Dall’8 gennaio scorso, gli agricoltori tedeschi hanno organizzato imponenti manifestazioni di protesta in tutta la Germania, come dimostrano i cinquemila trattori che hanno occupato le strade di Berlino; mentre scrivo, si stanno diffondendo a macchia d’olio anche nel resto d’Europa. Si tratta di un tipico evento dove una problematica di per sé apparentemente settoriale e circoscritta affonda le radici su motivazioni più profonde e, come tali, tenute marginalmente in considerazione benché fondamentali per capire la vera posta in gioco.
Partiamo dalla rimostranza su cui i media si sono concentrati maggiormente, ossia il taglio dei sussidi per il gasolio destinato a uso agricolo, argomento brandito da molte testate e commentatori per attaccare le misure ispirate alla decarbonizzazione. Sono diversi anni che i veicoli a motorizzazione diesel sono oggetto di provvedimenti restrittivi, ma con ogni probabilità non è la sensibilità ecologista a spingere i governi in tal senso. Infatti, per ovviare al progressivo esaurimento dei giacimenti di petrolio convenzionale si ricorre sempre di più alle risorse non convenzionali (come lo shale oil) ma da queste si possono ricavare per lo più ‘oli leggeri’ adatti per produrre benzine ma non gasolio e olio combustibile per le navi. Un fenomeno esacerbato dalle sanzioni contro il petrolio russo.
“The World Is Struggling to Make Enough Diesel”, titolava preoccupato il Time il 23 settembre scorso. Vista la necessità di sostituire progressivamente l’olio pesante con prodotti a minor contenuto di zolfo (l’Organizzazione marittima internazionale si è già attivata da alcuni anni ), sia per ragioni ecologiche che sanitarie, rimarrà sempre meno gasolio per gli autoveicoli: le vetture private sono inevitabilmente le prime vittime, ma anche anche per camion e macchine da lavoro oramai la situazione si fa critica. Ugo Bardi non ha dubbi: i sussidi al diesel stanno impedendo una altrimenti possibile e vantaggiosa elettrificazione delle macchine agricole. In ogni caso, è evidente come gli agricoltori tedeschi stiano combattendo una lotta comprensibile ma di retroguardia, in quanto il bubbone è destinato presto a scoppiare.
Una situazione simile riguarda le proteste sul rincaro dei fertilizzanti, uno degli svariati problemi la cui causa viene imputata alla guerra in Ucraina, fatto cavalcato da tanti filorussi tra cui il movimento emergente di estrema destra Alternative für Deutschland. In realtà, come nel caso del gasolio il conflitto gioca un ruolo spettacolare ma marginale. Il costo dei fertilizzanti è progressivamente salito con l’avvento del nuovo millennio, le recenti tensioni internazionali hanno quindi solo esacerbato un trend in atto già da tempo. C’è da stupirsene? Ben poco.
I concimi di sintesi non si producono per magia bensì a partire da materie prime non rinnovabili. Quelli azotati, di gran lunga i più impiegati, sono legati a doppio filo al metano, perché senza di esso non si può innescare il processo Haber-Bosch per fissare l’azoto atmosferico e ricavare così ammoniaca. Ovviamente sono possibili interventi razionali per mitigare il problema, come ridurre progressivamente la quota di gas naturale destinata alla generazione di elettricità e all’uso domestico rendendone prioritario l’impiego per l’industria chimica. Tuttavia, ammesso che ciò si possa fare in modo relativamente indolore, i nodi prima o poi verranno al pettine in tutta la loro gravità, proprio come sta accadendo con il gasolio.
Il caso del fosforo, il secondo elemento più utilizzato nelle coltivazioni, è ancora più emblematico. Le previsioni sul picco produttivo spaziano dalle più preoccupanti che lo annunciano come imminente o già in corso a quelle decisamente rassicuranti che lo pospongono addirittura oltre la metà del XXII secolo. Queste ultime, però, ostentano ottimismo limitandosi a constatare l’entità delle riserve esistenti (spesso giacimenti sottomarini o comunque a cui è molto complicato accedere) dando per scontato lo sviluppo tecnologico, le risorse economiche e soprattutto l’apporto energetico necessari per sfruttarle. In un mondo dove oramai anche la locomotiva cinese comincia pesantemente ad arrancare ed è necessario abbandonare il prima possibile le fonti fossili (con tutto ciò che può comportare in termini di disponibilità effettiva di energia), ragionare così significa mettere decisamente il carro davanti ai buoi.
