Questa idea, che condivido, nasconde però un’insidia. Dà per scontato che una serie di istituzioni fondamentali su cui si basa il benessere nelle società liberal-democratiche contemporanee esisteranno ‘a prescindere’ anche in una ipotetica società futura decresciuta: istituzioni quali la libertà di espressione, i diritti civili e politici, uno stato di diritto solido e una vera separazione dei poteri.
Vi confesso che io stesso davo queste cose per scontate fino a qualche anno fa. Oggi, invece, di fronte all’ascesa apparentemente inarrestabile di leader populisti d’ogni sorta in occidente e al crescente successo e assertività internazionale di stati autoritari come la Cina e la Russia, non posso e non possiamo più permetterci di farlo. Gli indicatori parlano chiaro: da circa quindici anni le democrazie liberali sono in declino nel mondo1, mentre i regimi autoritari sono in rapida crescita. Il trend, è bene sottolinearlo, non è in miglioramento, e con tutta probabilità non lo sarà negli anni a venire2.
In un tale contesto storico e geopolitico, possiamo immaginare tre possibili scenari nel caso in cui dovesse avviarsi una transizione decrescente in Europa.
- SCENARIO NUMERO 1. Il ‘progetto decrescita’ fallisce. La transizione verso una società decresciuta e sostenibile è avviata nel rispetto dei principi liberal-democratici da governi eletti democraticamente. Anche ipotizzando che i nuovi governi adottino politiche di transizione sostenibili dal punto di vista sociale ed economico, ci sarebbe da aspettarsi, almeno nel breve periodo, una profonda crisi economica. Questa sarebbe dovuta da una parte a una inevitabile fuga di capitali e di cervelli, dall’altra allo svantaggio commerciale dell’Europa decrescente nei confronti delle economie della crescita3. La crisi sarebbe facilmente sfruttabile dalle opposizioni politiche, portando all’elezione di un nuovo governo pro-crescita alle successive elezioni e facendo fallire il progetto decrescentista sul nascere.
- SCENARIO NUMERO 2. Il ‘progetto decrescita’ sposa la via autoritaria. La transizione è avviata da governi eletti democraticamente i quali, una volta in carica, si convincono che la decrescita, dopo tutto, sia più importante dei principi liberal-democratici. Rifiutano così di abbandonare il potere in nome di un presunto bene superiore (per esempio ‘il benessere delle generazioni future’). Al fine di mantenere il potere, i governi decrescentisti iniziano a censurare le voci dissenzienti, arrestare giornalisti e oppositori politici, annullare le istituzioni democratiche e limitare le libertà e i diritti delle persone. In questo scenario, l’Europa liberale e democratica della crescita si trasformerebbe in una sorta di Russia decrescente – o, in alternativa, un colpo di stato farebbe tornare la situazione al punto di partenza.
- SCENARIO NUMERO 3. Il ‘progetto decrescita’ ha successo nel seno del modello liberal-democratico. La transizione è avviata nel rispetto dei principi liberal-democratici da governi eletti democraticamente. Gli elettori decidono di continuare a votare per la transizione decrescente la quale, nonostante la crisi economica e i molti sacrifici, è portata a compimento senza intaccare i diritti e le libertà fondamentali delle persone o le istituzioni basilari del modello liberal-democratico (stato di diritto, divisione dei poteri, ecc.).
Poiché il primo scenario corrisponde al fallimento del progetto decrescentista e il secondo condurrebbe a una decrescita alquanto infelice, solo il terzo scenario può essere preso in seria considerazione4. Per questa ragione, il resto dell’articolo si concentrerà sulle problematiche relazionate a quest’ultimo.
Pressioni esogene e tenuta del modello liberal-democratico
Una transizione decrescente della sola Europa produrrebbe non solo una sua perdità di competitività a livello globale – con tutte le conseguenze del caso, poche delle quali positive –, ma si tradurrebbe anche in un continente indebolito davanti all’espansionismo militare, economico e culturale delle grandi potenze autoritarie (Cina e Russia in primis). Detto in altri termini, nel terzo scenario, il modello liberal-democratico sarebbe sopravvissuto alle insidie interne della transizione, ma si troverebbe maggiormente esposto a quelle esterne.
Storicamente, le democrazie liberali sono sopravvissute alle pressioni esogene quando forti e sono crollate di fronte ad esse quando deboli. La debolezza e la forza di un paese (o di un continente) e del suo regime politico è in buona misura funzione della forza dei modelli alternativi dominanti nell’ambiente politico globale. Le democrazie liberali sono attualmente in declino per numero, popolazione rappresentata e forza economica relativa, a vantaggio dei paesi autoritari. Ci sono buone ragioni per pensare che un indebolimento economico (e dunque anche militare) dei paesi liberal-democratici, esito pressoché inevitabile di una transizione decrescente, accelererebbe tale declino.
