E così, questa volta gli americani avevano ragione: nella notte fra il 23 ed il 24 febbraio la Russia ha lanciato un attacco in grande stile sull’intero territorio ucraino senza neppure darsi la briga di una dichiarazione formale di guerra. Tutti, legittimamente, si chiedono se intenda conquistarla tutta o solo una parte. Sotto alcuni aspetti somiglia ad una riedizione dell’invasione dell’Ungheria del 1956 su ben più vasta scala, ma in un contesto completamente diverso ed un rischio consistente di escalation a livello continentale, se non mondiale, in ragione di molti fattori ignoti. Per esempio: cosa faranno gli USA con i loro satelliti (non la NATO come tale che interviene solo in caso di attacco al territorio di uno dei membri)? Esistono degli accordi segreti sulla partizione dell’Ucraina? La Cina approfitterà dell’occasione per attaccare Taiwan? E molti altri.
In un articolo apparso sul “Fatto Quotidiano”, Loretta Napoleoni ha ricordato che Putin da ragazzo andava a caccia di topi e che è solito chiosare le sue memorie ricordando che questo sport gli ha insegnato che non bisogna mai intrappolare un grosso ratto nell’angolo senza una via di fuga perché allora attacca e può fare molto male. Eccellente metafora, solo che in questo caso l’impressione è che ci siamo cacciati in trappola tutti quanti, a cominciare proprio da Putin. Forse, gli unici che ci guadagneranno qualcosa saranno proprio gli americani, ma vedremo.
Il contesto.
Tutti, nessuno escluso, stiamo impattando brutalmente contro il Limiti della Crescita (chi non conoscesse il libro lo legga, è fondamentale). Solo per dirne qualcuna, abbiamo certamente superato il picco del greggio e probabilmente anche quello di tutti i petroli. Il picco del gas e del carbone è alle spalle per molti e nel prossimo futuro per tutti, ergo il temuto “picco di tutto” è alle porte. Assai più grave è che la biosfera è stata devastata a tal punto che ha almeno parzialmente perduto la capacità di controllare i cicli bio-geo-chimici. Ciò significa che le variabili chimico-fisiche del pianeta sono fuori controllo e che più nulla ci garantisce che restino ancora a lungo compatibili con la vita o, perlomeno, con una civiltà complessa.
Anche se nessuno ne parla, tutto questo ha già da parecchi anni delle conseguenze dirette sulle persone, una delle quali è che le condizioni di vita della stragrande maggioranza peggiorano e sempre di più peggioreranno, mentre quelle di alcuni migliorano a vista d’occhio. I modi ed i tempi con cui questo accade differiscono profondamente a seconda dei luoghi e delle classi sociali, ma la tendenza è generale perché generali sono le forzanti principali alla base di essa (ivi compresa l’incapacità della classe dirigente ad affrontare e mitigare questo fenomeno). In UE questa tendenza è assai meno sviluppata che nella maggior parte degli altri paesi (inclusi Russia, USA e Cina), ma comunque è evidente e crescente.
Questo crea malcontento e delegittimazione della classe dirigente. Chi vuole scalare il potere soffia sul questo fuoco in molti modi spesso disonesti. Chi invece lo detiene cerca di mantenerlo ed i metodi disponibili sono molti: rafforzare la polizia segreta e non, controllo sempre più capillare della popolazione, perseguitare i dissidenti, ecc. Ogni oligarchia sceglie il mix che preferisce, ma arriva un punto in cui tutto questo non basta più ed occorre qualcosa che ricompatti la popolazione sotto la propria bandiera. Costi quel che costi e di solito si ricorre ad una minoranza interna (etnica, culturale, politica o altro) come capro espiatorio; oppure ad un bel nemico estero, specie se già conosciuto e temuto per tradizione.
Le due opzioni possono anche andare insieme ed è per questo che il nazionalismo è quasi sempre la carta che viene giocata sia da chi teme di perdere il potere, che da chi vi spira. Quasi sempre funziona benissimo perché fa appello a sentimenti molto profondamente radicati e già sapientemente manipolati per un paio di secoli. La fregatura è che rappresenta una strada a senso unico: una volta imboccata si può solo alzare progressivamente la posta, anche se diventa controproducente, perché altrimenti si passa di colpo da “eroe nazionale” a “Traditore della Patria”. In una parola, è una trappola.
Una politica estera aggressiva può quindi essere tanto la manifestazione di una potenza imperialista in fase espansiva, quanto il disperato tentativo di un’oligarchia in declino di restare attaccata al potere. Distinguere i due casi è spesso difficile, ma importante perché i risultati sono spesso opposti.
La trappola.
Vediamo telegraficamente i principali protagonisti di questa tragicommedia:
Ucraina.
Gli ucraini si sono sbarazzati di Jankovic nel 2014. Certo, la goccia che ha fatto traboccare il vaso fu il voltafaccia repentino a proposito di un trattato commerciale con l’UE, ma la rivolta fu soprattutto contro livelli di malgoverno e corruzione arrivati a livelli intollerabili. Tanto che grandi manifestazioni contro il governo si tennero anche in città e regioni a larga maggioranza russa.