Se le lamentele nei confronti del gasolio e dei fertilizzanti suscitano perplessità per la loro scarsa lungimiranza, sembra invece ineccepibile la richiesta di migliori condizioni contrattuali nei confronti della gdo e quindi di prezzi più adeguati per i produttori. Tuttavia, mi sorge un dubbio atroce: che l’elargizione di sussidi attinti dalla fiscalità generale sia proprio funzionale a mitigare gli effetti peggiori di questa posizione dominante, rendendola più socialmente accettabile? In definitiva, al di là del caso specifico dell’agrodiesel, è giusto continuare a sussidiare l’agricoltura mantenendo un sistema che non sembra particolarmente apprezzato neppure dai fruitori delle sovvenzioni?
Gaia Baracetti, contadina e blogger che spesso commenta gli articoli di Apocalottimismo, nel 2020 ha pubblicato un libro dal titolo inequivocabile: Perché bisogna abolire i contributi all’agricoltura, edito dalla Phasar Edizioni. Non l’ho ancora letto, amici fidati e addentro le questioni agricole me ne hanno parlato molto bene. Ricordo quando, da giovane no global, ascoltavo spesso i militanti più interessati e competenti su questi temi esprimersi in maniera molto negativa, accusando i sussidi dei paesi occidentali di provocare la subordinazione se non proprio la rovina dei contadini del sud del mondo e descrivendoli come una sorta di welfare per ricchi che favorisce i più grossi del settore.
Personalmente non sono pregiudizialmente contro i sussidi in sé, penso anzi che possano rivelarsi fondamentali per favorire progressi concreti che altrimenti stenterebbero a imporsi. Tuttavia, il fatto che siano necessari denota qualche criticità a livello generale. Se chi provoca esternalità negative fosse obbligato a ripagarle, non ci sarebbe ad esempio bisogno di sussidiare le energie rinnovabili, perché le fossili diventerebbero automaticamente anti-economiche. Senza pensare a comportamenti schizofrenici come quello di sovvenzionare gli agricoltori per impiegare tecniche agroindustriali che contribuiscono a creare zone morte marine (al largo della delle coste tedesche se ne sono già formate diverse), devastando gli ecosistemi e mettendo in crisi l’attività di pesca: il paradosso di incentivare un modo di produrre cibo che distrugge altre risorse alimentari.
Dopo che gli agricoltori hanno minacciato di paralizzare completamente il paese rifiutando pure la proposta di mediazione per l’eliminazione graduale dei sussidi al gasolio spalmata su tre anni, il governo ha deciso di mantenerli preferendo colmare il deficit di bilancio togliendo fondi alla protezione degli ecosistemi marini e al settore ittico, cioé settori danneggiati proprio dalle pratiche agricole convenzionali. Sono stati inoltre ridotti gli incentivi all’industria del fotovoltaico ed è previsto il graduale abbandono del bonus per l’acquisto di auto elettriche, il tutto per evitare un rialzo del prezzo della CO2 che avrebbe ricadute molte negative sugli agricoltori.
Le associazioni di categoria hanno esultato trionfanti, ed è comprensibile che chi rappresenta l’ultima ruota del carro nel gigantesco business alimentare intenda lottare strenuamente per la sopravvivenza. Tuttavia, ragionando in ottica meramente corporativa si finisce solamente per buttare la polvere sotto il tappeto. Per non parlare dell’assurdità di esseri diventati beniamini di coloro che negano il riscaldamento globale, cioé una delle minacce più gravi per l’esistenza stessa dell’agricoltura. I contadini devono invece farsi promotori di una revisione globale del sistema alimentare, dalla produzione alla vendita. Difendendo a spada tratta lo status quo stanno solo preparando un futuro peggiore per sé e per gli altri, dove il ricordo delle vittorie di Pirro sarà di scarsa consolazione.
Il che conferma che i vari governi, pur avendone la potestà decisionale, non potranno mai fare qualcosa di veramente decisivo per la salvaguardia dell’ambiente.
Quelli democratici perchè sono vittima del consenso (in genere miope), quelli dispotici perchè, più semplicemente, se ne fregano.
Grazie per la citazione! (Il mio cognome comunque è Baracetti 😉 ) Se deciderai di leggere il libro, sarò curiosa di sapere cosa ne pensi. Personalmente, da quando l’ho scritto, non ho fatto che avere conferme delle mie tesi, e non perché le cercassi pregiudizialmente ma perché le persone mi raccontavano ulteriori esempi, o leggevo conferme. Proprio oggi la Coldiretti mi ha notificato l’ennesima raffica di contributi, tra cui fino a 70.000 euro per un trattore. A testa. Fino a 35.000 euro per una serie di macchinari tra cui persino i droni. Ma la gente queste cose non le sa!
