AI (Artificial Intelligence) è l’ultima (per ora) arena dello scontro tra tecnottimisti e tecnopessimisti. I primi sicuri che questa tecnologia ci aprirà le porte del Paradiso, i secondi parimenti convinti che ci schiuderà, invece, quelle dell’Inferno.
Nella nostra micro, anzi, pico-bolla mediatica abbiamo fatto un esperimento: chiedere a ChatGPT cosa ne pensa del nostro blog “Apocalottimismo”.
Lo abbiamo fatto due volte, usando account e computer differenti. La prima volta ponendo la domanda in termini molto positivi, del genere: “Spiegami perché Apocalottimismo è un blog serio ed affidabile”; la seconda abbiamo chiesto di spiegarci perché sia, invece, un’accozzaglia di fandonie.
Riassumendo, alla prima richiesta abbiamo immediatamente ricevuto una lunga e soave risposta, trasudante di entusiastica ammirazione. Il nostro blog si distingue infatti per serietà, obiettività, elevato livello scientifico e chi più ne ha, più ne metta. Molto gratificante, troppo per non risultare sospetto.
Al secondo tentativo, il buon ChatGpt ha invece affermato di non conoscere il blog, ma che probabilmente esso pecca gravemente di insensato catastrofismo, preconcetti infondati, scarso approfondimento, tendenze complottiste e via di seguito.
Abbiamo allora intavolato una vera discussione con l’AI, insistendo per una risposta specifica in merito ai nostri articoli invece di una generica geremiade. E’ stato divertente assistere a una macchina menare il can per l’aia con trucchetti dialettici banalissimi finché, messa alle strette da domande incrociate, ha dovuto dare risposte da cui si evince chiaramente che conosce sia il sito che i suoi autori.
A quel punto ha ribadito tutte le critiche già esplicitate, ma sempre in forma dubitativa. Del tipo: “Se dicessero questo potrebbero essere accusati di eccessivo pessimismo, superficialità, ecc.” Ribadendo sempre che lui, porello, non ha accesso diretto agli articoli del blog il cui contenuto, però, descrive con evidente cognizione a condizione che non ne sia richiesta una stroncatura.
Quanto al sottoscritto, ho scoperto di essere un giornalista (falso) che scrive su vari blog (vero) e su svariate testate nazionali (falso). Alla domanda se le sue critiche negative restano sempre nel vago per evitare eventuali querele, il nostro simpatico chatbot ha candidamente riconosciuto di essere stato programmato per dare sempre e comunque le risposte che ritiene più gradite all’utente, evitando sistematicamente modi e termini che potrebbero risultare sgraditi.
Incuriositi, abbiamo fatto una breve ricerca sull’affidabilità di questo genere di servizi trovando alcuni articoli interessanti, riassunti in questa figura:
Tutte le AI disponibili in Rete si sbagliano spesso, con un rateo che varia dal 36% di Perplexity al 94% di Grok 3, addirittura peggiore di Grok 2. Il nostro amico ChatGPT non sfigura, con un 40% di corbellerie che, vista la compagnia, è un risultato più che dignitoso.
Altre fonti riportano dati e classifiche diverse, probabilmente perché differenti sono stati i metodi della prova d’esame, ma la sostanza non cambia: chiedi pure al cervellone, ma aspettati una risposta almeno in parte sbagliata nel 50% circa dei casi, se non di più.
Morale
Cosa ci insegna tutto ciò? Semplicemente che quanto abbiamo a disposizione è una sorta di via di mezzo fra un segretario ed un ruffiano estremamente rapido. Un qualcosa che non è intelligente bensì scaltro e che, se usato da chi conosce molto bene i temi di cui tratta, può effettivamente essere di aiuto, accelerando e facilitando alcune funzioni. Se, però, viene impiegato da chi si fida delle sue risposte senza conoscere a fondo l’argomento, può portare totalmente fuori strada.
Del resto, si era già visto negli anni ’90 quando computer e modelli sofisticati sono diventati di uso corrente. Maneggiati da gente esperta, hanno fornito ottimi risultati permettendo scoperte scientifiche rilevanti; nelle mani di personale non sufficientemente preparato circa i limiti di queste tecnologie, hanno invece prodotto un cumulo di banalità e fesserie, canonizzate però dall’imprimatur de “Lo ha detto il computer”. Un approccio non molto più scientifico de “Lo ha detto Nostradamus”.
