Mauro Romanelli (Firenze 1972) è un biologo e genetista che, dopo un’attività politica in cui ha ricoperto ruoli istituzionali alla provincia di Firenze e alla regione Toscana (qui per i dettagli), ha contribuito a fondare le associazioni Ecolobby e Cittadini per l’Italia Rinnovabile, incentrando il suo impegno pubblico soprattutto sul tema della transizione energetica, a cui ha dedicato il libro La risposta pubblicato nel 2023 per Youcantprint. Quest’opera, particolarmente apprezzata da Ugo Bardi e altri esperti di sostenibilità ambientale, è stata accolta in modo controverso all’interno della variegata galassia ambientalista.

Romanelli è molto attivo sui social media, dove perora la necessità di una implementazione rapida e massiccia delle rinnovabili, avversando profondamente ogni forma di opposizione alla costruzione di parchi solari ed eolici. Svariati esponenti dei movimenti della decrescita e dell’ecologismo radicale sono stati oggetto dei suoi strali e i suoi commenti francamente mi sembravano afflitti da una pesante forma di carbon tunnel vision. Leggendo La risposta, testo decisamente più ponderato e articolato rispetto agli interventi sul Web, ho potuto farmi un’idea più chiara delle sue posizioni riguardo all’ambiente e ricredermi rispetto ad alcuni preconcetti iniziali.

Complessivamente, il mio giudizio sull’opera è abbastanza critico, tuttavia, siccome presenta spunti interessanti, ho deciso per una recensione in due parti, evidenziando nella prima i punti di condivisione con l’autore, nella seconda ciò che mi distanzia da lui.

Politicizzare l’ecologia (o ecologizzare la politica?)

In realtà nessuno nega che la questione ambientale sia una questione politica, almeno nel mondo di chi si impegna attivamente, dei dirigenti di partito, degli amministratori. Ma quando ci ragionano sopra, ci ragionano come se stessero aprendo un “file” a parte.

Insomma: se li costringi a fare mente locale, ti rispondono, se però devono inserire queste risposte in una visione complessiva, fanno fatica. Anche perchè spesso le risposte che ti danno sul tema ecologico sono contraddittorie, incoerenti, e proiettate in un futuro indistinto, rispetto alle risposte che ti danno su altri temi. Sono moltissimi, ad esempio, i politici anche progressisti, totalmente in buona fede, sia chiaro, che quando parlano di economia e lavoro, parlano di crescita, necessità di aumentare i salari, soprattutto quelli bassi, “per stimolare i consumi”, poi quando parlano di ecologia, dicono che dobbiamo morigerarci, consumare meno.

Se fai loro notare la contraddizione, ti rispondono, che beh, sì, in effetti il problema ambientale è importante, e che in effetti dovremo prima o poi darci una bella regolata per davvero (il che vuol dire che prima lo avevano detto per finta), e moderarci tutti un bel po’ (il tutto in un futuro imprecisato, come se l’emergenza climatica non fosse un fatto di oggi, anzi di … ieri). Dite la verità, quante ne conoscete, di bravi, bravissimi militanti, di amministratori ed esponenti politici seri e motivati, che vi risponderebbero così? Moltissimi, scommetto.

Personalmente sarei andato giù molto più pesante, perché nei corridoi del potere, a tutti i livelli, di persone in buona fede ne vedo poche, in compenso ce ne sono troppe che, in maniera per lo più arrogante e presuntuosa, ammoniscono gli ecologisti a sostenerli elettoralmente “perché se vincono gli altri è peggio” (cosa non troppo lontana dal vero, per altro). Io però invertirei i termini della questione, nel senso di ‘ecologizzare la politica’, ossia di renderla consapevole dei limiti per concepire  programmi nell’alveo del possibile senza sconfinare nell’irrealizzabile (un proposito però eccessivo anche per La proposta, come vedremo).

Ostracismo pregiudiziale (quando lo è davvero) verso le rinnovabili

E’ innegabile l’ostracismo ottuso di tanti sedicenti ecologisti e amanti della natura verso le energie rinnovabili, con un livore e un accanimento mai rivolti contro petrolio, carbone e gas, attingendo quasi sempre a un armamentario dialettico fatto di fake news, bufale e meme beceri utili solo per solleticare la pancia della gente. Mi limito a riportare due esempi, a mio giudizio particolarmente significativi per irragionevolezza e incapacità di affrontare costruttivamente i problemi.

Il primo mi ha riguardato da vicino avendo come protagonista la città dove attualmente vivo, Ravenna. L’ENI aveva deciso per ragioni di sicurezza di smantellare le due torri di raffreddamento Hammon appartenute alla SAROM (Società Anonima Raffinazione Olii Minerali, azienda creata negli anni Cinquanta successivamente acquisita da ENI e poi dismessa), dedicando l’area occupata alla costruzione di una centrale fotovoltaica. Una volta tanto, il colosso a partecipazione pubblica aveva partorito un’idea sensata e persino il sindaco iper-cementista e ultras del metano Michele De Pascale (eletto poi nel novembre scorso presidente dell’Emilia Romagna) se ne era uscito con una dichiarazione intelligente: “Sicuramente d’effetto e in un certo senso emblematico che in una zona dove ieri c’era un grande stabilimento di raffinazione di idrocarburi oggi nasca un grande polo per la produzione di energie rinnovabili”.