Quello che gli agricoltori vorrebbero, in gran parte, più che i contributi è la possibilità di avere prezzi onesti per i prodotti del loro lavoro, e meno spese. Ma questo è tabù perché richiederebbe di far pagare il cibo di più, cioè un suicidio politico, anche se sarebbe sia giusto che necessario, per una serie di motivi che spiego nel mio libro. Meno burocrazia richiederebbe di licenziare un sacco di dipendenti inutili in uffici pubblici e privati, e mandarli a zappare la terra. Altro tabù.
La soluzione non è l’elettrificazione dei mezzi agricoli ma un cambiamento radicale nei metodi di produzione, assieme a un’accettazione di minori rese e di una percentuale maggiore della popolazione dedita all’agricoltura. Tutte cose ora impensabili, che prima o poi ritorneranno ad essere inevitabili.
Inoltre, per quanto l’argomento contributi o proteste degli agricoltori sembri di nicchia, non lo è perché tutti dobbiamo mangiare più volte al giorno. Oltre che agli altri motivi quali l’impatto dell’agricoltura sull’ambiente.
OPS! 🙂
Sono rimasto indietro di brutto con le recensioni che mi ero proposto di scrivere…
Concordo, la questione però della mancata elettrificazione dei trattori è per spiegare come certi problemi siano profezie che si autoavverano nel momento in cui i sussidi rendono qualcosa artificiosamente più conveniente.
I sussidi rendono artificiosamente più conveniente la meccanizzazione. Se assumo un operaio (o persino se compro un mulo!) tra tasse, sicurezza, burocrazia eccetera mi costa il doppio; se compro un trattore o un qualche altro impianto tecnologico, metà me lo paga lo stato. È così in tutti i settori, e tu sai benissimo perché.
È un sistema drogato, poi qualcuno ha la bella idea di togliere l’eroina all’eroinomane all’improvviso (credo che qualcosa di simile sia successo in Sri Lanka con l’idea di passare al biologico da un giorno all’altro) e l’organismo ha il genere di reazioni che stiamo vedendo in questi giorni da parte degli agricoltori.
Grazie, ottimo articolo. Ben diverso da quelli di certi bufalari:
https://www.butac.it/marcia-trattori/
Quello che hai linkato è uno degli articoli più insensati e insulsi che abbia letto negli ultimi anni! Non meriterebbe nemmeno di essere diffuso…
L’Europa è in piena schizofrenia.
https://europa.today.it/innovazione/bozza-nuovi-ogm-cosa-sono.html
https://www.infodata.ilsole24ore.com/2016/03/09/litalia-e-la-terza-potenza-agricola-dellue-ma-il-nodo-e-la-frammentazione-piu-di-un-milione-di-proprieta/
L’agricoltura in Europa.
Della serie: gli agricoltori non sono tutti uguali.
E comunque molti indizi lasciano pensare che stia per finire l’epoca del cibo a basso costo.
https://ilfattoalimentare.it/libro-fabio-ciconte-ipocrisia-abbondanza.html
Non capisco la frase “, il tutto per evitare un rialzo del prezzo della CO2”
In Germania esiste una sorta di carbon tax (prezzo della CO2)
Toh, chi l’avrebbe mai detto: https://www.ilpuntocoldiretti.it/attualita/economia/crisi-mar-rosso-con-il-boom-dei-costi-a-rischio-lexport-di-ortofrutta/
Notare la parte sulle importazioni di fertilizzanti.
https://energiaoltre.it/trattori-proteste-italia/
Gli agricoltori sono viziati?
Strumentalizzati per ragioni elettorali?
Tutto questo in un articolo ben poco conciliante.
Attualmente, con la scusa della guerra in Ucraina, va di moda la “Sovranità alimentare” tutto si fa per questo, Le ragioni ambientali vengono calpestate per ottenere il massimo della produttività dai campi.
Ma poi si scopre che l’Europa, non solo è autosufficiente, ma anche esportatore netto di prodotti agricoli.
Ho sintetizzato parte di un capitolo che si trova nel libro “L’ipocrisia dell’abbondanza” di Fabio Ciconte
L’Italia non è autosufficiente dal punto di vista alimentare, che tu ci creda o no. Il fatto che esporti vino e altri prodotti ad alto valore aggiunto non significa che abbiamo abbastanza cibo per noi, e infatti persino la pasta è fatta con grano canadese, alcuni formaggi con latte importato, l’olio d’oliva pure, gli animali sono alimentati con mangimi importati…
Chiunque dica che gli agricoltori sono “viziati” non ha mai provato a fare l’agricoltore e lavorare 365 giorni all’anno e alle volte anche la domenica o la notte. Senza potersi prendere giorni di malattia, spesso neanche le ferie.
Poi ci si chiede perché gli agricoltori protestano o perché nessuno vuole più fare questo mestiere.