Invito chi avesse dubbi circa la volontà di paesi terzi, in una tale situazione, di approfittare della debolezza dell’Europa per perseguire i propri interessi, a guardare all’aumento esponenziale negli ultimi anni del numero e dell’entità delle ingerenze Cinesi nella politica e nella vita sociale Europea, dalla Svezia5 alla Francia 67, dalla Repubblica Ceca8 alla Lituania9, fino ad arrivare alle recenti sanzioni dirette a numerosi intellettuali e membri del Parlamento Europeo10. Anche la Russia non è da meno, con la sua volontà di espansione nell’Europa dell’est e i costanti tentativi di destabilizzazione politica, nell’area11 e non solo1213.
Tutto questo accade con un’Europa relativamente forte economicamente e militarmente. Per avere un’idea di cosa potrebbe accadere con un’Europa indebolita è sufficiente guardare a cos’è successo in Ucraina e cosa sta succedendo nel Mar Cinese Meridionale. Il disrispetto della Russia per l’ordine internazionale vigente è reso palese dall’annessione illegale della Crimea. Il disrispetto della Cina per l’ordine internazionale vigente è reso palese dalla costruzione e militarizzazione di isole artificiali in acque internazionali14, dall’invasione delle acque territoriali Giapponesi15 e Filippine16, nonché dall’invio quotidiano di aerei militari nello spazio aereo di Taiwan (380 incursioni di aerei militari nel solo 2020), con annesse costanti minacce di invasione militare dell’isola17.
Tutto questo dovrebbe essere sufficiente per lo meno a mettere in discussione la pia illusione che potremmo semplicemente farci i fatti nostri e creare un’isola felice democratica, liberale e decrescente in un mondo caratterizzato da superpotenze autoritarie in ascesa.
Va detto a chiare lettere, perché in molti sembrano dimenticarlo: se negli ultimi quarant’anni non ci sono state guerre o ingerenze straniere significative in Europa non è grazie alla bontà dei nostri vicini o al rispetto generato in loro dal nostro ahimè tanto vituperato sistema liberal-democratico. In Europa non ci sono state guerre o ingerenze straniere significative perché l’Europa (grazie anche all’appoggio militare degli Stati Uniti e alla NATO) è sempre stata relativamente forte rispetto ai suoi vicini.
Avviare una transizione decrescente in un momento storico in cui gli equilibri di forza fra paesi liberal-democratici e paesi autoritari si sta modificando a favore di questi ultimi rischia di condurre, nella migliore delle ipotesi, a una colonizzazione economica (e dunque politica e culturale) dell’Europa. Nella peggiore, a una colonizzazione militare.
Un primo passo nella giusta direzione
Nella situazione in cui ci troviamo, procrastinare la decrescita significa mettere in pericolo gli ecosistemi, e dunque il benessere delle generazioni future. Implementarla unilateralmente in un ambiente politico internazionale sempre più autoritario significa porre a rischio le istituzioni liberal-democratiche, e dunque, di nuovo, mettere in pericolo il benessere delle generazioni future.
In ambienti decrescentisti questo potenziale trade-off fra democrazia liberale e decrescita è sovente ignorato, o addirittura negato, come se vivessimo in una bolla e i diritti individuali (civili, politici, umani) di cui disponiamo siano nostri per sempre, a prescindere dalle nostre scelte e da quelle dei nostri governi. Eppure sono innumerevoli i casi in cui democrazie liberali si sono trasformate in terribili dittature: l’Italia fascista e la Germania nazista o, più recentemente, il Venezuela di Chavez e la Turchia di Erdogan sono solo alcuni fra gli esempi più noti. Persino nell’Europa di oggi l’Ungheria di Orbán solleva grandi preoccupazioni. In tutti questi casi non sono state neppure necessarie influenze straniere dirette. Sono stati sufficienti leader forti che hanno saputo sfruttare (a livello elettorale o direttamente attraverso un colpo di stato) un periodo di instabilità economica, politica e sociale.
La strategia è quasi sempre la medesima: appellarsi a una visione illiberale della democrazia, per cui il volere (o il supposto ‘bene’) della maggioranza è posto al di sopra di qualunque cosa, inclusa la tutela delle minoranze e degli individui. Si tratta della stessa retorica utilizzata dalla Cina per legittimare i campi di concentramento nello Xinjiang, il genocidio culturale in Tibet, la tortura e gli arresti di giornalisti e dissidenti politici. “Abbiamo il consenso della maggioranza dei cinesi”, dichiarano (a ragione) i portavoce del PCC a chi li critica dall’interno e dall’esterno18. Come ce l’avevano i nazisti tedeschi e i fascisti italiani.
