Dal suo blog sul Fatto Quotidiano on line, Loretta Napoleoni dedica un post all’escalation in borsa della Nvidia grazie ai massicci investimenti in componenti hardware e software per il funzionamento e l’ottimizzazione della AI, una svolta radicale per un’azienda prima impegnata quasi esclusivamente nel settore del gaming. In chiusura, spiega che
La rivoluzione tecnologica non è diversa da quella industriale: alla radice c’è l’innovazione di sistemi di hardware che permettono cambiamenti radicali nell’economia e nel funzionamento della società, come avvenne con la spinning jenny della rivoluzione industriale.
E’ questa una lezione importante per il futuro, che conferma l’importanza della ricerca e dell’innovazione, fenomeni a monte dei cambiamenti del mercato. Che un’impresa riesca a reinventarsi dal settore dei videogiochi e a diventare prioritaria nella ristrutturazione industriale in atto deve farci riflettere su dove e come investire il capitale innovativo e sul perché, in questa nuova fase dell’evoluzione industriale, sia fondamentale avere una visione corretta del futuro, anche quando questa appare come pura fantascienza.
In poche righe, la Napoleoni è riuscita a condensare gli elementi salienti di una retorica molto di moda: gli accostamenti storici inappropriati (un solo dato: la spinning jenny fu ideata da un semplice carpentiere, James Hargreaves, mentre i semiconduttori sono un ritrovato high tech la cui produzione è appannaggio di un ristretto numero di multinazionali), l’esaltazione dell’innovazione tecnologica per creare nuovi modelli di business e l’enfasi sulla visione del ‘futuro’, a suo dire tanto più corretta quanto più ispirata alla fantascienza.
Ma davvero Nvidia e le imprese correlate all’AI stanno muovendo le loro mosse ispirandosi a un futuro correttamente inteso? A mio parere, sembrano molto più legate al presente, per essere più precisi a una visione di eterno presente ancorata a un mondo dove vige una determinata produzione alimentare e sono possibili certi consumi energetici e di materie prime. Ma nell’era contrassegnata dall’overshoot, dalla crisi climatica e dalla fine della ‘natura a buon mercato’, la stabilità di queste tre variabili è tutt’altro che assicurata.
“Chi crede che una crescita esponenziale possa continuare all’infinito in un mondo finito è un pazzo, oppure un economista”, recita un famoso aforisma di Kenneth Boulding. Benché economista, il livello di ‘pazzia’ di Loretta Napoleoni non eguaglia, ad esempio, quello del più blasonato collega premio Nobel Robert Solow, spintosi ad affermare che grazie al perfezionamento tecnico l’umanità può prosperare anche in assenza di materie prime. Tuttavia, condividono entrambi il feticcio della tecnologia come motore della prosperità umana.
In realtà, il merito principale della rivoluzione industriale non è da ascrivere alla spinning jenny e neppure alla macchina a vapore, ma ai miglioramenti in campo agricolo operati a partire dal Seicento e al massiccio apporto energetico garantito dal carbon fossile. Fenomeni avvenuti in un pianeta allora ampiamente entro la capacità di carico, con meno di un miliardo di abitanti, ricco di risorse facilmente sfruttabili e dove i cosiddetti servizi ecosistemici erano perfettamente funzionali. In quel contesto l’umanità poteva sviluppare una tecnologia per ampliare la sua nicchia ecologica, mentre oggi è imperativo ridurla. Peccato che uno dei principali vantaggi decantati dai fautori della AI sia proprio la sua capacità di produrre di più.
Solo tempo ci dirà se l’ascesa di Nvidia sarà duratura oppure se siamo di fronte all’ennesima bolla finanziaria estemporanea pronta a scoppiare da un momento all’altro. Per quanto ci riguarda, pur ammettendo che sicuramente l’AI e tutto quanto ad essa collegato ricoprirà un ruolo rilevante, riteniamo sia fondamentale avere una visione corretta del futuro, anche (e soprattutto?) quando questa appare come pura distopia
Tutti trattano l’IA come se fosse immateriale; in realtà consuma enormi quantità di energia. Questo nessuno lo fa notare.