Malgrado il progetto venisse incontro agli accorati (e giustificati) appelli di sfruttare prioritariamente aree industriali dismesse invece di terreni agricoli, Italia Nostra lo ha aspramente combattuto, usando come argomentazioni la preservazione dello skyline di Ravenna (equiparando di fatto quei relitti del boom economico alla basilica di San Vitale e alle altre meraviglie bizantine) e il film Deserto Rosso di Michelangelo Antognoni, dove a onor del vero le torri Hammon sono celebrate in chiave negativa, apparendo agli occhi della protagonista Giuliana (interpretata da Monica Vitti) come i simboli più evidenti di un’industrializzazione selvaggia che sta uccidendo la natura.

Il secondo esempio riguarda la Sardegna, dove l’opposizione all’installazione di generatori eolici e pannelli fotovoltaici si è spinta fino al sabotaggio e la presidente regionale Todde ha bloccato tutti i permessi di costruzione, assicurando che quasi l’intero territorio dell’isola sarà dichiarato area non idonea. Ovviamente, si tratta di una questione incomparabilmente più rilevante e delicata di quella ravennate, tuttavia c’è un fatto pressoché taciuto da tutti i contestatori: la Sardegna risulta una delle zone d’Europa a maggiori emissioni climalteranti (si può facilmente evincere consultando Electricity Maps), soprattutto perché ospita due delle sei centrali a carbone ancora attive in Italia. Una sciagura ambientale ma anche sanitaria per cui non si è mai pensato di ricorrere ad azioni di guerriglia o atti d’imperio.

Di fronte a eventi simili, anche senza tirare in ballo ipotesi di ‘collaborazionismo con il nemico’, viene effettivamente da pensare che qualcuno particolarmente interessato stia strumentalizzando molte proteste. Tuttavia, da qui a ritenere che, siccome esistono tante contestazioni pretestuose riguardo alle rinnovabili allora tutte lo debbano essere, il passo non è affatto breve…

‘Rabbercio’? Ok (se veramente tale)

Per quanto possa suonare sgradevole a tanti (compreso il sottoscritto), è difficile negare la fondatezza di questo estratto del libro:

Rifiuto della crescita continua, preservazione della biodiversità, contestazione dell’allevamento intensivo e del consumo di carne sono istanze ecologiche fondamentali, tuttavia non sono conciliabili con l’attuale sistema economico e politico, a differenza della transizione energetica, tematica che va quindi resa prioritaria. Bisogna ricercare una “strategia del rabbercio” basata su obiettivi realistici contenendo i risvolti più drammatici, senza alcuna pretesa di perfezione e rimandando gli obiettivi ambiziosi (anche politici, come il superamento del capitalismo), a momenti migliori.

Indubbiamente, in un sistema economico capitalista, il tema della transizione energetica è l’unico in qualche modo compatibile con la logica di fondo che lo anima. Per quanto la ‘crescita verde’ sia un’idiozia concettuale, ora come ora l’unica alternativa immediata plausibile alle politiche in stile green new deal non è qualche utopia della decrescita o eco-anarco-socialista, bensì la lobby multimiliardaria delle fonti fossili, che sta rialzando prepotentemente la testa dopo il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump.

Solo chi ragiona all’insegna del ‘tanto peggio, tanto meglio’ può negare gli effetti deleteri di un atteggiamento totalmente intransigente contro la green economy, senza accorgersi che può creare risorse utili anche per prospettive radicalmente differenti da quelle del ‘capitalismo verde’ e soprattutto presenta maggiori possibilità di intervento dal basso, mentre il comparto oil&gas e l’industria nucleare costituiscono la quintessenza dello status quo. L’importante è che il ‘rabbercio’ sia veramente tale e non diventi un espediente per continuare a gettare la polvere sotto il tappeto…

‘La risposta’: da ottime premesse a pessime conclusioni

Pur non condividendo al 100% le premesse di Romanelli, devo riconoscerne la validità essendo frutto non di un ecologismo improvvisato ma di una chiara consapevolezza della tematica ambientale nelle varie sfaccettature, quindi possono certamente fungere da spunto per progetti costruttivi, basati su di un approccio sostanzialmente riformista ma in grado di sortire effetti concreti nel breve periodo.

Purtroppo il proseguo del libro si rivela abbastanza deludente, perché l’autore trasforma il ‘rabbercio’ da strategia pratica e contingente in una sorta di TINA, non solo avversando a priori qualsiasi obiezione riguardo all’installazione delle rinnovabili, ma addirittura rivedendo a proprio uso e consumo istanze culturali ed evidenze scientifiche dell’ecologismo.

A quel punto, la transizione energetica anziché un mezzo per il risanamento ambientale diventa fine a se stessa e ogni pragmatismo degenera in quello che definisco ‘realismo irrealistico‘, piegando cioé le problematiche del mondo reale ai capisaldi apparentemente imprescindibili e irriformabili del business as usual. Sono aspetti che verranno approfonditi nella seconda parte della recensione.

 

 

 

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