Il governo provvisorio pensò però di legittimarsi giocando sulle mal sopite rivalità storiche fra ucraini e russi annunciando lo sfratto della base russa di Sebastopoli. Trappola: il governo ucraino non aveva alcuna possibilità di sloggiare i russi da un territorio per loro fondamentale sotto tutti i punti di vista (militare, politico, psicologico, ecc.). Dunque dirlo servì solo a porsi con le spalle al muro, senza più alcuna possibilità né di recuperare il territorio perduto, né di trattare e nemmeno di normalizzare la propria posizione sia con il potente vicino, sia con gli altri paesi del mondo. A livello internazionale, avere contese territoriali irresolubili preclude infatti moltissime opzioni fra cui quella di entrare nella famigerata NATO.
Russia.
La popolarità di Putin crebbe a dismisura con la ripresa economica che coincidette con i suoi primi anni di “regno”. Finita la ripresa, il suo partito cominciò a perdere seguito e non ha mai più recuperato. Alle lunghe, l’indurimento della repressione ed una vasta rete di appoggi fra i miliardari locali ed internazionali non possono bastare e, per Putin, rilanciare periodicamente la propria popolarità personale è quindi vitale. Gli va riconosciuto di essere riuscito in una specie di miracoloso paradosso: piacere sia ai nostalgici dello Zar che a quelli di Stalin. Notevole, ma al prezzo di dipendere sempre di più dalla chiesa e da una politica estera aggressiva che certo non giova al suo paese.
Tuttavia, fino al 2014, si è sempre mosso con abilità, riuscendo ad avere risultati tangibili per i suoi fans, senza creare crisi internazionali irreparabili. Anche il colpo di mano con cui occupò la Crimea quasi senza colpo ferire fu accolto con un “minimo sindacale” di proteste internazionali: tutti sanno che nessun governo russo, per nessuna ragione, può rinunciare alla Crimea senza cadere. Ma con l’annessione è invece scattata la prima trappola. Questa ha infatti degradato in maniera irreparabile i rapporti della Russia con la maggior parte degli altri paesi, ma soprattutto ha galvanizzato eccessivamente i nazionalisti russi che, circa un mese più tardi, hanno lanciato la rivolta nelle regioni orientali dell’Ucraina (a larga maggioranza russa). Un pasticcio irreparabile che già prima dell’invasione era costato caro sia agli ucraini che ai russi, entrambi intrappolati nella logica nazionalista secondo cui il primo che fa una cosa sensata “è un vile che vende la patria al nemico”. Trappola rilanciata in questi mesi con la minaccia di guerra e poi di nuovo l’occupazione formale delle due città contese, fino ad oggi con l’avvio di una guerra senza precedenti fin dal 1945, che mette ancora di più la Russia in un angolo dal quale può oramai solo attaccare.
Fra le poche cose certe di questa vicenda vi è che Putin ha deciso di giocarsi il tutto per tutto, visto che non mette sul piatto solo il suo paese, ma anche il suo formidabile patrimonio personale, pazientemente accumulato in decenni di potere ininterrotto.
Europa.
L’Europa (qui intesa come UE), si è messa in trappola da sola già dagli anni ’90. Allora avrebbe infatti potuto pretendere il rispetto degli accordi siglati fra Regan e Gorbaciov che impedivano l’allargamento ad est della NATO, ma non quello della UE. Questo apriva per noi un’opportunità unica per creare uno strumento militare europeo autonomo dagli americani, uno strumento che ci avrebbe permesso di tornare ad esercitare un’almeno parziale sovranità sul nostro continente. Forse Gorbaciov sperava proprio in questo, per far sorgere una potenza geopolitica, intermedia fra la Russia e gli USA, con cui sarebbe stato forse possibile collaborare visti gli evidenti e numerosi interessi che avevamo e tuttora avremmo in comune. Di sicuro del pericolo se ne accorsero però gli americani che ebbero cura di impedire una simile eventualità, con la piena collaborazione dei governi europei.
Oggi, anche volendo e nessuno lo vuole, un simile programma non sarebbe possibile perché non ci sono più né i tempi, né le risorse necessarie. Non ci rimane dunque altro da fare che seguire più o meno diligentemente le veline che ci vengono da Washington, sperando che non ci costino troppo care (il che non è detto).
Bielorussia.
Per Lukashenko la crisi russo-ucraina è stata una benedizione. Nel suo ruolo di mediatore, ha fatto ottimi affari con tutti i soggetti in causa sia a livello personale che nazionale, ma tutto questo è finito. Con una situazione interna esplosiva ed il paese di fatto sotto occupazione russa l’ex “ultimo dittatore d’Europa” è oramai solo un patetico burattino nelle mani di Putin che lo terrà finché gli farà comodo, non un giorno di più. Nel frattempo i bielorussi pagano il conto.