E’ qualcosa su cui mi sto interessando e vorrei trattare. Più potenza di calcolo = più consumo
Al di la’ del controverso tema dell’IA, a lume di naso direi che una significativa parte dell’innovazione tecnologica puo’ essere saggiamente impiegata per RIDURRE anziche’ ampliare l’impatto ambientale antropico e AIUTARE gli opportuni processi di adattamento ai mutamenti climatici già in corso.
Non a caso oggi e soprattutto a breve-medio termine i Paesi maggiormente inquinatori risultano quelli tecnologicamente più arretrati e che mantengono tassi di natalità più elevati…
Non è proprio così. Praticamente qualsiasi macchina è più inefficiente, energeticamente parlando, dell’essere umano; non ce ne accorgiamo perché i combustibili fossili sono “gratis”. Per produrre una caloria di cibo industrialmente, per esempio, se ne consumano circa tre di energia. A farlo a mano ne consumeremmo meno, ovviamente, se no moriremmo, però il trattore è più potente e quindi non ci accorgiamo di questa situazione. Appena si tocca il gasolio per il trattore, come prima o poi si dovrà fare per forza, vedi il putiferio che si scatena: ne abbiamo appena avuto un assaggio.
Probabile che in futuro, col venir meno dei fossili, la maggior parte della forza lavoro umana dovrà essere impiegata nei campi. E non sarà comunque facile cavarsela, tra le pazzie del clima, il deterioramento del suolo e tutto il resto.
Intanto, a proposito del fardello energetico del digitale:
https://energyskeptic.com/2024/the-tremendous-material-and-energy-toll-of-the-digital-economy/
Una indescrivibile porcata in nome delle rinnovabili:
https://www.change.org/p/blocchiamo-il-progetto-del-parco-fotovoltaico-a-leonacco-basso-ud?signed=true
La questione di chi più o meno virtuoso in un’economia globalizzata è assai controversa, perché se le economie a industrializzazione matura dovessero produrre tutte le cose che sono state delocalizzate negli emergenti non sembrerebbero tanto ‘puliti’. In ogni caso, le tecnologie operano in base al modello mentale di riferimento, in questo senso l’AI e tutte le innovazioni possono solo accelerare il disastro ora come ora.
Come sempre un bel pò di confusione in questi pezzi di Apocalottimismo. Compreso la Napoleoni e altri soggetti e situazione citate. Diamo ordine incominciando dalla visione illuminista, che rimane ancora vigente… Libertà, Uguaglianza e Fratellanza. Rispettivamente il mondo della Cultura, il mondo della Giustizia e il mondo dell’Economia. I tre cavalli dello stesso carro e dunque devono muoversi nella stessa direzione e alla medesima velocità. Questo non accade quasi mai ed oggi peggio per via delle specializzazioni. Si parla, di Economia e si dimenticano gli altri aspetti e viceversa. La Napoleoni ha ragione, quando segna la teoria economica più moderna e plausibile, quando sostiene che è l’INNOVAZIONE a mandare avanti l’economia. Non tiene conto però sia Lei che l’autore del pezzo, del fatto che questa costringe gli altri “cavalli” a muoversi, è calcolato più di ieri, che una innovazione tecnologica influisca anche sul piano culturale e giuridico. Infatti tale progresso, rimane ecologico, perchè man mano che gli umani saranno portati culturalmente e giuridicamente, nonchè economicamente a diminuire le ore lavorative, dovranno pur fare qualcosa… Chi vorrà si siederà pure in panchina, ma anche lì potrebbero esserci problemi, poche panchine o peggio aversi l’unità die panchinari… Quindi internet è l’idea culturale per farci passare il tempo, tenendoci allo stesso tempo controllati giuridicamente, con quella che è ormai una giurisdizione parallela e come già detto una fonte culturale sostitutiva, già fonte iniziale del dato economico. I medesimi programmi infatti vanno già bene ad esempio, lo stesso modello di machine learning può imitare sia il movimento dei bracci robotici sulle catene di montaggio, sia le operazioni del conducente di un’auto autonoma; lo stesso modello può anche tradurre tra lingue e descrivere immagini con parole colloquiali. Mai come oggi i “tre cavalli” viaggiano alla stessa velocità e nella stessa direzione, mentre nessuno di Noi decide questo.