La democrazia senza liberalismo è proprio questo: una dittatura della maggioranza. Poco importa, all’atto pratico, se quella maggioranza ha eletto direttamente i propri leader o meno. Il rischio più grande che corriamo non è dunque la morte della ‘democrazia’, quanto la morte di un tipo specifico di democrazia: la democrazia liberale. La decrescita, per essere felice, deve impedire a tutti i costi tale morte.
Come riuscirci è una domanda aperta, ma divenire consapevoli dell’esistenza di un legame profondo fra transizione decrescente, benessere delle persone e tenuta del sistema liberal-democratico è un primo, fondamentale passo nella giusta direzione.
Note:
1 Basato sui dati di Freedom House, scaricabili qui: https://freedomhouse.org/sites/default/files/2020-04/All_Data_Nations_in_Transit_NIT_2005-2020_for_website.xlsx
2 Cfr. Il rapporto ‘Nations in Transit 2020’ di Freedom House: https://freedomhouse.org/report/nations-transit/2020/dropping-democratic-facade
3 Per un approfondimento, cfr. i capitoli 2 & 6 di F. Tabellini, Il secolo decisivo: storia futura di un’utopia possibile, Manto Blu, 2018. Versione PDF disponibile gratuitamente qui.
4 Un ipotetico mancato accordo su questo punto non farebbe che confermare l’attuale precaria stabilità della democrazia liberale europea.
5 Fonte: https://thediplomat.com/2019/12/china-tries-to-put-sweden-on-ice
6 Fonte: https://www.france24.com/en/france/20210322-france-to-summon-china-envoy-over-insults-threats-to-french-mps
7 Fonte: https://www.theguardian.com/world/2020/oct/14/china-insists-genghis-khan-exhibit-not-use-words-genghis-khan
8 Fonte: https://thediplomat.com/2020/02/czech-companies-the-latest-target-of-chinese-retaliation-for-taiwan-ties
9 Fonte: https://www.lrt.lt/en/news-in-english/19/1378043/we-will-not-be-intimidated-despite-china-threats-lithuania-moves-to-recognise-uighur-genocide
10 Fonte: https://www.politico.eu/article/china-slaps-retaliatory-sanctions-on-eu-officials
11 Fonte: https://www.rferl.org/a/russia-e-mail-hack-belarusian-usorsky-piskorski-dugin/28363888.html
12 Fonte: https://www.repubblica.it/esteri/2019/07/10/news/russia_come_putin_ha_versato_milioni_di_dollari_alla_lega_di_salvini_-230866514
13 Fonte: https://euobserver.com/foreign/148099
14 Fonte: https://www.defensenews.com/opinion/commentary/2020/04/17/chinas-island-fortifications-are-a-challenge-to-international-norms
15 Fonte: https://www.japantimes.co.jp/news/2021/02/08/national/china-justifies-coast-guards-entry
16 Fonte: https://www.aljazeera.com/news/2021/4/16/duterte-urged-to-confront-chinese-bullying-in-south-china-sea
17 Fonte: https://www.bbc.com/news/world-asia-56728072
18 I critici interni non sono così fortunati da ricevere una semplice risposta verbale.
Davvero difficilotto, mettere assieme tante affermazioni “dimostrate” invero apodittiche, il cui numero sovrasta qualsiasi tentativo di interloquire in maniera critica.
Il ragionamento in sè starebbe in piedi anche senza di esse. Perchè farvi ricorso?
Nel mio caso, la conseguenza è che finisco a fatica di leggere il post, con un bagaglio sovrumano di controcommenti da fare. Cosa faccio? Inondo il sito di quei commenti, con relativo litigio divagante su un’ampia gamma di aspetti cruciali per farsi un’idea sensata? Scrivo io un post? Altrettanto zeppo di aspetti da dibattere? No, grazie, io questo sito lo rispetto, non lo vorrei inquinare con inutili divagazioni litigiose e lo vorrei consultare spesso senza trangugiare veleni, per quanto qua si dicano tutti “bio”.
La vita non è fatta di catene lineari di sillogismi spezzate nei punti suggeriti dai nostri pregiudizi, come la “politica” dei talk show. E’ fatta di situazioni più o meno complesse, intrecciate dinamicamente.
INSISTO DUNQUE CON L’INVITO A OSPITARE POST NEI QUALI L’ARGOMENTAZIONE DELL’AUTORE NON PASSI ATTRAVERSO UN’ECCESSIVA MOLTEPLICITA’ DI ASPETTI DIVERSI DA DIMOSTRARE (le bibliografie certo non bastano…).