USA.
Se Atene piange, Sparta non ride. L’assalto al Campidoglio da parte di migliaia di cittadini che volevano sovvertire il risultato delle elezioni presidenziali è stata la clamorosa dimostrazione che gli USA sono ormai uniti solo di nome, ma non più di fatto. Il rischio di una parziale disintegrazione delle stato non è più un’ipotesi fantascientifica e sembra che la politica interna non sia in grado di farci molto. Così, come spesso accade, la politica estera può sopperire al bisogno con un nemico per combattere il quale occorre fare nuovamente fronte comune. Non sempre funziona (talvolta l’effetto è anzi contrario), ma spesso si. Riguardo all’Ucraina, finora l’amministrazione Biden si è limitata ai discorsi roboanti e poco più; nulla lascia pensare che davvero sia disposto ad intervenire militarmente. Del resto, la sua preoccupazione principale rimane la Cina, ma non è detto che non cambi idea. Presentarsi alle elezioni di medio termine come paladino della libertà dei popoli oppressi è una cosa che può far molto comodo.
Comunque, già ora ha incassato alcuni dei regali di Putin: ha rafforzato la presa statunitense sull’Europa, rimesso i fila anche i più riottosi dei suoi satelliti e dimostrato per l’ennesima volta che per parlare con “il mondo occidentale” esiste un unico numero di telefono: quello della casa Bianca. Del resto, indebolire l’UE è sempre stato forse l’unico interesse comune fra i governi americani e russi succedutisi negli ultimi 50 anni, con l’unica eccezione di Gorbaciov che tentò la carta contraria, invano.
Possibili sviluppi.
Il futuro sta in grembo a Zeus, ma sembra molto improbabile che Putin si possa accontentare di poco. Scatenando una guerra su vasta scala in Europa (qui in senso geografico) si sta giocando il tutto per tutto: una trappola da cui può uscire solo sconfitto o vincitore, senza più spazi di manovra. Una duplice trappola particolarmente perversa perché, con l’offensiva, a messo nell’angolo anche gli americani che, se lasceranno fare, perderanno completamente di credibilità e, dunque, di potere sul mondo. E come lui stesso insegna, i topi nell’angolo sono pericolosi.
L’esercito ucraino non può competere con quello russo in campo aperto, ma assediare le grandi città potrebbe richiedere molti morti e, soprattutto, molto tempo ai russi. Forse, un tempo sufficiente per convincere gli USA ed alcuni dei suoi satelliti, per esempio la Polonia, ad intervenire. Se preparare l’invasione ha richiesto ai russi alcuni mesi di lavoro, preparare una contro-invasione non può essere fatto nel giro di giorni e neppure di settimane.
Potrebbe quindi finire con la capitolazione dell’Ucraina, o potrebbe nascerne una vera grande guerra o, forse, una partizione fra un’Ucraina est occupata dai russi e un’Ucraina ovest occupata dagli americani. Nel mezzo la Bielorussia che si troverebbe quasi accerchiata, mentre con l’occasione probabilmente si chiuderebbe la partita in Transnistria (dove sono di stanza altre truppe russe) e la NATO imbarattolerebbe Kaliningrad come a suo tempo la Russia aveva imbarattolato Berlino. Come minimo, tutti i dispositivi militari euroamericani saranno rafforzati (anzi si stanno già rafforzando). In pratica, se davvero Putin voleva allontanare la Nato dai suoi confini, rischia di ottenere il risultato esattamente opposto.
Ritorno al contesto
Ci sono ben pochi punti sicuri in questa vicenda ed uno di questi è che europei, russi, bielorussi ed ucraini hanno tutto da perdere; forse gli americani invece ci guadagneranno qualcosa, vedremo. Ma se allarghiamo un tantino lo sguardo, vediamo che siamo tutti nella stessa trappola globale in cui ci siamo cacciati viribus unitis fra gli anni ’80 e ’90, quando abbiamo deciso di rilanciare il consumismo e globalizzare il capitalismo, anziché usare il poco tempo che ancora avevamo a disposizione per smantellare entrambi e tentare di slittare in una “steady state economy” senza scossoni troppo dolorosi.
E’ all’interno di questo trappola planetaria che i topi, non contenti del loro destino, si incantonano da soli per poi azzuffarsi fra loro.
Comunque vada, questa guerra accelera ulteriormente il consumo delle residue risorse che abbiamo e, se poi davvero scoppierà una guerra in grande stile, le distruzioni saranno tali da essere solo in parte recuperabili. Come disse credo Einstein: “Non ho idea di quali armi serviranno per combattere la terza Guerra Mondiale, ma la quarta sarà combattuta coi bastoni e con le pietre”. Lui temeva l’uso di armi nucleari, ma oggi non ne abbiamo più bisogno: anche con armi convenzionali abbiamo i mezzi per distruggere molta più roba di quella che potremmo poi ricostruire.