Senza energia non c’è economia o tecnologia che tenga…
https://dothemath.ucsd.edu/2024/02/inexhaustible-flow
Tom Murphy è un tipo preciso
Quando fa i conti non sbaglia.
La migliore energia è quella che la natura ha imparato a utilizzare.
Ma la natura si avvale di una tecnologia da fare impallidire quella umana.
Salvo improbabili miracoli.
Qualcuno ha tagliato i cavi nel Mar Rosso che passano internet (mi scuso per la terminologia non tecnica) dall’Asia all’Europa. Non si sa chi sia stato, ma casi come questo ci ricordano che internet non è immateriale come sembra…
Di ‘immateriale’ penso che esista praticamente nulla! (anche le idee astratte si fondano su di una base fisica che le genera). Tra l’altro, Internet poteva funzionare bene finché c’era una sorta di consenso globale tra le varie potenze. Se le cose non sono cambiate, tutti i server DNS ad esempio si dovrebbero trovare negli USA, se li spegni non funziona più nulla. Chissà che la Rete delle Reti non si scinda in diverse entità separate come era fino a 40 anni fa.
In Corea del Nord hanno già il loro sistema chiuso. Non so come funzioni tecnicamente.
https://www.01net.it/kaspersky-le-aziende-europee-fanno-fatica-a-trovare-esperti-di-cybersecurity/
L’illusione tecnologica potrebbe infrangersi contro la difficoltà di trovare esperti in grado tra l’altro di reggere psicologicamente di fronte alla complessità del mestiere.
So di Comuni che non riescono a trovare esperti in sistemi informatici.
Ironia della sorte. Hanno voluto informatizzare tutti gli uffici.
Se è per quello non si trovano neanche contadini, camerieri… tutti vogliono lavori comodi, prestigiosi e redditizi senza troppo stress.
Se non trovano contadini e camerieri, evidentemente un motivo ci sarà…. contratti farlocchi part time, paghe parte in nero e sfruttamento, ad esempio? Comunque tranquilli, la meglio gioventù ha già capito da tempo che deriva sta prendendo il nostro povero Paese e ha deciso di portare le proprie capacità e competenze all’estero, con il risultato che esportando cervelli ed importando braccia (la valanga umana di persone non formate in arrivo da ogni dove, in prevalenza di sesso maschile e disposte a qualsiasi forma di sfruttamento) scenderemo ancora più in basso, e a breve ciao ciao pensioni, sanità, pubblica istruzione, TPL e via dicendo…. Ci sarà da “ridere” nei prossimi anni, c’è da scommetterlo.
Fabius, prova tu a mandare avanti un’azienda agricola pagando i lavoratori bene e contratti regolari, poi ne riparliamo. Se la situazione è questa è perché la gente vuole cibo che costi poco, e qualcuno ne fa le spese. Posso dirlo per esperienza. In agricoltura, il primo sfruttamento è l’autosfruttamento.
https://www.resilience.org/stories/2024-03-05/farming-on-screen/
Pure l’agricoltura è sempre più automatizzata.
IA sembra sia diventata la parola d’ordine, salvo poi ritrovarsi con un sistema produttivo a piramide rovesciata, con tutti i rischi che ne conseguono.
E’ da oltre 30 anni che in Italia la politica e l’imprenditoria, piccola e grande, ha deciso di far concorrenza ai paesi stranieri cercando di mantenere basso il costo del lavoro. Il come lo sanno tutti, ovvero agendo sulla legislazione del lavoro e sulla normativa che regolamenta gli scioperi, con la connivenza dei sindacati confederali che si sono trasformati in società di servizi (CAF e patronati) e trampolino di lancio per la carriera in politica. Il risultato che abbiamo ottenuto, ripeto, è l’emigrazione di massa di giovani formati e qualificati (esportazione dei cervelli) e l’importazione di massa di giovani in prevalenza maschi, per lo più non formati nè qualificati (importazione di braccia), utili ad essere sfruttati dall’imprenditoria (nel migliore dei casi) o dal crimine organizzato e non (nel peggiore) ed il risultato sarà quello che ti ho descritto.