“Strumentalizzati dalla destra” ormai è la classica spiegazione che dà chi invece dovrebbe essere onesto e dire: “non ho voglia di pormi il problema di perché queste persone sono scontente, non sia mai che poi chiedano a me di rinunciare a qualcosa”.
https://ilfattoalimentare.it/100-italiano-materie-prime-grano.html
In Italia. Bisogna considerare le importazioni ma anche le esportazioni
Io avevo scritto in Europa.
Viziati nel senso che prendono troppi sussidi. Però avevo anche specificato (con link) che non tutti gli agricoltori sono uguali.
Il problema è che il sistema alimentare, nel suo insieme, consuma una quantità incredibile di energia.
Anche il settore ortofrutticolo, per dire. Più gli imballaggi, i trasporti, la refrigerazione…
Peraltro alla fine del processo, moltissimo cibo viene sprecato.
Dove tutta questa energia la si potrà troverà in futuro è un bel dilemma.
Direi che sarebbe tutto un settore da reimpostare, onde evitare poi brutte sorprese.
Per le destre invece, credo di capire, e forse generalizzo troppo, va mantenuto tale e quale con aggiunta di Ogm miracolosi
Non rileggo.
https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2024/01/28/attivisti-versano-una-zuppa-sul-vetro-della-gioconda-al-louvre_abb65933-467c-4bd9-8990-74856b654928.html
Zuppa sul vetro della Gioconda.
“Il nostro sistema agricolo è malato”
Già.
Fuzzy, “troppi” sussidi in base a cosa? Come ho scritto i sussidi sarebbero addirittura da abolire, ma certo non senza pensare a un modo per far sì che gli agricoltori abbiano un tenore di vita decente, come tutti. Facile accusarli di prendere “troppi” soldi quando non si sa niente di quante spese ha un agricoltore e quanto bassi possono essere i guadagni.
Sulle politiche alimentari delle destre penso che tu ti sbagli, e per di più ci sono posizioni diverse. La mia impressione è che la Coldiretti, che è contro gli ogm, sia più ascoltata a destra, ma poi bisognerebbe discutere su chi rappresenta veramente.
https://www.coldiretti.it/economia/ue-bene-il-passo-avanti-sulla-genetica-green
Mai nella mia vita avrei pensato di dover controllare la posizione della Coldiretti sui nuovi Ogm
La davo per scontata.
Comunque vorrei rassicurare che non desidero la rovina degli agricoltori.
A dire il vero ho solo fatto riferimento al “sistema agricolo”
La Coldiretti è contraria agli ogm e la contrappongono a questa “genetica green” (non sto dicendo che sono d’accordo con loro, non lo sono quasi mai, ma non facciamo confusione).
https://www.rinnovabili.it/agrifood/nuovi-ogm-pe-verso-via-libera/
Ma quale confusione?
Si chiamano OGM 2.0
Se vuoi saperne di più
https://nuovabiologia.it/category/ingegneria-genetica/nuovi-ogm-gene-editing/
Dove hai letto che “si chiamano” OGM 2.0? Io ho trovato questo termine solo in fonti critiche, niente di ufficiale.
Per quanto riguarda gli OGM di prima, la Coldiretti a quanto mi risulta è sempre stata contraria.
https://www.rinnovabili.it/agrifood/tecniche-di-evoluzione-assistita-nuova-frontiera-o-nuovi-ogm/
In questo momento, tuttavia, i prodotti di queste tecnologie sono classificati come OGM nell’Unione Europea, quindi sottoposti a valutazione del rischio, tracciabilità ed etichettatura. Lo ha stabilito una sentenza della Corte di Giustizia dell’UE nel 2018.
Più di così non saprei cosa aggiungere.
Ora si va verso lo sdoganamento.
Poi ci diranno se saranno ancora OGM o no.
Io non ho dubbi che lo siano
https://nuovabiologia.it/organismi-modificati-con-lediting-genomico-ogm-o-non-ogm/
Ho un commento in attesa di approvazione a causa di troppi link.
Comunque lo ripropongo spezzettato.
Questo era il primo link
https://www.rinnovabili.it/agrifood/nuovi-ogm-pe-verso-via-libera/
Secondo link
OGM 2.0 si chiamano.
Il termine “genetica green” se lo sono inventati chissà come.
Le piante di pomodoro biologico sono più “intelligenti” di quelle ibride e trattate con i pesticidi (svelate abilità chimiche sorprendenti)
https://www.greenme.it/ambiente/agricoltura/piante-pomodoro-bio-comunicano-crescono-meglio-studio/
I funghi formano partenariati per oltre l’80% delle specie vegetali errestri, avviando l’estrazione di nutrienti dal suolo in cambio di carbonio dalle piante” chiarisce Dady. – Abbiamo scoperto che, soprattutto nel Cherokee Purple, questi possono portare a ulteriori vantaggi, tra cui una migliore crescita e una maggiore emissione di COV.