Forse, quello cui mira Putin è riconquistare più territorio possibile prima di calare una nuova “cortina di Ferro” attraverso l’Europa e sembra che su su questo punto USA, Russia e Cina siano d’accordo: una bella guerra fredda è quello che ci vuole per rifondare il potere degli stati più importanti. In effetti la “Cortina di Ferro” giocò un ruolo molto stabilizzante per 50 anni, ma il contesto era completamente diverso da oggi. Allora, le economie dei soggetti principali erano quasi completamente indipendenti, tutti avevano a disposizione abbondanti materie prime ed usufruivano di una biosfera funzionale. Oggi non c’è più nessuno di questi presupposti. Solo pochi mesi fa abbiamo sperimentato come il banale incagliamento di una grande nave in un canale possa mettere in crisi le economie mondiali, figuriamoci cosa accadrà se la guerra dovesse sbrodolare fuori dall’Ucraina o, perfino, coinvolgere la Cina. Per non parlare della catena di disastri irreparabili se qualcuno cominciasse a colpire obbiettivi strategici come piattaforme petrolifere, centrali nucleari e simili.
Ma forse chissà? Questa potrebbe essere la strada che inconsapevolmente abbiamo scelto per ridurre definitivamente la nostra impronta ecologica e la nostra popolazione. La peggiore possibile, come spesso accade, ma sempre meno peggio della “Sindrome di Venere”.
Il futuro sta in grembo a Zeus, ma neppure Lui ha il potere di modificare il Fato: una trappola in cui spesso ci cacciamo da soli.
Jacopo, che fonte hai per questi famosi accordi tra Gorbacev e Nato di cui tutti parlano? Perché ho controllato e, a quanto pare, non esistono e non furono mai fatti: https://theconversation.com/ukraine-the-history-behind-russias-claim-that-nato-promised-not-to-expand-to-the-east-177085
L’articolo linkato sostiene addirittura che questo allargamento sarebbe stato fatto consultandosi e un minimo coordinandosi con Mosca. Non lo so, ma la cosa che pochi sottolineano è che la Nato non si allarga da sola come un blob vorace, ma su richiesta dei potenziali membri che, comprensibilmente, avevano paura della Russia. Che guarda caso ha attaccato proprio il paese che NON è membro Nato, e quindi non ha la garanzia di essere difeso dagli alleati. Forse facevano bene gli altri a tutelarsi.
Non voglio approfittare del tuo blog per dare la mia interpretazione degli eventi (la mia l’ho già data sul mio), ma ho passato una giornata di grande tensione per le cose orribili che stanno succedendo, e a chiedermi sinceramente se il miglior contributo che uno possa dare data la piega che sta prendendo il mondo sia andare a combattere per la libertà o produrre cibo in maniera sostenibile, che sia per i combattenti per la libertà, o cibo sostenibile e basta.
La NATO si allarga su richiesta dei paesi ed a condizione che questi rispettino un livello minimale di democraticità (valutazione peraltro assai politica caso per caso), ma soprattutto i nuovi membri non devono avere contese territoriali aperte e devono avere l’accettazione unanime di tutti i membri. Ecco perché l’ingresso dell’Ucraina nella NATO è solo un pretesto. Ciò non toglie però che anche il governo Ucraino abbia fatto numerosi ed irreparabili errori, dal pensare di sfrattare i russi da Sebastopoli al tollerare bande armate nazistoidi sul suo territorio. Perché che il governo ucraino sia nazista è totalmente falso (i neonazisti hanno 1 solo seggio in parlamento), ma che abbia finora tollerato la presenza di bande simili invece pare sia vero. Pare, come tutto il resto perché le nostre fonti di informazione hanno più buchi di un colapaste.
Quanto alla fonte per quel che riguarda gli accordi, ricordo che se ne parlava negli anni’90, ma non mi chiedere chi fu il primo a divulgare la notizia perché non me lo ricordo.
L’Ucraina ha fatto errori, sicuramente, e non è certo un paese perfetto (quale lo è?), ma parlarne in questo modo adesso mi sembra un po’ come dire a una donna stuprata che era una che andava con tutti o che si è fidata degli uomini sbagliati. La colpa è di chi aggredisce, sempre.
Gli accordi li ha pubblicati der Spiegel qualche giorno fa e tutto sommato mi sembra abbastanza plausibile
Non solo è plausibile, ma lo sapevo perfino io fin da allora, ne parlarono i giornali. E’ lo scoop dell’acqua calda.
Alessio, ho cercato le fonti a cui fai riferimento; per fortuna lo Spiegel ha pagine in inglese. Anche secondo lo Spiegel, questi accordi non esistono: si tratta solo di promesse fatte da politici occidentali a parole, mai formalizzate. E se è per questo, anche Putin aveva detto che non avrebbe invaso l’Ucraina.