Quanto al fatto che la gente vuole spendere poco, beh, con le paghe da fame che ci sono, secondo te uno comprerà un prodotto bio prodotto da un’azienda che si impegna a rispettare i diritti dei lavoratori, o quello meno costoso? E’ un cane che si morde la coda, sfruttamento e povertà producono ulteriore sfruttamento e povertà, ma evidentemente è una questione troppo difficile da capire.
Per la cronaca, un conoscente ultracinquantenne mi ha raccontato che il figlio cerca lavoro, e che ora delle aziende di trasporto non riescono a trovare conducenti di autobus, e per trovarli si fanno carico di far prendere la patente a chi sia disposto a lavorare con l’azienda. A quali condizioni le immagino, dato che se non trovi lavoratori, un motivo ci sarà…
https://www.rinnovabili.it/agrifood/rischi-delle-tea-francia-ogm-2-0-pericolosi/
Tra l’altro qualcuno in Europa inizia a dubitare dei miracolosi ogm 2.0 secondo natura
Non sono per niente ecologici. Anzi, pericolose mostruosità come tutti gli ogm.
Fabius, non sono del tutto d’accordo. La gente spende una marea di soldi in stupidaggini, beni voluttuari e sfizi di ogni sorta, e poi se gli chiedi di pagare il cibo, o altri prodotti, un prezzo equo, all’improvviso “fa la fame”.
Questo discorso potrebbe valere per un paese davvero povero, ma per l’Italia fa ridere. Certo, ci sono poveri veri anche qui, ma pochi, e quando la gente con millecinquecento, duemila euro di stipendio più tredicesima eccetera mi dice che non si può permettere di pagare il cibo di più, e poi vai a vedere dove spendono i soldi, bè… che almeno non critichino gli agricoltori!
E ti garantisco, sempre per esperienza, che non è solo una questione di paghe, anche perché lavorando in agricoltura la paga regolare non è poi così miserevole, e il costo della vita è minore che in una grande città. Semmai, le persone non vogliono lavorare in agricoltura perché è da sfigati ed è un lavoro pesante e non lascia tutti i weekend liberi per andare a farsi un giro; preferiscono farsi sfruttare a Londra o a Milano in un lavoro prestigioso che guadagnarsi onestamente una paga in lavori considerati umili a casa propria.
https://www.resilience.org/stories/2024-03-12/farm-like-an-ecosystem-part-iii-wild-farming/
Lavorare in agricoltura.
Non ci sarebbe poi così tanto bisogno di lavorare.
Anzi, più si lavora, più si fanno disastri
Ci sono sistemi alternativi.
La condizione basilare è razionalizzare il consumo del cibo.
(Nell’articolo)
Prima di tutto bisognerebbe cambiare mentalità.
Non facile però.
L’articolo linkato è il terzo di una bellissima serie.
L’autrice, una botanica, è partita facendo esperienza nel proprio giardino, poi si è trasferita in Italia in un piccolo podere.
Fuzzy, non cominciamo con questa storia del produrre cibo senza lavorare… sono tutti scemi, gli agricoltori, tranne questa qui?
Leggi bene l’articolo e leggi anche tra le righe. Un’americana che arraffa grandi quantità di terreno in Italia, dove la terra agricola è scarsissima e spesso la gente non se la può permettere. E già cominciamo male. Dove ha preso questi soldi, per ettari ed ettari di terra con uliveti e fichi, che non crescono da un giorno all’altro?
Arriva, avendo scelto il nostro paese come da una lista di prodotti da comprare (“tanta terra” + “sanità pubblica”), e si mette a giudicare subito quello che facevano i contadini prima di lei, gli indigeni. È una tentazione forte, ma anche segno di arroganza. Direi un atteggiamento coloniale, anche se sembra invertito.
Poi si prende anche una marea di soldi pubblici (per mettere gli asini!! che mangiano gli alberi e rischiano di causare erosione se non si sta attenti!), e grazie al cavolo, questo non è produrre cibo, è essere dei furbacchioni. Nota che non dice da dove deriva il suo reddito, solo che produce tanto cibo. Sì, ma su QUANTA terra? Se mi dai tutta la Toscana solo per me anch’io produco cibo senza muovere un dito.
