Sono passati tre mesi da quando la Russia ha lanciato il tentativo di invasione dell’Ucraina e molta gente è morta, così come molti danni sono stati fatti, in parte almeno irreparabili.  Forse, è quindi il momento di aggiornare quanto detto nei due precedenti articoli: Trappola per topi in UcrainaUcraina ovvero: trappola per topi-2.

invasione Ucraina
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La situazione appare tuttora « fluida ». Dopo una serie di rovesci, le forze russe hanno progressivamente ridotto il loro obbiettivo fino ad comprendere, attualmente, solo la città di Severodonetsk e dintorni, ultimo pezzo del Lugansk Oblast in mani ucraine. L’esito è tuttora incerto, ma le truppe russe avanzano, sia pure lentamente e penosamente, il che rende abbastanza probabile che riescano nel loro attuale intento. E poi?
Le possibilità sono tante, ma sappiamo che Putin intende procedere all’annessione dei territori occupati, magari previo un referendum truccato come quello realizzato in Crimea (95,32% a favore dell’annessione!). Possiamo essere quasi certi di questo perché è stato ripetutamente annunciato da varie autorità russe e perché le truppe di occupazione stanno già preparando l’evento allontanando, intimidendo o imprigionando tutti coloro che sarebbero probabilmente contrari. In particolare, circa metà della popolazione è stata volta in fuga e oltre un milione di persone sono state prelevate dai territori « liberati » e portate in Russia. Ufficialmente come profughi, ma non mi risulta che nessuna organizzazione internazionale abbia accesso ad esse per sapere dove sono e se ci sono andate di propria volontà o meno (se qualcuno ha informazioni migliori è pregato di riportarle nei commenti, grazie). Probabilmente, l’intento di Putin è di conquistare più territorio possibile e quindi proclamare la vittoria e l’annessione cosicché, in caso di controffensiva ucraina, potrebbe pretendere che si attacchi «il sacro suolo russo».  Un trucco per costringere i suoi riottosi alleati a dargli finalmente l’appoggio che finora gli hanno negato, ma che gli consentirebbe anche di decretare la mobilitazione generale e perfino di tornare a minacciare l’uso di armi nucleari, se le cose dovessero andargli decisamente male.
In pratica, ciò che Putin mira è ripristinare lo storico « diritto di conquista » che credevamo sepolto con Stalin e che si può riassumere così : «questa roba me la prendo io perché ho la forza per farlo». Una cosa che finora neppure gli USA (che pure di guerre imperialiste ne hanno fatte tante), hanno mai osato fare. L’unico precedente post-1945, che io sappia, riguarda le alture del Golan, annesse da Israele nel 1967. Le recenti indiscrezioni circa la possibile annessione della Bielorussia vanno nella stessa direzione : puntellare il regime, costi quel che costi.

Un’altra cosa che sappiamo per certo è che l’Ucraina non avrà mai la forza per estromettere i russi da tutto il proprio territorio (in particolare dalla Crimea), così come la Russia non riuscirà ad occupare l’intera Ucraina e ad imporgli un governo fantoccio in stile bielorusso. Dunque, a meno di un molto improbabile cambio della guardia al Cremlino, offensive ed eventuali controffensive continueranno finquando entrambi i contendenti non avranno più le forze necessarie per continuare. A quel punto la guerra si sclerotizzerà a cavallo di una linea del fronte che dividerà un’Ucraina Ovest da una Est. Questo comporterà un rallentamento dei combattimenti, ma non la fine di una guerra che, ricordiamolo, è cominciata nel 2014 e che durerà ancora a lungo. Ed il tempo gioca a favore degli uni sotto certi aspetti e degli altri sotto altri, dunque gli scenari possibili sono molti, ma se vogliamo cominciare a pensare al « dopoguerra » bisogna per prima cosa capire come questa vicenda abbia cambiato irreversibilmente il quadro geopolitico e lo faremo paese per paese.

Ucraina.
L’Ucraina è riuscita a respingere l’invasione da gran parte del paese ed a conquistarsi sul campo il diritto di esistere come stato autonomo: una vittoria dunque. Tuttavia perderà de facto anche se non de jure una parte consistente del proprio territorio; fra l’altro, una delle parti più industrializzate e relativamente ricche fino al 2014. Dunque una sconfitta, solo parzialmente controbilanciata dal ruolo di «sentinella NATO» che di fatto assumerà, al di là di come questo ruolo sarà formalizzato. Questo dovrebbe proteggerla da ulteriori attacchi e garantirle un certo sostegno per la ricostruzione, anche se il richiamo al «Piano Marshall» appare assai esagerato visto che i paesi donatori sono e sempre più saranno essi stessi in crisi. Ma anche perché oramai un limite a cosa sia fattibile non è più il denaro, bensì la decrescente disponibilità di risorse materiali quali acqua, energia, cemento, metalli e perfino sabbia.