La questione sembra essere molto complicata. Fonte: https://www.spiegel.de/international/world/nato-s-eastward-expansion-is-vladimir-putin-right-a-bf318d2c-7aeb-4b59-8d5f-1d8c94e1964d
A entrambi dico che bisognerebbe essere precisi in queste cose, anche se i politici occidentali sono stati disonesti (sai che novità), c’è differenza tra un accordo a parole e uno scritto.
Riguardo all’opportunità o meno di aderire alla Nato, direi che i fatti di oggi lo dimostrano: se l’Ucraina ci fosse riuscita, probabilmente adesso avrebbe truppe americane ed europee a difenderla, invece è sola.
Trovi facilmente la fonte: https://www.italiaoggi.it/news/lo-scoop-di-der-spiegel-sull-impegno-nato-di-non-espandersi-a-est-si-basa-su-un-verbale-desecretato-che-2552642
“Tra i documenti citati, spicca per importanza quello scovato nei British National Archives di Londra dal politolo americano Joshua Shifrinson, che ha collaborato all’inchiesta del settimanale tedesco e se ne dichiara «onorato» in un tweet. Si tratta di un verbale desecretato nel 2017, in cui si dà conto in modo dettagliato dei colloqui avvenuti tra il 1990 e il 1991 tra i direttori politici dei ministeri degli Esteri di Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Germania sull’unificazione delle due Germanie, dopo il crollo di quella dell’Est. Il colloquio decisivo, riporta Der Spiegel, si è svolto il 6 marzo 1991 ed era centrato sui temi della sicurezza nell’Europa centrale e orientale, oltre che sui rapporti con la Russia, guidata allora da Michail Gorbaciov. Di fronte alla richiesta di alcuni paesi dell’Est Europa di entrare nella Nato, Polonia in testa, i rappresentanti dei quattro paesi occidentali (Usa, Gran Bretagna, Francia e Germania Ovest), impegnati con Russia e Germania Est nei colloqui del gruppo «4+2», concordarono nel definire «inaccettabili» tali richieste. Il diplomatico tedesco occidentale Juergen Hrobog, stando alla minuta della riunione, disse: «Abbiamo chiarito durante il negoziato 2+4 che non intendiamo fare avanzare l’Alleanza atlantica oltre l’Oder. Pertanto, non possiamo concedere alla Polonia o ad altre nazioni dell’Europa centrale e orientale di aderirvi». Tale posizione, precisò, era stata concordata con il cancelliere tedesco Helmuth Khol e con il ministro degli Esteri, Hans-Dietrich Genscher.”
Combatto la sensazione d’assoluta impotenza scrivendo i versi seguenti.
Di fatto, da più di quarant’anni mi hanno permesso di superare momenti di tremenda difficoltà.
Quindi, pur non potendo spiegare esattamente come e perchè sono stati utili ed efficaci. Già “Il Fato”.
Il Fato stesso non può chiedersi se potrebbe fare diversamente da quello che fa, perchè nel momento stesso che se lo chiedesse rimarrebbe paralizzato in una irremovibile indecidibilità.
Eppure noi osiamo indagare l’imperscrutabile, l’ineffabile,l’incalcolabile.
E’ follia questa?
O noi siamo un superorganismo che sta accorgendosi sempre più della propria reale natura?
Ho la sensazione che quell’uomo-topo cacciatosi in un angolo non riesca nemmemo più a distinguere i suoi incubi da quelli che ha appena generato nelle menti dell’umanità intera.
E tutti quanti noi messi insieme siamo prigionieri dell’idea d’essere quelle mura di cui quell’angolo è fatto.
Quanto ci dispiace Mordo
quando dicevi a Primo
ingenuo con le scarpe rotte
guerra è sempre e quindi
prima troviamo quelle
così potremo andare al borgo
dove trovare generosa mensa
quanto ci dispiace darti più ragione
più di quanto ne avevi allora
ipocriti davvero vi dispiace
io Nahum tu Levi siamo morti
salvati dall’immane sommersione
più per fortuna che per bellico valore
ma voi che ci commemorate
con sermoni corone cerimonie
coltivate una terribile passione
per la spada sguainata per l’afrore
delle salme e delle carni maciullate
vi fa indugiare dal conto alla rovescia
per l’annientamento da plasma nucleare
qualcosa che nemmeno sapete come dire
forse è la nostalgia di un mitico giardino
dov’era virtuoso ozio nominare ogni creatura
voi non la sopportate ciò che chiamate pace
già una lunga tregua presto vi viene a noia
non cercate scuse per rifiutare l’armistizio
indicando lotta fra l’antilope e il leone
quella è competizione è un’altra cosa.