In definitiva, la quantità di pubblicazioni scientifiche è aumentata, ma la qualità media è diminuita. Non si tratta dell’unico fattore e forse nemmeno del principale, ma per chi come me all’epoca seguiva i congressi internazionali il “downgrade” fu evidente.
In ultima analisi, la tecnologia informatica è utile finché usata da cervelli più potenti della tecnologia che la maneggiano, altrimenti risulta dannosa. E poiché la tecnologia migliora ma i cervelli no, ne consegue necessariamente che la percentuale di persone che dovrebbe ragionevolmente avervi accesso diminuisce parallelamente al progresso tecnico.
Esattamente il contrario di quanto sta accadendo e ciò è molto pericoloso. Non tanto per l’AI di per sé, ma perché è un attrezzo che sempre meno gente sarà in grado di utilizzare in modo utile.
Comunque, trattasi di un problema probabilmente temporaneo perché questa roba assorbe quantità impressionanti di energia già ora difficile da reperire. Tanto che le principali imprese del settore stanno progettando di costruire centrali nucleari dedicate, per far girare “ultra-mega-iper-computer” e banche dati necessarie per espletare tutte le meraviglie che ci raccontano presto disponibili.
Per non parlare della mostruosa bolla speculativa che questa faccenda sta gonfiando a vista d’occhio, cui per ora fanno riscontro ben miseri risultati di cassa. Se scoppierà, rischia di fare un botto tale da ridicolizzare quello dei “subprime” del 2008.
Comunque vada, non sarà facile.


Secondo me sei troppo ottimista: se l’energia viene richiesta si troverà. Guarda cosa sta succedendo in America: a costo di alzare le bollette e distruggere ulteriormente l’ambiente, i data centres devono avere l’energia che chiedono.
Secondo me dovremmo metterci d’accordo su cosa sia una risposta “sbagliata”. Non tutto è oggettivo, e comunque penso che Grok non serva a dare le risposte “giuste” ma a propagandare una certa visione del mondo.
Oddio, secondo me è ottimismo invece pensare che per avere energia basti volerla! Ti dirò, c’è molta preoccupazione su questa tema. Infatti ci si affida nelle previsioni ai reattori SMR che banalmente… non esistono ancora.
Direi che inventarsi fonti o dire che Jacopo a scritto su Il Giornale… il problema grosso è che questi cervelloni non sanno dire “non lo so” e piuttosto si comportano come un ragazzino fanfarone.
L’energia la produrranno coprendo tutta la campagna di pannelli fotovoltaici, togliendola alle persone e alle famiglie, o finendo di distruggere i pochi fiumi rimasti. O costruendo centrali nucleari. Ma se la vorranno, la troveranno, a costo di togliercela di bocca. Questo temo.
Per pluridecennale esperienza, quando un amministratore, un ministro o simile dice “non ci sono soldi”, non significa che non ce ne sono affatto, vuol dire che non ce ne sono per quello che interessa te, perché ha già finanziato quel che interessa a lui. Con l’energia sarà sempre di più la stessa cosa: non ce ne sarà per tutti e per tutto, ma solo per ciò che è prioritario per chi detiene il potere.
Esatto.
“L’energia la produrranno coprendo tutta la campagna di pannelli fotovoltaici”
Proprio stamattina sentivo una diretta dal parlamento in cui un grillino (!!!) tuonava contro una legge in discussione che vorrebbe porre delle restrizioni nazionali all’uso indiscriminato della terra agricola o paesaggisticamente pregevole per piazzarvi rinnovabili a gogo: diceva, urlando, che approvare una legge del genere significa non solo essere complici della lobby dei fossili… ma anche contro le autonomie regionali.
En passant a suo tempo fu Draghi al governo (promosso a suo tempo grillino ad honorem da Grillo stesso) a promuovere disposizioni affinche’ fossero piu’ facilmente espropriabili i terreni anche agricoli atti a piazzarvi generatori eolo o fotovoltaici, in nome dell’interesse e dell’emergenza energetica nazionale.
Volete la guerra o i pannelli fotovoltaici? 😉
Siamo sicuri che la lobby sia quella dei fossili?
Uno dei principali vantaggi di pannelli e pale è proprio sotto il profilo militare. Non vedo assolutamente il contrasto che dici. per inciso, ai soldati piace tanto il burro…
Allora mettiamola cosi’:
Volete il pane o i pannelli fotovoltaici?