Troppo facile puntare tutto su una tesi di fondo, per poi sommergerla di sillogismi. Si pensa di concimarla con un letame buono, in realtà essa si salva solo perchè questo non alimenta le sue radici, ma solo le erbacce che poi qualcun altro estirperà. Con così tante erbacce, ci vorrebbe un trattore che io non ho. E non lo vorrei usare, per non estirpare anche la buona pianta.
Scusate ancora l’insistenza, ma quando si sconfina in una sedicente conoscenza della “geopolitica”, questi problemi diventano più evidenti. Infatti, al contrario – che so – di un ragionamento sull’agricoltura biologica o su un modello del sistema complesso globale, in questo caso noi poveri mortali non ci possiamo fondare sull’esperienza diretta o sulla logica che in fondo sta nell’intelligenza di ognuno, ma appunto… possiamo solo “ragionare” sui nostri pregiudizi e dunque litigare.
Visto che il commento è zeppo di accuse non argomentate e mezzi insulti, eviterò di rispondere. Del resto l’unico modo di rispondere al vuoto è con altro vuoto.
Interessante post, peccato che sia colmo di vistose sviste ed errori marchiani.
1-La Democrazia Liberale NON rappresenta la forma di governo più diffusa nel Mondo.
Se per “democrazia liberale” intendi le Monarchie Costituzionali (Gran Bretagna, Giappone, Spagna, Belgio ecc…) e Democrazie Liberali (USA, Francia, Germania, Italia, Grecia, Taiwan…) allora sono d’accordo con te. Gli stati del I°mondo sono istituzioni diverse, hanno economie molto eterogenee, ma hanno in comune il riconoscimento della libertà di pensiero e sua espressione, almeno due partiti politici e libertà d’associazione politica, libero diritto di voto, e tante libertà positive e negative dallo Stato.
Questi paesi che te chiami “democrie liberali”, io li chiamo “Paesi del I°mondo”, sono però un caso particolare e limitato nel tempo e nello spazio del pianeta Terra.
In termini di popolazione, in termini di numero di stati nazionali, in termini di durata storica, sono altre le forme di governo più diffuse e rappresentative della storia umana sulla Terra. Democrazie “popolari”, dittature religiose, stati fantoccio e monarchie assolute, sono la maggioranza della forma di governo.
Quello che te chiami “democrazia liberale” è una rara e limitata eccezione sia nel tempo che nello spazio, quindi non può essere intesa come un fenomeno duraturo della storia umana (tranne Gran Bretagna ed USA).
Nella tua bloggata ci sono lacune gravi:
2-Non si citano gli impatti, della variabile chiave del Cambiamento Climatico.
3-Non si citano gli impatti, della variabile chiave della Sovrappopolazione mondiale.
4-Non si citano gli impatti, della Sovrappopolazione in Africa che é un sotto-problema della Sovrappopolazione Mondiale.
Nella tua bloggata c’é un grave errore marchiano:
5-L’Europa non é forte militarmente.
Gran Bretagna e Francia hanno armi nucleari tattiche e strategiche (per quanto le portaeri britanniche STOBAR siano meno utili delle CATOBAR francesi ed USA). Germania ed Italia sono militarmente deboli, entrambe hanno in comodato (ma non in uso) delle vetuste bombe nucleari tattiche a caduta.
La presenza di USA e Canada nella NATO rende più forte l’Europa, ma dubito che gli USA resteranno parte militarmente attiva e dominante, nei futuri problemi militari europei, così come gli USA sono stati essenziali e preminenti durante la “guerra fredda” in Europa.
Gli USA sono ingaggiati nel “Pivoting China” e si legheranno in modo velato più alla Russia per contenere la Cina, di quanto resteranno militarmente parte attiva nel Mediterraneo, per i problemi europei con l’Africa nei decenni a venire.
La costruzione dei 3 scenari, ignorano le variabili chiave.
La costruzione dei 3 scenari, risente di una visione miope ed anacronistica bloccata nel 1939-1945 (che non é rappresentativa del contesto attuale e prospettico del XXI°secolo)
SCENARIO NUMERO 1. Il ‘progetto decrescita’ fallisce
L’autore non s’é accorto che tutti i politici e Mass Media del I°mondo, parlano continuamente di crescita economica ed anche demografica (ne ha parlato ieri Draghi, tanto per fare un esempio).
Anche i paesi del II° e III°mondo parlano di crescita economica, e nessuno si cura del tema della sovrappopolazione mondiale.
SCENARIO NUMERO 2. Il ‘progetto decrescita’ sposa la via autoritaria.
Se per decrescita intendi il collasso, allora sono d’accordo: tutti i paesi del I°mondo che collasseranno, saranno quelli che non avranno un hard power militare: l’Italia collasserà ed il popolo italiano non ha nessun futuro nel XXI°secolo.
