COP 30: il Climate Change è passato di moda. Doveva accadere ed è accaduto, Amen.
Peraltro, non è neppure una novità, le COP e tutto questo genere di kermesse sono state dei costosi fiaschi pieni di vuotame fin dal primo “Earth summit” di Stoccolma nel 1972 che, perlomeno, ebbe il merito di essere una novità ed un tentativo. Fino allo tsunami di fuffa dei cosiddetti “accordi di Parigi” del 2015, passando per la catastrofe dell’”Earth summit” di Rio, nell’ormai remoto 1992.
E la COP 30 si preannuncia perfino peggio: ospite uno dei paesi maggiormente impegnati nel peggioramento del clima a tutti i livelli, delegazioni di molti paesi più o meno striminzite, netta riduzione della partecipazione delle associazioni ambientaliste, dei popoli indigeni e degli sfigati in genere, ma non dei lobbisti delle principali industrie, banche e fondi di investimento mondiali.
Poco male, visto che, tanto, sappiamo già come andrà a finire.
Del resto, ben poco, anzi quasi niente, a parte chiacchiere e finanziamento pubblico a ditte private, si è infatti finora davvero visto attraverso la fittissima nebbia che sempre più circonda questo, come tutti gli altri argomenti che, di riffa o di raffa, riguardano la sopravvivenza della Biosfera.
Tanto che perfino consumati geni del marketing politico-economico cominciano a capire che anche fra la “gente comune” ci si sta accorgendo di essere presi pei fondelli; ergo è meglio cambiare strategia, in linea con l’anti-ambientalismo militante che sta rapidamente prendendo piede in molti, se non tutti, i paesi del mondo. O, perlomeno, fra quelli che contano qualcosa a livello internazionale, compresi noi europei.
Insomma, il “greenwashing” non tira più, occorre trovare qualcos’altro per continuare a prendere per le terga le persone.
Con l’occasione, questo passaggio è stato ufficialmente sancito nientepopodimenoché da Bill Gates in persona. Che non è un climatologo, men che meno un ecologo, eppure è uno dei miliardari più ricchi del mondo e della storia. Dunque uno che di business se ne intende sicuramente molto, anzi moltissimo. Dunque uno il cui parere è da prendere molto sul serio, qualunque cosa dica.
Orbene, mr. Gates ha scritto una lunga lettera aperta ai partecipanti della COP 30 intitolata niente meno che “Tre dure verità sul clima”. Titolo che forse vuole riecheggiare, senza troppo parere, “Una scomoda verità” sponsorizzato esattamente 20 anni or sono da Al Gore.
Le quali odierne verità poi sarebbero le seguenti:
– Il “Climate Change” è un problema serio, ma non sarà la fine della civiltà.
– La temperatura non è il modo migliore per misurare il progresso (sic!) del clima.
– La salute e la prosperità sono la difesa migliore contro il “Climate Change”.
Congratulazioni mr. Gates, è esattamente quello che ci voleva per seppellire definitivamente un tema sempre più scomodo e mascherare la sempre più evidente volontà politica di non farne più di nulla.
Si, ma alla chetichella, senza ammettere un catastrofico fallimento cui hanno contribuito, ognuno a suo modo più o meno tutti, dalle grandi lobby del BAU, ai governi dei paesi grandi e piccoli, ricchi e poveri, scienziati anche bravi, fino ai movimenti ambientalisti e terzomondisti. Forse, gli unici del tutto irresponsabili sono i più sfigati di tutti: capi tribù e rappresentanti vari di piccoli popoli che, alla fine, chiedevano solo di essere lasciati in pace.
Lasciando ad ognuno il piacere di leggere e ponderare il documento in questione, mi limiterò qui a qualche osservazione. Innanzitutto, la base ideologica su cui è costruito è sempre la solita: Il progresso tecnologico ha già fatto tanto e molto di più farà. Non esistono sfide impossibili per l’Uomo, si deve solo trovare la via giusta per manipolare la realtà a nostro piacimento. Un monumento alla Hybris, documentatamente falso, ma che è profondamente incistato nell’inconscio dell’umanità moderna e post-moderna. Una carta sicura, insomma.
Sul piano della tecnica narrativa, il nostro ricorre invece ad un trucco vecchio come il mondo, ma sempre efficace: quello delle “mezze verità”, ovvero del “cherry picking”, per usare un gergo che Bill conosce bene. C’è infatti sicuramente del vero in quello che il nostro afferma, ma anche del falso e, soprattutto, dell’assente.
Del resto, per uno che conosce abbastanza un argomento (o che può stipendiare chi lo conosce), non è difficile distillare le cose giuste da dire, dimenticando le altre (mica si può dire tutto, no?) Lo vediamo quotidianamente in tutti i campi ed a tutti i livelli.
A titolo di esempio, vediamo giusto l’incipit del documento:
Esiste una visione apocalittica del “Climate Change” che suona più o meno così:
“Nel giro di pochi decenni, un cambiamento climatico catastrofico decimerà la civiltà. Le prove sono ovunque intorno a noi: basta guardare tutte le ondate di calore e le tempeste causate dall’aumento delle temperature globali. Nulla è più importante che limitare l’aumento della temperatura.”