Non parla di cereali: quelli li compra? Li produce?
Poi questa ha svariati ettari in cui fa pascolare gli asini (che non producono nulla, nemmeno il trasporto!!) per produrre letame per le sue coltivazioni. Ma ci rendiamo conto che per produrre tutti così l’Italia dovrebbe essere grande almeno dieci volte tanto? Anzi, di più: dice che coltiva un ettaro su tredici (non si capisce dove siano gli ulivi e i fichi). Secondo te sarebbe possibile sfamare l’Italia in questo modo? Te lo dico io: no.
E come fa a ripristinare la fertilità dei terreni se continua a prelevare il letame degli erbivori per concimare le verdure, ma non concima anche i pascoli??? E questa sarebbe un’esperta di equilibri?
E i suoi cani cosa mangiano? I gatti? I polli?
Alla fine dice che ha studenti e clienti. Quindi non vive solo di agricoltura. Sarà l’ennesima furbacchiona che fa “didattica” per guadagnare perché se no di agricoltura e basta non campa.
A me questi articoli poetici e vaghi fanno solo arrabbiare, perché gente come te ci casca e poi si mette a dire in giro che gli agricoltori, quelli veri, sono avidi e cattivi e c’è gente che ha capito tutto. Fammi vedere quanta terra ha, le entrate e le uscite e da cosa derivano, e rispondi alle domande di cui sopra.
Parlo così perché so per esperienza personale quanto sia difficile produrre in modo sostenibile e soprattutto quanti SOLDI ci vogliano per comprare terre, strutture, rispettare le leggi, pagare le spese burocratiche… se fosse così facile lo farebbero tutti, ma non lo è.
Sono d’accordo che bisogna produrre in modo diverso e più sostenibile, ma per vivere come dice questa qui in Italia dovremmo essere un paio di milioni al massimo. E produrre tanta carne per tutti i cani che servirebbero per tenere lontani i lupi.
https://grain.org/en/article/5911-coltivare-per-un-pianeta-piccolo
Gli agricoltori veri non sono scemi.
Infatti producono moltissimo in pochissimo terreno e con pochissimi input.
Ma io cercavo di far notare l’esigenza di razionalizzare il consumo di cibo.
Razionalizzi e vedi che alla fine è tutto lavoro risparmiato.
Se poi devo dire la verità, la categoria degli agricoltori mi sembra talmente composita che non so nemmeno se si possano unire sotto la stessa definizione.
Quelli col mega trattore che vanno a fare vandalismi nelle varie capitali, ti dirò che mi suscitano qualche perplessità.
E per di più ho come il sospetto che alla fine si faranno pure raggirare
La botanica dell’articolo ha preso un terreno marginale. Sovrapascolato.
10 ettari circa.
Se vai su certi siti immobiliari ne trovi per poche decine di migliaia di euro con casa e tutto. Poi però sei isolato dal mondo. Non tutti sarebbero disposti a fare una cosa del genere. È un classico della permacoltura.
Fuzzy, non puoi parlarmi di razionalizzare il consumo di cibo e poi linkarmi l’articolo di una che ha cani, gatti e asini che non producono nulla. È una contraddizione. Secondo te cucina lei le crocchette per i cani e i gatti? E con quale carne? Non puoi veganizzare un cane che deve mandare via i lupi. E i gatti mangiano carne e uccidono gli uccellini e altri animaletti per niente. Al posto degli asini potrebbe produrre carne, che sarebbe un utilizzo migliore delle risorse, a parità di tutto il resto.
Dobbiamo produrre il cibo per gli umani, o per gli animali da compagnia? Cosa vuol dire per te “razionalizzare il consumo”: non dare mangimi a vacche e maiali, che producono cibo, ma darlo a gatti, cani e asini che non lo producono? Non mi sembra molto sensato.