Questo mondo è proprio strano
me n’ero accorto da bambino
guardando le file di formiche
sul tronco del faggio imperturbabili
scendere e salire e salutarsi
ed io a immaginare vanamente
che cosa nel mentre si dicessero
anche allo zoo dove l’elefante
acchiappava le arachidi col naso
e ancora a chiedermi che gusto
avessero quei gusci secchi masticati
piano piano mi stancai dei miei perché
perché troppe cose sembravano inspiegabili
non solo a me ma a chi in cattedra sedeva
un giorno con un amico feci scambio
e mi portai a casai soldatini in miniatura
non disse nulla Natalina che di guerre
da bambina una e due poi madre
ne aveva viste vissute e sopportate
ma il giorno che vide un carrarmato
sempre frutto dell’amichevole commercio
mi disse domani glielo darai indietro
così fu senza ulteriori spiegazioni
ora intuisco perché sia tanto strano
addirittura l’universo intero
colmo di voragini di vuoto
e i pochi pieni o disabitati
o affollati rabbiosi e armati
nemmeno il primo giorno della creazione
dovendo alla distruzione dare un posto
fu possibile dargliene uno più definitivo.
ci sono una serie di errori; anzitutto secondo l’art 4 del trattato la NATO può intervenire ed è intervenuta già fuori dal territorio dei membri: Kosovo, LIbia, Afganistan; secondo il problema è che la NATO non ha più senso in un mondo MULTIPOLARE, ma è garanzia di colpi di stato e guerre non difensive, la NATO nel nostro territorio ha garantito due tentativi di colpo di stato ed una serie di grandi attentati fra cui Bologna, ciò detto come pensate che la Russia potesse accettare uno stato potenzialmente membro NATO ma ce ne sono molti altri GIA’ membri a partire dalla Polonia ad una distanza missilistica da Mosca inferiore a quella di Cuba da Washington? Cuba è ancora in embargo dopo 60 anni perché gli USA non l’accettano con o senza missili ; pensate come fa Putin ad accettare l’equivalente ; siamo seri la realtà è che il mondo è multipolare e gli USA non sono più l’unico agente di potenza del mondo ma non lo accettano ancora devono prenderla sul muso e purtroppo anche noi prima di capirlo. si sono ritirati dall’Afganistan dopo 20 anni e 2000 miliardi senza aver cambiato nulla se non le tasche delle loro aziende di guerra e molti han colto il messaggio; loro non han capito nemmeno di averlo mandato; vi consiglio due letture su questi temi: 1) https://www.lastampa.it/esteri/2022/02/24/video/l_analisi_profetica_di_quirico_quando_preannunciava_la_guerra_in_ucraina_dopo_la_fuga_degli_usa_dall_afghanistan-2862263/?ref=LSHEXTRA-BH-I0-PM10-S9-T1 2) https://www.ilriformista.it/intervista-a-sergio-romano-lucraina-sia-neutrale-come-la-svizzera-281674/?refresh_ce
Putin non è più folle di Biden o Trump ed è altrettanto dittatoriale quando serve non vedo differenze di sostanza; non apro discussioni sulla democrazia e altre simili sciocchezze che non serve adesso.
Il senso dell’articolo è che il nazionalismo è una trappola in cui si sono cacciati entrambi i governi, ucraino e russo, non certo quello di andare a discutere torti e ragioni dei vari soggetti a vario titolo coinvolti.
Jacopo, c’è un’enorme differenza tra il nazionalismo degli aggressori e il nazionalismo degli aggrediti. Ci sono tanti tipi di nazionalismo, di destra e di sinistra, solidale ed esclusivo, di liberazione e di aggressione, ed è solo una moda moderna considerarlo sinonimo di “male assoluto”.
Tra l’altro si discute ancora se Putin sia un nazionalista o un imperialista, che sono due cose diverse, ma al lato pratico il risultato è comunque quello che vediamo davanti ai nostri occhi.
Una cosa che mi lascia basita e sgomenta è che, mentre praticamente tutto il mondo, compresi molti russi, condanna la violentissima aggressione della Russia all’Ucraina, in Italia per qualche motivo in tanti difendono Putin e accusano la Nato, che avrà le sue colpe ma questa volta non ha attaccato nessuno e tra l’altro non ha nemmeno l’Ucraina come membro.
Siamo veramente un paese con la testa girata all’indietro.
Putin piace a molti di sinistra perché è contro gli americani e perché ricorda loro i “bei tempi dell’URSS”, anche se la Russia di oggi è una plutocrazia ultra-capitalista quanto e più di noi. Piace anche a molti di destra per il suo atteggiamento, perché è contro l’Europa ed anche perché finanzia organizzazioni di estrema destra. Ma piace anche ai liberal-democristiani e, soprattutto, alla confindustria perché si fanno buoni affari con lui. Almeno finora.
Non a caso è Draghi (non esattamente un comunista), non Orban, che sta impedendo alla UE di adottare sanzioni davvero forti.
Già, e me ne vergogno immensamente. Il resto del mondo è solidale con l’Ucraina almeno a parole, mentre noi siamo i soliti italiani opportunisti.