Della serie:
Non basta un trattore per essere un vero contadino.
I contadini non sono tutti uguali.
E quindi per l’agricoltura servirebbero meno petrolio, chimica e genetica e più addetti competenti.
In Europa le riforme che avrebbero portato in questa direzione sono state
messe da parte a favore dello sfruttamento indiscriminato di ogni scampolo di terreno.
E il risultato è sotto i nostri occhi.
Per dare lezioni però bisognerebbe aver prodotto con questi metodi le quantità che gli agricoltori adesso producono con i metodi industriali, che per quanto devastanti sono molto produttivi.
L’orto non è quello che ci sfama. Con l’eccezione dei legumi, se mangiassimo solo i prodotti dell’orto moriremmo di fame.
Al Rodale Institute hanno ottenuto risultati interessanti https://rodaleinstitute.org/
Non mi riferivo esclusivamente all’orto
Ma all’agricoltura su piccola scala
https://www.resilience.org/stories/2024-01-10/peak-pork-and-the-recoupling-of-people-and-livestock-to-the-land/
Questo che scrive l’articolo
è un allevatore. Quindi al di fuori della diatriba: allevamento pro o contro.
Mi pare esprima una posizione equilibrata.
Se leggi per esempio
Chris Smaje, pure lui a favore dell’agricoltura familiare
(Il link lo metto in un secondo commento, altrimenti si blocca tutto) pure lui non esclude l’allevamento, ma neppure l’orto.
Le patate non le coltivi forse nell’orto?
Io però, essendo quasi vegano nonché ben informato sulla questione delle calorie, proteine vitamine ecc, ho il sospetto che spesso si esageri la quantità del mangiare, a scapito della qualità.
pruyecruppecre-6375@yopmail.com
https://chrissmaje.com/
Il link
Igor e Fuzzy, per restare in tema: ci sono potenzialmente infiniti modi di produrre il cibo, molti dei quali molto migliori di quello attuale, anche se a quanto so nessuno può competere con le rese industriali al momento (nonostante non siano sostenibili).
Uno dei problemi però è che produrre cibo in modo migliore richiede almeno una di queste due cose: più terra, o più lavoro. Di terra in più non ce n’è, anzi, cala sempre di più; per quanto riguarda il lavoro, è proprio quello il punto delle proteste. A queste condizioni nessuno vuole fare più l’agricoltore, e men che meno vuole andare a lavorare da qualcun altro o quel qualcun altro può pagarlo.
Facile dire “bisognerebbe fare così”, e bisognerebbe fare colà, ma poi quando uno si rimbocca le maniche e cerca qualcuno che si unisca, tutti questi amanti del cibo sano, della natura, e chi più ne ha più ne metta, decidono che in realtà non vogliono guadagnare meno e la domenica devono andare in montagna.
Inutile girarci intorno. Gli agricoltori vogliono prezzi più alti e gasolio economico, e chi non è d’accordo vada lui a produrre il cibo senza gasolio se ne è capace e veda cosa vuol dire.
L’hai detto tu, che è insostenibile.
Il problema non è tecnico, ma politico ed economico. Siamo d’accordo che bisognerebbe produrre in maniera più sostenibile, e anche che sia possibile. Ma questo richiede dei sacrifici. Chi se li sobbarca? Chi ci guadagnerà e chi ci rimetterà? Queste sono le questioni fondamentali. Gli agricoltori non protestano perché amano il gasolio, ma perché vogliono mantenere le proprie famiglie come gli altri. Chi ha idee migliori, e ce n’è, deve trovare il modo di attuarle o di convincere gli altri ad attuarle. È questo il cuore del problema.
Secondo me, invece, è proprio un problema tecnico.
C’è il picco del diesel. Il Gas è un’incognita.
L’economia si sta restringendo
https://oilprice.com/Finance/the-Economy/2024-Will-Be-a-Critical-Year-for-the-Global-Economic-System.html
Bisogna prendere atto della realtà.
Quindi? Link a parte, cosa stai sostenendo esattamente? Con te non si capisce mai.
Finché l’agricoltura resta all’interno del paradigma industriale è destinata a soccombere
Sono cambiati i presupposti energetici.
Bisogna tornare all’agricoltura biologica su piccola scala.
Anche per una questione ecologica
Ci sarà meno carne, meno insalata in busta ecc. E che problema sarà mai?
Ma il passaggio temo sarà lungo e doloroso.