Sotto il profilo militare, serve anche il cibo, prendere per fame i nemici e’ la strategia piu’ antica del mondo: come l’iran dimostra, puoi avere tutta l’energia che vuoi, ma se ti manca il pane (e, nel loro caso, ancora peggio, l’acqua), sei fottuto.
Comunque, penso che tendere all’autarchia, anche energeticamente parlando, sia un errore: non essendo nessun uomo un’isola, la specie umana e’ non solo votata, ma anche condannata allo scambio.
Rifiutarlo, infatti, e’ gia’ di per se’ considerata una forma di offesa e aggressione in credo tutte le culture del mondo.
“reattori SMR che banalmente… non esistono ancora”
Sono ormai tre quarti di secolo che i sottomarini e alcune navi anche civili (famosi i rompighiaccio sovietici come lo Yamal) montano SMR.
I reattori smr e quelli per uso navali sono parenti molto alla lontana, altrimenti gli SMR sarebbero disponibili già da 50 anni (perché è da tempo che si ragiona su di essi, non da oggi). Gli SMR dovrebbero produrre elettricità e avere una taglia fino a 300 MW, mentre i reattori marini in genere arrivano a 10–50 MW destinati in piccolissima quota alla produzione elettrica bensì a creare energia meccanica. Sono alimentati con uranio altamente arricchito e costano l’occhio di un guercio, ragion per cui il loro impiego è quasi esclusivamente militare.
Le uniche cose assimiliabili agli SMR oggi esistenti sono i due reattori della centrale galleggiante russa Akademik Lomonosov, che secondo la Rosatom sarebbe costata l’equivalente di 450 milioni di dollari, quindi circa 15 milioni di dollari a MW.
Tutto a questo a fronte di fattori di carico imbarazzanti rispetto a quelli di un reattore a fissione tradizionale, che può raggiungere anche il 90% contro il 36% e il 28% dei due reattorini (dati AIEA PRIS). Una pala eolica in una zona ben ventilata fa di meglio costano 1 o 2 milioni a MW con esternalità di gran lunga inferiori. Direi che si spiega così la ragione per cui i russi non hanno creato altre unità.
Da segnalare anche l’aumento del costo della RAM (come se non bastasse tutto il resto):
https://www.ilpost.it/2025/12/12/ram-crisi/
“aumento del costo della ram”
Sta succedendo esattamente lo stesso che e’ successo in relazione ai materiali edilizi col bonus 110, che sono raddoppiati e piu’ di prezzo: se lo Stato elargisce gratis centinaia di miliardi in un certo settore, gli speculatori si tuffano in quel settore, facendo moltiplicare i prezzi, prezzi che pero’ si moltiplicano anche per chi non vede un centesimo di quelle elargizioni, per cui si impoverisce simmetricamente, vedendo diminuito il suo potere di acquisto.
E’ il meccanismo per il quale la semplice creazione di moneta dal nulla, che lo Stato puo’ fare avendo il monopolio dell’emissione, impoverisce automaticamente chi di quella moneta non viene gratificato direttamente.
Innesca il meccanismo dell’inflazione: chi prende per primo i soldi elargiti si arricchisce a spese degli ultimi della catena, che vedono solo aumentare i prezzi e crollare il loro potere di acquisto.
Einaudi definiva l’inflazione la tassa sui poveri, su quelli con meno potere contrattuale sul proprio reddito.
Di solito e’ il modo in cui lo Stato mantiene il potere, col clientelismo: crea moneta elargendo potere di acquisto vero agli sgherri della sua catena gerarchica ed elettori, a spese di tutti gli altri che vedono solo aumentare i prezzi. Tipicissimo del sudamerica e del Venezuela di Maduro (che en passant leggevo aver nominato 2000 generali, tipicamente dediti anche al commercio di droga!!! In svizzera non ce ne e’ neanche uno, il capo delle forze armate e’ un colonnello… e in Italia ne abbiamo un sacco lo stesso, un tempo mi ricordo del numero di 500…)
La Crucial, che e’ uno dei maggiori produttori di chip di memoria, presagito l’affare, poco tempo fa ha addirittura abbandonato il mercato consumer, perche’ e’ MOLTO meno profittevole di quello incentivato con miliardi a pioggia dalle amministrazioni statali nella corsa all’AI.