☞ http://www.climate-change-wars.tk
Forse anche la Grecia potrebbe collassare, ma sia DX che SX hanno già dimostrato di voler proteggere il reddito procapite greco, dai flussi d’immigrati clandestini, quindi é probabile che la Grecia riesca a non collassare.
SCENARIO NUMERO 3. Il ‘progetto decrescita’ ha successo nel seno del modello liberal-democratico.
L’autore non ha compreso il ruolo delle variabili chiave.
L’autore non ha chiaro da cosa é composto il mondo.
L’autore non ha chiaro quali siano i tipi di rapporti che si sviluppano tra stati nazionali e/o loro aggregazioni.
▶ Next Generation Star Trek Space Ship European Green Monetary Fund
https://mio-radar.blogspot.com/2021/05/next-generation-star-trek-space-ship.html
Rispondo a Marco Nicolini.
Sono d’accordo con te che la democrazia liberale non è il regime più diffuso nel mondo. Non ho mai sostenuto che lo fosse, quindi per favore non mettermi in bocca parole non mie.
Aggiungi poi:
“Questi paesi che te chiami “democrie liberali”, io li chiamo “Paesi del I°mondo”, sono però un caso particolare e limitato nel tempo e nello spazio del pianeta Terra.
In termini di popolazione, in termini di numero di stati nazionali, in termini di durata storica, sono altre le forme di governo più diffuse e rappresentative della storia umana sulla Terra. Democrazie “popolari”, dittature religiose, stati fantoccio e monarchie assolute, sono la maggioranza della forma di governo.
Quello che te chiami “democrazia liberale” è una rara e limitata eccezione sia nel tempo che nello spazio, quindi non può essere intesa come un fenomeno duraturo della storia umana (tranne Gran Bretagna ed USA).”
Per prima cosa non si tratta certo di una mia definizione, bensì di quella in uso da almeno un secolo a livello accademico: https://en.wikipedia.org/wiki/Liberal_democracy. Meglio informarsi prima di accusare gli altri di ignoranza.
Le altre cose che dici sono condivisibili, e infatti non ho mai sostenuto il contrario nell’articolo. Magari rileggilo prima di accusarmi per cose che non ho mai sostenuto.
Aggiungi poi:
“Nella tua bloggata ci sono lacune gravi:
2-Non si citano gli impatti, della variabile chiave del Cambiamento Climatico.
3-Non si citano gli impatti, della variabile chiave della Sovrappopolazione mondiale.
4-Non si citano gli impatti, della Sovrappopolazione in Africa che é un sotto-problema della Sovrappopolazione Mondiale..”
Questo perché l’articolo non riguarda queste questioni. Faccio notare che non ho nemmeno parlato del problema della tossicodipendenza nelle periferie romane, della violenza di genere e dei Bitcoin. Inizio a pensare che tu sia un troll, ma ti concedo il beneficio del dubbio e continuo a rispondere al resto del commento.
Aggiungi ancora:
“L’Europa non é forte militarmente.
Gran Bretagna e Francia hanno armi nucleari tattiche e strategiche (per quanto le portaeri britanniche STOBAR siano meno utili delle CATOBAR francesi ed USA). Germania ed Italia sono militarmente deboli, entrambe hanno in comodato (ma non in uso) delle vetuste bombe nucleari tattiche a caduta. ”
Forza è debolezza sono termini relativi. Se guardiamo alla spesa militare dei paesi dell’Unione, non si può dire che l’Europa sia debole in termini assoluti. Ma il punto sollevato nell’articolo è che l’Europa diventerebbe più debole militarmente se una transizione decrescente fosse implementata.
“La presenza di USA e Canada nella NATO rende più forte l’Europa, ma dubito che gli USA resteranno parte militarmente attiva e dominante, nei futuri problemi militari europei, così come gli USA sono stati essenziali e preminenti durante la “guerra fredda” in Europa. ”
Su questo non sono d’accordo, e mi pare non siano d’accordo buona parte degli analisti, ma se fosse vero, a maggior ragione una riduzione della forza militare europea creerebbe problemi significativi.
“Gli USA sono ingaggiati nel “Pivoting China” e si legheranno in modo velato più alla Russia per contenere la Cina, di quanto resteranno militarmente parte attiva nel Mediterraneo, per i problemi europei con l’Africa nei decenni a venire.”
Sulla base di quali dati ti lanci in questa supposizione? Perché al momento la Russia si sta avvicinando alla Cina, nel caso tu non lo avessi notato.
Il resto del commento mi pare completamente assurdo, e anche poco rispettoso, quindi mi fermo qua.