Non credo che la politica aiuti. A me sembra totalmente asservita alla finanza. Agli interessi dei ricchi
Non ti sto dando torto, ma devi anche proporre un modo per farle, queste cose. Dove troveremo la terra in più, per produrre concimi organici e sostituire i fertilizzanti di origine fossile? Dove troveremo le persone in più per coltivare senza macchinari, dato che nessuno vuole fare l’agricoltore e gli stipendi sono troppo bassi?
Altrimenti sono solo chiacchiere vuote.
Ho scritto che il passaggio sarà lungo e doloroso
Non sono chiacchiere È la descrizione delle cose come stanno
Con i sussidi non risolverai niente.
I contadini arriveranno comunque a dover vendere i propri terreni e i prezzi del cibo si alzeranno comunque.
Vedi Rundgren
Il problema va ben oltre la portata dei sussidi. Credo.
Vendere i terreni a chi?
https://www.resilience.org/stories/2024-01-10/peak-pork-and-the-recoupling-of-people-and-livestock-to-the-land/
La loro casa viene spesso venduta come casa per le vacanze alla gente di città e la terra viene acquistata dai contadini vicini in via di industrializzazione. Nel 1950, un allevatore di suini aveva 7 maiali – la media è di 1600 maiali per azienda
Anche qui dalle mie parti c’è stato un accentramento dei terreni in poche grandi proprietà.
La tendenza è questa, direi.
Il paradigma della modernizzazione – che ha prevalso nell’agricoltura europea e nelle politiche di sviluppo rurale – suggeriva che l’industrializzazione e la commercializzazione dell’agricoltura non solo avrebbero aumentato la sicurezza alimentare, ma avrebbero anche costituito un potente motore dello sviluppo economico complessivo. Ciò ha reso l’agricoltura europea più efficiente in termini di costi e orientata alla tecnologia, ma ha anche creato molti altri problemi che gli agricoltori devono affrontare oggi.
La politica agricola comune dell’UE mirava a “modernizzare” gli agricoltori trasformandoli in imprenditori capitalisti orientati al mercato e focalizzati su una crescita ed espansione costanti. Molti agricoltori si sono trovati intrappolati in un circolo vizioso di ampliamento della scala, intensificazione guidata dalla tecnologia e crescente dipendenza da potenti società agricole, banche e catene di supermercati. Devono arrendersi a questo dominio e continuare la loro espansione, oppure chiudere l’attività.
https://www.arc2020.eu/blame-the-system-not-the-farmers/
Tutto vero, ma la domanda che andrebbe fatta a tutte le persone che dicono queste cose, è sempre la stessa: sei disposto a pagare il cibo il doppio, il triplo? A rinunciare al tuo giardino perché diventi un orto? A dare una mano nei campi? A dire a tuo figlio che anziché prendere tremila euro al mese in un ufficio ne andrà a prendere mille se va bene in campagna?
Troppo facile se no dire ai contadini cosa dovrebbero fare, senza fare niente noi stessi.
Non buttarla sempre sul personale.
Ho linkato un sito che individua delle cause
Le soluzioni pure, ma per ora non sono praticabili.
Al massimo uno come me, dico un comune non contadino, non avendo nessun terreno potrà farsi un orto.
E che dovrei dire o fare?
Non dico solo a te. Questo è il problema più in generale. L’ho toccato con mano per molti anni, e sono arrabbiata. Tante pacche sulle spalle, tanti consigli, tante idee su cosa bisognerebbe fare e cosa no, ma poi quando stai male e avresti bisogno urgente di una mano non uno che venga ad aiutarti. Per non parlare dei prezzi che sei costretto a chiedere, eccetera.
Comunque il consumo critico, per esempio comprare direttamente dai contadini, visitare le aziende, eccetera, è già un inizio per chi contadino non è.
Non vorrei farti arrabbiare ancora di più, ma in questo periodo chiudono anche le fabbriche, il lavoro giovanile è sottopagato, i pensionati con la minima non ce la fanno più, gli immigrati vengono sfruttati e così via.
C’è un sacco di gente che mangia alla Caritas.
Se si raddoppiano prezzi del cibo vien giù il mondo.
Al momento non mi sembra che ci siano soluzioni semplici.
Si, l’agroecologia, il produttore locale ecc.
Occorrerà del tempo perché gli equilibri si riassestino.
Sperando che prima o poi si arrivi a un assestamento.
Fuzzy, non mi arrabbio, è vero quello che dici. Chiaramente è per questo che si cerca in tutti i modi di tenere basso il prezzo del cibo, ma in tutto l’Occidente urge una radicale redistribuzione del reddito. Questo risolverebbe il problema: la gente avrebbe più soldi per mangiare, che è fondamentale. E risolverebbe anche molti altri problemi della nostra società.
