Egregio professor Rovelli,

ovviamente non mi illudo che la presente lettera aperta giunga mai alla sua attenzione, ciò nonostante ricorro a questo espediente dialettico in quanto adatto a rendere appieno tutta la mia vis polemica. Non ho resistito alla tentazione di scriverla dopo aver letto il Suo commento riguardo alla National Security Strategy dell’Amministrazione Trump, pubblicato sul Corriere della Sera con il titolo “Un’occasione storica per l’Europa”.

Condiviso in lungo e in largo sui social network dai Suoi tanti follower, ne sono venuto a conoscenza grazie alla newsletter di Utopia Rossa, dove è stato duramente criticato da Roberto Massari: purtroppo non ha diffuso (almeno per ora) tale esternazione sul Web, per cui qui integrerò alcune mie constatazioni alle sue.  

 

La Russia è stata ripetutamente attaccata e invasa dall’Europa nella storia (dalla Francia, dalla Germania, persino dagli italiani nella guerra di Crimea) e non ha mai attaccato l’Europa.

Massari segnala che, nel solo Novecento, la Russia sovietica ha aggredito nel 1939 la Polonia (in ossequio alle disposizioni segrete contenute nel Patto Ribbentrop-Molotov) e ha successivamente invaso Finlandia, Lettonia, Lituania, Estonia, Bessarabia, con il tacito consenso di Hitler. Dopo la seconda guerra mondiale, ha violato la sovranità dell’Ungheria nel 1956 e della Cecoslovacchia nel 1968 per impedirne il nuovo corso politico autonomo dall’URSS. 

La Federazione Russa post-comunista nel 2008, sotto la presidenza di Putin, ha invece violato il territorio della Georgia ed è stata responsabile direttamente o indirettamente di eventi come l’abbattimento del volo di linea  MH17 sui cieli del Donbass e di omicidi contro cittadini europei, come quello dell’inglese Dawn Sturges

 

L’Europa non ha ragione di avere paura della Russia, che da sempre non cerca altro, talvolta in maniera troppo brusca e scomposta, certo, che un modo di essere invitata a tavola e non essere schiacciata

Davvero sconcertante come Lei minimizzi la più grande annessione manu militari dalla seconda guerra mondiale a oggi, costata secondo fonti autorevoli almeno un milione di morti, quasi stesse descrivendo il comportamento capriccioso di un ragazzino emarginato dai coetanei che si atteggia a bulletto per ottenere attenzione. 

Per altro, l’Europa egemonizzata dalla Germania a guida Merkel ha invitato a più riprese la Russia alla sua tavola (altro che “schiacciarla”!), come testimonia la politica dei gasdotti sfociata nei progetti North Stream e South Stream, quest’ultimo poi abbandonato non certo a causa della “paura” ma per ben altre ragioni. Solo con l’invasione della Crimea nel 2014 si sono raffreddati definitivamente i rapporti. 

 

Invece di trincerarsi dietro l’ipocrisia delle alate dichiarazioni sulla «democrazia» che servivano solo per coprire il gioco sporco del potere, della guerra per le risorse, della difesa dei privilegi (prima difendevamo l’Ucraina come paladini senza macchia e senza paura della libertà e della giustizia, poi quando una soluzione si è prospettata, d’un tratto la questione è diventata «e noi cosa ci guadagniamo?»)

La realtà è esattamente l’opposto: fin dall’inizio, sono stati i sostenitori del “pacifismo pragmatico” a giustificare la bellicosità del Cremlino per salvaguardare le importazioni di idrocarburi e altri lucrosi interessi economici con la Russia (un esempio è questo sordido articolo di Barbara Spinelli sul Fatto Quotidiano nel marzo 2022). La UE è criticabile per moltissimi aspetti, ma se la priorità nella crisi ucraina fossero state le ragioni del business, allora avrebbe fin da subito steso un tappeto rosso a Putin per giungere fino a Kiev. 

 

L’Europa, a differenza degli Stati Uniti, crede nel diritto internazionale, nella legittimità e nel valore prezioso delle istituzioni sovranazionali: dia peso a quelle come il luogo per discutere e implementare la legittimità. Perché non lo fa? Si troverà d’un tratto, forse con stupore, alleata a tre quarti del mondo

Chi sarebbero esattamente tali cultori del diritto internazionale? La Repubblica Popolare Cinese che ostenta al mondo le sue ambizioni su Taiwan, occupa illegalmente da più di settant’anni il Tibet e promuove il genocidio culturale degli uiguri? L’Iran degli ayatollah che arma milizie islamiste in Medio Oriente? Gli Emirati Arabi Uniti che supportano (tra gli altri) le Forze di Supporto Rapido sudanesi alimentando un terribile massacro di civili? 

Si potrebbero citare molti altri esempi che contraddicono palesemente il Suo ottimismo. Sotto questo aspetto, Lei non si discosta da Francesca Albanese: entrambi vagheggiate l’esistenza di una civiltà alternativa eticamente superiore all’Occidente che, purtroppo, esiste solo nelle vostre fantasie. 

 

Usciamo dal delirio «democrazia verso autocrazia», in un mondo in cui cosiddette autocrazie crescono economicamente molto più di noi, raccolgono più consenso interno di noi, e migliorano la vita dei loro cittadini a livelli mai visti nella storia

Curioso: proprio chi urla alla censura per la mancata concessione di una sede istituzionale per un evento pubblico e denuncia la presunta demonizzazione dei sostenitori del piano di pace di Trump, ora se ne esce con questa intemerata apologia delle autocrazie. 

