da un estremo all’altro, che scimmiottiamo in europa pur non avendo avuto nulla del genere da cui emendarci negli ultimi 1000 o piu’ anni (salvo che nella russia zarista, che infatti fece la stessa fine della Cuba pre-castrista)
Ah, e a proposito di Taleb, resilienza e antifragilita’: SICURAMENTE la tendenza delle nostre elite progressite-ambientaliste a voler convertire TUTTO all’elettrico e all’informatico compreso lo scambio di denaro, criminalizzando chi vi oppone resistenza, e’ una stronzata immane oltre che un’infamia. Sarebbe gradita una netta presa di posizione in proposito.
“Nel frattempo, sia la produzione di rame che quella di argento sono già in calo, anticipando un futuro in cui l’elettricità rinnovabile sarà un lusso non alla portata di tutti”.
Ricordi mastro beamspot?
E’ il settore di specializzazione dell’ing. minerario Brussato, che e’ da anni che ne parla con dovizia di dati sul sito degli amici della terra, l'”astrolabio”.
Ma a mio avviso tale transizione forzosa e’ desiderata da alcuni proprio perche’, essendo scarse le materie prime necessarie, i prezzi aumenteranno e faranno guadagnare molto i produttori e i vari intermediari politici ed economici.
In un mercato normale e libero succede esattamente il contrario, che un qualcosa si afferma ed e’ desiderato perche’ e’ conveniente per entrambe le parti, e quindi non serve incentivarlo.
Un mondo dove non ci sia equilibrio fra produttori e consumatori, cioe’ tale da non soddisfare entrambi, funziona solo se e’ imposto con la forza, c’e’ poco da girarci attorno, e’ economia grado “casalinga di voghera”.
Winston
Io più semplicemente mi attengo
alle affermazioni oramai consolidate di Turiel secondo cui si punta su eolico e fotovoltaico facenti parte di una rete centralizzata, appunto per mantenere in vita il controllo che ha sempre caratterizzato l’utilizzo dei combustibili fossili e che in fondo è indispensabile al capitalismo.
Pure il nucleare presuppone la stessa centralizzazione
Nella frase che ho riportato di sopra puoi anche intuire come andrà a finire la faccenda.
Energia per pochi privilegiati di classe alta più economia del lusso.
E se sei un poveraccio dovrai contribuire a creare l’infrastruttura ma non riceverai in cambio niente
Poi naturalmente nel fare la struttura qualcuno ci guadagnerà alla grande.
In un certo senso è inutile che io stia qui a parlare del Low tech, della decrescita e delle opzioni.
Avranno uno spazio molto risicato. Il vero problema è l’accesso alla terra. A dire il vero mi sa che sia sempre sempre stato quello, il vero problema.
La diseguaglianza rispetto alla terra.
https://www.rinnovabili.it/agrifood/disuguaglianza-fondiaria-controllo-terra/
Ecco qua.
Purtroppo il filo del ragionamento mi porta a conclusioni più pessimistiche di quanto pensassi.
Riappropriarsi della terra, se mai se ne è avuta qualche proprietà, non sarà affatto facile sia che si vogliano usare mezzi pacifici che altri mezzi più violenti.
Penso ai latifondi in Brasile tenuti in pugno utilizzando dei veri e propri eserciti privati. Se tu hai tanta terra la sfrutti senza riguardo e tutto nasce da lì. Farai soia a più non posso e biocarburanti.
Il piccolo agricoltore si prende cura della terra perché è nel proprio interesse che non si depauperi.
Troverà conveniente praticare una policoltura che è più resiliente di una monocoltura e quindi produce anche di più
La policoltura produce una varietà di piante alberi e arbusti che ospitano diverse forme di vita e di biodiversità.
E così via.
Ragazzuoli, ho rotto le balle, ma mi sento di essere arrivato alla radice della questione.
Che poi era la grande Frances Lappe’ che scriveva queste cose già nei primi anni del 2000.
Da allora la situazione non ha fatto che peggiorare.
Ah, purtroppo non riesco a procurarmi questo testo pubblicato nel 1956. Roba seria
https://books.google.it/books/about/The_Garden_Controversy.html?id=8m6ungEACAAJ&redir_esc=y
Comparava la produzione media di cibo in un acro di giardini della Londra suburbana, con quella media della farmland.
Risultato tre a uno in peso dei prodotti.
Non c’èra storia.
Questo perché alle piccole aree si dedicava maggiore attenzione.
E il fatto che mi fa incazzare è che queste son cose che si sapevano già prima che io nascessi e nonostante tutto continuano a girare i soliti luoghi comuni del contadino col trattore che sfama il mondo. Che poi adesso si sono messi pure a rubarli i trattori. Vanno a finire nell’Europa dell’est. Trattori con sistemi satellitari da fare impallidire i carri armati di ultima generazione.
😠
Fuzzy, puo’ darsi, ma puo’ anche darsi che siamo ormai allo stadio conclamato della montagna di merda:
https://urielfanelli.altervista.org/keinpfusch/la-teoria-della-montagna-di-merda/2010-03-26/
https://grain.org/en/article/7196-techno-feudalism-takes-root-on-the-farm-in-india-and-china
Ecco come agisce il meccanismo
Si era già visto con la rivoluzione verde, ma ora è peggio.
Mah, montagna di merda.
Citavo
1 la “land coalition”
2 frances lappe’
3 uno studio del 1956 dell’università di Londra
Esprimevo un mio parere.
Winston
Cosa facciamo, il rogo dei libri?