C’è anche da dire che la gente spreca un sacco di soldi. Mi è appena arrivata una petizione proprio sui costi del cibo, in cui un siciliano si lamentava che “mozzarella economica, una cassa di acqua e salumi” costano già 20 euro! Ma stiamo scherzando, almeno due su queste tre cose non si dovrebbero neanche comprare! (Salumi solo di provenienza certificata e ogni tanto, per lo meno) Se non ti va bene l’acqua del rubinetto e vuoi mangiare carne e formaggi tutti i giorni c’è un problema a monte.
Poi che ai redditi bassi bisogna andare incontro sono d’accordo anch’io. Ci sono persone ricchissime in Italia e aziende che trovano tutti i modi per non pagare le tasse legalmente, per non parlare degli enormi sperperi di denaro pubblico da tutte le parti (ho scritto un libro su questo, ne sto scrivendo un altro, e ne trovo di continuo).
E un’altra cosa: ho visto foto di campi profughi in cui la gente si coltivava da mangiare in qualche cassone davanti alla baracca. E in Italia non si trova il modo di coltivare qualcosa sul terrazzo, di farsi dare un pezzettino di orto, di condividere tutti i giardini privati che ci sono?
Perché far pagare il prezzo di diseguaglianze e cattive politiche agli agricoltori, se ci sono mille altri modi di risolvere i problemi?
Dici che ci sono mille altri modi modi per risolvere i problemi.
Questi modi però non sono modi semplicemente tecnici ma mentalità diverse, culture diverse che si sono perdute o che sono diventate molto marginali nei tempi moderni.
A quelle mentalità, culture diverse corrispondono metodi, strumenti che sia l’uomo che la natura hanno sempre utilizzato: la serendipity e il bricolage.
Questi sono gli argomenti di cui tratto nell’all’articolo raggiungibile col seguente link http://www.decrescita.com/news/serendipity-e-bricolage-i-due-strumenti-del-futuro/
Esiste un paradosso per cui, storicamente, più un gruppo, un corpo sociale, è importante, più la classe, la casta corrispondente viene considerata bassa.
Tutti potremmo vivere senza influenser, calciatori, stelline, meteore, piloti di barche off-shore, notai, broker, etc. ma nessuno potrebbe vivere senza il cibo fornito dai contadini.
E’ la parte basale, fondamentale della società che più ha subito le conseguenze volute della politica pro consumismo: comprimere la quota di reddito destinata al cibo per dirottare ciò si liberò su spese voluttuarie, inutili, dannose.
Non si può dimenticare, inoltre, una ostilità concettuale, ideologica da parte dei progressisti il cui primo manifestarsi furono le mattanze dei contadini vandeani, pasate per i milioni di contadini russi e ucraini sterminati, etc. .
Non cambia molto ora, con le castalie progressiste più o meno autorefenziali, antidemocratiche che caratterizzano Europa e molte nazioni in essa.
Meglio innimicarsi i pochi contadini che le masse urbane artificializzate.
“Se guardiamo agli effetti del Sessantotto in Italia, possono valere, per una prima approssimazione, le parole scritte da Giuliano Zincone nel 1991 : “Gli anni formidabili (…) furono gli anni dell’unico e autentico tentativo di rivoluzione borghese in Italia: la rivolta della civiltà urbana contro la cultura contadina (autoritaria, gerarchica, fideista, immobile) che ancora dominava il nostro paese, con la sua etica del sacrificio, con la sua visione del mondo agropastorale rigida, austera, superstiziosa”.
Mario Capanna
Sono d’accordo, anche se neanche bisogna idealizzare i contadini per forza. Solo che chi li critica difficilmente dimostra di saper fare di meglio! Alla prova dei fatti, pochi reggono. Produrre cibo non è uno scherzo, soprattutto quando il 2% della popolazione deve mantenere il restante 98.
https://www.slowfood.it/comunicati-stampa/proteste-agricoltori-europa-frutto-miopia-politica/
“Si parla degli ingenti sussidi europei all’agricoltura, ma si dimentica che i soldi delle Pac continuano ad andare a poche grandi aziende: l’80% dei finanziamenti va al 20% degli imprenditori agricoli e premia l’agricoltura intensiva.”: sono percentuali corrette?
Sono le stesse che avevo trovato ai tempi delle mie ricerche per il libro e che ho usato, per cui secondo me sì. In certi paesi è ancora peggio: in Slovacchia anni fa erano il 94%! Senza contare poi tutte le truffe, fatte da grossi imprenditori senza scrupoli o addirittura mafie.
https://www.ilnuovoagricoltore.it/pac-il-fallimento-dellautonomia-regionale-e-dei-sindacati-agricoli/
Oh, ecco. Diciamo la verità, finora non ci si è capito molto di questa protesta.