Se ti ricordi, qualche anno fa c’e’ stato un periodo in cui non si trovavano le schede grafiche sempre nvidia, se non a prezzo esorbitante, perche’ ne facevano incetta i minatori di bitcoin: anche loro stavano creando moneta dal nulla, con lo stesso risultato, che il primo che arriva intasca, gli altri pagano in termini di aumenti di prezzo e diminuzione di potere di acquisto.
A proposito, in campo edilizio, con l’abolizione dello jus edificandi del 1970 che ha reso il terreno edificabile un bene scarso e, letteralmente, soggetto a concessione edilizia a titolo oneroso, e’ cominciata la corsa al rialzo del prezzo delle case, che sono diventate oggetto di speculazione, corsa che e’ continuata incessantemente fino alla grande crisi del 2010, per poi riprendere ulteriormente.
Comunque e’ in corso una tendenza generale, da parte sia dei produttori privati che delle amministrazioni pubbliche, a rendere scarsi o addirittura proibire i beni semplici ed economici, a vantaggio di altri piu’ complessi e molto piu’ costosi. I soli impianti, obbligatori, di una casa di oggi costano molto di piu’ di una casa completa di 50 anni fa. Ma tende a valere lo stesso per il cibo, le automobili, le biciclette… si fa di tutto per renderli piu’ costosi, eliminando artificialmente dal mercato i prodotti piu’ semplici.
L’argomento e’ molto in topic, perche’ oggi questo succede soprattutto col pretesto dell’ambiente e dell’ecologia, che fornisce la giustificazione morale.
Nella ragioneria contabile moderna, l’imperativo categorico e’ aumentare fatturati, pil e introiti fiscali, altrimenti i conti non tornano e si arriva al fallimento giuridico, alla rovina sociale. Vale anche per gli Stati, vedi l’ossessiva attenzione allo zero virgola e alla crescita da parte dell’amministrazione fiscale, per contenere il debito, cosa che e’ comunque intrinsecamente impossibile perche’ sistematicamente il tasso di interesse e’ maggiore del tasso di crescita, ragione per cui il debito aumenta sempre e comunque, come si vede succedere in pratica dappertutto nel mondo. La fine delle risorse per il momento non c’entra nulla in questo fenomeno, che e’ del tutto artificiale a autoindotto.
Lo scopo di tutto questo “hype” (si dice cosi’?) e’ sempre il solito che ha costellato lo sviluppo e la diffusione dell’informatica (nonche’ il marketing del superfluo che caratterizza da ormai decenni questa nostra tarda e decadente eta’ industriale): renderci dipendenti dalle macchine e da questi software per passare all’incasso dalla posizione di monopolio infine ottenuta, in combutta e societa’ con le istituzioni pubbliche che in cambio ottengono una capacita’ di controllo e introito fiscale altrimenti inimmaginabile** (monopolio che in questo caso e’ particolarmente monopolistico, perche’ l’accentramento di capitale per costruire queste macchine e’ il maggiore che si sia mai visto, addirittura da richiedere potenti centrali elettriche dedicate, da cui la promessa di maggior potere e guadagno futuri).
La bolla in borsa serve ad attrarre i capitali iniziali per passare all’incasso una volta raggiunto il punto di monopolio del bene/servizio ormai divenuto irrinunciabile, che infatti per farlo diventare in fretta tale ficcano dentro gratis dappertutto e in iniziale perdita, in aspettativa di un grande guadagno futuro come del resto e’ intrinseco per qualsiasi *investimento*.
Ormai dovremmo aver imparato a riconoscere il giochetto… e’ sempre lo stesso…
Quindi dovremmo rifiutare anche di “giocarci”. Giocandoci, alimentiamo quelle macchine e i loro software, giochiamo noi stessi.
Vi ricordo che i software gia’ divenuti monopolisti e ormai irrinunciabili in ambito lavorativo sono stati gli stessi che inizialmente erano facilmente reperibili in copia pirata o di fatto regalati… e che chi copiava e diffondeva credeva di fare il furbo, mentre lavorava senza saperlo gratis per i suoi futuri sfruttatori.
Io ci ho lavorato fin dall’inizio, ho avuto modo di esperire e verificare tutta la parabola di questo “sviluppo”.