E’ vero che c’è chi lo dice, ma nessun climatologo od ecologo ha mai detto una roba del genere, men che meno l’IPCC che è sempre stato fin troppo prudente. Anzi, è vero, che la maggior parte dei modelli climatici finora proposti si sono dimostrati sbagliati, ma nel senso che tutto sta procedendo in modo molto più veloce del previsto; il che non significa però che fra “pochi decenni” andremo tutti arrosto. O forse sì, ma per altre cause che qui non ci interessano.
Poi il nostro continua:
Fortunatamente per tutti noi, questa visione è sbagliata. Sebbene il cambiamento climatico avrà gravi conseguenze, in particolare per le persone nei paesi più poveri, non porterà alla fine dell’umanità. Le persone saranno in grado di vivere e prosperare nella maggior parte dei luoghi della Terra per il prossimo futuro. Le proiezioni sulle emissioni sono diminuite e, con le giuste politiche e investimenti, l’innovazione ci permetterà di ridurre ulteriormente le emissioni.
Tre frasi e quattro falsità.
Tanto per cominciare, proprio l’elevatissima densità della popolazione in molti paesi e regioni ricche, unitamente alla dipendenza da disponibilità energetiche spropositate, filiere e reti commerciali globali ed una pressoché nulla resilienza psicologica rendono molti di noi particolarmente vulnerabili. Sotto molti aspetti anche più di persone abituate a cavarsela con molto meno e ad arrangiarsi, piuttosto che a lagnarsi.
Per non parlare poi del fatto che la nostra tanto conclamata ricchezza sia in gran parte un’eredità di tempi ormai remoti ed in parte crescente un bluff che, prima o poi, i fatti scopriranno. Con ciò non voglio misconoscere la povertà e la miseria altrui, che sono autentiche; voglio far presente che della nostra pretesa e vantata ricchezza rischia di restare ben poco. E questo, davvero nel giro di pochi decenni. In parte anche a causa del Climate Change, certo, ma in parte ben maggiore per tutt’altri motivi che non è difficile immaginare.
Punto secondo, nessuno ha mai detto che il cambiamento del clima porterà alla fine dell’umanità, semmai che contribuirà alla fine della civiltà industriale. Il che comporterebbe (o comporterà?) la sofferenza e la morte per molta gente, ma certo non l’estinzione dell’umanità nel corso del prossimo secolo. Oltre forse si, ma la faccenda diventa troppo complessa per poter azzardare previsioni.
Punto terzo, Che un certo numero di persone saranno in grado di vivere nella maggior parte dei luoghi della Terra nel prossimo futuro è poco ma sicuro. Quanto a prosperare, mi pare invece che il nostro lavori parecchio di fantasia, già allo stato attuale delle cose e lui stesso ammette che peggioreranno.
“Last but not least”, le emissioni climalteranti continuano ad aumentare per molte ragioni e la leggera flessione registrata riguardo ad alcuni paesi (fra cui il nostro) è dovuta in parte al trasferimento all’estero della maggior parte delle produzioni industriali di cui siamo consumatori, in parte alla contrazione di quelle ricchezza di cui si parlava prima.
Il punto chiave è però che il progresso tecnologico ha sempre comportato un aumento e non una diminuzione dei consumi. Il famigerato “disaccoppiamento” è solo un’altra delle trovate di marketing presto assurte a “pia leggenda” perché fa un sacco comodo a tutti. Non per nulla le principali imprese impegnate nello sviluppo dell’IA si stanno preoccupando di assicurarsi le immense forniture di energia indispensabili per far girare e raffreddare loro mega-super-ultra computer.
E via di seguito, ma su una cosa Bill ha ragione da vendere: fin dall’inizio la strategia relativa al “Climate Change” è stata sbagliata e non poteva dunque che fallire miserevolmente. Aver puntato tutto sulla riduzione delle emissioni climalteranti è stato un errore irreparabile, voluto principalmente da governi ed industriali, a cui si sono stupidamente accodati anche militanti e ambientalisti. Solo che l’errore non è quello che dice lui. L’errore è stato non considerare che l’aumento delle temperature non è altro che uno dei tanti sintomi di un fenomeno assai più ampio, insidioso e devastante: L’aumento di entropia dal nostro pianeta.
E c’è un’unica entità capace di ridurla: la biosfera! La BIOSFERA ca**o, è così difficile da capire? Pare di si.
Io ci avevo messo una croce sopra fin dalla COP del 2009 (nutrendo scarse speranze già prima); era chiara la direzione che avevamo preso.
Ma tanto le preoccupazioni non ci mancheranno, a iniziare dal collasso del sistema economico-finanziario. E i negazionisti del clima magari si accorgeranno della realtà quando le zone costiere saranno sommerse (a leggere Hansen, che in genere ci azzecca, già in questo secolo).
Ho sempre detestato Bill Gates, fin da quando ero un giovane simpatizzante del movimento hacker e del software libero. 40 anni dopo lo trovo ancora più detestabile!
“il Climate Change è passato di moda”
E’ il normale destino delle mode, come gia’ detto e stradetto.
Mentre “salvare il pianeta” (qualunque cosa significhi, il che non e’ ovvio) richiederebbe una burocrazia onnisciente e assoluta che persistesse per centinaia di migliaia di anni: persino peggio dei piani quinquennali di sovietica memoria. Non m’illudo che i “veri credenti” apprezzino la spero garbata ironia.
https://www.youtube.com/watch?v=zYwtkNRLVS8&list=RDzYwtkNRLVS8&start_radio=1
Eh, la biosfera…. al momento la biosfera ha prodotto Homo sapiens. Può essere che la soluzione di un problema sia nella sua causa?