@ Enrico Fode on 19 Maggio 2021 at 15:56
Dato che la tua bloggata é “democrazia liberal centrico”, non citi i problemi di sovrappopolazione e climate change, non dai ricette su come affrontare o ritardare il collasso per i paesi del I°mondo,.. mi sfugge il senso del tuo post.
Ho riletto la tua bloggata: non definisci cosa intendi per “progetto di decrescita”.
Quindi la naturale domanda é: definire “progetto di decrescita” per chi, come, per quanto?
Circa l’assenza militare USA in Europa nei decenni a venire sul tema dei problemi tra Europa ed Africa, é evidente che non sei informato: ti conviene sbirciare un po’ di conferenze che trovi nei canali youtube IISS, CSSI, ANU, NUPI, Stratfor, Army War College, US Army TRADOC, ecc… si chiama Pivoting China, ma Pivoting Asia ne é un pieno sinonimo.
prof. J.Mearsheimer -Pivoting China-
https://youtu.be/V3M3RxzJSfU
Managing Sino-US Strategic Competition
https://youtu.be/OXEuK7hI0Cw
Definisco la decrescita come una riduzione dell’impatto dell’economia materiale sugli ecosistemi. Per quanto riguarda il come implementarla (risolvendo quindi anche i problemi che citi), sottoscrivo in pieno le tesi di questo libro:
F. Tabellini, Il secolo decisivo: storia futura di un’utopia possibile, Manto Blu, 2018.
Lo puoi scaricare gratuitamente dalla sezione ‘libri’ di questo sito.
Circa il rapporto fra UE e USA, rimando l’accusa di ignoranza al mittente. Se cerchi abbastanza a lungo, puoi trovare accademici e canali youtube che sostengono pressoché qualsiasi cosa. La verità è che al momento gli USA hanno tutto l’interesse a coinvolgere la UE in un’alleanza in funzione anticinese (ed è infatti quello che l’amministrazione Biden sta tentando di fare). Detto ciò, è vero che il focus degli USA si sta spostando dall’Atlantico al Pacifico. Fra l’altro questo non fa che rendere più pressanti le preoccupazioni sollevate dall’articolo.
Infine, ti invito ad essere meno aggressivo nei tuoi commenti. Si può non essere d’accordo con l’autore di un articolo, ma questo in nessun caso giustifica il ricorso ad insulti personali, che non fanno che indebolire la credibilità di quanto dici.
@ Enrico Fode on 21 Maggio 2021 at 15:04
> Definisco la decrescita come una riduzione dell’impatto
> dell’economia materiale sugli ecosistemi
Non ho capito, è troppo generica: definire “riduzione”.
Per il resto, io non ti ho offeso, temo che sia tu ad avere la coda di paglia.
https://www.voltairenet.org/article213076.html
La politica internazionale è complessa.
Le versioni dei fatti sono contrastanti, se non opposte.
Comunque, magari ci si fa mancare il pane, ma le armi non mancano mai.
Vorrei ricordare però un termine che ha un che di neutrale, ma che per certi paesi ha pesato più di una dittatura: “aggiustamento strutturale”.
Fa parte delle strategie neoliberiste.
Anni fa, ormai, coniai la locuzione “Dittatura dei fatti”.
Un fatto, è per esempio la siccità che ha colpito Taiwan e ha creato dei seriproblemi all’industria dei chip elettronici.E siccome lì se ne produce una delle maggiori quantità al mondo , le conseguenze sono facilmente immaginabili.
Un altro fatto è l’annoso e sempre più grave ingombro di rottami spaziali, problema la cui soluzione è rimandata da decenni. E oltretutto molto più difficile dell’immaginabile.
Un altro ancora è la scoperta che le emissioni di massa coronale del Sole sono più frequenti del previsto e con la massa di dispositivi elettrici ed elettronici in funzione attualmente, sono un agguato incombente e pericolossissimo per tutta la civiltà umana.
Inoltre, troppo poco s’è fatto per limitarne le conseguenze.
Nulla che dipenda solamente ed intrinsecamente dalla geopolitica, quindi, ma dalla incorreggibile natura umana che ama illudersi di poter controllare tutto anche a costo di trasformare tutto in un muro un chiodo ed un martello.”The wall” dei Pink Floyd infatti è un capolavoro di significanza.E sappiamo quanto piantare chiodi è un’arte, seppur minore.
Comunque, a quanto pare, il fatto che ormai sta diventando irreversibilmente dittatoriale è proprio la decrescita generalizzata.
Dovuta, ovviamente alla crescita dei limiti che incontriamo in qualunque delle nostre attività.
Le formiche forse non potranno mai imparare a pensare come noi, ma noi
possiamo impare dalle formiche a pensare come restare ancora ospiti di questo strano albergo terrestre.