C’è consenso su questi punti
-la Pac 2023-2027 è scritta male, è troppo complicata e quindi andrebbe riformata al più presto in molte sue parti.
-gli obiettivi di sostenibilità richiesti agli agricoltori hanno bisogno di tempistiche molto più lunghe
-collegata al punto precedente è la richiesta che vengano autorizzate le miracolose TEA
che secondo certe interpretazioni da parte della categoria, nulla hanno a che fare con gli OGM.
-sono tutti d’accordo che gli agricoltori non debbano essere abbandonati, bensì accompagnati nella cosiddetta “transizione ecologica”, che comporta profondi cambiamenti nella gestione delle aziende e cospicui investimenti.
Per tutto il resto sono voci discordanti, perché gli agricoltori sono profondamente divisi nella loro rappresentanza e nei loro interessi.
Le associazioni di categoria, almeno in Italia, sono rimaste spiazzate dalla protesta e hanno cercato di metterci il cappello, tirandola dalla loro parte. Mi sembra invece si tratti di una protesta spontanea. Anche la Coldiretti è parte del problema.
Ogni paese ha richieste diverse anche perché le politiche nazionali non sono tutte uguali.
Gli agricoltori hanno interessi diversi perché sono diversi tra loro e il territorio anche.
È proprio questo il punto: l’agricoltura non potrà mai essere la stessa dappertutto, perché si adatta a ogni territorio, società e momento storico. Questo è uno degli errori fondamentali alla base stessa della Pac e del sistema dei contributi. I risultati li vediamo da decenni e adesso anche gli agricoltori non ne possono più (di leggi scritte male e di burocrazia, per lo meno).
Questa sarebbe anche una buona occasione per rimettere in discussione la UE in quanto tale, ma si è già capito che la cosa è tabù. Mi sembra di essere l’unica ad aver notato che, pur con tutti i problemi che hanno, al momento gli agricoltori britannici non stanno protestando…
https://ilfattoalimentare.it/pesticidi-trattori-proteste-agricoltori.html
cos’altro porteranno a casa gli agricoltori dei comitati? Il mercato riconoscerà loro un prezzo più equo per latte, pomodori, grano o carne di manzo o di porco? No, manco per idea.
Ad aver vinto questa battaglia condotta conto terzi dai comitati è il settore dell’agrochimica. Anziché investire nella ricerca di molecole a minor impatto potrà infatti continuare nel suo business as usual macinando utili e dividendi grazie alla vendita a caro prezzo di pesticidi a un’agricoltura tossicodipendente che rifiuta ogni percorso di riabilitazione.
Non ci si è capito praticamente niente.
Ma in tutta questa confusione anche un po’ inquietante, qualcuno ci ha guadagnato.
Una cosa su cui hanno ragione è che non ha senso proibire i pesticidi qui se poi importi cibo da paesi che li usano. Lo stesso vale per gli ogm, la deforestazione, eccetera.
Riguardo al prezzo non è vero che non si è ottenuto niente, ci sono state battaglie in passato con qualche risultato (sul latte, ad esempio). Il problema, a quanto ho capito, è estenderle e far rispettare gli accordi.
Io non sono per niente d’accordo con gran parte delle battaglie di Coldiretti, però la schizofrenia di imporre milioni di regole ai cittadini europei e poi importare merci o persone che quelle regole non le rispettano fa veramente arrabbiare e non risolve nessun problema. Serve solo a far finta di far qualcosa. Anche per questo protestano.
https://sbilanciamoci.info/lagricoltura-e-lambiente-hanno-perso-la-partita/
Alla fine non si è risolto niente.
Il piccolo agricoltore e l’ambiente sono stati definitivamente messi da parte.
Mentre arrivano allarmi sempre più dettagliati per quanto riguarda il riscaldamento globale.
Addirittura si legge che l’estrazione del petrolio, grazie a recenti innovazioni tecniche, è diventata sempre meno costosa e i pozzi esausti addirittura possono rivivere una nuova giovinezza
https://oilprice.com/Energy/Energy-General/Oil-Majors-Pursue-Projects-with-30-Breakeven.html
Non resta che affidarsi al destino.
Una domanda: nel mondo produciamo alimenti per 7.500 Calorie/persona/giorno ma la nostra dieta non dovrebbe superare le 2.500 Calorie/persona/giorno. C’è qualcosa che non quadra, occorre rivedere gli indirizzi politici del settore. Certo non è semplice, in Italia UNACOMA è una potenza e riesce a imporre le sue scelte anche al governo.Firse più che rivedere bisognerebbe ricostruire dalle fondamenta il settore.
SL
Gran parte del cibo prodotto però non è per alimentazione umana ma per quella animale o biocarburanti