Dall’articolo sembra che siano più di dieci ettari (lei parla di almeno 13), dubito che siano costati poco come dici tu. Fossero anche mezzo euro al metro quadro, che neanche in un paese alpino abbandonato ti chiedono così poco (in pianura si arriva a quattro euro/mq e più), sarebbero comunque più di sessantamila euro solo di terreni. E da come descrive i terreni sono scettica che siano sovrapascolati, perché dice che usa gli asini per rimuovere erba alta e cespugli e che erano terreni che si stavano rimboschendo.
Aggiungi alla somma la casa, e comunque solitamente quelle offerte lì richiedono di ristrutturare le strutture, e questo costa e tanto. Infatti lei dice che è grazie a suo marito che ha un tetto sulla testa. E poi in quei posti per qualunque cosa devi prendere la macchina, il contrario della sostenibilità. E se non la prendi tu la prendono quelli che vengono a comprare o prendere lezioni da te.
Riguardo sempre all’essere terreni “marginali”: li ha piantati lei gli ulivi? E gli altri alberi da frutto? E se sì, come si è mantenuta negli anni che servono prima che entrino in produzione?
Soprattutto, con più di una dozzina di ettari sfama in parte la sua famiglia e vende un po’ di surplus: se calcoli che i terreni agricoli disponibili in Italia sono circa 2,000 mq (un quinto di ettaro) a testa, capisci che questa non sta dimostrando niente se non che è stata capace di arraffarsi un sacco di terra per sè e godersela. Non si sfama l’Italia in questo modo neanche volendo.
A me quello che fa arrabbiare di queste storie è la mancanza di onestà. Quando si parla di cibo, bisogna pensare a quanta gente si può sfamare così, non solo se sia possibile produrre un po’ di cibo su un dato terreno. Gli umani sono onnivori, quindi possono campare in quasi qualsiasi ecosistema selvatico sufficientemente grande, il problema è che abbiamo smesso di essere cacciatori-raccoglitori da decine di migliaia di anni perché eravamo troppi. La permacultura, che io per inciso in parte seguo, è un sistema di caccia e raccolta più controllato e con mescolanze con l’agricoltura: fantastico da tanti punti di vista, ma se qualcuno mi viene a dire che produce lo stesso cibo dell’agricoltura sulla stessa terra so che mi sta prendendo in giro.
Per di più, come ti ho detto, questa botanica produce cibo per animali improduttivi e fauna selvatica e si mantiene in altro modo, lezioni e contributi pubblici. I “vandali” che vanno a protestare nelle capitali invece devono mettere il cibo sulla tavola della gente e campare di quello.
Riguardo ai vandalismi, su questo sito si difendeva (non ricordo se anche tu) chi imbrattava i monumenti per il clima, però gli agricoltori sono vandali. Evidentemente la definizione cambia a seconda se siamo d’accordo o no con il motivo della protesta del vandalo.
Ma l’articolo dice che la donna e suo marito, col loro terreno altrimenti degradato, hanno impiantato nel tempo, coltivazioni di alberi (gli alberi da frutta diciamo selvatici entrano in produzione in pochi anni) erbe (hai idea di quanto produce una cicoria selvatica da campo?) e che con l’aggiunta di un ettaro coltivato prevalentemente a patate e senza macchinari e utilizzando il letame di qualche animale, come asini (a rischio di estinzione) e mi pare capre,
(Che poi ho già scritto fino alla nausea che secondo me il letame non serve a niente)
ha realizzato una sorta di autosufficienza alimentare.
E le credo
Poi dei cani ne abbiamo già parlato. Le crocchette per cani utilizzano scarti di macellazione che diversamente andrebbero smaltiti.
Oppure ci sono anche le crocchette vegane
Se tu ti schieri dalla parte dei megatrattori vuol dire che sei schierata per l’agroindustria.
Poi non venire un giorno a criticarla e il giorno dopo a difenderla .
Ricordo una delle prime discussioni qui in questo blog in cui io chiedevo a te se si potrebbero recuperare alcune superfici a pascolo per la permacoltura. E questo, mi pare, ha fatto la nostra botanica.
Questa è la SAU mondiale.