Russia.
Se Atene piange, Sparta non ride. Ammesso che la Russia riesca ad occupare stabilmente il Donbass ed il sud dell’Ucraina, si troverà a dominare su di una distesa di macerie senza possibilità di ricostruzione, come del resto si è già visto negli 8 anni scorsi in cui praticamente niente è stato fatto per rimediare ai danni della guerra nelle cosiddette « repubbliche autonome » di Donetsk e Lugansk.
Ma i danni maggiori alla Russia sono altri. In questi 3 mesi Putin è infatti riuscito in una straordinaria serie di autogol : dall’aver «forgiato nel fuoco e nel sangue» un vero stato ucraino, coeso e profondamente sentito dalla sua eterogenea popolazione, all’aver dimostrato che l’ «invincibile esercito russo» è in buona misura un bluff, fino a rafforzare l’apparato militare in Europa e portare la NATO a quasi circondare Pietroburgo, mettere Kaliningrad in stato di assedio latente e fare del Mar Baltico un «lago NATO» a tutti gli affetti. Forse peggio ancora, la classe dirigente russa ha perso qualunque credibilità internazionale e molti, anche se non tutti, gli appoggi di cui godeva in Europa ed in America. Molto indicativi a questo proposito sono il cambio di rotta della Germania ed il sostegno dei Repubblicani alle misure proposte da Biden a sostegno dall’alleato orientale.
Inoltre, lo sclerotizzarsi della guerra non porterà alla rimozione delle sanzioni e sempre più l’Europa si renderà indipendente dalla Russia per l’energia e quant’altro sarà possibile.  Ci vorranno anni, ma il processo è iniziato ed è probabilmente irreversibile.  Costerà caro a noi, ma ai russi di più, visto che la Cina può sostituirci solo in parte come cliente principale, sia per questioni geografiche, sia perché anche la fase di crescita economica è oramai alle spalle anche per la Cina.

Africa.
Altri perdenti netti sono già ora diversi paesi africani, fra cui l’Egitto, che dipendevano dall’Ucraina per il proprio vettovagliamento. La Russia ha di fatto preso in ostaggio alcuni milioni di persone, dicendo che permetterà l’esportazione del grano Ucraino solo se i paesi europei toglieranno le sanzioni economiche imposte alla Russia ed a molti dei suoi oligarchi. Una sorta di riedizione dell’Holodomor a livello globale molto insidiosa sia perché facilmente la propaganda filo-russa ne addebiterà a noi la colpa (e ci sarà certamente chi se la berrà), sia perché la carestia provocherà un aumento della pressione migratoria verso l’Europa che già si dibatte in questo problema da decenni senza essere finora riuscita a trovare una soluzione.

Cina.
Come hanno fatto rilevare in tanti, la Cina sarà invece fra i vincitori in quanto una Russia debole ed isolata non potrà che completare la sua metamorfosi da potenza mondiale a satellite cinese, senza peraltro grandi vantaggi poiché la graduale perdita del mercato europeo potrà essere compensata solo in parte dallo sviluppo di quello orientale. Un po’ per limiti fisici e geografici, un po’ perché pure l’economia cinese arranca e, anche se ci saranno nuove fasi di crescita, saranno sempre più fasulle e fragili, analogamente a quanto sta già accadendo in occidente da almeno una ventina di anni e più.
I cinesi stanno anche valutando la tenuta delle alleanze militari facenti capo agli USA. Se queste si dimostreranno all’altezza dalla minaccia (cioè se salveranno almeno il grosso dell’Ucraina), si può sperare che quanto sta accadendo sconsigli al governo cinese di tentare un’analoga avventura ai danni di Taiwan. Biden su questo è stato esplicito da subito: per l’Ucraina l’America non scende in guerra, ma per Taiwan si.

USA.
Gli Stati Uniti sono stati definiti molto appropriatamente un guscio d’acciaio sempre più vuoto al suo interno. La crisi americana abbraccia oramai tutti gli aspetti del sistema sociale-economico-politico ed ambientale del paese e non sarà questa guerra cambiare di molto le cose. Ma se Biden aveva bisogno di un’opportunità per riserrare le file esterne ed interne a fronte di un nemico esterno, Putin glielo ha regalato a spese della sua gente. La Russia è infatti perfetta sotto questo aspetto: è un nemico tradizionale, è davvero pericolosa (non come il famigerato pericolo islamico), ma non tanto da poter colpire gli USA (guerra nucleare esclusa) ed ha permesso all’apparato militare americano di dimostrare come sia in grado di mettere in difficoltà la terza potenza militare mondiale senza nemmeno muovere un soldato proprio. Mica poco dopo l’indecorosa figura fatta con la fuga da Kabul.