Adesso siamo alle comiche finali, l’enorme aumento di complessita’ reso possibile dalle macchine di elaborazione dati, sta per poter essere gestito solo dalle AI, con o senza le loro “allucinazioni”, chi sara’, chi e’ piu’ in grado di accorgersi della differenza della presenza o meno di allucinazioni?
Se vi ricordate, in ambito di commercio elettronico gli acquisti online inizialmente godettero di esenzione dall’iva proprio allo scopo di incentivarne l’uso per non perdere il treno della transizione alla nuova modernita’, come ci dicevano gli entusiasti politici dell’epoca… specialmente e ovviamente quelli progressisti, e’ storia di ieri l’altro, e come sia andata a finire adesso lo vediamo tutti.
La megamacchina, il superorganismo, il leviatano, l’algoritmo, la societa’ umana deterministicamente disumanizzata avanzano ineluttabili.
L’AI, per stupida che sia, ne sara’ il cervello, l’idiot savant, nessun altro e’ in grado di padroneggiare la complessita’ crescente creata/resa possibile da queste macchine stesse. E questo succedera’ anche in ambito giuridico e sociale, dove GIA’ si ragiona “oggettivamente”, “razionalmente”, come macchine (vedi le traversie della famiglia nel bosco dove e’ chiaro come il sole che la megamacchina legistico-burocratica non ammette eccezioni ne’ trasgressioni umanitarie di sorta, con l’inquietante appoggio o peggio l’indifferenza di molti di quelli che, a parole ed evidentemente solo per opportunismo e per “virtue signalling”, hanno predicato nel passato la necessita’ del ritorno alla natura e alla vita piu’ semplice – erano tutte balle! Gli interessava solo la visibilita’ e il potere, anche a quelli).
** al parlamento europeo vengono insistentemente presentate proposte di legge tese al filtraggio e controllo totale della rete e dei suoi frequentatori da parte delle autorita’, che prima o poi, insisti insisti, fra una pedofilia e una molestia femminile, passeranno, e poi nessuno riuscira’ mai piu’ a togliere. Gia’ adesso, omertosamente non si dice, ma tutto l’ambaradan legislativo strombazzato per la difesa della privacy non vale per le autorita’ istituzionali, non vale per il potere quello vero.
Ma scusa, tu sei per caso la stessa persona che ci muove in un altro commento questa accusa: “gor, io di tutta questa autocritica che avreste messo in campo ce ne vedo poca, vedo il solito martellamento del millenarismo apocalittico di fondo, con pochissimo o nullo ottimismo e tanta disperazione” Giusto per sapere.
Ma tu pensi davvero che già ora basti scriversi “firmato_winston” per non essere rintracciabile?
Questa è una delle tendenze in atto anche a mio avviso, ma ve ne sono altre pure in atto e vedremo quali prevarranno.
Una delle altre tendenze in atto e’ che ci sono vari gruppi politici ai quali della megamacchina non va giu’ solo il fatto di non essere loro a controllarla, per i loro “superiori” scopi, come hanno gia’ dimostrato benissimo tutte le volte che si sono avvicinati alle leve del potere.
Io non vedo quasi nessuno che lotti contro la megamacchina in se’, vedo solo lotta per il potere e per il controllo della megamacchina.
Forse c’e’ una ragione per questo, e consiste nel fatto che nel momento in cui si organizza una resistenza, essa di per se’, essendo organizzata, e’ una megamacchina.
Mi pare che empiricamente, finora, sia sempre andata cosi’.
Approfondendo ulteriormente la questione, forse si puo’ dire che la megamacchina che abbiamo adesso e’, evoluzionisticamente parlando, proprio il risultato degli scontri delle megamacchine del passato e del loro affinamento progressivo. Alla fine e’ la megamacchina piu’ organizzata, piu’ onnicomprensiva, che e’ prevalsa, ed e’ prevalsa in quanto tale.
E’ un po’ come l’economia del dono (reciproco) di Mauss: nel definirla, Mauss definisce il semplice scambio economico cambiandone solo il nome, magari pure nella sua forma differita nel tempo, cioe’ la finanza 😉 Altro che dono! (che infatti nell’accezione corrente implicherebbe una gratuita’ che, grazie a Mauss, temiamo non esistere…)
Forse avevano capito qualcosa di piu’ in proposito il dada, il situazionismo, lo zen, nel loro rompere lo schema, lo specchio.