Come hai detto giustamente, la solidarietà è soprattutto a parole, in questo come in tanti altri casi. Comunque siamo appena agli inizi. L’offensiva militare russa può solo vincere (hanno un vantaggio di 10 a 1 e netta superiorità tecnologica). Ma la faccenda non finirà li. Sono moltissimi i possibili sviluppi di questa tragedia e ci saranno, penso, sorprese per tutti. I “grandi capi” come Putin, Biden, Xi, si illudono di controllare gli eventi, ma questi dipendono solo in parte dai panzer, molto dipende da altro che che neppure concepiscono.
Jacopo, sì, non finisce qui, ma visto com’è finita le altre due volte recenti in cui è iniziata così, la vedo molto male.
O com’è finita quando un esercito potente (quello americano) ha schiacciato rapidamente uno meno potente, solo per poi trovarsi impantanato per anni… ma i russi in questo forse sono più bravi, non hanno davvero pietà e faranno fuori qualsiasi possibile resistenza, come hanno fatto in Cecenia e in Siria, con un regime di terrore che noi nemmeno ci immaginiamo.
Abbiamo già abbastanza problemi, ci mancava solo questo.
La portavoce del ministero degli esteri russo afferma che ci saranno serie conseguenze politico-militari in caso di adesione della Finlandia e della Svezia alla NATO:
https://www.newsweek.com/russia-threatens-finland-sweden-nato-ukraine-invasion-1682715
Per chi aveva dubbi sul delirio dei russi…
Paradossalmente, i russi che sostengono di aver agito per dissuadere i paesi vicini dall’aderire alla Nato hanno finito per rendere questa adesione più desiderabile di prima, visto che vengono aggrediti solo quelli che non sono nell’alleanza e quindi non verranno difesi.
Dopo anni di provocazioni (eufemismo), credo sia a dir poco ipocrita pensare che la NATO cada dal pero. Ciò basta per schifarsene, o almeno per vergognarsi di mettere proprio ora in un angolo tale osservazione. Negandola a posteriori, poi…
Bravi. Hanno azzeccato l’intelligence sull’invasione. Ciò basta a dire che quanto fatto finora aveva ragione d’essere tout court? In questo caso, l’ipotesi viene affermata a posteriori. Non solo: anche il futuro è ipotecato, con tutti i suoi addentellati. Compreso che, quando saremo noi a doverci difendere, DOVREMO far ricorso ai nostri elementi peggiori: per difendere la Patria. Compreso che diverrà prestissimo eversivo, dire “l’avevano previsto”. Finchè poi alla prossima crisi diranno esattamente “visto? l’avevano previsto!” Cortocicrcuiti che ormai diamo per scontati, ma non lo sono!
Se qualcuno pensa che questo sia semplicemente un “benaltrismo” o un “putinismo d’accatto”, auguri. Si sta bene nel nastro trasportatore che porta al letamaio, dopo essere stati felicemente in quello che porta al rumine delle bestie all’ingrasso?
Chi sta con la logica non sta con la guerra, punto. E non ha paura di dare dell’assassino stragista a chi lo è davvero. Altro che il solo Putin.
Sapete cos’è? In questi anni mi sono ritrovato sommerso di menzogne e dai relativi sbugiardamenti. Poi capisco da dove nasce la paranoia assassina del Potere. Nasce da lì: non solo si ricoprono d’incenso per coprire le loro puzze, ma anche viceversa. Ossia, vengono ricoperti di merda quando fanno il loro lavoro e sopportano, sopportano… finchè alla fine fanno esplodere il letamaio con l’autobomba. Nel frattempo, noi usiamo a malapena il nostro naso.
Nel caso specifico, credo che a Putin la tempra sia venuta dalla guerra di Cecenia. Poi ha visto che solo quei metodi spiccissimi facevano vincere contro i terroristi islamici che minacciavano il suo Paese. In Siria ne ha fatto uso efficace (non “buono”, ma certo non sulla base delle molte stronzate che vengono addebitate a lui e Assad, solo per accreditare ad altri la vittoria sull’ISIS). Poi ha capito fino a che punto e tempo (eterno) si spingesse la dottrina NATO di “spingere la Russia al suo prossimo Afghanistan”. Ma ha pensato che per sconfiggerla bisognasse esserlo davvero fino in fondo, una superpotenza militare. Adesso, siamo a sperare che si accorga di aver “esagerato” (eufemismo!!!) e non sganci altre scorregge, magari non di metano ma nucleari.
E noi? Viva chi aiuta concretamente l’umanità, non subordinandola alle Patrie in armi.
Abbasso chi sente una menzogna e non la sbugiarda ai quattro venti quando la può smentire. Io ho smesso di tacere, e mi cospargo il capo di cenere, per non aver preso appunti e links da citare in momenti come questo. Se dovessi andare ora a recuperare quell’enorme massa, perderei una montagna di tempo. Insormontabile, finchè nel frattempo devo difendere con le unghie ogni singola verità di oggi. E oggi è ancor più difficile, perchè la Verità della Vita da difendere le sovrasta tutte. Allora mi riduco a implorarvi: almeno adesso, da adesso in avanti, facciamolo tutti, di prendere appunti delle fonti! Sono sicuro che altri lo sapranno fare meglio di me…
Antonino, se davvero pensi che la guerra in Cecenia fu combattuta per sgominare i “terroristi islamici che minacciavano” la Russia, ti consiglio di informarti di più. Fu una guerra di una ferocia inaudita contro un popolo che aveva tutto il diritto di aspirare all’indipendenza.