Europa.
L’Europa si trova in una condizione simile a quella statunitense, ma senza il guscio di acciaio. Nei 30 anni scorsi, chi più chi meno, tutti i paesi europei hanno speso i bilanci per la difesa in tutto, meno armi e addestramento delle truppe; caso limite la Germania che si è improvvisamente accorta di non avere più un esercito degno di tal nome. Un disastro cui sarà possibile porre rimedio solo in parte ed in parecchi anni, ma solo a condizione di cambiare drasticamente il modello di gestione dei fondi. Infatti non si tratta tanto di aumentare le spese militari che, in cifra assoluta sono comunque considerevoli, bensì di decidersi a finalizzarle alla difesa anziché al foraggiamento delle clientele e ad altre operazioni che ben poco hanno a che fare con la deterrenza militare.
Tuttavia, i discorsi estremamente aggressivi rivolti da Putin all’inizio dell’invasione a tutti i vicini occidentali avevano, evidentemente, lo scopo di spaventare e dividere i governi europei, in modo che lasciassero mano libera alla Russia che si sarebbe così dimostrata capace di sconfiggere l’EU e la NATO con la sola minaccia. Ed in effetti la gente si è spaventata, solo che invece di sottomettersi ha reagito sostenendo l’Ucraina, sia pure con molti limiti e dubbi che hanno permesso i sia pur parziali successi russi di questi giorni. In pratica, gli europei si sono accorti (o avrebbero dovuto accorgersi) di trovarsi pressoché inermi di fronte ad una minaccia concreta, con l’unica possibilità di correre una volta di più sotto le fatiscenti gonne degli americani, anche se questo ha ovviamente un prezzo politico che dovremo pagare. L’alternativa, sarebbe dotarsi di uno strumento militare e politico tutto europeo, una cosa di cui si parla da 50 anni, ma che neppure Putin è riuscito a far prendere in seria considerazione dai nostri governi.

Turchia.
Un altro soggetto che riveste un certo ruolo in questa vicenda è Erdogan che da anni oramai sta conducendo un pericoloso doppio gioco fra Russia ed USA. Per quanto attiene all’invasione dell’Ucraina e dintorni, Erdogan cerca di non infastidire Putin con cui ha un complicato rapporto in quanto Turchia e Russia sono alleate contro le milizie curde (sostenute invece dagli USA), mentre sono nemiche nelle adiacenti regioni di Idlib e Safrin, controllate da un’accozzaglia di milizie sostenute da Ankara e sotto attacco da parte dei russi e dei loro alleati (governativi siriani e milizie iraniane). A giudicare dalle disastrose condizioni in cui è precipitata la Turchia non sembra che stia funzionando bene, ma vedremo come si sviluppa. Del resto, anche Israele conduce un doppio gioco in quanto «testa di ponte» USA in Medio Oriente, che però ha un accordo di non ingerenza reciproca con la Russia, grazie al quale Tel Aviv può bombardare la Siria a sua discrezione.
Ora che la Russia sta ritirando il grosso dei suoi soldati e dei mercenari lasciando pieno campo all’Iran, forse le cose cambieranno, ma non è detto.

La globalizzazione.
La vittima più illustre della guerra in ucraina è però il processo di globalizzazione. In effetti, la de-globalizzazione era già cominciata alla chetichella una decina di anni addietro, ma prima il Covid, poi una serie di incidenti ed infine l’invasione dell’Ucraina ne hanno accelerato notevolmente il corso. Una buona notizia, visti i danni che la globalizzazione ha fatto, ma non priva di contropartite pesanti. Amalgamare tutte le economie del mondo in un unico titanico sforzo estrattivo è ciò che ha permesso di sfruttare risorse altrimenti irraggiungibili ed aprire nuovi mercati ad una sistema economico che se non cresce muore. La deglobalizzazione chiuderà definitivamente le restanti opportunità di crescita in quasi tutti i campi, accelerando invece i tempi di una decrescita che sarà tanto più tumultuosa e dura, quanto più ci ostineremo ad ignorare il fatto che quale che sia il costo della decrescita, sarà sempre meno peggio del costo dell’ostinarsi a sognare una crescita che in Occidente è finita da decenni e che nel resto sta finendo proprio ora, sotto i nostri occhi.
I fatti, come si dice, non cessano di esistere solo perché decidiamo di ignorarli.

Guerra Ucraina-Russia, suonano sirene a Kiev. Colpito ospedale oncologico a Mykolaiv
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