Libero di pensarla come meglio crede (almeno finché l’autoritarismo non trionferà pure a casa nostra), ma mi permetta almeno di biasimarla per il cattivo gusto, se non altro perché tra le migliaia di dissidenti politici vittime dei governi da Lei tanto decantati ci sono molti Suoi colleghi scienziati, specialmente in Russia. Nemmeno la solidarietà corporativa è stata capace di scalfire la sua presa di posizione contro la democrazia. 

 

l’Occidente è a un bivio storico: scatenare l’inferno per cercare di preservare ancora per un po’ il dominio militare e politico sul mondo. Oppure accettare il multilateralismo, le legittime aspirazioni di vastissime aree del pianeta a seguire la loro strada, culturale e politica, senza piegarsi al volere occidentale.

Se parliamo della Russia, essa ha potuto seguire la sua “strada culturale e politica” senza particolare opposizione. Ricorda forse serie interferenze occidentali quando, con due sanguinose guerre, ha represso l’indipendentismo ceceno? O quando ha sostenuto militarmente i secessionisti dell’Ossezia del Sud contro la Georgia? Sono mai state intraprese azioni concrete per arginare la repressione di Putin contro gli oppositori politici?

Piuttosto, si chieda come Lei da una parte condanni le azioni compiute dagli USA contro Serbia, Afghanistan e Iraq e dall’altra oggi si riveli tanto solidale nel giustificare la Russia che ha portato all’estremo i medesimi concetti avanzati a suo tempo da Clinton e Bush II (“ingerenza umanitaria”, “guerra preventiva”, ecc.) andando molto oltre, perché a Washington neppure nei momenti di peggior tracotanza hanno pensato di annettersi altri stati.

Il “multilateralismo” per cui si sta spellando le mani dall’entusiasmo di fatto consiste nel passaggio da un mondo in cui imperava un unico dominus a una situazione dove i vari galli nel pollaio si spartiscono le rispettive zone di influenza, per cui oggi la Russia si aggiudica porzioni di Ucraina, domani Trump rivolta come un calzino l’assetto politico del Venezuela e magari mette le mani sulla Groenlandia, mentre la Cina fa lo stesso con Taiwan. E non solo.

In un mondo dove il principio dell’autodeterminazione dei popoli diventerà definitivamente carta straccia, Israele in quanto boss egemone del medio oriente probabilmente si riappacificherà con le nazioni dell’area con trattati in stile accordi di Abramo, ma consoliderà definitivamente il giogo su Striscia di Gaza e Cisgiordania. Mi sembra opportuno farglielo notare, in considerazione dei Suoi ripetuti e accorati appelli a sostegno della causa palestinese. 

Con questa osservazione ci avviciniamo al punto fondamentale dell’intera questione, di cui le mie constatazioni finora sono state in qualche modo dei corollari. All’inizio del Suo contributo per il Corriere definisce “un raggio di sole nel buio”, “ragionevolezza”, “lungimiranza” la constatazione del National Security Strategy secondo cui “Le élite americane hanno mal calcolato la disponibilità dell’America ad assumersi per sempre oneri globali e […] hanno sopravvalutato la capacità dell’America”.

Affermazioni realmente ragionevoli e lungimiranti, ma non nel senso da Lei inteso. Mutatis mutandis, ricordano la “ragionevolezza e lungimiranza” mostrate da Bernardo Provenzano quando, per preservare l’esistenza di Cosa Nostra dopo l’arresto di Riina e altri esponenti di primo piano, decise di abbandonare la pericolosa strategia del terrorismo stragista e dello scontro diretto con lo stato in favore di una condotta prudente e meno massimalista, più improntata alla mediazione con la politica e meno incline all’uso delle armi.

Consapevole di non disporre più della forza necessaria per ergersi a gendarmi indiscussi del globo e contrastare di petto l’ascesa economica cinese, l’Amministrazione Trump cerca di intessere alleanze che mantengano gli USA ai vertici: a tal fine, ha scaricato l’Europa ritenendo più idonea la Russia, anche allo scopo di allontanarla da Pechino. E Putin non è certo l’unico pupillo di Trump. 

Nel discorso alla Knesset del 13 ottobre, si è speso in favore di Benjmain Netanyahu per una grazia che lo liberi dalle beghe giudiziarie e gli permetta di proseguire indisturbato la sua carriera politica. Il presidente russo e il primo ministro israeliano sono accomunati dal carattere autoritario e dal ricorso spregiudicato alle maniere forti, a differenza dei “deboli leader europei” (che deboli lo sono per davvero, ma per altre ragioni), rimasti  ancorati a prassi che agli occhi del tycoon devono apparire solo inutili formalismi. 

Davvero professore si illude che questo nuovo ordine mondiale basato esclusivamente sulla propensione alla violenza possa contribuire a combattere i “problemi veri dell’umanità” (da Lei identificati in global warming, disuguaglianze e povertà estrema)? Il meglio che si possa sperare è una pax mafiosa in grado forse di evitare temporaneamente lo scatenamento di una guerra mondiale, facendo però sprofondare il mondo sotto una cappa insopportabile di ingiustizia e sopraffazione elevata a norma internazionale.   

Le consiglio vivamente la riflessione sulla National Security Strategy di Jacopo Simonetta che, mi permetta, avrebbe avuto più meriti di comparire sul Corriere rispetto alla Sua. Consapevole che non leggerà mai queste righe, rivolgo la medesima esortazione a chi invece lo stesse facendo, pur non essendo un personaggio pubblico in grado di influenzare le masse.

Cordiali saluti

Igor Giussani 

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