Marco Sclarandis
Sono felice che ci sia qualcuno che ancora scrive commenti intelligenti come il tuo.
Nell’articolo si dà per scontato che le democrazie liberali siano minacciate in quanto tali dalla possibile trasformazione in regime autoritario, ma non viceversa, e cioè che i popoli sotto il giogo dei regimi autoritari possano diventare democratici. Perché? (Non è una domanda retorica)
Sto seguendo con moltissima attenzione la situazione in Myanmar, e più in generale la “milk tea alliance” di giovani dell’Estremo Oriente che chiedono maggiore democrazia a Hong Kong, in Thailandia, eccetera, criticando i regimi autoritari e chiedendo aiuto alle democrazie, sia locali (es. Taiwan, Corea del Sud), sia occidentali. Se dovessero avere successo in almeno alcuni paesi (e come ho detto alcuni paesi dell’Estremo Oriente sono già democratici più o meno come noi, e felici di esserlo), il quadro cambierebbe. Questa possibilità mi sembra esplicitamente esclusa in questo post, invece.
A me sembra di vedere l’Europa dell’Ottocento, in cui si gettarono le basi, a forza di rivolte, propaganda, pubblicazioni di vario tipo, e ovviamente spargimenti di sangue, per quelle “democrazie liberali” che oggi ci sembrano scontate o nostro esclusivo appannaggio. Se ci siamo riusciti noi, potrebbero riuscirci anche loro, prima o poi.
A livello geopolitico, probabilmente ci converrebbe aiutare i popoli che aspirano alla democrazia, anche nel nostro stesso interesse. E, con buona pace di tanti che fingono di credere il contrario, mi sembra di capire che i popoli, una volta provata la democrazia, non tornino indietro a meno di non esservi costretti da un’enorme repressione. Certo, gli italiani in buona parte appoggiarono Mussolini, ma non è certo che fossero la maggioranza, ci volle un bel po’ di forza per costringerli ad accettare la situazione, e comunque vent’anni dopo l’avevano già appeso e quasi cento anni dopo nemmeno i neofascisti chiedono pubblicamente di tornare a una dittatura.
Come spunto di riflessione, ti suggerisco il libro di Climate Fiction
“LA STELLA VERDE” 😉 ultimo capitolo
https://drive.google.com/drive/folders/0BwVev_YyrlSNVGI3UjRkeXN2MXM?usp=sharing
Ascoltare bene, quello che dice il colonnello Shao 😉 nell’ultimo capitolo!
sul tema: democrazia o nazionalismo in Cina, GP2 & WWIII o delocalizzazione in Africa?!
Pardon :#) era l’ultimo capitolo di BATTLE FOR ASSUAN,
proprio nell’ultimo capitolo, il colonnello Shao discute con il colonnello rakistano e sumerico sulla democrazia e nazionalismo, GP2 & WWIII e delocalizzazione in Africa.
Per Gaia:
“Nell’articolo si dà per scontato che le democrazie liberali siano minacciate in quanto tali dalla possibile trasformazione in regime autoritario, ma non viceversa, e cioè che i popoli sotto il giogo dei regimi autoritari possano diventare democratici. Perché? (Non è una domanda retorica)”
Per favore non male interpretare l’articolo. Quello che sostengo (dati alla mano) è che la tendenza attuale è quella. Sono il primo a sperare in un’inversione di tendenza, ma credo anche che partire dal peggiore degli scenari futuri possibili sia la maniera più prudente di affrontare i problemi del presente. Se poi le cose andranno meglio da sole, tanto di guadagnato.
“Sto seguendo con moltissima attenzione la situazione in Myanmar, e più in generale la “milk tea alliance” di giovani dell’Estremo Oriente che chiedono maggiore democrazia a Hong Kong, in Thailandia, eccetera, criticando i regimi autoritari e chiedendo aiuto alle democrazie, sia locali (es. Taiwan, Corea del Sud), sia occidentali. Se dovessero avere successo in almeno alcuni paesi (e come ho detto alcuni paesi dell’Estremo Oriente sono già democratici più o meno come noi, e felici di esserlo), il quadro cambierebbe. Questa possibilità mi sembra esplicitamente esclusa in questo post, invece.”
Ti voglio rassicurare che non era mia intenzione trasmettere tale idea. Credo che quello che suggerisci sia uno scenario possibile. Il problema è che per decenni gli studiosi occidentali hanno pensato che la democratizzazione del mondo fosse un fenomeno irreversibile. Si tratta di un’attitudine pericolosa che rischia di renderci inermi di fronte all’avanzare dell’agenda autoritaria nel mondo. In altre parole, perché lo scenario che prefiguri si avveri, è vitale rendersi conto della sua non inevitabilità. In pratica, siamo probabilmente d’accordo. Mi dispiace che tu abbia frainteso il messaggio dell’articolo. Spero di aver chiarito l’incomprensione.