3,4 miliardi di ettari destinati a pascolo (compresi gli alpeggi);
1,4 miliardi di ettari di terre arabili;
140 milioni di ettari di coltivazioni permanenti (frutteti, palmizi, vigneti, coltivazioni di tè o di caffè).
Ah, mi rendo conto che stiamo parlando di una specie
di esperimento fatto da una botanica di alto livello, e che nella situazione attuale risulta piuttosto utopica.
Ma si fa per sapere se almeno sua fattibile o no
Esperimento utopico.
Più varie sviste dovute al fatto che scrivo sullo smartphone e di solito non rileggo.
Fuzzy, non mettermi parole in bocca, non ho detto che “mi schiero dalla parte dei megatrattori”. Leggi bene quello che ho scritto.
La botanica sostiene di essere parzialmente autosufficiente, con un piccolo surplus, su una dozzina abbondante di ettari. È TANTISSIMA terra rispetto alla disponibilità pro capite in Italia. Questo significa che il suo modello non è molto utile. Se fosse terra estremamente marginale, ripida, coperta dalla neve metà anno, potremmo parlarne e comunque non sarebbe una buona resa, ma l’Appennino non è così.
E chiaramente compra input, come ti ho spiegato, almeno per quello che non può produrre e per i suoi animali (vedi sotto). Che tu non creda al letame come concime è un problema tuo, perché il letame fertilizza eccome e infatti in natura gli erbivori lasciano letame in giro per permettere al ciclo di non spezzarsi; lei ci crede e quella è tutta fertilità sottratta all’ambiente circostante e messa nel suo campo, il che non è sostenibile a lungo andare a meno che non fertilizzi anche i pascoli – ma con cosa?
Di cicoria e frutta non si vive, men che meno se devi lavorare la terra senza macchinari, e quindi devi mangiare tanto e roba sostanziosa.
Sulle crocchette dei cani non solo ti sbagli, ci sono molti ingredienti e non solo scarti, ma comunque è roba che si potrebbe dare ad animali da reddito come maiali o galline e in alcuni casi anche alle persone, per cui continua a raccontartela ma non è così. Cani e gatti competono direttamente con noi dal punto di vista alimentare.
E comunque quegli “scarti” (che scarti non sono) vendono dall’allevamento e dall’agricoltura industriale che tu tanto vituperi.
La storia degli asini in via d’estinzione fa veramente ridere, sono le solite storie inventate per dare e prendere contributi. E comunque se te li prendi per non farci niente, tanto vale lasciare che si estinguano (e non si estinguono).
Per non parlare della tua idea che si possa piantare un ettaro di patate senza macchinari e senza fare fatica…
Ne vedo davvero troppa di gente che siccome ha letto qualcosa pensa che si possa fare agricoltura senza far fatica e che siano scemi gli agricoltori a sbattersi tanto. Devo ancora vederne uno di questi che si sfami senza lavorare.
Non sta scritto da nessuna parte che coltiva un ettaro di patate.
Tra tutto quello che coltiva (che non
viene specificato, ma potrebbero essere anche noci o castagne o roba del genere o un orto convenzionale, (questo si, infatti dice che pianta le verdure in mezzo all’erba solo aggiungendo letame nella buchetta dei trapianti)
Tra tutto questo le patate hanno la prevalenza.
Come le coltivi non lo so. Ma tenderei a pensare che non sia molto una persona che ama rompersi la schiena.
Io coltivo il topinambur. Coltivo per modo di dire. Vien su da solo.
Non basta per l’autosufficienza in termini di calorie, perché se ne può mangiare limitatamente a un massimo di 200 grammi al giorno.
Ma insomma, nel periodo autunnale e invernale in un piccolo orto può pure dare un contributo.
Ne lascio crescere 20 metri quadrati e non mi costa nessuna fatica.
” con l’aggiunta di un ettaro coltivato prevalentemente a patate” – l’hai scritto tu. Cosa stiamo qui a parlare se non sai neanche cosa scrivi?
Il topinambur ha (in zone piovose) un’alta resa con pochissimo lavoro, è vero, anch’io ce l’ho, ma produce anche pochissime calorie. Il problema dell’alimentazione umana è che bruciamo un sacco quindi ci servono cibi nutrienti.
https://biodiversita.umbria.parco3a.org/risorsa/asino-sardo/
Vabbè
Credo di poter dire che non troveremo mai un punto di accordo su niente.