Tra l’altro i ceceni avrebbero avuto per staccarsi dalla Russia motivi ben più solidi di quelli dei separatisti del Donbass, ma si sa che alle grandi potenze qualche separatismo piace, qualche altro no.
Difatti, gli attentati agli asili o ai teatri ecc li hanno fatti gli indipendentisti ceceni. E noi ci siamo limitati a osservare che i russi non sono andati per il sottile. Già. E allora? Chi ha vinto quella serie di battaglie? Soprattutto, è solo dietrologia dire che qualcun altro ha soffiato sul fuoco alla grande, e non era solo qualche principe saudita dai suoi server nelle grotte afghane? Basta dire che volersi rendere indipendenti giustifica il terrorismo? Allora torniamo ai tempi di Achille Lauro: non il cantante però. L’armatore delle navi dirottate dai poveri palestinesi. E aspettiamo che le castagne dal fuoco se le cavi il Mossad. Il quale ora non si muove, perchè… (ma qui si andrebbe OT, non in analogia.)
In Siria, molte migliaia di combattenti jihadisti sono stati ceceni. Anzi, direi che hanno quasi tirato avanti proprio loro, la baracca ISIS e non solo. Solo un caso? Un pretesto putiniano per mettere gli scarponi laggiù? Suvvia… chi li ha mandati? Si sono rifugiati da profughi nella Siria delle Libertà?
Poverini. Non sono riusciti a liberare il loro popolo, si sono ridotti a elemosinare mortai da Erdogan per liberare Aleppo. A loro è rimasta la guerra santa. Come biasimarli?
Occhio, ripeto. Alla prossima minaccia, che magari in qualche modo sarebbe rivolta un po’ più direttamente anche a noi, cosa faremmo? Accetteremmo l’impegno “eroico” dei migliori patrioti in armi, che non solo da noi sono i più disumani (quelli che a sinistra si dicono, semplificando, nazifascisti).
Siamo solo un po’ fortunati, che la religione oramai…
Forza Francesco (il papa, ovviamente)!
Antonino, spesso l’estrema radicalizzazione è un risultato della rimozione violenta dei moderati, del trauma della guerra o della mancanza di alternative. Questo non per giustificarla, ma per farti presente che una lotta che inizia con poco o nulla radicalismo islamico può cambiare velocemente quando la repressione è particolarmente feroce. Non puoi prendere l’esempio di come una cosa è finita per descrivere come è iniziata.
Se per te la guerra in Cecenia si limita agli attentati all’asilo o al teatro (fatti al di fuori della Cecenia e molti anni dopo l’inizio delle rivendicazioni d’indipendenza), rinnovo il mio invito a informarti meglio.
Se andiamo a vedere se è nato prima l’uovo o la gallina, facciamo la fine dei discorsi di Putin: che non sono strampalate come si dice, ma semplicemente (come giustamente dice Biden!) sono rivolte all’indietro. Peccato che lo siano forse ancor più, i patrioti delle altre parti.
Conta in effetti molto di più fermare la guerra e salvare le vite, ora.
E, finchè qualcuno riesce a farlo concretamente dove si soffre di più, abbiamo da fare solo un’altra cosa. Non è rispondere a chi indica… che la luna è più lontana del dito e il dito non la tocca!
C’è invece da bloccare sul nascere i disegni criminali ma anche le ipocrisie nazionaliste che vengono dal “nostro” campo. Quel che avremmo dovuto fare da tempo (visto che insistiamo a vedere certi ambienti come “il nostro campo”). Non solo correndo dietro ai fascistelli che sfilano ogni tanto sulle nostre strade. Ma non girandoci dall’altra parte quando ci viene raccontato come ovvio e normale in quest’epoca, vendere armi addestramento e perfino prospettive di nucleare militare a chiunque combatta Russia e Cina da ridosso dei confini. Oppure non giustificare come patrioti o derubricare a “probabili fake news”… veri nazisti addestrati e sguinzagliati apposta. Che non lo sono diventati, ma lo sono e basta. Ora.
Altrimenti, evitiamo di scandalizzarci dei peggiori cinici: lo saremmo noi!
Se pure fosse un’accusa riversabile anche sui russi, non varrebbe a rimanere zitti e buoni.
https://www.ilpuntocoldiretti.it/attualita/economia/la-guerra-in-ucraina-fa-esplodere-il-caro-concimi-170/
(Sottolineo che noi italiani stiamo proprio facendo la figura dei pezzenti, “sì alle sanzioni ma possiamo togliere il lusso?”, “no alla guerra perché aumenta il costo dei fertilizzanti”… che vergogna)