“A me sembra di vedere l’Europa dell’Ottocento, in cui si gettarono le basi, a forza di rivolte, propaganda, pubblicazioni di vario tipo, e ovviamente spargimenti di sangue, per quelle “democrazie liberali” che oggi ci sembrano scontate o nostro esclusivo appannaggio. Se ci siamo riusciti noi, potrebbero riuscirci anche loro, prima o poi.”
Purtroppo però la tendenza degli ultimi 15 anni è opposta: https://freedomhouse.org/report/nations-transit/2020/dropping-democratic-facade
“A livello geopolitico, probabilmente ci converrebbe aiutare i popoli che aspirano alla democrazia, anche nel nostro stesso interesse.”
Sono assolutamente d’accordo con te.
” E, con buona pace di tanti che fingono di credere il contrario, mi sembra di capire che i popoli, una volta provata la democrazia, non tornino indietro a meno di non esservi costretti da un’enorme repressione.”
Ci sono molti casi in cui è avvenuto il contrario. Dopotutto, Adolf Hitler fu eletto democraticamente. Guardiamo anche a quando è avvenuto recentemente in Ungheria. Purtroppo la democrazia è una creatura fragile. Occorre proteggerla attivamente. A volte anche dal volere della maggioranza. Per questo cose come lo stato di diritto, i diritti umani fondamentali e la difesa delle minoranze non dovrebbero potere essere cancellate da un voto. E’ la differenza fra democrazia liberale e dittatura della maggioranza.
“Certo, gli italiani in buona parte appoggiarono Mussolini, ma non è certo che fossero la maggioranza, ci volle un bel po’ di forza per costringerli ad accettare la situazione, e comunque vent’anni dopo l’avevano già appeso e quasi cento anni dopo nemmeno i neofascisti chiedono pubblicamente di tornare a una dittatura.”
Temo che questa sia una visione un po’ romantica e ingenua della storia italiana. Se Mussolini avesse vinto la guerra, sta sicura che sarebbero stati i leader liberali e comunisti a essere appesi dalla gente. Ma basta vedere i voti di Fratelli d’Italia e Lega per capire che la democrazia non può essere ridotta al semplice volere della maggioranza. Quella è l’ombra della democrazia. La democrazia vive se le persone si informano, partecipano, si rispettano l’un l’altro e soprattutto rispettano le minoranze e le scelte e i diritti di ogni singolo individuo.
Non sappiamo cosa sarebbe successo se la guerra fosse andata diversamente. Quando Franco, che non aveva portato la Spagna in guerra, è morto, la Spagna è passata alla democrazia. Con questo non voglio dire che la democrazia sia inevitabile, è solo un esempio.
Io penso che la demonizzazione di Lega e Fratelli d’Italia sia eccessiva e frutto di un pregiudizio di chi appartiene politicamente all’altra parte. Non li ho mai votati e non mi rappresentano, ma non credo che siano davvero tanto più autoritari e antidemocratici dei partiti di sinistra; solo lo sono in modo diverso. Così come molti popoli che sono stati sotto l’Unione Sovietica hanno paura a sentir parlare di comunismo o della Russia, così noi, traumatizzati dal fascismo, giustamente temiamo che torni. Ma la storia non si ripete mai uguale e, anche se i partiti di destra italiani appaiono nostalgici o somigliano per certi versi al partito fascista, di fatto secondo me hanno un altro ruolo e un’altra natura. Penso che ci stiamo concentrando sui nemici sbagliati; secondo me, a minacciare la democrazia italiana, ad esempio, sono cose come il rovesciamento costante della volontà popolare (una volta al governo anche i 5 stelle hanno cambiato idea su un sacco di cose), lo strapotere di industriali capaci di piegare lo stato al proprio volere, la costante perdita di sovranità a vantaggio di un’euroburocrazia che di fatto nessuno di noi ha scelto, e delle lobby che la manipolano (le elezioni europee non eleggono tutto e sono comunque abbastanza inutili), l’autoritarismo russo e cinese, la sfiducia dei cittadini nella democrazia che ne riduce la partecipazione, il potere di mafie autoctone e straniere, la corruzione, l’ossessione per un sistema elettorale che garantisca “governabilità” fino al distruggere partiti più piccoli e di fatto rappresentanza, eccetera. Per come va la storia, mi sembra impossibile che il nostro problema futuro come paese democratico sarà un nuovo Mussolini; semmai una delle cose che ho elencato, o altre ancora.