Pazienza. Ci sono mali più grandi
Sì, i pastori sardi si sono messi a colonizzare la Toscana e si sono portati qualche asino dietro. E allora? Ha senso dare soldi pubblici a una ricca coppia di americani perché se ne tengano qualcuno a non far niente attorno a casa? È per questo che paghiamo le tasse?
https://www.amazon.it/VEGDOG-lenticchie-Completo-allergie-Alternativa/dp/B07HZHP71C/ref=mp_s_a_1_4?dib=eyJ2IjoiMSJ9.YUQUfq7tPMVF-RpuAj68hKbdy2Oz9QSONgoKQHJHAvOw8OZJ-AzMZ4t9JVEpGdYhBrdkMbARSr8tG_49SKhWRWYHSMnGAiyJ-9N9d6a30R7fSQ-tuSXDftI935lcbIGGCyBVJnYVXx9Z14zC8_tQoV3J_XOWNSs-scvKKJ51Y1KaZ0Kr_MBYwYFu3Sb-BjdxOjLpa1pNHQPDadSAkkqxiQ.4S0O0uhh5TdDucQ9kXqQ1I-tSWa27Lic8J17aICzuWI&dib_tag=se&keywords=crocchette+vegane+per+cani&qid=1710413414&sr=8-4
Crocchette vegetali per cani.
Se hai un cane te le raccomando.
Se ne trovano di molte altre Marche.
Mi dispiace di linkare Amazon, ma è per darti un’idea delle possibilità di scelta.
Se uno è in gamba magari riesce a mettere insieme gli ingredienti così non deve comprare niente e pure il cane è sistemato
L’asinello è un animale e in quanto tale ha diritto di non essere pure lui ingabbiato nella morsa del capitalismo.
Fuzzy, qui siamo alle farneticazioni. Cani vegetariani – ma perché prendersi un animale e fargli mangiare cibo contrario alla sua natura di carnivoro? E poi non era sbagliato produrre cibo per gli animali? Soia e mais alle vacche, che sono veramente vegetariane e sono animali utili, non vanno bene, la meni ogni volta che è sbagliato, e invece cereali, legumi e verdure ai cani, che non servono a niente, quello va bene? E coi gatti come la mettiamo?
Cosa c’entra l’asinello con il capitalismo? Ti va bene che in un paese in cui non ci sono soldi per ospedali o bonifiche si sprechino fondi pubblici per pagare due ricchi americani per tenersi un asino dietro casa?
Qui siamo alla mancanza di logica e all’ideologia pura. Mi fermo qui, inutile continuare, e mi scuso con gli autori del blog per lo spazio occupato.
https://www.veganok.com/cani-vegani-e-possibile-ecco-il-parere-della-veterinaria/
E perché insultare?
Modesti bisogna essere
Semplicemente abbiamo due visioni del mondo opposte.
Bonifiche?
Con criterio. Le zone umide sono importanti.
Ma tu sei per caso Burlini sotto falsa identità?
Comunque basta. Qui si parlava di tecnologia.
Bonifiche di terreni inquinati, non di paludi.
Non so niente di bonifiche di terreni inquinati, tranne che sono stati spese cifre imponenti con scarsi risultati.
https://www.fanpage.it/attualita/la-mappa-delle-bombe-ecologiche-che-minacciano-la-salute-di-6-milioni-di-italiani/
Rimanendo in tema con la tecnologia, direi che questo è un tipico effetto collaterale del voler cercare di mandare avanti una civiltà basandosi solo sulla tecnologia.
E questo vale anche per l’agricoltura.
Non darei colpe all’asinello se invece di girare una macina o peggio ancora di fornire carne per la ristorazione, mangia erba e concima un terreno degradato, eroso e forse a rischio di dissesto idrogeologico.
La questione è: ricevi un finanziamento per salvare un asinello dall’estinzione e contemporaneamente rivitalizzare un territorio?
Bene, dimostra che è stato fatto e siamo a posto.
A me sembra che sia stato fatto